Biennale di Venezia/ Manifestazione contro il padiglione di Israele

L’altra Biennale. In tremila a Venezia contro il padiglione israeliano, scontri con la polizia.

Già dalla mattina decine di padiglioni ed esposizioni della Biennale di Venezia sono rimasti chiusi per lo sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura contro la presenza del padiglione israeliano e il genocidio ancora in corso in Palestina, per denunciare la militarizzazione dell’economia e le condizioni di lavoro precarie all’interno del settore culturale. Biennale nella mattinata ha diffuso un comunicato in cui si dissociava dallo sciopero, affermando che nessun lavoratore di Biennale stesse aderendo, dichiarazione poi smentita da lavoratrici e lavoratori.

Secondo ANGA, l’adesione allo sciopero è stata senza precedenti nella storia della Biennale. 27 padiglioni nazionali, tra cui Austria, Belgio, Catalogna, Cipro, Corea, Ceco e Slovacco, Ecuador, Egitto, Estonia, Finlandia, Francia, Giappone, Irlanda, Islanda, Italia (solo performers), Libano, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna, e Turchia, hanno scioperato attraverso chiusure totali o parziali, decise dagli artisti stessi e/o dalle lavoratrici e dai lavoratori impiegati nei padiglioni. Sono state organizzate anche azioni di protesta da artisti coinvolti nella mostra In Minor Keys, e chiusure di spazi artistici indipendenti a Venezia, tra cui Ocean Space.

https://globalproject.info/2026/5/laltra-biennale-in-tremila-a-venezia-contro-il-padiglione-israeliano-scontri-con-la-polizia

La giornata di ieri (8 maggio 2026) è stata storica, per la città di Venezia e per la Biennale. Nell’ultimo giorno di pre-opening della 61esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia, dopo un’intera giornata di sciopero che ha coinvolto padiglioni nazionali, performer, lavoratrici e lavoratori dell’arte, tremila persone sono confluite in Via Garibaldi, e si sono dirette in corteo per contestare il padiglione israeliano, ospitato all’Arsenale, in solidarietà con il popolo palestinese, il cui genicidio da parte di Israele non si è fermato.

Durante durante tutto il corteo i moltissimi interventi delle realtà che hanno organizzato la giornata, dall’Art Not Genocide Alliance, ai centri sociali, ai sindacati e associazioni, hanno ricordato il nesso tra l’economia della guerra e del genocidio con le condizioni di lavoro nel settore culturale, sempre più precarie e ricattabili. Mentre vengono sottratte risorse pubbliche a welfare, istruzione e cultura, la spesa militare aumenta e governi sempre più autoritari adottano retoriche securitarie.

Massacri e violazioni sistematiche dei diritti umani continuano perciò a essere normalizzati, anche attraverso il lavoro di migliaia di persone impiegate nel settore culturale.

Il corteo ha espresso inoltre solidarietà ai due attivisti Thiago Avila e Saif Abukeshek della Global Sumud Flotilla, arrestati dalla Marina Israeliana in acque internazionali e ora in stato di arresto in Israele, come ricordato durante l’intervento di Luca Cuzzato, attivista dei Centri Sociali del Nordest e di Ya Basta! Êdî Bese! che ha partecipato all’ultima missione bloccata in acque internazionali e ha assistito all’arresto dei due compagni.

L’animato corteo si è poi diretto verso l’esposizione all’Arsenale, con l’obiettivo di assediare il padiglione del genocidio. Ci sono stati scontri tra manifestanti e polizia in assetto antisommossa, che ha bloccato il corteo con scudi e manganelli. Il corteo, rimasto compatto, si è poi diretto nel vicino Campo dell’Arsenale, dove la manifestazione si è conclusa con musica e interventi.

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