Riflessioni femministe sulla carcerazione femminile

<Una detenuta si suicida nel carcere di Bancali>
Bancali, ancora una volta, luogo di morte: dopo le denunce di pestaggi avvenute a più riprese negli ultimi mesi, oggi (17 febbraio n.d.r.) il suicidio di una donna tra le mura del carcere.
Ancora una volta le pagine dei giornali danno spazio alla voce di chi, ogni giorno, sceglie di chiudere il chiavistello di una cella e di condannare all’isolamento migliaia di uomini e donne, senza chiedersi che forse la causa delle morti in carcere è il carcere in sé.
Venti anni fa le urla dei prigionieri durante il pestaggio di San Sebastiano portarono alla luce ciò che oggi, forse, ci siamo dimenticati: le torture fisiche e psicologiche, gli abusi, l’isolamento, l’uso degli psicofarmaci come sedazione, l’internamento sotto terra dei prigionieri in 41bis, l’annullamento dei detenuti nelle sezioni AS, le celle lisce di punizione. Un tempo era San Sebastiano, oggi è Bancali. Continua qui
MATERIALI DI APPROFONDIMENTO
https://coordinamenta.noblogs.org/post/tag/carcere/










Un operaio di 40 anni si è ucciso impiccandosi ad un albero dopo aver avuto, prima dell’inizio del turno di lavoro, la lettera di licenziamento. La sua azienda, la Igv Colbachini di Cervarese Santa Croce nel padovano, lo aveva licenziato perché considerato un “furbetto della 104”, la legge che concede permessi dal lavoro per assistere parenti malati. Secondo l’azienda, che lo aveva fatto spiare, l’operaio avrebbe usato per altri motivi il permesso concessogli.






