Non torneremo alla normalità…

Un nostro contributo per Continuare a pensare/Continuare a lottare…

Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema”.*

*(parole dal Cile in rivolta)

Premessa:

È in atto una pandemia da Coronavirus. Non riteniamo utile entrare nei dettagli di tipo scientifico e tecnico. Non servirebbe perché scienza e ricerca non sono affatto neutrali. Ci interessa piuttosto indagare a capire le cause e gli effetti, attuali e futuri, di quello che sta succedendo.  

Punto in comune tra le molteplici teorie: la pandemia è prodotto del modo di produzione capitalistico (v. https://jacobinitalia.it/la-pandemia-del-tardo-capitalismo/ + altri riferimenti in bibliografia).

L’emergenza sanitaria, d’altra parte, è il risultato delle politiche neoliberiste, ossia della deregulation, delle privatizzazioni e dello smantellamento dello stato sociale.

Tutti lo dicono, ma ben attenti a occultare il fatto che tutte/i quelle/i che negli ultimi decenni hanno opposto le loro idee, le loro azioni e il loro corpo (sì, perché per fare politica c’è bisogno di metterci anche il corpo) a queste politiche sono state/i criminalizzate/i, represse/i, marginalizzate/i. Nel periodo “prepandemico” erano loro, eravamo noi, gli irresponsabili: quelle/i che resistevano agli appelli al senso del sacrificio imposto dalle politiche dell’austerità. 

Le crepe nella normalità.

Già in numerose occasioni ci siamo confrontate su quello che significa oggi l’azione politica e sui numerosi ostacoli che si frappongono, in una società neoliberista, alla costruzione di un discorso e di percorsi realmente antagonisti.

Abbiamo ad esempio più volte discusso le trasformazioni che attraversano il campo giuridico. Il doppio binario, repressivo e premiale (https://coordinamenta.noblogs.org/post/2018/05/27/podcast-delliniziativa-la-norma-e-la-legalita-del-25-maggio-2018/), che caratterizza il nostro presente, nel senso di attribuire sempre più spazio – accanto a misure prettamente coercitive e sanzionatorie (siano penali o, sempre più, amministrative) riservate a chi sciopera, a chi manifesta, alle donne che si difendono da sole dalla violenza, a chi, in generale, si oppone al sistema o a singoli suoi aspetti – a strumenti “incentivanti”, atti comunicativi e retorici (di cui i decreti emergenziali di questa fase rappresentano l’ennesimo esempio, v. ad es. https://jacobinitalia.it/lemergenza-per-decreto/) e varie misure di tipo premiale, volte a creare e diffondere, anche mediante l’estorsione del nostro coinvolgimento affettivo, un’ adesione “spontanea” a determinati modelli di comportamento “standard” (https://coordinamenta.noblogs.org/post/2019/10/20/autovalorizzazione-etica-della-devozione-profilazione/). Una diffusione sempre più capillare di norme, normette, codici di comportamento e prassi istituzionali mirate a creare e alimentare la cultura della gerarchia, della valutazione ossessiva, della meritocrazia, del politicamente corretto e quindi della colpa, della vergogna e della delazione.

L’egemonia culturale del pensiero neoliberista – alla quale hanno ampiamente contribuito tutti i movimenti “riformisti”, cresciuti infatti in gran numero negli ultimi anni – si è insediata nel senso comune che ha oggi perso ogni connessione con il buon senso.

In tempi di Corona Virus risuona tutta l’attualità di quel passaggio dei Promessi Sposi: “il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune” …

Questa pandemia rappresenta, però, un momento di alterazione della “normalità neoliberista” e le “rotture”, le “crepe” del tessuto di quella che ci presentano come normalità sono spazi di possibilità per l’azione politica… come, ad esempio, lo è stata la prima guerra mondiale per la rivoluzione d’ottobre.

Ma quante/i di noi vogliono davvero uscire da questo sistema?  

Ci sarà sicuramente un salto di qualità nella normalità imposta, perché, come insegna l’esperienza storica, le misure di governo adottate in momenti emergenziali difficilmente decadono con il passare dell’emergenza, tendendo invece a stabilizzarsi e a instaurare una «nuova normalità».

Per questo, la critica e l’attivazione politica (sebbene in modalità tutte da immaginare) non possono essere procrastinate al “post-pandemia”. Per questo, occorre respingere con forza la retorica individualizzante e spoliticizzata del “qui si muore” (brillantemente identificata e criticata in questo articolo: https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/03/la-viralita-del-decoro/#more-42374), e rivendicare lo spazio pubblico della riflessione critica e politica.

Contro la normalizzazione di questo momento emergenziale, con questo contributo collettivo vorremmo contribuire alla costruzione di discorso in duplice senso: Continuare a pensare/Continuare a lottare.

 CONTINUARE A PENSARE

 Due linee di indagine:

1) Le responsabilità di ieri: identificare il nemico (v. ruolo del pd + alleanza tra sapere tecno-scientifico e potere politico economico).

2) Le responsabilità dell’oggi: il corona virus è sospensione o rottura della normalità? In altri termini: “passata a nuttata”, quale normalità tornerà? 

Dobbiamo tracciare le linee di continuità tra il periodo “prepandemico” e quello attuale, e anche identificare, e tentare di anticipare, le conseguenze di medio e lungo periodo che questo momento lascerà. Analisi necessaria per assumerci la responsabilità e il rischio che comportano l’azione politica.

Nel dettaglio:

a) Fabbriche aperte, parchi chiusi: il conflitto capitale/vita.

La rivincita del modello a bassa produttività e il rifiuto del lavoro salariato.

b) Contro la colpevolizzazione del singolo. Nella società neoliberista questo meccanismo è molto diffuso. Un esempio su tutti: i poveri sono colpevoli della loro povertà ( la trilogia “punire i poveri” e il meccanismo del “debito di riconoscenza”, di coloniale memoria http://www.nicolettapoidimani.it/?p=1309). E se oggi ci svegliamo depresse/i e non facciamo esercizio fisico dentro le quattro mura di casa, il problema è tutto nostro… giusto? Non è un caso che mentre molte persone che nel periodo “prepandemico” non praticavano alcuno sport, oggi dispiegano tappetini di yoga sui terrazzi, e chi, invece con il corpo è abituato a esprimersi, a livello artistico e/o politico, non ha voglia di “attivarlo”, perché “sente” che questa attivazione non varrebbe che a percepire, con forza potenziata, il dolore di questo forzato contenimento. 

c) Contro la riscoperta del focolare: disparità di classe e di genere (http://www.nicolettapoidimani.it/?p=1447 “Per immunizzarci dal gregge”). Ma la violenza contro le donne non avviene dentro le mura domestiche? Analisi del concetto femminista: il privato è politico. E il sociale che è privato?

Il rapporto tra produzione e riproduzione. La lotta contro la medicalizzazione.

d) Automazione e digitalizzazione del lavoro: contro la digitalizzazione dell’istruzione (repressione della libertà di insegnamento; proprietà intellettuale ceduta a google; disparità di classe nell’accesso all’istruzione; inasprimento del controllo e della burocrazia, su cui voce in bibliografia) e contro lo smart working nel suo complesso;

e) Contro l’inasprimento del controllo sociale via tecnologia. Esempi: art. 123 del decreto “Cura Italia” che impone il braccialetto elettronico per i domiciliari; provvedimento Enac che sospende le limitazioni all’uso dei droni nelle aree abitate (https://radioblackout.org/2020/03/il-virus-del-controllo-droni-militari-tracciamento-dei-movimenti/, spec. da 17’ in poi). Attenzione anche alle iniziative apparentemente inoffensive, tipo il turismo virtuale (notizia: Roma, come passeggiare virtualmente per la città grazie alle webcam [leggi telecamere] sparse per la città). 

f) Capitalismo ed espropriazione emotiva: mettiamo in pratica l’insegnamento femminista del partire da sé e, in particolare, partire dalla nostra indignazione, frustrazione, paura e rabbia. Partiamo quindi anche dalla sofferenza psichica che questo momento genera, senza cedere agli inviti a relativizzare. La responsabilità, per noi, è anche quella di non impazzire e, soprattutto, di aiutare anche altri a non impazzire. E da questo punto di vista, il primo passo è prendersi la responsabilità di scoprire, prima, e di farsi carico, poi, dei propri desideri e dei propri bisogni.

Dicevamo di non relativizzare le proprie angosce e paure, di non relativizzare le rinunce che ognuna/o di noi si trova costretto a fare. D’altra parte è quello che ci chiedevano di fare anche prima: in Africa muoiono di fame, non ti lamentare, tu che vivi nel primo mondo. La disoccupazione giovanile è al 46%, non ti lamentare, tu che hai uno stipendio di 1000 euro al mese. 

Oggi, siamo tutte e tutti chiamati a dare ascolto alla paura, al terrore delle persone di essere infettate. Le autorità e i mezzi di (dis)informazione ci intimano di rispettare il loro panico, la loro fragilità. D’accordo. 

E perché a far paura non può essere anche la solitudine, e non solo la morte? E perché non si può e non si deve rispettare anche la paura di vivere una vita che non vale la pena di essere vissuta? E ancora, perché devo essere in ascolto della paura e non di altri sentimenti, come ad esempio la rabbia? Non sono legittimi?

Il pensiero gerarchico insidia anche la nostra esperienza emozionale. 

E così come non bisogna relativizzare le paure di ognuno, così non bisogna relativizzare le scelte tragiche che tutte/i siamo costrette/i a compiere in questo momento, non solo i medici che vivono l’orrore di decidere chi salvare e chi lasciare morire. Scelte tragiche, come quelle tra salute e lavoro, che oggi esplodono ma che intere classi sociali vivono quotidianamente da decenni.

L’emergenza, in questo senso, è un’ occasione per analizzare il nostro desiderio (ad esempio di tutto quell’universo di attività consumistiche che ormai chiamiamo socialità), consapevoli che essa mette a nudo il consueto, l’ordinario, il quotidiano, molto più di quanto disveli lo straordinario. La crepa nella “normalità” neoliberista mette infatti a nudo l’incidenza, diretta e tentacolare, delle dinamiche della produzione/riproduzione sul nostro tessuto emotivo.

CONTINUARE A LOTTARE

Contro lo scarico dei costi sociali sulle classi subalterne:

-esproprio della sanità privata senza indennizzo;

-blocco di tutta la produzione;

-amnistia;

-reddito di quarantena (critica delle misure del decreto “cura Italia” tra cui quell’insulto dei 100 euro destinati ai lavoratori che hanno esercitato anche nel mese di marzo).

La funzione dei piccoli gruppi?

-Quarantena di quartiere, reti solidali, piccole azioni coordinate, soprattutto con compagne/i e altre persone con cui siamo già in rete.

-Azioni nello spazio fisico: ad es. attaccare volantini e striscioni con le rivendicazioni di cui sopra;

-Azioni nello spazio virtuale: ad es. assemblee virtuali ma soprattutto scritti a più mani, come quello che proponiamo qui.

 

Bibliografia in divenire:

Generali:

 

Sulle connessioni tra modo di produzione capitalistico ed epidemie:

Analisi giuridiche della legislazioni d’emergenza:

[Per consultare la legislazione d’emergenza (primaria e secondaria) nazionale, si v.: https://www.gazzettaufficiale.it/dettaglioArea/12

Si v. anche http://www.governo.it/it/approfondimento/coronavirus-la-normativa/14252

Si v. anche le circolari del Ministero dell’Interno pubblicate su sito: https://www.interno.gov.it]

Stato di polizia:

Profitti sopra tutto: industria bellica

  • https://radioblackout.org/2020/03/il-governo-non-blocca-la-produzione-bellica/

Analisi del decreto “Cura Italia” (d.l. 17 marzo 2020, n. 18):

Che succede nella sanità privata?

  • https://radioblackout.org/2020/03/lombardia-cade-la-maschera-del-business-della-sanita/

Lotta:

  • Rivolta nelle carceri:

http://www.osservatoriorepressione.info/coronavirus-rivolta-nelle-carceri-6-morti-modena/

https://www.radiondadurto.org/2020/03/11/rivolta-nelle-carceri-la-goccia-che-fa-straboccare-un-vaso-pieno-da-tempo/

…e CPR:

https://www.radiondadurto.org/2020/03/24/covid-19-il-punto-sugli-scioperi-e-le-proteste-operaie-contro-il-contagio/ (24 marzo)

 

Capitalismo e partecipazione/espropriazione affettiva:

Sofferenza psichica ed emergenza:

Lo spazio pubblico:

Sulla digitalizzazione dell’istruzione:

La comunicazione mediatica delle epidemie:

Sulla “riscoperta” reazionaria del focolare:

 

Coordinamenta femminista e lesbica/ febbraio-marzo 2020

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