Zardins Magnetics/ Podcast da ascoltare e tutta la nostra solidarietà

Zardins Magnetics è una trasmissione estremamente interessante all’interno di Radio Onde Furlane a cura dell'<Assemblea permanente contro il carcere e la repressione> (mail liberetutti@autistiche.org). Partecipano alla conduzione e alla trasmissione alcune compagne femministe friulane con cui abbiamo fatto e speriamo di fare ancora tante cose insieme. Ci fa e ci farà molto piacere ogni giovedì, quindi, farvi ascoltare in particolare alcune parti fatte da loro e in generale rimandarvi all’ascolto di tutta la trasmissione che va in onda appunto il giovedì dalle ore 20.00.

In particolare, in questi giorni alcun* redattor* sono stati denunciat*  per “istigazione a delinquere” e “calunnia” per un’intervista mandata in onda durante un presidio sotto il carcere di Udine durante la rivolta carceraria per l’emergenza covid-19.

Il neoliberismo non solo si pone come unica società possibile, non solo pretende asservimento e collaborazione, non solo esplica un controllo sociale a tutto campo, non solo non tollera forme di ribellione, non solo persegue i “reati” prima ancora di una eventuale realizzazione ma, della ribellione, vuole reprimere perfino il desiderio.

In questa società rimanere rivoluzionari/e è l’unico modo per rimanere vivi/e.

Tutta la nostra solidarietà a* compagn* dell'<Assemblea contro il carcere e la repressione>!!!

Coordinamenta femminista e lesbica

Zardins Magnetics del 14 maggio 2020

vi proponiamo la parte di trasmissione delle compagne con un’interessante analisi della figura di Ulrike Meinhof  e della RAF.

clicca qui

Qui potete ascoltare l’intera trasmissione  https://soundcloud.com/radiaz10n3/zardins-magnetics-14-maggio  

Qui potete ascoltare la radio in diretta streaming       ascoltareradio.com/onde-udine 

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Se la solidarietà è terrorismo, siamo tutt* terrorist*!!!

Corteo di solidarietà a Bologna 30 maggio ore 17,00 piazza VIII Agosto, lato parco della Montagnola (non lontano dalla Stazione)

Bologna – SE LA SOLIDARIETÀ È TERRORISMO, SIAMO TUTT* TERRORIST*! Corteo solidale con gli arrestat* [Aggiornato con concentramento]

<Non servivano 200 carabinieri, 2 anni di indagini,intercettazioni e telecamere nascoste per scoprire che 12 anarchic* sono anarchic*.

Poche pacche sulle spalle per “Il trionfo dell’operazione Ritrovo”: a Bologna lo sanno tutt* che i/le attuali imputati si sono spes* nella lotta contro l’apertura del Cpr di Modena, contro il controllo tecnologico e il sovranismo, a supporto dei/delle compagn* colpit* dalla repressione e a fianco dei/delle prigionier* in lotta. Mentre le fiamme e il fumo della rivolta venivano fuori dal carcere della Dozza, siamo andat* in tant* sotto quelle mura. In tant* abbiamo appreso con rabbia delle 14 morti di carcere bollate dai giornalisti come “14 morti di overdose a seguito delle rivolte”. Abbiamo appreso dei 2 detenuti morti di Covid qui a Bologna mentre ausl e amministrazione penitenziaria ordinavano “al personale” di non indossare le mascherine per non allarmare i/le reclus* rifiutandosi di dare dati sui contagi che avessero un minimo di verità, ammassando e trasferendo detenuti positivi anche in altre carceri. Leggere che qualcuno ha infranto le vetrate al DAP ci ha scaldato il cuore, comparato con quel che è successo forse ci è sembrato ben poco. A istigarci sono le ingiustizie e i privilegi, la tracotanza dei servi dello Stato che invade le nostre vite, che invade le nostre strade. Più del carcere a farci paura è un mondo di indifferenza in cui chi si ribella viene isolato.

Per quanto ci riguarda sappiamo semplicemente che ribellarsi è giusto!

E tanto basta: sappiamo da che parte stare.>

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Vanessa-Mae/Toccata e fuga

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Pandemia.Di tecno-assoluzionismo e di come la tecnologia non ci salverà.

Pandemia. Di tecno-assoluzionismo e di come la tecnologia non ci salverà

https://brucerabrucera.noblogs.org/

In questi mesi abbiamo dovuto lavorare molto di più: sembra buffo, visto che eravamo a casa. Nel frattempo tante cose sono successe su internet e, con l’avvicinarsi di un “dopo” incerto, vorremmo dire la nostra sperando che queste riflessioni servano ad aprire una discussione. O almeno chiarire un poco alcune vicende fondamentali di queste lunghe giornate.

Se c’è qualcosa che l’hacking ci ha insegnato è che la tecnologia è un terreno di dominio e come tale va scardinato. Oggi la soluzione tecnica viene sbandierata come panacea, semplice, accessibile, ma è pura propaganda.

La tecnica asservita al potere economico e politico sembra avere il diritto di parlare di tutto, proponendo soluzioni che vanno dalla sanità, alla formazione, alla gestione dei flussi di persone, ma parla sempre da una posizione disincarnata, senza l’esperienza diretta delle problematiche e delle risorse fondamentali da preservare. Questo tipo di approccio alla tecnica è per noi tossico e l’hacking continuerà a voler sollevare queste contraddizioni con i suoi strumenti.

La premessa

Le istituzioni hanno scelto di avere fin da subito un atteggiamento paternalista, con l’obiettivo di scaricare il pesante impatto del virus sulla “popolazione indisciplinata” che non rispetta i dettami della quarantena. Come se la limitatissima capacità di intervento non fosse dovuta alle condizioni critiche della sanità pubblica, stremata da anni di tagli, aziendalizzazioni su base regionale, privatizzazioni, accorpamenti e scelte sbagliate.

Invece di assumersi le responsabilità di una strategia che ha privilegiato i grandi centri nevralgici ospedalieri (grandi centri che da soli sotto pressione non avrebbero retto) a discapito di una sanità diffusa sul territorio, nelle comunicazioni ufficiali abbiamo assistito sgomenti all’elezione quotidiana di nemici pubblici, inviduati in categorie finora impensabili: il runner, il genitore con passeggino, il ciclista.

Si sono lasciate sole le persone anziane nelle RSA o nelle loro case, incrociando le dita perché non si presentassero negli ospedali, nascoste sotto a un grande tappeto mentre il problema del contenimento del virus veniva trasformato, con atteggiamento ottuso e punitivo, nel contenimento/isolamento della popolazione.

In cima a tutto questo spesso si è preferito dar seguito alla volontà di confindustria e di molte aziende di tenere aperti i luoghi di lavoro a tutti i costi, senza procedure di protezione verificate ed efficaci, sviando l’attenzione grazie ad un’insostenibile retorica di guerra (il personale medico-sanitario come “eroi in prima linea”) a giustificazione dell’esistenza della carne da cannone in corsia e nelle fabbriche così come in trincea. Il costo del sacrificio è caduto sulle persone più vulnerabili.

Tecno-buzzword e Covid-19

La prassi sanitaria è stata opportunamente confusa con la norma legislativa, attivando spesso un completo nonsense. Si è operato uno spostamento del problema: dal contenimento del virus si è passati ad un sistema di infrazioni da sanzionare, traslando così l’attenzione su quest’ultimo (il runner come arma di distrazione di massa). Di nuovo, si prende un problema complesso e lo si riduce a uno collegato, ma più semplice, illudendosi e lasciando intendere che il secondo sia equivalente e risolva il primo. Si fa strada il sillogismo per cui contrastare il virus significa sorvegliare le persone che zuzzurellano in qua e in là. A questo si aggiunge la più classica politica delle buzzword (parole tecniche, usate spesso in modo improprio per impressionare/influenzare chi ascolta con termini “alla moda”). Ci troviamo di fronte a un proliferare di “tecno-buzzword”: buzzword che presentano strumenti tecnologici come panacea di tutti i mali. Questa è una forma di tecno-soluzionismo che non risolve realmente i problemi e apre a una serie di ulteriori contraddizioni e criticitá. Continue reading

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Femminicida, altro che “stella sbagliata”!

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FEMMINICIDA, ALTRO CHE “STELLA SBAGLIATA”!

http://www.nicolettapoidimani.it/?p=1513

Una compagna a me molto cara facendo un po’ di ricerche ha scoperto che Christian Michele Locatelli, femminicida di Viviana, ha scritto dei libri, principalmente autoprodotti, che sono in vendita nelle maggiori librerie on line.
Propone, quindi, di scrivere a tutte queste librerie perché blocchino la vendita dei suoi libri.

Appoggio questa sua iniziativa, che rompe un preoccupante silenzio.

Qui di seguito i link al libro in vendita. Se ne trovate altri, segnalatemeli.

Amazonil LibraccioUnilibrola FeltrinelliLibreria UniversitariaMondadori StoreIbs.

Per scrivere, poi, alle librerie, occorre utilizzare i singoli contatti che di solito stanno in fondo alla pagina web.

Chi fosse già registrata in una o più di queste librerie, può anche lasciare un commento in coda alla recensione, come qualcuna ha già fatto.

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Consigli per una donna forte

“Consigli per una donna forte” … (Gioconda Belli)

Se sei una donna forte
proteggiti dalle bestie che vorranno nutrirsi del tuo cuore.
Usano tutti i travestimenti del carnevale della terra:
si vestono da sensi di colpa, da opportunità,
da prezzi che si devono pagare.
Non per illuminarsi con il tuo fuoco
ma per spegnere la passione
l’erudizione delle tue fantasie
Non perdere l’empatia, ma temi ciò che ti porta a negarti la parola,
a nascondere chi sei,
ciò che ti obbliga a essere remissiva
e ti promette un regno terrestre in cambio
di un sorriso compiacente.

Se sei una donna forte
preparati alla battaglia:
imparare a stare sola
a dormire nella più assoluta oscurità senza paura
che nessuno ti tiri una fune quando ruggisce la tormenta
a nuotare contro corrente.
Educati all’occupazione della riflessione e dell’intelletto.
Leggi, fai l’amore con te stessa, costruisci il tuo castello, circondalo di fossi profondi però fagli ampie porte e finestre.
E’ necessario che coltivi grandi amicizie
che coloro che ti circondano e ti amano sappiano chi sei,
che tu faccia un circolo di roghi e accenda al centro della tua stanza
una stufa sempre accesa dove si mantenga l’ardore dei tuoi sogni.

Se sei una donna forte proteggiti con parole e alberi
e invoca la memoria di donne antiche.
Fai sapere che sei un campo magnetico.
Proteggiti, però proteggiti per prima.
Costruisciti. Prenditi cura di te.
Apprezza il tuo potere.
Difendilo.
Fallo per te:
Te lo chiedo in nome di tutte noi.

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Similitudini

Riceviamo da una compagna di Trento

“CRONACHE DALLO STATO DI EMERGENZA”

Similitudini

Catturare attraverso il Diritto tutte le espressioni della vita umana è un’utopia totalitaria. Totalitaria, perché la sua realizzazione renderebbe gli esseri umani simili alle macchine; utopia, perché lo Stato non potrà mai controllare tutto quello che facciamo. Vi si può avvicinare, però, e parecchio, sfruttando le occasioni più propizie. Cos’hanno di particolare i Decreti emanati in nome dell’emergenza Coronavirus rispetto alle innumerevoli leggi liberticide che hanno costellato la storia di questo Paese? Non solo e non tanto l’estensione di massa delle restrizioni, ma il fatto che – capovolgendo le basi dell’ideologia liberale – questi Decreti definiscono come consentito non ciò che non è espressamente vietato, ma ciò che è espressamente permesso. Ebbene, qual è l’unico luogo in cui le attività si
dividono tra quelle espressamente permesse e quelle espressamente vietate? Il carcere.
Mentre non incassa ancora il consenso necessario a introdurre l’applicazione “Immuni” per il tracciamento digitale dei contatti sociali, lo Stato ha iniziato a prevedere per alcuni detenuti semi-liberi l’obbligo di possedere uno smartphone per la geolocalizzazione. In sostituzione di cosa? Dei braccialetti elettronici, la cui costruzione è affidata a una delle compagnie di telefonia mobile (Fastweb).
L’avanzata della tecnologia digitale permette ciò che i regimi totalitari del passato non hanno nemmeno osato immaginare.

Continuate a leggere tanto altro qui  https://ilrovescio.info/wp-content/uploads/2020/05/Cronache7.pdf

e qui  https://ilrovescio.info/

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Il nemico interno

IL NEMICO INTERNO/4

di Alexik

carmillaonline.com

Finalmente è arrivata la fase due, e come promesso appaiono i primi timidi segnali di ritorno alla normalità.
Nella classifica dei ‘nemici pubblici della nazione’ cominciano a scendere verso il fondo della graduatoria i frequentatori di spiagge e giardinetti, gli appassionati di jogging e quelli che portano a spasso il cane, categorie che hanno calamitato negli ultimi due mesi gran parte dell’odio sociale e dell’arbitrio poliziesco.

Al loro posto in compenso ritorna in pole position un evergreen: gli anarchici sovversivi.
Una scelta che sa di tradizione, di un ritorno ai classici ed alle vecchie abitudini consolidate.
E questo non solo in tema di montature contro gli anarchici, di cui la storia offre esempi a piene mani, da Sole e Baleno a Valpreda, e ancor più a ritroso fino a  Sacco e Vanzetti.
Ma anche per la riedizione aggiornata del vecchio arnese dei reati associativi e dello spauracchio del terrorismo.
Che è un po’ come dire:

È vero, abbiamo prodotto innovazioni impensabili fino a pochi mesi fa.
A colpi di decreto abbiamo costretto metà del paese agli arresti domiciliari e l’altra metà al lavoro forzato.
Abbiamo trasformato le italiche strade in un’immensa fiera dello sbirro dove, in assenza di testimoni, ogni abuso è diventato lecito .
Abbiamo istigato milioni di persone (per la verità già predisposte) alla delazione, all’odio e all’aggressione contro il “folk devil” di turno, nascosto nei panni di ogni ignaro passante, potenziale untore in base alla mera appartenenza al genere umano.
Abbiamo sviluppato sistemi di tracciamento che permetteranno di immagazzinare su server gestiti da noi, o dai nostri appaltatori, i dati decriptabili sulle persone che ogni singolo abitante della penisola incontra durante il giorno. Sistemi che verranno accolti col plauso del Belpaese in nome della sicurezza sanitaria.
Abbiamo sospeso il diritto di sciopero.
Abbiamo ostacolato e represso con nuovi efficaci strumenti ogni forma di protesta di piazza, proibito ogni riunione in luogo pubblico o privato che potesse agevolarne l’organizzazione, additando le trasgressioni come un pericolo per la salute pubblica.

E lo abbiamo fatto [Geniale!] sventolando a giustificazione i dati sui morti che noi stessi abbiamo prodotto, dopo aver tagliato per 30 anni la sanità, dopo aver trasformato gli ospedali e le case di riposo in epicentri di contagio, e costretto milioni di persone ad assembrarsi ogni giorno sui luoghi di lavoro e di trasporto al lavoro.

In linea con quanto succedeva nel resto del mondo, abbiamo approfittato di una terribile epidemia per trasformare la penisola in un immenso esperimento di controllo sociale, dei cui risultati godremo in maniera permanente.
Ma non pensiate che  tutto questo abbia soppiantato l’eredità teorica e pratica, la varietà dei dispositivi e la ricca strumentazione giuridica accumulata durante secoli di sviluppo del potere poliziale1.

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Il nemico ritrovato

dalle compagne e i compagni di Punto di rottura-Milano

IL NEMICO RITROVATO

Stamattina, ancor prima dell’alba, a un’ora davvero improponibile, i Ros
hanno eseguito dodici mandati d’arresto (sette in carcere e cinque
misure custodiali non detentive con varie restrizioni) a Bologna, Milano
e nel fiorentino.  L’inchiesta è condotta dal pm Stefano Dambruoso della
procura di Bologna, che a partire dalle sue fantasistiche, e
pesantemente offensive per il buon senso, inchieste sul “terrorismo
islamico” ha costruito una fortunata carriera politica, prima di tornare
a occuparsi dei compagni, come aveva iniziato a fare dal ’96.
Le accuse, in quest’ultima operazione (denominata ‘Ritrovo’), sono: art.
414 (Istigazione a delinquere), art. 639 (Deturpamento e imbrattamento),
art. 635 (Danneggiamento), art. 423 (Incendio) contestato a una persona.
A condire e “sostantivare” a fini repressivi il tutto, ecco il 270bis
(Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di
eversione dell’ordine democratico), perché “un 270bis non si nega a
nessuno”, come scrisse un compagno avvocato. In questo caso il 270bis è
stato contestato a chi ha la misura cautelare in carcere.
Nel momento in cui scriviamo, non abbiamo ancora avuto modo di leggere
‘le carte’ giudiziarie, stando a quanto riporta la stampa, la tesi
dell’accusa parla di “una associazione finalizzata al compimento di atti
di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine
democratico dello Stato italiano, con l’obiettivo di affermare e
diffondere l’ideologia anarco-insurrezionalista, nonché di istigare, con
la diffusione di materiale propagandistico, alla commissione di atti di
violenza contro le Istituzioni politiche ed economiche dello Stato
impegnate nella gestione dei Centri Permanenti di Rimpatrio e nella
realizzazione di politiche in materia migratoria”. Gli inquirenti
parlano anche di un’“articolata trama di rapporti tra gli attuali
indagati e diversi gruppi affini, operanti in varie zone del territorio
nazionale” con lo scopo di “contrastare, anche mediante ricorso alla
violenza, le politiche in materia di immigrazione e, in generale, le
istituzioni pubbliche ed economiche, con indicazione di obiettivi da
colpire e le modalità di azione”. Insomma, ciò che un giornale come Il
Messaggero riassume brillantemente nel titolo “promuovevano la lotta
contro lo Stato”. Continue reading

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Operazione “Riprovo”:un’operazione sporchissima!

Operazione “RIPROVO”: un’operazione sporchissima!

Questa notte 7 compagne/i sono state/i arrestate/i in esecuzione di un’ordinanza del GIP di Bologna per 270bis.  Elena, Nicole, Stefania, Guido, Duccio, Giuseppe, Leo.

Sono state perquisite le loro abitazioni e il Tribolo.   Altr* cinque compagn* hanno ricevuto la misura dell’obbligo di dimora e di firma a Bologna. Anche le loro abitazioni sono state perquisite.

Hanno dato loro il 270bis con accuse inesistenti, come potete leggere anche dai giornali: 

https://www.agi.it/cronaca/news/2020-05-13/terrorismo-anarchici-arresti-8596558/

https://bologna.repubblica.it/cronaca/2020/05/13/news/terrorismo_arrestati_dodici_anarchici-256464068/

Contro alcuni/e di loro era già stato fatto un processo basato sul nulla – e finito con l’assoluzione piena di tutte/i in primo grado e, poi, in appello – circa un decennio fa.  All’epoca si chiamava ‘operazione outlaw’ e li avevano accusati/e di associazione a delinquere con finalità eversive. La vera ragione di quel processo era colpire la lotta senza mediazioni contro i lager di stato per immigrate/i. I giornali, l’Espresso incluso, si mobilitarono per creare ‘i mostri anarchici’.

Come femministe che lottavano contro i Cie, insieme a tante altre compagne, ci siamo mobilitate e abbiamo dato la nostra piena disponibilità ad essere testimoni per la difesa al processo.  Qui il comunicato della questura all’epoca:

https://questure.poliziadistato.it/it/Bologna/articolo/5730dd88ea64e335958192

Qui l’opuscolo fatto dai compagni e dalle compagne su quella operazione:

https://www.inventati.org/rete_evasioni/?p=733

e un comunicato sull’assoluzione in appello

https://www.autistici.org/cna/2017/05/18/bologna-outlaw-assolti-in-appello-i-compagni-di-fuoriluogo/

L’attuale inchiesta, coordinata anche da Dambruoso (https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Dambruoso) si chiama ‘Ritrovo’. L’avrebbero dovuta, invece, chiamare RIPROVO, visto che la volta scorsa l’operazione repressiva gli è andata male…Crediamo che gli arresti di stamattina siano un chiaro segnale dell’aria che tira, ed è aria molto brutta: dopo aver disposto delle vite di tutti/e, imponendo una reclusione generale col pretesto del covid, ora vogliono dimostrarci con la forza e la repressione che lo stato è infallibile e guai a chi lo tocca o si permette di criticarne l’operato!

Non è tollerata nessuna critica, ma solo supina obbedienza.

L’operazione repressiva di questa mattina è un gravissimo atto intimidatorio nei confronti di chi con determinazione porta avanti verità e lotta per cambiare lo stato di cose esistente.

È un atto intimidatorio nei confronti di tutte noi!

 Le compagne della Coordinamenta femminista e lesbica e compagne  femministe solidali

………………………………………………………………………………………………………………………

Per scrivere alle compagne e ai compagni arrestat*:

-Elena Riva e Nicole Savoia/ Str. Delle Novate 65 -29122-Piacenza

-Duccio Cenni e Guido Paoletti/ via Arginone 327-44122-Ferrara

-Giuseppe Caprioli e Leonardo Neri/ Strada San Michele 50a-15121-Alessandria

-Stefania Carolei/ via Gravellona 240-27029-Vigevano-PV

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12 maggio 2020 a Ponte Garibaldi.

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12 maggio per sempre!

12 maggio per sempre/ Per Giorgiana e per noi.

Giorgiana/Materiali

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Ammalarsi di paura

AMMALARSI DI PAURA

di Stefania Consigliere e Cristina Zavaroni

https://www.wumingfoundation.com/giap/

0. Il Covid-19 come macchina di visione

La migliore filosofia della nostra epoca lo insegna da anni: la grande partizione fra natura e cultura, fra regno dell’oggettività e regno dei desideri, non è che un costrutto moderno. Nell’impero del rilevamento e dei big data lo abbiamo (ri)scoperto a nostro danno: i fatti neutri non esistono; nessun dato è semplicemente “dato”, ogni dato è l’esito di una scelta osservativa, di un’interpretazione, di un’intenzione, di una politica. Non c’è visione del mondo che non sia frutto del convenire degli sguardi, delle attitudini, delle scelte consapevoli e inconsapevoli di una comunità; e non c’è cultura condivisa da un gruppo che non operi delle semplificazioni perché, come insegnano le scienze fisiche, il reale è troppo complesso per essere afferrato a partire da una sola prospettiva.

Finché tali semplificazioni non sono eccessive, quel mondo resta vivibile; se lo diventano, e non sono più in grado di “reggere” all’impatto dell’esperienza, si arriva a quella che Ernesto de Martino chiamava «apocalisse culturale», un soprassalto del reale che scompagina il quadro condiviso e mette a rischio la tenuta di quel mondo. Quando ciò accade, quel che si rivela non è il reale nella sua oggettività primigenia, ma una sorta di “buio epistemologico”, nel quale occorre navigare a vista con strumenti antichi.

È quanto possiamo osservare nell’emergenza Covid-19, vera e propria “macchina di visione” in grado di strapparci al sonno delle nostre convinzioni e rimetterci di fronte alla complessità del reale. Nella più grande crisi pandemica del dopoguerra, non abbiamo dati affidabili né sul numero di infettati, né sul numero di morti, né sugli effetti delle diverse misure di contenimento, né su quel che si prospetta per il prossimo futuro.

Prevedibile, in circostanze siffatte, una sorta di «nostalgia del semplice», il tentativo di spiegare un universo complesso in base a poche ipotesi elementari. Complottismo e letture paranoiche trovano qui la loro radice, come anche i richiami alla Scienza – e cioè allo scientismo – di raffinati intellettuali che, fino a ieri, si atteggiavano a pensatori critici. Hic Rhodus, hic salta: ora più che mai bisogna riaffermare che la realtà è enormemente complessa e può essere – parzialmente – afferrata solo attraverso un pensiero complesso. Attorno a questo nodo si giocheranno le possibilità di uscita intelligente dalla crisi; e, d’altro canto, la semplificazione della complessità è, da sempre, operazione reazionaria di dominio sulle coscienze. Continue reading

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Cannibalismo coloniale

CANNIBALISMO COLONIALE 

di Nicoletta Poidimani

http://www.nicolettapoidimani.it/?p=1501

Non c’è nessun su o giù nello spazio esteriore della terra, dunque il nord come “su” e il sud come “giù” sono definizioni puramente arbitrarie. La rappresentazione dell’Europa e dell’America che stanno in alto sulle carte geografiche e sui mappamondi, e che è universalmente familiare, è solo un espediente visuale per rafforzare l’idea che è giusto e appropriato che la gente bianca stia sopra, domini il mondo. Per ri-orientarvi, ruotate le carte geografiche e i mappamondi di 180 gradi. Amoja Three Rivers

L’altro giorno al supermercato volevo comprare gli agretti, gustosissimi e fondamentali per il loro apporto di minerali e vitamine.

Conoscevo da decenni il loro nome popolare: le ‘barbe di frate’.
Ma non ne conoscevo la versione coloniale e proprio in quella mi sono imbattuta: Erbette Negus!

Sorpresa e disgustata dall’ennesimo riscontro dell’italica incapacità di fare i conti coi nostri trascorsi coloniali, una volta tornata a casa ho cercato in rete se quel nome fosse diffuso.
Et voilà:
La Barba del Negus (o Agretti)
La Barba del Negus (Negus è un titolo nobiliare etiope corrispondente a quello di re) è le piantina giovane della Salsola soda e a seconda delle varie regioni d’Italia è detta anche  Barba dei Frati , Agretti, Lischi, ecc..

A questo segue perfino una ricetta per preparare la Barba del Negus in padella! Continue reading

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Un filo rosso/Rosa Luxemburg e Ulrike Meinhof

Un filo rosso: Rosa Luxemburg e Ulrike Meinhof

di Elisabetta Teghil

<…I socialdemocratici degli anni ’70 con il Cancelliere Helmut Schmidt, stanno ai socialdemocratici degli anni ’20 con il Cancelliere Friedrich Ebert, come la RAF sta alla lega di Spartaco e Ulrike Meinhof sta a Rosa Luxemburg. Non dobbiamo permettere che Ulrike sia calunniata e poi fra quarant’anni riletta e manipolata così come è stato fatto con Rosa Luxemburg, magari dagli accademici di scuola socialdemocratica.
Questo scritto è dedicato con affetto a Petra Schelm .>

Un filo rosso: Rosa Luxemburg e Ulrike Meinhof

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