





“Firenze. Arriva lo sfratto. La polizia sfonda la porta ma trova un uomo morto. Si è impiccato a 60 anni, nel giorno in cui avrebbe dovuto la lasciare la sua casa. È successo ieri.”
“L’intervista alle Rote Zora del 1984 contenuta nell’opuscolo è pubblicata insieme a tutti gli altri testi delle Rote Zora nell’autoproduzione femminista “Rote Zora-guerriglia urbana femminista”, libro fresco di stampa.
https://anarcoqueer.files.wordpress.com/2018/01/rote-zora-lopuscolo-ok.pdf

“Rote Zora e la sua banda” è la storia di una ragazzina terribile che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Fino ad oggi, sembrava un privilegio degli uomini formare gruppi che agiscono al di fuori della legge. Ma proprio per questo, le mille catene private e politiche con cui veniamo soffocate come ragazze e come donne, ci dovrebbero rendere in massa “bandite” per la conquista della nostra libertà.”
Per avere informazioni sul libro in uscita, per prenotarlo e/o distribuirlo scrivete a: rotezoralibro@riseup.net
Dalla guerra in Iraq nel 1991 a oggi, nessun tribunale internazionale ha mai processato e giudicato i vincitori delle guerre di aggressione condotte dall’Occidente e dagli alleati del Golfo. E dire che la guerra di aggressione è bandita in modo assoluto dalla carta delle nazioni unite ed è considerata il «crimine internazionale supremo» sin dall’epoca del tribunale di Norimberga (che però giudicò solo i vinti).
Alcune volte gli Stati presi di mira hanno provato a reagire ricorrendo a istanze internazionali (si pensi alla Jugoslavia durante i bombardamenti Nato del 1999); altre volte erano i cittadini danneggiati a provare le strade dei tribunali internazionali, sul lato penale e civile. Il primo non ha mai sortito effetti; per il secondo, alle vittime civili – «effetti collaterali» – afghane, irachene, pakistane sono stati elargiti risibili risarcimenti a cura dei responsabili, si vedano gli Usa con gli abitanti dei villaggi sterminati dai droni. Troppo poco, decisamente.
Si sta muovendo con coraggio contro l’impunità Khaled el Hamedi, cittadino libico, fondatore dell’associazione Vittime della Nato. Un bombardamento dell’operazione Unified Protector sterminò la sua famiglia il 20 giugno 2011 a Sorman. Dalle macerie furono estratti i corpi maciullati della moglie Safae Ahmed Azawi, incinta, dei suoi due figli piccoli Khaled e Alkhweldi, della nipote Salam, della zia Najia, del cugino Mohamed; uccisi anche i bambini dei suoi vicini di casa e due lavoratori. Abbiamo rivolto alcune domande al legale di Khaled, Jan Fermon, che sta preparando una conferenza stampa a Bruxelles, il 29 gennaio.
Avvocato Fermon, il 23 novembre 2017 la Corte d’appello di Bruxelles (Belgio, sede del Patto atlantico) ha risposto negativamente al ricorso del suo assistito Khaled el Hamidi; l’immunità della Nato è stata confermata…
E’ stata persa l’occasione di un passo avanti storico nell’applicazione della legislazione internazionale sui diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Una grande ingiustizia verso tante vittime. Khaled el Hamidi (che ora vive in esilio, ndr) è intenzionato ad andare avanti finché l’impunità non avrà fine. Il fatto che la sede della Nato sia qui, ha aperto la strada alla possibilità di un processo civile.
Come mai la Nato gode dell’immunità, e dunque dell’impunità?


Mi chiedo dove punti il potere. Fa notizia un morto per una malattia, guarda tu se ora non esce fuori un rinforzo vaccino obbligatorio per la polmonite. Troppi film alla resident evil!!!!

Eddai su che pure il papa s’è reso conto che chiedere le prove della violenza alla vittima è un po’ l’ennesimo schiaffo. Forse ce la faranno pure i compagni.

Sarà l’età ma il problema di tutta questa storia per me sono i mezzi di comunicazione e la loro narrazione. Vendere la verginità online, solo gli anglosassoni potevano inventarsi un mercato pure su questo.

Adesso quella infame della Lagarde fa comunicare che le nostre elezioni potrebbero mettere a repentaglio la crescita del PIL. Certo tranquille non siamo in sud america ma comunque è chiaro chi vuole comandare.

Le donne aiutano. Le donne collaborano. La CEO di Allianz (una come tutte noi) è consigliera del Forum meritocrazia della Sapienza al quale hanno dato il nome di Valeria Solesin. Dice che lei aiuta le donne di successo, si aiutano tra di loro, sono solidali e non cospiratrici. Per favore donne se vi dovete aiutare così picchiattevi che è meglio!
Rogo a San Ferdinando di Rosarno, dove vivono i/le braccianti più sfruttati/e da padroni e caporali. Muore una migrante di trent’anni
“E’ una donna la vittima dell’incendio che si è sviluppato questa notte nella tendopoli di San Ferdinando, nel reggino, aveva trentanni e fuggiva dalla Nigeria. E’ morta dove diverse centinaia di migranti vivono stipati in baracche di legno più volte andate a fuoco. Oltre 200 le casette di fortuna bruciate nel rogo, scoppiato nella zona centrale del campo e rapidamente propagatosi.”
Uckermark-Ravensbruck “Campo di protezione giovanile” per ragazze e giovani donne “asozialen”“Le vicende del movimento rivoluzionario russo di metà Ottocento sembrano uscire da una trama di Dostoevskij, mentre sono state esse stesse di ispirazione alla grande letteratura dell’epoca. Le ricerche storiche confermano la rilevanza e l’originalità di tale esperienza, e questo testo, suddiviso in tre parti, ne offre uno spaccato significativo. Nella prima parte si ricostruisce la storia dell’emancipazione femminile russa nell’esplosivo ventennio che vedrà lo sviluppo del nichilismo e del populismo. Nella seconda viene presentato, per la prima volta in Italia, il profilo biografico della rivoluzionaria bakunista Olimpia Kutuzova. Nella terza, attraverso due suoi scritti, la stessa Kutuzova ci narra brevemente le sue vicende: la partecipazione all’esperienza della Baronata, con Michail Bakunin – del quale sarà complice nel tentativo insurrezionale di Bologna dell’agosto 1874, trasportando dinamite verso l’Italia – e Carlo Cafiero, che sposerà e a cui in seguito legherà gran parte della sua vita. tentando una disperata evasione dalla Siberia con mezzi di fortuna, per tornare in Italia e salvarlo dal manicomio.”

https://youtu.be/qqUpkR9UfF8



Un incontro seminariale all’Università di Parma organizzato dall’Assemblea antisessista e con la partecipazione di Nicoletta Poidimani e della Coordinamenta femminista e lesbica.
Un approccio post-vittimista alla violenza maschile sulle donne (1)
Le immagini riproducono i cartelli esposti nell’aula magna dell’università di Parma dalle compagne che hanno organizzato l’incontro seminariale.
Il corpo delle donne è in questo periodo posto sotto la lente amplificatrice dei media, ma probabilmente non c’è nulla di nuovo nella pletora di casi di stupro evidenziati, nel trattamento da selvaggina, come nelle parole di una magistrata ieri a proposito dell’episodio di violenza di gruppo consumato dopo aver drogato la vittima: la mancanza di rispetto della persona e l’interesse solo per il proprio infoiamento si ripetono nel tempo in qualunque ambito e in ogni spazio pubblico (si cita nell’audio anche il film di Grifi girato al Parco Lambro nel 1976) o privato. Al di là dei risvolti mediatici di #MeToo o delle prese i posizione di anziane attrici, l’approccio proposto da Nicoletta Poidimani si differenzia per originalità dell’intuizione dell’ambito e dell’atteggiamento da assumere per autodifesa, senza deleghe o deliri securitari.
Oggi alle 15,30 a Parma si tiene un incontro seminariale nell’aula magna dell’università, in via del Prato che intende affrontare la questione della violenza patriarcale del maschio sulle donne, che si è trovato a subire il boicottaggio di altre realtà femministe e antifasciste che ritengono di vedere un vizio di forma nell’organizzazione dell’incontro, probabilmente per quello che può rappresentare la piazza di Parma a seguito di un episodio infame di stupro praticato da sedicenti maschi antifascisti.
Nicoletta ha voluto chiarire i termini di questa contrapposizione che ha avuto anche toni esacerbati, al di là del valore delle argomentazioni:
Sabato 20 gennaio h 13 concentramento in P.za Roma a Ghedi (Bs) e corteo alla RWM (azienda produttrice di bombe utilizzate anche dall’Arabia Saudita contro i civili in Yemen). H 15.00 Manifestazione alla aerobase di Ghedi. Questa base militare è stata attiva in tutte le missioni di guerra a cui l’Italia ha preso partenegli ultimi anni (dal Kuwait alla Jugoslavia, dall’Afghanistan fino alla guerra alla Libia), all’interno della base sono presenti testate nucleari in dotazione all’esercito USA. Attualmente si sta provvedendo ad un ampliamento della base ed al cambio degli aerei(dai Tornado ai nuovi F35) compatibili al trasporto delle nuove bombe nucleari B61-12.
“Nelle metropoli europee si sta formando un proletariato internazionale composto da immigrati che vivono le stesse condizioni di sfruttamento di vita e di lavoro del proletariato europeo.
Spesso gli immigrati sono considerati come capri espiatori, come coloro che creano disoccupazione, criminalità e ricevono aiuti dallo stato. Non viene detto invece che una parte consistente dei contributi pensionistici provengono proprio dal loro lavoro, che difficilmente ne usufruiranno perché per loro è sufficiente perdere il posto di lavoro per diventare clandestini ed è proprio questo meccanismo che garantisce alle imprese lavoratori ricattabili e a basso costo. Questi lavoratori sono al nostro pari sfruttati, proletari che vivono le nostre stesse contraddizioni e condizioni sociali, quindi nostri potenziali alleati con cui trovare percorsi comuni di lotta ed accrescere la nostra forza, così come ha dimostrato e ci insegna l’esperienza dei lavoratori della logistica.
Qualunque sia la sua origine, la lingua, il colore della pelle, il proletariato non potrà difendere i suoi interessi se non sviluppando la solidarietà di classe internazionale, rifiutando la divisione tra lavoratori immigrati e autoctoni, tra legali ed illegali.
Non viene detto che gli immigrati giungono in occidente per scappare dalla miseria prodotta dai grandi monopoli oltre che per cercare di sfuggire alle guerre imperialiste. Provengono da diversi paesi anche da quelli più “insospettabili”, che godono di credibilità internazionale e con i quali si intrattengono sostanziose relazioni economiche, dove, però, le proteste per ottenere migliori condizioni sui posti di lavoro vengono pagate con la tortura e la morte, come in Egitto, o dove protestare contro una riforma pensionistica scatena una brutale repressione poliziesca, come in Argentina.
L’Italia è in prima fila nelle guerre imperialiste, come parte integrante sia dell’Unione Europea che della Nato, partecipando a ben 29 missioni in 20 paesi, con una spesa militare complessiva stanziata per il 2017 di oltre 23 miliardi di Euro. Spesa militare che, ricordiamo, passa sempre più a colpi di decreto piuttosto che tramite dibattito parlamentare che renderebbe quantomeno palesi le posizioni dei partiti sulla guerra e le mistificazioni che la coprono. Continua a leggere