NO AL GREEN PASS! NO AL CONTROLLO SOCIALE!

NO AL GREEN PASS! OGGI MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA E NON SOLO!

Il femminismo non è un’opinione, è lotta di liberazione! no al controllo sociale!

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Genova luglio 2001/ Storia e Memoria

Genova 2001/2021

[…] Chi siamo noi? Ora siamo il mare,
il mare nero che si scatena
Che si rovescia sopra al porto,
sopra al porco che lo avvelena
Il mare più salato
che ci avete fatto lacrimare
Date un bacio ai vostri candelotti,
giusto prima di affogare.
Chi siamo noi? Ora siamo il vento
che non potete più fare ostaggio
Aria libera dai mulini,
dalle catene di montaggio
Il vento che spazzerà via,
cancellerà l’orma dei vostri passi
Che schianterà muri e sbarre
scatenandosi per Marassi […]

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Contro le navi della morte nel porto di Genova

CONTRO LE NAVI DELLA MORTE NEL PORTO DI GENOVA

dal Collettivo autonomo lavoratori portuali

GIOVEDÌ 22 LUGLIO H 10-12 PRESIDIO A PALAZZO SAN GIORGIO

CONTRO L’ARRIVO DELLA BAHRI JAZAN

È in arrivo la Bahri Jazan, una “nave della morte”.

I portuali non vogliono collaborare a questo mercato e chiedono che il porto di Genova adotti un codice etico di rifiuto dei traffici di armi verso i teatri di guerra civile e i paesi che violano i diritti umani. Come del resto stabilisce la legge 185/1990.

Occorre che le istituzioni (Autorità di sistema portuale, Dogane, Capitaneria di porto, Magistratura, Prefettura) rispondano alle istanze dei lavoratori e dei sindacati, vigilino sui traffici di armi e rendano pubblici i dati sui carichi in movimentazione e transito, anche a garanzia della sicurezza dei lavoratori e dei residenti nei quartieri limitrofi al porto.

INVITIAMO TUTTI I LAVORATORI, MOVIMENTI CONTRO LA GUERRA, MILITANTI E COLLETTIVI POLITICI, ATTIVISTI,ANTIMILITARISTI, PACIFISTI, DEMOCRATICI AL PRESIDIO DAVANTI A PALAZZO SAN GIORGIO.

CHIEDIAMO DI CONOSCERE IL CARICO DELLA NAVE SE CORRISPONDE ALLE NORME DI SICUREZZA DEI LAVORATORI E DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE DI ARMI.

CHIEDIAMO LARCHIVIAZIONE DELLINGIUSTO PROCEDIMENTO PENALE CONTRO 7 LAVORATORI PORTUALI PER AVERE MANIFESTATO CONTRO LE BAHRI.

CHIEDIAMO DI LAVORARE PER IL COMMERCIO PACIFICO AL SERVIZIO DEL BENESSERE DEI POPOLI NON PER LA GUERRA E LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI.

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Insorgiamo!/ portare a sintesi le lotte

Portare a sintesi le lotte

Abbiamo letto il comunicato dei lavorator* della Gkn, che incolliamo qui sotto e che proprio come femministe ci è piaciuto molto. Va molto di moda parlare di intersezionalità come andava di moda contaminare, intersecare, condividere…ma il problema invece è portare le lotte a sintesi, vale a dire lottare in ogni ambito contro quelli che sono i cardini dell’oppressione e dello sfruttamento neoliberista <Chi parla di indennizzi e di ammortizzatori si mette quasi sullo stesso piano di chi ci vuole chiudere. Noi siamo in fabbrica, questa è casa nostra, da qua non ce ne andiamo. Qualsiasi altra cosa che verrà, sarà il risultato della nostra disperazione economica, non di certo della lotta. Ma l’obiettivo della nostra lotta è solo e soltanto bloccare i licenziamenti. Qua e ovunque.> Questo ci dicono e noi rispondiamo che hanno ragione e che come femministe dire basta alla violenza patriarcale significa autorganizzarsi, basta pietire, basta vittimizzazione e richieste allo Stato, il corpo è nostro, è casa nostra, e non intendiamo delegare a nessuno il suo controllo e la sua gestione. Lottare contro il controllo sociale in tutte le sue forme significa portare a sintesi la lotta che stanno conducendo i lavorator* delle Gkn, questa è la nostra solidarietà.  

Comunicato dei lavoratori della Gkn

Permetteteci di puntualizzare alcune cose:

1. I lavoratori Gkn non sono 422. Sono oltre 500 perché noi siamo tutti colleghi sotto lo stesso tetto: interni e ditte in appalto.

2. Siamo stati licenziati con una modalità atroce e con una violenza psicologica importante. Questo aiuta a farvi capire che abbiamo a che fare con persone senza scrupoli. Tuttavia chi si concentra solo sulla modalità con cui siamo stati licenziati, si concentra sulla forma e non sulla sostanza.

3. Chi parla di “caso specifico” Gkn si mette quasi sullo stesso piano di chi ci vuole chiudere. Ma soprattutto mette in pericolo tutti i lavoratori di questo paese. Perché nega implicitamente che siamo gli ultimi di una lunga serie e i primi di una ulteriore serie di chiusure e delocalizzazioni. 

4. Se sfondano qua, sfondano da tutte le parti. Perché siamo una grossa azienda e siamo organizzati. Immaginatevi aziende piccole e meno organizzate.

5. Chi parla di indennizzi e di ammortizzatori si mette quasi sullo stesso piano di chi ci vuole chiudere. Noi siamo in fabbrica, questa è casa nostra, da qua non ce ne andiamo. Qualsiasi altra cosa che verrà, sarà il risultato della nostra disperazione economica, non di certo della lotta. Ma l’obiettivo della nostra lotta è solo e soltanto bloccare i licenziamenti. Qua e ovunque.

6. Il Mise venga qua a incontrarci. Le multinazionali delocalizzano, noi invece chiediamo di localizzare la trattativa. Sempre che il Mise abbia il coraggio di reggere lo sguardo di una comunità orgogliosa e non piegata

7. La nostra vicenda si lega indissolubilmente a quella di FCA stellantis. Cosa dobbiamo aspettare per una mobilitazione del settore?

8. A tutti coloro che ci portano solidarietà (circoli Arci, categorie sindacali, singoli lavoratori,  ecc) diciamo grazie, grazie, grazie. Non riusciamo a rispondervi né a citarvi tutti senza fare torto a qualcuno. Sarà lunga. Non dimenticateci quando l’attenzione mediatica calerà

9. Proprio per avere un canale di solidarietà più puntuale, nascerà una pagina di solidarietà alla vertenza. Avrete notizie a breve

10 Sciopero generale e corteo nazionale: è quello che stiamo valutando. Avrete nostre notizie

Abbiamo le lacrime agli occhi, mille storie umane da raccontare ma oggi non è questo il punto. Non siamo i poveri operai che vanno a casa. Siamo dignità, orgoglio e resistenza.

Fate un favore a voi stessi unendovi alla nostra lotta.

Insorgiamo.

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Estremamente grave!/ Università di Milano

L’Università di Milano escluderà gli studenti non vaccinati dal diritto all’alloggio

L’Università di Milano escluderà gli studenti non vaccinati dal diritto all’alloggio

 

Come ogni anno le università stanno pubblicando i bandi attraverso i quali gli studenti che ne abbiano i requisiti di reddito possono richiedere di alloggiare negli studentati ad affitto calmierato. Tra queste anche l’Università di Milano “La Statale”, che ha però aggiunto un nuovo requisito: gli alloggi saranno disponibili solo per gli studenti che si siano vaccinati. Non chiede il possesso del passaporto vaccinale, ma esclusivamente l’avvenuta vaccinazione, facendolo diventare di fatto un obbligo da assolvere per tutti gli studenti che desiderino accedere al diritto della richiesta di alloggio.

A pagina tre del “Bando di concorso per il servizio alloggi per il diritto allo studio” si specifica infatti che è previsto «quale requisito di accesso al posto alloggio di essere muniti della certificazione di avvenuta vaccinazione Covid-19″. Un requisito ribadito laddove si elencano i requisiti di ammissione, specificando che «alla domanda deve essere allegata la certificazione di avvenuta vaccinazione Covid–19 per chi ne è già in possesso». E chi non ne fosse ancora in possesso? Potrà comunque accedere al bando, ma con l’impegno a presentare il certificato di avvenuta vaccinazione entro il 31/12, pena l’esclusione. Si specifica infatti all’art. 6.3 del bando che «Gli studenti sprovvisti della certificazione di avvenuta vaccinazione Covid–19 sono ammessi con riserva fino al 31/12 /2021. In caso di mancanza del requisito saranno esclusi dalla graduatoria e i posti rimasti vacanti saranno riassegnati mediante scorrimento». Continua a leggere

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Zardins Magnetics ritorna il 23 luglio

Causa momentanea indisponibilità a realizzare contributi e approfondimenti da remoto, la puntata di giovedì 16 non andrà in onda.

Ritorneremo in diretta dagli studi di via Volturno a Udine a partire da giovedì 23 luglio.

A presto sui 90.0 Mhz di Radio Onde Furlane o in streaming!

FM 90.0 MHz https://radioondefurlane.eu/
https://www.facebook.com/radiazioneinfo/
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

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La verità del corpo

La verità del corpo

Elisabetta Teghil

Questa società si definisce mediante il posto ed il valore che assegna ai due sessi e ai loro atteggiamenti socialmente costituiti. Il che comporta il fatto che esistano tante maniere di realizzare la femminilità quante sono le classi e le frazioni di classe. La verità di una classe o di una frazione di classe si esprime, quindi, nella forma in cui i sessi sono distribuiti al suo interno.

Mentre il femminismo ha cercato di portare a consapevolezza e di utilizzare politicamente tale correlazione, nella risposta socialdemocratica i ruoli sessuali continuano ad essere definiti e le nuove esperienze ibridanti della sessualità, transessuali e transgender, non sono tese alla rimozione dell’organizzazione classista e sessista, ma ne costituiscono una variante, spesso al servizio della soluzione economicamente più redditizia.

Pertanto il “femminismo socialdemocratico” e l’ibridismo sessuale filo-occidentale, diventano puntelli di questo ordine sociale.

In questo modo si avalla il principio che questa società sia positiva e la si eleva ad assoluto, rispetto alla quale il divenire temporale deve essere considerato come una forma già precompresa ed organizzata. Da qui, la radice, la causa ed il principio della violenza che la società stessa perpetra e che viene giustificata come difesa dell’ordine naturale e razionale. Accettando l’esistenza, l’ordine e la gerarchia delle classi sociali come naturali, le funzioni politiche dello Stato acquistano valenza sociale. Da qui, il diritto all’uso della forza ed al monopolio di questa che lo Stato pretende di avere, per cui si sanziona il principio della violenza legalizzata ed istituzionalizzata.

Per questo dimenticano che lo stesso corpo è un prodotto sociale.

Non esistono segni “ fisici” veri e propri. L’immagine sociale del proprio corpo, con cui ogni soggetto deve fare i conti, si ottiene attraverso l’applicazione di un sistema di classificazione sociale. I segni costitutivi del corpo sono prodotti di una fabbricazione culturale vera e propria.

Dimenticare questo ha comportato devitalizzare l’impulso rivoluzionario del femminismo, deviandone la sensibilità, l’immaginazione e l’analisi verso forme di determinazione individuale e collettiva opposte alle premesse ideali.

I sentimenti umani di reciproco riconoscimento, di mutuo aiuto e di vicendevole costruzione delle proprie esistenze, sono stati tradotti in promozione individuale e sostituiti da meccanismi di promozione sociale, isolando le soggettività indisponibili a questa soluzione e le tante non coinvolte in questo processo, mettendole nella situazione di essere represse. Chi ha fatto queste scelte si è resa complice del razzismo istituzionale che rinchiude nei Cpr per condizione, della discriminazione e persecuzione di comportamenti, etnie, nazioni o parti politiche della società.

La ricerca della felicità individuale e collettiva è stata capovolta in una realizzazione personale totalmente dimentica dell’originaria azione creativa e dialettica del femminismo, capovolgimento favorito attraverso l’indirizzo dei mezzi comunicativi e formativi di massa, per cui ogni riflessione e pratica eterodiretta rispetto alle pratiche dominanti, viene rinchiusa nella logica del negativo e del patologico, da reprimere, utilizzando le componenti socialdemocratiche riformiste come agenti controrivoluzionari.

Da qui l’incremento della violenza: a quella tradizionale che si manifestava nello sfruttamento all’interno del sistema organizzato di fabbrica o di impresa capitalistica, a quella che veniva esercitata nei confronti di chi aveva un orientamento ideologico diverso, a quella secolare di genere, oggi si è aggiunta quella di piegare al capitale, valore assoluto, la stessa libertà esistenziale-vitale.

In questa società, “realizzazione della civiltà”, la violenza non è più qualche cosa di esterno, ma è immanente, è causa e principio, e, perciò, è legalizzata ed istituzionalizzata.

La visione esclusivamente emancipatoria della condizione della donna, annulla l’idea e gli ideali di liberazione, rimuovendo l’orizzonte comune e collettivo della libertà.

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Retorica tossica su rinascita e resilienza

45 anni di retorica tossica su rinascita e resilienza

Nicoletta Poidimani

Poiché molte me l’hanno chiesto, carico qui la registrazione dell’incontro che si è tenuto in piazza a Seveso sabato 10 luglio, a 45 anni dal disastro dell’Icmesa.

Purtroppo ho dovuto fare un paio di piccoli tagli all’audio quando le voci erano completamente sovrastate dai rumori di fondo, ma la sostanza dei discorsi non ne ha risentito.

Ringrazio di cuore chi ha partecipato all’incontro, il comitato No Pedemontana e l’archivio Seveso-Memoria di parte che l’hanno organizzato, Stefania Senno per la sua inaspettata partecipazione e per la generosità e la fiducia con cui ha condiviso la sua dolorosa esperienza.

Ascolta: parte 1parte 2parte 3.

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Boicottiamo la guerra/ 16 e 17 luglio a Genova

Genova 2021, navigando in mare aperto.

Riflessioni sui conflitti per cambiare il mondo. Genova, 16 e 17 luglio, presso CAP (Circolo portuali) via Ariberto Albertazzi 3r

https://www.facebook.com/events/142410967870922/?ref=newsfeed

// Programma:

Venerdì 16 luglio Ore 17:00 – Conflitti sociali e democrazia autoritaria. Ore 21:00 – Conferenza internazionale dei lavoratori portuali: fuori la guerra dai porti.

Sabato 17 luglio Ore 10:00 – Competizione internazionale e nuove schiavitù. Ore 12:00 – Movimenti e organizzazione: lanciamo il cuore oltre l’ostacolo.

// Traccia

Vent’anni dopo il G8 di Genova ci troviamo in un contesto sanitario di normalità malata. Paghiamo gli effetti delle scelte dei governi occidentali di non aver prevenuto la pandemia perché avevano distrutta la sanità pubblica e poi la stanno gestendo senza mettere in discussione il sistema economico e politico che esclude la protezione della popolazione. Le polizie e le forze armate sono state sempre più rafforzate e spinte a pratiche repressive persino contro le vittime del super sfruttamento dei rischi sanitari e ambientali che non hanno mai protezione. Il governo Draghi col sostegno di tutti i partiti e dei maggiori sindacati impone una gestione liberista che non promette nessun risanamento dei gravi problemi che affliggono la maggioranza della popolazione: precariato semi-nero, lavoro nero, neo-schiavitù, mortalità dovuta a incidenti sul lavoro, condizioni di vita a rischio di malattie dovute all’inquinamento di aria, acqua, alimenti e ambienti (è di questo che muoiono ogni anno oltre 647 mila persone a cui si sono aggiunti gli oltre 100 mila per la pandemia). Di fronte a questo massacro sociale e di vite non si pensa in nessun modo a stanziare dei fondi in settori strategici come la sanità territoriale (derubricata a sanità telematica) o alla regolamentazione del generalizzato e mafioso sistema degli appalti (nel pubblico come nel privato): piuttosto, vengono investiti 30 miliardi del PNRR in spese militari, dimostrando che cosa sia realmente strategico per questo governo e per la classe dominante di questo paese.

Come vent’anni fa i dominanti non hanno alcuna intenzione di ridurre i loro profitti e la loro ricchezza che aumentano sempre di più mentre aumenta la povertà e si aggravano le condizioni di lavoro e di vita della maggioranza della popolazione. Pur di mantenere questo obiettivo di continuo aumento della loro ricchezza e del loro potere -come suggerisce il Fondo monetario internazionale- sono pronti a usare ogni brutalità poliziesca e militare contro chi si rivolta contro questo dominio, l’accanimento giudiziario nei confronti dei militanti e persino contro le vittime delle grandi opere devastanti come il TAV, il TIP, il MUOS, il TAP e altri grandi cantieri sostenuti da tutti i partiti, massonerie e opus dei.

È ormai evidente che in tutti i paesi come in Italia il potere economico e politico punta a sfruttare la pandemia per aumentare il controllo sociale e politico e le forme dello sfruttamento, per erodere sempre più le possibilità e capacità di agire collettivo, cioè le lotte dei lavoratori e della popolazione per la propria protezione. Così come 20 anni fa, ancora una volta c’è un inasprimento della legislazione d’emergenza e degli strumenti per impedire la diffusione del conflitto sociale.

Questo è il primo punto di riflessione che vogliamo proporre alla discussione collettiva: come è cresciuto, anche da Genova 2001 in poi, il sistema del controllo e della riduzione delle libertà, come sono stati attaccati i movimenti e gli attivisti, e come questa restrizione delle libertà abbia corrisposto ad un accentramento delle decisioni e ad una progressiva riduzione degli spazi di agibilità e di espressione. L’Italia è uno dei paesi che più di altri ha fatto scuola sul tema della sospensione dei diritti democratici (si pensi alla legge contro il diritto di sciopero) e dove i meccanismi emergenziali sono poi diventati provvedimenti di gestione ordinaria e permanente dei rapporti sociali. Continua a leggere

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Oggi manifestazione a Venezia contro il G20

Oggi, sabato 10 luglio, manifestazione a Venezia, alle Zattere, contro il G20. Quando si forma un corteo la polizia carica.

Compagne, questo è quello che è successo alla manifestazione a Venezia contro il G20: poliziotti in borghese travestiti da compagni arrestano e destabilizzano. Hanno sempre tentato di fare questo, la difesa è non fidarsi di chi non conosciamo, impostare di nuovo la pratica dei piccoli gruppi , muoversi insieme, non permettere che nessun* venga arrestat* o fermat^ all’interno di un corteo o di una manifestazione.

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Colombia/autorganizzazione femminista

Data alle fiamme stazione di polizia a Medellín in risposta a uno stupro

ilrovescio.info

Pochi giorni fa, durante le proteste antigovernative a Medellin, in Colombia, una ragazza di 15 anni è stata violentata da dei poliziotti . Il 2 luglio, gruppi di femministe hanno dato fuoco alla stazione di polizia con bottiglie molotov.

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 8 luglio 2021

Zardins Magnetics di giovedì 8 luglio 2021

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

FM 90.0 MHz https://radioondefurlane.eu/
https://www.facebook.com/radiazioneinfo/
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

Gli argomenti:

* Sorveglianza speciale per reato di immaginazione – letture dal romanzo “Io non sono come voi” di Marco Boba – seconda parte
* A fianco di Natascia prigioniera anarchica in sciopero della fame – a fianco di tutti i detenuti e di tutte le detenute della galera di Santa Maria Capua Vetere – con tutte le prigioniere e con tutti i prigionieri in lotta
* 10 luglio 1976: dall’Icmesa di Seveso fuoriesce una nube tossica: triclorofenolo di diossina per armi chimiche – a 45 anni dai fatti proponiamo il contributo di Radio Cane “Seveso come un’infanzia”

Per contatti:
liberetutti@autistiche.org

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Per Annamaria e per noi

In ricordo di Annamaria Mantini/8 luglio 1975

E se non lottiamo
se non resistiamo
se non ci organizziamo ed uniamo e
prendiamo il potere di controllare le nostre stesse vite
allora indosseremo
l’aspetto esagerato della cattività
l’aspetto stilizzato della sottomissione
l’aspetto bizzarro del suicidio
l’aspetto disumanizzato della paura
e l’aspetto decomposto della repressione
nei secoli dei secoli e per sempre
E questo è quanto

Jayne Cortez

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Report Incontro Boicottiamo la guerra-30 giugno 2021

Report incontro “Boicottiamo la guerra” – 30 giugno

Il 30 giugno si è tenuto l’incontro “Boicottiamo la guerra” organizzato dagli Antimilitaristi Campani. Oltre alle realtà che compongono la rete campana (Comitato BDS Campania, Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio – Campania, Napoli Città di Pace, Rete campana contro la guerra e il militarismo) erano presenti i rappresentanti dei lavoratori portuali del CALP di Genova e del CLP di Napoli, il comitato sardo “Madri contro la repressione”, Cagliari social forum, Stop RWM, No Muos Catania, No Muos Palermo, No Muos Ragusa, Rete Antirazzista Catania, Coordinamenta Femminista e Lesbica, antimilitaristi di Ghedi e Livorno, attivisti singoli o appartenenti a realtà politiche.

L’incontro voleva essere un primo momento di confronto sulla necessità di rilanciare l’opposizione alla guerra e al militarismo a partire dal sostegno concreto alle azioni dei portuali contro la movimentazione e il transito di armi nei porti italiani e alle mobilitazioni dei comitati contro tutte le basi militari.

Tutti gli interventi hanno sottolineato l’importanza del rifiuto da parte dei lavoratori dei porti di Genova, Livorno, Ravenna e Napoli a caricare armi dirette nelle zone di guerra, del loro schieramento netto dalla parte degli immigrati e dei popoli oppressi e, soprattutto, dell’impegno che questi lavoratori stanno mettendo in direzione di un coordinamento internazionale tra i porti al fine di rendere ancora più incisivi e coordinati blocchi e scioperi futuri.

La stessa nascita dell’osservatorio Weapons Watch rappresenta uno strumento fondamentale per il monitoraggio del movimento delle armi attraverso i porti europei e per la messa in rete delle informazioni finalizzate a stimolare l’azione degli antimilitaristi e di sempre più lavoratori, sia quelli che fabbricano che quelli che movimentano le armi, e anche a salvaguardare la loro sicurezza. Il neo-coordinamento ha già cominciato a darsi scadenze unitarie. Il compagno del CALP di Genova ha ricordato che per il 16 luglio è stata chiamata una “Giornata contro le armi nei porti” che vedrà un primo confronto internazionale tra le realtà portuali. Egli ha fortemente sottolineato la necessità della solidarietà e della partecipazione attiva alle loro lotte per rafforzarle, ma anche per rispondere alla repressione già abbattutasi sui portuali liguri. Cinque di loro, infatti, sono indagati dalla procura per associazione a delinquere finalizzata a reati che vanno dalla resistenza, all’accensione di fumogeni e bengala (“dispositivi modificati in modo da renderli micidiali”), al lancio di oggetti pericolosi e, perfino, all’attentato alla sicurezza pubblica dei trasporti. La solidarietà e la partecipazione sono tanto più necessarie, dicevano i lavoratori del CLP di Napoli, quando questo tipo di lotta è solo agli inizi e si inserisce in un complesso contesto di vertenze aziendali, come nel caso del porto napoletano.

Proprio sulla lotta unitaria contro la repressione hanno insistito le attiviste del comitato “Madri contro la repressione”. L’Operazione Lince, inchiesta avviata nel 2014 dalla procura di Cagliari nei confronti dei movimenti in lotta contro l’occupazione militare della Sardegna, contro le basi e le esercitazioni militari, ha portato a processo 45 antimilitaristi con accuse che vanno dall’imbrattamento fino, per alcuni di loro, all’associazione con finalità di terrorismo. La prossima udienza si terrà il 14 settembre. Questa potrebbe essere una prima occasione per un’iniziativa unitaria.

Una proposta è stata ripresa dagli altri interventi. Tutti, infatti, hanno convenuto sul fatto che l’unica concreta arma contro la repressione è la solidarietà attiva insieme alla ricostituzione di un forte movimento contro il militarismo e, più in generale, contro le politiche del governo. Questo vuol dire superare le attuali debolezze. Oggi, come testimoniato da molte realtà, troppo spesso sui territori si fa fatica a mobilitare. E’ necessario ridare slancio alla lotta e superare la frammentazione anche alla luce di quanto alcuni evidenziavano: 1) una preoccupante corsa agli armamenti sul piano mondiale, che non si è fermata nemmeno durante la pandemia; 2) l’acuirsi dello scontro tra grandi potenze; 3) nuovi fronti di guerra che si aggiungono a quelli di Siria, Libia, Yemen, Iraq, ecc.; 4) una gestione militarizzata della pandemia che ha reso ancora più invasiva la presenza ed ha legittimato il ruolo delle forze armate anche in settori civili; 5) il crescente interventismo militare dell’Italia, come confermato dal rinnovo delle missioni all’estero già in atto e dal varo di altre due nuove missioni.

Durante la discussione sono stati toccati molti altri temi: l’ampliamento della fabbrica di bombe RWM Italia di Domusnovas (Sardegna); il transito di navi e sommergibili a propulsione nucleare nei nostri porti e la mancata diffusione dei piani sicurezza previsti in caso di incidenti; l’ampliamento del personale e dell’azione di Frontex – dispositivo chiave delle politiche contro gli immigrati e per la militarizzazione delle frontiere europee – contro cui è partita la campagna Abolish Frontex https://abolishfrontex.org/; il prezzo più alto pagato al militarismo e alla guerra dalle donne (a partire dallo stupro usato come arma); la necessità di portare la tematica del militarismo in tutti i contesti di lotta (ambiente, femminismo, migranti, lavoro); il ruolo di Israele nell’escalation militare e come modello per la sicurezza e la militarizzazione interna della stessa Italia e la necessità di avviare le campagne per l’abolizione dei trattati di cooperazione militare Italia-Israele e per il boicottaggio e il disinvestimento.

Temi su cui bisognerà tornare e per agire insieme. Tutti, infatti, hanno espresso la volontà di dare un seguito a questo primo confronto. In questa direzione ci si è impegnati a:

  • Consolidare i contatti e la trasmissione di informazioni con una mailing list

  • Accogliere, diffondere e sostenere le iniziative già messe in campo dalle singole realtà. In particolare:

  1. 16 luglio, “Giornata contro le armi nei porti” lanciata dal coordinamento porti

  2. 7 agosto, giornata di mobilitazione a Niscemi

  3. 14 settembre, iniziativa contro la repressione coordinata su tutti i territori

  4. 17-24 luglio “Caravana Canarias 2021”

https://www.facebook.com/carovanemigranti/photos/a.474367326040269/2325420620934921

  • Organizzare un secondo incontro in data da definire per proseguire il confronto e decidere nuove iniziative

Partecipanti all’incontro “Boicottiamo la guerra” – 30 giugno

01/07/21

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3 luglio 1969/la rivolta di Corso Traiano

3 luglio 1969/ la rivolta di Corso Traiano a Torino/ per ricordare, per riflettere, per imparare, per lottare.

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