Domenica 7 agosto ore 18 e 30 a Largo Preneste

Domenica 7 agosto ore 18.30 Largo Preneste

Pubblichiamo volentieri questa iniziativa perché al di là della chiamata come <corteo contro il razzismo>, che potrebbe sembrare semplicistica e rituale, in effetti non lo è perché riconosce nella violenza sistemica e sistematica dello Stato la matrice della violenza che si esplicita nelle azioni dei singoli cittadini contro il <diverso> a qualsiasi titolo. Vorremmo aggiungere, quindi, quello che come femministe materialiste tentiamo di svelare da molto tempo e cioè che <il personale è politico> ma che <il sociale è il privato>. Vale a dire che, se tutto quello che potrebbe sembrare personale è il frutto della costruzione che capitalismo e patriarcato fanno di noi ed è lo specchio dei rapporti di forza e dei ruoli, allo stesso tempo anche tutto quello che il sistema di potere costruisce e impone dal punto di vista politico ed economico diventa metabolismo sociale e trasforma anche i rapporti sociali e personali. Uno Stato che usa quotidianamente una violenza inenarrabile per imporre i suoi diktat – repressione diretta anche delle minime azioni di dissenso arrivando all’arresto di sindacalisti e lavoratori o a condanne “esemplari” per militanti il cui unico problema è essere anarchici o a vendette plateali come per i condannati per il 15 ottobre, ricatto economico e lavorativo per chi si rifiuta di vaccinarsi e vendetta diretta con il diniego di reintegro al lavoro, stigma sociale nei riguardi del dissenso alla guerra degli Usa  e della Nato in ucraina…e potremmo continuare senza soluzione di continuità- è chiaro che dichiara apertamente che vale solo la legge del più forte e che i conflitti, di qualsiasi tipo siano, si risolvono attraverso atti violenti e intimidatori fino alla soppressione dei soggetti più deboli, refrattari o semplicemente scomodi.  

Corteo contro il razzismo

In solidarietà alla comunità nigeriana di Civitanova Marche e agli affetti di Alika Ogorchuku.

Appello alla città: dimostriamo da che parte stiamo.

Nelle questure, in mare, nei centri di espulsione, nel ricatto dei permessi di soggiorno, nella propaganda di tutti i partiti c’è solo l’apice della violenza di stato nei confronti delle persone immigrate. Attacchi sistemici che armano le violenze quotidiane come l’omicidio di Civitanova Marche.

A Roma il 10 maggio più di 100 unità della celere hanno sfrattato il Dhuumcatu, storica associazione romana dentro la quale si organizzano persone migranti e non per vivere e affrontare i problemi insieme.
Da quel giorno un ritmo incessante di minacce, controlli di documenti, un fantomatico allarme bomba, sanzioni per ogni iniziativa autorganizzata, incendi intimidatori, revoche pretestuose di permessi per spazi pubblici a firma del presidente del municipio con la complicità delle forze dell’ordine. Il clima ideale per le aggressioni che avvengono in strada.

Civitanova Marche può essere sotto casa nostra se non lottiamo ogni giorno.

Nessuno spazio al razzismo

Antirazzistx della città

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