Una mattina di assedio al sistema TAV

http://www.notav.info/post/una-mattina-di-assedio-al-sistema-tav/

Pur essendo un lunedì mattina, il popolo notav non ha fatto mancare la presenza al convegno/show organizzato da Telt all’Unione Industriale di Torino per presentare i benefici (e bandi di gara leggiamo) del tav sul territorio e sulle imprese piemontesi.

Una premessa scandalosa che non ci ha lasciato indifferenti e per questo ci siamo mobilitati e siamo giunti a questa mattina di buon ora disponendoci a tutte le vie di acceso alla sede dell’Unione industriale. Ad aspettarci, come sempre un esercito di polizia, nervoso e schierato in antisommossa fin da subito per difendere i vari personaggi che dovevano partecipare al convegno e lo stuolo di ruffiani in giacca e cravatta.

Un piccolo assedio che dalle 9 all’ora di pranzo si è fatto sentire e vedere, infastidendo i pochi, c’è da sottolinearlo, che sono passati per partecipare allo show.

Una bella mobilitazione che ha rilanciato una delle pratiche vincenti del movimento in tutti questi anni, ovvero l’essere presenti ogni volta che il sistema tav mette la testa fuori dai comunicati stampa e dalle veline passate ai giornali.

Era importante denunciare pubblicare i rapporti di potere tra Tav e impresa perchè nonostante le balle che vengono divulgate, la Torino Lione è un’ opera interamente pubblica, pagata con i nostri soldi, non c’è nessun investimento privato e nessun imprenditore si sognerebbe mai di finanziarne neanche un centimetro di tasca propria. Conosciamo bene questa “capacità d’impresa” che negli anni ha devastato più territori e tessuti sociali di qualsiasi cantiere. Facile usare i soldi di tutti per dare vita ad un corridoio merci ingiustificato e sopratutto inesistente senza rischiare di tasca propria nulla.

Ma sappiamo che funziona così e non siamo i primi a scoprirlo: politica ed impresa viaggiano a bracciato alimentandosi l’uno con l’altro, uniti dai flussi finanziari generati dalle nostre tasse…con capacità imprenditoriali e innovative uguali a zero!

Noi ci abbiamo messo del nostro, con il coraggio e l’allegria di sempre, non facendoci intimorire dagli scudi e dai manganelli, conquistandoci qualche metro in più di agibilità spingendo con le nostre braccia, quelle delle notav, che hanno superato lo sbarramento, facendo pressione sui solerti celerini.

Le donne #notav provano a superare l'esercito a protezione di Foietta e Virano.La Valsusa paura non ne ha!

Posted by Notavinfo Notav on Montag, 22. Mai 2017

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I Nomi delle Cose del 17/5/2017

I Nomi delle Cose, lo spazio di riflessione della Coordinamenta femminista e lesbica/Anno 2016/2017-Nuova Stagione 

i-nomi-delle-cose

Puntata del 17/05/2017

“Le donne che non difende nessuno”

..la ribellione delle donne al patriarcato si esprime spesso in forme estreme, violente e disperate in cui  è dominante la sensazione di impotenza e di non aver vie d’uscita oppure di rabbia repressa per anni. 

clicca qui

 
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Vicinanza e sintonia

Tutta la nostra vicinanza e sintonia con le giocatrici e con i giocatori della Dynamo Dora Rugby 

Il comunicato della Dynamo Dora Rugby

Negli ultimi giorni ci siamo trovati al centro di un’aspra polemica legata alla nostra Festa del Rugby Popolare. Pochi giorni fa abbiamo infatti ricevuto la richiesta di una squadra femminile, la Sigonella Hoplite Rugby Club, che ci chiedeva di poter partecipare al torneo da noi organizzato. Incuriositi dal nome insolito, è stato facile scoprire che si trattava di una rappresentanza sportiva della base militare Nato di Sigonella, in Sicilia. Non abbiamo avuto alcun dubbio nel rispondere e abbiamo ribadito con poche frasi, scanzonate ma decise, l’incompatibilità dell’evento con soldati, militari e guerrafondai di ogni genere.
Sigonella è una tra le più importanti basi aeronautiche Nato, in Italia e nel Mediterraneo, che militarizza da sessant’anni un territorio a discapito della popolazione locale ed è coinvolta con un ruolo di primo piano nello sviluppo del progetto MUOS. Quest’ultimo consiste nella costruzione di un sistema di telecomunicazioni satellitari e radar che serve ad orientare gli aerei militari, ha un gravissimo impatto ambientale ed è gestito dal dipartimento della difesa statunitense. Storicamente la popolazione siciliana si è sempre opposta a questa presenza coatta con mobilitazioni popolari, non ultimo il Comitato No Muos. Le più recenti notizie riguardano la concessione della base per l’utilizzo di droni e aerei spia che serviranno in missioni di guerra.
Come Dynamo Dora Rugby abbiamo sempre sostenuto le lotte popolari. Abbiamo deciso di farlo partecipando a tornei, iniziative ed eventi legati ai valori che ci rispecchiano: l’antifascismo, l’antirazzismo e l’antisessismo. Crediamo da sempre nei principi dell’autorganizzazione e della solidarietà, siamo al fianco delle lotte contro le ingiustizie sociali e appoggiamo fermamente il movimento contro l’alta velocità in Valsusa. Questi valori si concretizzano nella nostra idea di sport, che non vogliamo neutrale né indifferente, ma partigiano, radicato nella nostra idea di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Condividiamo questa prospettiva con una rete di realtà, squadre e palestre con cui tentiamo di dare corpo ogni giorno ad un’idea di sport differente.
Questo è il retroterra che ha motivato un rifiuto per noi ovvio, il quale ha suscitato sui social una canea che non ci aspettavamo. “Il rugby non divide, unisce sempre”, “lo sport è al di sopra delle questioni politiche”, questo è il tema ricorrente nei commenti di chi non ha condiviso la nostra scelta di escludere la partecipazione delle “sigonelle”: la squadra di rugby femminile della base Nato siciliana. Precisiamo: non abbiamo impedito a delle “ragazze come tutte le altre” di partecipare e rinnoviamo l’invito a chiunque, quale che sia la sua nazionalità. Abbiamo invece impedito la partecipazione di un gruppo militare, a cui rinnoviamo il nostro invito a lasciare il pianeta, in piena coerenza con l’ antimilitarismo che ci definisce. Se le soldatesse volessero rinunciare al loro incarico e rinnegare il loro mandato, saremmo incondizionatamente disponibili ad accoglierle festanti, abbracciarle e condividere il nostro barbecue e un bel momento di sport. Dubitiamo tuttavia che possa accadere… e allora ci spiace, ma non basta togliersi la divisa e infilarsi una maglietta da rugby per far finta di essere “solo delle ragazze che giocano a rugby”. Perché lo sport unisce, ma non può essere indifferente. Indifferente per esempio rispetto alla funzione della base di Sigonella. Troppo spesso si sente parlare a vanvera di una presunta neutralità del rugby, ci viene imposta la narrazione di uno sport specchio di una società priva di conflitti, in cui bisogna includere tutto e tutti, ma non la politica. Il nostro criterio invece è quello di unire attraverso contenuti forti, di viverli giornalmente negli spogliatoi, in campo e in città, anteponendoli anche alla competizione e al successo agonistico. Per due interi giorni la nostra pagina facebook è stata sistematicamente bombardata da critiche, insulti e attacchi verbali.
Ci teniamo innanzitutto a precisare che le dichiarazioni fatte non provengono dalla bocca del nostro allenatore ma da una squadra tutta, che ha deciso di organizzarsi orizzontalmente senza scale gerarchiche
Soffermiamoci un istante ad analizzare il tenore e la provenienza di questi commenti. Se ci sono stati alcuni rilievi genuini alla forma del nostro rifiuto, siamo stati perlopiù sommersi da invettive di chiara provenienza: insulti omofobi scritti in inglese da soldati delle basi, post infuriati di poliziotti mossi da spirito corporativo, messaggi privati che inneggiano al duce e candidati locali della lega nord che si proclamano candidamente nazionalsocialisti. Dulcis in fundo ci siamo imbattuti in un articolo di “alto giornalismo” contro l’intolleranza nel rugby, che paragona l’accaduto a un precedente episodio accaduto a Roma qualche anno fa, quando a un militante neofascista è stato impedito l’ingresso nel campo dell’ex Cinodromo occupato per disputare una partita. L’aspetto divertente è che l’autore dell’articolo in questione sia lo stesso fascista coinvolto nella vicenda, ed è inutile dire che ci riconosciamo nel gesto esemplare dei fratelli e delle sorelle degli All Reds, perché di certi rifiuti e certe scelte facciamo una bandiera.Rivendichiamo insomma pienamente i motivi della nostra decisione e rilanciamo questo comunicato, con cui abbiamo voluto prendere parola e chiarire la nostra posizione, invitando tutte le realtà rugbistiche a noi affini, ma più in generale il mondo dello sport popolare, partigiano e solidale, a condividerlo e a sostenerci.
È in questo spirito che chi vorrà condividere con noi due giornate di rugby e di festa è il benvenuto, il 2 e 3 giugno al Motovelodromo di Corso Casale.

Vivo, sono partigiano. Per questo odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Le giocatrici e i giocatori della Dynamo Dora Rugby

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Dalle lavoratrici di ACI Informatica

Riceviamo dalle lavoratrici di ACI Informatica e volentieri pubblichiamo

Il governo sta eliminando il Pubblico Registro Automobilistico (PRA) da anni gestito con eccellenza da ACI Informatica, aumentando i costi per i cittadini e cancellando il servizio pubblico.

In sintesi:

Dossier:

Contenuti Multimediali:

Per ulteriori approfondimenti:

RSU ACI INFORMATICA – Via Fiume delle Perle 24 – 00144 Roma

Contatti: e-mail RSU@informatica.aci.it – tel. 06.52999781

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Un passo avanti: dalla parte delle donne che reagiscono alla violenza

 UN PASSO AVANTI: DALLA PARTE DELLE DONNE CHE REAGISCONO ALLA VIOLENZA

Nicoletta Poidimani

Sono una femminista separatista e, come tale, ritengo fondamentale dare valore alle strategie che le donne hanno elaborato insieme, negli anni, per affrontare, in totale autonomia, una questione che ci riguarda tutte, in prima persona. E ritengo, al contempo, necessario rompere una volta per tutte con due mistificazioni che fanno il gioco dei nostri nemici: i discorsi perbenisti sulla non violenza -dietro cui si cela la criminalizzazione della rabbia – e i meccanismi di delega istituzionale. Ancora c’è, infatti, chi insiste sulla necessità di denunciare penalmente la violenza patriarcale contro le donne, illudendosi che la delega ai tribunali dello Stato possa essere uno strumento efficace contro questo tipo di violenza. Negli anni più recenti, il prevalere dell’ideologia securitaria ha alimentato un proliferare di discorsi ed approcci riduzionisti sul tema della violenza. In questo clima culturale, non si nomina più il fatto che la violenza sia monopolio dello Stato e dei suoi apparati e, d’altra parte, ogni forma di ribellione antiautoritaria viene bollata col marchio della violenza. Dalla sua nascita, lo ripeto, lo Stato moderno detiene il monopolio legale della violenza. Questo monopolio ha come corollari la stigmatizzazione e la criminalizzazione della rabbia. La stigmatizzazione della rabbia ha una funzione preventiva, di controllo; la criminalizzazione ha, invece, funzione repressiva.

Oggi, per mantenere contemporaneamente il controllo sulla popolazione e il monopolio della violenza – mascherato dietro termini persuasivi quali “ordine” o “sicurezza” – gli apparati statali neoliberisti inducono le popolazioni a sentirsi potenziali vittime e a delegare, di conseguenza, la propria incolumità ad un’entità superiore che stabilisca anche che cosa è bene per loro. Lo Stato diventa, così, molto prossimo ad uno Stato etico, cioè arbitro assoluto del bene e del male. Il monopolio dell’etica è, dunque, il presupposto necessario del monopolio della violenza. Nemmeno la peggior tirannia o la più sanguinaria dittatura hanno mai rinunciato a giustificare questi monopoli in nome di un valore più alto, fosse esso l’ordine divino o il bene comune. Continue reading

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G7 Taormina /Radio Onda d’Urto

G7 TAORMINA : FERMI PREVENTIVI IN VISTA DELLE MOBILITAZIONI CONTRO IL VERTICE

http://www.radiondadurto.org/2017/05/17/g7-taormina-fermi-preventivi-in-vista-delle-mobilitazioni-contro-il-vertice/

Non si ferma la macchina repressiva in vista del di venerdì 26 e sabato 27 maggio a Taormina. Le ultime notizie arrivano da Cosenza e Bologna: a due compagni del centro sociale Rialzo, in Calabria, e a un compagno del laboratorio Crash! Sono stati consegnati provvedimenti per impedire loro di prendere parte alle manifestazioni organizzate da Sicilia contro il G7.

Il calendario prevede venerdì alle 17.30 un’assemblea pubblica a 5 km da Taormina, nel comune di Giardini Naxos, Sabato, sempre a Giardini Naxos, è in programma la manifestazione con movimenti territoriali, delle lotte sociali, partiti e sindacati. Il concentramento è previsto alle 15 in piazza Recanati: il corteo poi percorrerà il lungomare, verso la blindatissima Taormina. 

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Torino 21 maggio/Presidio al CIE-CPR

Torino – Presidio al CIE/CPR domenica 21 maggio

Dal governo centrale asseriscono che entro luglio saranno messi in funzione sette nuovi Cpr: Brescia per la Lombardia, Gradisca d’Isonzo per il Friuli, Modena per L’Emilia-Romagna, Santa Maria Capua Vetere per la Campania, Palazzo San Gervaso per la Basilicata, Cosenza per la Calabria, Iglesias per la Sardegna. Alcune strutture sono già state in passato prigioni per senza-documenti, danneggiate dalle rivolte dei reclusi fino alla loro chiusura; altre, come il sito sardo e quello lombardo, erano prigioni canoniche o caserme.

Alla macchina delle espulsioni cercano di fornire nuovi ingranaggi ma ci saranno sempre dei nemici pronti a organizzarsi per farli saltare e dei reclusi che non si arrendono alla violenza della privazione della libertà.

Venerdì 19 maggio, ore 18 alle Serrande di corso Giulio Cesare 45: discussione con alcune compagne sulla lotta contro le prigioni per immigrati a Barcellona e contro le frontiere.

Domenica 21 maggio, ore 16 in corso Brunelleschi all’angolo con via Monginevro: presidio in solidarietà ai reclusi del Cpr torinese.

Cie o Cpr, fuoco a tutte le prigioni!

macerie @ Maggio 15, 2017

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Il nostro silenzio, le loro menzogne

Roma – Sul presidio al CPR di Ponte Galeria di sabato 13 maggio  Posted on by hurriya

Il nostro silenzio, le loro menzogne

Sabato 13 maggio, in poco più di dieci siamo tornatx sotto le mura del CPR di Ponte Galeria per portare solidarietà alle recluse ed esprimere ancora una volta il nostro odio per quel lager e chi lo gestisce e ne legittima la presenza. Ad aspettarci una folta schiera di soliti noti stalker, in divisa e non, che evidentemente smaniavano dalla voglia di trovare la prossima preda da dare in pasto allo stato.
La comunicazione con le donne detenute è stata purtroppo unidirezionale, nonostante le nostre speranze di trovarle fuori in cortile dopo l’ora di pranzo. Supponiamo quindi che, come al solito, per spezzare il già fragile legame di solidarietà che cerchiamo di stabilire durante i presidi, i gestori del lager abbiano nuovamente costretto le recluse a rimanere dentro le celle impedendo loro di rispondere ai nostri saluti e cori.
Abbiamo provato per due ore a raccontare alle detenute chi siamo e cosa succede fuori da quelle mura, delle lotte portate avanti dai/dalle migranti, dello stato fascista che uccide.
Sappiamo poco di quello che sta accadendo all’interno del CPR in questo momento, poiché le ultime donne recluse con cui eravamo in contatto, Olga e R.  (che intanto ha passato le scorse settimane a Rebibbia), hanno finalmente riconquistato la libertà e siamo felici di poterle riabbracciare entrambe fuori da quell’inferno che è Ponte Galeria.

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NO TAV! 22 maggio a Torino

C’ERAVAMO, CI SIAMO E CI SAREMO….ANCHE AL VOSTRO SHOW /22 MAGGIO 2017 h.9 – Unione Industriale – Via Vela 17, Torino

TELT ha intenzione di organizzare un ciclo d’incontri informativi per presentare le FANTASTICHE opportunità che avranno le imprese con “le possibilità che si aprono con l’apertura dei cantieri del Tunnel di base del Moncenisio.” (citazione loro)

Lo chiamano roadshow perchè sarà un pò come uno spettacolo, dove c’è molta finzione, ci sono bravi attori che recitano e qualche comico che fa ridere.

A Torino Lunedì 22 Maggio, insieme a Confindustria Piemonte, Transpadana e Unione Industriale organizzano la prima tappa dello show “dedicato alle imprese sui prossimi lavori della nuova linea ferroviaria Torino-Lione” dal titolo: “Telt at Work”. 

POSSIAMO MANCARE? Certo che NO!

C’ERAVAMO, CI SIAMO E CI SAREMO….ANCHE AL VOSTRO SHOW

22 MAGGIO 2017 h.9 – Unione Industriale – Via Vela 17, Torino

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NAKBA/Diaspora di un popolo e diritto al ritorno

Questa sera al Centro di documentazione palestinese incontro con la regista Monica Maurer

“Tu che chiedi della nostra primavera, di quella che fu e di quella che sarà: la primavera tornerà all’aranceto, è questo il dono delle stagioni”

Centro Documentazione Palestinese
Via dei Savorgnan 40 – Roma

Tel: 06-89524504
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La solidarietà è un delitto

A Torino il PM Rinaudo ha disposto perquisizioni contro compagne e compagni anarchiche/ci come leggiamo nel comunicato della Fai

“Nella notte tra venerdì e sabato la Digos ha perquisito le abitazioni di quattro compagni e compagne della Federazione Anarchica Torinese. Sono stati sequestrati cellulari, computer, abiti.
Le perquisizioni sono state disposte dal PM Rinaudo, che sta indagando per diffamazione e imbrattamento. Nel mirino di Rinaudo le scritte comparse a fine marzo in solidarietà a “Laura”, una donna stuprata due volte, la prima da un collega di lavoro, Massimo Raccuia, la seconda dal tribunale che lo ha assolto. Un collegio di sole donne, presieduto dalla giudice Diamante Minucci, ha stabilito che Laura non è credibile. Non è credibile perché ha detto solo “no”, “no, basta”, per fermare l’uomo che la stuprava. Per il tribunale di Torino dire “Basta” non è sufficiente. La donna stuprata deve avere sul corpo i segni della violenza, deve urlare, deve essere disposta a morire per essere creduta[…]

La solidarietà è un delitto!

Qui potete leggere il nostro testo su quella sentenza A proposito di Torino

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La Parentesi di Elisabetta del 10/5/2017

“L’inganno e le bugie”

     L’esperienza neoliberista oggi può dirsi compiuta. Sono alcuni decenni almeno che si sta realizzando ed attuando e dal colpo di Stato in Cile in cui è stata sperimentata sono passati più di quarant’anni. Ha rivelato di essere il risultato di un voluto e devastante inganno imperniato su delle bugie grossolane che parlavano di crescita economica della società e di esaltazione delle capacità dell’individuo che si sarebbero realizzate con il riconoscimento del primato del mercato, inganno a cui ha chiesto di sacrificare tutto, da un minimo di giustizia sociale alla tutela dell’ambiente, ai contratti nazionali, ad una equa retribuzione, alla sanità e all’istruzione pubblica e gratuita….

Ma, malgrado tutto ciò, l’ideologia neoliberista sulle virtù del libero scambio continua ad imporsi grazie ad un apparato economico e politico che viene presentato come un dogma.

Il centro della nuova religione sono gli Usa e il Regno Unito che impongono alle istituzioni multilaterali il bello e il cattivo tempo, che manipolano i dati e le informazioni scomode in particolare riguardo all’occupazione e al potere d’acquisto delle popolazioni. E fanno questo non solo e non soltanto nei riguardi dei paesi che una volta si chiamavano in via di sviluppo, ma anche dei paesi occidentali utilizzando il grimaldello dei partiti così detti di sinistra.

Il neoliberismo ha ottenuto il pieno controllo dell’agenda politica e intellettuale accusando chi lo critica di essere populista, di avere uno sguardo limitato al solo breve periodo e di dimenticare che il riconoscimento della necessità delle disuguaglianze, nel lungo termine, porterà a tutti grande ricchezza. E’ la variante del racconto sulle tragedie provocate ai popoli dell’Afghanistan, della Jugoslavia, della Libia e via dicendo secondo cui queste devastazioni sono mali passeggeri e comunque dei passaggi necessari che prefigurano per loro un radioso avvenire.

L’ultima chicca di queste teorizzazioni presunte obiettive è la scoperta che la libertà di scambio tra paesi con livello di produttività molto diverso può favorirne alcuni a scapito di altri, ma, guarda caso, viene ricordata solo e soltanto per il disavanzo commerciale degli Stati Uniti nei confronti della Cina e viene omesso che questo avviene di solito e quasi sempre a vantaggio degli Usa.

Gli Stati Uniti attraverso i loro ascari/esperti economici, che si autodefiniscono tutti rigorosamente di sinistra e sono ospitati sistematicamente nei giornali e nei blog sempre di sinistra, gridano allo scandalo e ritengono immorale e da affrontare con misure energiche il disavanzo statunitense nei confronti della Cina e invocano forme di protezione doganale. Si dimenticano che, appena nel 2015, gli Usa hanno proposto di sopprimere tutte le forme di protezione per le industrie nei paesi in via di sviluppo nell’ambito del WTO ed oggi vogliono far passare questo anche nell’ambito dei paesi ad economia così detta avanzata promuovendo a tutto campo gli accordi di libero scambio spaziando dai settori tradizionali alla proprietà intellettuale, dall’ambito pubblico fino agli investimenti e al cibo. Non solo ma gli Usa esercitano direttamente pressioni unilaterali sia nei confronti dei paesi occidentali che nei paesi in via di sviluppo a favore della liberalizzazione degli scambi.

La teoria del libero scambio è nata in Gran Bretagna, ma questa è stata assunta solo quando l’Inghilterra aveva acquisito una posizione di forza grazie alle barriere tariffarie mantenute per un lungo periodo. La teoria del libero scambio non era altro che un atto di imperialismo destinato a bloccare i progressi dell’industrializzazione del resto dell’Europa e che coincideva con il vantaggio tecnologico della Gran Bretagna che, prima, aveva utilizzato per tanti anni protezioni doganali per le merci straniere e riduzioni tariffarie per le esportazioni nazionali.

Se la Gran Bretagna fu il primo paese ad avviare con successo la promozione delle proprie industrie passando dal protezionismo al libero scambio, la seguirono, buoni secondi, gli Stati Uniti dove i dazi doganali sulle importazioni sono stati tra i più alti del mondo tra il 1830 e la fine della seconda guerra mondiale.

La consapevolezza che il libero scambio corrispondeva agli interessi britannici è stato il motivo vero della guerra civile negli Stati Uniti, non una scelta dettata da motivi etici o morali ma una strategia tesa a tutelare gli interessi nazionali.

Lincoln disse “Se potessi salvare l’Unione senza liberare alcuno schiavo lo farei e se potessi salvarla liberandoli tutti lo farei e se potessi farlo liberandone alcuni e lasciando gli altri là dove sono lo farei ugualmente”. Niente nobili motivazioni. Continue reading

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Presidio a Ponte Galeria/Variazione di orario

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Questa mattina a Ponte Garibaldi/ 12 maggio 2017

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12 maggio 1977/12 maggio 2017 Per Giorgiana e per noi!

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