Spunti sparsi sulla lotta antimilitarista e non solo

Un interessante contributo delle compagne e dei compagni sardi. “Nessuna pace per chi vive di guerra”, coniato come messaggio antimilitarista, diventa messaggio a tutto campo che noi condividiamo pienamente contro la guerra che il neoliberismo sta conducendo contro tutte/i  le/gli oppresse/i sul fronte esterno e sul fronte interno.

Spunti sparsi sulla lotta antimilitarista e non solo.

“La ricerca della classe./Costruire un legame fra le fasce sociali intrappolate e soggiogate dalle contraddizioni del sistema capitalista è indispensabile.”

https://nobordersard.files.wordpress.com/2017/04/contributo.pdf

“Ogni sistema fondato sulle classi e sulle caste contiene in sé il germe della propria dissoluzione.”Jack London – Il tallone di ferro.

Questo contributo teorico nasce dopo anni di impegno costante contro la militarizzazione in Sardegna, e non solo, fatti di cortei, blocchi e azioni dirette; ma vuole andare oltre, più in profondità, nelle contraddizioni che il sistema capitalista crea nella quotidianità dell’esistenza. Se per noi le parole chiave “blocchiamo delle esercitazioni” e “tagliamo le reti” sono state fondamentali nella costruzione di un percorso finora molto interessante, crediamo che vadano affiancate da altre, perché forse ora, da sole, potrebbero non essere più sufficienti.

Lo Stato sta asservendo sempre più le componenti sociali, in termini sia di gruppi che di individui (il disoccupato, lo studente universitario o il pensionato), incanalandole rispetto alle sue esigenze strutturali e, nel caso specifico, alla dottrina imperialista propagandata, sia come entità Nazionale ed Europea sia come entità Nato, tramite la vulgata quotidiana delle impellenti necessità economiche, della sicurezza e del controllo della “Nazione”. In una vieppiù capillare impostazione patriottica del vivere, il militare è visto quasi con orgoglio o comunque non estraneo alle esigenze della nuova esistenza fatta di perenni allarmi ed emergenze che possono in ogni momento intaccare le nostre tranquille abitudini. Continua a leggere

Pubblicato in Antimperialismo, Autorganizzazione | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Spunti sparsi sulla lotta antimilitarista e non solo

21 aprile/Presentazione alla BAZ di Cagliari del corteo del 28 a Quirra

21 Aprile “Presentazione del corteo del 28 a Quirra” dalle 19 alla BAZ 

via poligonoPer il 28 aprile l’assemblea di A’Foras ha indetto un nuovo grande corteo contro la presenza militare in Sardegna. A cinque mesi dal corteo di Capo Frasca un’altra data per continuare il percorso ripreso ormai due anni e mezzo fa, che finora non era mai andato a toccare con decisione i territori ogliastrini e sarrabesi. Il PISQ è il poligono più grande d’Europa, 13.000 ettari permanentemente interdetti e altre migliaia e migliaia sottoposti a servitù; negli ultimi cinquant’anni vi si sono esercitati gli eserciti di mezzo mondo, nel vero senso del termine. Più recentemente è diventato una calamita per le multinazionali degli armamenti che vi trovano un luogo unico, in termini di conformazione e dimensione, per soddisfare le perverse necessità di cui i loro prodotti hanno bisogno prima di essere immessi nei mercati della morte. La capofila è Leonardo – Finmeccanica.

L’indisturbata presenza di questo colosso della guerra a pochi metri o chilometri dalle nostre case ci ha reso complici negli anni delle migliaia uomini e donne uccisi nelle stragi preparate al PISQ e altrove. E’ ben noto a quasi tutti i sardi e le sarde, e non solo, il danno ambientale e di inquinamento mortale che l’attività del PISQ ha creato, specialmente nei territori più vicini.

Aria, terra e acqua pesantemente contaminate, in alcuni casi in modo irreversibile. Migliaia di morti, fra umani e animali, direttamente collegati all’avvelenamento procurato dall’attività militare: leucemie, tumori, malformazioni neonatali e alterazioni di vario tipo.

Il PISQ è stato definito più volte luogo di morte, e questa definizione ci sembra veramente appropriata.

E’ ovvio quindi, alla luce di questa brevissima descrizione del PISQ, vedere nel corteo del 28 aprile una data importante, da vivere e organizzare al meglio, sperando che possa inserirsi nell’elenco di quelle giornate iniziate a Capo Frasca nel settembre 2014 e proseguite a Decimomannu, Teulada e di nuovo Capo Frasca.

VENERDì 21 APRILE DALLE 19 PRESENTAZIONE DEL CORTEO DEL 28 APRILE A QUIRRA. BAZ, Biblioteca Autogestita Zarmu, Via San Giacomo 117, Cagliari.

 
A SEGUIRE DIBATTITO SULLA FASE ATTUALE DELLE LOTTE CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLA SARDEGNA, CRITICHE, PROSPETTIVE E CONTRADDIZIONI.
 
A MARGINE DELLA SERATA CI SARA’ UN APERITIVO BENEFIT PER FINANZIARE LE SPESE DEL CORTEO.
SARA’ POSSIBILE PRENOTARE I POSTI SUI PULLMAN.
Pubblicato in Antimperialismo, Autorganizzazione | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su 21 aprile/Presentazione alla BAZ di Cagliari del corteo del 28 a Quirra

A proposito dell’Argentina

In Argentina migliaia di donne si sono mobilitate in seguito all’ennesimo femminicidio

“Micaela è stata trovata uccisa. Siamo in lutto, siamo arrabbiate, siamo arrabbiate e deluse per uno stato impotente di fronte a cifre agghiaccianti: ogni 18 ore nel nostro paese si compie un femminicidio”.

In Argentina la scorsa settimana è stato attuato uno sciopero generale molto partecipato contro le politiche neoliberiste del governo.

Pensiamo, però, che sia il caso di fare alcune riflessioni. Non si può lottare a compartimenti stagni ed è impensabile dichiarare di essere deluse da uno Stato impotente rispetto alla violenza di genere. Sappiamo fin troppo bene che lo Stato non è altro che il momento organizzativo, in questo momento, del neoliberismo e il neoliberismo è nemico mortale delle donne e degli oppressi tutti. Noi siamo Ebe Bonafini accusata falsamente di appropriazione indebita. Noi siamo Milagro Sala arrestata per le lotte con i popoli indigeni. E’ impossibile scindere  la violenza patriarcale dal sistema a cui è intrecciata a doppio filo. Abbiamo due nemici senza combattere i quali la strada della nostra liberazione è sbarrata: sul fronte interno i sostenitori/trici del neoliberismo, sul fronte esterno gli Stati Uniti. Dobbiamo ricondurre ad unità le lotte e questo vale sia in Argentina che qui da noi.

Proprio per questo vi riproponiamo una puntata de I Nomi delle Cose che abbiamo registrato qualche tempo fa.

i-nomi-delle-cose

Puntata del 09/11/2016

“Riflessioni femministe sulle lotte delle donne in Argentina, in Polonia, in Francia/retroterra e valenze/ quando genere e classe non si intrecciano”

clicca qui

Pubblicato in Capitalismo/ Neoliberismo, Internazionalismo | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su A proposito dell’Argentina

28 aprile/Poligono di Quirra

28 aprile, Poligono di Quirra – CORTEO CONTRO LE BASI MILITARI E LA GUERRA

https://nobordersard.wordpress.com/2017/03/09/28-aprile-poligono-di-quirra-corteo-contro-le-basi-militari/#more-3354

Organizzato da A’Foras, è stato scelto il PISQ per completare il quadro delle principali strutture militari presenti in Sardegna. Dopo le giornate di lotta dell’11 giugno a Decimomannu, del 3 novembre a Teulada, del 13 settembre e 23 novembre a Capo Frasca, mancava all’appello il PISQ, il poligono più grande d’Europa, 13.000 ettari di terra sottratti alla popolazione per preparare al meglio le stragi poi perpetrate in tutto il mondo. Continua a leggere

Pubblicato in Antimperialismo | Contrassegnato | Commenti disabilitati su 28 aprile/Poligono di Quirra

Fuori l’Italia dalla NATO!

Fuori l’Italia dalla NATO! I modi sono tanti, ognun* scelga il suo.

Comunicato del Comitato No guerra No NATO sull’attacco USA alla Siria

 Due navi da guerra statunitensi, la USS Porter e la USS Ross della Sesta Flotta di stanza a Napoli, hanno attaccato la base siriana di Shayrat con 59 missili da crociera Tomahawk.

L’attacco, ordinato dal presidente Trump, è stato eseguito dal Comando delle forze navali Usa in Europa, agli ordini dell’ammiraglia Michelle Howard, che allo stesso tempo comanda la Forza congiunta della Nato con quartier generale a Lago Patria (Napoli).

L’operazione bellica è stata appoggiata dalla base aeronavale Usa di Sigonella e dalla stazione di Niscemi del sistema statunitense Muos di trasmissioni navali.

L’Italia – dove si trovano importanti comandi e basi per operazioni militari in una vasta area che dal Medioriente e Nordafrica arriva fino al Mar Nero – è un fondamentale trampolino di lancio della strategia aggressiva Usa/Nato.

Gli Stati Uniti e gli alleati europei della Nato sono i principali responsabili di una situazione sempre più pericolosa, provocata dalla demolizione dello Stato libico, attaccato dall’interno e dall’esterno, e dal tentativo di fare lo stesso in Siria (sempre durante l’amministrazione Obama) tramite gruppi terroristi presentati come «ribelli», addestrati e armati dalla Cia e finanziati dall’Arabia Saudita e altre monarchie del Golfo.

Proprio mentre tale tentativo stava fallendo per l’intervento russo a sostegno delle forze governative, e si stava per aprire un negoziato per mettere fine alla guerra, Stati Uniti e Nato hanno gettato benzina sul fuoco accusando il governo siriano di aver fatto strage di civili, tra cui molti bambini, con un deliberato attacco chimico.

Come ha dichiarato il Vescovo siriano Antoine Audo di Aleppo, «non si può immaginare che il governo siriano sia così sprovveduto e ignorante da poter fare degli errori così madornali». Vi sono invece prove che i «ribelli» siano in possesso, e abbiano già usato, armi chimiche.

Fallito il tentativo di far passare al Consiglio di sicurezza dell’Onu una risoluzione di condanna del governo siriano, che avrebbe permesso di attaccare «legalmente» la Siria come venne fatto nel 2011 con la Libia, il presidente Trump ha ordinato l’attacco missilistico alla base governativa siriana.

Le implicazioni di tale atto sono gravissime. Esse rendono ancora più tesi i rapporti tra Stati Uniti e Russia, le cui forze ora si fronteggiano direttamente in una situazione incandescente.

Non possiamo essere semplici spettatori mentre la guerra divampa, mentre aumenta il rischio di una catastrofica guerra nucleare.

Dobbiamo esercitare i nostri diritti costituzionali, ripudiando la guerra nell’unico modo concreto che abbiamo: pretendere che l’Italia esca dall’alleanza aggressiva della Nato, non abbia più sul proprio territorio basi militari straniere né armi nucleari. Dobbiamo lottare per un’Italia neutrale, in grado di svolgere la funzione di ponte di pace sia verso Sud che verso Est.

https://www.sinistrainrete.info/estero/9536-comunicato-del-comitato-no-guerra-no-nato-sull-attacco-usa-alla-siria.html

Pubblicato in Antimperialismo | Contrassegnato | Commenti disabilitati su Fuori l’Italia dalla NATO!

Uteroghiamoci! Incontro conclusivo

Uteroghiamoci! Incontro conclusivo

Martedì 11 aprile dalle 20,30 alle 22,30 alla Consultoria Autogestita via dei Transiti 28-Milano

https://www.facebook.com/events/751130415049845/

“Lo scorso incontro ci ha messo nuovamente di fronte al fatto che, se le donne trovano un luogo dove esprimersi liberamente, i nodi emergono, irrompono. Insomma, non abbiamo parlato di gravidanza, ma di come ci sentiamo di fronte a questo tema.
E continueremo nel prossimo incontro, continuando a fare come fatto sinora, ossia modulandolo sulla base dei tempi della discussione, con l’obiettivo esplicito di riprenderci il tempo della ricerca su noi stesse, della condivisione, e dell’elaborazione collettiva.”

Pubblicato in Autorganizzazione, Violenza di genere | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Uteroghiamoci! Incontro conclusivo

No TAP né qui né altrove!

Pubblicato in Territorio | Contrassegnato | Commenti disabilitati su No TAP né qui né altrove!

La Parentesi di Elisabetta del 5/04/2017

“Pretoriani”

   Riaffiora continuamente nella sinistra una teoria che potremmo chiamare della “democratizzazione” che, in parole poverissime, pretenderebbe che lo Stato si muovesse su binari così detti “democratici” e si scandalizza e si flagella quando questo non avviene. E parla di regressione autoritaria, di deriva reazionaria e via dicendo.

Pensando che si possano chiamare ad una “democraticità” più fattiva gli apparati esistenti, si dimentica che lo Stato è lo strumento e l’emanazione della classe dominante, si cassa ogni considerazione sulla natura di classe dello Stato stesso, presentandolo come neutrale e necessario per le “oggettive” esigenze di direzione della società. L’idea della non neutralità dello Stato, una delle acquisizioni fondamentali del marxismo, è dimenticata, non soltanto nel revisionismo tradizionale e nel neo revisionismo, ma anche in molti spazi antagonisti. E questo vale a tutti i livelli sia che si parli di tribunali e di giustizia, sia che si parli di gestione della piazza e del dissenso, sia che si parli delle modalità con cui viene affrontato il sociale…

Da qui l’inconsistenza degli appelli dei partitini di sinistra per il ritorno a Keynes, che fanno finta di non accorgersi che non è vero che lo Stato si è ritirato. Si è ritirato per quanto riguarda lo stato sociale ma è sempre più presente nel supportare, finanziare e far crescere l’apparato militare industriale.

Lo Stato borghese è profondamente innestato, tramite i rapporti della connessione circolatoria, al movimento fondamentale della riproduzione dei rapporti di produzione capitalistici. In questo legame, appunto, consiste la specificità della forma politica borghese e, pertanto, bisogna abbandonare l’idea della neutralità delle forze produttive rispetto ai rapporti di produzione. Non legare la forma statale borghese alla forma dei rapporti di produzione capitalistici, incarnati nelle forze produttive, ci impedisce una chiara individuazione dell’avversario.

Questo perché si dimentica che il modo di produzione capitalistico mette in luce le sue diverse articolazioni e che c’è un rapporto dialettico fra lo specifico e il momento unitario.

I rapporti di produzione capitalistici sono inscritti nei processi di lavoro e si traducono nei ruoli e, questi, compresi quelli sessuati, si riproducono continuamente nella divisione sociale capitalistica del lavoro.

Ma questa condizione non si realizza a partire dall’automatismo in sé, ma ha le radici dentro le condizioni sociali, cioè nella natura della società.

C’è una tendenza negli articoli e nelle prese di posizione della sinistra dopo gli avvenimenti che hanno segnato, ad esempio, la manifestazione del 25 marzo a Roma, a porre l’accento sulla deriva autoritaria con cui sono state condotte le operazioni di polizia nel controllo così detto “preventivo”, nel controllo della piazza, nella preparazione mediatica dell’opinione pubblica, nella demonizzazione del movimento. Si parla di fascistizzazione del paese, di gestione sudamericana e si parla di spazi democratici venuti meno.

Invece siamo di fronte ad un passaggio epocale che si è esplicitato in maniera particolarmente evidente nella gestione da parte della forza pubblica della piazza del 25 marzo. La polizia si è mossa autonomamente dal punto di vista delle scelte e degli obiettivi, è passata dall’essere entrata nel salotto buono alla dimostrazione di messa in atto di un’idea di società.

Il neoliberismo forma compiuta e attuale del capitalismo progetta una società sul modello dello Stato/Capitale dove le risorse destinate alla collettività, pensioni, sanità, istruzione, ammortizzatori sociali…vengono totalmente eliminate e destinate all’apparato militare e a quello poliziesco. L’apparato militare porta un attacco a tutto campo ai paesi del terzo mondo e a quelli asimmetrici rispetto agli interessi delle multinazionali anglo-americane e l’apparato poliziesco rende irrealizzabile da parte degli oppressi l’aspirazione ad una società più giusta ed equa. I ruoli tra l’altro diventano interscambiabili perché i territori interni vengono militarizzati e l’esercito assume caratteri di polizia interna e la polizia assume caratteri di forza di occupazione militare. La Nato allo stesso tempo assume il nuovo ruolo di polizia internazionale sancito dal neocolonialismo.

L’apparato militare industriale e quello poliziesco penitenziario diventano volano dell’economia anche perché devono reprimere le resistenze e le rivolte messe in preventivo.

Pertanto la strategia terroristica del capitale è divenuta la forma costruttiva del dominio. Una condizione scelta per la riproduzione del rapporto di produzione capitalistico.

Il neoliberismo è la forma a cui è approdato il capitalismo nella sua necessità di autoespansione. Non c’è nessuna crisi, bensì il neoliberismo è una precisa ideologia e la così detta crisi non è un effetto collaterale sgradito, qualcosa sfuggito di mano, bensì una scelta precisa e voluta.

L’ iper borghesia transnazionale, la nuova aristocrazia borghese nella fase imperialista, sta conducendo una lotta senza quartiere alle classi subalterne e a vasti strati della borghesia così come l’abbiamo finora conosciuta.

L’impoverimento della media e piccola borghesia, la sua proletarizzazione è un’operazione scelta scientemente, in una lotta di classe all’interno della classe condotta senza alcuno scrupolo e senza esclusione di colpi. In questa situazione mentre vengono buttati a mare quegli strati sociali che costituivano l’ossatura della borghesia così come tradizionalmente la conoscevamo, altre soggettività vengono fatte entrare nei posti di comando. Sono gli esponenti dell’apparato militare e poliziesco.

La crescita esponenziale di mezzi, di finanziamenti e di strutture che caratterizza l’apparato militare industriale e quello poliziesco fa sì che questi sistemi di servizio acquistino nella struttura gerarchica neoliberista sempre più peso e il potere che viene loro dal ruolo di gestione del dissenso, del controllo territoriale e sociale fornisce una posizione estremamente importante. Tanto importante da controllare ormai e tenere sotto scacco anche la stessa politica.

Le polizie nelle varie accezioni, nella struttura borghese tradizionale, erano situate in una collocazione di servizio e di subalternità alla politica. Ne eseguivano le direttive. Perfino durante il fascismo, in cui la repressione poliziesca era parte fondante del sistema, la sua subalternità alla politica era evidente. Le scelte, la volontà, i percorsi erano politici e la polizia faceva sì che potessero trovare gambe con cui camminare senza l’intralcio di dissidenti, fomentatori e ribelli. E questo anche nelle azioni e nei momenti polizieschi più sporchi. Nella dichiarazione alla Camera dei deputati del 26 maggio 1927, conosciuta anche come il <discorso dell’Ascensione> Mussolini affermava <Signori: è tempo di dire che la polizia non va soltanto rispettata, ma onorata. Signori: è tempo di dire che l’uomo, prima di sentire il bisogno della cultura, ha sentito il bisogno dell’ordine: In un certo senso si può dire che il poliziotto ha preceduto nella storia il professore (…) Ed era chiara la subalternità della polizia al progetto di ordine fascista.

Sta avvenendo una mutazione genetica, la polizia si sta svincolando dalla politica, va per conto suo, ha messo in atto una dichiarazione di indipendenza, di autonomia che apre scenari nuovi che ci ricordano il ruolo dei pretoriani.

E la politica è in palese perplessità. Non aveva nessun interesse il 25 marzo a presentare le manifestazioni contro l’UE come pericolose, ma anzi avrebbe voluto una città senza particolari problematiche mentre l’apparato poliziesco ha fatto chiaramente capire che la situazione di tranquillità o di ferro e fuoco sarebbe dipesa solamente dalle sue scelte.

La politica non voleva a nessun costo porre l’accento sulle manifestazioni di protesta contro l’Unione Europea mentre la questure e gli organi di gestione del così detto ordine pubblico si premuravano di creare un clima di terrore tra negozianti e cittadini in vista della “calata dei barbari”. Anche durante la manifestazione abbiamo assistito ad un tentativo di minimizzare le manifestazioni di dissenso da parte dei media mentre la polizia in piazza cercava ogni pretesto possibile per poter dare il via a quello che aveva attivamente propagandato nei giorni precedenti.

Il neoliberismo è una società di stampo nazista per il governo diretto dei potentati economici, per l’affossamento di tutte le situazioni di mediazione tra cittadini e Stato, per la pretesa di ridurre il dissenso a rivendicazioni corporative gestite dall’associazionismo collaborazionista, per la pretesa di incidere e di legiferare su ogni aspetto della vita, anche il più privato, imponendo uno Stato etico, appunto, di nazista memoria di cui il decreto Minniti è l’ultimo esempio, ma quello che sta succedendo nei rapporti tra polizia e politica è un’altra cosa. È il prodotto della lotta di classe interna alla borghesia che ha sostituito buona parte degli strati sociali che la costituivano con gli apparati polizieschi e militari.

E’ importante riconoscerlo perché ci permette di non pensare che quello che sta accadendo nella gestione dell’ordine pubblico sia una deriva reazionaria, un arretramento, una regressione della democrazia bensì ci dà modo di inquadrarlo come momento insito ed integrante del progetto neoliberista.

Pubblicato in La Parentesi di Elisabetta, La Parentesi di Elisabetta | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su La Parentesi di Elisabetta del 5/04/2017

La Pastora “Maquis” 1917-2017

La Pastora “Maquis”

 Teresa nel 1943

Teresa Pla Meseguer nacque ermafrodita a Vallibona un piccolo paese spagnolo, ora nella comunità autonoma Valenciana, nel 1917, il mese non è certo, da una famiglia poverissima. La madre, non sapendo come regolarsi, la registrò come femmina con il nome appunto di Teresa, perché pensava che così avrebbe avuto meno problemi. La discriminazione che subì per tutta la fanciullezza e l’adolescenza nell’ambiente rurale in cui era nata la portarono ad autoescludersi dalla comunità e si rifugiò in montagna, in solitudine, a fare la pastora. Da qui uno dei nomi con cui fu conosciuta.

Non partecipò alla guerra civile spagnola, ma quando andò al potere Franco entrò nel Maquis, il movimento di guerriglia e resistenza antifranchista. La presa di coscienza politica si accompagnò alla crescita personale e a quella culturale. Imparò a leggere e a scrivere e prese consapevolezza dei propri desideri e delle proprie sensazioni. Scelse l’identità di genere maschile e prese il nome di Florencio che divenne anche il suo nome di battaglia.

pastora teresa pla florencio maquis

La sua conoscenza profonda delle montagne che aveva maturato negli anni della solitudine fu molto utile al movimento maquis, tanto da farne una leggenda. Florencio per anni riuscì a sfuggire alla cattura, e fu arrestato in territorio andorrano e solo in seguito ad un tradimento. Condannato a morte nel 1960, la pena fu commutata in ergastolo e fu incarcerato per 17 anni in un carcere femminile, fino al 1977, quando uscì per l’amnistia proclamata dopo la morte di Francisco Franco. Nel 1980 cambiò ufficialmente identità all’anagrafe.  Morì ad Olocau nel 2004.

Florencio nel 1960, quando fu catturato

Pubblicato in Foto di famiglia, memoria, Storia | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su La Pastora “Maquis” 1917-2017

Dédiée a Lumi Videla

https://youtu.be/eIjOaZo5Lzg

Pubblicato in Foto di famiglia, memoria, Storia | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Dédiée a Lumi Videla

Sabato 1 aprile/Centro di Documentazione Palestinese

SEMPRE DALLA PARTE DELLA PALESTINA!

Non prendere posizione, non compiere una scelta, significa in realtà accettare la logica del più forte, la logica dell’arroganza, della prevaricazione e dell’aggressione. E noi donne sappiamo fin troppo bene come funziona questo meccanismo.

Sappiamo bene cosa significa confondere aggredita ed aggressore quando veniamo messe sullo stesso piano di chi ci avvilisce, ci umilia e ci opprime perché, ci dicono, anche lei avrà avuto le sue colpe, perché, tutto sommato, se l’è cercata….

Il Centro Documentazione Palestinese, in collaborazione con Al-Ard Doc Film Festival, invita a partecipare alla proiezione del documentario «La guerra dei disabili», sul fenomeno dei sistematici ferimenti dei giovani palestinesi da parte delle forze di occupazione.
Collegamento con Hanaa Mahamed, regista e corrispondente dell’emittente Al-Mayadeen, e Mustafa Elayan, giovane palestinese del campo profughi Dheisheh (Betlemme), ferito nel 2015.
L’appuntamento è per: Sabato 01 aprile 2017 (H17:00) Via dei Savorgnan 40 – Roma

Pubblicato in Palestina | Contrassegnato | Commenti disabilitati su Sabato 1 aprile/Centro di Documentazione Palestinese

Dossier sulla guerra nello Yemen e le bombe RWM

Dossier “DUE ANNI FA, NEL 2015, L’INIZIO UFFICIALE DELLA GUERRA NELLO YEMEN E LA FABBRICA DELLE BOMBE RWM A DOMUSNOVAS”

https://nobasi.noblogs.org/

SCARICA DOSSIER

Pubblicato in Antimperialismo | Contrassegnato | Commenti disabilitati su Dossier sulla guerra nello Yemen e le bombe RWM

30 marzo Giornata della Terra

Palestina libera, Palestina rossa!

Pubblicato in Internazionalismo, Palestina | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su 30 marzo Giornata della Terra

6 aprile 2017 a BAM/ La schiavitù è stata davvero abolita?

Roma – 6 aprile aperitivo e proiezione del documentario “13th” benefit lotta contro CPR e frontiere

da Hurriya.noblogs.org

Pubblicato in Carcere, Cie/CPR, Internazionalismo, Repressione | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su 6 aprile 2017 a BAM/ La schiavitù è stata davvero abolita?

Marzo 1999-Marzo 2017/ Jugoslavia e Dynamic Manta

Marzo 1999-Marzo 2017/ Jugoslavia e Dynamic Manta

La socialdemocrazia ha portato in dote al neoliberismo l’impianto teorico del ritorno al colonialismo che, una volta, verteva sulla diffusione della civiltà cristiana, del commercio e del progresso e, oggi, trova giustificazione  nei diritti umani, nei mercati e nella democrazia.

Dal 24 marzo al 28 giugno del 1999, la Jugoslavia fu aggredita dall’Alleanza Atlantica guidata dagli Stati Uniti, Bill Clinton presidente e Madeleine Albright segretario di Stato e, non a caso, con i governi inglese, francese, tedesco e italiano a guida socialdemocratica, senza mandato dell’ONU e senza l’approvazione dei rispettivi parlamenti.

Il governo italiano che ha aggredito la Jugoslavia aveva come Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, vicepresidente con delega in materia di servizi di sicurezza Sergio Mattarella, Sottosegretario di Stato alla presidenza del consiglio Domenico Minniti, ministro di Grazia e Giustizia Oliviero Diliberto.

L’aggressione alla Jugoslavia è il debutto in società del nuovo concetto strategico della NATO e la sua trasformazione in polizia internazionale che interviene là dove i governi e i popoli hanno l’ardire di sottrarsi o almeno di tentare di sottrarsi al dominio imperiale.

Dal 12 al 24 marzo appena trascorsi, si è tenuta, di fronte alle coste della Sicilia, l’esercitazione navale NATO DYNAMIC MANTA con la partecipazione della marina militare di Stati Uniti, Canada, Italia, Francia, Spagna, Grecia e Turchia. L’Italia è un riferimento strategico importante perché fornisce stazioni aeronavali, marittime e terrestri e punti strategici di rifornimento, partenza e munizionamento.

L’uscita dell’Italia dalla NATO è una necessità imprescindibile e dovrebbe essere posta in qualsiasi lotta venga portata avanti sul fronte interno, sul fronte esterno e anche nel nostro specifico femminista. 

Pubblicato in Antimperialismo | Contrassegnato | Commenti disabilitati su Marzo 1999-Marzo 2017/ Jugoslavia e Dynamic Manta