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Femminismo: paradigma della Violenza/Non Violenza
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25 aprile 2020 a Torpignattara a Roma
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25 aprile 2020 al Quadraro a Roma
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ADESSO BASTA!!!!
Un bellissimo testo di Nicoletta Poidimani che condividiamo pienamente in ogni parola!!!

ADESSO BASTA!!!!
http://www.nicolettapoidimani.it/?p=1486
Il tempo della reclusione “volontaria” avanza e si dilata a dismisura.
Quella che era stata spacciata per prevenzione si rivela essere, sempre più chiaramente, una tecnica di addomesticamento.
La prima, infatti, mette immediatamente in campo tutte le misure realmente efficaci, quindi necessarie, per anticipare ed evitare il diffondersi delle patologie; l’addomesticamento, invece, presuppone la gradualità dell’addestramento, fino ad ottenere la totale obbedienza e sottomissione.
Ci hanno infantilizzate/i in base ad un concetto distorto che vede i bambini non come esseri dotati di propria autonomia ma come figli su cui esercitare la propria autorità e ci hanno ammorbate/i con continui consigli su come trascorrere il nostro tempo blindato – cosa leggere, come scopare, cosa cucinare, come vestirsi, quanto dormire, cosa cantare e a che ora, come e quando lavarsi le mani, …
Hanno dispiegato apparati di controllo e repressione costosissimi – polizie, eserciti, droni, elicotteri, guardie costiere, telecamere, e varie altre amenità – contro chi “si permette” di fare un po’ di movimento all’aperto, di portare il proprio figlio a prendere un po’ d’aria, di salutare un’amica, di comprarsi una matita, di fermarsi per strada ad annusare un fiore, di guardare un tramonto, di commemorare le partigiane e i partigiani (ormai diventato un reato di “resistenza” <https://radiocane.info/milano-cronaca-25-aprile-quarantena/>) e perfino di sudare <https://iltirreno.gelocal.it/versilia/cronaca/2020/04/26/news/rischia-di-prendere-una-multa-perche-era-sudata-sulla-strada-1.38762193>!
Hanno sollecitato la pratica infame della delazione ripescandola dal ventennio fascista e ora arrivano, con una rinnovata polizia dell’anima, a cercare di violare definitivamente la nostra intimità invadendo la nostra sfera relazionale e stabilendo chi potremo vedere e chi no nella pagliacciata che chiamano “fase 2″ – e che in realtà dovremmo chiamare “fase che 2 ovaie!” (grazie, Giò, per questo geniale detournement!).
Ed ecco riemergere il clerico-fascismo “mai morto” (proprio come suona il motto della X Mas!) che (im)pone al centro delle nostre vite ‘a famigghia: ci dicono che potremo vedere i parenti – se pure con misura e senza riunioni familiari. Ma guai se ci si incontra con chi pare a noi!
Adesso basta!
Nessuno riuscirà mai a disciplinarmi né ad immiserirmi in questa logica familista, di cui si nutre anche lo ius sanguinis!
Io voglio vedere le mie amiche, le mie compagne di vita, e le vedrò (una l’ho già riabbracciata, tiè!).
I miei genitori sono morti da decenni, grazie a questa “civiltà” cancerogena, e dei legami di parentela rimasti ne faccio volentieri a meno.
C’è, per me, una differenza fondamentale tra la parentela – che è casuale – e le relazioni che, invece, mi sono scelta e mi hanno nutrita negli anni, come c’è un abisso tra la vera sorella e la sorella vera.
Quando, nel 2016, ho attraversato l’esperienza del cancro e mi avevano pronosticato pochi mesi di vita, accanto a me ho voluto le mie compagne di vita e le mie relazioni autentiche. Non i parenti.
La forza di queste relazioni è stato uno degli elementi della mia guarigione – “guarigione miracolosa”, a detta dei medici.
A differenza dei preti, non credo nei miracoli ma nella forza dell’autodeterminazione, di quel grande dono che il movimento delle donne mi ha fatto quando ero adolescente!
Quella stessa autodeterminazione, che di fronte ad una prognosi infausta ha guidato le mie scelte terapeutiche, alimentari, lavorative, esistenziali e relazionali, oggi è più forte che mai.
Non mi sono fatta sovradeterminare dalla paura del cancro, non vedo perché dovrei farmi sovradeterminare da quella del covid, che cercano in tutti i modi di instillarci.
In Italia il cancro è la seconda causa di morte. Non lo dico io, ma le statistiche <http://www.nicolettapoidimani.it/wp-content/uploads/2020/04/C_17_notizie_3897_0_file.pdf>.
Quali governanti si sono mai preoccupati di rendere questa società meno cancerogena?
Nessuno. Perché la scelta è sempre tra il profitto e la vita altrui dal punto di vista del capitale, e tra il pane e la propria vita – intesa come qualità della vita e non come mera sopravvivenza – dal punto di vista del lavoro.
Nel 1976 abitavo accanto a Seveso <http://www.nicolettapoidimani.it/wp-content/uploads/2020/02/Atti_TOPO.pdf> e, come me, decine di migliaia di persone. Andassero a vedere l’incidenza del cancro in chi abitava o ancora abita quelle zone, lor signori che oggi pretendono “in nome dalla scienza” di decidere al posto nostro cosa sia “salutare” e cosa no.
E a cosa è servita la “direttiva Seveso”? La riposta è a Taranto, nella “terra dei fuochi”, a Carrara e in numerose altre zone di questo paese, così come in questo intero pianeta spolpato dai predatori – come direbbe Toni Morrison – e da quegli stessi predatori avvelenato.
La mia laica pietas non può essere solo nei confronti dei morti per covid-19, per altro causati in gran parte dall’inettitudine, dagli intrallazzi e dalle politiche dei vari governi locali e nazionali – si veda il caso dello sterminio di anziani nelle Rsa.
La mia laica pietas ha urlato davanti all’impossibilità di abbracciare per l’ultima volta un caro amico in fin di vita – non per covid, perché si continua a morire anche per altre ragioni sia chiaro!
Mai come davanti alla sua morte ho sentito il peso di questa reclusione forzata che diventa lontananza straziante dagli affetti e dalla condivisione anche del dolore e del lutto, che sono la cifra dell’umano.
Allora si fottano lor signori col loro linguaggio bellico di fronte alle malattie.
Per me nemmeno il cancro è stato un nemico da combattere, ma un modo in cui il mio corpo chiedeva di essere ascoltato e, al contempo, indicava i veri nemici nei predatori e negli avvelenatori della terra.
E si fottano ancor più, lor signori, con le loro direttive e con l’insopportabile ed ipocrita arroganza di stabilire per me quale sia “il mio bene”.
Il mio bene è autogestire la mia salute. Il mio bene è tornare ad abbracciare le mie amiche, a condividere con le mie compagne di vita. Il mio bene è annusare il profumo della primavera e contemplare le montagne. Il mio bene è continuare a lottare contro l’ingiustizia sociale. Il mio bene è nella mia etica e nelle mie relazioni.
Sono femminista. Mettetevelo bene in testa: la vita è mia e me la gestisco io!
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25 aprile 2020/ Podcast di una cronaca dalla Sardegna
Cronaca da Cagliari della giornata delle antimilitariste e antimilitaristi per il 25 aprile 2020!

“Io esco e protesto”

<Ci siamo incontrate/i in Piazza Garibaldi alle 11.30, una piazza dalla quale in passato sono partite molte manifestazioni antifasciste. Durante la mattinata sono arrivati alcuni solidali, abbiamo volantinato, cantato e parlato con i passanti che incuriositi si sono avvicinati. Delle persone anziane hanno espresso la loro contrarietà per la reclusione e discriminazione nei loro confronti. Ad alcuni non siamo stati graditi e l’abbiamo scoperto dopo che abbiamo letto degli articoli, uno è di Gianfranco Piscitelli, un avvocato, che ha commentato negativamente l’iniziativa, suggerendo quali sanzioni si sarebbero potute applicare nei nostri confronti. Alcune compagne e compagni sono stati identificati dalle forze dell’ordine che hanno presidiato la piazza fino a quando non siamo andati via.>
Una compagna racconta: clicca qui
e leggete qui
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25 aprile 2020 a Milano/da Radiocane
Riceviamo da Milano da una compagna di Radiocane
Cronaca di un 25 aprile in quarantena
<Milano, 25 aprile 2020. Come già accaduto nei giorni precedenti a Roma e Torino, anche a Milano la Polizia ha deciso che nessun tipo di iniziativa fosse possibile in piazza, foss’anche quella di portare un fiore sulle lapidi partigiane. Probabilmente eccitati dall’essere da settimane i padroni indiscussi delle strade hanno messo in scena lo spettacolo tristo e patetico della loro forza. Ne sono risultati impedimenti e cariche, fermi e manganellate. Due cronache parallele di quanto è successo oggi in via Padova e in zone Ticinese.>
ASCOLTA QUI /https://radiocane.info/milano-cronaca-25-aprile-quarantena/

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25 aprile 2020 a Milano/
Riceviamo da una compagna di Milano
25 aprile 2020 Milano/ Sebben che siamo…paura non abbiamo!
Oggi 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo, alcune compagne e compagni hanno deciso di fare un giro per le vie del quartiere ticinese, dove sono presenti diverse lapidi di partigiani. L’ intento era tenere vivo quello spirito e quelle pratiche di resistenza di cui il presente necessita più che mai.
Durante il giro e davanti alle tre lapidi, sono stati fatti diversi interventi sulla resistenza di ieri e di oggi con applausi e parole solidali che arrivavano dalle persone ai balconi o che camminavano per strada.
Finito il giro, all’altezza di via Torricelli, all’angolo con la circonvallazione, mentre ci dirigevamo verso il naviglio pavese in via Ascanio Sforza,nella zona delle occupazioni, facendo un intervento di chiusura della giornata, sono arrivate quattro camionette della polizia e una dei carabinieri, che celermente sono entrate nella via.
Una ventina di noi sono stati circondati e trattenuti per circa due ore per essere identificati e multati.
Abbiamo sfruttato questo tempo, in cui siamo stati trattenuti, per ricordare le cause della pandemia in corso, creata dal sistema capitalistico in cui sopravviviamo e resistiamo, le condizioni e le rivendicazioni dei detenuti durante le rivolte di marzo, la situazione di chi non ha mai smesso di lavorare e la gestione assassina del governo dell’emergenza Covid-19 e i grandi e irresponsabili errori del sistema sanitario, in particolare quello lombardo.
Dopo poco si sono radunati in zona e dall’altra parte del naviglio diversi solidali, che polizia e carabinieri, a più riprese, hanno tentato di mandare via per non farci comunicare.
E’ stato evidente per l’ennesima volta che digos, polizia e carabinieri hanno difeso con aggressività e nessun tipo di scrupolo gli interessi dello stato e del potere.
Ritornare nelle strade nel giorno della liberazione è stato significativo e importante.
Diamo solidarietà alle nostre compagne e compagni che a nordest di Milano, in Via Padova, sono stati caricati per essere scesi in piazza per il loro giro delle lapidi in quartiere e al compagno che è stato fermato e portato in questura e denunciato per resistenza nel giorno della Resistenza partigiana.
Antifasciste e antifascisti Milano
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Roma/25 aprile 2020 al Ponte di Ferro
25 aprile 2020 al Ponte di Ferro
Il Ponte di Ferro è un luogo per noi molto importante. Siamo venute qui tante volte a ricordare le donne fucilate dai nazisti il 7 aprile del 1944 proprio su questo ponte che collega via del Porto Fluviale con Piazzale della Radio nel quartiere ostiense perchè avevano osato assaltare il forno Tesei lì vicino: Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo sono state uccise per questo, come esempio, perchè nessuno e nessuna osasse ancora ribellarsi. Ma il filo rosso non si è mai spezzato, lo abbiamo raccolto in tante, lo raccoglieremo sempre.


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25 aprile 2020/Non sapevo qual’era il tuo nome…
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Appello per il 25 aprile!
Appello per il 25 aprile

Mentre governo e Regioni stanno riaprendo i luoghi della produzione e del commercio, il divieto di uscire all’aria aperta perdurerà almeno fino a maggio. Questa palese discrepanza non risponde ad alcuna “evidenza scientifica” (a meno di non confermare quello che un filosofo scriveva più di trent’anni fa, e cioè che lo Stato ha «abbattuto il gigantesco albero della scienza all’unico scopo di farne un manganello»). Da un lato si deve produrre e consumare; dall’altro, prima che la gente possa uscire si vuole aver già programmato come sorvegliarla. Ecco. Dobbiamo anticiparli, se non vogliamo subire, oltre alla “crisi sanitaria”, anche la ristrutturazione economica che l’accompagnerà. E quale data più evocativa per resistere del 25 aprile?
Lanciamo un appello a violare le misure. Seguendo il principio di cautela per l’altrui e la nostra salute. E ognuno secondo le sua disponibilità. Alle ore 16,00. Da soli, in pochi, a gruppi distanziati, anche nei pressi di casa, con un cartello, della musica (canti partigiani, lettura di testi…) o qualsiasi altro segnale di disobbedienza. Per non aspettare di avere il permesso di tornare nel mondo reale, ma “tracciati”, medicalizzati a forza, con la paura dell’altro, in base a criteri insensati secondo ogni logica sanitaria (i luoghi chiusi sono più a rischio di quelli all’aria aperta, come la gestione di questa emergenza ha fin troppo dimostrato), ma molto sensati secondo la logica del controllo sociale. Contro la produzione bellica (che non si è mai interrotta), in solidarietà con i detenuti in lotta e con chi è stato arrestato di recente per aver reagito alla violenza poliziesca.
Non si tratta solo di affermare la responsabilità contro l’obbedienza, ma di dire chiaro e tondo che non accettiamo la divisone tra sacrificabili e salvabili; che le nostre vite non sono “dati da estrarre e da analizzare”; che non c’è salute senza relazioni di mutuo appoggio con gli altri e con la natura da cui dipendiamo.
Non vogliamo “convivere con le pandemie”, ma farla finita con l’organizzazione sociale che le crea.
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Dalla Sardegna/Il 25 aprile IO ESCO E PROTESTO
Dalla Sardegna/ riceviamo e volentieri condividiamo!
Il 25 aprile
IO ESCO E PROTESTO

Usciamo in strada mascherati e a distanza di 1 metro gli uni dalle altre e manifestiamo con volantini, striscioni, megafoni e qualsiasi modalità ci sembri più consona.
La gestione dell’emergenza Covid-19 rappresenta l’emblema dell’inettitudine e della malafede dei politicanti sardi e italiani. Le politiche scellerate neoliberiste di questi ultimi vent’anni hanno messo in ginocchio il Servizio Sanitario Nazionale trasformando gli ospedali in aziende gestite al risparmio.
Ora, in piena pandemia, si continua ad usare la stessa logica: si regalano soldi pubblici alle strutture sanitarie private e si pretende di risolvere la crisi sanitaria con il volontariato senza riconoscere ancora una volta il lavoro delle persone.
Mentre il presidente Solinas e tutte le istituzioni sarde chiudono i parchi, ci confinano in casa, vietano la corsetta all’aria aperta e danno la caccia ai “furbetti”, in Sardegna l’85% dei contagi avviene in strutture ospedaliere e nelle RSA. Si riaprono i call-center e le fabbriche (i pochi rimasti chiusi) e si continuano a vietare le attività di aggregazione.
A tutto questo si aggiungono gli abusi e i soprusi delle forze dell’ordine che ormai da tempo occupano le nostre strade e le nostre piazze, ma che in questo momento di crisi hanno definitivamente gettato la maschera mostrando tutta la loro forza repressiva e prevaricante. Adesso ne abbiamo davvero abbastanza! Continua a leggere
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25 aprile 2020
Dedichiamo il 25 aprile femminista alla partigiana Alma “Maria” Vivoda!
http://www.nicolettapoidimani.it/?p=1482 
Alma “Maria” Vivoda è ritenuta la prima partigiana caduta. Aveva 32 anni e sulla sua testa di ribelle irriducibile pendeva una taglia di 10mila lire.
Femminista e internazionalista, fu uccisa in un’imboscata il pomeriggio del 28 giugno 1943 (quindi prima dell’8 settembre!) dal carabiniere Antonio Di Lauro mentre andava con un’altra compagna, Pierina Chinchio, all’appuntamento con Ondina Peteani – staffetta partigiana della “Brigata Proletaria”, composta da centinaia di operai dei cantieri di Monfalcone.
Racconta la stessa Pierina Chinchio:
«Alma ed io salivamo per la via Pindemonte. Incontrammo un milite della Polizia Ferroviaria, voltammo il viso per non essere riconosciute. Scorgemmo allora, tra i cespugli, un carabiniere a noi ben noto, di servizio a Muggia. Tutto accadde repentinamente. Il carabiniere cominciò a sparare, per fermarci. Alma estrasse una pistola e una bomba a mano, forse per dare anche a me un’arma per difenderci. Il carabiniere continuò a sparare all’impazzata e colpì Alma alla tempia. Io ero a terra, insanguinata. Egli mi affrontò (forse per eliminare l’unico testimone). Gli gridai se fosse impazzito. Intervenne il milite della Polizia Ferroviaria; il carabiniere gli ordinò di tenermi sotto tiro. Arrivò la Croce Rossa. Ritrovai Alma all’ospedale. Fino all’ultimo le restai vicina, tenendole la mano».
All’indomani del suo efferato omicidio un battaglione autonomo internazionale della 14ma Brigata “Garibaldi Trieste” – operativo in Istria e composto anche dalle compagne di lotta di “Maria” – prese il suo nome diventando la Brigata “Alma Vivoda”.
Alma non ha ricevuto alcun riconoscimento alla memoria (se non un piccolo monumento posto nel luogo in cui è stata uccisa) mentre invece nel 1958 l’Italia repubblicana insignì della medaglia di bronzo al valore militare per l’omicidio di Alma il carabiniere Di Lauro, con queste motivazioni:
«DI LAURO Antonio […] classe 1920, carabiniere, legione carabinieri di Trieste. Con prontezza di spirito e repida [sic] decisione non disgiunta da coraggio, reagiva a reiterata azione di fuoco da parte di un pericoloso ricercato riuscendo ad ucciderlo ed a catturare, dopo averlo ferito, altro delinquente. Trieste, 28 giugno 1943».
“Pericoloso ricercato”: Alma è stata uccisa due volte, come partigiana e come donna, dal fascismo e dall’Italia repubblicana.
Ricordare “Maria” con spirito ribelle in questo 25 aprile che vorrebbero blindato e imbavagliato è fondamentale.
Altro che cantare dalle finestre l’inflazionata e accomodante “Bella ciao”!
Riflessioni urgenti femministe e non
“Sulla necessità di rompere il vetro e tornare in strada”

Chiuderci in casa è stata sempre la strategia del patriarcato per soffocare ogni nostro tentativo di sottrazione alla normatività imposta, per toglierci libertà di azione e decisione, per impoverirci economicamente e levarci quindi strumenti di indipendenza e possibilità di immaginare altro oltre il confine di quattro mura. Tutto ciò per il nostro bene, hanno sempre detto, perchè eravamo infantili, indifese, incapaci di decidere del nostro destino, fragili emotivamente e fondamentalmente irresponsabili e inadatte a scegliere da sole. E tutto questo ora lo stanno mettendo in atto nei confronti di tutte e di tutti. Il neoliberismo sta usando e mettendo in atto strumenti di soggezione e di addomesticamento simili a quelli che da sempre ha usato il patriarcato nei nostri confronti. Quindi anche basta!!!
Questo un articolo di Wu Ming molto in sintonia con tutto quello che andiamo dicendo da tempo:
https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/04/verso-il-25-aprile/
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Succede in Francia/ notte di rivolte a Villeneuve-la-Garenne
“E non cominciate a dire che siamo in isolamento e che bisogna rimanere a casa. Le persone nei parchi non hanno perduto le gambe, loro.”
https://www.infoaut.org/conflitti-globali/notte-di-rivolte-a-villeneuve-la-garenne-
<…Villeneuve-la-Garenne è un comune di 24 mila abitanti a nord ovest del dipartimento Seine-Saint-Denis, a nord della capitale. In seguito a un atto violento da parte delle forze dell’ordine, è diventato lo scenario di intensi scontri a cui hanno preso parte numerosi giovani delle cité. Fuochi d’artificio, mortai, lanci di bottiglie, cassonetti incendiati si sono susseguiti a partire dalla mezzanotte di domenica[…]Durante questi ultimi giorni si contano altri episodi di questo tipo diffusi un po’ su tutto il territorio francese: Genevilliers, Suresnes, Aulnay-sous-Bois, Evry, Strasbourg, Fontenay, Toulouse, Grigny. Sui social media si moltiplicano i messaggi di solidarietà e indignazione, un ragazzo su Twitter dice “Et commencez pas à dire que c’est le confinement faut rester chez soi. Les gens dans les parcs n’ont pas perdu jambe eux.”(e non cominciate a dire che siamo in isolamento e che bisogna rimanere a casa. Le persone nei parchi non hanno perduto le gambe, loro.)
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La Parentesi di Elisabetta del 22/04/2020
“In corpore vili”
<Nel 2001, subito dopo l’attacco al World Trade Center, la consigliera di un ministro britannico aveva scritto agli alti funzionari del suo ministero: “Questo è un ottimo momento per attuare tutte le misure di cui abbiamo bisogno senza dare nell’occhio.”>
Serge Halimi, Le Monde Diplomatique, aprile 2020
<Il 17 aprile è’ stata firmata l’ordinanza, ed è quindi operativa, del commissario all’emergenza Domenico Arcuri con la quale si dispone <di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza dell’uso sul software di “contact tracing” e di appalto di servizio gratuito con la società Bending spoons spa>. La app “Immuni” consentirà di tracciare i contatti interpersonali con i telefonini. Arcuri ha specificato che verrà avviata una sperimentazione in alcune regioni pilota per poi estendere progressivamente la facoltà volontaria.>
questa la notizia e poi a seguire quest’altra
Il 19 aprile il Copasir ha comunicato che intende approfondire la questione dell’ app ”Immuni” sia per gli aspetti di architettura societaria sia per quanto riguarda le forme scelte dal commissario Arcuri per l’affidamento e la conseguente gestione dell’applicazione. Lo comunica il presidente del Copasir Raffaele Volpi. “Non esclusa” l’audizione dello stesso Arcuri “ritenendo che si tratti di materia afferente alla sicurezza nazionale”.
Il governo non ha chiamato Arcuri, né nessun partito ha sollevato una questione di tanta gravità, solo dopo l’intervento del Copasir hanno cominciato ad agitarsi in maniera maldestra.
Le situazioni emergenziali, vere o provocate che siano, sono una vera panacea per chi detiene il potere. Permettono la sperimentazione e l’applicazione in corpore vili di quello che è stato approntato ideologicamente e tecnicamente in diversi anni di preparazione ed è stato possibile testare magari solo a macchia di leopardo e sporadicamente.
Ne sono un esempio le guerre “umanitarie” che si sono succedute qua e là per il mondo, tutte bellamente provocate in primis dallo Stato del capitale, gli USA, e dai relativi alleati a vario titolo e che hanno permesso di testare e di sperimentare sia tecnicamente che organizzativamente le nuove armi su territori ed esseri umani in carne ed ossa.
Questo tipo di impostazione è già stato messo in atto nel nostro territorio e ne sono un esempio molto più banale, le sperimentazioni di controllo sociale e di ordine pubblico fatte sugli ultras e poi trasferite sulla movida e poi ancora trasferite sulle manifestazioni di dissenso.
Ne è un esempio la detenzione amministrativa con la creazione dei Cie/CPR per la situazione emergenziale dovuta al problema migratorio e poi diventata volano delle sanzioni amministrative vero e proprio capestro per chiunque voglia manifestare alterità a questo sistema.
Ne è un esempio la situazione sempre così detta emergenziale dovuta sempre al così detto terrorismo che ha portato i militari nelle strade, la proliferazione delle telecamere in ogni dove, il controllo diretto della rete informatica.
Ne è un esempio anche e purtroppo la violenza sulle donne e i femminicidi che sono stati sfruttati per imporre legislazione securitaria e controllo territoriale.
Ma una sperimentazione così su larga scala spazio temporale e umana, il sistema fino ad oggi non aveva avuto la possibilità di metterla in atto. Questa situazione reale sta permettendo il mutamento definitivo della società dalle fondamenta, mutamento che era già in fieri ma che ha subito un’accelerazione repentina, e sta anche dando la possibilità di tutta una serie di verifiche. Continua a leggere
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Per una sanità pubblica, gratuita, umanizzata.
Riceviamo da lavoratricilavoratrici
Per una sanità pubblica, gratuita e umanizzata
15 Aprile 2020 Coordinamento cittadino sanità – Roma
FB: https://www.facebook.com/Coordinamentosanita/
E-mail: CoordinamentoCittadinoSanita@gmail.com
Cosa ci aspetta nei prossimi mesi/anni? L’angoscia diffusa che circonda questo interrogativo è palpabile e a poco valgono le rassicurazioni volte a delineare un improbabile ritorno alla normalità, anche perché è proprio in ciò che fino a ieri si è ritenuto “normale” (un modello di sviluppo basato su produzione e consumo illimitato di merci e risorse naturali) che risiedono le cause di questa pandemia, al pari di quelle relative ai cambiamenti climatici e all’inquinamento ambientale.
Continua qui PerUnaSanitaPubblica
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