Non collaborare!

Posted in memoria, Storia | Tagged , | Leave a comment

La Parentesi di Elisabetta del 18/10/2017

“Antinomia mistificatrice”

La liberalizzazione commerciale, quella finanziaria, la supremazia del mercato hanno creato un’estensione senza limiti al gioco delle diseguaglianze. La polarizzazione delle ricchezze tra regioni del mondo ha raggiunto limiti inimmaginabili.

E tutti si affannano a voler aiutare i paesi del terzo mondo. Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori. Sviluppi endogeni, partecipativi, integrati, autentici, equi, un bricolage concettuale che non ha cambiato le cose. Ed oggi si è arrivati ad una mostruosità verbale che si esplica attraverso un’antinomia mistificatrice: “aiutiamoli a casa loro”. Aggiungono una specificazione e non mettono in discussione il processo di accumulazione capitalistica. Non ci si concentra sulle disparità sociali, sulla povertà, sul livello di vita, sui bisogni essenziali o sui danni all’ambiente ma ci si basa su un’impietosa rimozione dai nostri occhi della disperazione in cui vivono quei popoli.

Si dimentica, si omette volutamente che sono le potenze occidentali che finanziano le guerre religiose ed interetniche, che depredano quelle popolazioni delle loro ricchezze. C’è tutto un immaginario che rimane immutato, immaginario che non è altro che colonizzazione con altri mezzi. I conflitti armati che attraversano l’Africa e il Medio Oriente hanno i loro prodromi nella gestione occidentale di quei paesi nella stagione della loro indipendenza e nel tentativo, per tanti versi riuscito, di conservarne il controllo dopo la dichiarazione della loro indipendenza.

Naturalmente i paesi africani e mediorientali ne sono le prime vittime e il prodotto legittimo è il terrorismo. Non causato dalla povertà o dalle aspirazioni etnico-religiose, ma promosso e coltivato attraverso l’addestramento e l’approvvigionamento da pare delle potenze occidentali, ognuna con un occhio di riguardo particolare alle sue ex colonie. Naturalmente per i paesi a maggioranza mussulmana con l’aiuto economico degli Emirati Arabi.

Un ingranaggio che ha innescato violenza, miseria estrema, marginalizzazione e ha mandato in soffitta ogni prospettiva economica creando zone inaccessibili, incoltivabili e/o abbandonate. Il terrorismo occidentale praticato attraverso gli ascari locali instilla paura, porta al ripiegamento su di sé, distrugge il tessuto economico esistente, crea zone abbandonate dal turismo e dagli investitori che non siano le ONG di regime. I conflitti artificialmente innescati non fanno che aumentare il numero di sfollati, rifugiati e migranti

La soluzione di “aiutarli a casa loro” è, per essere cauti, falsa e inconsistente perché si tratta di far vivere loro esperienze traumatizzanti e disumane che, per quanta fantasia possiamo avere, sono inimmaginabili. I governanti italiani queste cose le sanno eppure sono indifferenti di fronte ad uno scenario che è stato raccontato più di una volta, in tante occasioni, con il conforto della testimonianza dei sopravvissuti e con la prova dei continui attentati che mietono vittime innocenti.

Oggi, in un contesto di scomparsa delle grandi narrazioni, socialismo, panarabismo, panafricanismo, si assiste ad una radicalizzazione dell’Islam e della collocazione etnica. La seduzione esercitata dai movimenti jihadisti e tribali si basa sull’uccisione delle speranze nate nella stagione dell’indipendenza. E qui tanta responsabilità hanno avuto i movimenti di sinistra nei paesi occidentali che hanno demonizzato nel terzo mondo i governi di ispirazione marxista e qui da noi emarginato, umiliato i giovani delle banlieues, comunque queste si chiamino perché le abbiamo anche noi in Italia, giovani che si affacciavano alla vita sociale e politica.

I conflitti armati che attraversano il Medio Oriente e l’Africa rinviano d’altronde ad un lungo percorso: in Medio Oriente frontiere costruite artificialmente dalle potenze coloniali nel momento della divisione territoriale dopo la caduta dell’Impero Ottomano, in Africa la pretesa delle potenze occidentali di esercitare comunque e sempre il controllo sulle ex colonie.

Ci sono concetti avvelenati che oscurano la capacità di giudizio: “aiutiamoli a casa loro” è uno di questi concetti devastanti perché omette la ragione dello sradicamento di quelle popolazioni e il perché della fuga di massa. E’ fondamentale rendere esplicita la rottura che è stata perpetrata nei confronti di quei popoli in nome dello sviluppo e della globalizzazione che non è altro che l’appropriazione delle loro risorse. Ma d’altra parte cosa aspettarsi da chi ha dato il via alla polarizzazione estrema delle ricchezze anche a casa propria, nei paesi a capitalismo avanzato? la socialdemocrazia, principale artefice di questi principi, non ha neppure più l’alibi di dire che il saccheggio del terzo mondo porta qualche vantaggio alle popolazioni occidentali.

Le guerre e i colpi di Stato condotti a distanza contro governi laici, nazionalisti, di sinistra, un esempio per tutti il Burkina Faso di Thomas Sankara, hanno sconvolto e completamente destabilizzato quei paesi. Le effettive motivazioni di queste guerre sono chiare anche se i paesi occidentali hanno imparato a cambiare vocabolario senza modificare pratica e obiettivi.

Il progetto coloniale nella stagione neoliberista si è tramutato in un progetto neocoloniale, la guerra è a tutto campo a partire da quella economica, dal dumping praticato dall’occidente a vantaggio dei propri prodotti, dai cereali alla carne fino all’industria tessile. Rubiamo loro tutto anche medici, infermieri, ingegneri e informatici che importiamo come una merce.

Anche in quei paesi a tappe forzate si realizza l’ideologia neoliberista: crescita debole, esclusione sociale, smantellamento dei servizi pubblici, privatizzazioni, deterioramento dei servizi di base come scuola e sanità. In questo contesto è nata una classe di nuovi ricchi legati agli interessi occidentali. Da noi, con la nascita dell’iper borghesia, le popolazioni sono scivolate in una disaffezione per la politica, da loro in una forma di cinismo generalizzato.

A tirare le fila ci sono le Agenzie occidentali, ma i loro intermediari sono i “Chicago boys” in America latina, la “Berkeley mafia” in Indonesia, gli “Africaboys” che si fanno promotori dei principi neoliberisti grazie alle posizioni che occupano all’interno dei Ministeri e delle Banche Centrali e, quando tutto questo non basta, c’è una pletora di organizzazioni a cui è delegato il lavoro sporco, strutture che spesso cambiano nome ma non datore di lavoro.

Come durante il periodo coloniale, non siamo noi che aiutiamo loro ma sono loro ad arricchire l’occidente. Così come del resto a casa nostra, sono i poveri che fanno ricchi i ricchi.

Posted in I Nomi Delle Cose, La Parentesi di Elisabetta, La Parentesi di Elisabetta, neocolonialismo, Podcast, Trasmissione RoR - I Nomi delle cose | Tagged , , , | Leave a comment

Prigioniere politiche basche

Posted in Internazionalismo, Violenza di genere | Tagged , | Leave a comment

Art.155

Art.155

Elisabetta Teghil

Se non arriverà la riposta di Puigdemont entro giovedì alla domanda se abbia proclamato o no l’indipendenza catalana, Rajoy ha dichiarato che applicherà l’art.155 della Costituzione: ripresa del potere da parte del governo centrale.

Si commetterebbe un errore se si cedesse al formalismo e si guardasse alla Costituzione come a un insieme di regole avulse da qualunque presa di posizione sostanziale.

Non c’è Costituzione che non nasconda fra le sue pieghe un’idea molto definita della società che organizza. L’attuale Costituzione spagnola ha una sua idea precisa, di fatto la stessa di quella che l’ha preceduta, quella franchista. In politica spesso i morti viventi aleggiano grazie all’inerzia tipica delle Istituzioni consolidate, ma nel regime spagnolo la Costituzione è l’ossificazione di interessi materiali e la loro continuazione sostanziale. Anche la più elementare riflessione ci fa constatare che il regime spagnolo sta imputridendo insieme ad un’epoca morente che viene tenuta artificialmente in vita come fu fatto a suo tempo con il dittatore Franco.

E’ una perdita di analisi e di lucidità rimanere sospesi, come il regime spagnolo fa, nell’illusione di poter perpetuare il metodo franchista di repressione delle nazionalità della Penisola Iberica. Vogliono continuare ad opprimere la Catalogna, le Asturie, i Paesi Baschi in un revival fatto di nostalgie autoritarie e di pulsioni repressive con una continuità fuori tempo e fuori posto dei valori franchisti.

L’aspirazione all’indipendenza della Catalogna non è altro che l ‘esplosione di contraddizioni radicate nel paese passate attraverso snodi quali la negazione della storia stessa della Penisola Iberica e l’imposizione della monarchia obbligatoria per tutti perché voluta nel suo testamento dal dittatore Franco.

La Catalogna vuole proclamarsi repubblica e questo aspetto viene passato sotto silenzio come se non fosse importante. E’ invece elemento fondante della rottura con il regime passato e presente.

Posted in Internazionalismo | Tagged | Leave a comment

Apprendisti stregoni

Apprendisti stregoni

Supera i duecento morti il bilancio dell’attentato ieri a Mogadiscio dove sono esplosi due camion bomba davanti al Safari Hotel. La deflagrazione ha fatto crollare l’edificio intrappolando decine di persone.

“Sapevo che il mio Dio era più grande del loro: sapevo che il mio era un Dio vero e il loro un idolo.” Dichiarazione nel 2004 a proposito delle operazioni militari USA in Somalia del generale  William G.”Jerry” Boykin, veterano delle forze Delta <Unità di intervento dell’esercito americano>, sottosegretario alla Difesa nel 2003 e preposto all’Intelligence negli Stati Uniti.

Posted in Antimperialismo | Tagged | Leave a comment

Femminismo: il paradigma della Violenza/Non-Violenza

Femminismo: il paradigma della Violenza/Non-Violenza 

E’ importante e utile dare una definizione stretta di violenza perché è in atto una semplificazione, voluta e fuorviante, dei termini violenza e non-violenza che sono stati trasformati in meta-concetti, privi di specificazione e collocazione.

Si intende per violenza l’atto o l’insieme di atti con cui un soggetto privato, sociale, istituzionale interviene nella possibilità di un altro soggetto, anche questo privato, sociale, politico, impedendogli un comportamento spontaneamente realizzabile e/o imponendogli un ruolo ed una collocazione.

Dalla definizione di violenza nasce la correlazione tra la stessa e la forza che permette alla prima di realizzarsi.

In questa società la legittimità dei mezzi garantisce la giustezza dei fini. La legalità è legittimità riconosciuta, la violenza legale è, pertanto, l’unica violenza legittima.

Infatti, la violenza viene praticata in e nei confronti di un’area sociale che non coincide con quella dei detentori del potere. E lo sforzo è tutto teso affinché questo uso della forza e i relativi comportamenti violenti siano accettati e interiorizzati nel costume dei più.

Le elaborazioni teoriche e le campagne mediatiche sul non uso della violenza hanno come obiettivo, esclusivamente, i destinatari della violenza stessa. E chi le fa è consapevole dei rapporti di forza e di chi esercita la violenza in regime di monopolio.

E’ questo il ruolo, nella divisione capitalista del lavoro, delle missionarie e dei missionari della non-violenza. Continue reading

Posted in Autorganizzazione, Comunicati, Incontri Nazionali, Iniziative ed Eventi, Violenza di genere | Tagged , , , , , | Leave a comment

Ciclo “Femminismo: paradigma della Violenza/Non Violenza”

Prende il via un ciclo di iniziative, incontri e riflessioni imperniate su

“Femminismo: paradigma della Violenza/Non-Violenza”

perché riteniamo necessario recuperare concetti come indignazione, ribellione, disubbidienza civile, rabbia, autodifesa, rifiuto della norma, rifiuto della legalità, differenza tra oppressor* ed oppress*, sfruttator* e sfruttat*… tutti ricompresi nell’indistinto magma del concetto di violenza che la società neoliberista, fase attuale del capitalismo e del patriarcato, demonizza, togliendo a questo paradigma ogni valenza sociale e collocando la così detta violenza politica in una imprecisata sfera delinquenziale.

Il ciclo si articolerà in cinque sezioni e all’interno di ognuna ci saranno delle iniziative sul tema:

Sezione storia e memoria-Gruppi femministi che negli anni ’70 hanno agito violenza politica e gruppi di donne che hanno scelto azioni armate;

Sezione ruoli-Aggressor* ed aggredit*

Sezione controllo-La norma e la legalità

Sezione egemonia culturale-Indifferenza, indignazione, rabbia

Sezione autorganizzazione- Autonomia femminista, autodifesa, separatismo, rifiuto della delega, militanza.

La prima iniziativa sarà il 10 novembre per la Sezione storia e memoria “Le Militanti del Black Panther Party” con Silvia Baraldini al Nido di Vespe , via dei Ciceri 131-Roma

La sfida per il movimento femminista è di realizzare un progetto antagonista che si misuri con la globalità dell’oppressione di genere e con la critica del vivere quotidiano perché il patriarcato è un rapporto sociale assunto oggi nel metabolismo sociale neoliberista. Il neoliberismo ha chiuso in maniera unilaterale ogni spazio di contrattazione per precisa scelta ideologica e ha lasciato aperto solo lo spazio del collaborazionismo. La socialdemocrazia è stata ed è la principale naturalizzatrice di questi principi. Quindi non si tratta tanto di sconfiggere dei soggetti quanto l’ambiente costruito dai dispositivi semantici, discorsivi, di controllo che rendono possibile il perpetuarsi del patriarcato e del capitalismo

E’ necessario costruire, trovare, inventare nuove forme di lotta. Finché saremo subalterne alla logica della legalità, della norma, del politicamente corretto, del realistico non si riuscirà ad intravvedere la fine della società patriarcale. Ogniqualvolta, invece, saremo in grado di deporre questi assunti quella fine sarà più prossima.

Le coordinamente

Posted in Autodifesa femminista, Autorganizzazione, Capitalismo/ Neoliberismo, Incontri Nazionali, Iniziative ed Eventi, Violenza di genere | Tagged , , , | Leave a comment

Il sogno di una cosa

Il sogno di una cosa

https://nobordersard.wordpress.com/

Alle compagne e ai compagni del Movimento Rivoluzionario Sardo: Colonialismo e Liberazione Nazionale, appunti per una critica costruttiva.  

– Il principio della nazionalità, deve uccidere uno dopo l’altro, ovunque, i sistemi centralizzatori della burocrazia, i corpi privilegiati, gli eserciti permanenti, gli stati. (Bakunin)

– Nulla è più prezioso dell’indipendenza e della libertà.  (Ho Chi Minh)

– La rivoluzione sociale non è possibile senza la conquista dell’indipendenza.  (Simon Mossa)

Con questo scritto vorremmo confrontarci su alcune tematiche secondo noi imprescindibili, che ultimamente risultano carenti nelle analisi e nell’agire rivoluzionario in Sardegna, infatti pur constatando che alcune realtà abbiano svolto un buon lavoro soprattutto per quanto riguarda l’informazione sulla tematica antimilitarista, contribuendo a rilanciare la lotta, l’azione diretta e la partecipazione attiva contro l’occupazione militare; notiamo un passo indietro per quanto riguarda le istanze anticolonialiste, di indipendenza nazionale e di autodeterminazione della Sardegna. Tematiche che spesso vengono relegate come delle chimere o delle mere espressioni intellettuali, o accantonate in nome di un generico internazionalismo, dimenticando la nostra storia e di quanto queste siano, e lo siano sempre state, vive, attive e significative. Da sempre i Sardi hanno resistito agli invasori e ai colonizzatori di turno: romani, castigliani, piemontesi o italiani; solo per citare alcuni esempi della storia contemporanea novecentesca, ricordiamo come i fermenti politici che seguirono la carneficina del primo conflitto mondiale, in cui morirono circa 14000 proletari Sardi, diedero vita al P.S.d’Az. e a una forte “corrente” nazionalitaria, bloccata dall’avvento del fascismo. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, venne fondato il Partito Comunista di Sardegna d’ispirazione sovietista e gramsciana, sbaragliato da Togliatti e da altri dirigenti del P.C.I. tra cui Velio Spano. In seguito il pensiero indipendentista si amplia con le analisi/tesi di Antonio Simon Mossa, e dagli anni ’70  buona parte dei rivoluzionari sardi si collocano sul piano anticolonialista, per l’indipendenza e l’autodeterminazione. Dal “Circolo città-campagna” a “Su populu sardu”, “Sardegna libertaria”, “Iskra”, “Sardennia contra s’istadu”, “Antagonismu”, il “Comitato del proletariato prigioniero sardo deportato”, l”‘U.A.S.”, “Nihil”, “Confedertzione de sos comunistas sardos”,  “Fraria”, compresi  “MAS” e “Sos Istentales” e tante altre sigle e situazioni hanno posto la discriminante anticolonialista nel loro agire, finanche un partitino della nuova sinistra come “Democrazia Proletaria Sarda” incluse nel suo statuto la finalità dell’autodeterminazione. Certo ben altra cosa dal pessimo esempio che hanno dato e stanno dando i vari partitini indipendentisti e sovranisti, che succubi dei loro leaders, spesso in lite fra loro per una leadership da due soldi, che impastoiati alle istituzioni e incrostati di derive opportuniste sono più che altro interessati ad inseguire le tornate elettorali; un indipendentismo, il loro, interclassista e istituzionalizzato, lontano da qualsiasi carica conflittuale e spesso pronto a dissociarsi alla prima occasione dalle azioni dirette di strada o clandestine. Ma le derive legalitarie e talvolta controrivoluzionarie di questi non devono impedirci di affrontare la questione nazionale da un punto di vista rivoluzionario, anzi dovrebbe spronarci a recuperare una credibilità agli occhi del popolo sardo  – usiamo il termine popolo nella prospettiva della sua esistenza storica negata dalla dominazione coloniale – portando un po’ d’aria nuova e vivacità in quel sentimento “sardista” e ribelle diffuso nel corpo sociale dell’isola. Continue reading

Posted in Antimperialismo, Movimenti, Territorio | Tagged , , | Leave a comment

Manifestazione 14 ottobre contro la Joint Stars

Rilanciare la chiamata!

Manifestazione 14 ottobre contro la Joint Stars

A Forascontra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna- rilancia la chiamata per la manifestazione di sabato 14 ottobre 2017 al porto di Cagliari contro la Joint Stars, la più grande esercitazione dell’anno, promossa dal Ministero della Difesa in collaborazione con gli eserciti della Nato.

L’appuntamento del 14 ottobre è stato anticipato da una serie di azioni volte a sensibilizzare ed informare i cittadini sulla crescente militarizzazione del territorio e sulla “normalizzazione” del sistema militare-civile. Martedì 10 ottobre A Foras ha manifestato presso il Palazzo Civico di Cagliari anche con una lettera aperta al Sindaco della città, ancora senza risposta; mercoledì 11 gli attivisti erano ai cancelli della Fratelli Rubino Trasporti per contestare gli accordi commerciali delle aziende private con l’industria bellica; il 12 ottobre compagni e compagne del Culletivu S’IdeaLìbera hanno contestato all’Università di Sassari il corso di laurea in cooperazione e sicurezza internazionale che ospitava come docente un militare della Brigata Sassari. Continue reading

Posted in Antimperialismo, Movimenti, Territorio | Tagged , , | Leave a comment

L’interrogatorio di Maya

L’interrogatorio di Maya

Maya, la compagna che all’inizio dell’estate aveva denunciato le violenze e gli insulti subiti da parte della Polizia di Torino, ieri pomeriggio è stata interrogata dal Pubblico Ministero sia come parte lesa, perchè Maya ha sporto denuncia, sia come indagata, non si sa bene di cosa.

Il pubblico ministero è una donna, Emanuela Pedrotta, nota per l’ “attenzione” degli ultimi anni al movimento No Tav e ai militanti torinesi.

La lotta femminista, oggi come non mai, deve fare chiarezza sul ruolo delle donne che si sono messe al servizio del potere, che usano e hanno usato l’emancipazionismo per la promozione personale e hanno fatto propri i valori neoliberisti. Nessuna lotta femminista può essere interclassista. Nessuna lotta femminista che voglia avere un minimo di credibilità può prescindere dalla denuncia del ruolo delle patriarche. 

Posted in Repressione, Violenza di genere | Tagged , | Leave a comment

Sabato 21 ottobre/Tortura.Una pratica indicibile.

 
Presentazione del libro 

“Tortura. Una pratica indicibile”

edizioni Sensibili alle Foglie.
Sarà presente l’autrice Maria Rita Prette
 
Concerto in acustica della band anarchica HC old school
Labile istante di vuoto
di Cesena
 
SABATO 21 OTTOBRE 2017
dalle ore 17.00
al bar Alla Girada – Via Baldissera, 7 – Udine
 
 
Posted in Repressione | Tagged | Leave a comment

Cena palestinese al Nido di Vespe!

Posted in Palestina | Tagged | Leave a comment

Santa Barbara Bendita

Posted in musica | Tagged | Leave a comment

CPR di Ponte Galeria

Roma – Proteste e sciopero della fame nel CPR di Ponte Galeria

La pessima qualità del cibo nei cpr e in generale nelle strutture “d’accoglienza” non è notizia nuova.                  

Da sempre le recluse ci raccontano di cibo marcio, freddo, di bassissima qualità e varietà e non rispettoso delle abitudini alimentari e necessità delle recluse. Tuttavia da ieri la situazione sembra essere peggiorata. Per cena, infatti, sono stati serviti dei broccoli, probabilmente marci, a causa di cui circa una ventina di ragazze sono state male. Poche ore fa ci è arrivata la notizia che nella cena sono stati trovati degli scarafaggi. L’esplosione di rabbia è stata generale. 30 delle 91 donne attualmente recluse nel cpr di Ponte Galeria hanno destinato agli operatori di Gepsa delle dichiarazioni firmate in cui affermano che non avrebbero ritirato la cena per scioperare contro la pessima qualità del cibo distribuito all’interno della struttura.

Solidali e complici con chi si ribella e lotta all’interno di ogni galera.

nemiche e nemici delle frontiere

Posted in Cie/CPR | Tagged | Leave a comment

La follia scorre da sempre nelle nostre vene.

La follia scorre da sempre nelle nostre vene!

Critica femminista alla psichiatria come dispositivo di controllo

anarcoqueer.wordpress.com

(Individualità femministe per la chiusura degli OPG melma@grrlz.net Testo scritto in occasione del corteo antipsichiatrico del 28 marzo 2015 a Reggio Emilia)

  “Sei   pazza!”   ci dicono  quando non corrispondiamo a quello che ci si aspetta da noi, nel momento in   cui   rompiamo   gli   schemi. Quando   diciamo   NO, quando cerchiamo altre strade rispetto a quelle già tracciate   per   noi, quando   siamo   noi   stesse… veniamo   definite   pazze, folli, malate   mentali,   lunatiche, isteriche. 

Se   denunciamo   un   tentato   stupro, ci   rispondono   spesso   che   ci   siamo suggestionate, se urliamo in faccia davanti ad un aggressione verbale ci liquidano come povere pazze, se cantiamo felici per strada, ci guardano con un misto di imbarazzo e pietà. Se non veniamo viste come brave ragazze, madri responsabili, mogli fedeli, compagne   compiacenti   e   soprattutto   quando   osiamo  arrabbiarci,  essere aggressive e violente, siamo considerate matte, “socialmente pericolose”. 

La società ci vede come esseri pacifici, indifese,  incapaci di agire violenza e conflitto,  da   proteggere  controllandoci   perché   la   violenza   deve   rimanere monopolio di chi comanda, dello Stato, degli uomini, della scienza. È quindi considerato inaudito, folle, incomprensibile che le donne si riapproprino della violenza. Di una donna che reagisce con le mani all’ennesimo insulto, si dice che è un’esagerata, di una madre che uccide il figlio, che è vittima di un raptus, di una donna che sceglie la lotta armata, che non l’ha fatto di sua volontà   ma   plagiata   dal   compagno.   Il   potere   ritiene   assurde   e incomprensibili queste azioni, arrivando al punto di cercarne le ragioni nella deformazione del nostro cervello. Per fare un esempio lo stato tedesco dopo aver ucciso Ulrike Meinhof della Frazione Armata Rossa ha conservato il suo cervello per studiarlo, cercando prove della sua anormalità, in perfetta linea con il  passato  eugenetico  nazista di cui gli  psichiatri furono grandi promotori.  

Accusarci di follia è uno stratagemma usato dalle istituzioni patriarcali, quali la famiglia, lo stato, la scienza, la chiesa, la scuola per limitare la nostra libertà.

Con questo non vogliamo  negare  che  esistano la sofferenza, il disagio o la disperazione, ma non li consideriamo una malattia. Accusarci di essere folli o  malate  mentali è   un  modo   per   incolparci   della   nostra sofferenza, perché sarebbe il nostro cervello ad avere dei problemi, e non invece la società ad opprimerci e a generare sofferenza.  Continue reading

Posted in Capitalismo/ Neoliberismo, Repressione, Violenza di genere | Tagged , , | Leave a comment