Solidarietà ad Atlantide!

Solidarietà ad Atlantide!

Tenere aperta Atlantide, chiudere i covi del PD!!!

“Chi ci vuole affondare, ci farà debordare”

Il sonno della politica genera sgomberi

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E’ ormai evidente che il governo di Bologna è stato commissariato dalla Procura. L’avviso di sgombero con ultimatum a 5 giorni affisso con lo scotch sulla porta di Atlantide giovedì 1 ottobre si inserisce perfettamente in questo inquietante quadro, che va dall’indagine per il riallaccio dell’acqua alle occupazioni abitative alla pioggia di sproporzionate misure cautelari preventive ai danni di tante attiviste e attivisti.

Ieri mattina, venerdì, abbiamo interrotto il Consiglio Comunale per reclamare una risposta politica dal sindaco che ha firmato quell’avviso. A mezzo stampa, Merola ci ha candidamente risposto: “Qui di politico non c’è più niente. Io sono il sindaco e non posso inseguire i sogni, adesso devo sgomberare”.

I nostri (bi)sogni sono evidentemente molto diversi da quelli di chi pratica il pinkwashing sulle unioni civili e poi sgombera le froce che praticano l’autogestione. Di chi parla di accoglienza mentre manganella i rifugiati che non stanno all’interno dei suoi programmi di “integrazione”. Di chi concede agibilità a soggetti omofobi, sessisti e razzisti negli spazi pubblici (No194, Sentinelle, Salvini &co), avvallando l’accanimento delle destre contro donne, gay, lesbiche, trans e persone che cercano di attraversare i confini. Non esistono “ruspe democratiche”.

Noi infatti sappiamo che la “legalità”, ormai unica parola d’ordine da destra a sinistra, è solo la continuazione della politica con altri mezzi: è un modo per nascondere scopi politici reazionari dietro all’astratta e fittizia neutralità della legge e mettere al bando tutte le forme di vita che non si adeguano ai processi di assimilazione neoliberale.

A Bologna, laboratorio storico della sussidiarietà, il PD costringe da tempo ogni forma di iniziativa sociale a diventare o una start up o un servizio fondato sul lavoro gratuito. Prospettive che Atlantide ha sempre rifiutato. La nostra mobilitazione ha provato a smontare la logica dei bandi, conducendo l’amministrazione a sottoscrivere un documento formale in cui si riconosceva Atlantide in quanto realtà autogestita. Era proprio su queste basi che un anno fa si apriva un percorso di confronto con il settore Cultura, perché abbiamo intravisto la possibilità di un’innovazione nel rapporto tra esperienze sociali autogestite e istituzioni.

Ora questa strada è stata brutalmente interrotta. Volenti o nolenti, il sindaco e la giunta si dovranno assumere la responsabilità della violenta chiusura di uno spazio storico di froce, lesbiche, trans e femministe. Non sarà affatto una campagna elettorale tranquilla.

Siamo sicure, del resto, che gli sbandierati servizi sociali di quartiere che dovrebbero urgentemente insediarsi al posto di Atlantide avranno lo stesso destino del centro anziani e dell’asilo nell’ex convento di Santa Marta o delle aule studio negli spazi di Bartleby in San Petronio Vecchio, per citare solo alcuni recenti esempi: l’inesistenza. Dopo il nostro sgombero, il Cassero di Porta Santo Stefano resterà vuoto per anni, o per sempre, come è accaduto a tutti gli spazi occupati sgomberati in questa città.

Ma se vogliono Atlantide “libero da cose e persone”, la troveranno piena di cose e persone libere. Orde di checche furibonde, di femministe perverse, di lesbiche guerriere, di trans* indisciplinat* e di punks senza etichette deborderanno in ogni quartiere.

Atlantide resta. Atlantide è ovunque

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“Ai froci di merda gli rompo il culo”

altAncora un episodio di violenza in cui i rappresentanti delle forze dell’ordine si nascondono dietro la divisa per cercare di restare impuniti, ancora un episodio in cui qualche presunta “mela marcia” è coperta con simpatia dai colleghi.Questa volta a riferire dell’aggressione, avvenuta a Calatino, è il sito Meridionews. Poco meno di un mese fa, un carabiniere fuori servizio ha aggredito, prima verbalmente e poi fisicamente, una giovane coppia che camminava nel centro del paese al grido di “Froci di merda, chi cazzo pensate di essere. A ‘sti froci di merda gli rompo il culo”. L’uomo li ha poi inseguiti quando si sono allontanati verso un panificio della zona.

Quando uno dei ragazzi ha replicato non sono mancate le minacce di chi sa come in questo paese la divisa assicuri una serena impunità quando ci scappa qualche bravata fuori dall’ordinario: “Ti va a finire male, tu non sai chi sono io, stai attento!” accompagnato da un bello schiaffo in faccia. Quando il fratello della vittima arriva per chiedere conto del comportamento dell’uomo, all’agente dell’arma scappa addirittura un “Non sai chi sono io!” accompagnato da un pugno dato alle spalle. All’arrivo di una volante di colleghi, l’aggressore chiede che gli aggrediti siano prontamente identificati. Il padre di uno dei ragazzi, arrivato in caserma, ha invece invano chiesto al comandante le generalità del carabiniere “Perché qui comando io e si fa come dico io” si è sentito rispondere dall’ufficiale.

I ragazzi hanno comunque deciso di sporgere denuncia e le indagini sarebbero state affidate ai militari della stessa stazione del carabiniere aggressore.

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Assurdo!

Assurdo!

di Nicoletta Dosio

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 Assurdo il muro di scudi e divise schierato a bloccare il ponte sul Clarea, Assetto antisommossa per fermare la tranquilla passeggiata di una cinquantina di persone, nella stragrande maggioranza anziani, che accompagnano cinque giovanissimi deputati europei a visitare i terreni devastati dal cantiere TAV.
E’ la conclusione di due giornate di incontri con la popolazione e con gli amministratori locali, dai quali gli eletti al parlamento europeo riporteranno nelle aule parlamentari di un’Europa sempre più in mano alle lobby le ragioni vere, popolari, di una lotta collettiva che ha radici profonde e motivazioni limpide e generose.
Siamo partiti come sempre dal campo sportivo di Giaglione, sotto un cielo incerto tra nuvoloni grevi di pioggia ed improvvisi squarci di sereno. Alle nostre spalle il Rocciamelone sbuca tra le nebbie, imponente, splendido di nevi; davanti a noi, in lontananza, si staglia il profilo innevato dello Chaberton .
Ed ecco le vigne , i filari spogli del dopo vendemmia, il tripudio di gialli, rossi, ocra dei boschi autunnali lavati dalla pioggia, le pietre antiche dei Mulini di Clarea.
Ma la magia dell’autunno si interrompe davanti a quello sbarramento armato, davvero contro natura, come lo è il cantiere che ha cementificato ettari di bosco e continua a scavare nelle viscere della montagna, al piede della grande frana, portando alla luce i materiali pericolosi che la madre terra celava saggiamente nel suo grembo più segreto..
E’ una provocazione in piena regola quella che viene inscenata davanti agli occhi increduli dei parlamentari. A nulla valgono i tesserini esibiti, le garanzie fornite dai rappresentanti del popolo: la barriera poliziesca si infittisce, viene rafforzata con blindati e idranti. Nei boschi tutt’intorno si intravedono caschi; decine di mezzi militari sono fatti confluire lungo i muri che fortificano il cantiere.
Di fronte alla legge del manganello i diritti costituzionali vanno in frantumi, i mandati parlamentari sono ridotti a carta straccia.
La fittizia inefficienza dei commissari responsabili lascia campo libero alle iniziative della truppa che, a un certo punto, si scatena contro lo sparuto gruppetto di donne e uomini usando come arma contundente scudi, pugni e calci.
Una parlamentare interpella invano questura e prefettura. Il telefono della questura suona a vuoto; dalla prefettura risponde un sostituto del prefetto che avalla l’operato delle forze del disordine.. Fa impressione tanta inflessibilità se si confronta con i ponti d’oro fatti per accogliere esponenti delle lobbies politico-mafiose e i loro tirapiedi.
Sul ponte della Clarea, insieme alla gente che cade travolta dall’assalto poliziesco, crolla anche l’ultima illusione democratica, Quel cantiere che continua a macinare, oltre alla carne viva della montagna, le risorse naturali ed economiche di intere generazioni è solo il piccolo focolaio di una cancrena più vasta che occupa le istituzioni e si fa guerra, razzismo, corruzione, devastazione sociale e culturale, stato di polizia, impero delle banche sul mondo.
Ma la resistenza non è finita. Ci si rimette in piedi; la carezza del sole riesce a lenire il dolore delle botte.
Proprio a metà del ponte viene imbandita una frugale mensa; si scodella il minestrone, compaiono pane, formaggi e qualche buona bottiglia.
Rabbia e allegria, sfottò. La piccola parlamentare coraggiosa che ha resistito in prima fila e si è presa senza scomporsi la sua razione di ammaccature viene insignita della tessera dell’NPA (Nucleo Pintoni Attivi) signore della Clarea.
Si decide quanto rimanere ancora e quando andarsene.
Ripartiamo accompagnati dal mormorio del torrente, Sul sentiero cadono i primi ricci di castagna, il sottobosco è un tappeto di colchici.
Dietro le nostre spalle l’esercito ancora schierato pare nulla più che un congegno meccanico, un’alienata congerie di ingranaggi di cui si è perso il libretto di istruzioni e giace inservibile, già assalito dalla ruggine.
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In ricordo di Ethel Rosemberg

Nel centenario della nascita di mia madre Ethel

http://www.carmillaonline.com/2015/10/04/nel-centenario-della-nascita-di-mia-madre-ethel-rosenberg-1915-1953/

di Robert Meeropol Rosenberg*

traduzione di Costanza Ciminelli

Rosenberg1Il 28 settembre 2015 ricorreva il 100° anniversario della nascita di mia madre, Ethel Rosenberg. Più di sessant’anni fa, il 19 giugno 1953, all’apice del Maccartismo, il periodo in cui la “Paura Rossa” impazzava negli Stati Uniti d’America, il governo giustiziò Ethel una giovane donna e moglie, madre di due bambini – insieme al marito Julius. Condannati sulla base dell’accusa vaga di «cospirazione ai fini di spionaggio», i coniugi Rosenberg vennero di fatto dipinti dal governo come coloro che avevano trasmesso all’Unione Sovietica quello che veniva definito “il segreto della bomba atomica”.

Ethel Rosenberg resta l’unica donna giustiziata in tempo di pace per il crimine di spionaggio. Crimine che avrebbe commesso per conto dell’Urss, proprio nella fase della seconda guerra mondiale in cui Usa e Urss erano alleati.

Il caso Rosenberg ha assunto particolare rilievo perché, tra le altre cose, è stato studiato molto e approfonditamente. Attraverso il ricorso al Foia (Freedom of Information Act) e a diverse altre vie legali, centinaia di migliaia di documenti secretati relativi a persecuzioni precedenti, oltre ai verbali degli atti del Grand Jury relativi alla vicenda dei miei genitori, sono stati resi pubblici.

Questo materiale rivela che la sola prova presentata contro Ethel Rosenberg era una testimonianza orale ritrattata dal principale teste dell’accusa e contraddetta da documenti desecretati e resi pubblici di recente. Nonostante ora sia generalmente appurato che mia madre era estranea a qualunque attività illecita, nessun organismo governativo ha riconosciuto che non avrebbe dovuto essere giustiziata.

Poco si sa, invece, della sua vita e di quanto essa abbia dato alla gente del suo Paese prima dell’arresto.

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Presidio contro la Nato a Lago Patria

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Grecia: libertà per Evi Statiri

Libertà per Evi Statiri!

da Radiocane

Arrestata nel marzo scorso per il semplice fatto di essere la compagna di un membro della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, Evi Statiri ha cominciato il 14 settembre 2015 uno sciopero della fame per ottenere la propria liberazione. In condizioni di salute estremamente preoccupanti, è stata infine scarcerata il 2 ottobre 2015, benché ancora sottoposta a forti restrizione. Ci siamo fatti illustrare i contorni di questa vicenda da una compagna che vive ad Atene.

ascolta:

http://www.radiocane.info/evi/

Evi Statiri

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Crimini e criminali di guerra

Crimini e criminali di guerra

La Nato, cioè gli USA, hanno bombardato l’ospedale di Kunduz in Afghanistan, ospedale gestito e diretto da “Medici senza frontiere”. Al momento l’Organizzazione denuncia che sono morti dodici medici e sette pazienti di cui tre bambini.

Sempre “Medici senza frontiere” denuncia che  gli Stati Uniti conoscevano le coordinate della loro struttura già da mesi e che il bombardamento è proseguito per mezz’ora dopo la loro segnalazione alle forze americane.

Questo è un crimine di guerra e come tale dovrebbe essere perseguito, ma purtroppo non sarà così vista l’immunità e l’impunità che hanno gli USA e la Nato indifferenti da sempre alla violazione del diritto internazionale e al massacro dei civili.

Tutta la nostra solidarietà a “Medici senza frontiere” 

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Botte e spintoni

Botte e spintoni agli europarlamentari in visita al cantiere tav di Chiomonte

http://www.notav.info/post/botte-e-spintoni-agli-europarlamentari-in-visita-al-cantiere-tav-di-chiomonte/

ponte
Quanto accaduto in questa due giorni valsusina di visita al cantiere tav Torino Lione da parte di un folto gruppo di europarlamentari rasenta la follia… o forse no. Partiamo con i fatti, da oggi, sabato 3 ottobre. Era in programma una visita congiunta di eurodeputati al cantiere, passando dal comune di Giaglione, andando verso la val clarea, lungo la strada percorsa dai proprietari dei terreni limitrofi alle recinzioni. L’appuntamento è pubblico, pubblicizzato da tempo attraverso i quotidiani, le televisioni e i social media, alle ore 9.30 partenza dalla piazza di Giaglione.

Si parte insieme, proprietari dei terreni, deputati, giornalisti e attivisti no tav. Dopo circa un’oretta di cammino ecco però la sorpresa (situazione assai comune però ai semplici cittadini), la strada è sbarrata, “problemi di ordine pubblico, non si passa”. Decine di poliziotti, un idrante e alcuni mezzi impediscono l’accesso alla val Clarea, ben lontani dall’area recintata e occupata dal cantiere ma così è, impossibile proseguire. Alcuni tra i quali la deputata Fiorenza, la Beghin, Marco Valli e altri ancora chiedono spiegazioni, si presentano, spiegano le ragioni della visita, il prano in compagnia per loro preparato ma nulla. Il sostituto del prefetto è irremovibile, non si passa rispondendo addirittura che se una telefonata fosse stata fatta ieri… Citando articoli e norme tra le quali il diritto di libera circolazione, il ruolo ispettivo senza preavviso di cui gli eurodeputati dispongono (che non è un loro diritto ma un  dovere istituzionale per la salute pubblica, la trasparenza e il controllo) decidono così di non fermarsi all’alt insolente delle forze di polizia italiane.

Così decine di persone vengono coinvolte in una carica, scaraventate a terra, eurodeputati compresi, e subiscono pressioni e calci. Alcuni ancora in questo momento stanno ricorrendo a cure mediche. Quello che purtroppo sembra essere una pratica quotidiana in valle di Susa ha oggi superato ogni tipo di limite. Al di sopra di ogni legge e di ogni decenza. Se poi estendiamo quanto accaduto oggi a quanto successo ieri e cioè al deragliamento del trenino che si muove all’interno del tunnel geognostico e che stava trasportando gli operai e i deputati raggiungiamo il ridicolo.

La verità ovviamente sta scritta tutta nei numeri, 26 mld di euro di progetto non trovano freni nè ostacoli. Chi si frappone tra la ricchezza pubblica o debito che sia e chi la vuole incassare costruendo un’opera inutile va schiacciato. Una strana connivenza tra apparati dello stato, forze di polizia, magistratura e imprese di costruzione, tra politica ed economia. L’uno che protegge l’altro, assolutamente non lecito per nessuno, eurodeputati compresi fare domande o sollevare dubbi.

Un cantiere che sa sempre più di macina spremi denaro, protetto senza timore di nulla, nè di legge nè di opinione pubblica dai vari attori della commedia-tragedia Torino Lione, oggi un poliziotto che picchia sul campo, domani un giudice o un procuratore, poi magari un ministro, un capo di governo e molto altro ancora.

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La “detenzione amministrativa” principio nazi-fascista

Presidio in sostegno dello sciopero della fame dei prigionieri palestinesi (Roma)

Il 20 agosto 2015, cinque prigionieri palestinesi nelle carceri sioniste hanno lanciato uno sciopero della fame contro la pratica della “detenzione amministrativa”, perpetrata dalle autorità sioniste, e contro le politiche […]

Il 20 agosto 2015, cinque prigionieri palestinesi nelle carceri sioniste hanno lanciato uno sciopero della fame contro la pratica della “detenzione amministrativa”, perpetrata dalle autorità sioniste, e contro le politiche di repressione da parte dell’amministrazione carceraria.

Si tratta di Nidal Abu Aker (48 anni), Ghassan Zawahreh (34 anni), Shadi Ma’ali (39 anni), Munir Abu Sharar (31 anni) e Bader Ruzzeh (27 anni).

A questo sciopero hanno seguito e seguiranno nuove adesioni da parte di altri prigionieri: ad oggi i palestinesi detenuti sotto regime di detenzione amministrativa, la pratica ‘legale’ per la quale un palestinese diventa prigioniero senza accuse né processo, una pratica rinnovabile di 6 mesi in 6 mesi, sono oltre 350. Presi di mira dagli arresti e ‘condannati’ alla detenzione amministrativa sono, in special modo, i rappresentanti politici maggiormente esposti.

Vi invitiamo a partecipare al presidio in sostegno alla battaglia intrapresa dai prigionieri palestinesi che si terrà sabato 3 ottobre 2015, ore 17:00, in Piazza di Montecitorio (Roma).

Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)

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3 ottobre 2013/3 ottobre 2015

LAMPEDUSA 3 OTTOBRE 2013 – UNA STRAGE DI STATO

locandina_3 ottobre

Il 3 Ottobre 2013, un barcone con oltre 450 migranti a bordo, giunto in prossimità di

Lampedusa si blocca a causa di un’avaria al motore e finisce per rovesciarsi. I soccorsi della guardia costiera ritardano di quasi un’ora. Si salveranno solo in 155, soccorsi dai pescatori presenti sul posto, gli altri affogano a poche centinaia di metri dalla spiaggia, il numero esatto non si saprà mai.

La strage diventa purtroppo una occasione per passerelle di politici e ipocriti discorsi di circostanza, utili solo a coprire e giustificare proprio quelle politiche criminali che sono all’origine della strage stessa. Da quel 3 Ottobre 2013, in un Mediterraneo sempre più militarizzato, si susseguono missioni militari per il controllo delle migrazioni (Mare Nostrum, Triton e ora EuNavForMed) e imponenti esercitazioni della NATO (l’ultima, la Dynamic Manta è appena terminata a Settembre, e incombe già la Trident Juncture 2015, dal 21 Ottobre al 6 Novembre). In un crescendo osceno, le ondate migratorie e le stragi vengono usate per giustificare gli interventi militari, il saccheggio delle risorse locali, la distruzioni di intere società, eventi che a loro volta sono all’origine delle ondate migratorie e delle stragi.

Abbiamo scelto il 3 Ottobre 2015, a due anni esatti dalla strage, non per una semplicerievocazione di quell’evento tragico. Vogliamo che sia l’occasione per un confronto vivo, e dedichiamo perciò l’intera giornata al tema delle migrazioni e della guerre, per affrontare insieme questo nodo che strangola le nostre vite, per spezzare una volta per tutte questo sanguinoso e infernale meccanismo.

PROGRAMMA:

3 ottobre 2015 – Cagliari, Polo Umanistico di Sa Duchessa – via Is Mirrionis 1

Dalle ore 16:00 verranno presentati e discussi contributi informativi ed esperienze di lotta, sia dalla Sardegna che dai confini militarizzati d’Europa (da Lampedusa a Ventimiglia);

Alle ore 19:30 è prevista la proiezione della video-inchiesta “Lampedusa 3 ottobre 2013 i giorni della tragedia”, di Antonino Maggiore, realizzato a Lampedusa, che ricostruisce impietosamente gli eventi che hanno portato alla strage. La proiezione avverrà simultaneamente in decine di situazioni in Italia e in Europa.

A seguire incontro/dibattito: Fermare la Guerra – Aprire le Frontiere

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https://askavusa.wordpress.com/

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PROVE GENERALI DI GUERRA……

Prove generali di guerra ed armi nucleari in Italia? Take it easy…

http://www.nicolettapoidimani.it/?p=1004

Leggere le sue parole e poi guardare un video in cui i passanti rispondono ridendo (sì: ridendo!) alla domanda “Come mai in Italia ci sono 70 bombe atomiche?”, fa venire i brividi.

E tutto questo nel pieno delle prove generali di guerra denominate Tri­dent Junc­ture 2015, la più grande esercitazione Nato dalla fine della guerra fredda – oltre 30.000 militari, 200 velivoli e 50 unità navali di 33 nazioni tra lo Stretto di Gibilterra, il Mediterraneo centrale e i grandi poligoni di guerra di Spagna, Portogallo e Italia; ospiti: i manager delle industrie militari di 15 Paesi – di cui Dinucci ha scritto con chiarezza qui e qui e ne ha parlato in questa intervista.

Come al solito E l’Italia giocava alle carte, e parlava di calcio nei bar… E l’Italia rideva e cantava…

E certamente non canta quelle belle strofe popolari che accolsero ed accompagnarono la Grande guerra e su cui Radio Cane sta facendo un ottimo lavoro a puntate.

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Dimenticarsi

Dimenticarsi

Mi dimentico spesso
di date, di volti, di nomi
Mi dimentico spesso
del futile e del fondamentale
Mi dimentico spesso
gli appuntamenti e i percorsi
le analisi e le scadenze
i compleanni gli anniversari il natale.
Ricordo però di recente
che non mi sono concesso
attimi per me stesso
si può dire quindi che
mi dimentico spesso.

Denys/frantic

https://desmonautica.wordpress.com/2015/10/01/dimenticarsi/

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Nicoletta Dosio da Atene

Nicoletta Dosio da Atene

http://contropiano.org/internazionale/item/33168-atene-unita-popolare-discute-il-da-farsi-a-partire-dai-quartieri

Giovedì 24 settembre, sera, quartiere di Ambelokipi. Il comitato locale di Laikì Enotita, Unità Popolare, si riunisce per valutare i risultati elettorali, ma soprattutto per interrogarsi sul futuro.
La saletta è piena: persone di tutte le età, tanti i giovani e le donne, qualche vecchio militante che ha vissuto l’occupazione nazista e i tempi durissimi della guerra civile , molti anziani perseguitati ed esuli ai tempi dei colonnelli, ma anche gente comune, senza un passato politico particolare, attivatisi nei comitati del NO Memorandum.
Temevo di trovare un’assemblea triste, scoraggiata e astiosa; invece mi trovo ad ascoltare interventi lucidi e coraggiosi, che analizzano a fondo la sconfitta, ma non concedono spazio alla disperazione né si lasciano inghiottire da quello che un intervenuto definisce “il deserto del reale, la desertificazione della società, non casuale, disegnata da coloro che hanno le regole del mondo tra le mani”.
All’interno di tale deserto il successo elettorale di Syriza non è una solida vittoria della volontà popolare, ma soltanto un miraggio, la fata morgana che nasconde il vuoto orizzonte e la morte vicina.

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Cesaria Evora-Angola

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Ricominciamo!!!!!!

Ricomincia

“I NOMI DELLE COSE” la nostra trasmissione sugli 87.90 di Radio Onda Rossa, tutti i mercoledì dalle ore 20,00 alle 21,00!

onda nina

Vi aspettiamo in onda mercoledì 7 ottobre!!!!

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