Per riflettere

Pubblichiamo uno stralcio da <FEMMINISMO: PARADIGMA DELLA VIOLENZA/ NON VIOLENZA> che riteniamo utile in questo momento di strumentalizzazione elettorale.

[…] da anni ci siamo rese conto che femminismo significa anzitutto scegliere da che parte stare (come abbiamo avuto modo di dire in occasione di un 25 aprile, anni fa: “siamo partigiane perché abbiamo deciso da che parte stare”). E per fare questa scelta, occorre anzitutto partecipare alla vita collettiva, comunitaria, sociale, del mondo.

Che mondo è il mondo neoliberista?

Un mondo in cui manca l’alternativa: caduto il comunismo, il capitalismo non deve più giustificare le sue premesse, il potere neoliberista non si legittima attraverso un discorso “di parte”, ma attraverso argomenti quali “imparzialità”, “efficienza”, “problem solving”, “competenza tecnica”. Parallelamente, nell’orizzonte neoliberista vi è spazio per uno Stato fortemente eticizzato (tutore), per un ritorno forte alla confusione tra categorie morali e politiche, per norme e comandi sempre più invisibili e meno “legali”. Ad esempio siamo pieni di codici etici e deontologici che mancano di sanzione perché la sanzione non serve: il comando è direttamente valore, introiettato e riprodotto secondo uno standard comportamentale (v. fidelizzazione degli impiegati, delazione, “subsorveglianza”). Questa una delle manifestazioni dell’“egemonia culturale neoliberista”

Che trasformazioni sono avvenute nel linguaggio e nell’immaginario “antagonista” durante vent’anni di pacificazione ed egemonia culturale neoliberista?

Alcuni esempi:

– abbiamo introiettato la “meritocrazia” come forma di gestione del potere imparziale e trasparente, anzi “giusta”!- non sappiamo più dare significato al concetto di “riforma” o “riformismo” (da avanzamento delle condizioni materiali dei lavoratori, a processo di ristrutturazione permanente del capitale a danno delle classi subalterne); – non usiamo più le parole “comunista” o “socialista” per descrivere, ad esempio, i movimenti dell’america latina, ma concetti come “movimenti progressisti e di sinistra”; – si dice che la violenza contro le donne è un problema strutturale, ma poi si tratta il patriarcato come un fenomeno meramente culturale e ci si apre al “dialogo costruttivo” con guardie e magistrati; – si tornano ad usare parole come “sorella” o “amica” al posto di “compagna”, perché sono parole che nell’uso comune non costringono le donne a scegliere la propria parte in termini di lotta di classe; – si assume, anche da parte dei movimenti politici, la logica del problem solving e della competenza tecnica come fonte di legittimazione al proprio intervento politico che però, per questa via, diventa assistenzialismo se non vero e proprio collaborazionismo (cooperative, centri antiviolenza… ci sarebbe da citare la Critica al programma di Gotha)

Quali sono allora le forme di conflitto dentro all’egemonia culturale neoliberista?

Non lo sappiamo, ovviamente. Ma sappiamo che dobbiamo ripartire da qui: dall’interrogarci sulla fondatezza delle pratiche di lotta e dei discorsi politici che mettiamo in campo. Troppo spesso le nostre azioni politiche sono ritualizzate (cortei commemorativi, scioperi preavvisati) e musealizzate (es. gender studies). Altre volte sembrano invece rompere con il nostro quotidiano normalizzato, ma spesso sono solo carnevali (rotture della normalità circoscritte e regolate). In effetti sembra esserci stata una forte spoliticizzazione delle lotte… la cui cartina al tornasole, come ho cercato di dire, è la forte spoliticizzazione del linguaggio.
Allora ripartiamo da qui, da noi stesse e dalla ricerca di pratiche di rottura. […] l’importante è riferire il circolo “prassi-teoria-prassi” anche a noi stesse come corpo militante.
Quali sono i rischi di questa impostazione? Da una parte cadere nell’adagio cattolico “cambia te stessa per cambiare il mondo”, cioè: la tua postura morale influenza di per sé la postura morale della società. Dall’altra parte, interrogarsi sulla militanza può condurre ad una “colpevolizzazione” delle compagne e dei compagni. Su questo rischio vale la pena di spendere due parole e chiudere: i compromessi li facciamo tutti. Quasi tutti quando andiamo a lavorare, dato il forte isolamento e il forte ricatto, ci ritroviamo ad assumere atteggiamenti remissivi se non servili. Non si tratta di dire “compagne, o la militanza o il lavoro”, “integrità o morte”. Si tratta di chiamarci ad un esercizio di onestà intellettuale e responsabilità politica. Perché abbiamo urgente bisogno di inceppare meccanismi di autosabotaggio molto diffusi come, ad esempio, la prassi di sostenere una certa linea di azione o un certo programma politico non perché siamo convinte che sia davvero la scelta più efficace per spezzare la normalità dell’esistente (cioè per prendere il potere, quando torneremo ad avere la forza di desideralo), ma perché quel programma o quella linea di azione sono le scelte “più comode” per noi in quel frangente determinato della nostra vita privata, le “più integrabili” nelle nostre deliranti e precarie esistenze individuali. Stiamo ribaltando il senso della rivendicazione “Il privato è politico”. Altro meccanismo di autosabotaggio è quello per cui abbiamo smesso di fare polemica in ambiti assembleari o di movimento. Lo “scontro politico” non esiste quasi più. Quando tra gruppi o individui non si è d’accordo o si prova a ridurre quella divergenza ad un problema “personale” o “amicale”, o si prova a spostare il discorso sul piano del “metodo”, o si violano le regole della logica per rendere lo scambio incomprensibile ed evitare così il conflitto[…]

[…] aprire una discussione che, secondo noi, è una strada privilegiata per evitare di svegliarci tra altri 30 anni e capire che abbiamo lavorato, anche se in buona fede, contro noi stesse e contro i nostri desideri di liberazione. 

FEMMINISMO: PARADIGMA DELLA VIOLENZA /NON VIOLENZA p.181

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì 11 agosto 2022

Zardins Magnetics di giovedì 11 agosto 2022

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

-Una rassegna di testi vari utili per una discussione sulla lotta contro il
carcere, dal punto di vista della critica radicale, sul mettersi in gioco,
metterci del peso, rispetto a quello che si dice e che si fa.

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

Pensieri, musica, parole:
Assemblea permanente contro il carcere e la repressione

Contatti di posta:
Associazione Senza Sbarre
Casella Postale 129 – Trieste centro
34121 Trieste

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Ricreazione per moltx ma non per tuttx!

Un volantino per l’estate! 

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Domenica 7 agosto ore 18 e 30 a Largo Preneste

Domenica 7 agosto ore 18.30 Largo Preneste

Pubblichiamo volentieri questa iniziativa perché al di là della chiamata come <corteo contro il razzismo>, che potrebbe sembrare semplicistica e rituale, in effetti non lo è perché riconosce nella violenza sistemica e sistematica dello Stato la matrice della violenza che si esplicita nelle azioni dei singoli cittadini contro il <diverso> a qualsiasi titolo. Vorremmo aggiungere, quindi, quello che come femministe materialiste tentiamo di svelare da molto tempo e cioè che <il personale è politico> ma che <il sociale è il privato>. Vale a dire che, se tutto quello che potrebbe sembrare personale è il frutto della costruzione che capitalismo e patriarcato fanno di noi ed è lo specchio dei rapporti di forza e dei ruoli, allo stesso tempo anche tutto quello che il sistema di potere costruisce e impone dal punto di vista politico ed economico diventa metabolismo sociale e trasforma anche i rapporti sociali e personali. Uno Stato che usa quotidianamente una violenza inenarrabile per imporre i suoi diktat – repressione diretta anche delle minime azioni di dissenso arrivando all’arresto di sindacalisti e lavoratori o a condanne “esemplari” per militanti il cui unico problema è essere anarchici o a vendette plateali come per i condannati per il 15 ottobre, ricatto economico e lavorativo per chi si rifiuta di vaccinarsi e vendetta diretta con il diniego di reintegro al lavoro, stigma sociale nei riguardi del dissenso alla guerra degli Usa  e della Nato in ucraina…e potremmo continuare senza soluzione di continuità- è chiaro che dichiara apertamente che vale solo la legge del più forte e che i conflitti, di qualsiasi tipo siano, si risolvono attraverso atti violenti e intimidatori fino alla soppressione dei soggetti più deboli, refrattari o semplicemente scomodi.  

Corteo contro il razzismo

In solidarietà alla comunità nigeriana di Civitanova Marche e agli affetti di Alika Ogorchuku.

Appello alla città: dimostriamo da che parte stiamo.

Nelle questure, in mare, nei centri di espulsione, nel ricatto dei permessi di soggiorno, nella propaganda di tutti i partiti c’è solo l’apice della violenza di stato nei confronti delle persone immigrate. Attacchi sistemici che armano le violenze quotidiane come l’omicidio di Civitanova Marche.

A Roma il 10 maggio più di 100 unità della celere hanno sfrattato il Dhuumcatu, storica associazione romana dentro la quale si organizzano persone migranti e non per vivere e affrontare i problemi insieme.
Da quel giorno un ritmo incessante di minacce, controlli di documenti, un fantomatico allarme bomba, sanzioni per ogni iniziativa autorganizzata, incendi intimidatori, revoche pretestuose di permessi per spazi pubblici a firma del presidente del municipio con la complicità delle forze dell’ordine. Il clima ideale per le aggressioni che avvengono in strada.

Civitanova Marche può essere sotto casa nostra se non lottiamo ogni giorno.

Nessuno spazio al razzismo

Antirazzistx della città

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì 4 agosto 2022

Zardins Magnetics di giovedì 4 agosto 2022

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Aggiornamento sull’estate nelle carceri dello Stato italiano e non solo
✓ Trento 1970: utili spunti di lotta proletaria antifascista e di
svelamento dello stragismo di Stato

Ascolta la diretta:
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Riceviamo e pubblichiamo

ANNUNCIO DI SOSPENSIONE – NON DI CESSAZIONE – DELLO SCIOPERO DELLA FAME

Mi trovo nella spiacevole condizione di dover annunciare che interrompo questa difficile lotta senza aver ottenuto nulla di sostanziale. Tuttavia, questa battaglia non è finita e non intendo lasciarla in sospeso. La sospensione è temporanea; alcuni dei motivi sono ovvi. Alcuni non lo sono. Mi scuso con coloro che mi hanno sostenuto per non poterne condividere pubblicamente le ragioni in questo momento. Se fosse necessario ricominciarlo allora spiegherò pubblicamente e dettagliatamente i motivi per cui ho scelto oggi di fare questa pausa temporanea. Continuerò a richiedere ciò che mi spetta e spero di non dover ricominciare con questa forma di lotta.

Il sistema giudiziario è stato umiliato. L’unico successo dello sciopero della fame, finora, è che ha messo in luce le sue contraddizioni. Per quanto riguarda quello che ho cercato di mettere in piedi, ci sono stati i posizionamenti degli avvocati, cambiando la logica del “buttali dentro e butta via le chiavi”.
Ma la mia richiesta personale rimane in sospeso. E il mio impegno a non fermarmi sembra tradito a questo punto. Questo mi pesa, naturalmente, e sappiate che la mia intenzione è – se necessario – di continuare in un momento più proficuo nel prossimo futuro; ma come ho detto prima, non tutto può essere detto in questo momento e spero che non debba essere detto. Nel chiudere questo annuncio, voglio ringraziare di cuore tutti coloro che mi hanno sostenuto in qualsiasi modo. Chi ha preso posizione, chi ha trasceso i propri ruoli sociali perché l’empatia ha prevalso. Ma soprattutto chi ha lottato con le unghie e con i denti per rompere il silenzio forzato, chi è stato picchiato per strada per esprimere la propria solidarietà, chi ha rischiato e chi ha fatto lo sciopero della fame in prigione. A questi ultimi devo la mia vita. Se non fosse successo tutto questo, in questo momento non ci sarebbero le condizioni per sospenderlo.
Per ora è tutto. Attendo ancora con ansia il mio rilascio immediato. Tutto continua…

Iannis Michaelides
https://athens.indymedia.org/post/1620208/

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Solidarietà internazionale per Iannis Michalaidis!

Libertà immediata per Iannis Michalaidis 68 giorno di sciopero della fame e 2 di sciopero della sete. Le sue condizioni sono al limite.
Tutta la Grecia e’in rivolta. Serve supporto e solidarietà attiva anche da fuori!

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 28 luglio 2022

Zardins Magnetics di giovedì 28 luglio 2022

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Terra bruciata: considerazioni sulla gestione dell’emergenza incendi,
prendendo spunto da alcuni articoli di movimento sulle realtà della Sardegna
✓ Repressione delle lotte: un approfondimento sulla situazione di un
compagno condannato per devastazione e saccheggio in relazione agli scontri
avvenuti a Roma il 15 ottobre 2011
✓ Prosegue la lotta del Coordinamento No Greenpass di Trieste, con un
presidio informativo in merito al conferimento dell’immunità legale da
parte del governo a un centro di ricerche biotecnologiche e genetiche con
sede a Padriciano (TS)

Ascolta la diretta:
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Sporchi No Vax/ stasera ore 20 e 30

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Riascoltate Zardins Magnetics di giovedì 21 luglio 2022

Zardins Magnetics di giovedì 21 luglio 2022.

Riascoltatela  qui https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/ù

“Ho sassi nelle scarpe
E polvere sul cuore
Freddo al sole
E non bastano le parole”
da “Ovunque proteggimi” di Vinicio Capossela

Gli argomenti:

✓ Lo Stato condanna Juan a 28 anni di carcere. Un contributo audio sulla
repressione antianarchica
✓ Dichiarazione di Juan al Tribunale di Treviso
✓Letture da due corrispondenze di Iannis Michalaidis in sciopero della fame
dal 23 maggio

Puoi ascoltare la diretta con:
FM 90.0 MHz in FVG oppure
ht tps://radioondefurlane.eu/

Il podcast:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org

Canale Telegram:
https://t.me/zardins      

Zardins Magnetics va in onda a cura di Assemblea permanente contro il
carcere e  la repressione

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Arrestati questa mattina dirigenti nazionali del Si Cobas

Comunicato del Si Cobas

ARRESTATI DIRIGENTI NAZIONALI DEL SI COBAS: UN NUOVO, PESANTISSIMO ATTACCO REPRESSIVO CONTRO IL SINDACATO DI CLASSE E LE LOTTE DEI LAVORATORI.

All’alba di stamattina, su mandato della procura di Piacenza, la polizia ha messo agli arresti domiciliari il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani e tre dirigenti del sindacato piacentino: Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli.
Le accuse sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti “estorsivi”, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale…
Sul banco degli imputati figurano tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT, ecc.
È evidente che ci troviamo di fronte all’offensiva finale da parte di stato e padroni contro lo straordinario ciclo di lotte che ha visto protagonisti decine di migliaia di lavoratori che in tutta Italia si sono ribellati al caporalato e condizioni di sfruttamento brutale.
È altrettanto evidente il legame tra questo teorema repressivo e il colpo di mano parlamentare messo in atto pochi giorni fa dal governo Draghi su mandato di Assologistica, con la modifica dell’articolo 1677 del codice civile tesa a ad eliminare la responsabilità in solido delle committenze per i furti di salario operati dalle cooperative e dalle ditte fornitrici.
Ci troviamo di fronte a un attacco politico su larga scala contro il diritto di sciopero e soprattutto teso a mettere nei fatti fuori legge la contrattazione di secondo livello, quindi ad eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro.
Come da noi sostenuto in più occasione, l’avanzare della crisi e i venti di guerra si traducono in un’offensiva sempre più stringente contro i proletari e in particolare contro le avanguardie di lotta.

 

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Documento sul corteo del 9 luglio a Saronno

𝐒𝐔𝐋 𝐂𝐎𝐑𝐓𝐄𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝟗 𝐋𝐔𝐆𝐋𝐈𝐎 𝐀 𝐒𝐀𝐑𝐎𝐍𝐍𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐋𝐀 𝐒𝐎𝐑𝐕𝐄𝐆𝐋𝐈𝐀𝐍𝐙𝐀 𝐒𝐏𝐄𝐂𝐈𝐀𝐋𝐄

𝐂𝐫𝐨𝐧𝐚𝐜𝐚
E’ passata una settimana dal corteo contro la sorveglianza speciale e ogni giorno vengono rilasciate dichiarazioni più o meno ridicole dei rappresentanti dei partiti politici locali. Ma prima di entrare nel merito andiamo con ordine.
Secondo quanto riporta la stampa locale un corteo di più di duecento persone ha attraversato in lungo e in largo Saronno mettendo fuori gioco il sistema di videosorveglianza e i parchimetri. Ino un trattamento speciale l’Agenzia delle Entrate, bersagliata da numerosi gavettoni di vernice. Lungo il tragitto sono stati scanditi slogan contro le misure repressive, contro gli armamenti prodotti in abbondanza nel nostro territorio, contro gli scempi ambientali, inoltre ci sono stati diversi interventi, dalle lotte del territorio a fatti di più ampio respiro, fino agli aggiornamenti su Juan (la cui notizia della condanna a 28 anni in primo grado ci ha raggiunti poco prima della partenza del corteo) e su Anna e Alfredo, ora sottoposto a regime di 41bis. Arrivati nella piazza in cui si concludeva la manifestazione gli sbirri – evidentemente innervositi dal tenore del corteo che non hanno potuto determinare – hanno inseguito alcuni manifestanti che si dirigevano verso le macchine, hanno preteso di sequestrare quanto era contenuto in una macchina, a costo di far partire alcune cariche della celere per far spostare chi presidiava l’auto. Ne sono conseguiti minuti di colluttazione in mezzo alla strada, con un compagno ammanettato (poi rilasciato), con la perquisizione della vettura all’interno della quale venivano rinvenuti striscioni e le aste per reggerli, oltre a qualche fumogeno. Il succoso bottino (?!) ha avuto come conseguenza il blocco totale di via Marconi, una via adiacente al centro cittadino, fino alle 22.30, l’ora di rilascio dei compagni perquisiti, precedentemente portati in caserma, alla cui uscita un presidio di poco meno di un centinaio di compagni bloccava ancora la strada.
Una giornata importante, per rifiutare la richiesta di sorveglianza speciale nei confronti di un nostro compagno, e per rifiutare tanto la misura tout court – infame esempio di repressione preventiva – quanto la sua applicabilità verso compagni e compagne, che nell’ultimo decennio ha subito una crescita esponenziale. Continua a leggere

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Experimentum Mundi

Experimentum Mundi

da ilrovescio.info

La macchina tecno-industriale affinatasi negli ultimi due secoli prosegue e amplifica la propria violenza originaria. Il suo tempo non è né omogeneo né lineare, bensì stratificato. Spesso i suoi mezzi più innovativi non scalzano quelli più arcaici; li inglobano.

Nulla lo dimostra meglio del conflitto in Ucraina, il quale sembra affastellare e mettere in evidenza diverse epoche della storia del dominio.

Si tratta di una “guerra di materiali”, ovverosia di trincea e logoramento, che ricorda, forse come nessun altro conflitto degli ultimi decenni, la Prima Guerra mondiale. Come mostra anche il linguaggio impiegato dagli antimilitaristi, nel quale ricorrono parole come disfattismo e diserzione; riferite ai conflitti del passato prossimosimili parole avevano una valenza decisamente più allusiva e meno concreta. Circa 200 mila giovani hanno abbandonato in questi mesi la Russia per sottrarsi a un’eventuale mobilitazione generale. Uno scenario, anche questo, che fa ripiombare in pieno Novecento.

Tuttavia, appena ci si alza dal campo di battaglia, o si scende al di sotto, appaiono altri tempi storici.

In Ucraina, oltre a gasdotti e centrali nucleari, ci sono alcuni dei maggiori depositi di plutonio e uranio arricchito al mondo. Sono la ricerca e l’industria atomiche sviluppatesi negli ultimi settant’anni ad aver trasformato quellterra in una delle aree più pericolose del Pianeta. Le possibili catastrofi ambientali fanno impallidire le armi chimiche del ’14-18. Per non parlare dell’impiego di armi atomiche “tattiche” di cui i talk show russi parlano allegramente.

Dei circa 350 laboratori di ricerca biologica “duale” (a uso civile e militare) che gli Stati Uniti hanno costruito fuori dei propri confini, almeno una ventina sono in Ucraina. La guerra biologica – che le bio- e le nano-tecnologie stanno perfezionando sempre di più – sembra sopravanzare quella nucleare, senza tuttavia sostituirla, per un motivo ben preciso: con gli agenti patogeni si può lanciare il sasso e nascondere la mano. Non solo guerra sporca e ibrida, quindi, ma guerra camuffata da “evento naturale”, in cui virus ingegnerizzati e vaccini genetici sono prodotti negli stessi laboratori. E infatti nei laboratori ucraini troviamo Metabiota, un gigante biotecnologico che dichiara ufficialmente di voler «rendere il mondo più resiliente alle epidemie», Myriad Genetics, colosso della ingegneria genetica, che annuncia sulla propria pagina web di «voler sbloccare il potere della genetica» (si tratta della stessa azienda che già una decina di anni fa aveva cercato di brevettare alcuni geni umani).

Se ci spostiamo nei cieli ucraini, entriamo nel futuro cibernetico. Oltre ai droni da ricognizione e ai missili ad attacco guidato russi; oltre ai droni-killer forniti all’esercito ucraino dal regime turco di Erdogan, in orbita troviamo fin dall’inizio del conflitto i satelliti Starlink di Elon Musk. Per la prima volta nella storia, una corporation mette ufficialmente a disposizione di uno Stato estero belligerante le proprie infrastrutture di comunicazione, che diventano così a tutti gli effetti armi da guerra. È grazie ai satelliti e ai terminali satellitari – dal momento che i cavi e i ripetitori delle telecomunicazioni sono stati distrutti dalle forze armate russe – che l’esercito ucraino individua gli obiettivi da colpire e trasmette i dispacci militari. È anche grazie agli informatici della SpaceX che l’esercito ucraino risponde alla cyber-war russa.

Ed è significativo che il Dipartimento USA, dopo aver affermato che quella di Musk era un’iniziativa privata, abbia dichiarato di recente che l’abbattimento dei suoi satelliti da parte dell’esercito russo equivarrebbe a un attacco militare agli Stati Uniti. Nella fusione tecno-militare tra impresa capitalistica e apparati di Stato, salta ogni distinzione tra collaboratore “umanitario”, contractor e combattente regolare.

La guerra «fino all’ultimo ucraino» era già stata anticipataoltre che dal lavoro dei servizi segreti statunitensi e degli addestratori della NATO, dai piani incrociati del Fondo Monetario Internazionale e delle multinazionali occidentali. Metalli, terre rare, campi agricolicavie per l’industria farmaceutica, uteri per la maternità surrogata, cellule staminali per la biomedicina: un Paese trasformato in un grande magazzino, al confine tra il Nuovo Mondo coloniale e il Mondo Nuovo transumano.

Nel rapporto tra innovazione tecnologica e volontà di dominio, tra profitto industriale e mitologia politica, epoche diverse si stratificano dentro lo stesso presente storico. Così i missili ipersonici russi convivono senza problemi con i riferimenti putiniani a Pietro il Grande. Mentre ammalia in nome del futuro, la tenebra del fanale oscuro ha valore retroattivo.

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Podcast della presentazione a Lugano dell’8 luglio 2022

Podcast dell’iniziativa a Lugano dell’8 luglio 2022

I Nomi delle Cose, lo spazio di riflessione della Coordinamenta femminista e lesbica

i-nomi-delle-cose Pubblichiamo la registrazione della presentazione dell’8 luglio a Lugano del nostro libro <Femminismo: paradigma della Violenza/ Non Violenza> con Margherita Croce e Nicoletta Poidimanie organizzata dal SOA Il Molino.

E’ tutta da ascoltare perché sono stati affrontati e dibattuti, pur partendo sempre dai presupposti del libro, temi nuovi e diversificati.

clicca qui

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 14 luglio 2022

Zardins Magnetics di giovedì 14 luglio 2022

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ “Il regime penitenziario del 41 bis – analisi di un sistema di tortura
normata”
Riproposta di un estratto da una trasmissione di Radio Onda Rossa del 25
giugno 2022
✓ Rivoluzione, rivolta. Un’anti-parola che scatena la tempesta

Ascolta la diretta:
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