La Coordinamenta verso l’8 marzo!!!/VOGLIAMO LA LUNA!

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Di chi? con chi? per chi?

Sciopero delle donne? di chi? con chi? per chi?

Leggiamo sui media che venerdì c’è stato a Pisa un presidio davanti alla Società della salute, ente che integra i servizi sanitari con quelli comunali, presidio in concomitanza con lo svolgimento della Commissione Territoriale Sfratti. Presidio contro le politiche di ghettizzazione di chi si trova sotto sfratto, l’umiliazione nei rapporti con gli assistenti sociali, le situazioni economiche di grande precarietà, la colpevolizzazione a cui vengono sottoposte le persone in queste situazioni. E leggiamo che il protagonismo all’interno del presidio è stato delle donne, verso lo sciopero delle donne dell’8 marzo lanciato da Nonunadimeno.

Ma la maggior parte degli assistenti sociali responsabili della colpevolizzazione di chi è povera/o, delle minacce di portare via i figli a chi occupa le case, dell’umiliazione a cui vengono sottoposte le persone che cercano con le unghie e con i denti di sopravvivere, sono donne. Come sono donne tantissimi giudici, magistrati, avvocati, ufficiali giudiziari, direttori di carcere, medici, psicologi, psichiatri…e usiamo il maschile volutamente e non le chiamiamo avvocate, magistrate, psicologhe perché il maschile è il termine deputato per definirle.

Anche tutte queste sono state chiamete allo sciopero e sciopereranno per avere riconoscimento e stipendi adeguati e magari anche contro il lavoro di cura che non permette loro di esprimersi adeguatamente nella professione (quale? quella di picchiare i manifestanti in piazza o quella di togliere i figli a chi occupa le case??)

Il neoliberismo declina il patriarcato in un modo specifico ed ha inglobato le donne che si prestano attraverso la loro promozione personale ad opprimere le altre donne e i subalterni tutti. E’ impossibile condurre qualsiasi lotta ignorando la specificità di una società imperniata sull’antisessismo sessista, sulla strumentalizzazione delle nostre lotte e sul tradimento di quelle che concorrono a supportare attivamente e scientemente questa società in ogni ambito. Un abisso profondissimo divide l’insieme delle donne. Nonostante l’oppressione sia trasversale, la risposta non può essere interclassista.

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Peggio di quanto si possa immaginare!!

Peggio di quanto si possa immaginare!! 

Peggio di quanto potessi immaginare, la madre lo denuncia perché ancora si pensa che le canne siano una droga pesante, agghiacciante il discorso in chiesa concetto molto fascista meglio un figlio morto che traditore così recitavano dei manifesti di propaganda fascista per mandare la gente in guerra qui basta cambiare con meglio un figlio morto che un figlio drogato o un figlio obbediente alla norma. Qui la norma è tutto, vale più della vita, stare nei ranghi comportarsi bene e rimanere nel recinto è ciò che conta questo è quello che significa vivere nei ruoli impostati dal regime, una madre coraggio devota alla legge e alla morale che fa il suo dovere. nemmeno un minimo dubbio si insinua nella testa dei protagonisti anzi si erge questa parabola a summo esempio a pio gesto da imitare tutti nella comunità. Questa madre quasi mi ricorda la santa inquisizione che convince tutti che le donne siano streghe da uccidere, scusate il paragone forzato ma convincere una massa dal pulpito di una chiesa sulla bontà e genuinità di un gesto materno di denuncia come azione di giustizia morale al di là di ogni conseguenza sembra un gesto che ricorda molto i tempi bui. Nemmeno più il potere che fa il suo dovere cioè reprimere e opprimere come ha sempre fatto ma l’asservimento totale delle persone ad una morale alla quale deve obbedire solo e soltanto chi è oppresso senza però che ci sia un rifiuto diffuso di quella moralità di quel precetto, una sorta di illegalità diffusa o un minimo riconoscimento tra oppressi e oppressori, no, siamo tornati a mettere le lettere scarlatte a fare processi alle intenzioni a bruciare i nostri cari sul rogo perchè la retta via è l’unica da seguire nient’altro importa. La vergogna come male supremo ci uccide e si diffonde come una macchia d’olio, senza comprendere che è ancora guerra di classe e di genere che solo noi subiamo questa vergogna e la borghesia invece la impone ma possiede salvacondotti e indulgenze per la sua vita, la nostra non vale abbastanza e non serve più di tanto, al neoliberismo si può sacrificare sempre di più. Siamo noi a sentirci in colpa pensando che se perdiamo il lavoro sia solo colpa nostra che il salario si debba meritare che siamo noi a meritare l’amore di qualcuno in base a quanto siamo addomesticate che lo stupro sia la conseguenza di un nostro comportamento o vestiario poco opportuno. Viviamo nella colpa per non esserci comportate bene. Di contro l’unica alternativa a cui tutte aderiscono è la nuova corporazione di donnine che richiedono in ordine i loro diritti tutte in fila per� fucsia e un pò indignate facendo finta di essere ribelli ma che l’aborto però solo come ce lo permettono va bene, perchè nemmeno l’immaginazione rivoluzionaria vogliamo avere quella in cui l’aborto libero e depenalizzato non significhi rimettersi in mano ai ginecologi che ci truffano e uccidono ma quello dove noi decidiamo cosa fare del nostro corpo e lo mettiamo in pratica, certo senza nulla togliere che la sanità ce lo deve garantire a prescindere. Dove non chiediamo il permesso ma spacchiamo la porta urlando: VOGLIAMO LA LUNA!

Nella

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Emanciparsi…dall’emancipazione emancipata!!!

Messico – Il Commando Femminista Informale di Azione Antiautoritaria rivendica attacco contro l’Istituto delle Donne

Segue la traduzione di un comunicato della Cellula di Diffusione del Commando Femminista Informale di Azione Antiautoritaria – COOFIA [Fonte]:

Attacco con esplosivo all’Istituto delle Donne di Città del Messico

21/12/2016

Dopo mezzanotte…
Attorno alle due di notte, il 20 dicembre 2016, abbiamo collocato presso l’Istituto delle Donne di Città del Messico, in via José María Izazaga 148, un esplosivo che è esploso efficacemente provocando seri danni all’ingresso dell’edificio. La ragione per cui l’abbiamo fatto è semplicemente perché ne avevamo voglia.

I. Le strade della vita sono diverse da come pensavo…

Un intreccio di dominazioni multiple disseziona quotidianamente il corpo delle donne. Noi ci chiediamo: com’è possibile che molte donne, la maggioranza, decidano di accettare docilmente questo bisturi sociale che hanno addosso, a volte quasi desiderandolo?
Abbiamo sentito dappertutto discorsi da parte di femministe che si felicitano dei ‘progressi’ verso ‘l’uguaglianza tra i sessi’… ma vediamo nel frattempo le chiese piene di donne che si offrono docilmente in ginocchio.
Ci arrivano notizie di grandi manifestazioni contro la violenza sulle donne…  vediamo però i tribunali pieni di donne disposte ad abbandonare la propria volontà e il proprio destino in mano ad esseri spregevoli, che accettano come superiori, e che cosa è più violento della sottomissione – e la auto-sottomissione – della volontà umana?
La crudeltà femminicida che tocca noi, le nostre sorelle, figlie, cugine, zie, amiche, compagne, madri ci fa male… Mentre allo stesso tempo vediamo i congressi e i ‘movimenti femministi’ combattere per ottenere più leggi, più categorie penali, più accordi con lo stato, quando è proprio l’esistenza delle leggi e del sistema di dominio  di rappresentazione gerarchica statale lo scenario sine qua non di questa violenza!
Se queste ‘femministe’ chiamano questa postura di sottomissione ‘emancipazione’ beh allora… ci si dovrà emancipare… dall’emancipazione emancipata!!!
Sicuramente ci saranno delle buone compagne che pensano davvero che sia possibile per le donne ottenere un cambiamento della nostra condizione di sottomissione patriarcale mediante la creazione di leggi e istituzioni, noi però pensiamo che le leggi sono fatte piuttosto per perpetuare questo stato delle cose perché sottraggono alle donne il potere di decidere da sé sul proprio destino, convincendole a cedere le loro vite per farle dirigere ad altri.
Sorelle! Non sottomettetevi a questi esseri orribili che usano i vostri corpi e vi dicono come sentire, come pensare e come fare!!
Come potrebbe una legge cambiare la realtà del dominio se le leggi sono parole, mentre il dominio è fatto di relazioni sociali? Come possiamo vedere, ci rallegriamo di vivere nell’era che si è lasciata alle spalle il pensiero magico, ma viviamo volteggiando in un mondo di fantasia.
‘La religione’, ‘lo stato’, ‘la scienza’, ‘la merce’, ‘la ragione’, ‘l’umanità’, ‘la giusta causa’: sono tutte finzioni che sottomettono la volontà umana. Feticci che si rivoltano contro i loro stessi creatori. Frutto di paura, superstizione e  violenza. Se però togliamo via il feticcio vediamo che sotto ci siamo noi e i nostri corpi, la nostra sessualità, le nostre vite fatte a pezzetti e disposte  per la riproduzione di un sistema il cui unico risultato può essere la condanna alla fame, alla miseria, alla morte, alla devastazione.

II. E sembrerebbe ora che…

Nell’aria c’è un’idea falsa quanto perversa che ci ricorda i dibattiti ipocriti del secolo scorso sulla partecipazione delle donne alla politica.

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Que volen aquesta gent?

La Guardia di Finanza durante un controllo di “routine”(!?!) all’uscita del liceo di Lavagna(Genova) trova un ragazzo di 16 anni in “possesso di 10 grammi di Hashish” e va a perquisire la casa. Mentre è in atto la perquisizione il ragazzo si getta dal terzo piano e muore durante il trasporto in ospedale.

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14 febbraio/L’amore romantico uccide!!!

L’AMORE ROMANTICO UCCIDE!!!

La scheda con cui siamo programmate

“L’Amore romantico uccide!!!”

Materiali:la violenza di genere e l’amore romantico

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I Nomi delle Cose dell’8/02/2017

La Coordinamenta verso l’8 marzo!!!

I Nomi delle Cose, lo spazio di riflessione della Coordinamenta femminista e lesbica/Anno 2016/2017-Nuova Stagione 

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Puntata dell’8/02/2017

“La maschera bianca”-seconda parte

IL CONCETTO NEOLIBERISTA DI INTEGRAZIONE/IL RIFIUTO/I NATIVI-E D’AMERICA, IL POPOLO ROM/LA SOCIETA’ DELL’ANTIRAZZISMO RAZZISTA E DELL’ANTISESSISMO SESSISTA

<Dietro l’idea di differenza si cela la dominazione>

Il “diritto alla differenza culturale ” è sostanzialmente ambiguo, l’eccessiva sottolineatura delle cosiddette “specificità culturali” dei gruppi dominati è un’impostazione ideologica dei dominanti perché questa impostazione tende a vedere i gruppi dominati come entità essenziali anziché come insieme di relazioni <Ma mentre l’idea di una barriera somatica rappresenta un tipico, non ambiguo, credo razzista, c’è una certa ambiguità nel parlare astrattamente di “differenze culturali”, noncuranti delle relazioni attraverso le quali i gruppi coinvolti vengono costituiti[… ] Sotto certi aspetti questo trend antirazzista moderno rappresenta soltanto una continuazione dell’atteggiamento razzista tradizionale>Colette Guillaumin 1980

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La Parentesi di Elisabetta dell’8/02/2017

“Daspo di vita”

Nella fase attuale la socialdemocrazia riformista si fa parte attiva del processo di naturalizzazione del neoliberismo offrendosi come strumento di costruzione del consenso. Da una parte invitando i subalterni/e a sempre maggiori sacrifici in nome della “crisi” e dei presunti sprechi del passato, dall’altra cercando di dirottare e mobilitare il popolo di sinistra in battaglie di opinione a sostegno delle mire imperialiste sul fronte esterno, dall’Afghanistan passando per la Somalia, la Jugoslavia, la Libia e via dicendo per arrivare alla Siria in nome dell’esportazione della democrazia e delle guerre umanitarie e, sul fronte interno, propagandando una necessità di “sicurezza”, “decoro”, legalità, convivenza civile e così detto “rispetto” per il “bene pubblico”, mutuando, tra l’altro, termini come quello di “bene comune” dal lessico di sinistra con un’operazione che è stata ed è lo strumento principe della socialdemocrazia riformista per il coinvolgimento anche della sinistra antagonista.

Con l’affermarsi del neoliberismo per decisione unilaterale è saltata l’alleanza tra la borghesia imperialista o iper borghesia e la borghesia burocratica di Stato e la media e piccola borghesia, un’alleanza che era stata definita nel periodo fascista e che era stata rinnovata nel secondo dopoguerra nella stagione democristiana. Una stagione caratterizzata da una struttura industriale di Stato, da una forte burocrazia e da una miriade di piccole industrie, piccole imprese artigianali, piccole aziende agricole, piccoli negozi che partecipavano a vario titolo al blocco di potere. In questa stagione l’iper borghesia ha ridotto il peso economico e politico delle classi intermedie e la tendenza è di allargare la platea degli estromessi dal benessere economico e dai centri decisionali. Pertanto in questa situazione si sono definiti nuovi sistemi di consenso non basati su un sistema clientelare e consociativo. Si usano strumenti della sociologia borghese con un linguaggio di sinistra. Di questa cultura si fa portatore l’autoproclamatosi polo progressista e per accreditarsi e mobilitarsi si presenta come alternativo ad un presunto polo conservatore e con questo grimaldello coinvolge in battaglie a sostegno del “nuovo”, del progressista, dell’umanitario, dell’ecologico, dell’antisessista e coinvolge  strati di popolazione che si fanno irretire dal lessico di sinistra rinunciando ad ogni analisi di classe e, addirittura, facendosi strumentalizzare e conducendo lotte che vanno contro i propri interessi.

In Italia la vittoria della borghesia imperialista o iper borghesia comporta l’imposizione da parte della stessa della propria valorizzazione e perciò ne scaturisce la necessaria ridefinizione degli assetti istituzionali. Questo era il senso del referendum, risultato maturo del lungo percorso del PCI in tutte le sue sigle successive e dei sindacati confederali che si sono fatti strumento per la realizzazione del neoliberismo qui da noi. Il tutto in un paese storicamente a sovranità limitata qual’ è l’Italia.

Questo è il senso del ridimensionamento della borghesia di Stato come un problema di tangenti e di moralità ed altresì dell’abolizione dell’art.18 come affermazione dovuta e necessaria della meritocrazia. Criteri da espandere nel mondo della scuola, compreso quello universitario che tradotti in soldoni significano bloccare la mobilità sociale che sia pure entro certi limiti la scuola comportava, reintrodurre i licenziamenti ad ogni piè sospinto con la scusa della lotta ai “fannulloni”, un attacco a tutto campo al costo del lavoro, non solo quello immediatamente leggibile come stipendio ma anche a quello indiretto servizi, stato sociale, sanità, trasporti… un allargamento della platea dei poveri e un aumento delle disuguaglianze sociali.

Per fare questo viene portata avanti una lettura che si nasconde dietro parole colte e difficili, ma che non è altro che becera propaganda, sulla fine delle classi, sulla morte del marxismo e del comunismo. E’ in questo scenario che le risorse si trovano solo e soltanto per le forze securitarie e per le agenzie non governative, per le Ong, che spingono per depoliticizzare il conflitto e dargli dei connotati presunti neutrali, per gli osservatori, per la class action, per le associazioni di categoria.

E’ proprio di queste ore l’approvazione da parte del consiglio dei ministri di un provvedimento “Norme in materia di sicurezza urbana nonché a tutela della sicurezza delle città e del decoro urbano”. Questo decreto contiene norme per “risolvere le problematiche delle aree metropolitane e dei grandi Comuni: degrado, diffusa insicurezza percepita, marginalità sociale e aree a rischio. Fino a definire nelle norme la sicurezza urbana come «bene pubblico». Si dovrebbero stipulare patti tra il Prefetto e il Sindaco riguardo gli spazi colpiti dal cosi detto degrado, lo smercio di prodotti contraffatti, l’abusivismo compreso quello dell’occupazione degli alloggi, l'”accattonaggio invasivo”…Inoltre è prevista la possibilità di imporre il divieto di frequentazione di pubblici esercizi ed aree sul modello del Daspo a soggetti condannati per reati di particolare allarme sociale. L’allontanamento previsto fino a dodici mesi diventa da uno a cinque anni per chi spaccia droga nelle discoteche. Può essere disposto anche per chi lede il decoro urbano, anche con l’esercizio della prostituzione “in modo ostentato” (a proposito, chi decide e con quali criteri che il modo è “ostentato?) con multe da 300 a 900 euro. Infine chi sporca la città viene condannato dal giudice a ripulire, riparare o rimborsare le spese. Nasce il «Comitato metropolitano», un organismo presieduto insieme dal prefetto e dal sindaco rivolto all’analisi delle questioni di sicurezza urbana.

Già ora la città e i territori sono invasi dalle telecamere, per fare la carta d’identità sono necessarie le impronte digitali, il controllo del DNA è diventato prassi talmente consolidata e comune che fra poco, come per le impronte digitali, sarà obbligatorio per tutta la popolazione, l’uso del braccialetto elettronico viene comminato sempre più spesso, microchip, tornelli, metal detector…invadono la nostra quotidianità. Ma perché nessuno/a si ribella? Perché nessuno/a rifiuta di dare le proprie impronte digitali? La distruzione dei tornelli da parte degli studenti di Bologna è uno dei pochissimi atti in questa direzione.

Dopo il Daspo ai tifosi, dopo il Daspo di piazza ora c’è il Daspo di vita.

In questo quadro la forma politico/giuridica Stato-Nazione andrà se pur lentamente scomparendo per far posto ad una forma sovranazionale di comando non solo economico ma anche politico-istituzionale-militare. Il potere in Italia che si è fondato su un intreccio di aree di influenza tra grande capitale multinazionale privato e grande capitale pubblico con la mediazione dei partiti, si trova in questa stagione nella necessità di ridefinire i suoi equilibri, ma il PD come l’iper borghesia è vorace. Il primo vuole ridurre i cascami della sinistra radicale ad un ruolo di servizio, come vuole del resto fare l’iper borghesia con la restante borghesia.

Gettiamo qualche granello, smascheriamo il PD, raccontiamo come non si presenti più direttamente con la sua sigla, ma di fatto egemonizzi di nuovo l’indistinto popolo di sinistra con iniziative che non si presentano immediatamente come sue ma che di fatto sono figlie legittime del suo progetto come, in campo internazionale, la sponsorizzazione dei così detti ribelli, due esempi per tutti l’aggressione alla Libia e alla Siria e come, in campo nazionale, la mobilitazione SeNonOraQuando e NonUnaDiMeno.

Ai comunisti che mangiavano i bambini e ai cosacchi che facevano bere i loro cavalli nelle fontane di piazza San Pietro si è sostituito lo spauracchio degli anarcoinsurrezionalisti, delle frange violente dei notav, dei “terroristi”, ma anche di tutti quelli e quelle che non collaborano e osano uscire dai confini imposti dallo Stato etico di impianto nazista che PD e collaterali portano avanti nella loro naturalizzazione del neoliberismo nel nostro paese.

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I tornelli sono un simbolo!

I tornelli sono un simbolo!

Ieri sera reparti di celere in assetto antisommossa entrano nella biblioteca dell’Università di Bologna, al numero 36 di via Zamboni. Gli studenti e le studentesse avevano riaperto i locali dopo la chiusura da parte dell’Alma Mater in risposta alla rimozione da parte degli student* dei tornelli che ne limitavano gli accessi. Lo sgombero ha provocato la resistenza degli studenti nella biblioteca da loro quotidianamente frequentata. I locali del 36 sono stati letteralmente devastati dalla polizia. La protesta è dilagata nelle strade circostanti.

I tornelli sono un simbolo della società neoliberista del controllo e dell’assuefazione. Sono stati messi in tutti i posti di lavoro  contro i così detti “furbetti” e nessuno/a ha protestato, sono stati messi in tutte le metropolitane con la scusa della “sicurezza” e nessuno/a si è indignato, sono stati messi nei supermercati, nelle banche perfino nelle strade….li vogliono mettere perfino nei bar degli uffici così i “lavativi” non possono perdere troppo tempo e troppi caffè…mancavano solo le scuole…

La lotta al tornello è presa di coscienza del funzionamento di questa società e sottrazione al consenso.

Qui la nostra iniziativa del novembre del 2013

SALTIAMO I TORNELLI !

Il nostro 25 novembre  è tutti i giorni dell’anno.

Contro la svendita dei beni pubblici, contro lo smantellamento dello Stato sociale, contro il controllo delle nostre vite, pratichiamo l’illegalità.

Il femminismo è rompere la legalità in cui ci vogliono imbrigliare!

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Tout le monde déteste la Police

“Tout le monde déteste la Police”

Necessità imprescindibile per il femminismo in questo momento storico è la chiarezza politica, distinguere sempre l’ aggressore e l’aggredito/a, l’oppressore e l’oppresso/a, individuare il nemico, avere la consapevolezza che le “patriarche” sono parte integrante del potere.

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Martedì 7 febbraio alla Consultoria Autogestita

Martedì 7 FEBBRAIO ALLA CONSULTORIA AUTOGESTITA

consultoriautogestita facebook

Per proseguire il percorso di Cose Nostre, che ha visto due cicli di incontri (uno sul ciclo mestruale e uno sulla vagina), abbiamo pensato a un terzo ciclo di ricerca – anche materiale – dentro noi stesse, che interesserà l’utero e il seno.

Come abbiamo fatto per gli altri cicli, non intendiamo fermarci a una “patina superficiale”, ma vorremmo scovare i tabù, che in merito sono ancora molto forti.

Abbiamo tardato un po’ l’inizio degli incontri perché ci siamo rese conto subito, anche parlandone tra noi, di quanti aspetti stavano emergendo, e di quanto ci sarebbe da approfondire.

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Denun-cie per chi denuncia

Denun-cie per chi denuncia

dumbles.noblogs.org

Il 7 gennaio si era svolta a Gorizia, davanti alla prefettura, un presidio contro la proposta del ministero dell’interno di aprire un CIE in ogni regione.
Per il Friuli si tratterebbe della ri-apertura di quell’oscena esperienza di reclusione e deprivazione di ogni diritto che è stato il CIE di Gradisca.
E’ quindi anche contro la sua riapertura che si è manifestato ricordando e leggendo le testimonianze dirette di quelle persone che lì vi erano rinchiuse.
Ebbene, la semplice lettura di una lettera, sembra aver costato a Sara, la compagna che l’ha riportata, una denuncia da parte del sap sindacato di polizia.
Perciò, nel dare la nostra solidarietà a Sara, qui sotto riportiamo la lettera con la quale nel 2010 i reclusi di Gradisca raccontavano ciò che lì dentro accadeva ed i motivi del loro sciopero della fame.

La lettera dei prigionieri di Gradisca:

“Noi stiamo scioperando perché il trattamento è carcerario, abbiamo soltanto due ore d’aria al giorno, una al mattino e una la sera, siamo tutti rinchiusi qui dentro, non possiamo uscire.
Ci sono tre minorenni qui dentro, sono tunisini e hanno sedici anni, ci chiediamo come mai li hanno messi qui se sono minorenni?
Il cibo fa schifo, non si può mangiare, ci sono pezzi di unghie, capelli, insetti. Siamo abbandonati, nessuno si interessa di noi, siamo in condizioni disumane.
La polizia spesso entra e picchia. Circa tre mesi fa con una manganellata hanno fatto saltare un occhio ad un ragazzo, poi l’hanno rilasciato perché stava male e non volevano casini, e quando è uscito, senza documenti non poteva più fare nulla contro chi gli aveva fatto perdere l’occhio.
Ci trattano come delle bestie.
Alcuni operatori [della cooperativa Connecting People che gestisce il Centro, n.d.r.] usano delle prepotenze, ci trattano male, ci provocano, ci insultano per aspettare la nostra reazione, così poi sperano di mandarci in galera, tanto danno sempre ragione a loro.
C’è un ragazzo in isolamento che ha mangiato le sue feci. L’hanno portato in ospedale e l’hanno riportato dentro. È da questa mattina che lo sentiamo urlare, nessuno è andato a vederlo, se non un operatore che l’ha trattato in malo modo.
Il direttore fa delle promesse quando ci sono delle rivolte, poi passano le settimane e non cambia mai niente.
Da due giorni siamo in sciopero della fame e il medico non è mai entrato per pesarci o per fare i controlli, entra solo al mattino per dare le terapie.
Continueremo a scioperare finché non cambieranno le cose, perché sei mesi sono troppi e le condizioni troppo disumane.
Questo non è un posto ma un incubo, perché siamo nella merda, è assurdo che si rimanga in queste gabbie. Sappiamo che molta gente sa della esistenza di questi posti e di come viviamo. E ci si chiede, ma è possibile che le persone solo perché non hanno un pezzo di carta debbano essere rinchiuse per sei mesi della loro vita?”

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I Nomi delle Cose del 1/02/2017

La Coordinamenta verso l’8 marzo!!!

I Nomi delle Cose, lo spazio di riflessione della Coordinamenta femminista e lesbica/Anno 2016/2017-Nuova Stagione 

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Puntata del 1/02/2017

“La maschera bianca”-prima parte

INTEGRAZIONISMO ED EMANCIPAZIONISMO NELLA FASE NEOLIBERISTA DEL CAPITALE.

Le costruzioni che riguardano la “razza” e il “sesso” si rimandano l’un l’altra. I meccanismi di oppressione messi in atto sono molto simili come sono molto simili i percorsi di repressione, di addomesticamento, di coinvolgimento nelle strutture di potere.

“L’istituzionalizzazione, la trasformazione  della nozione di gruppo naturale  in categoria  ratificata dallo Stato non è stata il risultato di saperi scientifici […] ma del giuridico. la razza diviene una categoria legale effettiva come categoria della natura( categoria originaria non divina e non socio-umana) alla fine del XIX secolo negli Stati Uniti( le leggi Jim Craw), nel 1935 nella Germania nazista ( le leggi di Norimberga), nel 1948 in Sud Africa (leggi dell’apartheid) […]In tal modo , il carattere “naturale”(la razza ,il sesso) essendo divenuto una categoria legale, interviene nei rapporti sociali  come tratto costrittivo e imperativo.”

Colette Guillaumin<Razza e Natura. Sistema di marchi, idea di gruppo naturale e rapporti sociali> 1977

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Patti Smith/ Because The Night

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