Riflessioni su un tabù: l’infanticidio/quinta e ultima puntata

Réflexions autour d’un tabou : l’infanticide

(traduzione della Coordinamenta / quinta e ultima puntata pp. 24-27)

qui la prima puntata pp.7-8

qui la seconda puntata pp.9-12

qui la terza puntata pp.13-17

qui la quarta puntata pp. 18-23

Ouvrage collectif paru en juillet 2009.

https://infokiosques.net/spip.php?article860

Perché ci sono ancora degli infanticidi oggi che abbiamo a nostra disposizione la contraccezione e l’aborto per prevenire o interrompere le gravidanze non desiderate? Questa è la domanda che viene sistematicamente posta quando si affronta questo tema. ci è parso importante rivisitare questi mezzi e la loro attuabilità.

In vitro, in vivo…e la libido?

Il successo delle lotte delle donne per l’accesso alla contraccezione ha fatto sì che questo sia diventato il solo modo accettabile socialmente di non avere bambini. Di conseguenza il ricorso ad altre forme di regolazione delle nascite è analizzato nella migliore delle ipotesi come un fallimento, nella peggiore come un errore o un crimine.

La contraccezione è oggi descritta dal mondo medico come infallibile, efficace e adattabile ad ogni donna.

Quando una donna deve scegliere un mezzo di contraccezione è raro che il/la medico/a  che farà la prescrizione si interessi a lei. E’ una questione di utilità in se stessa senza tener conto dell’adeguatezza alla vita delle donne coinvolte. Un esempio: se hai meno di vent’anni ti parleranno di pillola: se hai dei figli, di sterilizzazione; se hai avuto numerose interruzioni volontarie di gravidanza, ti proporranno l’impianto o l’iniezione trimestrale; se hai un rapporto fisso di lunga durata, ti spiegheranno che il preservativo non conviene più. Soluzioni stereotipate che pretendono di essere delle risposte adattate dal momento che le vere domande non sono state poste. In effetti quand’è che si parla di pratiche sessuali o di stili di vita?

Siamo ritenute tali da saperne abbastanza sulla contraccezione per non avere diritto all’errore, per evitare gravidanze indesiderate. Eppure si sa raramente abbastanza per decidere sul sistema di contraccezione che ci verrà adattato, per fare delle vere scelte.

Se, socialmente, la contraccezione è un affare di donne, in realtà è un affare di medici.

Il progresso tecnico si accompagna ad un controllo sempre più forte degli specialisti sulle nostre vite.

In altri termini, più la tecnologia è sofisticata, più richiede competenze tecniche, meno è possibile l’autonomia per quelle che vi fanno ricorso. Ci si ritrova disarmate davanti ai medici, senza padronanza reale di quello che ci capita, lontano dalle rivendicazioni e dalle pratiche femministe dell’epoca delle lotte per la liberalizzazione della contraccezione di cui noi siamo tuttavia ritenute essere le beneficiarie…

I mezzi di contraccezione sono classificati in funzione del loro livello di efficacia, misurato prescindendo dalle nostre vite. Se, in laboratorio, la pillola è efficace al 99%, è senza tener conto dell’alea della vita vera che comprende delle dimenticanze e degli errori di assunzione. Il discorso scientifico sulla contraccezione idealizzando i mezzi esistenti implica la colpevolizzazione delle donne che saranno le sole chiamate in causa in caso di fallimento della contraccezione.

Non esiste un mezzo di contraccezione efficace al 100% e nessuna vita che somigli ad un laboratorio. E’ un enorme abbaglio pensare che, in questo mondo in cui la contraccezione si vuole efficace, gli aborti, gli abbandoni e gli infanticidi non ci saranno più. 

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