25 aprile 2018/La resistenza è possibile!/Resoconto dell’iniziativa del 14 aprile 2018/ROTE ZORA

Un augurio di lotta per il 25 aprile 2018/LA RESISTENZA è POSSIBILE!

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Ciclo “Femminismo: paradigma della Violenza/Non Violenza”

Sezione Storia e Memoria: gruppi femministi che negli anni ’70 hanno agito violenza politica e gruppi di donne che hanno scelto azioni armate

In attesa del nulla osta da parte delle Editrici Femministe Appassionate per la pubblicazione del podcast dell’iniziativa di presentazione del libro

“ROTE ZORA-Guerriglia urbana femminista” 

vi facciamo partecipi, attraverso alcuni stralci del libro, di alcuni punti emersi dalle riflessioni sull’esperienza delle Rote Zora che riteniamo particolarmente importanti  e che rendono evidente lo spessore di quel percorso politico e la sua attualità

Il corsivo tra virgolette sono parole delle Rote Zora riportate dai loro documenti, le parti tra virgolette ma non in corsivo sono parole delle autrici del libro, il numero di pagina riportato è il numero di pagina del libro in cui si trova lo stralcio

“Rote Zora è una rete di gruppi di donne e lesbiche che ha portato avanti azioni femministe di guerriglia urbana nella Repubblica Federale Tedesca dagli anni ’70 agli anni ’90”( dalla quarta di copertina)

“[…]siamo donne tra i 20 e i 51 anni, alcune di noi vendono la propria forza lavoro dove possono, altre si prendono ciò di cui hanno bisogno e altre ricevono il sussidio dallo stato sociale. Alcune di noi hanno figli, molte altre no. Alcune sono lesbiche, altre amano gli uomini. Facciamo la spesa in schifosi supermercati, abitiamo in brutte case, andiamo volentieri a passeggiare, al cinema, a teatro, in discoteca, facciamo festa e coltiviamo il dolce far niente.

Chiaramente viviamo la contraddizione che tante cose che vogliamo fare non sono possibili. Però quando ci riesce bene un’azione, siamo veramente felici”[La resistenza è possibile, intervista alle Rote Zora, 1984] pag.51

-Lo sguardo femminista su ogni aspetto dell’esistente

“Abbiamo creato il nostro gruppo autonomo di donne  all’interno delle Cellule Rivoluzionarie nel 1977, in un momento storico in cui nella RFT si registrava una presa di distanza dalla politica armata/militante e il movimento delle donne lesbiche si divideva su questi temi. La carica iniziale del nuovo movimento delle donne-con le azioni contro il sessismo e la radicale messa in discussione dei rapporti personali-verso la fine degli anni’70 si era ormai esaurita L’esperienza dell’autunno tedesco del ’77 allontanava la possibilità di una resistenza militante più ampia, sia nel movimento delle donne-lesbiche che nell’ambito misto della sinistra extraparlamentare[…]Noi abbiamo contribuito a tener viva l’idea e la prassi  della resistenza militante contro ogni misura di integrazione e repressione dello Stato, in un momento in cui il sistema ha scaltramente tentato di assimilare la protesta, utilizzando la spinta all’innovazione per trarre vantaggio dalla creatività politica extraparlamentare e contemporaneamente reprimendo duramente la resistenza. Per questo motivo la contrapposizione al sistema deve essere radicale, non controllabile e non deve fermarsi ai limiti posti dallo Stato. Noi abbiamo scelto, anche in un periodo di immobilismo politico, di continuare a dare fastidio e minacciare la tranquillità nel cuore della bestia, lasciando aperta la possibilità di attaccare il sistema dominante” (pagg. 32-33)

“Alla base della prassi delle Rote Zora, accanto all’importanza di essere collegate al movimento, c’è l’esigenza di dare un ampio respiro alla propria politica, avendo ben chiaro che una lotta femminista comprende necessariamente un’analisi che articoli le dinamiche di tutte le oppressioni. Scrivono infatti che : <non c’è una lotta delle donne unica e pura, ma più forme di lotta delle donne e, all’interno di ognuna, ci sono sempre più elementi in movimento: oltre ai rapporti di genere, ci sono i rapporti di classe, la nazionalità, la condizione materiale>”[Ogni cuore è una bomba a orologeria, in Rabbia rivoluzionaria, n°6, gennaio 1981]pag.36 e pag.62

“Con questi presupposti la loro attenzione si rivolge a moltissime tematiche anche a quelle che, tradizionalmente ma erroneamente, non vengono definite <delle donne>. Così accanto alla questione dell’aborto, dell’industria pornografica, dello sfruttamento del lavoro delle donne si affianca la critica alla logica di guerra della NATO, alle tecnologie militari, genetiche, riproduttive  e alle politiche demografiche.”pag.36

-la violenza politica e l’illegalità

“<Rote Zora e la sua banda> è la storia di una ragazzina terribile che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Fino ad oggi sembrava un privilegio degli uomini formare gruppi che agiscono al di fuori della legge. ma proprio per questo, le mille catene private e politiche con cui veniamo soffocate come ragazze e come donne, dovrebbero renderci in massa <bandite> per la conquista della nostra libertà, dignità e del nostro essere umane. Le leggi, il diritto e l’ordine sono fondamentalmente contro di noi, anche se combattendo duramente abbiamo strappato un paio di diritti che, comunque, dobbiamo difendere continuando a lottare quotidianamente. La lotta radicale  delle donne e l’obbedienza alle leggi sono due cose incompatibili!”[La resistenza è possibile,intervista alle Rote Zora, 1984] pag.51 

“Siamo stufe di chiedere sempre e di vivere esperienze che ci frenano e finiscono sempre con il contrario di quello che vorremmo. Se chi occupa le case avesse aspettato il <buonsenso> della politica delle abitazioni, sarebbe ancora per strada. Se nel tema delle centrali nucleari avessimo puntato alla democrazia sociale, oggi probabilmente  ci sarebbero il doppio delle centrali nucleari in funzione.

La distribuzione dei biglietti di lunedì non è la prima azione di questo tipo, alcuni anni fa le CR ne fecero una a Berlino e non sarà l’ultima. abbiamo  ancora circa 4000 biglietti a nostra disposizione che distribuiremo senza preavviso, in diversi modi, di volta in volta.

Approfittate della tariffa zero! Saluti e baci Rote Zora”[Distribuzione di biglietti falsi per i mezzi pubblici, 30 marzo 1981, regione della Ruhr] pagg. 94,95

-L’internazionalismo e l’antimperialismo

“In piena guerra fredda diverse azioni delle Rote Zora sono tese a sabotare la logica militarista e imperialista colpendo l’industria bellica tedesca e statunitense. Nel 1982, insieme alle Celluile Rivoluzionarie, attaccano vari obiettivi in concomitanza con il Summit della NATO portando solidarietà anche alla resistenza palestinese. Azioni seguite l’anno dopo da un attacco alla Siemens, seconda ditta di armamenti più grande del paese, attiva nella ricerca sulle tecnologie militari e tristemente nota per la stretta collaborazione con il regime nazista.” pag.123

“Nel 1983 le Rote Zora compiono tre azioni contro quello che definiscono <commercio di donne> dalle Filippine alla RFT, cioè il lavoro sessuale di donne filippine mediato da uomini tedeschi attraverso agenzie turistiche o di matrimonio” pag. 130

“CONTRO LA CONDIZIONE DI NORMALITA’ IMPERIALISTA  SERVE SOLO LA NOSTRA RABBIA! “[Azioni esplosive alle fabbriche Siemens, 6 novembre 1983] pagg.125,126,127

-Il separatismo

“Vivevamo l’esperienza della <doppia militanza>. La lotta intorno ai temi <politici generali>, per esempio la lotta per la casa, contro il carcere, per la pace, contro gli interventi imperialisti ecc. non la portavamo avanti sulla base delle nostre analisi dei rapporti patriarcali.[…] le nuove donne-lesbiche  sopraggiunte, che volevano consapevolmente organizzarsi solo tra donne, non capivano perchè mettessimo tante energie nelle discussioni con gli uomini. Tutto ciò alla fine condusse alla separazione organizzativa[…] Abbiamo capito che l’organizzazione autonoma delle donne-lesbiche è, qui e oggi-anche nella militanza- una necessità politica fondamentale.[…]L’organizzazione comune con gli uomini ci blocca nel nostro pensiero e nel nostro sviluppo e intralcia continuamente la definizione di una prospettiva femminista rivoluzionaria”[Militanza come danza sul ghiaccio,1993] pagg.189,190,191

-L’eugenetica

“La vita è una donna/i suoi occhi/ora furenti ora sereni/lei prende l’arma/che le piace/e ti dice/la lotta continua/Rote Zora” pag.100

“Il 5 agosto 1986 siamo entrate nell’Istituto di genetica umana di Munster per appropriarci del maggior numero possibile di documenti e distruggerli col fuoco.[…] A Munster la ricerca ha diversi scopi.Si lavora sulla localizzazione dei geni e dei cromosomi(schedatura genetica), sul rilevamento più ricco possibile dei caratteri genetici, sullo sviluppo dei procedimenti tecnici riguardanti il rilevamento e la manipolazione  dei difetti ereditari, sulla costruzione del rapporto fra anomalia genetica e struttura sociale e sulla corretta elaborazione elettronica dei dati del materiale raccolto. Inoltre il materiale raccolto affluisce in diversi registri centrali e viene ulteriormente coordinato con l’apparato di controllo sanitario già esistente.[…] Tutto ciò viene propagandato come interesse per la vita e la salute.. Le donne , per soddisfare le norme indotte dalla pressione interiorizzata e dalla paura instillata coscientemente dall’alkto, o per la speranza di una felice vita individuale vanno in cerca di assistenza offrendo così materiale per una ricerca che in sé è contro le donne[…] Con la classificazione genetica  degli esseri umani  i dominanti si procurano uno strumento per osservare e controllare le persone nei loro rapporti sociali, per sottometterle a condizioni di sfruttamento e mercificazione, al fine di consolidare un’altra volta il dominio di classe patriarcale.[…]”[Distruzione dell’archivio dell’Istituto di Genetica Umana-primo comunicato-agosto 1986] pagg.105,106,107

-Formate le vostre bande!

“Il nostro sogno è che ovunque ci siano piccole bande di donne, che, in ogni città ogni stupratore, ogni commerciante di donne, ogni marito che picchia, ogni editore misogino, ogni commerciante di roba porno, ogni porco ginecologo debba temere che una banda di donne lo trovi per attaccarlo e ridicolizzarlo in pubblico. Per esempio si aspetti che verrà scritto sul muro di casa sua, sulla sua macchina, al posto di lavoro chi è e cosa ha fatto. Frauenpower uberall!” [La resistenza è possibile, intervista alle ROTE ZORA, Emma, n°6, 1984] pag. 33

“<Create le vostre bande> è stata una delle nostre prime parole d’ordine ed è servita a diffondere la  nostra idea di organizzazione militante. Anche il nome Rote Zora è stato scelto per rafforzare quell’idea. Portavamo a termine la azioni con mezzi semplici e accessibili, iscrivendole all’interno delle tematiche di donne-lesbiche(art.218 e violenza contro le donne). E’ stato importante prendere coscienza del fatto che l’ingiustizia e la violenza non sono soltanto strutturali ma hanno un nome e un volto e possono essere attaccate:>i porci hanno un nome, donne, cercate i loro indirizzi!(Azione contro la Camera Federale dei Medici a Colonia,aprile 1977). Nelle diverse forme d’azione non c’era una gerarchia: distribuzione di volantini, occupazioni, scritte, incollare serrature, lanciare sassi, collocare esplosivo, appiccare il fuoco-tutto era importante perchè parte di una stessa strategia”[Militanza come danza sul ghiaccio, 1993] pag. 35

-Militanza 

“Militanza come danza sul ghiaccio, fra piroette, giravolte, cadute, doppi salti e il tentativo di mettere i piedi per terra, 1993. […]Era ed è necessaria una riflessione su un nuovo immaginario del mondo e delle donne, a cui deve collegarsi una discussione sulla nostra forma di organizzazione e sui nostri strumenti politici come elemento costitutivo di una lotta radicale femminista. Ciò implica, fra ‘altro, la messa in discussione di concetti vuoti che vanno ripresi e risignificati.[…]Ripercorrendo la nostra storia vogliamo rendere trasparente il nostro percorso, gli obiettivi, le contraddizioni e la pratica di liberazione delle donne, traendo da queste riflessioni le basi della politica futura.”[Militanza come danza sul ghiaccio,1993] pagg.181,182,183

 

e tanto, tanto altro ancora!

Inoltre vorremmo ricordare che anche in Italia in quegli anni ci sono stati dei gruppi femministi molto vicini alle posizioni delle Rote Zora, ma sono stati silenziati dallo Stato e dal femminismo che potremmo definire vincente, quello che dallo Stato è stato supportato e con cui  ha collaborato. E’ anche questa una storia che varrebbe la pena di raccontare.

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