Dalla Sardegna/Il 25 aprile IO ESCO E PROTESTO

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Il 25 aprile
IO ESCO E PROTESTO

Usciamo in strada mascherati e a distanza di 1 metro gli uni dalle altre e manifestiamo con volantini, striscioni, megafoni e qualsiasi modalità ci sembri più consona.

La gestione dell’emergenza Covid-19 rappresenta l’emblema dell’inettitudine e della malafede dei politicanti sardi e italiani. Le politiche scellerate neoliberiste di questi ultimi vent’anni hanno messo in ginocchio il Servizio Sanitario Nazionale trasformando gli ospedali in aziende gestite al risparmio.
Ora, in piena pandemia, si continua ad usare la stessa logica: si regalano soldi pubblici alle strutture sanitarie private e si pretende di risolvere la crisi sanitaria con il volontariato senza riconoscere ancora una volta il lavoro delle persone.
Mentre il presidente Solinas e tutte le istituzioni sarde chiudono i parchi, ci confinano in casa, vietano la corsetta all’aria aperta e danno la caccia ai “furbetti”, in Sardegna l’85% dei contagi avviene in strutture ospedaliere e nelle RSA. Si riaprono i call-center e le fabbriche (i pochi rimasti chiusi) e si continuano a vietare le attività di aggregazione.

A tutto questo si aggiungono gli abusi e i soprusi delle forze dell’ordine che ormai da tempo occupano le nostre strade e le nostre piazze, ma che in questo momento di crisi hanno definitivamente gettato la maschera mostrando tutta la loro forza repressiva e prevaricante. Adesso ne abbiamo davvero abbastanza!

Rivendichiamo le vere misure necessarie e urgenti:

– potenziamento della sanità pubblica, nuove assunzioni e riorganizzazione degli ospedali (basta contagi negli ospedali e nelle case di riposo);

– basta restrizioni demenziali anticoronavirus che colpevolizzano ottusamente i cittadini e le cittadine e nascondono le responsabilità di una classe politica tanto ladra quanto incapace;

– taglio del 99.9% della spesa militare (rimangono a carico del Ministero della Difesa bonifiche e indennizzi), no all’industria militare e alla produzione degli F35, fine delle esercitazioni;

– soccorsi immediati e porti aperti subito per le/i naufraghe/i;

– permessi di soggiorno e regolarizzazioni per le/gli straniere/i;

– reddito di emergenza e abitazioni decenti per tutte/i: fine degli sfratti e assegnazione delle case sfitte di proprietà pubblica e degli speculatori;

– amnistia e libertà per le/i prigioniere/i e chiusura dei CPR;

– basta ricatti, intimidazioni e sfruttamento sul lavoro: i/le lavoratori/trici hanno diritto di parlare delle proprie condizioni di lavoro, denunciarle senza temere ritorsioni, organizzarsi per cambiarle;

– tutela per le donne e minori vittime di violenza;

– basta totalitarismo digitale. L’innovazione digitale, dominata da poche grandi aziende private, è un ulteriore strumento per reprimere la vita sociale e la dimensione umana delle nostre relazioni.

FASE 2. Fine dello stato di polizia: l’epidemia si combatte con la consapevolezza, la cultura e la libertà e non con l’ignoranza, il sospetto e l’odio.

Per non ricominciare tutto come (e peggio di) prima.

Non stiamo a casa, liberiamoci!

Volantino sanificato e libero da virus!

Antimilitarist@

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