La Parentesi di Elisabetta del 18/3/2020

LA RABBIA NON HA PIU’ RADICI?

[…] il legame che intercorre tra ideologia e ordine sociale, produzione e riproduzione risulta tutt’altro che stabile, consentendo la possibilità di rifiutare il consenso, romperlo e annullarlo, impedendo il respingimento o il riassorbimento della resistenza nel sistema […]Federica Paradiso, Le radici della rabbia, Red Star Press, Roma 2014

La città è blindata, la società è blindata, dobbiamo stare tutti/e a casa per paura del contagio da coronavirus. Gli appelli si susseguono, i decreti si rincorrono, uno più vincolante dell’altro, uno più autoritario dell’altro. Non possiamo uscire nemmeno a piedi se non per necessità dimostrabili, non possiamo dare la mano a nessuno e tanto meno abbracciare nessuno, non possiamo uscire dalle nostre case, dobbiamo mantenere la distanza di sicurezza di almeno di un metro da ogni altro essere umano, non possiamo neppure andare a trovare i nostri cari, non parliamo poi di spostarci fuori città o di circolare per il territorio. I messaggi arrivano tamburellanti attraverso i mezzi di comunicazione di massa. La sera poi non circola assolutamente nessuno solo le volanti della polizia o le pantere dei carabinieri o le macchine della municipale che fermano chi è sorpreso fuori casa e deve perciò giustificarsi pena una denuncia penale e una multa salata. Gli elicotteri ronzano sulle nostre teste. Ma siamo per caso in guerra? C’è il coprifuoco? Cosa giustifica provvedimenti tanto forti di controllo militare?

Un virus, il coronavirus per l’appunto che, dati del 18 marzo 2020 alle ore 18 pubblicati sul portale governativo, ha provocato finora in tutta Italia 28.710 casi di positività accertati, di cui 14.363 ricoverati e di questi 2257 in terapia intensiva, 2978 decessi e 4025 guariti. L’epicentro è in Lombardia e in particolare a Bergamo. La stragrande maggioranza delle morti riguarda pazienti in età molto avanzata e/o con altre patologie in atto, con le eccezioni che ci sono sempre.

Prima di andare avanti vi pongo una domanda a bruciapelo. Ma a questo Stato è mai importato niente delle persone anziane? E’ chiaro che no, perché altrimenti in tutti questi anni avrebbe fatto ben altre politiche sociali e sanitarie.La maggior parte delle pensioni sono bassissime, quelle sociali sono da fame, molti/e non riescono ad arrivare alla quarta settimana e spesso chiedono l’elemosina o vanno a mangiare alla Caritas, molti la pensione non l’hanno affatto anche se hanno lavorato perché se non si raggiungono venti anni di contributi lavorativi questi vanno persi del tutto, non parliamo poi dei lavoratori immigrati a cui i contributi versati non torneranno mai indietro perché pochi, saltuari, insufficienti e, quindi, incamerati tout court dallo Stato, l’assistenza alle persone anziane  è un grosso problema di costi e di tempo, la guerra che viene fatta ai permessi familiari con la Legge 104 è solo un piccolo esempio, l’assistenza sanitaria è troppo dispendiosa… la guerra ai pensionati e alle pensioni è stato uno dei leitmotiv delle campagne politiche di questi anni che hanno fatto delle persone anziane un bersaglio sociale etichettandoli praticamente come mangiapane a tradimento. La pensione andrebbe invece data a tutti/e indistintamente e dignitosa! Allora perché tutto questo interesse peloso adesso?

E un’altra domanda mi sorge spontanea. Ma la civilissima Lombardia non è in grado di avere nei suoi ospedali in terapia intensiva 2257 persone con relativo supporto medico e sanitario?

Se è così, perché in effetti è così visti gli appelli drammatici che stanno arrivando, vuol dire che bisogna fare come minimo alcune riflessioni.

Quello che sta succedendo è il risultato di anni di precise scelte politiche neoliberiste di tagli a tutto lo stato sociale. La sanità pubblica è stata affossata, la spinta verso la sanità privata e le assicurazioni-malattia è stata fortissima, sono stati chiusi un numero infinito di ospedali territoriali, sono stati mandati a casa medici e infermieri  e il nord efficiente e “moderno” è stato il primo a percorrere questa strada in maniera anche baldanzosa e arrogante e, non me ne vogliano quelli che adesso nella sanità stanno lavorando a ritmi serrati, ma moltissimi operatori ai livelli più svariati all’interno della sanità sono stati d’accordo con queste scelte devastanti in nome della produttività, della meritocrazia, dell’ospedale-azienda, della riduzione dei costi pubblici… così è stato e adesso pagano dazio. Hanno tutta la mia vicinanza e solidarietà, invece, tutti quelli/e che in questi anni si sono battuti con fatica contro questo stato di cose e magari hanno pagato un prezzo alto con richiami, vessazioni e licenziamenti.

Questo è successo anche per tutti gli altri ambiti dello stato sociale, nella scuola, nelle università, nell’ambito pensionistico, in quello delle garanzie sociali di minima, nell’ambito abitativo, nel mondo del lavoro… La responsabilità primaria è del Pd che si è fatto da subito carico di naturalizzare il neoliberismo nel nostro paese a suon di leggi, decreti e governi. Non è un caso che oggi ricorra l’anniversario dell’uccisione da parte delle Nuove BR di Marco Biagi, l’autore del “libro bianco” sul lavoro che ha organizzato scientemente la distruzione di ogni garanzia con l’introduzione della precarizzazione selvaggia, e che nessuno ne parli e nessuno se ne ricordi. Mi sto riferendo chiaramente alla sinistra di classe.   

Ma ritorniamo alla situazione attuale. La chiusura obbligata, in nome dello stato di emergenza, di tutti i negozi al dettaglio esclusi alimentari, farmacie, giornalai e qualche altra cosa, l’obbligo di rimanere a casa con sanzioni pesanti e denunce per chi trasgredisce, una propaganda terrorizzante e colpevolizzante, la chiusura delle scuole e delle università, la cancellazione di qualsiasi evento culturale, mondano, di qualsiasi possibile socialità, il controllo poliziesco e militare del territorio comporteranno un cambiamento del tessuto sociale, culturale ed economico nel nostro paese. Ma non del neoliberismo perché il capitale ha imboccato da tempo una linea di condotta e una linea di tendenza che viene ribadita. Da tempo è in atto una guerra senza quartiere all’interno della classe tra le borghesie nazionali legate alla produttività territoriale e il grande capitale transnazionale. Questa lotta tutta interna alla classe dominante subirà un’accelerazione forte. Verrà sicuramente spazzato via tutto il tessuto imprenditoriale minuto e ne uscirà definitivamente vincitrice la grande distribuzione. I negozi sono chiusi e le fabbriche no? e non mi pare che, al di là dei proclami ridicoli della triplice sindacale sulla sicurezza di lavoratori e lavoratrici con altrettanti ridicoli guanti e mascherine, qualcuno si sia premurato di fermare la produzione. Oppure questo virus gli operai, i fattorini, gli agricoltori, gli allevatori, i lavoratori di Amazon e via discorrendo non li attacca? Si? No? Non si sa. L’unica cosa certa è che come al solito durante una guerra c’è chi muore e chi si arricchisce. Anche l’uso della rete internet e affini per tutte le attività umane in questo periodo, in nome del contrasto al contagio, viene spinto in tutti gli ambiti… scolastico, universitario, lavorativo, culturale, sociale, economico… e prenderà sicuramente il posto delle normali attività e relazioni una volta finita questa fase emergenziale.

In questa situazione devastante il governo vara dei provvedimenti risibili con il decreto “Cura Italia”, mi pare si chiami così, tutto sbilanciato dalla parte delle imprese e con dei provvedimenti per i cittadini/e che veramente lasciano sbigottiti per la loro ridicola inutilità perché tra le altre cose non tengono assolutamente conto di come funziona la società e di come realmente vive la stragrande maggioranza della popolazione.

I provvedimenti drastici e il controllo poliziesco del territorio hanno gettato sul lastrico un mare di persone, ma veramente veramente tante: tutti e tutte coloro che lavoravano nei locali, localini, pub, ristoranti, i barman, i camerieri/e, i cuochi, i lavapiatti, tutte e tutti i lavoratori e le lavoratrici delle pulizie, le donne a ore, tutti/e quelle che lavoravano nel turismo, le lavoranti dei parrucchieri, il mare di commesse e commessi di un numero infinito di negozi…tutti venivano pagati cash, alla fine della giornata, alla fine della settimana… niente lavoro niente soldi e tutti/e ora non sanno come pagare la stanza alla fine del mese ( sì perché le persone che si dividono gli appartamenti sono tantissime) o come pagare le bollette  e dopo un mese di fermo lavorativo non sanno nemmeno più come mettere insieme il pranzo con la cena e devono ricorrere a prestiti di amici e parenti senza neanche sapere, una volta passata la così detta emergenza, quanti negozi riapriranno e se riusciranno a trovare un lavoro sottopagato malpagato precario e arruffato… bene, tutte queste persone per lo Stato non esistono. Sono stati varati dei provvedimenti risibili anche per i lavoratori e le lavoratrici normali figuriamoci per questi fantasmi che possono anche morire di fame e vivere sotto i ponti. Le bollette, le rate dei mutui, le cartelle dell’Agenzia delle entrate per il periodo di emergenza non sono mica state annullate, macché, solo sospese e posticipate così si dovrà comunque pagare tutto a tempo debito, entro il 30 giugno 2020!

Non è stato pensato un reddito chiamiamolo di quarantena, per tutti e tutte indistintamente, a prescindere, macché.

Le ferie vengono imposte d’ufficio così la gente lavorerà ad agosto, il lavoro viene portato a casa con un bel nome, smart working, le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse e quindi i congedi parentali vengono portati a ben quindici giorni, udite udite, ma a stipendio ridotto oppure vengono dati 600 euro forfettari per un/una baby sitter che chiaramente vuol dire sfruttare ragazzi e ragazze tanto disperati/e da accettare di stare con dei bambini tutto il giorno per un compenso da fame.

Lavoratori e lavoratrici vengono licenziati dall’oggi al domani e i nostri governanti si preoccupano per la possibile “mancanza di liquidità” delle famiglie. Ma che termine politicamente corretto per dire che le famiglie non hanno nemmeno più i soldi per fare la spesa! Che sensibilità!

I detenuti nelle patrie galere hanno osato protestare perché si sentivano topi in gabbia? Beh, ne sono morti tredici in varie carceri della democratica Italia e voi sapete come e perché sono morti? No, nessuno ne parla, forse sono morti di freddo come si dice di Gesù Cristo. I detenuti con residuo pena sotto i tre anni andrebbero invece immediatamente amnistiati, quelli ultrasettantenni mandati agli arresti domiciliari.

La politica istituzionale non ha sbocchi: il Pd continua a portare avanti il suo sporco lavoro ora con i 5 Stelle, la destra all’opposizione è ipocrita, pavida, imbonitrice e asservita, non è neppure disponibile per convenienza elettorale a cavalcare una situazione di difficoltà sociale. La sinistra di classe è impantanata in dibattiti tutti interni al discorso borghese e quelli che cercano di guardare la situazione con un posizionamento di classe sono veramente troppo pochi.

In questo panorama militarizzato, desolante, devastante e pericoloso chi ci governa fa continui appelli alla nazione, alla grandezza dell’Italia, alla sua capacità di reagire, ha la spudoratezza di chiamare cittadini e cittadine italiani/e all’unità, di chiedere sottoscrizioni in denaro, di invitare tutti e tutte a cantare dai balconi l’inno nazionale, perché “ce la faremo” “andrà tutto bene” l’Italia ce la farà, ognuno con il suo sacrificio per il bene di tutti. Praticamente la variante attuale dell’oro alla Patria. Ma sono sicuri che gli attuali italiani abbiano ancora le fedi? o se le sono già ampiamente impegnate per sopravvivere?

Sicurezza/legalità/meritocrazia/darwinismo sociale/delazione sono i principi con cui il neoliberismo ha costruito il comune sentire e che si traducono in un pensiero fascistoide, reazionario e razzista che attraversa tutte le società occidentali a capitalismo avanzato, principi portati avanti e naturalizzati dalla sinistra riformista.

E infatti in questa contingenza qual è la risposta della gente? Invece di indignarsi per le scelte neoliberiste di anni che ci hanno portato a questo punto, invece di denunciare nomi e cognomi e responsabilità precise assunte attraverso leggi, decreti, prese di posizione scellerate, invece di appendere alle finestre striscioni pretendendo un reddito di quarantena per tutti e tutte, invece di minacciare di non pagare più nulla a questo stato né ora né quando il pericolo sarà finito, cosa fanno? Cantano. Si affacciano alle finestre e appendono tricolori. Forse per esorcizzare la paura?

La paura è lecita, è comprensibile è umana ed è anche utile per metterci al riparo da atteggiamenti avventati, ma dovrebbe essere accompagnata da quella rabbia istintiva che una volta faceva dire alle persone “piove, governo ladro”. La rabbia non ha più radici?

La rabbia è uno dei sentimenti istintivi di ribellione, di non sopportazione, di indignazione che va assolutamente coltivato, riconosciuto e trasformato in fare politico. “Trasformiamo la nostra rabbia in forza e la nostra forza in lotta” diceva uno striscione femminista di anni fa sintetizzando il portato politico della rabbia.

Ma necessaria per la trasformazione della rabbia in forza è la comprensione di quello che è avvenuto e sta avvenendo, di come il neoliberismo in questi anni ha distrutto e trasformato il sociale, fondamentale è l’individuazione del nemico. Diceva Audre Lorde <la rabbia espressa e tradotta in azione al servizio delle nostre idee e del nostro futuro è un atto liberatorio e rafforzante di chiarezza perché è nel doloroso processo di questa traduzione che identifichiamo chi sono i nostri alleati […] e chi sono i nostri nemici[…] > Proviamo a farle ricrescere le radici che sono state tagliate perché la mancanza di rabbia per le prevaricazioni, la violenza, l’arroganza del sistema questa sì è l’anticamera della morte.

L’instaurazione di uno stato di guerra per contrastare la pandemia, la creazione di una paura diffusa e continuamente rinfocolata, il richiamo ad un’unione patria, un’union sacrée, a cui tutti/e devono partecipare e contribuire ognuno nel suo ruolo e nella sua collocazione sociale, hanno l’obiettivo di annullare ogni consapevolezza della società divisa in classi, di far dimenticare la differenza tra oppressi e oppressori, sfruttati e sfruttatori, tra chi la violenza la esercita e chi la subisce. Hanno il compito di spingere le classi subalterne a riconoscere lo Stato come detentore del buono e del giusto, uno Stato in cui riporre fiducia perché le scelte che mette in atto anche le più pesanti sono per il bene della popolazione tutta, uno Stato etico, uno Stato di stampo nazista.

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