A Foras Camp 2017!

Verso A Foras Camp 2017. Iniziative, banchetti, info

Ecco il calendario di tutte le iniziative di autofinanziamento in vista dell’A FORAS CAMP 2017, che si terrà dal 5 al 10 settembre nella Marina di Tertenia!

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Senza amore, con rabbia.

Senza amore, con rabbia.

https://animaliena.wordpress.com/

Una delle meraviglie meno tenute da conto dalla maggior parte delle persone è quella di avere un corpo integro. Me ne accorgo quando esco di casa, lo vedo nella noncuranza con la quale chiunque, intorno a me, ne dispone – in modi che mi sono da molto tempo preclusi, e che trovo a volte insensatamente rischiosi.

Dall’inizio di maggio il mio corpo ha smesso di nuovo di funzionare, disabilitando una parte essenziale del nostro stare al mondo, quella del nutrirsi, e procurandomi dolori intensi mai provati prima. Ovviamente, come sempre succede quando si parla di me, non si è trattato di un episodio acuto e facilmente diagnosticabile, qualcosa da affrontare tramite un’operazione o una terapia pesante ma relativamente breve e soprattutto collaudata… ancora oggi, dopo tre mesi, non ho una risposta certa a quello che sto vivendo.

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Billie Holiday-All of me

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“Somos malas, podemos ser peores”

Somos malas, podemos ser peores (siamo cattive, possiamo essere peggio)

“La brava gente non ci piace, la brava gente produce le più grandi aberrazioni. Le madri vogliono fare del bene: per questo picchiano i figli quando li educano. I padri vogliono fare del bene, per questo controllano la sessualità delle figlie fino all’abuso. Il maestro di scuola vuol fare del bene: per questo ti lega la mano sinistra dietro la schiena.

Ci neghiamo a quel femminismo tenero che tratta le donne come infanti di sei anni a cui si insegna l’alfabeto[…]”

La famiglia è una nocività patriarcale – Incursioni anarcofemministe

https://anarcoqueer.wordpress.com/zines-scaricabili/

 Analisi anarcotransfemminista della famiglia moderna come dispositivo di controllo dell’individux e nucleo base della società eteronormata. Contro la riproduzione, per la distruzione di rapporti gerarchici, la decostruzione dell’amore romantico, dei ruoli di genere, per la liberazione del desiderio, la riappropriazione delle potenze sottratte dalla socializzazione infantile in questa società.

Tratto da “Foucault para encapuchadas”
pubblicato in Argentina nel 2014.

Versione per la lettura:  famiglia-nocivita-patriarcale-per-lettura

Versioni per la stampa (doppia copia su A5 da tagliare):
famiglia-nocivita-patriarcale-doppio-a6-per-stampa
famiglia-nocivita-patriarcale-doppio-a6-pagine-singole

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Venezuela

La Costituente venezuelana, il Movimento Sem Terra, Via Campesina e il nuovo modello post-petrolifero

di Marinella Correggia (*)

Fra gli obiettivi che sono stati dati all’Assemblea costituente votata il 30 luglio figurano il cammino verso «un nuovo modello di economia post-petrolifera, mista, produttiva, diversificata, che soddisfi le necessità di approvvigionamento della popolazione», «il consolidamento delle nuove forme della democrazia partecipativa, con la costituzionalizzazione dei consigli comunali e delle comunas» (unità organizzative di base che spesso sono anche unità produttive), e poi «la preservazione della vita sul pianeta, proteggendo la biodiversità e sviluppando una cultura ecologica».

Nei primi anni Duemila, proponendosi di investire nel settore agroalimentare i proventi petroliferi del Venezuela così da progredire verso l’indipendenza economica, l’allora presidente Hugo Chavez aveva creato a Barinas – suo Stato natale – l’Istituto di formazione in agroecologia Paulo Freire. Chiamò come consulente per lo sviluppo rurale il Movimento Sem terra (Mst) del Brasile, nel quadro della cooperazione Sud-Sud e di quello che ben presto sarà lo scambio paritario fra i paesi dell’alleanza Alba: Cuba Venezuela Bolivia Nicaragua Ecuador.

Questa solidarietà internazionalista costruttiva, concreta non retorica, non si è mai interrotta. Dal 2005, la brigata internazionalista Apolônio de Carvalho (il Mst ha brigate di lavoro in tanti contesti di crisi, Palestina, Haiti, paesi africani) fa un lavoro di formazione e produzione insieme a contadini e organizzazioni popolari venezuelane. Nel 2013, la brigata fu incaricata dal ministero dell’agricoltura di sviluppare un progetto nell’Unità di produzione sociale agricola (Upsa) Caquetíos, nello Stato di Lara, 220 ettari. Quattro anni dopo, oggi, si legge sul sito del Mst: «Abbiamo coinvolto collettivi, consigli delle comunas, movimenti rurali nella formazione tecnica e politica, nell’ottica di sviluppare anche una cultura dell’agricoltura».

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Campeggia matriarcale 2017

Campeggia matriarcale 2017

PROGRAMMA :

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Nadia

Nadia

https://dumbles.noblogs.org/

«È un bravissimo ragazzo, tranquillissimo, laureato, non ha mai dato un problema – ha raccontato la zia Antonietta – È una cosa inspiegabile. Si era trasferito a Spilimbergo per lavoro. Avevo conosciuto anche la ragazza, ce l’aveva presentata, erano felici. Una coppia normale».

Sono le parole della zia Antonietta a cercare disperatamente la garanzia della normalità e la certificazione dell’incapacità di azioni violente.

Invece no; la laurea non è una garanzia, l’essere bravissimi nemmeno e nemmeno l’appartenenza ad una famiglia tanto credente. Nulla di tutto questo garantisce dal commettere femminicidio.

Francesco ha ucciso Nadia strangolandola e girando per dieci ore con il suo corpo sull’auto prima di approdare ad una stazione di polizia.

Questa inquadra il fatto nella sua griglia di lettura questurina che chiama “raptus di gelosia”.

La gelosia, sentimento umanissimo, quando finisce in “raptus” è perchè non c’è capacità di elaborazione, di comprensione, riconoscimento dell’altro/a che può anche non rientrare nel nostro orizzonte e nei nostri progetti perchè deve essere libero/a di coltivare i suoi e perciò non è proprietà di nessun*.

Sono cose che non insegna l’università, né la chiesa, né una società patriarcale e misogina che produce persone normali e bravissime… fino a che…

Ciao Nadia.

La giustizia che dovrebbe essere resa a te e a tutte le donne uccise è il riconoscimento dell’autodeterminazione di tutte.

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Alta Felicità!!!!!

Non servono i numeri per descrivere il successo dell’Alta Felicita’

Comunicato finale del Festival Alta Felicità – 

La prima cosa che vogliamo scrivere è GRAZIE, ma proprio a tutte e tutti.

Il movimento NoTav è riuscito ad arrivare ai cuori delle persone, oltre 600 persone hanno partecipato alla gita al Cantiere di Chiomonte, tutte per osservare con i propri occhi la macchina mangia soldi che da oltre venticinque anni prova a distruggere la Valsusa.

Una media di 150 persone ogni giorno hanno partecipato alle visite guidate che percorrevano due, tre vie al giorno. Solo ieri al, Ponte del Seghino, 400 persone si facevano raccontare una delle tappe della storia del Movimento, attraverso le letture dell’ultimo libro di Wu Ming 1. Quando il 31 ottobre del 2005 la polizia tentò di prendersi i terreni, ma fu respinta dalla popolazione che resistette per un giorno intero sui sentieri della montagna di Mompantero.

E oltre a sentirci parte della storia mentre che questa scorre, vediamo come la curiosità di avere risposte da parte della gente sia punto centrale.

In questo crediamo che il Festival Alta Felicità, nella sua seconda edizione, abbia nuovamente centrato l’obiettivo, ma anche alzato la posta, poiché la consapevolezza di chi ha partecipato era molto forte: tutti si sono resi conto che quanto viene raccontato fuori dai media è particolarmente discostante dalla realtà.

E così si sono creati dei legami, attraverso i sorrisi, le domande, le migliaia di indicazioni che sono state date all’info point. Abbiamo visto lo stupore negli occhi di chi in questi giorni ha avuto modo di raggiungere il Cantiere di Chiomonte passando per i sentieri de La Ramat. “Si parte e si torna insieme” e anche sotto il temporale siamo rimasti senza andar via, esattamente come negli anni durante presidi e occupazioni durate giorni e giorni.

La determinazione è un altro valore che portiamo con orgoglio, la stessa che abbiamo visto in tutti quelli che sono arrivati a Venaus, anche solo per un giorno.

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La cronaca da Caracas

La cronaca da Caracas dello storico voto di ieri: “Siamo qui per esercitare un diritto che nessuno ci può negare: né Trump, né i guarimberos. Ditelo, ai politici italiani…”

La cronaca da Caracas dello storico voto di ieri: Siamo qui per esercitare un diritto che nessuno ci può negare: né Trump, né i guarimberos. Ditelo, ai politici italiani...”
https://www.facebook.com/geraldina.colotti/posts/1486278954753341
 

di Geraldina Colotti,

Caracas, 31 luglio 2017

“Chavez per sempre, ora la Costituente”. Nelle file ai seggi c’è sempre chi fa musica, balla, ritma gli slogan. Una splendida ragazza afrovenezuelana danza e canta con una voce vibrante. Siamo all’interno del Poliedro, il grande spazio per gli eventi ora adibito a seggio elettorale. E’ uno dei 14. 515 seggi elettorali previsti per votare i 537 esponenti dell’Assemblea Costituente, più gli 8 rappresentanti indigeni che verranno decisi domani 1 agosto secondo le modalità comunitarie dei nativi. Questo seggio “addizionale” è stato allestito in emergenza, per consentire ai cittadini che vivono nelle zone colpite dalle violenze dei “guarimberos” di votare in sicurezza. Per questo è stato dichiarato perimetro sensibile per 500 metri.

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Omaggio a Jeanne Moreau

Le Tourbillon

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La caccia alle streghe non finisce mai!

La caccia alle streghe non finisce mai!

Appello alla solidarietà diffusa per Davide Delogu in sciopero della fame nel carcere di Augusta (Siracusa)

Come femministe, come compagne, come donne sappiamo fin troppo bene cosa significhi la violenza legale della norma, dello Stato, delle leggi, del sistema di potere. Quello che il dominio vuole sconfitto e rimosso è la semplice esistenza dell’idea di rivolta e nella sua impudenza, della rivolta, non solo vuole la sconfitta , che dà per scontata dati i rapporti di forza, ma pretende addirittura che non si faccia il “tifo”. L’obiettivo è colonizzare ogni zona refrattaria e addomesticare tutti gli spazi selvaggi sia sul piano geografico che politico che nell’universo mentale. Tutti/e quelli/e che osano mettere in discussione i valori neoliberisti vengono etichettati come estremiste/i, violente/i, settarie/i. L’autonomia nei confronti del pensiero unico  è un crimine e come tale viene perseguita.

Ma, essere femministe oggi significa rompere con questi valori mortiferi, solidarizzare con chi questa rottura prova, tenta e si ostina a metterla in atto,  significa rompere l’assuefazione al controllo, ribaltare la colpevolizzazione in cui ci vogliono invischiare, recuperare la capacità di indignarci, spezzare l’ipocrisia in cui ci vogliono imbrigliare.

Appello alla solidarietà diffusa contro l’isolamento punitivo di Davide

Il 18 Luglio si è svolta un’udienza per un reclamo presso il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari fatto da Davide contro le condizioni cui è sottoposto al carcere di Augusta.

Attraverso la descrizione riportata nel reclamo abbiamo scoperto che Davide, già sottoposto al regime 14 bis, sta subendo una pesantissima tortura: è stato “condannato” a sei mesi di isolamento punitivo.

Un isolamento totale, in una cella sotterranea, liscia, senza tv e radio, senza socialità e senza mai vedere il sole. A questo si aggiunge l’applicazione della censura su tutta la corrispondenza. Le uniche persone che incontra sono il suo avvocato e le guardie.

Purtroppo scopriamo solo ora che in queste condizioni vive già da due mesi. Continue reading

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Fuori il PD dalla nostra vita!

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Gli stupri delle divise.

Gli stupri delle divise

(immagine di Moju Manuli)

Questa la notizia: a Livorno un comandante dei carabinieri ha per anni abusato di lavoratrici usando il suo ruolo di appartenente all’arma che affianca l’ispettorato del lavoro della città toscana. A quanto riferito dalle donne che sono passate per questa terribile esperienza, garantiva lavoro in cambio di sesso. 

Quando la violenza su una donna viene esercitata da un uomo in divisa, assume connotati ancora più gravi.

La divisa porta con sé un’ esaltazione del ruolo maschile. Chi la indossa ha fatto una scelta, è uno che crede nell’autorità e nella gerarchia, nell’uso della forza come regolatrice dei rapporti sociali, nel riconoscimento che deve avere come portatore di ordine e di disciplina, nella necessità di assoggettamento delle soggettività ribelli, è uno che viene abituato a prendersi quello che vuole e che il ruolo sociale gli deve, il tutto aggravato dalla situazione di soggezione in cui si trova chi entra in contatto con lui. E questo vale per tutte le varie divise che si muovono in questa società, anzi è proprio nella società neoliberista che il confine tra forze di polizia e forze armate diventa sempre più labile. All’esercito vengono affidati compiti di controllo sociale, le famose “strade sicure”, e la militarizzazione di interi territori nazionali, la Val di Susa, L’Aquila o i territori occupati dalle basi militari Nato, USA e via discorrendo e soggetti a continue esercitazioni e sperimentazioni come la Sardegna e la Sicilia, sono solo gli esempi più macroscopici. Impossibile non ricordare lo stupro avvenuto fuori da una discoteca di Pizzoli, proprio vicino a L’Aquila, da parte di un militare addetto alla “sicurezza” del territorio o quello nella caserma del Quadraro a Roma fatto da tre carabinieri e un vigile urbano. Addirittura la “virilizzazione” valeva anche per i militari di leva, quando la leva c’era ancora: quelli che accettavano autoritarismo e gerarchia, vale a dire i valori di quell’ambiente, erano spesso autori di atti e fatti di sopraffazione e di violenza, il così detto  “nonnismo”. E’ proprio contro questo e questi che nacquero i Proletari in Divisa, i PID di Lotta Continua.

Ci dobbiamo, però, ricordare sempre che stiamo parlando di questa società, in cui viviamo e che subiamo, della sua impostazione, dei suoi ruoli e degli scopi che il modello patriarcale e capitalista si prefigge ma non intendiamo assolutamente assimilare chi si arma e combatte per la  libertà, siano uomini o donne, per l’ autodeterminazione, contro il sopruso e l’ingiustizia, alle divise che circolano in questo contesto sociale. La guerra di Spagna è stata un bell’esempio di lotta in cui le Mujeres Libres sono state trainanti e decisive nello scompaginamento dei ruoli patriarcali.

Molto spesso ci viene detto che i poliziotti, i militari e via dicendo sono  gente di estrazione sociale povera e figli di povera gente che finiscono a fare quel mestiere per necessità. Ma questo non li assolve affatto, anzi li condanna doppiamente perché hanno consapevolmente tradito la propria classe di appartenenza e nemmeno li assolve la necessità perché la maggior parte di quelli che sono nelle loro condizioni fa scelte diverse e antitetiche.

E ci fa venire la pelle d’oca pensare  che tutte queste divise sono state allevate da una donna che ha trasmesso loro dei valori contro la classe di appartenenza e contro se stessa. A conferma di quanto siano introiettati i valori patriarcali dalle donne che si fanno catena di trasmissione della loro stessa oppressione. E’ per questo che è imprescindibile la visione di genere anche nei contesti antagonisti e rivoluzionari.

Combattere la violenza contro di noi significa combattere anche il modello socio-economico  che la alimenta, combattere i ruoli, la gerarchia, la meritocrazia, l’autoritarismo, lo sfruttamento, rifiutare la delega e l’affidamento allo Stato e alle esperte ed esperti……portare avanti una lotta di genere e di classe….in una parola uscire da questa società.

le coordinamente

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Dal 4 al 6 agosto Campeggio di lotta No Muos!

Campeggio di lotta No Muos!!!!

Dopo il successo della manifestazione cittadina dell’uno luglio a Niscemi, come movimento No Muos rilanciamo la lotta e promuoviamo tre giorni di campeggio, dal 4 al 6 agosto, all’interno del presidio di contrada Ulmo e manifestazione il 6.
Una lotta, quella contro l’installazione satellitare statunitense, che spesso la gente percepisce distante dalla propria quotidianità.

È realmente una cosa così distante dal popolo? Chiaramente no.
Infatti, nonostante il MUOS sia già attivo, crediamo sia fondamentale che questa lotta continui perché non rappresenta solo la lotta a una base militare, ma alle tendenze alla guerra che si stanno accentuando.

Dopo il G7, dove i sette padroni del pianeta si sono riuniti per parlare di come spartirsi questo mondo, e dopo le manifestazioni e le iniziative che abbiamo costruito per rappresentare la controparte a quella riunione, noi continuiamo a rispondere dal basso con l’intento di portare al centro del dibattito pubblico la questione della guerra, dell’imperialismo e della militarizzazione dei territori, tematiche che i partiti di massa tendono a celare dietro le loro agende politiche, ma che invece sono centrali e sono il motore propulsivo delle loro politiche.

100 sono i milioni di euro spesi al giorno in Italia per stare dentro la NATO e 64 per la guerra e le forze armate, mentre, senza fare retorica, scuole, sanità, diritti sociali, lavoro, pensioni, in questo paese sembrano non esistere o, meglio rappresentano ambiti continuamente massacrati dalle politiche neoliberiste. La logica è semplice: meno soldi ai servizi, cancellazione di diritti sociali, spese militari esorbitanti, per alimentare la voracità dei grandi gruppi industriali e degli stati che, nelle diverse parti del mondo, fanno guerre per i loro sporchi interessi producendo morti, disastri, esodi, carestie.
Come si dice: vostre le guerre, nostri i morti.

Crediamo sia folle indirizzare i fondi pubblici alle guerre e al sostentamento dell’apparato militare dei ricchi e dei potenti del mondo. Crediamo sia giunto il momento di rialzare la testa ed esprimere tutti insieme un grande no a queste scellerate manovre politiche.

In un mondo dove pochi detengono la ricchezza e il potere decisionale, e i tanti, troppi, non hanno la possibilità né di decidere né di accedere a dei servizi (che in realtà sono diritti), crediamo sia necessario lottare con forza e ricostruire dal basso un’alternativa sociale e politica che sia degna di rappresentare le istanze popolari, affinché la ricchezza possa essere redistribuita; affinché il potere possa essere dei territori.

Il campeggio sarà dunque un momento per rilanciare la lotta e le nostre ragioni che opponiamo da anni contro questa installazione. Il campeggio sarà un laboratorio politico, sociale e conflittuale. È per questo che declineremo il tema della guerra in quattro ambiti politici con l’intento di capillarizzare quanto più possibile il valore dell’antimilitarismo e la lotta contro l’imperialismo nei luoghi di studio, di aggregazione sociale e nei quartieri popolari. 

***PROGRAMMA CAMPEGGIO. IN AGGIORNAMENTO***

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Sanzioni amministrative contro i NO TAP!

A proposito delle sanzioni amministrative comminate ai NO TAP per le azioni di protesta contro il trasferimento degli ulivi del 4 luglio vi invitiamo a leggere quanto avevamo scritto il 31 maggio scorso perché la questione è di estrema importanza.

“Sottovalutazione”

La Parentesi di Elisabetta del 31/05/2017

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