Campagna per il NO al referendum di ottobre!

28)Votiamo NO per dire NO all’Italia “Fattoria degli animali”!

votare NO

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26 settembre 1935/Nasce il POUM

Les militantes du POUM

Les militantes du POUM 1935-1980 / Cindy Coignard

FONDÉ en septembre 1935 en Espagne, le POUM (Parti Ouvrier d’Unification Marxiste) a joué un rôle important dans la guerre civile espagnole (1936-1939), principalement en Catalogne, région dans laquelle il était majoritairement implanté. Héritier des idées des penseurs marxistes (Karl Marx, Friedrich Engels, Auguste Bebel, Alexandra Kollontaï puis Lénine et Léon Trotsky), ainsi qu’en partie de l’idéologie anarchiste, il disparaît de la scène politique prématurément en juin 1937 lorsqu’il est déclaré illégal et victime d’une double persécution : franquiste et communiste. Nous proposons ici l’étude d’un aspect peu connu du parti jusqu’à aujourd’hui : les femmes du POUM. L’implantation d’un parti ouvrier dans l’Espagne de la Seconde République invite à comparer la situation des femmes dans le parti et la législation. N’oublions pas que la proclamation de cette République le 14 avril 1931 avait représenté une période d’ouverture et d’émancipation pour les femmes, notamment avec l’accès au droit de vote; des femmes qui jusqu’alors étaient considérées comme inférieures et « victimes » d’un modèle familial patriarcal très ancré dans la société et soutenu par l’État et l’Église. De ce fait, il semble intéressant d’étudier les rapports de sexe entre les militants et militantes du POUM afin de voir s’il existait une adéquation entre le discours du parti (égalité entre les sexes) et la réalité quotidienne. L’analyse de Cindy Coignard s’appuie sur plusieurs objets. L’action militante : sur le front mais aussi et surtout à l’arrière-garde, où l’on retrouve les femmes en politique (au sein du parti mais également dans leur propre Secrétariat, le SFPOUM), dans les moyens de communication (presse et radio), dans des organisations d’aide à la population civile (entre autres le Secours Rouge International) ou encore dans l’enseignement et l’aide aux enfants, beaucoup d’entre elles ayant été institutrices. Le problème de la survie du parti en exil se pose également et présente l’évolution d’un militantisme politique vers un militantisme plus culturel. En exil, ce sont principalement les casals et centres catalans qui ont permis aux femmes de maintenir une activité militante. En l’absence d’un organe de presse féminin en exil, l’existence même des centres a joué un rôle mobilisateur et toutes les activités qui ont eu lieu dans ce cadre-là ont été un important vecteur d’union et d’identification pour de nombreuses femmes; l’antifascisme ayant été l’argument commun de lutte.

Presses Universitaires de Rennes 250 p. ISBN : 978-2-7535-3610-4 / 18€  Table des Matières

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La mia casa non è una prigione, non sarò la carceriera di me stessa

La mia casa non è una prigione, non sarò la carceriera di me stessa. di Nicoletta Dosio

http://www.notav.info/post/la-mia-casa-non-e-una-prigionenon-saro-la-carceriera-di-me-stessa-di-nicoletta-dosio/

14358805_1280384505329543_9104845773641348821_nSono arrivati, all’alba, con la notifica dei domiciliari.

Il latrare di Argo al cancello, la mia casa nel disordine del primo mattino, il tuffo al cuore inevitabile anche quando sei preparata e ti aspetti gli eventi, il senso della tua intimità violata.

Domiciliari che non rispetterò, come non ho rispettato l’obbligo di firma quotidiana e l’obbligo di dimora.

Il conflitto contro ‘ingiustizia è un diritto e un dovere.

La mia casa non è una prigione;non sarò la carceriera di me stessa.

Mi sento serena e sicura.

La loro legalità ha più che mai il volto della guerra e dell’oppressione.

La nostra lotta è un cuore pulsante e generoso, un pensiero lucido e saggio, bella e struggente come i cieli autunnali, dolce come le albe che rinascono, concreta e generosa come la terra.

Sento intorno a me il sostegno di compagne e compagni, la solidarietà concreta di una Valle che continua a resistere ed a costruire l’idea di un futuro più giusto e vivibile per tutti.

Ho ancora in me l’emozione e la ricchezza dei tanti incontri avuti durante le settimane del NOTAVTour”io sto con chi resiste”.

Non è preoccupazione, ma una calma gioiosa quella che provo.

Questa sera sarò all’assemblea organizzata a Bussoleno a sostegno della Resistenza Kurda e del PKK.

L’importante è rimanere umani, ossia, come ci dice Rosa Luxemburg in una sua lettera dal carcere, “rimanere saldi e chiari e sereni, sì sereni nonostante tutto. Rimanere umani significa gettare con gioia la propria vita  sulla grande bilancia del destino, quando è necessario farlo, ma nel contempo gioire di ogni giorno di sole e di ogni bella nuvola”.

Liberi tutte e tutti!

Avanti NO TAV!

Nicoletta Dosio

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Matriarcato/Intervista a Luisa Vicinelli

Le interviste della Coordinamenta

Matriarcato: Intervista a Luisa Vicinelli

clicca qui dea madre

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L’invenzione linguistica di Daniela Pellegrini

L’invenzione linguistica di Daniela Pellegrini

Liberiamoci della bestia,ovvero di una cultura del cazzo/(secondo libro) di Daniela Pellegrini. Dalla presentazione a Apriti Cielo, Milano, 20 aprile 2016,

di Giuliana Savelli

Se lo stile del pamphlet corrisponde perfettamente alla struttura del libro di Daniela, come ha messo bene in risalto Chiara Martucci nel suo intervento a Apriti Cielo, a me sembra che il discorso possa scorrere così rapido e incisivo perché fondato sulla figura del paradosso. Paradosso nel senso proprio: l’essere un’affermazione contraria all’opinione comune (dal greco parà – doxa), ma anche una legge fisica il cui enunciato, pur essendo esatto, sembra apparentemente errato. E soprattutto fondato sulla logica paradossale; una logica che scorre dentro e sopra i contrasti, accettandoli – includendoli, vedendoli – che lascia loro la possibilità di evolversi attraverso una trasformazione. Un modo di ragionare e di sentire che segna già un’uscita da una ragione astratta, disumana (Maria Zambrano) e dal dualismo coatto del patriarcato, il libro, infatti, esplica questo movimento: traversando i percorsi di riflessione delle donne e le pratiche femministe – in prima linea quella dell’autrice – offre un percorso alternativo, salvifico direi, rispetto alla distruttività del patriarcato.

Dove il fulcro del paradosso? Nell’aver riportato allo scoperto, nella rimessa a fuoco del potere e del simbolismo patriarcale, la sua origine primaria, l’affondo, cioè, delle sue radici nella differenza sessuale, quando il maschio, in tempi lontanissimi, si costituì come soggetto dominante, l’uno, e la femmina divenne l’altro da sé, il due, l’oggetto da inferiorizzare e da sfruttare. Da penetrare a proprio piacere prendendosi la prole. Differenza “fondata sull’abuso e la permissività violenta” tutt’ora viva e operante su grande e piccola scala, nonostante la nostra assuefazione e la maschera di civiltà che tende a deviarne l’attenzione. Questa memoria, riattivata e condensata nell’immagine del fallo, conferisce al libro una grande agilità che permette all’autrice di passare dal presente ad epoche lontane, dal piano culturale simbolico alla realtà storica, dalla nostra civiltà occidentale a quella mussulmana (la cui radice è analoga; Pellegrini è un’appassionata lettrice di antropologia) con la consapevolezza che è possibile sottrarsi a un dominio asfittico e violento, e aprire luoghi di armonia e di liberta individuale: lo spazio terzo, sempre auspicato dalla Pellegrini, dove la materia pensante del corpo delle donne, della natura stessa, ritrova dignità e bellezza. [Vorrei dire, per inciso, che anche gli gnostici, per i quali solo la parte minoritaria dell’umanità era destinata a un percorso spirituale, rappresentavano la massa degli esseri umani, schiavi dei propri istinti egoici, come esseri priapeschi, dominati dal loro deforme attributo sessuale, con parola moderna, il cazzo]. Continue reading

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Arresti domiciliari per Nicoletta Dosio

http://www.notav.info/senza-categoria/arresti-domiciliari-per-nicoletta-dosio-diretta-radio/

Arresti domiciliari per Nicoletta Dosio.

nico

All’alba di questa mattina sono stati notificati a Nicoletta gli arresti domiciliari come aggravamento delle precedenti misure cautelari di obbligo di dimora con rientro notturno.  ( http://www.notav.info/post/notificati-a-nicoletta-dosio-gli-arresti-domiciliari-appuntamento/ )

Nicoletta ha violato sistematicamente queste misure, come prima di queste l’obbligo di firma quotidiano,  portando la sua esperienza e quella del movimento No Tav per tutta l’Italia con il tour ” Io sto con chi resiste”. Non saranno certo queste ingiuste imposizioni a fermare il popolo No Tav, che questa sera si da appuntamento alle ore 19 di fronte a casa di Nicoletta in Via San Lorenzo a Bussoleno.

Libertà per Nicoletta!

Libertà per tutti i No Tav!

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22 settembre/ Riflessioni a margine del Fertility Day

22 settembre/Strutture di Stato, catena di trasmissione dei valori dominanti/ Riflessioni a margine del Fertility Day

di Elisabetta Teghil

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Il lancio della campagna Fertility Day del 22 settembre, e le relative dichiarazioni della ministra Lorenzin hanno provocato un’alzata di scudi generalizzata. Chi ne ha stigmatizzato le caratteristiche fasciste e la connotazione dio/patria/famiglia, chi ne ha letto la regressione ad un modello di donna che pensavamo morto e sepolto, chi ne ha visto le caratteristiche razziste e coloniali nel lamentare la crescita del numero dei figli delle immigrate e la carenza di bambini bianchi e occidentali… Insomma giustamente di tutto e di più.

Ma l’idea del Fertility Day non rappresenta uno scivolone della ministra o una scelta infelice sopra le righe, bensì è tutta interna al progetto neoliberista che va avanti da diverso tempo e che si sta imponendo passo dopo passo in maniera silente e perfida e di cui questo tipo di campagne sono solo la manifestazione eclatante, perfino ridicola.

Da diversi anni ormai si assiste ad una forte riproposizione dei ruoli sessuati in concomitanza con una forte riproposizione dei ruoli gerarchici e di comando nella società tutta. D’altra parte il controllo del corpo delle donne è una parte importante del controllo sociale.

Le figure maschili e femminili sembrano uscite dagli anni ’50: il rosa va di gran moda tra le bambine, le mamme della pubblicità, non so se l’avete notato, sono sempre molto giovani, vengono sbandierate positivamente le storie di studentesse che si tengono il figlio sui banchi di scuola, si spinge all’allattamento al seno con una campagna estenuante accompagnata da una sottile colpevolizzazione per chi è contraria. Chiaramente dato che il lavoro per la stragrande maggioranza delle donne, quando c’è, è quello che è, cioè senza riposo, di pesante sfruttamento e malpagato, molte vengono spinte al “ritorno tra le mura domestiche” nel ruolo santificato di moglie e madre. Le altre, quelle in carriera, possono mettere da parte gli ovuli congelandoli, come propone la Silicon Valley, e diventare madri quando alla “Ditta” non servono più. Due percorsi, uno di serie A e uno di serie B, fortemente attraversati dalla classe. Chiaramente stiamo parlando delle donne bianche occidentali, perché le altre, come si deduce dallo spirito della campagna, sono “pericolosamente fertili” a meno che non si vendano al modello occidentale e cerchino di “integrarsi”.

L’egemonia del sistema è fortissima.

C’è un elemento fondante nella Campagna Fertility Day che è passato sotto silenzio e che invece ci ha colpito in maniera particolare e che merita una grande attenzione perché ne va delle nostre lotte e del nostro percorso di liberazione

I modi e le strutture attraverso le quali i principi del Fertility Day dovrebbero essere veicolati e propagandati sono espressi più che chiaramente nel Piano Nazionale per la Fertilità.

Leggiamo testualmente (…) E’ necessario, quindi, un progetto nel quale le redini della informazione e della formazione siano tenute da esperti che veicolino concetti riproduttivi di base semplici, comprensibili, memorizzabili ed interiorizzabili per le scelte personali di pianificazione familiare. L’erogazione di queste nozioni dovrebbe essere fatta da personale medico con specifica preparazione, in attività sul territorio cittadino, come ad esempio i medici di medicina generale, i medici e operatori consultoriali, i pediatri, i ginecologi in collaborazione con le Università e le Aziende sanitarie.

Lo Stato elenca con chiarezza quali sono le principali strutture a cui è destinato il compito precipuo di essere catena di trasmissione dei valori dominanti: i media e la pubblicità, la scuola e l’università, i servizi sociali, i medici di base e i Consultori come luoghi che devono occuparsi principalmente di veicolare il messaggio.

In particolare con riferimento ai Consultori: (…) Il ruolo del Consultorio, in particolare come previsto dal Progetto Obiettivo Materno Infantile (POMI) del 2000, e così ribadito con l’Accordo Stato Regioni del 16.12.2010, risulta strategico nel perseguimento di una più diretta politica in favore delle persone che tenga conto dei profondi mutamenti nella realtà socio- culturale occorsi negli ultimi decenni Attualmente la caratteristica fondamentale dei Consultori familiari, oltre alla ramificazione territoriale che li rende dei veri e propri servizi di prossimità, consiste nell’approccio multidisciplinare che si esprime con la compresenza di diverse figure professionali: ginecologo/a, ostetrica/o, psicologo/a, assistente sociale, pediatra. E ’questo approccio che conferisce al Consultorio la sua peculiarità di visione globale della salute della donna e della coppia, e lo distingue da un semplice ambulatorio. Il Consultorio familiare rappresenta la porta di accesso principale alla gravidanza (…).

Che i Consultori siano luoghi politici del potere e non luoghi di donne è stato palese ed eclatante fin dalla loro costituzione e sotto gli occhi di tutte e tutti. Questo non ha niente a che fare con la necessità che lo Stato fornisca le prestazioni sanitarie che sono fondamentali e che noi chiaramente pretendiamo, ma noi dobbiamo usare soltanto i servizi sanitari che devono essere tutti gratuiti, dalla visita per un mal di gola, per un aborto o quella per un’appendicite, ma non dobbiamo consultarci sicuramente con lo Stato!

I luoghi politici devono essere nostri, costruiti in autonomia, autofinanziati, al di fuori di ogni contributo statale e fuori da ogni rapporto con questo sistema.

E’ normale che attraverso i consultori di Stato passino le direttive di Stato. Qualcuna pensa ancora che le strutture di Stato si possano cambiare dall’interno? Storia e memoria non sono servite e non servono a niente?

Il 21 giugno 1978 alcuni collettivi femministi occuparono un reparto della Clinica Ostetrica del Policlinico di Roma per aprire uno spazio in cui le donne potessero mettere in atto le pratiche di autodeterminazione relative alla neonata legge 194 e alla gestione del proprio corpo contro il boicottaggio delle direzioni sanitarie. L’occupazione durò tre mesi. Il 25 settembre il Prof. Marcelli chiese l’intervento della polizia che sgomberò la struttura.

Altri collettivi nello stesso periodo avevano fatto una scelta diversa creando strutture autogestite e autofinanziate al di fuori delle strutture pubbliche, nella convinzione che lo Stato è costretto ad adeguarsi solo in presenza di un rapporto di forza determinato dalla capacità di organizzarsi autonomamente.

Lo Stato operò una strategia di supporto a quel femminismo che si era prestato, in parte in buona fede e in parte in cattiva, a propagandare l’ingresso delle donne nelle Istituzioni così da isolare e demonizzare tutte quelle che lavoravano in autonomia. Queste scelte ci hanno portato qui, alla deriva attuale, ad un femminismo senza femminismo che ha dimenticato che l’obiettivo della nostra lotta è la liberazione e che quando si mettono in atto percorsi di collusione con lo stesso sistema che è responsabile della nostra oppressione, si diventa inevitabilmente altro.

Assistiamo ancora alla richiesta allo Stato di tutela, di attenzione, di fondi e finanziamenti, alla glorificazione dei Consultori come luoghi di donne e al collaborazionismo al Piano nazionale Contro la Violenza sulle donne. Questi quarant’anni sono passati invano?

Piano Nazionale per la Fertilità? Piano Straordinario Nazionale Anti Violenza? Piano Nazionale Salute e Sicurezza sul lavoro? Siamo al delirio collaborazionista e poi ci meravigliamo del Fertilty Day?

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Perché non aderiamo all’appello ed alla manifestazione del 24 settembre

Riceviamo da una compagna del Comitato NO Nato

Comunicato della Lista Comitato  No Nato e della Rete No War Roma

PERCHE’ NON ADERIAMO ALL’APPELLO ED ALLA MANIFESTAZIONE DEL 24 SETTEMBRE

Pur avendo sostenuto per anni la lotta del popolo curdo, siamo molto preoccupati delle scelte che una parte della sua dirigenza ha imposto in Siria. Queste scelte e le loro conseguenze non sono assolutamente messe in discussione dall’appello per il 24 settembre:

1)     Non viene minimamente condannato il fatto che l’esercito turco ha invaso uno stato indipendente, la Siria, in cui gli stessi Curdi vivono, violandone platealmente la sovranità.

2)     Non viene chiarito che gli stessi Curdi della Siria, ed i loro alleati delle “forze democratiche siriane” (spezzoni di vecchie formazioni jihadiste facenti capo al sedicente Esercito Libero Siriano), hanno per primi essi stessi violato la sovranità del loro paese consegnando nelle mani dell’alleato esercito statunitense una serie di basi su suolo siriano.

3)     Viene taciuto che gli stessi statunitensi si servono di queste basi per attaccare e minacciare l’esercito nazionale siriano che difende l’unità, l’indipendenza e la sovranità del paese, mentre contemporaneamente l’esercito nazionale viene bombardato anche da Israele, che cura anche i feriti di Fateh al-Sham (ex al-Nusra) e dell’ISIS nei propri ospedali.. L’ultimo deliberato bombardamento dell’esercito USA sulle posizioni  dell’esercito siriano a Deir Es Zor, città assediata dalle bande dell’ISIS,  che ha causato decine di morti, favorendo così gli attacchi dell’ISIS, dovrebbe far riflettere sulle reali intenzioni degli USA. Gli Statunitensi stanno anche sabotando la tregua umanitaria concordata con la Russia, non onorando l’impegno preso di costringere le formazioni armate da loro controllate a cessare il fuoco ed a distaccarsi dai terroristi estremisti dell’ex al-Nusra ed ISIS.

Fin dagli anni ’90 i neocons USA nei loro documenti indicavano una serie di paesi da distruggere perché non compatibili con i loro sogni di domino mondiale, tra cui la Siria, la Jugoslavia, l’Iraq, l’Iran, la Libia e altri paesi. A partire dall’amministrazione di Bush jr le indicazioni dei neocons sono state adottate ufficialmente come strategia della politica estera statunitense. Di questo ci sono oltre che i fatti, varie testimonianze, a partire da una famosa intervista rilasciata nel 2008 dal generale Wesley Clark.   Come conseguenza, fin dal 2011 è stata formata una vasta alleanza filo-imperialista con l’intento di distruggere lo stato siriano laico e progressista, uscito dalle lotte anticoloniali, così come già è stato fatto per la Jugoslavia, Libia, Iraq, Ucraina, Somalia, Costa d’Avorio, Sudan. Di questa alleanza fanno parte USA, UE, NATO, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, e bande di mercenari jihadisti terroristi che fanno capo all’ex al-Nusra, ISIS, e presunte formazioni “moderate” legate agli USA. Il movimento curdo siriano, che dichiara di voler lottare per una Siria democratica, dovrebbe precisare se intende portare avanti le proprie rivendicazioni nell’ambito dello stato laico e progressista siriano, che ha assicurato pieni diritti alle donne, e alle numerose religioni ed etnie presenti nel paese,  o cercare illusoriamente di realizzare le proprie aspirazioni a costo della distruzione della Siria, programmata da tempo dall’imperialismo,  con la creazione di uno staterello fantoccio, stile Kosovo. Altrettanta chiarezza richiediamo a tutte quelle organizzazioni sedicenti pacifiste e di sinistra, che non mancano occasione di attaccare e demonizzare il governo della Siria, e che oggi trovano un facile alibi nell’adesione all’ambigua manifestazione del 24.
Roma 19/9/2016         Lista Comitato  No Nato,  Rete No War Roma

Per adesioni: comitatononato@gmail.com

can

( Il responsabile americano per la coalizione Brett McGurk e il comandante curdo Polat Can)

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La resistenza di Máxima Acuña

La resistenza di Máxima Acuña

Maxima-Acuña

da: earthriot.altervista.org

Nel nord del Perù, precisamente nella regione di Cajamarca, si trova Yanacocha: la più grande miniera d’oro a cielo aperto di tutta l’America latina.
In questi ultimi anni la multinazionale statunitense Newmont Mining ha tentato più volte di ampliare questa miniera, un progetto che avrebbe limitato la libertà dei popoli nativi, oltre a rappresentare un rischio per l’integrità delle risorse idriche della zona, per la biodiversità vegetale e animale.
Nel nord del Perù, però, vive anche Máxima Acuña, una donna che ha posto il suo corpo a difesa della Terra sino a costringere la multinazionale statunitense alla sospensione del progetto.

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Campagna per il NO al referendum di ottobre!

27)Votiamo NO per dire No alla società della pena di morte extra legem!

votare NO

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Presentazione campeggio antimilitarista a Cagliari.

Presentazione campeggio antimilitarista a Cagliari

Presentazione campeggio antimilitarista a Cagliari

muflone-locandina

Venerdì 23 settembre, il campeggio antimilitarista in programma dal 6 al 10 ottobre sarà presentato a Cagliari, a conclusione di un aperitivo di autofinanziamento il cui ricavato servirà per le spese del campeggio.  L’appuntamento è alla Baracca Rossa, via Principe Amedeo 33, alle ore 20:oo.

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Un figlio a tutti i costi

Un figlio a tutti i costi

di Alessandra Daniele

they_live (6)Gli sposi si baciano fra gli applausi degli invitati.
Un ometto s’alza da tavola, e s’avvicina alla sposa.
– Felicitazioni!
– Grazie!
– A quando un figlio?
– Beh, per la verità non ci pensiamo.
L’ometto trasecola.
– Non volete bambini? Non sentite che la vostra vita è vuota senza figli?
– No.
– Ma lo è! Avete problemi economici?
– Sì, ma non è questo il motivo.
– Problemi fisici? Affittate un utero.
La sposa lo squadra perplessa.
– Ma non è illegale?
– Che c’entra, per i gay, lei un utero già ce l’ha, quindi può anche affittarne un altro. È come dare il vecchio appartamento in garanzia per uno nuovo.
– Non m’interessa.
– È una questione di prezzo? Vada in Thailandia, là gli uteri glieli tirano dietro.
– Che schifo di metafora…
– Non volete un figlio a tutti i costi? Neanche uno a costi modici? Due al prezzo di uno?…
– Chi è lei? Chi l’ha invitata?
– La mia presenza è legittima. Non sono stato invitato direttamente, ma sono stato votato dal Parlamento.
– Ah, ecco, sei ubriaco.
La sposa cerca di allontanarsi. L’ometto l’afferra per un braccio.
– Senta, noi abbiamo tonnellate di pannolini, pappette, e pupazzetti invenduti, se non ricominciate a figliare siamo rovinati.
– E io dovrei fare un figlio per far contenti voi?
L’ometto alza la voce.
– Allora volete l’ISIS! Sa quanti figli fa ogni anno un integralista islamico?
– Personalmente?
– Milioni! Ci surclasseranno. Non riusciamo a bombardarli tutti, i droni costano, le bombe non crescono sugli alberi. Anche se ci stiamo lavorando.
La sposa si divincola. L’ometto l’afferra di nuovo.
–  Ma non vede come sono belli i bambini negli spot, non le viene voglia di comprarsene uno? Che donna è? Se avesse un figlio e glielo rapissero, non farebbe qualsiasi cosa per riaverlo?
– Cosa c’entra?
– C’entra, non guarda le serie Tv? Succede in tutte le serie almeno una volta. Non le fa effetto? Non ha un cuore?
La sposa si libera dalla presa.
L’ometto alza ancora la voce.
– Lei non capisce, lei deve avere figli! Gli 80 euro non hanno funzionato, il bonus bebè non ha funzionato, il Mom Act deve funzionare! Dovete ricominciare a consumare, ne va della salvezza della Civiltà Occidentale, e soprattutto della salvezza del governo!
La sposa s’allontana.
L’ometto la guarda con odio.
– Puttana – dice fra i denti.
Poi esce dalla sala.

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Il Femminismo non è semplicemente Emancipazione

Il Femminismo non è semplicemente Emancipazione.autodifesa-2

di Maria Silvia Marini

Il Femminismo non è semplicemente Emancipazione, ed emerge con chiarezza manifesta in questi giorni in cui l’ennesima donna si è ammazzata perché diventata, ancora, oggetto del dileggio, dell’insulto e del sollazzo del basso ventre maschilista del nostro paese. Un rigurgito di odio, volgarità e deficienza che purtroppo non stupisce, ma che proprio per questa sua banalità non si capisce perché non venga combattuto da tutte nello stesso modo, con la stessa forza e determinazione.

Non ci possiamo stupire di ciò che abbiamo sempre subito: la gogna, la messa alla berlina.

Ci dicono sia il web.

Non uccide il web.

Il web è solo una cassa di risonanza facile da usare.

Ad uccidere sono state le stesse cose che hanno sempre ucciso le donne in questi tristissimamente noti e reiterati casi. Il web ha amplificato tutto, ma prima c’erano i video in cassetta passati di viscida mano in viscida mano; o che venivano proiettati per la gioia di trogloditi con la bava alla bocca. E prima ancora c’era, a gonfiare il sordido rutto del patriarcato, la pubblica piazza, il linciaggio preventivo, qualche Maddalena da sacrificare, da scarnificare viva. E prima, prima ancora qualcosa d’altro, a scelta: ci sono state le sfilate in città delle donne al guinzaglio, in museruola, perché bisbetiche; le condanne a morte per le ribelli; l’accusa di stregoneria per tutte le donne che non erano allineate, che non ubbidivano alle regole di sottomissione che volevano imporci. Lo stigma, si è sempre trovata la maniera di metterlo. Se non fosse percepito come possibile motivo di dileggio e insulto, un video, una diceria, non verrebbero proprio diffusi, ma pare che su questo molti (e purtroppo anche molte) non ci arrivino proprio.

Ma la faccenda più avvilente è stata leggere commenti su quanto sono sveglie certe di noi… che loro no, loro fiducia a quello sbagliato non l’hanno data mai. Loro che fanno le medesime cose ma sono più furbe, e allora la vittima va giudicata, non una ma due volte. Vilipesa da tutti, considerata come una sciocca da chi dovrebbe difenderla a spada tratta.

È a questa categoria di donne che appartengono le stesse che si fregiano del titolo di virgulte impegnate sul fronte dei diritti “al femminile” (i diritti sono gli stessi per tutti, non si tingono magicamente di rosa, come le orride quote, contentino inutile e ridicolo e pensato solo per chi già di potere ne ha), promotrici di questa o talaltra associazione, e che parimenti sono le prime ad illazionare, comari livorose che sbavano dietro lo spioncino a ciacolare veleno, a mettersi in cattedra per dettare cosa è giusto e cosa non lo è, beneficiando della propria posizione sociale.

La vittima che dunque non solo è stupida ma anche essenzialmente inferiore e sostanzialmente “da educare”, quando da educare non c’è nessuno se non in un senso, eventualmente, politico. E comunque non sarebbe la vittima. E come se fosse questo il punto, e soprattutto come se contasse realmente qualcosa questo presunto intuito aggiunto, quando basta una scempiaggine, e proprio con una persona di cui ci si fida (e si pecca sempre di scarsa fantasia, dato che nove volte su dieci è l’uomo che condivide le proprie lenzuola), per ritrovarsi in una situazione compromettente (in mille declinazioni e sfumature possibili) solo per la donna, marchiata di default, perché è la donna in quanto tale ad essere compromettente, il suo corpo, sia esso nudo o bardato, a priori. Ci sono le “emancipate” adesso, che le altre vanno educate – perché troppo arretrate o perché troppo sprovvedute o perché troppo liberine – e loro sono fuori per sempre da queste dinamiche perchè sono più intelligenti e strutturate ed economicamente e culturalmente parate…questo è classismo, un altro nome non ce l’ha, ed è inutile far finta che non esista il problema: questo è, piuttosto, il PRIMO problema per la lotta femminista.

Si parla di educazione al web, e di per sé è qualcosa di valido…ma le donne che vedono in questo la soluzione si illudono, e le più consapevoli barano sapendo di barare, mantenendo saldo lo status quo. Tutto il contrario di ciò che chiede la lotta, di ciò che serve al Femminismo se non vuole morire.

È una MENTALITÀ e un SISTEMA ECONOMICO E SOCIALE che vanno scardinati alle fondamenta. Se davvero si vuol “prevenire” – parola senza senso, qui bisogna piuttosto rivoluzionare – servono l’autocoscienza, l’autodifesa e la lotta politica…fatte dalle donne e per le donne. E le donne devono essere solidali in questi frangenti. Noi siamo sulle barricate, voi dove siete?

Voi, donne emancipate che gridate alla Responsabilità Individuale di queste donne che per colpa o per destino hanno contravvenuto a regole che vanno solo contro di loro, dove eravate? Dove? Se esiste una responsabilità, guardiamoci in faccia onestamente, è solo la vostra, non la loro. Perché siamo noi che per prime dovremmo sostenerle sempre, senza alcun tipo di giudizio, e farlo tra donne e per le donne, senza slegare mai questa lotta dallo scardinamento di una società classista e imperniata sulla logica del possesso e della prevaricazione, ad ogni livello: politico, economico, sociale. E se Responsabilità Individuale esiste, perché la negate trattando le vostre presunte sorelle come incapaci, ma sempre e solo a posteriori, senza minimamente preoccuparvi di ciò che determina l’impossibilità di una condotta realmente autonoma e libera da condizionamenti?

La lotta femminista non può essere identificata in una semplice vertenza; non può ridursi ad interpretare la particina tipo da Amica delle Donne; non può essere vilipesa usandone solo ciò che ci fa comodo per autopromuoverci individualmente nello stesso sistema che lede e declassa le donne ad oggetti sessuali e sessuati.

Questa è vigliaccheria, meschinità, doppiogiochismo, e non c’entra nulla col femminismo.

Non vi riconosciamo come femministe perché non lo siete, e la vostra è solo vile mistificazione.

Continuate per la vostra strada.

La vostra strada, che non è e non sarà mai la nostra.

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Per riflettere insieme/Patriarcato, cultura e struttura

Per riflettere insieme/Patriarcato,cultura e struttura

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In queste ultime settimane altri episodi di violenza sulle donne hanno riempito la bocca dei nostri cari media coadiuvati dai social network che fungono da amplificatore dei più bassi istinti maschilisti, patriarcali e razzisti dell’uomo o della donna medio/a. Melito, dove l’ennesimo stupro di gruppo è stato giustificato dall’opinione di tutto il paese, prassi che ci ricorda molto Montalto di Castro. Il suicidio/assassinio di Tiziana, giustificato dall’uso della sua sessualità e dallo sfruttamento che questa società sempre più bigotta e fintamente aperta grazie alla globalizzazione del web, mette al rogo nuove streghe. Rimini, dove lo  stupro di un’amica viene ripreso da altre ragazze e mandato su whatsup.  Partendo da questi eventi, sentiamo la necessità di ribadire il nostro punto di vista al di là delle chiacchiere che girano delle varie donne emancipate portatrici insane di femminismo di Stato e di maschi che, come dice Daniela Pellegrini, sono portatori della “cultura del cazzo”. Siamo sempre più convinte che la risposta sia la destrutturazione del patriarcato.
IL PATRIARCATO  E’ STRUTTURA, LA CULTURA maschilista e patriarcale NE DISCENDE.
E’ IMPENSABILE CREDERE DI POTER CAMBIARE LA CULTURA senza cambiare la struttura e, CON QUESTO, MITIGARE O ADDIRITTURA ELIMINARE IL PATRIARCATO.
Senza attaccare la struttura, cioè senza battersi contro la gerarchia, la meritocrazia, l’autorità, la mercificazione, la proprietà, in qualsiasi modo si presentino in questa società, è impossibile pensare di cambiare  la struttura patriarcale che altro non è che la differenziazione lavorativa  assegnata ai sessi biologici trasformati in ruoli sessuati e il loro sfruttamento attraverso la costituzione di una struttura gerarchizzata in cui il maschile ha funzioni di dominio e il femminile di soggezione per l’ottenimento del maggior rendimento possibile delle soggettività messe al lavoro: lavoro salariato, lavoro di cura, lavoro riproduttivo. Su questo è stata costruita una cultura e dei modelli che vengono presentati come  “normali” e addirittura “naturali”.
Impostando discorsi che non intaccano la struttura si ottiene il risultato opposto, si fornisce al capitalismo, in questo momento nella sua veste neoliberista che ha assunto in pieno il patriarcato con modalità specifiche, la possibilità di riciclare il patriarcato stesso sotto nuove vesti e riperpetuare la nostra oppressione con  modalità “moderne”.
Proprio per questo e in relazione alle ultime vicende di cronaca, vi proponiamo una serie di analisi e pensieri fatti in questi anni perché possano essere motivo di riflessione

https://coordinamenta.noblogs.org/post/2016/02/12/podcast-della-trasmissione-del-1022016/

https://coordinamenta.noblogs.org/post/2016/02/12/burloni7900/

https://coordinamenta.noblogs.org/post/2011/09/16/femminicidio/

https://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/07/06/coordinate-di-fondo/

https://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/02/15/bestie-a-luci-rosse/

https://coordinamenta.noblogs.org/post/2015/01/09/podcast-della-trasmissione-del-7012015/

“Mi dicevano
è meglio se sorridi a bocca chiusa.
Mi dicevano è
meglio se ti tagli i capelli lunghi,
così crespi,
sembri ebrea.
Mi zittivano nei ristoranti
guardandosi intorno
mentre gli specchi sopra il tavolo
riverberavano beffardi in infiniti
riflessi un volto rozzo, squadrato.
Mi chiedevano perchè
quando cantavo per le strade.
Loro alti, grandi al tè
coi loro modi melliflui, didattici
io con gli occhi sul piattino
che cercavo di nascondere la bomba
a mano nella tasca dei calzoni,
e mi rannicchiavo dietro il pianoforte.
Mi deridevano con riviste
piene di seni e merletti, contenti come pasque
quando il primogenito del dottore
sposava una ragazza tranquilla e carina.
Mi raccontavano storie
di signore eleganti e sportive
e le loro diverse carriere.
Mi svegliavo la notte
con la paura di morire.
Costruivano schermi e divisori
per nascondere il desiderio
non bello a vedersi
a sedici anni
inesperta disperata
mi abbottonarono dentro vestiti
a fiori rosa.
Aspettavano che io finissi
per riprendere la conversazione.
Sono stata invisibile,
strana e soprannaturale.
Voglio il mio vestito nero.
Voglio che i capelli
mi si arriccino selvaggi.
Voglio riprendere la scopa
dall’armadio dove l’ho rinchiusa.
Stanotte incontrerò le mie sorelle
nel cimitero.
A mezzanotte
se ti fermi al semaforo
nel traffico umido della città,
guarda se ci vedi contro la luna.
Noi gridiamo,
noi voliamo,
noi ricordiamo e non smetteremo.”

STREGA (1969) di JEAN TEPPERMAN

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Campagna per il NO al referendum di ottobre!

26)Votiamo NO per dire NO ad un’Italia colonia e coloniale!

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