Materiali Iniziativa Black Panther Party

Materiali/ Black Panther Party

Elementi fondanti

self defence/patrolling/separatismo/black power/organizzazione territoriale:Free Breakfast for Children (programma di colazioni gratuite per i bambini neri), People’s Free Food Program(programma di sostegno alimentare), scuole liberate, assistenza sanitaria gratuita, assistenza ai neri-e incarcerati e alle famiglie/ rifiuto dell’integrazionismo e del collaborazionismo/ anticapitalismo/marxismo-leninismo/antimperialismo.

Statuto di fondazione 1966/ Ten point plan, “piano dei dieci punti”

  1. Vogliamo la libertà, vogliamo il potere di determinare il destino della nostra comunità nera
  2. Vogliamo piena occupazione per la nostra gente
  3. Vogliamo la fine della rapina della nostra comunità nera da parte dell’uomo bianco
  4. Vogliamo abitazioni decenti, adatte a esseri umani
  5. Vogliamo per la nostra gente un’istruzione che smascheri la vera natura di questa società americana decadente. Vogliamo un’istruzione che ci insegni la nostra vera storia e il nostro ruolo nella società attuale
  6. Vogliamo che tutti gli uomini neri siano esentati dal servizio militare
  7. Vogliamo la fine immediata della brutalità della polizia e dell’assassinio della gente nera
  8. Vogliamo la libertà per tutti gli uomini neri detenuti nelle prigioni e nelle carceri federali, statali, di contea e municipali
  9. Vogliamo che tutta la gente nera rinviata a giudizio sia giudicata in tribunale da una giuria di loro pari o da gente delle comunità nere, come è previsto dalla costituzione degli Stati Uniti
  10. Vogliamo terra, pane, abitazioni, istruzione, vestiti, giustizia e pace

Le militanti del Black Panther Party

    

Fredricka Newton    Ericka Huggins      Rosemari Mealy          Elaine Brown

   Kathleen Neal Cleaver 

  Afeni Shakur      Charlotte Hill O’Neal

 Barbara Easley Cox   Assata Shakur

   Chaka Khan     Yasmeen Sutton

e Joan Victoria Bird, Sandra Pratt, Safyia Bukhari …

su Assata Shakur     e     Lettera di Assata Shakur

http://www.signalfire.org/2011/01/26/interview-with-safiya-bukhari/

Stralci sulla questione di genere:

Kathleen Neal Cleaver, Women, power and revolutionin “New Political Science. A journal of politics and culture”, Vol. 21, N. 2, June 1999

  1. 232 – 233 (traduzione)

“Circa due settimane prima che mi unissi al SNCC (Student Non Violent Coordinated Committee: Comitato Studentesco per la Coordinazione Non Violenta), “Black Power”, Potere Nero, sostituì il “Freedom Now”, Libertà Subito, quale grido di battaglia.

Le giovani donne e i giovani uomini che si unirono in prima linea nella guerra contro la segregazione stavano contestando l’eredità residua della schiavitù razziale. Ciò che chiedevamo di eliminare erano le limitazioni legali, sociali, psicologiche, economiche e politiche che ancora venivano imposte ai nostri diritti umani, e ai nostri diritti di cittadini. Questo era il contesto in cui lottavamo per rimuovere i limiti imposti dal genere, evidentemente consapevoli che non potesse essere combattuto come un tema a sé stante.

Durante quel periodo, non avevamo sviluppato granché un linguaggio per parlare dell’eliminazione delle discriminazioni di genere. Razzismo e povertà, imposte dai terroristi sanguinari appoggiati dal potere statale, sembravano a quel tempo schiaccianti, e il terrificante scenario della guerra in Vietnam ci teneva in allerta su cosa ci fosse in ballo. Era evidente nelle questioni più strettamente personali – bagni separati con su scritto “donne di colore” o “donne bianche”; era ovvio nel fatto che molte scuole non permettessero la frequenza alle donne; e se eri una donna molti lavori non erano disponibili. Ma dall’inizio alla metà degli anni Sessanta, l’obiettivo principale non era il come far avanzare la nostra causa in quanto donne, ma come potenziare la comunità di cui costituivamo una parte, e di come proteggere le nostre vite in questo processo.

Essere nel movimento ha dato a me e a tutti quelli che vi hanno preso parte, una educazione terrificante. Quell’esperienza ci insegnò come comprendere il mondo intorno a noi, come analizzare a fondo le questioni di cosa potevamo fare da soli per portare avanti la causa del nostro popolo, come organizzare la nostra gente per cambiare il mondo intorno a noi, e come combattere il terrorismo. Tutto ciò che ho imparato nel Comitato Studentesco SNCC l’ho portato con me nel nascente Partito delle Pantere Nere. Cominciai a lavorarci nel novembre del 1967, tre o quattro settimane dopo che Huey Newton fu incarcerato con l’accusa di aver ucciso un poliziotto di Oakland in una sparatoria avvenuta prima dell’alba. Organizzai dimostrazioni. Scrissi volantini. Tenni conferenze stampa. Andai in tribunale. Progettai posters. Apparii in trasmissioni televisive. Mi candidai anche per l’ufficio politico con lo scopo di organizzare la comunità intorno al programma del Partito delle Pantere Nere e di mobilitare il sostegno per liberare Huey Newton.

A volte, durante la sessione di botta e risposta seguente a un discorso che tenevo, qualcuno avrebbe chiesto “Qual è il ruolo della donna nel Partito delle Pantere Nere?”. Non mi è mai piaciuta quella domanda. Avrei dato una risposta secca: “E’ lo stesso degli uomini”. Siamo rivoluzionari, avrei spiegato.

Allora non comprendevo per quale motivo volevano pensare a cosa facessero gli uomini e a cosa facessero le donne presi separatamente. Mi ci sono voluti anni, circa venticinque per l’esattezza, per capire che quello che davvero non mi piaceva era la premessa sottostante che dava luogo alla domanda. Il presupposto di fondo era che far parte di un movimento rivoluzionario era in conflitto con ciò che chi chiedeva era stato socialmente addestrato a credere essere la condotta appropriata per una donna.

Questo concetto contorto non mi era mai entrato in testa, sebbene ero certa che fosse molto più diffusamente accettato di quanto realizzassi.

Oggigiorno, le domande sono più sofisticate: “Quali erano le tematiche di genere nel Partito delle Pantere Nere?”, “Il Partito delle Pantere Nere non era una roccaforte del sessismo?”, eccetera, eccetera, eccetera. Ma nessuno sembra porre la questione che avevo io: “Dove posso dirigermi per essere coinvolta in una forza rivoluzionaria?”. A me sembra che parte della genesi della questione di genere – e questa è solo un’opinione – mente nella maniera in cui sposta l’attenzione dal confrontarsi con la critica rivoluzionaria che la nostra organizzazione fece della Società, per rivolgerla a vedere quale tipo di dinamiche e conflitti sociali caratterizzavano l’organizzazione. A me, questa discussione interessa molto meno rispetto a quella che investe gli strumenti da elaborare per combattere le dinamiche oppressive e i conflitti sociali a cui la Società ci sottopone. Non molte risposte alla “questione di genere” prendono in considerazione quello di cui ho fatto esperienza io. Quello che ho letto o sentito in risposta sembra genericamente soddisfare un particolare modello di indagine accademica che lascia fuori quello che io credo sia centrale: come puoi dare potere a persone oppresse e impoverite che stanno combattendo contro il razzismo, il militarismo, il terrorismo e, anche, il sessismo? Voglio dire, come puoi fare questo? Ecco qual è la vera domanda.

 

Elaine Brown,  A Taste of Power: A Black Woman’s Storyp. 357

(traduzione)

Una donna, nel movimento del Potere Nero era considerata, nella migliore delle ipotesi, irrilevante. Una donna che si faceva valere era un’emarginata. Una donna che tentava il ruolo di leadership stava, secondo i miei fieri Fratelli neri, alleandosi con quelle “controrivoluzionarie, lesbiche, femministe, stronze bianche che odiano gli uomini”. Era una violazione di qualche principio del Potere Nero che era stato lasciato indeterminato. Se una donna nera assumeva un ruolo di comando, si diceva che stesse indebolendo la virilità, che stesse ostacolando il progresso dei neri. Era una nemica del popolo nero.

Elaine Brown, A Taste of Power: A Black Woman’s Story p. 363

(traduzione)

Era un fatto dato che l’intero movimento del Potere Nero fosse menomato, compromesso dai ruoli limitati che i Fratelli consentivano alle Sorelle e dall’atteggiamento oppressivo degli uomini nei confronti delle donne. Questo significò poco per me personalmente, comunque. Il partito era davvero lontano dalla sinistra dei diritti civili e dagli uomini del nazionalismo nero, niente delle loro filosofie veniva sognato nelle nostre. E grazie a Huey (Newton) – e ora a Larry (Pinkney) – sono stata in grado di deviare la gran parte del maschilismo degli uomini delle Pantere Nere. La mia leadership era al sicuro. Pertanto, nel mettere in posizioni chiave le Sorelle, non ho considerato questa faccenda. Io mi preoccupavo solamente del tema del merito, che non aveva sesso.

Bobby Seale da “Seize the time”

 

Poesia del Black Power

 L’ IDEA DEGLI ANTENATI, Gwynplaine 2013

Poesia 1

Poesia 2

Poesia 3

 

A Margine

– da Angela Davis “Aboliamo le prigioni? Contro il carcere, la discriminazione, la violenza del capitale” 2009 Minimum fax

“…l’interesse protratto per il sistema carcerario ha letteralmente segnato la mia vita, ma è precedente al mio arresto. Il mio primo incontro con il carcere come oggetto di attivismo e riflessione è rappresentato dalle mia partecipazione, da adolescente, a varie campagne per la liberazione di prigionieri politici. La mia stessa incarcerazione è stata una conseguenza della mia attività volta alla liberazione dei prigionieri politici arrestati alla fine degli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta. Mentre ero in prigione, ho iniziato a pensare alla possibilità di un’analisi che spostasse l’accento sull’istituzione del carcere non soltanto come un apparato volto a reprimere gli attivisti politici, ma come un’istituzione profondamente coinvolta nella perpetuazione di un pericoloso intreccio di razzismo, predominio maschile e strategie statali di repressione politica……la punizione degli schiavi era palesemente condizionata dal loro sesso…i rapporti sessuali a cui i padroni costringevano le schiave costituivano una pena inflitta alle donne per il solo fatto di essere schiave…la devianza del padrone era trasferita sulla schiava, da lui vittimizzata. Analogamente, la violenza sessuale da parte dei secondini è tradotta in una eccessiva sessualità delle detenute. L’idea che la devianza femminile abbia sempre una dimensione sessuale persiste nell’era contemporanea…ciò che non viene generalmente riconosciuto è il nesso tra la pena corporale inflitta dallo stato e le violenze domestiche sulle donne. Questa forma di castigo fisico ha continuato ad essere inflitta alle donne nel contesto dei rapporti intimi, ma raramente la si collega alla punizione di stato. La violenza sessuale è subdolamente associata a uno degli aspetti ricorrenti della detenzione femminile, la perquisizione integrale. Come hanno evidenziato tanto gli attivisti quanto le stesse detenute, anche lo stato contribuisce a fare dell’abuso sessuale una routine, sia permettendo quelle condizioni che rendono le donne vulnerabili all’esplicita coercizione sessuale da parte degli agenti di custodia e di altri membri del personale carcerario, sia introducendo nella prassi abituale procedure come la perquisizione integrale e l’esame degli orifizi.La coercizione sessuale è un aspetto fondamentale dei regimi carcerari…se consideriamo le varie forme di violenza legate alla pratica della carcerazione-circuiti di violenza interconnessi-iniziamo a capire che ordinario e straordinario non sono poi così distinti. In seno al movimento radicale in difesa dei diritti delle detenute, la perquisizione integrale e interna è riconosciuta come una forma di abuso sessuale.

https://www.internazionale.it/bloc-notes/angela-davis/2017/09/29/angela-davis-autobiografia/il giorno in cui mi dichiarai comunista

 

Video

Recente intervento del 2016 di Kathleen  Neal Cleaver sul ruolo della donna nel  BPP. 

Seize the time

 

 

Testi

-Bobby Seale “Seize the time” La storia del Black Panther Party e di Huey Newton-Einaudi 1971

-David Gilbert “Amore e lotta” Autobiografia di un rivoluzionario negli Stati Uniti- Mimesis Edizioni 2016

-“L’IDEA DEGLI ANTENATI, Poesia del Black Power” a cura di J.Lussu/Postfazione di Silvia Baraldini- Gwynplaine 2013

 

-Kathleen Neal Cleaver, Women, power and revolutionin “New Political Science. A journal of politics and culture”, Vol. 21, N. 2, June 1999

Elaine Brown ” A Taste of Power: A Black Woman’s Story” New York, Doubleday, 1992 

-Angela Davis “Bianche e nere”,Roma, Editori Runiti 1985

-Angela Davis “Autobiografia di una rivoluzionaria”  Garzanti, Milano, 1975 (riedito da Minimum Fax, 2007.)

-Angela Davis “Aboliamo le prigioni? Contro il carcere, la discriminazione, la violenza del capitale, Minimum Fax, Roma, 2009

Sorella outsider. Gli scritti politici di Audre Lorde, Ed. il dito e la luna, 2014

-bell hooks “Ain’t I a Woman?: Black women and feminism” 1981

 

REGISTRAZIONE DELL’INIZIATIVA

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