Non Votare!!!

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25 settembre 2022/giornata astensionista all’Orto Insorto!

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La coordinamenta a Genova! venerdì 30 settembre alla Libera Collina di Castello

Venerdì 30 settembre saremo a Genova a presentare <Femminismo: paradigma della Violenza/Non Violenza>

” E’ necessario recuperare la valenza antagonista e liberatoria del femminismo. Riaffermare con forza l’alterità di ogni movimento femminista a qualsiasi ipotesi di gestione di questa società”

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 22 settembre 2022

Zardins Magnetics di giovedì 22 settembre 2022

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Da Radio Black Out intervento di un compagno da Atene su Exarchia,
minacciata da repressione e speculazione
✓ Guerra e pandemia stessa strategia: il Coordinamento No Green Pass di
Trieste torna in piazza
✓ Solidarietà a Dayvid e a tutti i compagni minacciati e a tutte le
compagne minacciate dal mandato di arresto europeo (MAE)

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

Pensieri, musica, parole:
Assemblea permanente contro il carcere e la repressione

Contatti di posta:
Associazione Senza Sbarre
Casella Postale 129 – Trieste centro
34121 Trieste

Canale Telegram:
https://t.me/zardins

Contatti di posta elettronica:
liberetutti@autistiche.org

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Mettiamo a fuoco i problemi!

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Presidio sotto il tribunale di Milano/giovedì 22 settembre

Riceviamo e pubblichiamo

Il 22 SETTEMBRE si terrà l’ultima udienza riguardo la richiesta di SORVEGLIANZA SPECIA E nei confronti di un nostro amico e compagno. Tale misura vorrebbe imporre un vero e proprio isolamento sociale della durata di ben 3 anni. L’accusa sarebbe, non l’aver compiuto reati specifici, ma la presunta “PERICOLOSITÀ SOCIALE” motivata dalla partecipazione attiva a momenti di piazza contro le ingiustizie sociali. Una misura che parla da sé e che chiarisce quanto, per lo .Stato, a dover essere represso è e sarà chiunque non reagisce passiva­mente a Stato di Polizia, impoverimento generalizzato, sfrutta­mento e propaganda di terrore. Esprimiamo solidarietà a chiunque si trovi sotto attacco da parte dell’autorità. NESSUNO VERRÀ LASCIATO SOLO’

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Le iniziative della Consultoria autogestita!

Giovedì 29 settembre 2022 ore 19, 30-via dei Transiti 28-Milano

<E’ solo endometriosi>

Ciao a tutte, come Consultoria Autogestita vi invitiamo alla presentazione del fumetto “E’ solo endometriosi” di Fanny Robin e Mary Fait Des Gribouillis. Ne parliamo con la traduttrice e curatrice Chiara De Gregori, ginecologa e sessuologa presso l’ospedale San Paolo di Milano e alcune compagne che da tempo si occupano di salute da un punto di vista femminista e di classe.

H 19.30 presentazione e aperitivo

Consultoria Autogestita-Mi     https://consultoriautogestita.wordpress.com/

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì 15 settembre 2022

Zardins Magnetics di giovedì 15 settembre 2022

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Genova 2001 – Parigi 2022. Se la legge è un elastico, la solidarietà sia
una fionda.
Dialogo con una compagna dell’Assemblea “Sosteniamo Vincenzo Vecchi” su
doppia incriminazione, devastazione e saccheggio, estradizioni, mandato di
arresto europeo e sull’importanza delle azioni solidali.
✓ Alcune considerazioni su tortura, leggi speciali e 41 bis.

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
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Se la legge è un elastico, la solidarietà sia una fionda

riceviamo e pubblichiamo

GENOVA 2001 / PARIGI 2022:

SE LA LEGGE È UN ELASTICO, LA SOLIDARIETÀ SIA UNA FIONDA

A tre anni dal giorno della sua cattura in Francia – e a più di vent’anni dalle manifestazioni contro il G8 di Genova per cui è ricercato – Vincenzo è nuovamente a forte rischio “estradizione”.

Se nel 2020 i giudici di Corte d’Appello di Anger avevano deciso di non consegnarlo all’Italia per il controverso reato di Devastazione e saccheggio, lo scorso 14 luglio la Corte di Giustizia Europea si è espressa a favore della sua consegna, nonostante le evidenti incompatibilità tra questo particolare articolo di reato e codice penale francese.

La decisione definitiva spetta ora alla Corte di Cassazione di Parigi convocata per il prossimo 11 ottobre, ma gli spazi per una decisione contraria si sono notevolmente ridotti se non azzerati.

In sintesi il ragionamento alla base del verdetto europeo è questo: la regola della Doppia Incriminazione – quella che permette lo scioglimento di un mandato d’arresto europeo quando si è perseguiti per reati che non esistono nel paese ospitante – è da considerarsi un’extrema ratio, da applicare solo in casi davvero eccezionali; questo perché il meccanismo della giustizia comunitaria funziona solo se esiste “mutuo riconoscimento” tra paesi dell’Unione, cioè solo se gli uni si fidano degli altri, in quanto alleati e in quanto “paesi democratici”. Parafrasando: in questo caso la Francia dovrebbe fidarsi del sistema penale italiano e non indugiare troppo sulle sfumature autoritarie della legislazione a cui attinge. Dunque – a dar retta alla Corte di Lussemburgo – poco importa se l’Italia impiega norme ereditate dal fascismo per reprimere il dissenso di piazza, poco importa che la natura stessa di questo anomalo “attentato all’ordine pubblico” sia incompatibile con il codice penale francese, poco importa se in Francia gli stessi episodi contestati a Vincenzo avrebbero comportato meno della metà della condanna e poco importa persino se alcuni di questi episodi in Francia non avrebbero neppure portato a un’incriminazione; secondo la Corte di Giustizia Europea l’applicazione della regola della Doppia Incriminazione è da considerarsi facoltativa e, in ogni caso, deve essere valutata con grande cautela e interpretata in maniera molto restrittiva.

Siamo alle solite: quando si tratta di decidere se condannare qualcuno per un reato come la Devastazione e saccheggio – come avvenuto in Italia da Genova 2001 in poi – i giudici sono pronti a estendere l’interpretazione di vecchie norme (ideate in tempo di guerra per punire sommosse e razzie) per applicarle anche a contesti completamente diversi (un corteo, un centro di identificazione, uno stadio, un carcere) e a comportamenti di scala infinitamente minore (danneggiamento di vetrine, incendio di uno pneumatico o di un materasso…); con la stessa elasticità accettano poi di estendere il “concorso morale” fino a permettere attribuzioni che superano abbondantemente i confini della responsabilità individuale; quando invece si tratta di decidere se consentire l’applicazione di una regola europea che permette di stoppare mandati d’arresto iniqui, ecco che l’elastico della legge torna a stringersi a strozzo, e da estensiva – dove si tratta di comminare pene – l’interpretazione diventa restrittiva – quando si tratta di concedere diritti –.

La legge – ne abbiamo conferma anche ora – non è materia immobile e lineare: piuttosto somiglia a un elastico che segue le tendenze dell’epoca e i rapporti di forza interni alla società. I comitati di sostegno a Vincenzo e gli avvocati della difesa, hanno provato ad agire nel mezzo di queste contraddizioni e, a modo loro, sono riusciti ad aprire una fessura di libertà dentro una spirale repressiva – quella del post Genova 2001 – che a distanza di decenni ancora non trova fine; quella fessura torna ora a chiudersi e da strettoia legale rischia di diventare vicolo cieco.

Si avvia così alla conclusione una storia che intreccia giustizialismo all’italiana e garantismo all’europea; se il primo ha armato la repressione verso i manifestanti che a Genova protestavano contro il nuovo Ordine globale, il secondo disarma ora le difese per garantire una “serena” collaborazione tra Stati in materia di “estradizione”.

Non è stata una buona notizia neppure per Dayvid, arrestato ad Atene proprio lo scorso mese di luglio, con lo stesso capo d’imputazione di Vincenzo, ma ricercato dalle autorità italiane per fatti che risalgono alla manifestazione del 15 ottobre romano del 2011; il 19 agosto, anche a seguito del “parere vincolante” della Corte di Giustizia Europea sulla situazione di Vincenzo, il tribunale greco ha deciso a favore dell’applicazione del MAE, ordinando il suo rimpatrio. Un altro nome che si aggiunge alla lista dei “fuggitivi” agguantati per questo infausto reato in giro per l’Europa. Come Luca Finotti, arrestato nel 2018 a Zurigo e solo oggi vicino al fine pena (scontata per buona parte nel carcere di Cremona di Cà del Ferro). O Francesco Puglisi (detto Jimmi) preso a Barcellona nel 2013 e solo da poco finalmente libero. O ancora quel ragazzo arrestato in Francia al momento della sua iscrizione a una scuola di musica perché ricercato per il 1 maggio milanese del 2015 (poi assolto).

Se una sentenza diversa poteva segnare una discontinuità, quella appena formulata nel caso di Vincenzo difende lo status quo ed evita un precedente che avrebbe costituito un appiglio utile a chi in futuro si fosse trovato inseguito oltreconfine da una condanna per Devastazione e saccheggio.

Si confermano dunque le impressioni ricavate dall’osservazione degli ultimi anni: lo strumento del mandato d’arresto europeo – introdotto nel 2004 – tende nella prassi a spianare la strada verso un sistema di riconsegne rapide e frettolose tra paesi alleati, aggirando ciò che resta delle precedenti tutele in materia di estradizione. Se il caso di Vincenzo ha così a lungo inceppato questo automatismo è stato solo grazie alla sua particolarità e alla solidarietà che si è mobilitata tempestivamente in sua difesa.

Oggi come ieri quella tenace cerchia di amici e solidali è l’unica vera incognita che ancora si frappone tra Vincenzo e la prigione.  Per questo lo scorso 8 agosto a Rochefort en Terre – paesino di poche migliaia di abitanti in cui Vincenzo vive da dieci anni – si sono radunati in quattrocento per ricordare i tre anni esatti dal suo arresto e rilanciare la mobilitazione in suo sostegno.

È arrivato il momento di tornare a far sentire la nostra vicinanza anche dall’Italia.

Come commentava un esponente dei comitati di sostegno francesi di ritorno dalla prima udienza a Lussemburgo: “qui fanno le vacanze insieme, mangiano, ridono, discutono, costruiscono l’Europa. Noi cosa facciamo?”

TROVIAMOCI A PARLARNE Il 18 DI SETTEMBRE PER COSTRUIRE UNA MOBILITAZIONE PER L’8 OTTOBRE.

Appuntamento a Milano, domenica 18 settembre dalle ore 16 al Cox18 di via Conchetta, 18

Assemblea “Sosteniamo Vincenzo” di Milano

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 8 settembre 2022

Zardins Magnetics di giovedì 8 settembre 2022

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Un altro morto a Gradisca: sappiamo chi è Stato. Aggiornamento sul CPR di
Gradisca d’Isonzo.
✓ Considerazioni su tortura, leggi speciali e 41 bis.

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SAPPIAMO CHI è STATO

Riceviamo e pubblichiamo

Manifestazione domenica 4 settembre

A Gradisca si muore: sappiamo chi è Stato

Due giorni fa, il 31 agosto 2022, un ventottenne pakistano del quale non sappiamo il nome si è ammazzato nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Era entrato un’ora prima.

Si è ammazzato in camera; l’hanno trovato i suoi compagni di reclusione.

Voci da dietro al muro

Da dietro le mura del CPR ci gridano che il ragazzo pakistano «ha fatto la corda» subito dopo l’incontro con il Giudice di pace di Gorizia che aveva confermato la sua permanenza nel centro per tre mesi. Ci chiedono di dire che si è ucciso dalla disperazione per quella scelta sulla sua vita. Ci dicono che era nella zona blu, dove tolgono i telefoni e dove vanno le persone appena entrate. I detenuti ci dicono che gli operatori del centro tengono loro nascosto il nome del ragazzo, nonostante le loro richieste.

Ci raccontano che molti, dopo le udienze con il Giudice di pace, si sentono male e altri hanno provato a impiccarsi, salvati poi dai compagni di stanza. Raccontano che in quei momenti si sta molto male e si perde la testa. Ci raccontano che è peggio di qualsiasi carcere e che nel cibo vengono messi psicofarmaci. Ci chiedono che parlamentari e giornalisti raccontino quello che succede realmente nei CPR ed entrino.

Chi ci parla ci dice di temere per la sua incolumità per quello che ci sta raccontando. Ci dice che si sta esponendo per tutti ma che i militari lo stanno guardando. Ci fornisce il suo nome e indirizzo perché teme per la sua vita, per il solo fatto di raccontare quello che succede. E noi lo sappiamo bene, ricordiamo come fosse ieri le deportazioni seriali e il sequestro immediato dei telefoni di tutti i detenuti che avevano testimoniato la notte della morte di Vakhtang.

Qui di seguito pubblichiamo due dei molti video ricevuti da dentro: un video a riguardo è stato pubblicato anche ieri da LasciateCIEntrare.

A Gradisca si muore: sappiamo chi è Stato

 

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Non Votare/ volantino

scarica qui il volantino  volantino testo

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Non Votare/ Documento

NON VOTARE

<Hanno detto – non prendertela… Hanno detto – stai calma… Hanno detto – smettila di parlare… Hanno detto – stai zitta… Hanno detto – stai seduta… Hanno detto – abbassa la testa… Hanno detto – continua a piangere, lascia scorrere le lacrime… Come dovresti reagire? Dovresti alzarti ora dovresti stare in piedi tenere le spalle dritte tenere alta la testa… dovresti parlare dire cosa pensi dirlo forte urlare! Dovresti urlare così forte da farli correre a nascondersi. Diranno – “Sei una svergognata!” Quando lo senti, ridi… Diranno – “Hai un carattere dissoluto!” Quando lo senti, ridi più forte… Diranno – “Sei corrotta!” E tu ridi, ridi ancora più forte… Sentendoti ridere, grideranno, “Sei una puttana!” Quando dicono così, tu mettiti le mani sui fianchi, stai ferma e dì, “Sì, sì, sono una puttana!” Resteranno scioccati. Ti fisseranno increduli. Aspetteranno che tu dica di più, molto di più… Gli uomini fra loro arrossiranno e suderanno. Le donne tra loro sogneranno di essere una puttana come te. > TASLIMA NASRIN < Vai ragazza!>

Che il neoliberismo sia una vera e propria ideologia e che le sue linee di tendenza siano molto chiare ce lo dice, se mai ce ne fosse bisogno, la parabola politicoeconomica che l’Italia ha percorso in tutti questi anni.

Il PD è stato il motore trainante delle scelte che hanno portato alla privatizzazione di importanti strutture pubbliche, alla svendita di interi settori produttivi alle multinazionali, alla aziendalizzazione della sanità, della scuola e degli altri servizi sociali, alla trasformazione del mercato del lavoro, nel senso di una precarizzazione selvaggia, alla distruzione dei ceti medi e delle piccole strutture economiche, alla elaborazione di una vera e propria ideologia della “sicurezza” e “legalità”, apparato teorico giustificativo di una serie di stravolgimenti dello stesso diritto borghese, primo fra tutti la creazione di quelle infami istituzioni totali chiamate oggi Cpr e del principio della detenzione amministrativa e delle sanzioni amministrative. Riforme che hanno avuto un forte impatto sul tessuto sociale e culturale del Paese, determinando alcuni spostamenti del comune sentire, progressivamente sempre più assuefatto all’utilizzo di strumenti di controllo generalizzato, capillare, diffuso e parossistico di ogni azione personale e collettiva. Una maggiore disponibilità della popolazione all’asservimento che se, per un verso, è stata estorta anche attraverso il frequente ricorso ai meccanismi del governo emergenziale, per altro verso, come in un circolo vizioso, rende meno problematica la possibilità stessa di ricorrere al paradigma emergenziale; come è stato reso palese dall’avvicendarsi, senza soluzione di continuità, dello stato di emergenza pandemico e di quello bellico, per non parlare di quello climatico, che seguirà.

In questo contesto, la decostruzione della “democrazia” parlamentare borghese, un gioco taroccato che pure ogni tanto occasionalmente poteva essere usato dalle classi subalterne, è un percorso cominciato da lungo tempo, le cui tappe fondamentali possono essere individuate nell’alterazione del sistema elettorale, sotto il profilo della sostituzione del metodo proporzionale in favore di quello maggioritario, nella torsione verso lo strapotere dell’organo esecutivo, conquistata attraverso il ricorso abusivo alla decretazione d’urgenza (con la complicità delle camere che puntualmente convertono i decreti in leggi ordinaria) e all’uso della fiducia nelle votazioni parlamentari, nella progressiva e apparentemente inarrestabile estensione dell’ambito territoriale e materiale della legislazione di emergenza, nella normalizzazione dei governi tecnici e, più recentemente, nel compimento di una tecnocrazia diffusa in reti sovranazionali e transnazionali di enti tecnico-scientifici (di natura spesso privata). Un progetto di lunga durata a cui ha partecipato, a diverso titolo, tutto l’arco partitico, completamente appiattito su posizioni neoliberiste. Solo un osservatore compiacente potrebbe, infatti, negare ancora oggi il fatto che, al di là di risibili sfumature, tutti i partiti sono funzionari delle multinazionali: alcuni a busta paga, altri semplicemente idiotamente asserviti.

E’ la stessa iper borghesia che ha decretato l’avvio di questa nuova fase e la trasformazione della così detta “democrazia parlamentare” prima in democrazia autoritaria e ora in vero e proprio totalitarismo. La “tutela sociale”, se ha un senso chiamarla così, è stata da tempo delegata ad organismi categoriali e corporativi (dai colori, a volte, medievali, a volte, fascisti), creati ad hoc per ogni singola e parcellizzata evenienza. Un vero e proprio divide et impera privatizzato, raggiunto attraverso il coinvolgimento attivo della galassia di enti del terzo settore, che si prendono carico di problemi nevralgici della nostra società, come la violenza maschile contro le donne e i fenomeni migratori, ma nella cornice di leggi securitarie e razziste, che non solo non combattono le cause strutturali della violenza domestica e dell’immigrazione, ma, anzi, le fomentano (Boldrini e Minniti docent).

Il ruolo dei partiti e il gioco parlamentare sono assolutamente venuti meno. Il governo Draghi è solo l’ultimo, più eclatante e sfrontato esempio di governo diretto dei potentati economici e delle multinazionali. Non è una questione di programmi o intenzioni: anche il più avanzato dei progetti politici che decida di misurarsi con il gioco elettorale non può che essere catturato in una dinamica in cui semplicemente non si è previsti ed è impossibile incidere Continua a leggere

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Ascolta questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 1 settembre 2022

Zardins Magnetics di giovedì 1 settembre 2022

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Questa sera:
Musica Musica Musica
e tutta l’HC che vuoi ascoltare

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La trappola più perversa

La trappola più perversa

di Nicoletta Poidimani

Per uccidere i lupi spesso gli inuit insanguinano la lama di un coltello lasciando che il sangue si congeli, strato dopo strato. Quando la lama è completamente ricoperta di sangue, seppelliscono il manico del coltello nel ghiaccio con la lama che sporge verso l’alto.
Il lupo sentendo l’odore del sangue si avvicinerà alla lama, l’annuserà e inizierà a leccarla sempre più avidamente, senza accorgersi del moltiplicarsi dei tagli sulla sua lingua ormai congelata.
Ma, anzi, trovando irresistibile quell’odore di sangue caldo – il suo stesso sangue! – si taglierà sempre più la lingua, fino a morire dissanguato.

Questa trappola, a mio parere la più perversa, mi sembra un’efficace metafora dell’epoca in cui viviamo, soprattutto in questa parte del pianeta: un’epoca i cui coltelli insanguinati sono le narrazioni dominanti e suprematiste sulle magnifiche sorti e progressive del neoliberismo: biotecnologie&vaccini, guerre, democrazia&sicurezza, benessere&ricchezza, transizione ecologica…

E tutti/e a leccare, leccare, leccare…

Opera di R. Zhao Renhui

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