Sempre dalla parte delle compagne palestinesi che lottano, cercano di sopravvivere, muoiono, si ribellano, resistono, combattono…Sabato 8 ottobre 2016 (ore 18:00)
Via dei Savorgnan 40 – Roma



Abbiamo deciso di chiudere la trasmissione “I Nomi delle Cose” su Radio Onda Rossa.
Questo il nostro comunicato a ROR
Care compagne e cari compagni,
siamo qui per mettervi al corrente di una decisione sulla quale abbiamo
ragionato molto e che confidiamo accoglierete con lo stesso animo di rispetto
reciproco con cui noi ve la comunichiamo. Abbiamo deciso di chiudere la
trasmissione ” I nomi delle cose”. Crediamo che sia una necessità per la radio ridefinire la propria linea politica e condividerla con tutt* coloro che collaborano con la radio. Tuttavia questo rinnovamento ha reso evidenti differenze politiche che non possono essere portate a sintesi e che ci impediscono di continuare. Nonostante questo,
crediamo che le discussioni, anche accese, affrontate nelle riunioni di
redazione negli ultimi anni su questioni femministe e internazionali abbiano
avuto una notevole funzione dialettica.
Vi salutiamo con l’augurio di ogni bene personale.
Coordinamenta femminista e lesbica
si trasforma in una Riflessione/Dibattito a viva voce sulle più svariate questioni lette da un punto di vista femminista, come abbiamo sempre fatto, che pubblicheremo sul blog il mercoledì, ogni quindici giorni, in podcast corredata dai materiali e dai riferimenti usati, mentre la “Parentesi di Elisabetta” prosegue con cadenza settimanale.


di Alessandra Daniele
E Ponzio Pilato disse alla folla: “Volete Barabba o Barabba?”
La folla tacque perplessa.
Ponzio Pilato ripeté: “Allora, volete Barabba o Barabba?”
Una voce si levò dalla folla: “Che fine ha fatto Gesu?”
“Non è arrivato al ballottaggio” rispose Pilato.
http://www.nomuos.info/2-ottobre-2016-manifestazione-no-muos/
Appello per una manifestazione nazionale NoMuos il 2 ottobredi G.
Ripensare la maternità da un punto di vista femminista significa liberarsi innanzitutto dai tentativi di controllo altrui sui nostri corpi; significa ripristinare un patrimonio di conoscenze che permettano alle donne di affrontare la gravidanza, l’allattamento e la crescita dei figli compiendo scelte consapevoli e libere. E ricominciare a gridare che quando si tratta dei nostri corpi e dei nostri tempi di vita nessun@ ha il diritto di criticare e di ostacolare le nostre scelte.
Medici e professionisti da una parte, sostenitori di un naturismo radicale dall’altra, tutt* intendono controllare il percorso di maternità, sottoponendoci a forti pressioni e insinuando nelle nostre menti sensi di colpa e un’insicurezza crescenti.
La maternità, esattamente come le altre esperienze di vita di una donna, devono essere l’occasione per esercitare tutta la nostra potenza e creatività e questo può essere possibile soltanto liberandosi dalle ingerenze esterne di chi ci vorrebbe al nostro posto, docili e passive, a generare nuova forza lavoro da impiegare e nuovi consumatori.
In questa ottica vorrei parlare di quella che è stata la mia scelta di allattare mia figlia esclusivamente al seno, per un tempo più o meno prolungato; scelta che io considero assolutamente politica. E dei motivi per i quali non credo che i governi capitalisti attueranno mai vere e proprie politiche di promozione dell’allattamento al seno, se non campagne di facciata assimilabili a quelle contro il fumo.
È di maggio 2016 il rapporto dell’OMS che fa il punto sulle leggi nazionali che dovrebbero promuovere l’allattamento al seno legiferando sulla base del “Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno”. È evidente dal documento che i paesi occidentali che si sono allineati al suddetto codice sono una scarsissima percentuale.
I motivi di queste inadempienze sono, a mio parere, chiarissimi: si tratterebbe di promuovere un prodotto assolutamente gratuito, immediatamente disponibile alla quasi totalità delle donne e che non necessita di prodotti da acquistare per essere utilizzato, così danneggiando il fiorente commercio di latte artificiale, tettarelle, ciucci e biberon.
Una multinazionale farmaceutica poi, potrebbe ricevere un secondo danno indiretto: il latte materno è un fattore molto importante per lo sviluppo di un sistema immunitario forte e per la prevenzione di patologie croniche. Nell’attuale società capitalista il progresso della medicina e il miglioramento igienico sanitario hanno permesso di avere strumenti per far sì che le malattie infettive abbiamo sempre meno morbilità e mortalità. Oggi ci ammaliamo a causa di un ambiente inquinato, dei ritmi produttivi rapidissimi, del cibo spazzatura, di un’insoddisfazione sempre crescente. Le nuove patologie sono croniche, durano molto tempo e non vengono debellate: per le case farmaceutiche significa un introito monetario costante. Perché allora raccomandare il latte materno che costituisce un elemento di resistenza anche a questo tipo di patologie?
Un altro elemento secondo me importante è che dal punto di vista ecologico l’allattamento con latte artificiale risulta assolutamente non sostenibile: l’impronta ecologica che lascia la produzione di un solo kg di latte materno è impressionante. Aggiungendo l’inquinamento causato dagli imballaggi e dal trasporto del latte in ogni parte del mondo, il dato si aggrava. A riguardo il vantaggio del latte materno è evidente!
L’allattamento al seno per essere esclusivo costringe la madre a stare a contatto con il bambino molto spesso; le poppate, almeno nei primi mesi, sono molto frequenti sia di giorno che di notte. Questo significa che dopo il parto la donna continua per molti mesi a non poter lavorare. Inoltre l’allattamento ritarda l’evenienza di un’altra possibile gravidanza. Due caratteristiche che non si sposano affatto con le esigenze del capitale che vorrebbe che le donne partorissero spesso e in fretta…e che tra un parto e l’altro fossero pienamente sfruttabili sul posto di lavoro (possibilmente demansionate e mobbizzate!).
Nel valutare la mia scelta hanno avuto un ruolo importante anche le teorie sul legame di attaccamento e sull’accudimento ad alto contatto. L’allattamento favorisce il contatto e quest’ultimo è un fattore che conferisce al/lla bambin@ senso di protezione e di sicurezza ai quali conseguono più probabilmente lo sviluppo di una più alta autostima e fiducia in se stessi. Caratteristiche che ritengo necessarie per sopravvivere nella società capitalista senza farsi sopraffare e annientare da essa, per crescere un essere umano ribelle che si sappia difendere da tutto ciò che l’opprime.
Ecco, non è che penso che allattare sia una scelta rivoluzionaria, né la migliore. Solo che mi piacerebbe creare un altro immaginario: vorrei che una donna che allatta al seno non sia direttamente collegata ad una vita sacrificata per suo figlio, incastrata in un ruolo imposto; potrebbe essere una donna che ha fatto una scelta politica.

di Alessandra Daniele
Il governo Renzi è alla disperata ricerca di denaro da trasformare in bonus elettorali per comprarsi la vittoria al referendum che appare sempre più improbabile.
I soldi però sono finiti, il fondo del barile è stato raggiunto, raschiato e scartavetrato. Quali altri magheggi contabili saprà inventarsi il piccolo Renzy Potter per aggirare i limiti imposti dalla crudele Voldemerkel, che ormai ai vertici lo evita dicendo “non c’ho spicci”, e comprare il consenso degli elettori alla sua ripugnante Deforma Costituzionale?
Ci vorrebbe qualcosa di particolarmente truffaldino, ma è difficile pensare a qualcosa di particolarmente truffaldino che il governo Renzi non abbia già fatto.
Non resterà che ricorrere ancora una volta alla risorsa più sfruttata in questi casi: le pensioni.
Dopo l’APE, anticipo pensionistico, sarà introdotta la VESPA, verifica sistematica pensioni acquisite.
Con l’APE, come si sa, per andare in pensione in anticipo rispetto ai limiti minimi, calibrati sull’aspettativa di vita d’una tartaruga centenaria delle Galapagos, si è obbligati a chiedere un prestito bancario e, nonostante i contributi già versati, sostanzialmente pagarsi la pensione da soli.
Con la VESPA in retromarcia, cioè a effetto retroattivo, anche tutti coloro che hanno già una pensione per continuare a riscuoterla dovranno chiedere un prestito mensile pari alla cifra che ricevono. E restituirlo il mese successivo.
Sarà poi istituito uno speciale fondo INPS, detto appunto Fondo del Barile, nel quale confluiranno tutti i contributi versati dai lavoratori.
Questo fondo sarà utilizzato dal governo per distribuire bonus elettorali di varia natura – bonus bebè gestito dalla Lorenzin, bonus dudù gestito da Alfano, bonus gne gne gestito dalla Boschi – che saranno erogati in prossimità di referendum e competizioni elettorali, e ritirati con obbligo di restituzione totale in caso di sconfitta del premier.
Poi a imprenditori e governo non resterà che incrementare gli sforzi già in atto per impedire che i lavoratori arrivino vivi alla pensione.
FONDÉ en septembre 1935 en Espagne, le POUM (Parti Ouvrier d’Unification Marxiste) a joué un rôle important dans la guerre civile espagnole (1936-1939), principalement en Catalogne, région dans laquelle il était majoritairement implanté. Héritier des idées des penseurs marxistes (Karl Marx, Friedrich Engels, Auguste Bebel, Alexandra Kollontaï puis Lénine et Léon Trotsky), ainsi qu’en partie de l’idéologie anarchiste, il disparaît de la scène politique prématurément en juin 1937 lorsqu’il est déclaré illégal et victime d’une double persécution : franquiste et communiste. Nous proposons ici l’étude d’un aspect peu connu du parti jusqu’à aujourd’hui : les femmes du POUM. L’implantation d’un parti ouvrier dans l’Espagne de la Seconde République invite à comparer la situation des femmes dans le parti et la législation. N’oublions pas que la proclamation de cette République le 14 avril 1931 avait représenté une période d’ouverture et d’émancipation pour les femmes, notamment avec l’accès au droit de vote; des femmes qui jusqu’alors étaient considérées comme inférieures et « victimes » d’un modèle familial patriarcal très ancré dans la société et soutenu par l’État et l’Église. De ce fait, il semble intéressant d’étudier les rapports de sexe entre les militants et militantes du POUM afin de voir s’il existait une adéquation entre le discours du parti (égalité entre les sexes) et la réalité quotidienne. L’analyse de Cindy Coignard s’appuie sur plusieurs objets. L’action militante : sur le front mais aussi et surtout à l’arrière-garde, où l’on retrouve les femmes en politique (au sein du parti mais également dans leur propre Secrétariat, le SFPOUM), dans les moyens de communication (presse et radio), dans des organisations d’aide à la population civile (entre autres le Secours Rouge International) ou encore dans l’enseignement et l’aide aux enfants, beaucoup d’entre elles ayant été institutrices. Le problème de la survie du parti en exil se pose également et présente l’évolution d’un militantisme politique vers un militantisme plus culturel. En exil, ce sont principalement les casals et centres catalans qui ont permis aux femmes de maintenir une activité militante. En l’absence d’un organe de presse féminin en exil, l’existence même des centres a joué un rôle mobilisateur et toutes les activités qui ont eu lieu dans ce cadre-là ont été un important vecteur d’union et d’identification pour de nombreuses femmes; l’antifascisme ayant été l’argument commun de lutte.
Presses Universitaires de Rennes 250 p. ISBN : 978-2-7535-3610-4 / 18€ Table des Matières

Sono arrivati, all’alba, con la notifica dei domiciliari.
Il latrare di Argo al cancello, la mia casa nel disordine del primo mattino, il tuffo al cuore inevitabile anche quando sei preparata e ti aspetti gli eventi, il senso della tua intimità violata.
Domiciliari che non rispetterò, come non ho rispettato l’obbligo di firma quotidiana e l’obbligo di dimora.
Il conflitto contro ‘ingiustizia è un diritto e un dovere.
La mia casa non è una prigione;non sarò la carceriera di me stessa.
Mi sento serena e sicura.
La loro legalità ha più che mai il volto della guerra e dell’oppressione.
La nostra lotta è un cuore pulsante e generoso, un pensiero lucido e saggio, bella e struggente come i cieli autunnali, dolce come le albe che rinascono, concreta e generosa come la terra.
Sento intorno a me il sostegno di compagne e compagni, la solidarietà concreta di una Valle che continua a resistere ed a costruire l’idea di un futuro più giusto e vivibile per tutti.
Ho ancora in me l’emozione e la ricchezza dei tanti incontri avuti durante le settimane del NOTAVTour”io sto con chi resiste”.
Non è preoccupazione, ma una calma gioiosa quella che provo.
Questa sera sarò all’assemblea organizzata a Bussoleno a sostegno della Resistenza Kurda e del PKK.
L’importante è rimanere umani, ossia, come ci dice Rosa Luxemburg in una sua lettera dal carcere, “rimanere saldi e chiari e sereni, sì sereni nonostante tutto. Rimanere umani significa gettare con gioia la propria vita sulla grande bilancia del destino, quando è necessario farlo, ma nel contempo gioire di ogni giorno di sole e di ogni bella nuvola”.
Liberi tutte e tutti!
Avanti NO TAV!
Nicoletta Dosio
Liberiamoci della bestia,ovvero di una cultura del cazzo/(secondo libro) di Daniela Pellegrini. Dalla presentazione a Apriti Cielo, Milano, 20 aprile 2016,
di Giuliana Savelli
Se lo stile del pamphlet corrisponde perfettamente alla struttura del libro di Daniela, come ha messo bene in risalto Chiara Martucci nel suo intervento a Apriti Cielo, a me sembra che il discorso possa scorrere così rapido e incisivo perché fondato sulla figura del paradosso. Paradosso nel senso proprio: l’essere un’affermazione contraria all’opinione comune (dal greco parà – doxa), ma anche una legge fisica il cui enunciato, pur essendo esatto, sembra apparentemente errato. E soprattutto fondato sulla logica paradossale; una logica che scorre dentro e sopra i contrasti, accettandoli – includendoli, vedendoli – che lascia loro la possibilità di evolversi attraverso una trasformazione. Un modo di ragionare e di sentire che segna già un’uscita da una ragione astratta, disumana (Maria Zambrano) e dal dualismo coatto del patriarcato, il libro, infatti, esplica questo movimento: traversando i percorsi di riflessione delle donne e le pratiche femministe – in prima linea quella dell’autrice – offre un percorso alternativo, salvifico direi, rispetto alla distruttività del patriarcato.
Dove il fulcro del paradosso? Nell’aver riportato allo scoperto, nella rimessa a fuoco del potere e del simbolismo patriarcale, la sua origine primaria, l’affondo, cioè, delle sue radici nella differenza sessuale, quando il maschio, in tempi lontanissimi, si costituì come soggetto dominante, l’uno, e la femmina divenne l’altro da sé, il due, l’oggetto da inferiorizzare e da sfruttare. Da penetrare a proprio piacere prendendosi la prole. Differenza “fondata sull’abuso e la permissività violenta” tutt’ora viva e operante su grande e piccola scala, nonostante la nostra assuefazione e la maschera di civiltà che tende a deviarne l’attenzione. Questa memoria, riattivata e condensata nell’immagine del fallo, conferisce al libro una grande agilità che permette all’autrice di passare dal presente ad epoche lontane, dal piano culturale simbolico alla realtà storica, dalla nostra civiltà occidentale a quella mussulmana (la cui radice è analoga; Pellegrini è un’appassionata lettrice di antropologia) con la consapevolezza che è possibile sottrarsi a un dominio asfittico e violento, e aprire luoghi di armonia e di liberta individuale: lo spazio terzo, sempre auspicato dalla Pellegrini, dove la materia pensante del corpo delle donne, della natura stessa, ritrova dignità e bellezza. [Vorrei dire, per inciso, che anche gli gnostici, per i quali solo la parte minoritaria dell’umanità era destinata a un percorso spirituale, rappresentavano la massa degli esseri umani, schiavi dei propri istinti egoici, come esseri priapeschi, dominati dal loro deforme attributo sessuale, con parola moderna, il cazzo]. Continua a leggere