26 maggio a Sassari/Iniziativa di lancio del ciclo sulle Black Panthers/ La Coordinamenta in Sardegna

26 maggio a Sassari, iniziativa di lancio del ciclo sulle Black Panthers

Ciclo incontri Black Panthers

Dall’8  all’11 giugno la coordinamenta sarà in Sardegna insieme a Silvia Baraldini proprio per questo ciclo di incontri.

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29 maggio/E questo è quanto, storie di rivoluzionarie e rivoluzionari

E questo è quanto/ Storie di rivoluzionarie e rivoluzionari/29 maggio al Nido di Vespe

con Barbara Balzerani , Salvatore Ricciardi, Pasquale Abatangelo, Militant, 

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ABORTO LIBERO! Io abortisco perché lo voglio e basta!

ABORTO LIBERO!

Io abortisco perché lo voglio e basta!

NON CI SIAMO STUFATE DOPO QUARANTANNI DI ESSERE ANCORA A QUESTO PUNTO? NON CI SIAMO STUFATE DI PIETIRE DALLO STATO QUELLO CHE APPARTIENE SOLO E SOLTANTO A NOI? BASTA! E’ NECESSARIO ORGANIZZARSI E DIFENDERSI IN MANIERA AUTONOMA

https://coordinamenta.noblogs.org/post/2017/03/23/i-nomi-delle-cose-del-22032017/ 

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Educazione sessuale? No, grazie!

Stralcio dal Manuale Femminista dell’ AED Femminismo, ottobre 1977 

“INFORMAZIONE O EDUCAZIONE SESSUALE?

Circa il controverso dibattito nazionale in materia di sensibilizzazione intorno alla problematica sessuale, è difficile stabilire a quale delle voci spetti la palma della maggiore ipocrisia: se alle associazioni dei genitori, se agli insegnanti, se alla stampa bigotta e quasi fascista, se a quella fascistoide e finto bigotta, oppure ai <bigotti laici> dei vari partiti.

In effetti tutte queste parti vorrebbero, sia pure in modo formalmente diverso, una qualche forma di educazione sessuale, così come tutte queste parti non vogliono la semplice informazione sessuale che apra le porte ad un dibattito, a reali scelte di comportamento, a pratiche di vita diverse.

L’EDUCAZIONE SESSUALE trasmette le norme su come, dove, quando e perchè realizzare un’attività sessuale <educata<: e, ovviamente le norme si imparano per attenervisi e sono trasmesse come <scientifiche> dagli <specialisti del comportamento> al servizio della classe al potere.

Progetti di legge per l’educazione sessuale nelle scuole sono già impostati. L’educazione sessuale degli adulti, nei consultori di Stato, è già avviata.

Evidentemente ci sono lotte interne per la gestione del settore. L’adulto si costruisce attraverso il condizionamento sin da bambino. Solo che l’appannaggio di questo condizionamento una volta era dei preti, oggi è dello Stato. E qui nasce lo scontro tra le forze clericali improntate alla repressione sessuale e le forze laiche psico-consumistiche ispirate alla logica della sessualità come mito e dovere sociale.

Educare significa scegliere per gli altri, finalizzare  utilizzando le strutture  di cui lo Stato dispone: scuole, consultori, la stampa, la televisione, la radio, i film ecc.

Quale indirizzo vincerà nelle scuole? Quello tradizionale o il <nuovo indirizzo> delle false avanguardie? Questi ultimi al pari dei timorati di dio, sono preoccupati che la semplice informazione possa traviare i bambini, i giovani, le donne. Gli ipocriti!!

Dice Marx [nella Critica al programma di Gotha] <Governo e chiesa sono entrambi da escludere da ogni ingerenza nella scuola…è lo Stato, al contrario, che necessita di una educazione molto severa da parte del popolo>

Al contrario, l’INFORMAZIONE SESSUALE dà nozioni di anatomia e fisiologia senza la volontà di trasmettere valori, modi, tempi e motivazioni comportamentali, lasciando alle esigenze del singolo la scelta del comportamento sessuale, senza creare falsi problemi o conflitti circa la propria presunta normalità o anormalità sessuale. Funzione che può compiere qualunque persona informata: ossia azione di base e non di vertice.

Per quanto attiene l’informazione contraccettiva verrà indicata la gamma completa  dei mezzi, metodi e tecniche anticoncezionali, insieme ai riferimenti dove approfondire l’argomento perchè l’individuo possa avere gli elementi per una scelta di cui donne e uomini sono capaci senza pressioni di sorta.

L’ AED sollecita l’impegno dei gruppi femministi autonomi per una scelta a favore dell’informazione sessuale e contro l’educazione sessuale ( che già palesa la sua profonda misoginia), che estrometta  gli <specialisti del comportamento>, in difesa della nostra liberazione”

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Venerdì 18 maggio/Presidio per la Palestina

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25 maggio 2018/Sesto appuntamento/La norma e la legalità

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Essere donna e mulatta in tempi di adunata

http://www.nicolettapoidimani.it/?p=1226

Lo scorso week-end a Trento si è tenuta l’adunata degli alpini.

Perfino il mainstream locale ha dovuto citare sessismo e pesanti molestie nei confronti delle donne (corredando l’articolo con una foto molto significativa…).

Quelle che potete leggere qui di seguito sono le riflessioni di una compagna al riguardo. Ringrazio chi me le ha inoltrate e, soprattutto, chi le ha scritte.

ESSERE DONNA E MULATTA IN TEMPI DI ADUNATA – Riflessioni dal margine

Maggio 2018. Trento, sicura, silenziosa, regina di decoro urbano si prepara ad accogliere 600.000 militari e simpatizzanti smaniosi di sfilare per giorni a passo di marcia.

Da settimane la città è in fermento, i camion di bitume rompono i silenzi notturni, squadre di pompieri vengono arruolate per onorare la patria e adornare le facciate di bandiere tricolore, anche la bella e ormai succube sede di sociologia si veste a festa e dà il benvenuto agli alpini.

Allora via le bici, disinfetta i parchi da migranti e accattoni, scattano ordinanze su ordinanze speciali. 10 maggio è tutto pronto.
La città è luccicante e disposta a delegare interamente l’ordine pubblico all’organizzatissimo Corpo degli Alpini, legittimati in ogni loro azione dal semplice essere forze dell’ordine e di conseguenza affidabili, solidali, caritatevoli rappresentanti dell’ordine costituito.

Il capoluogo si trasforma in cittadella dell’Alpino, come per ogni grande evento il capitalismo si traveste per l’occorrenza e subdolo si appropria di ogni cosa. Chiudono le università, chiudono le biblioteche, chiudono gli asili nido. Ogni via si riempie di uomini in divisa, penne nere, fiumi di alcol, cori e trombe. Diventa labirinto inaccessibile e sala di tortura per qualsiasi corpo che non risponda alle prerogative di maschio, bianco, eterosessuale. (ah, non deve avere coscienza critica, questo è chiaro)

Diventa impraticabile e pericolosa per me che sono donna e mulatta. Esposta in maniera esponenziale a continue aggressioni verbali e fisiche che intersecano razza e genere, dando vita ad una narrativa vissuta e rivissuta mille volte nei più svariati contesti. A chi importa il tuo vissuto, a chi importa da dove vieni, a chi importa chi sei, chi si ricorda di avere davanti una persona, a chi importa?

Il colore della tua pelle, i ricci ribelli, i lineamenti, l’espressione di genere sono un passpartout per aprire le fogne, etichette incollate su ogni parte del mio corpo che legittimano qualsiasi forma di violenza razzista e sessista. 
Non serve altro, il discorso d’odio è servito, è tutto normale, dall’alto del privilegio maschio e occidentale è tutto consentito.

Ogni angolo di quell’immenso e pericoloso formicaio era per me trappola e luogo di resistenza, i miei tratti somatici mi tradivano in continuazione, l’autodifesa mi teneva in vita, sempre vigile e attenta.

Al tavolo di ogni bar, ad ogni incrocio si poteva captare l’affanno delle poche sinapsi di branchi di energumeni messe sotto sforzo, per portare avanti una discussione che puntualmente veniva condita da una frase come: “sti negri de merda”, “non sono razzista, ma…”, “andassero tutti a casa loro”, “li ammazzerei tutti”, “tira fuori le tette”, “bella gnocca vieni qua”, qualche camionata di insulti a venditori ambulanti, che corazzati da anni di resistenza continuavano imperterriti il loro lavoro, e poi via, un altro rosso, prego, che la festa continui!

Mi sono sentita ingiustamente violentata ed impotente, violentata dagli sguardi, dai commenti sessisti, dalle palpate, dalla esotizzazione continua del mio corpo trasformato in oggetto sessuale che risveglia profumi di violenza tropicale, nostalgie coloniali.

Nessuno ha chiesto il mio consenso, nessuno si è sentito in dovere di farlo, nessuno si è sentito responsabile per quello che stava accadendo nello spazio pubblico che lo circondava, nessuna delle “loro (bianche) donne” mi è stata solidale. Le istituzioni complici, si sono girate dall’altra parte e con tranquillità si sono fatte servire un vino, al tavolo dell’aggressore.

Nessuno si è chiesto se fosse normale che una cameriera sottopagata dovesse sopportare per ore frasi del tipo “Che bela moreta, fammi un pompino” o, semplicemente, “non mi faccio servire da una marocchina”.

Tutto normale, tutto concesso, nobilitato dalla posizione di “salvatore della patria”, corpo solidale in caso di calamità naturale. Tutti sembravano non voler ricordare che machismo e razzismo vengono esercitati da qualsiasi corpo, tanto più se privilegiato e paramilitare.

Questi quattro giorni sono stati la cartina tornasole dell’aria che si respira a livello nazionale, dell’ansia che ogni corpo di donna o di negra sente quotidianamente nell’attraversare lo spazio pubblico, delle ondate razziste e sessiste che attraversano il paese, ma non lo scuotono, che si insinuano silenziose nel discorso politico istituzionale di ogni giorno.

Io, come moltissime altre, non ci sto! Non sono disposta a dover lasciare la città perché non è per me spazio sicuro, non sono disposta a delegare la mia sicurezza a gruppi di militari maschi e testosteronici, non sono disposta a sorridere e lasciare correre “perché in fondo si scherza”, non sono disposta ad essere complice della vostra lurida violenza quotidiana con il mio silenzio, non sono disposta a tutelare il buon costume della vostra civiltà, rispettosa solo con chi rientra nei canoni imposti. Non sono più disposta ad agognare sanguinante e invisibile perché voi possiate marciare in pace sul mio corpo e onorare la vostra patria.

Siamo stanche e arrabbiate, non ci sarà più nessuna aggressione senza risposta, nessun silenzio complice.

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19 maggio/Manifestazione NOTAV!

‪Da 30 anni dalla parte della ragione‬!

La Valle non si arresta!‬

‪Aspettiamo tutt* il 19 maggio alla manifestazione popolare notav da Rosta ad Avigliana!‬

Ci siamo! Ancora una volta il popolo No Tav si ritrova per le strade a ribadire con forza e determinazione le sue ragioni di buonsenso.

Quest’anno saremo alle porte della Valle di Susa: da Rosta ad Avigliana, non a caso due dei comuni coinvolti più pesantemente dal progetto Tav della tratta nazionale, che dovrebbe collegare la cittadina dei due laghi con l’interporto di Orbassano. E’ notizia dell’anno scorso che il governo ha stanziato 1700 milioni di euro per l’ennesimo e inutile “buco” che andrebbe fortemente ad impattare la collina morenica, un luogo pieno di bellezze naturali ed artistiche, ed i paesi che sorgono a ridosso: Avigliana, Buttigliera, Rosta, Rivoli e Rivalta.

Oggi,come da ormai 30 anni, ci troviamo a dover manifestare per difendere non solo il nostro territorio, ma anche le risorse pubbliche di tutti che ogni governo, a prescindere dall’orientamento, ha sempre voluto sperperare in una grande opera inutile. Che fosse inutile fino a ieri lo dicevamo solo noi. Oggi, ci tocca constatare che lo stesso governo, in un documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ammette che le previsioni del traffico merci del progetto Torino-Lione erano sovrastimate. Nonostante ciò, la decisione di andare avanti lascia allibiti. Per questo manifestare oggi è un atto di buon senso.

Il buon senso di investire i denari pubblici in quelle che sono le vere priorità del paese: solo lo scorso autunno la nostra Valle è stata investita da una serie di devastanti incendi che hanno messo a rischio i paesi e i suoi abitanti. Migliaia di ettari di territorio sono stati distrutti dalle fiamme e con rabbia abbiamo constatato che il governo non aveva abbastanza canadair a disposizione per poter far fronte all’emergenza. Ma quest’episodio è solo la punta di un iceberg che ognuno di noi vive tutti i giorni: dai nostri figli che frequentano scuole insicure, agli ospedali che chiudono, da uno stato sociale non più in grado di garantir e la dignità alle persone in difficoltà, a un lavoro che per i giovani è una chimera e se c’è è senza diritti e tutele, per arrivare ai territori che vivono ogni pioggia con la paura di essere travolti da frane e inondazioni.

E poi come dimenticare i paesi colpiti dai terremoti degli ultimi anni e ancora da ricostruire?

Così come non è più tollerabile che esistano porzioni importanti di territorio avvelenate da mafie e industriali senza scrupoli. Territori espropriati per “guerra”. Il Muos a Niscemi, antenna-mostro inquinante e seminatore di morte e ampie fette di Sardegna colonizzate da eserciti che simulano guerre con armi vere e devastanti.

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Spese militari e “dannate della guerra”

di Nicoletta Poidimani

Poiché mi è stato ripetutamente chiesto di pubblicare il mio intervento sulle “dannate della guerra” al convegno del 21 aprile e i dati sulle crescenti spese militari che ho enumerato in piazza a Milano il 5 maggio scorso, riporto questi ultimi in un file che potete scaricare qui, ricordando a chi fosse interessata/o a questo tema che l’Osservatorio sulle spese militari fornisce il continuo aggiornamento di tali dati.

Per quanto riguarda, invece, il mio intervento sull’impatto delle guerre neoliberiste sulle vite delle donne, potete ascoltarlo in podcast:

 clicca qui

 A fronte di questo ‘bel’ quadretto, mi chiedo come si possa ancora pensare di chiedere allo Stato con l’elmetto di garantire alle donne la – testuale – “giustizia riproduttiva”.

Ci siamo forse dimenticate che l’obiezione di coscienza sull’interruzione volontaria di gravidanza è garantita dall’art. 9 della legge 194/78?

art_9

Art_9_2

A quarant’anni dalla promulgazione di questa legge, c’è ben poco da commemorare. Assai diverso sarebbe superare, su tale questione, le leggi fasciste sulla “integrità e sanità della stirpe” (e dell’onore patriarcale…) rilanciando la depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza (anche dal punto di vista delle sanzioni amministrative!), come volevano le femministe radicali già negli anni ’70.

Che alle donne ci pensino le donne stesse, autodeterminandosi; non lo Stato!

Sulla proposta di inserire l’educazione sessuale nelle scuole, sempre più legate a doppio filo con l’apparato militare, non sto nemmeno a fare commenti.

D’altra parte, non dobbiamo sorprenderci che certo femminismo ammaestrato, suprematista e collaborazionista non spenda mezza parola sulla crescente militarizzazione né si schieri fattivamente al fianco delle dannate della guerra…

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La frontiera uccide.La militarizzazione è la sua arma

LA FRONTIERA UCCIDE. 

La militarizzazione è la sua arma. 

Riceviamo da donnechenondannopace e diffondiamo

Una donna è morta. Un cadavere ancora senza nome è stato ritrovato mercoledì all’altezza della diga di Prelles, nella Durance, il fiume che scorre attraverso Briançon. 

Una donna dalla pelle nera, nessun documento, nessun appello alla scomparsa, un corpo senza vita e senza nome, come le migliaia che si trovano sul fondo del Mediterraneo. 

Questa morte non è una disgrazia inaspettata, non è un caso, non è “strana” per tanti e tante. Non c’ entra la montagna, né la neve o il freddo. 

Questa morte è stata annunciata dall’inverno appena passato, dalla militarizzazione che in questi mesi si è vista su queste montagne e dalle decine di persone finite in ospedale per le ferite procuratesi nella loro fuga verso la Francia. È una conseguenza inevitabile della politica di chiusura della frontiera e della militarizzazione. 

Questa morte non è una fatalità. È un omicidio, con mandanti e complici ben facili da individuare. 

In primis i governi e le loro politiche di chiusura della frontiera, e ogni uomo e donna in divisa che le porta avanti. 

Gendarmi, polizia di frontiera, chasseurs alpins, e ora pure quei ridicoli neofascisti di Géneration Idéntitaire, pattugliano i sentieri e le strade a caccia dei migranti di passaggio da questi valichi alpini. Li inseguono sui sentieri e nella neve sulle motoslitte; li attendono in macchina in agguato lungo la strada che porta a Briançon e quelle del centro città. Molti i casi quest’inverno di persone ferite e finite all’ospedale in seguito alle cadute dovute alle fughe dalla polizia. 

Quella donna era una delle decine di migranti che ogni giorno tentano di andare in Francia per continuare la propria vita. Per farlo, ha dovuto attraversare nella neve, a piedi, quella linea immaginaria che chiamano frontiera. Perché i mezzi di trasporto, sicuri, le erano preclusi data la mancanza di documenti e per la politica razziale di controllo che attuano al confine. Poi è scesa sulla strada, quei 17 chilometri che devono percorrere a piedi per raggiungere la città. È lungo quel tratto che deve essere inceppata in un blocco della polizia, come spesso viene raccontato dalle persone respinte. Probabilmente il gruppo di persone con cui era, che come lei tentava di attraversare il confine, si è disperso alla vista di Polizia o Gendarmerie alla ricerca di indesiderati da acchiappare e riportare in Italia, nel solito gioco dell’oca che questa volta ha ucciso. 

Questa donna senza nome deve essere scivolata nel fiume mentre tentava di scappare e nascondersi, uccisa dai controlli poliziesci. L’ autopsia avverà a Grenoble nella giornata di lunedì, solo allora sarà possibile avere maggiori dettagli sulla causa della morte. 

La frontiera separa e uccide. 

Non dimentichiamo chi sono i responsabili.

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20 maggio/Rote Zora a Genova

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Band à part/Dance scene

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Acidità di Stomaco N°26

La rubrica settimanale di Nella ogni domenica!L’ironia è una grande arma che vi  aiuterà a far passare quell’acidità che prende allo stomaco quando vi sentite sommerse da notizie stupide, pericolose, irritanti, strumentali, false, tendenziose…

Amanti

Su una rivista di costume, c’è un’inchiesta sulle amanti. Ma non erano meglio le soap opera?

Corteo

A Cannes, le donne marciano sulla croisette per i diritti della donna. A questo punto, è sicuro, la forma corteo è superata. The show must go on!

Futuro

I bambini sono giudicati con gli Invalsi. Ma la massa si è indignata solo per una domanda sul lavoro futuro, per il resto infatti va tutto bene. Evviva il giudizio.

Semantica

La futura moglie del principe Harry, Meghan, è considerata ULTRAFEMMINISTA, perché da piccola s’indignava per le pubblicità sessiste dei detersivi e ha appoggiato Hillary. Houston abbiamo un problema con le definizioni! (e in più è un’unione multietnica BINGO)

Plastica

Avreste la soluzione per risolvere il problema della plastica in mare, ma sapete solo dire: Oh, no la plastica uccide i pesci! Ve ne accorgete, ora perchè tra un po’ è estate?

Acqua

Crisi idrica a Città del Capo. Nick Sloane proprone di trainare un iceberg dall’antartico e scioglierlo per usarlo come acqua. Perché le crisi idriche sono colpa dell’ambiente mica dell’uomo e dello sfruttamento che egli fa. Rattoppiamo tutto con un po’ di ghiaccio. Ah, la tecnologia!

Pace

La Merkel viene premiata ad Assisi da frati francescani per la pace, per il suo lavoro di cooperazione tra popoli e la ricerca d’integrazione tra tutti. Era meglio se continuavano a parlare con gli animali.

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12 maggio 2018 a Ponte Garibaldi

12 maggio 1977/12 maggio 2018 a Ponte Garibaldi

Certo eravamo giovani, eravamo arroganti, eravamo ridicole, eravamo eccessive, eravamo avventate, ma avevamo ragione. Ciao Giorgiana.

(liberamente tratto da Abbie Hoffman)

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12 maggio 1977/12 maggio 2018 Per Giorgiana e per noi

Storia e Memoria/Il femminismo è antagonista

12 maggio 1977/12 maggio 2018

Giorgiana/Materiali

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