La corona va al più bello

LA CORONA VA AL PIU’ BELLO

di Noemi Fuscà

A chi credere? Di questi tempi è una domanda più che lecita.                                                Salta agli occhi che la gente crede ai dati scientifici tout court.

Nella storia contemporanea una scelta comune e diffusa è stata quella di non mettere in discussione le “cose scientifiche” siano dati, dichiarazioni o ricerche. Il senso comune  considera le “cose scientifiche” super partes e  la medicina in particolare è considerata (forse perché quella che riguarda di più il corpo delle persone) come la scienza più importante tra tutte. Pensiamo anche solo allo status sociale differente che ha essere un medico o essere un matematico, il primo è il top il secondo è un secchione che al massimo guadagnerà facendo il nerd per qualche mega società di programmazione.

Ma quindi la medicina, i dati scientifici sono più importanti e neutri degli altri dati? Un virus è un virus, ma si evolve e cambia, e allora mi chiedo come sia possibile che la scienza medica sia esatta, se il suo oggetto di studio non è fisso.

La medicina, come tutto del resto, senza scomodare il complottismo o il novaxismo o l’omeopatia, è al servizio del neoliberismo, lo sono tutti i campi di ricerca scientifici, tecnici, tecnologici; ma perché non diamo quasi mai una lettura politica di queste materie che toccano il nostro corpo? Sarà che la domanda in quanto femminista, me la sono posta spesso. Perché non viene messo esplicitamente in discussione tutto ciò?

Il corpo non è un luogo politico? E allora perché il medico può fare dichiarazioni politiche nascondendosi dietro dati scientifici? La medicina si occupa dei corpi delle persone e della loro vita, non so che ambito potrebbe essere più politico di così!

Militanti e non, hanno completamente delegato la propria percezione e gestione del proprio corpo all’esperto e il medico, ormai immerso in un tecnicismo esasperato, guarda l’essere umano come fosse composto di pezzettini separati. In una società basata sul profitto, dove tutto è merce, la ricerca è al servizio del neoliberismo, anzi segue gli input che vengono dettati dal potere e anzi il tipo di ricerca e gli obiettivi che si pone sono improntati alle specifiche esigenze del sistema. E’ impossibile slegare la questione politica da quella puramente fisica. Non si tratta soltanto degli interessi delle case farmaceutiche, è proprio che la scienza, la tecnica, la tecnologia hanno insito il modello produttivo in cui sono calate. Il capitalismo neoliberista, poi, in particolare, ha una gestione eugenetica dei corpi e persegue questa linea di tendenza, ha messo in pratica “il progresso medico” in stile nazista. La medicina, quindi, non è certo al servizio di tutta la popolazione mentre dovrebbe essere gratuita e pubblica sempre e dovunque. Non serve pontificare e pensare sempre che il problema sia impossibile da risolvere, la questione sanitaria si risolverebbe se centralizzata e non regionale per esempio, se non si esternalizzasse il personale, se si eliminasse il numero chiuso nelle facoltà scientifiche del tutto incomprensibile.

Tutti i politici e le persone che si danno un tono adducono, a sostegno delle tesi più svariate, teorie scientifiche, come se fossero il verbo, come se fosse l’unica verità sulla terra.

Eppure siamo consapevoli di quanto il piano emotivo e psichico generi patologie soprattutto in una società neoliberista che regala precarietà e incertezza come se piovesse e sappiamo quanto faccia male l’uso smisurato degli antibiotici e di quanto vengano usati nella produzione alimentare per fare profitto, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente.

Siamo rassegnati/e perché abbiamo capito, al massimo facciamo orecchie da mercante, che al neoliberismo non servono più le persone, non è più il capitalismo industriale, non ha bisogno di lavoratori da spremere come limoni, noi ormai somigliamo più a delle cavie.

La medicina odierna ha distrutto anche il nostro rapporto con la morte. Per cui è normale trapiantare organi a destra e manca come fosse il nuovo gesto di carità verso l’umanità, però se si tratta di parlare di fine vita, di come affrontarlo siamo sacrileghe. Non puoi abortire se non secondo le linee guida dello Stato, subendo il giudizio medico che spesso equivale a quello sociale, perché comunque in quel momento stai facendo comunque qualcosa di poco lecito e non molto decoroso. Il sistema neoliberista ha deciso quali debbano essere i valori e doveri universali di cui dobbiamo farci carico, tutto il resto non importa. Quello che importa è seguire le linee guida dettate perché qualcuno più “competente” di noi le ha sviluppate proprio per il bene della società tutta. Per cui se io dico che voglio che l’aborto sia depenalizzato, libero e gratuito sostenendo che sono fatti miei di cosa faccio con il mio utero, il problema immediatamente si sposta sul fatto che dichiarare ciò significa, secondo l’informazione distorta e truffaldina che viene propagandata nel comune sentire, che io voglio il ritorno delle mammane. Ora, forse sono io che pecco di poca perspicacia ma tutt’ora non capisco il nesso tra aborto libero e depenalizzato e mammana che uccide con il ferro da maglia! Questo semplicemente per dire quanto il potere sia stato in grado di trasformare nel tempo i significati dei nostri discorsi e soprattutto anche i nostri desideri. La morte è un tabù con il quale non possiamo fare i conti, decide il sistema per noi che siamo notoriamente o troppo ciniche oppure troppo emotive. E così la morte è decisa a tavolino dallo Stato.

Siamo governati/e dalla paura, diciamo che ci governa la paura ma rimanere nella paura è più facile che sfidare la paura. Abbiamo paura da sempre delle pandemie che però sono frutto di scelte economico –politiche e quindi sarebbe meglio non farsi prendere dal panico e politicizzare quello che succede.

Stare male per molte di noi è spesso fonte di preoccupazione e spesso non per la malattia in sé ma perché non ce lo possiamo permettere, non possiamo fermarci e ci sentiamo in colpa nel farlo, dobbiamo essere sempre operative, nessuno spreco di tempo nel neoliberismo, la nostra vita la possiamo pure buttare via, non ha valore, ci uccidono con i tumori, ci uccidono con il lavoro, ci uccidono nelle carceri, ci uccidono perché siamo donne.

La domanda quindi è lecita. Perché ora tutti sono così interessati a proteggerci dal coronavirus? Suona un po’ come per la guerra, salvate donne, bambini e vecchi, si dice, ma tanto per dire, perché le guerre, quelle moderne ancora meglio perché lo fanno a distanza, invece colpiscono proprio i famosi deboli senza farsi troppi problemi tanto poi ci si può pulire la coscienza dando un euro ad Amnesty o Save the children. Ma sarà poi vero che ci difendono dal coronavirus?

E’ comprensibile avere paura, ma davvero siamo convinte che si interessino alla nostra vita o forse la loro paura è solo che possano esserci davvero dei danni alla loro economia? Perché le scuole sono chiuse ma le fabbriche no? Ma se davvero stiamo attraversando un momento così pericoloso perché valgono ancora i valori economici e di sfruttamento?

Ma la domanda più importante è ancora un’altra: ma noi per una società che non ci dà nulla, che ci uccide, che ci sfrutta, per cui non contiamo niente e che ci ha tolto tutto ciò per cui avevamo lottato veramente vogliamo fare dei sacrifici? Dobbiamo qualcosa a questa società? O forse potremmo usare momenti del genere per ritrovarci e trovare delle modalità per provare a sabotare il sistema, invece di collaborare per rimanere dove siamo e, anzi, peggio, per aiutarlo a tenere la situazione sotto controllo. La vera solidarietà sarebbe che poi si vada tutti/e a dar fuoco al palazzo d’inverno. A quanto pare, però, siamo solo capaci di accaparrarci il terzo settore per tamponare le mancanze strutturali di un mondo che non ha interesse ad essere solidale con nessuna di noi.

Seconda opzione: buttiamola sulla spiritualità e neghiamo ogni logica.

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