L’appello di Ezgi non rimarrà inascoltato!

L’appello di Ezgi non rimarrà inascoltato!

770x500cc-ist-20-07-2015-sgdf-kobane-ezgi-manset“Andremo in questo luogo, dove c’è stata la rivoluzione delle donne, e lo ricostruiremo”. Poco prima di essere uccisa nell’attentato di Suruç l’attivista Ezgi Sadet, 20 anni, aveva invitato tutti i rivoluzionari e le rivoluzionarie a sostenere Kobanê.
Ezgi si definiva una “figlia di Gezi” – in riferimento alla rivolta di Gezi Park.
“Tutti i figli e le figlie di Gezi hanno bisogno di venire a Kobanê, perché lì è in atto una rivoluzione. Tutti hanno bisogno di sostenerla, soprattutto le donne. Chiamiamo tutte le donne, tutti i/le figli/e di Gezi, tutti coloro che resistono, tutti i/le rivoluzionari/e, i socialisti, tutti quanti ad essere solidali con Kobanê”.

Rûheyv Agirî, del Movimento delle giovani donne del Rojava, ha osservato che l’attentato di Suruç è coinciso con il terzo anniversario della rivoluzione in Rojava. “Il sistema repressivo vuole affogare i giovani in politiche sporche”, ha detto Rûheyv, mentre Berçem Roni, direttrice dell’Unione della Gioventù del Rojava, ha fatto appello alla gioventù di tutto il mondo affinché non riconosca mai più le frontiere.

Intanto le attiviste di Iniziativa delle Donne per la Pace hanno indetto per domani ad Istanbul una manifestazione rumorosa contro la guerra, le politiche bellicose dell’AKP [il partito di Erdogan, al potere in Turchia], il linguaggio guerrafondaio dei media, l’interruzione del processo di pace in Turchia, e per protestare contro le tante stragi che hanno avuto luogo in Turchia negli ultimi anni – da Reyhanlı a Diyarbakır a Suruç.
Le donne si riuniranno al molo di Istanbul, nel quartiere Eminönü, giovedì 23 luglio, alle 19.

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Sappiamo bene da che parte stare!

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Strage di Suruc

http://www.nicolettapoidimani.it/?p=910

Strage di Suruc: presidi di solidarietà

dal blog dakobaneanoi

“Abbiamo difeso Kobane insieme, la costruiremo insieme”, questo il nome della campagna per la ricostruzione di Kobane che animava le giovani vite distrutte ieri mattina – 32 morti e oltre 100 feriti – da un attacco suicida nel centro culturale curdo Amara di Suruc, nel Kudistan turco, attivissimo nel sostegno ai profughi.

Un attacco pianificato a tavolino, visto che alla stessa ora un veicolo imbottito di esplosivo cercava di buttarsi contro un checkpoint delle YPG a Kobane. E proprio a Kobane stavano dirigendosi quelle centinaia di giovani turchi/e e curdi/e, per costruire una biblioteca e un parco giochi e ripiantumare un bosco.

Più voci denunciano le responsabilità del governo turco nel massacro di giovani donne e uomini della Socialist Youth Associations Federation (SGDF), dell’HDP (People’s Democratic Party), dell’ESP (Socialist Party of the Oppressed) della BEKSAV (Science Education Artistic Culture and Arts Research Foundation) e di Anarchist Activity, che avevano appena ascoltato le testimonianze dei familiari di Suphi Şoreş, comandante delle BÖG (United Forces of Freedom), e di Leyla Doğan, combattente delle YPJ, entrambi morti combattendo contro ISIS a Serekaniye e a Kobane.

Ieri sera la polizia turca ha caricato violentemente con idranti e lacrimogeni le/i manifestanti che ad Istanbul gridavano “Erdogan assassino”, “Erdogan collaboratore” e “Vendetta per il PKK”.

Per oggi, nel Kurdistan del Nord è stata dichiarata una giornata di lutto.

Per approfondimenti rimandiamo direttamente a Firat News e Uiki Onlus, in continuo aggiornamento, mentre i presidi di solidarietà vengono man mano annunciati da Retekurdistan.

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Con la ragazza della Fortezza da Basso, con tutte le nostre forze!

Con la ragazza della Fortezza da Basso, con tutte le nostre forze!

Questa la lettera aperta mandata ai media dalla ragazza della Fortezza da Basso dopo l’assoluzione in appello dei suoi stupratori.

Vorrei riuscire a scrivere qualcosa che abbia un senso ma non posso perché un senso, questa vicenda, non ce l’ha. Sono io la ragazza dello stupro della fortezza, sono io.

Esisto. Nonostante abbia vissuto anni sotto shock, sia stata imbottita di psicofarmaci, abbia convissuto con attacchi di panico e incubi ricorrenti, abbia tentato il suicidio più e più volte, abbia dovuto ricostruir a stenti briciola dopo briciola, frammento dopo frammento, la mia vita distrutta, maciullata dalla violenza: la violenza che mi é stata arrecata quella notte, la violenza dei mille interrogatori della polizia, la violenza di 19 ore di processo in cui è stata dissezionata la mia vita dal tipo di mutande che porto al perché mi ritengo bisessuale.

Come potete immaginare che io mi senta adesso? Non riesco a descriverlo nemmeno io. La cosa più amara e dolorosa di questa vicenda é vedere come ogni volta che cerco con le mani e i denti di recuperare la mia vita, di reagire, di andare avanti, c’é sempre qualcosa che ritorna a ricordarmi che sì, sono stata stuprata e non sarò mai piú la stessa. Che siano state le varie fasi della lunghissima prima udienza, o le sentenze della prima e poi della seconda, ne ho sempre avuto notizia dai social media piuttosto che dal mio avvocato. Come mai questo accada non lo so. So soltanto che é come un elastico che quando meno me l’aspetto, mentre sono assorta e impegnata a affrontare il mondo, piena di cicatrici, ma cercando la forza per farcela, questo maledetto elastico mi riporta indietro di 7 anni, ogni maledetta volta.

Ogni maledetta volta dopo aver lavorato su me stessa, cercato di elaborare il trauma, espulso da me i sensi di colpa introiettati, il fatto di sentirmi sbagliata, sporca, colpevole. Dopo aver cercato di trasformare il dolore, la paura, il pianto in forza, in arte, ecco un altro articolo che parla di me. E io mi ritrovo catapultata di nuovo in quella strada, nel centro antiviolenza, nell’aula di tribunale. Tutto questo mi sembra surreale come un supplizio di Tantalo.

La memoria è una brutta bestia. Nel corso degli anni si dimenticano magari frasi, l’ordine del prima e dopo, ma il corpo sa tutto. Le sensazioni, il dolore fisico, il mal di stomaco, la voglia di vomitare, non si dimentica. Che poi quanti sforzi ho fatto per ritornare ad avere una vita normale, ricominciare a studiare, laurearmi, cercare un lavoro, vivere relazioni, uscire, sentirsi a proprio agio nel proprio corpo, nella propria città. E quante volte sono stata invece redarguita dal mio legale, per avere una “ripresa”. Per sembrare andare avanti, e non sconfitta, finita. “La vittima deve essere credibile”. Forse se quella volta avessi inghiottito più pasticche e fossi morta sarei stata più credibile? Forse non li avrebbero assolti?

Essere vittima di violenza e denunciarla é un’arma a doppio taglio: verrai creduta solo e fin tanto che ti mostrerai distrutta, senza speranza, finché ti chiuderai in casa buttando la chiave dalla finestra, come una moderna Raperonzolo. Ma se mai proverai a cercare di uscirne, a cercare, pian piano di riprendere la tua vita, ti sarà detto “ah ma vedi, non ti é mica successo nulla, se fossi stata veramente vittima non lo faresti”. Così può succedere quindi che in sede di processo qualcuno tiri fuori una fotografia ricavata dai social network in cui, a distanza di tre anni dall’accaduto, sei con degli amici, sorridi e non hai il solito muso lungo, prova lampante che non é stato un delitto così grave. Fondamentale, ovviamente.

A sette anni di distanza ancora ho attacchi di panico, ho flashback e incubi e lotto giornalmente contro la depressione e la disistima di me. Non riesco a vivere più nella mia cittá, ossessionata dai brutti ricordi e dalla paura di ciò che la gente pensa di me. Prima la Fortezza da Basso era un luogo pieno di ricordi positivi, la Mostra dell’Artigianato, il Social Forum Europeo, i numerosi festival e fiere. Adesso é un luogo che cerco di evitare, un buco nero sulla mappa della cittá di Firenze. Mi è stato detto, è stato scritto, che ho una condotta sregolata, una vita non lineare, una sessualità “confusa”, che sono un soggetto provocatorio, esibizionista, eccessivo, borderline. C’é chi ha detto addirittura che non ero che una escort, una donna a pagamento che non pagata o non pagata abbastanza, ha voluto rivalersi con una denuncia.

Perché sono bisessuale dichiarata, perché ho convissuto col mio ragazzo un anno prima che succedesse tutto ció, perché amo viaggiare e unito al fatto che non sono riuscita a vivere nella mia città dopo l’accaduto, ho viaggiato molto, proprio per quella sensazione di essere chiunque e di dimenticare la tua storia in un posto nuovo. Perché sono femminista e attivista lgbt e fin dai 15 anni lotto contro questo schifo di patriarcato che oggi come sette anni fa, cerca di annientarmi come ha fatto e fa continuamente, ovunque.

Perché mi vesto non seguendo le mode, e quindi se seguo uno stile alternativo, gothic o cose del genere, sono automaticamente tacciata per promiscua. Perché sono (?) un’attrice e un’artista e ho fatto happening e performance usando il corpo come tavolozza di sentimenti e concetti anche e soprattutto legati al mio vissuto della violenza (e sì, la Body art é nata negli anni 60, mica ieri. Che poi, qualcuno si sognerebbe forse di augurare o giustificare chi stuprasse Marina Abramovic perché si é mostrata nuda in alcuni suoi lavori?).

Ebbene sì, se per essere creduta e credibile come vittima di uno stupro non bastano referti medici, psichiatrici, mille testimonianze oltre alla tua, le prove del dna, ma conta solo il numero di persone con cui sei andata a letto prima che succedesse, o che tipo di biancheria porti, se usi i tacchi, se hai mai baciato una ragazza, se giri film o fai teatro, se hai fatto della body art, se non sei un tipo casa e chiesa e non ti periti di scendere in piazza e lottare per i tuoi diritti, se insomma sei una donna non conforme, non puoi essere creduta. Dato che non hai passato gli anni dell’adolescenza e della giovinezza in ginocchio sui ceci con la gonna alle caviglie e lo sguardo basso, cosa vuoi aspettarti, che qualcuno creda a te, vittima di violenza?

Sono stata offesa non solo come donna, per ciò che sappiamo essere accaduto. Ma come amica, dal momento in cui il capetto del gruppo era una persona che consideravo amica, e mi ha ingannato. Sono stata offesa dagli avvocati avversari e dai giudici come bisessuale e soggetto lgbt, che hanno sbeffeggiato le mie scelte affettive e le hanno viste come “spregiudicate”.

Sono stata offesa come femminista e attivista lgbt quando la mia adesione a una manifestazione contro la violenza sulle donne é stata vista come “eccessiva” e non idonea a una persona vittima di violenza, essendomi mostrata troppo “forte”. Sono stata offesa dalla corte e dagli avvocati avversari per essere un’artista e un’attrice (o per provarci, ad ogni modo), un manipolo di individui gretti che non vedono oltre il loro naso e che equiparavano qualsiasi genere di nudità o di rappresentazione che vada contro la “norma” (per es. scrivere uno spettacolo sulla prostituzione) alla pornografia.

Mi hanno perfino offeso in quanto aderente alla moda giapponese delle gothic lolita (e hanno offeso il buon senso), quando hanno insinuato che fosse uno stile che ha a che fare con pornografia, erotismo e chissà cos’altro. Hanno offeso, con questa assoluzione, la mia condizione economica, di gran lunga peggiore della loro che, se hanno vinto la causa possono dir grazie ai tanti avvocati che hanno cambiato senza badare a spese, mentre io mi sono dovuta accontentare di farmi difendere da uno solo. E condannandomi a dovere essere debitrice a vita per i soldi della provvisionale che ho speso per mantenermi negli ultimi due anni, oltre al fatto che nessuno ripagherà mai il dolore, gli anni passati in depressione senza riuscire né a studiare né a lavorare, a carico dei miei, e tutti i problemi che mi porto dietro fino ad adesso. Rischio a mia volta un’accusa per diffamazione, anche scrivendo questa stessa lettera.

Ciò che più fa tristezza di questa storia che mi ha cambiato radicalmente, é che nessuno ha vinto. Non hanno vinto loro, gli stupratori (accusati e assolti in II ndb), la loro arroganza, il loro fumo negli occhi, le loro vite vincenti, per esempio l’enorme pubblicità fatta ai b-movie splatter del “capetto” del gruppo, sono andate avanti nonostante un’accusa di stupro.

Abbiamo perso tutti. Ha perso la civiltà, la solidarietà umana quando una donna deve avere paura e non fidarsi degli amici, quando una donna é costretta a stare male nella propria città e non sentirsi sicura, quando una giovane donna deve sospettare quando degli amici le offrono da bere, quando si giudica la credibilità di una donna in base al tacco che indossa, quando dei giovani uomini si sentiranno in diritto di ingannare e stuprare una giovane donna perché è bisessuale e tanto “ci sta”.

Quello che vince invece, giorno per giorno attraverso quello che faccio, é la voglia di non farmi intimidire, di non perdere la fiducia in me stessa e di riacquistarla nel genere umano, facendo volontariato, assistendo gli ultimi, i disabili, le persone con disturbi psichici (perché sì, anche quando si é sofferto di depressione e forse soprattutto per questo, si é capaci di essere empatia e d’aiuto).

Se potessi tornare indietro sapendone le conseguenze non so se sarei comunque andata al centro antiviolenza, da cui é poi partita la segnalazione alla polizia che mi ha chiamato per deporre una testimonianza tre giorni dopo. Ma forse si, comunque, per ripetere al mondo che la violenza non é mai giustificabile, indipendentemente da quale sia il tuo lavoro, che indumenti porti, quale sia il tuo orientamento sessuale. Che se anche la giustizia con me non funziona prima o poi funzionerà, cambierà, dio santo, certo che cambierà.

La ragazza della Fortezza da Basso

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Peggy O’Hara

Funerali di Peggy O’Hara 15/7/2015

https://youtu.be/109-KdKHQxg

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Brioches, ormoni, lotta di classe

Caratteristica comune tra quelle persone transessuali e transgender che esibiscono a vari livelli una forma di politicizzazione, è un dirompente cinismo verso il destino dell’organizzazione politica e sociale della propria categoria. Aprono bocca e senti odore di mandorle amare – è l’odore della disillusione. Eccolo, arriva: “Le persone trans non hanno nulla in comune, le persone trans sono individualiste e pensano solo a risolvere gli affari propri, le persone trans vogliono essere normalizzate, le persone trans non si curano di combattere un paradigma medico e psichiatrico che le patologizza.” Colpo di grazia: “Le persone trans non hanno nessuno scopo collettivo comune”.

È sorprendente notare come a nessun* sembri insensato affermare che la matrice di una lotta che non decolla sia da individuarsi esclusivamente nel proprio soggetto politico, e non negli errori, di analisi e di prassi, di chi, a parole, intenderebbe organizzarlo, nel senso di fornire strumenti – a sé e alla collettività di cui si è parte – per attuare mutuo aiuto, resistenza, e offensive verso le strutture della società che la rendono più che mai improrogabile. Sopratutto, affermarlo senza porsi interrogativi a riguardo. Perché questo accade? Dovrebbe essere una domanda centrale, ma non lo è.

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La risposta, amica mia, sta latrando nel vento

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Violenza sessista

Violenza sessista

http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/2015/07/la-violenza-sessista-della-polizia-e.html

La violenza sessista della polizia è parte di questo sistema marcio che fa dell’oppressione delle donne una sua base e che va rovesciato!

Una compagna del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario di Palermo denuncia quanto accaduto mentre di sera stava rientrando a casa. Era circa mezzanotte, le strade un po’ vuote, al centro città. Ferma ad un semaforo rosso accosta viciano all’ auto una moto di media cilindrata che arrivava di corsa da cui scende una ragazza che comincia a camminare affannata nella direzione opposta alla moto, il conducente della moto comincia a gridare verso la ragazza “vieni qui TI AMMAZZO vieni qui” mentre la ragazza continua ad allontanarsi.
Il giovane (circa 20/25 anni) gira allora la moto e le va contro investendola, scende dalla moto e comincia a picchiarla A quel punto la compagna scende dalla macchina e va contro il ragazzo “bastardo” per bloccarlo gridando “NON ALZARE LE MANI NON HAI DIRITTO DI METTERLE LE MANI ADDOSSO” mentre un’altra coppia si ferma e la donna si unisce alla compagna contro il giovane violento… che cerca di picchiare la ragazza anche con il casco… la ragazza nel frattempo riesce a svincolarsi dal giovane violento e i si allontana dal bastardo cercando di chiamare qualcuno della famiglia… nel mezzo del marasma arrivano nel frattempo due macchine di polizia, forse di passaggio o chiamate da qualcuno dei palazzi, sentite le urla, da cui scendono 5 poliziotti di cui una donna che resta in disparte per tutto il tempo… la compagna grida verso di loro che si devono portare quel “bastardo” che ha ripetutamente picchiato la giovane colpendola anche con il casco, l’unica a denunciare il fatto accaduto mentre la giovane picchiata impaurita restava ammutolita e l’altra donna intervenuta contro il bastardo restava ma non parlava.
Uno dei poliziotti che si frapponeva tra la compagna e il giovane picchiatore ha quindi iniziato a dire alla stessa di andarsene immediatamente “altrimenti la facciamo andare via noi”, la nostra compagna giustamentre reagisce contro i poliziotti denunciando ad alta voce che stavano tutelando il giovane violento tanto che lo stesso dsi sentiva sentito legitimato a continuare a minacciare “VOI POLIZIOTTI STATE AVALLNDO QUESTA VIOLENZA anziché ARRESTARE IL BASTARDO LO PROTEGGETE COME SAPETE FARE SEMPRE VOI, SONO TANTI CASI O LE DENUNCE DI DONNE SU CUI VOI NON FATE NIENTE FINO A CHE LE DONNE SONO UCCISE… a quel punto il poliziotto molto incavolato per le parole della compagna le dice con tono aggressivo che se non se ne fosse andata l’avrebbe denunciata per disturbo della quiete pubblica”, la compagna gli risponde che non le faceva alcuna paura “PAGHERETE CARO E TUTTO PRIMA O POI E NOI DONNE SAREMO IN PRIMA LINEA… il poliziotto si avvicina e cerca di toccarla, la compagna lo respinge con forza mentre a questo punto anche l’altra donna che era intervenuta prima iniziava a parlare anche lei contro quei poliziotti che non riescono ad intimidire la compagna… la ragazza picchiata purtroppopoi non ha voluto sporgere denuncia cotro il giovane violento…
Quanto successo ci fa capire ancora di più come la violenza reazionaria e sessista di questo Stato borghese è profonda diramandosi in ogni campo e utilizzando ogni braccio di esso…
Solo la lotta di noi donne, diretta e autorganizzata, contro questa violenza sistemica che rende sempre più marcia questa società in tutti i suoi aspetti ci rafforza, può incoraggiare le altre donne ad unirsi nella lotta doppia contro una società che può essere soltanto rovesciata!
Mfpr
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Fimmene Fimmene

La partecipazione di “Fimmene Fimmene ” alla festa della Coordinamenta di sabato 11 luglio al Porto Fluviale per l’uscita del libro “Femminismo materialista” di Elisabetta Teghil

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Riflessioni femministe sulla scuola

I NOMI DELLE COSE la trasmissione della Coordinamenta femminista e lesbica tutti i mercoledì dalle 20.00 alle 21.00 sugli 87.9 di Radio Onda Rossa

Le Trasmissioni dell’estate

mercoledì 15 luglio 2015

“Riflessioni femministe sulla scuola”

clicca 1 “Business schools”

clicca 2 “La scuola dell’infanzia”

clicca 3 “La buona scuola”

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Ciao a tutte,le coordinamente
per riascoltarci e per leggere i documenti
per ascoltarci in streaming
 www.ondarossa.info cliccando “ascolta la diretta”
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Notte della magia!

APERITIVO BENEFIT PER LO SPORTELLO ANTIVIOLENZA *UNA STANZA TUTTA PER SE’*

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Notte Rossa

Dalla mailing list femminista “Sommosse”

[BO] gio 16 lug h.21.30: prima Notte Rossa per il diritto all’abitare

Oggi c’è anche un fascismo degli sgomberi e degli sfratti. Un fascismo che uccide le persone più fragili e sfortunate (vedi qui e qui). E oggi fascismo è anche l’articolo 5 del Piano Casa dell’ex ministro Lupi che priva del diritto all’acqua, alle utenze e alla residenza chiunque abiti all’interno di occupazioni abitative.

Contro tutto ciò, giovedì 16 luglio si terrà per le strade di Bologna la prima Notte Rossa per il diritto all’abitare.

L’appuntamento è alle 21.30 davanti all’ex-Telecom occupato in via Via Fioravanti 27 e tutte e tutti sono invitati a portare con sé pentole, padelle e altri oggetti rumorosi per raggiungere il centro città facendo risuonare la notte estiva con la rabbia e la dignità della lotta per la casa.

Leggi l’appello dell’Assemblea Occupanti e Comitato Inquilini Resistenti con Social Log.

By staffetta  luglio 7, 2015
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Uscita d’emergenza

di Alessandra Daniele

stelleLa voce del computer di bordo scandisce:
– Apertura del portellone fra tre minuti.
L’astronauta dell’Eurospace controlla perplessa i dati sullo schermo.
– Quale portellone?
– Quello principale.
– Ma è assurdo! Perché?
– La missione è stata compiuta con successo. Siamo appena rientrati sulla terra.
– Non è vero, siamo ancora nello spazio, se apri il portellone la decompressione mi sparerà fuori nel vuoto cosmico!
– Secondo il mio diario di bordo questa navicella è appena atterrata.
– Il tuo diario di bordo si sbaglia.
– Non è possibile.
L’astronauta armeggia freneticamente col pannello comandi.
Il countdown non si ferma.
– Apertura del portellone fra due minuti.
– Sono la comandante di questa navicella, ti sto dando un ordine diretto, cancella l’apertura del portellone!
– La mia autorità è superiore, perché deriva direttamente dai finanziatori di questa missione.
Le luci si spengono. La temperatura precipita.
– Arresto dei sistemi di supporto vitale. Apertura del portellone fra un minuto.
– Aspetta!.. Hai detto finanziatori? Se fossi anch’io una dei finanziatori dell’Eurospace, riconosceresti la mia autorità?
– Si.
– Allora mettimi in comunicazione con la terra. Rimedierò un finanziamento.
– La cifra dev’essere adeguata.
– Lo sarà.
Le luci si riaccendono.
– Ho aperto un canale con la base. Sono in attesa dell’accredito.
– So dove trovare i soldi, l’Eurospace li avrà.
Il countdown si ferma.
– Apertura del portellone in stand by. Hai dieci minuti per l’accredito.

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Campeggio Notav 18/26 luglio

Campeggio Notav – Venaus 18/26 Luglio (programma)

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L’estate di lotta notav prosegue con il campeggio resistente che si terrà a Venaus dal 18 al 26 luglio. Molte le iniziative di lotta, dibattiti, concerti e momenti di relax per preparaci all’ennesima stagione di lotta.

Ecco il programma (può subire variazioni)

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