Uteroghiamoci! Il terzo ciclo di Cose Nostre da gennaio 2017

Uteroghiamoci!

Il terzo ciclo di Cose Nostre da gennaio 2017 

Care tutte, per impegni altri (la vita a volte è complicata!) siamo costrette a
rinviare il terzo ciclo di incontri di Cose Nostre, che riprenderemo da
gennaio 2017.

Ci siamo rese conto che abbiamo proposto il tema dell’utero e del seno
come naturale prosecuzione del discorso, ma che in realtà è molto
complesso da affrontare, soprattutto perché vi sono molti più tabù che
non rispetto ai genitali esterni.

Ci siamo rese conto che questo discorso è ancora più personale dei
precedenti, e che c’è bisogno della voce di molte donne per trasformare
qualcosa di privato in qualcosa di condivisibile anche sul piano
politico degli strumenti di autodeterminazione.

Crediamo che sia necessario un lavoro preparatorio più importante di
quello fatto in passato. Chiediamo quindi a tutte coloro che vorranno,
di inviarci alla nostra mail consultoria@autistiche.org (con oggetto
“Contributi Cose Nostre 3”) dei contributi, che possono essere spunti da
letture, video, link, riflessioni personali, esperienze, o – perché no –
una lettera scritta al vostro utero o al vostro seno, e vale tutto: che
l’abbiate appena (ri)scoperto, che lo conosciate bene, che non lo
abbiate più a causa di interventi chirurgici, che ve lo siate
dimenticato per tutto questo tempo, che sentiate il peso delle politiche
sul corpo, che abbiate trovato le vostre personali strategie di
resistenza e vogliate metterle in comune.

Ciò che manderete sarà utilizzato per l’elaborazione, ma non distribuito
e/o pubblicato.

Un abbraccio a tutte
Consultoria Autogestita
via dei Transiti 28, Milano
https://consultoriautogestita.wordpress.com/

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Una donna, senza volto coperto, con il megafono e un bel cappello rosso!

Non solo analisi del testo

Ieri la pioggia mi ha aiutata a districare i pensieri che il vento a CapoFrasca ha mischiato con molte cose.

La giornata di mercoledì lunga e intensa lascia un segno forte di lotta che non smette mai, che oggi rileggendo la cronaca sul giornale di ieri trovo quasi tutta irreale: dunque analizzo, leggo e rileggo e mi rendo conto che raccontare l’accaduto, quello vero sia indispensabile.

Il potere della narrazione di alcuni giornalisti è davvero incredibile, sono le domande delle interviste ad essere “FUORI” e le risposte seguono senza dubbio la stessa linea:

* Chiedere al questore se ad una manifestazione di protesta, l’ennesima contro le basi militari, ci si aspettano scontri è come chiedere a qualcuno appena uscito dal parrucchiere se si è tagliato i capelli.

* Chiedere perché ci sono state le cariche è come chiedere a chi c’era perché tagliare le reti.

* Dire che l’obiettivo era far degenerare la situazione è far finta di non sapere cos’è una manifestazione di protesta, dispiacersi per come è andata a scapito dei pacifisti è dimenticarsi di chi ha incominciato a picchiare.

* Chiedere qual è il segnale dato dal taglio delle reti e far finta di non capire che essere contro presuppone un’ azione per lo meno di disturbo, vuol dire far finta di non sapere cosa è già successo a Teulada l’anno scorso a novembre e a Capo Frasca due anni fa.

* Stupirsi perché alcune cesoie erano state portate negli zaini potrebbe voler dire che la prossima volta le troveremo in loco?

* Infine riprendo esattamente dal quotidiano “la provocazione: una donna oltrepassa la rete divelta”; una donna, senza volto coperto, con il megafono e un bel cappello rosso, una donna che non si può lasciare sola a cui ci si avvicina tutti con la propria faccia e che viene attaccata pesantemente da chi, fra gli altri, poi dovrebbe essere stato ferito in volto. Parte la carica e solo dopo la sassaiola. Solo dopo la sassaiola, lo confermano tutti i video che ho visto. Lo confermo io che c’ero.

* La seconda carica non si fa attendere e davvero c’è chi è ferito e sanguina.

La storia della giornata finisce con un lungo corteo, arriviamo dove si vede il mare.

Abbiamo tagliato le reti perché è l’unico modo per riprenderci ciò che appartiene a tutti noi, la terra.

Torneremo alle reti, non solo quelle di Capo Frasca.

25 nov. 16

un’altra donna alla manifestazione

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3 dicembre a Viareggio!

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Gli Scritti Cazzari

di Alessandra Daniele

renzi_andreotti_buttiglioneIl panico per l’eventuale sconfitta al referendum ha trasformato Renzi in uno spambot. Da settimane spedisce agli italiani pacchi di junk mail, lettere piene di promesse credibili quanto l’allungamento del pene.
Visto che evidentemente non bastano a spacciare la sua Cazzariforma autoritaria e truffaldina, Renzi passerà alle minacce esplicite.
Lettere minatore del tipo “Ricordati che sappiamo dove abiti, e questa busta lo dimostra”.
Finte cartelle Equitalia che annunciano un ritorno con una pesante tassa sulla seconda Camera se non rinunceremo al nostro diritto costituzionale di eleggerla.
Mail di phishing con scritto “Se vince il No, la password del tuo account bancario verrà craccata dagli hacker cinesi. Clicca qui per votare Sì”.
Biglietti sul parabrezza che dicono “I know what you did last summer. Se non voti Sì lo racconto a tutti”.
Poi passerà agli raffiche di sms e alle telefonate notturne come uno stalker a tutti gli effetti.
Il Cazzaro suda freddo perché sa che una sconfitta significherebbe quasi certamente la fine del suo governo, perché verrebbe scaricato innanzitutto dai suoi mandanti come sicario inefficiente.
La personalizzazione del referendum in realtà non è qualcosa che Renzi possa evitare. Chi l’ha incaricato di questo democraticidio non gli perdonerà un altro fallimento. Né a lui, né alla sua cricca di petulanti cortigiani spocchiosi quanto incapaci, che pretendono di cambiare la Costituzione palesemente sotto dettatura, visto che da soli non saprebbero cambiare nemmeno il toner della stampante.
E così il premier DC, Democazzaro, s’affanna a cercare di travestire la sua controriforma daRinnovamento, che è un po’ come travestire De Luca da Lolita.
Sotto il cerone renziano, Vincenzo De Luca è il vero volto del PD.
Il vero volto di questa controriforma borbonica.
Così giovane da essere stata compilata col novantenne Napolitano, e l’ottantenne Berlusconi che adesso finge di opporvisi, mentre tutte le sue reti continuano a fare propaganda per il Sì, insieme a tutto il Capitale nazionale e internazionale, da Marchionne e Briatore, a Goldman Sachs e JP Morgan che l’ha praticamente commissionata.
Una controriforma così democratica che grazie al premio di maggioranza del Cazzarum, l’incombente legge elettorale renziana, consegnerà ad un partito votato da circa 2 italiani su 10 la maggioranza assoluta d’una Camera di nominati, il controllo della Corte Costituzionale, del Consiglio Superiore della Magistratura, della Rai, di tutte le Authority (dite ciao alla vostra Privacy), d’un Incasenato, cioè un Senato incasinato concepito apposta per non funzionare e all’occorrenza bloccare tutto il sistema, nonché di tutte le regioni a statuto ordinario, che per la clausola di supremazia governativa non potranno più decidere nemmeno di rifiutare una catena di inceneritori sul loro territorio.
Un vero e proprio golpe di fatto.
Che deve essere fermato.
Per avere questa Costituzione c’è chi ha combattuto, ed è morto.
A noi per adesso basta un No. Approfittiamone, prima che sia troppo tardi

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27 novembre a Roma/NO!NO!NO! e poi NO!!!

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Omara Portuondo/ Hasta la victoria siempre!

Hasta la victoria siempre!

Fidel Castro  13 agosto 1926/25 novembre 2016

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27 novembre 2016 NO!!!!

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27 novembre 2016 / Fuori il PD dalle nostre vite!!!

Il nostro volantino

Fuori il PD dalle nostre vite!

Votare NO!!!!! al referendum del 4 dicembre è  un momento di resistenza al neoliberismo.

Nessuna condiscendenza nei riguardi della democrazia parlamentare e nemmeno riguardo all’istituto del referendum. Sappiamo benissimo che le decisioni delle consultazioni popolari vengono prese in considerazione solo se collimano con le decisioni già prese dal potere, altrimenti vengono assolutamente disattese. Vedere il referendum sull’acqua e quello sul finanziamento pubblico ai partiti tanto per fare degli esempi.

C’è una differenza, però, tra questi referendum e quello del 4 dicembre. Quest’ultimo rappresenta un passaggio nodale nel percorso neoliberista  nel tentativo di avere un avallo popolare a un governo emanazione diretta delle multinazionali anglo americane e, quindi, per noi un momento importante nello smascheramento e nel riconoscimento del nemico. Non si tratta di una lotta interna tra fazioni del PD. Il posizionamento per il no di alcuni settori del Partito Democratico è assolutamente strumentale e non risponde ad un posizionamento politico diverso, anzi, proprio perché la credibilità di Renzi comincia a mostrare scricchiolii, si preparano a sostituirlo con qualcuno, magari del PD, che sia stato dalla parte del malcontento. Sta a noi essere molto precise/i nell’ individuare il ruolo dei vari personaggi. Inoltre,  una posizione astensionista è dannosa non solo  perché, non essendoci in questo referendum il quorum di fatto aiuta la vittoria del sì, ma contribuisce a rafforzare i concetti che il neoliberismo vuol far passare nel comune sentire, cioè che “sono tutti uguali”, che “tanto non cambierà niente”…. Noi dobbiamo cogliere tutte le possibilità per gettare granelli nell’ingranaggio neoliberista, zoccoli nella catena di trasmissione, per creare spazi per veicolare la conoscenza del nemico e di quello che rappresenta.

Il nemico è il neoliberismo incarnato nel PD che ha naturalizzato e naturalizza questa ideologia nella nostra società.

Votare NO al referendum significa dire No al Jobs Act, al TTIP, alla “buona scuola”, a Equitalia, alle “guerre umanitarie”, alla militarizzazione dei territori, ai Cie….. fino, nel nostro specifico, alla strumentalizzazione della violenza sulle donne. La strumentalizzazione della violenza maschile su di noi, come d’altra parte quella sulle diversità sessuali, la strumentalizzazione del razzismo, dell’antifascismo e dei diritti, sono un cardine della modalità neoliberista di affrontare il sociale, incar nata dalla socialdemocrazia riformista, tanto da costituire una società dell’antifascismo fascista, dell’antirazzismo razzista, dell’antisessismo sessista.

Per questo NO! NO!NO! e poi NO!                    

Coordinamenta femminista e lesbica

Coordinamenta.noblogs.org/coordinamenta@autistiche.org

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Non una di meno…alle loro condizioni!

Non una di meno…alle loro condizioni!

https://animaliena.wordpress.com/

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Corpo è rivoluzione!

Corpo è rivoluzione!

di Nicoletta Poidimani

http://www.nicolettapoidimani.it/?p=1094

Interrompo, con un’intervista rilasciata a RadioCane, questi mesi di mio silenzio “pubblico”, dovuto alla necessità di concentrarmi su alcune profonde trasformazioni che riguardano la mia esistenza.

In quest’epoca di nauseante normalizzazione, molto probabilmente si leverà alto il coro delle rane aristofanee ascoltando queste mie parole.

filosofie-parinetto-corpo-rivoluzione-marxLascio dunque, parinettianamente, ai propri Brekekekex koax koax chi ha scelto di accomodarsi nella miseria dell’esistente, e ringrazio tutte/i coloro che, a 15 anni dalla morte di Luciano Parinetto, lo hanno voluto ricordare con me e con Gian Andrea Franchi, riempiendo lo spazio di Cox18 di intelligenza, emozioni, desideri e utopia.

Vai su RadioCane per ascoltare l’intervista.

Qui potete scaricare il pdf della mia postfazione alla riedizione di Corpo e rivoluzione in Marx, mentre qui potete ascoltare il podcast della presentazione in Cox18.

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La Val Susa con il popolo Sioux

La Val Susa con il popolo Sioux

COMUNICATO DEL MOVIMENTO NO TAV VAL DI SUSA AL POPOLO LAKOTA-SIOUX DEL NORD DAKOTA.

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La Val Susa con il popolo Sioux
Il Movimento No Tav della Val Susa (ovest di Torino, Italia), riunito in Coordinamento Mercoledi 23 Novembre 2016, saluta e manda la sua solidarietà al coraggioso popolo Sioux di Standing Rock e alll’Indigenous Environmental Network in lotta contro la costruzione del Dakota Access Pipe Line (Dapl) sulle sacre terre Lakota.
La vostra causa, la protezione della Madre Terra e dell’acqua che ne è il sangue, è anche la nostra.
Da più di venti anni il Movimento No Tav si oppone con ogni mezzo alla costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità (Tav) da Torino a Lione, Francia, che porterebbe devastazione alla nostra Valle e prosciugherebbe il debito pubblico del nostro Paese. La forte pressione popolare ha costretto le lobbies industriali e i partiti politici a tagliare gradatamente il progetto iniziale e ridurlo a un unico tunnel di 57 km sotto le Alpi. Molti sono i governi che abbiamo visto cadere e molti sono i politici o esponenti del mondo industriale arrestati o perseguiti per corruzione o malversazioni, mentre noi siamo ancora vivi e vegeti. Il nostro obiettivo è la cancellazione definitiva del progetto
Stiamo soffrendo per la violenza poliziesca, la militarizzazione della Valle e la rappresaglia giudiziaria. Solo in questi giorni 38 attivisti sono stati condannati a un totale di 84 anni complessivi di prigione e più di mille sono i procedimenti giudiziari ad oggi contro di noi. Ma abbiamo costretto gli speculatori a proteggere il cantiere come un fortino: filo spinato, reti metalliche, blocchi di cemento, polizia e truppe speciali alpine richiamate dall’Afghanistan. Dal 2011 quando la polizia sgomberò il nostro presidio, assediamo il cantiere giorno e notte con la forza dei nostri numeri, con la nostra determinazione e con il sostegno di tutti i cittadini consapevoli, dei movimenti ambientalisti e per i diritti civili.
In tutti questi anni abbiamo imparato che tutte le Grandi Opere sono un furto di denaro pubblico, un modo subdolo di finanziare il sistema dei partiti e le mafie, di alimentare la corruzione; abbiamo imparato che le Grandi Opere sono spesso inutili e sempre devastanti per l’ambiente; che gli interessi che le sostengono riguardano la struttura portante del potere politico; che i media sono usati come arma contro ogni forma di dissenso perchè appartengono agli stessi poteri.
Cari amici, il nostro nemico comune è il capitalismo globale che sta distruggendo la Terra per il profitto
materiale. Su questo terreno siamo con voi e da oggi ci impegnamo a trovare le forme di pressione più efficaci per sostenervi.
I nostri cuori, i nostri pensieri e le nostre preghiere d’ora in poi saranno anche con voi.

No Tav. No Dapl!
Val Susa, 23 Novembre 2016

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Isoliamo i “Violanti”!!

Una studentessa violentemente aggredita !

Bologna, Isoliamo i Violanti: studenti del NO aggrediti dentro l’università/

bologna

Questo pomeriggio i Giovani Democratici (funzionari sul libro paga del partito renziano nascosti dietro alla sigla “Studenti per il Sì”) hanno organizzato all’Università di Bologna un dibattito sul referendum con Luciano Violante a sostenere le ragioni del regime. Violante, com’è noto, oltre a essere uno dei più cupi volti della casta politica dalla prima repubblica fino a oggi (alla faccia della rottamazione), è uno di quelli che tiene in mano le fila della magistratura torinese, particolarmente conosciuta per la sua ferocia repressiva contro i movimenti e negli ultimi anni contro i No Tav – alla faccia della #pertuttilibertàdiparola, slogan scelto dai Giovani Democratici ogni qual volta hanno cercato di impedire agli studenti di esporre le ragioni del No.

Anche oggi la libertà di parola gli studenti e le studentesse se la sono presa. Mentre Violante ha iniziato a esporre la voce del regime, è stato sollevato dall’alto dell’aula uno striscione: “Isolare i Violanti! No Tav liber* #cèchidiceno“. I funzionari dei Giovani Democratici hanno subito tentato di intervenire, invano. Mentre Violante iniziava il secondo giro di interventi, gli studenti hanno cercato di entrare dalla porta principale con il semplice obiettivo di affiggere sul muro la propria libertà di parola. A quel punto, sotto gli occhi della digos e incitati dai funzionari dei Giovani Democratici, due guardiani privati (pagati dall’UniBo, cioè con i nostri soldi), hanno aggredito gli studenti, colpendoli con calci e pugni; in particolare, una giovane studentessa di Scienze Politiche è stata violentemente colpita e scaraventata per terra. Senza esitazioni e con determinazione, gli studenti hanno riconquistato l’ingresso dell’aula. Anche il professor Pasquino, intervenuto al dibattito come docente per il no, ha sostenuto la legittimità libertà di espressione dei giovani (quelli veri, non con la tessera di partito in tasca). Lo striscione è stato quindi esposto dietro alla cattedra, di fronte all’impotente livore dei piccoli funzionari del PD.
La giornata di oggi mostra almeno quattro cose.

Innanzittutto, la casta politica ha sempre più paura del No. L’UniBo, apertamente schierata dalla parte di un sì a cui sono concesse aule e crediti formativi, è arrivata al punto di arruolare delle guardie private per aggredire gli studenti che sostengono il No. In terzo luogo, la libertà di parola a cui fanno riferimento i Giovani Democratici – corpo estraneo all’università – è la libertà del regime renziano: la violenza sta tutta dalla parte dei Violanti. In quarto luogo, soprattutto, la strada è quella giusta: mandiamo a casa il governo Renzi, sbarazziamoci del PD!

da fb HoboBologna Occupato

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La Parentesi di Elisabetta del 23/11/2016 e Podcast

Lo stesso vento

onda nina

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La nostra storia e le sue derive. Di questo dovremmo parlare. Di fronte alla barbarie delle invocazioni di aiuto alle Istituzioni e alle sue articolazioni, il discorso di “Nonunadimeno” si presenta come totalmente altro rispetto alla stagione dei nostri sogni.

Un’iniziativa che tende ad annullare la possibilità che le donne, con il conflitto e la ribellione, non si pieghino rassegnate al dominio della società neoliberista e alla vittoria della merce. E’ la negazione della responsabilità della società attraverso le sue stesse istituzioni a partire dalla dissipazione della libertà e dell’esistenza degli individui che si va compiendo nella curva estrema di questo momento storico.

Chiamando fuori da ogni responsabilità il dominio nelle sue articolazioni, dato che si omette di nominare chi permette la materializzazione del dominio stesso, omissione che non è casuale visto che sono gli stessi che la manifestazione si propone di “sensibilizzare”, viene portata avanti una denuncia tanto generica quanto fuorviante e una modalità, invece, di sostanziale complicità,  mostrando al potere assoggettamento e facendo professione di abiura e di pentimento dei valori che hanno connotato le lotte femministe degli anni ’70.

Si dimentica che lo Stato possiede il monopolio della violenza,  la esercita attraverso la forza e la considera legittima.

Ci si può rivolgere allo Stato, quindi, per chiedere aiuto, solo e se si ritiene che tutto ciò sia legittimo e si trascina così il femminismo ad un ruolo addomesticato ed ancillare. In cambio lo Stato offre una semilibertà controllata dagli ortopedici dell’anima, psicologi/ghe, assistenti sociali, psichiatri/e, poliziotti “buoni” e poliziotte “buone” che a questo sono addetti/e e disponibili. Questa operazione è presentata come frutto di un “sano realismo” e comunque del fare i conti con la realtà.

Tutto ciò non è altro che interesse di parte che della falsa coscienza è il crepuscolo nell’indifferenza dell’avvilimento, della miseria, della disperazione in cui vengono gettate le donne tutte e in una lettura ottusamente ottimistica della controparte per cui solo e soltanto in un incontro con la stessa si può essere felici, mentre è solamente un abbraccio mortale. E pertanto tutto si risolve nel rifiuto opportunistico di ogni responsabilità sia pure nella divisione dei compiti. In questa stagione non c’è più contratto sociale possibile, questo è stato unilateralmente troncato dal potere.

Dobbiamo smascherare le radici sociali e politiche del patriarcato e della violenza su di noi. Le soluzioni altre non rimuovono cause ed effetti ma ci condannano alla solitudine, all’angoscia, all’isolamento. Una sorta di coazione all’ordine tanto ossessiva quanto incauta. E’ il trionfo del sistema. Il femminismo va rinchiuso nel recinto del dominio, quello che definisce e impone le regole del gioco della vita. E contemporaneamente esclude dal circuito della vita politica per quanto possibile chi a quell’ordine non si rassegna e da quelle regole dissente. L’unico orientamento è per loro la democrazia “partecipata” e il pensiero scientifico, naturalmente interpretato e officiato dalle esperte/i, è l’enciclica Urbi et Orbi che sancisce la fine delle “ideologie” e che diventa la loro propria ideologia. E’ il compiersi della sussunzione reale del femminismo al capitale nella sua totalità. Una rinnovata e piccola metafisica le cui officianti sono le Patriarche.

La liturgia è la fine di ogni possibilità di lotta, di liberazione, di libertà, di trasgressione, di invenzione perché tutto questo è già avvenuto, basta qualche piccolo ritocco qua e là con il concorso delle Istituzioni…un po’ di linguaggio al di sopra delle righe…qualche concessione alle “diversità”…qualche trasgressione sessuale… Questo è ormai il migliore dei mondi possibili e il suo orizzonte è insormontabile, ancora un piccolo sforzo! E’ l’abbandono senza rimorsi del femminismo. Noi siamo altro. Dobbiamo individuare e coltivare i punti di fuga da questa società anche quando si manifesta con iniziative femminili che a questa società concorrono, recuperare il tempo e i sogni senza perdersi nell’ottusa stagione del realismo. E questo si realizza nella dimensione molecolare di negazione del dominio e nella critica dell’attuale oscurantismo che si manifesta nelle forme attuali del potere. Pertanto resistenza e produzione di soggettività e di solidarietà. Ancora una volta i problemi decisivi sono quelli della libertà e dell’esistenza e della qualità della vita di tutte e tutti noi. Problemi che non vogliamo eludere. Ancora sempre e di nuovo c’è chi drizza il capo e dice no e affida la sua vita alla sua capacità di inventarla insieme con le altre. Nulla è scontato né dato una volta per tutte, ancora sempre e di nuovo è in questione il senso di quello che è e di quello che siamo. E’ lo stesso vento, quello del femminismo materialista, che ci spinge altrove, in altre direzioni, per proporsi come alternativa al cinismo, al politicamente corretto, al vittimismo.

 

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23 novembre 2016 Manifestazione contro l’occupazione militare a Capo Frasca!

https://youtu.be/zZhRTKSKoZc

https://nobordersard.wordpress.com/

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Noi stiamo con chi resiste!!!!

Domani processo per direttissima a Nicoletta

nicotrib Domani mercoledì 23 novembre alle ore 12 al Palagiustizia di Torino in aula 52 ci sarà il processo per direttissima a Nicoletta per “evasione”.

Sosteniamo Nico con la nostra presenza!

http://www.notav.info/agenda/domani-processo-per-direttissima-a-nicoletta/

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