Réflexions autour d’un tabou : l’infanticide
(traduzione della Coordinamenta / seconda puntata )
Ouvrage collectif paru en juillet 2009.
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Infanticidio: un termine di senso comune

Ecco come il dizionario Petit Robert definisce il termine infanticida : <Chi uccide volontariamente un bambino e in particolare un neonato. Es. una madre infanticida> In quello che viene chiamato il <senso comune>, vale a dire quella miscellanea di idee assorbite che alimenta le conversazioni e costituisce la base dell’uso che ne fanno i media, il termine infanticida rinvia all’idea di madre, di <cattiva> madre. E i dizionari , con gli esempi scelti, non fanno altro che trasmettere questo pensiero dominante. Noi vorremmo proporre un altro sguardo e un altro approccio alla realtà dell’infanticidio mettendo in evidenza i connotati morali che sottendono una definizione presentata come neutra.
Storicamente il termine infanticidio appare quando l’atto diventa giuridicamente condannabile. Non è casuale che ciò corrisponda al momento in cui la dichiarazione di gravidanza e di parto diviene obbligatoria: Lo Stato all’inizio del Rinascimento cerca di controllare la popolazione e quindi di controllare quello che le donne fanno di questi futuri soggetti che sono i bambini che devono nascere. Infanticidio è oggi una parola che è sparita dal codice penale. Le donne ora sono accusate di <omicidio su minore di meno di quindici anni>. L’eliminazione di un neonato è così assimilata in termini legislativi all’omicidio di qualsiasi bambino fino a quindici anni. Facendo sparire la specificità dell’atto, la legge nega l’ineguaglianza concretamente reale tra uomini e donne nei rapporti con i bambini e pretende di ignorare che le oppressioni che costringono le donne a fare ricorso all’infanticidio esistono sempre.
Ma, malgrado la volontà di neutralità e di edulcoramento del legislatore, la parola riappare nella giurisprudenza e non ha mai abbandonato le colonne dei giornali. Perché? perché mette l’accento meno su di un atto ( l’orribile<omicidio>di cui parla il codice penale) che su una relazione (la filiazione) e uno stato (quello della madre) che sono molto specifici. Non soltanto questo termine evoca quasi esclusivamente l’immagine della madre, ma definisce come madri delle donne che commettono specificatamente questo atto proprio per non esserlo. Continua a leggere





Noi siamo otto donne che hanno deciso di scrivere e pubblicare questa brochure. Otto donne dai venti ai settantaquattro anni. Alcune di noi hanno dei figli, altre no. Quello che ci unisce non è il fatto di essere madri o meno, ma il fatto di essere, come donne in questa società, tutte attraversate dalle questioni della maternità. Quello che ci unisce è anche che non ci piace questo mondo com’è e che vogliamo agire contro tutte le dominazioni e le oppressioni e, dunque, tra le altre, contro il patriarcato. L’avvio per il nostro riflettere collettivamente ci è stato dato dalla storia di una donna gettata in prigione per infanticidio. Questo ci tocca e ci interroga. Ci fa rivoltare inoltre quando la stampa si scatena presentando le donne infanticide come dei mostri, tuttalpiù come delle malate.





Parentesi del 21/o5/2014





