La guerra utile

La guerra utile

Pubblicato il 3 aprile 2016 · in Schegge taglienti ·

di Alessandra Daniele

Barile“Possiamo sempre pagare metà dei poveri per ammazzare l’altra metà” (Gangs of New York)

Prima il figlio di Lupi, poi il padre della Boschi, adesso il compagno della Guidi, è questo il vero Family Day.
Ministre e deputate renziane sono la prova più evidente della parità di meriti fra uomini e donne.
L’Esercito Delle Dodici Sceme ha infatti dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che le donne possono essere cialtrone e cazzare esattamente quanto i loro colleghi uomini.
La prossima ad essere beccata col sorcio in bocca probabilmente cercherà di giustificarsi dicendo d’essersi altruisticamente prestata a intrallazzare al posto di qualcuno che per motivi fisici non poteva farlo, ma che lo desiderava tanto. La cosiddetta Delinquenza Surrogata.
Non è soltanto la ministra Guidi però ad andare a letto con la lobby dei petrolieri, è tutto il governo.
Anche per questo ci ha portato in guerra.
Una guerra utile. E non solo ai petrolieri.
Il conflitto sociale è inevitabile, a maggior ragione in tempi di crisi. Non può essere eliminato, né represso indefinitamente. Quindi va controllato.
Il miglior modo di controllare il conflitto sociale è incanalarlo in una contrapposizione sterile, che sostituisca le concrete e legittime rivendicazioni economiche con qualche motivazione astratta, puramente ideologica o etnico-religiosa, e di conseguenza sposti la mira dal nemico di classe all’infedele, il diverso, lo straniero. Sostituendo la lotta di classe con una rappresentazione nella quale paladini e saraceni si scagliano fragorosamente gli uni contro gli altri, manovrati entrambi dallo stesso puparo.
Il conflitto sociale così smette d’essere un problema per il capitalismo, e diventa una risorsa, una fonte di guadagno. La giustificazione per razzie e occupazioni all’estero, e leggi repressive in patria. L’argomento ideale per talk show, saggi letterari, e campagne elettorali. L’occasione per vendere armi a entrambe le fazioni, e naturalmente per fare benzina.
Attentato dopo bombardamento, bombardamento dopo attentato, la fornace si autoalimenta, e dopo un po’ non c’è più neanche bisogno di pagarli i poveri per ammazzarsi a vicenda.
L’istinto primario del capitalismo – trasformare tutto in un business – l’ha portato a legare alla sua macina anche i quattro cavalli dell’Apocalisse.
In particolare è la guerra il motore del tardo capitalismo. Un motore a scoppio.
Il carburante che brucia siamo noi. Le nostre paure, e quando serve le nostre vite.
Giorno dopo giorno, le fiamme che bruciano le case delle vittime riscaldano quelle dei mandanti.
Per il secondo principio della termodinamica però, l’incendio si diffonde.
E non c’è conflitto che possa essere controllato in eterno.
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Manifestazione Nazionale a Catania il 16 aprile!

Come tutti saprete, il 16 aprile si terrà a Catania la manifestazione contro Frontex promossa dalla Rete antirazzista catanese, il Movimento No MUOS ed altri. Come Rete contro la guerra e il militarismo abbiamo aderito condividendo fino il fondo la battaglia contro la chiusura delle frontiere ed il razzismo per il diritto all’accoglienza di tutti gli immigrati e contro la militarizzazione dei territori e la guerra. C’è la necessità anche qui a Napoli di riprendere questi temi e di provare a lanciare una mobilitazione per il giorno 16 in supporto alla manifestazione di Catania.

Per discuterne ed organizzarla insieme vi invitiamo all’

Assemblea pubblica che si terrà Mercoledì 6 aprile ore 17,30 c/o l’ex Asilo Filangieri – vico G. Maffei, 4 – Napoli Rete contro la guerra e il militarismo

 

Appello dei compagn* sicilian*

 Appello per una mobilitazione euromediterranea per il primo anniversario del naufragio del 18 aprile 2015/ Contro la Fortezza Europa per la smilitarizzazione della Sicilia !

No a Frontex, No alla Guerra, No al razzismo !

Le attività dell’agenzia Frontex sono sempre più visibili non solo in mare ma nel territorio siciliano. La scelta di aprire 5 hot  spot (Lampedusa, Pozzallo, Porto Empedocle, Augusta e Trapani) nella nostra isola ed ancor di più le decisioni assunte a Malta a novembre 2015 perseguono l’orrore di dividere i migranti “economici” dai richiedenti asilo politico. Contrattando con i peggiori regimi liberticidi e corrotti in Africa e Medioriente i governi europei vorrebbero rimpatriare intanto 400.000 “irregolari”. Mentre l’UE impone al governo italiano l’ uso della forza per prendere le impronte digitali ai/lle migranti, applicando ottusamente l’odioso regolamento di Dublino.

La Sicilia è stata nel corso degli anni sempre più militarizzata: Sigonella, il Muos, i droni, i depositi di armi, i radar di Lampedusa l’hanno trasformata in un arsenale di guerra a cielo aperto. Allo stesso modo l’apertura dei CIE e del Cara di Mineo l’hanno resa il più grande lager d’Europa, dove donne e uomini migranti, attendono in media 18 mesi l’esame della commissione, subiscono violenze fisiche e psicologiche e in più aumentano le migranti indotte alla prostituzione.

Ci opporremo con tutti i mezzi ad un’ulteriore militarizzazione delle nostre coste e dei nostri mari, non possiamo restare a guardare mentre migliaia di donne, bambini e uomini muoiono nel Mediterraneo come se già non bastassero le uccisioni, le violenze subite dagli uomini e gli abusi sessuali perpetrati nei confronti delle donne in Libia.  La Fortezza Europa, soprattutto nel 2015, ha gettato la maschera: le polizie dei paesi europei dell’est hanno sparso centinaia di km di filo spinato lungo le frontiere ( picchiando chi le violava), quelli dell’Ovest hanno sospeso Schengen ed imposto l’esproprio dei miseri beni dei profughi per “ripagarsi l’eventuale asilo politico.. Lo spettro di una nuova apartheid prende corpo ed addirittura le destre xenofobe fanno le loro fortune elettorali, alimentando l’allarme “invasione” di probabili terroristi dell’Isis. A questa tragica realtà i governi europei sono capaci di rispondere blindando  i  confini  per impedire le partenze: versare 3 miliardi di euro al macellaio turco Erdogan per “accogliere” in nuovi lager i profughi siriani e kurdi è un ennesimo crimine contro l’umanità. Ma l’UE e gli Usa sanno fare di peggio: preparano  un nuovo intervento armato in Libia ed  ancora considerano “terrorista” il PKK, alla guida della resistenza kurda , che finora ha sconfitto i terroristi dell’Isis. Per salvare le vite umane occorrono: corridoi umanitari con il nord Africa ed il Medioriente (nei paesi limitrofi alle zone di guerra), un cambiamento radicale delle politiche sull’immigrazione e l’istituzione di un diritto d’asilo europeo.

L’apertura di una sede della famigerata agenzia Frontex a Catania rappresenta un insulto e una grande vergogna per tutta la popolazione siciliana. Catania è una città aperta all’accoglienza, antirazzista, da sempre ponte tra i popoli. L’agenzia Frontex e l’operazione Triton sono programmi militari dell’Unione Europea volti alla chiusura delle frontiere e al respingimento dei migranti, non hanno nulla a che vedere con l’accoglienza e il salvataggio delle vite di chi per fame, guerra e disperazione è costretto, a causa delle legislazioni liberticide europee, ad attraversare il mediterraneo su barconi insicuri e schiavo di trafficanti di esseri umani. Appaiono terrificanti i festeggiamenti di gran parte del mondo politico di fronte a questa vergognosa presenza e si manifesta per l’ennesima volta l’enorme ipocrisia di chi finge di piangere per le morti in mare e per le stragi di migranti e poi si rende complice di politiche, quali quelle di Frontex, che non fanno altro che alimentare  naufragi ed incoraggiare traffici di esseri umani. Frontex e Triton sono azioni di guerra ai migranti inaccettabili e razziste. L’utilizzo di uno spazio pubblico, come il Monastero di Santa Chiara, per ospitare la sede dell’agenzia militare Frontex ( soprattutto nella nuova versione di “polizia di frontiera europea”) è un insulto all’intera città che vede sempre più ridursi gli spazi sociali destinati a scuole, a servizi sociali, all’aggregazione. E’ vergognoso che  il Sindaco Bianco si permetta di regalare uno degli immobili più importanti della città per il coordinamento di operazioni militari per il respingimento di migranti, inventandosi che si tratti di “accoglienza”.

Catania e la Sicilia non meritano questo affronto, prepariamoci a respingere Frontex!

Frontex non ha diritto ad occupare alcun edificio, né qui né altrove. Chiamiamo alla costruzione di un mobilitazione unitaria euro mediterranea per il primo anniversario del naufragio del 18 aprile (la più grande tragedia nel Mediterraneo dal secondo dopoguerra) , ad una manifestazione nazionale NoFrontex a Catania il 16 aprile ed a un Incontro interetnico di fronte al Cara di Mineo il 17 aprile.

Per il diritto d’asilo europeo ai rifugiati ed alla libera circolazione per tutti i migranti

No al regolamento di Dublino!  No a Frontex !

Apriamo le frontiere! Chiudiamo tutte le galere etniche (Cie, Cara, Hot Spot)!

Nel Mediterraneo mai più naufragi:l’Europa fortezza è causa delle stragi!

 

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“41 Bis Il carcere di cui non si parla”

contro il 41bis

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Educare e punire nella scuola azienda

TUTTO È LECITO, NIENTE È CONCESSO

Educare e punire nella scuola azienda renziana

Sembra normale e ordinario vedere agenti in borghese e in divisa irrompere in un istituto pubblico, prendere a spallate gli studenti, chiamarli per nome e portarli via.

Indecorosa invece la protesta successiva degli alunni, le richieste di spiegazioni alla dirigenza, la voglia di mostrare tutta la loro rabbia.
C’è da distinguere due ruoli ben definiti in seguito agli ultimi accadimenti non solo nel Liceo Virgilio di Roma, ma avvenuti anche in altre città italiane come Modena o Bologna.

Il ruolo dell’educatore e quello di chi reprime e castiga.

La scuola è un luogo di formazione e crescita in cui ci si aspetta di essere al sicuro e avere un clima stimolante che garantisca il confronto. Il compito dell’educatore è di tutelare tutto ciò, salvaguardando la crescita di ciascuno studente, risolvendo le problematiche tramite dialogo e informazione.

Chi arresta non educa, spaventa. Chi proibisce e castiga senza spiegazioni o, alle volte, senza motivo, non fornisce una formazione ma applica una repressione totalitaria.

Allora perché è stato permesso proprio dal dirigente scolastico un blitz all’interno del cortile e l’installazione delle telecamere per controllare gli studenti? In nome della legalità, della sicurezza, del decoro.
La solita pantomima perbenista con cui si cerca di eliminare tutto ciò che è al di fuori della “pubblica decenza”. In questo caso specifico da eliminare è ciò che non si addice a un liceo altolocato come il Virgilio, che punta ad essere una “scuola d’eccellenza” secondo tre criteri base: ordine, disciplina e merito.
La figura del dirigente scolastico non ha più l’obbiettivo di creare quell’ambiente stimolante citato sopra, ma di sviluppare un modello di scuola basato sulla logica del mercato, in cui si cammina in fila, in cui niente è lecito ma, da parte della dirigenza, tutto è concesso, pur di stabilire il tanto agognato ordine.

Si cerca di dividere e disciplinare, andando a ledere qualsiasi forma di aggregazione, con ogni mezzo necessario. Lo spaccio non può e non deve esistere in tale realtà e non è un problema da risolvere ma un’indecenza da reprimere e annullare.

Vediamo come gli stessi strumenti politici utilizzati nelle città vengono riproposti in piccolo negli ambienti scolastici. Roma è governata da un prefetto sceriffo e un commissario sindaco che hanno il pugno di ferro su ogni tipo di lotta sociale, una politica puntata al pacificare i territori e “normalizzare” ciò che non è considerato normale, sempre secondo la pubblica decenza.

Si ricorre così alla militarizzazione della città, agli sfratti e agli sgomberi.
All’interno del Liceo Virgilio la dirigente scolastica colpevolizza e prende di mira l’unica organizzazione politica esistente in quell’ambiente (il collettivo), nega la possibilità di avere un luogo dove ritrovarsi(privazione dell’aula autogestita), impedisce la possibilità di riunirsi (scuola chiusa il pomeriggio) e minaccia l’intervento delle forze dell’ordine in ogni occasione di movimento o agitazione.

Il punto non è quindi lo spaccio all’interno degli istituti ma capire cosa e come sta cambiando la scuola come l’abbiamo sempre conosciuta.

L’ordine, la disciplina e il merito.
La scuola si evolve insieme al mondo del mercato, ora come ora l’investimento che si sta facendo su di essa a livello europeo è l’istruzione all’imprenditorialità, per cui l’obbiettivo della scuola è il profitto.

La valutazione è l’esempio lampante dell’aziendalizzazione progressiva degli spazi scolastici, questa infatti favorisce la concorrenza, la frammentazione e l’individualismo per cui se non sei in grado di fare una qualsiasi cosa e vieni valutato male, la colpa non è del sistema scolastico, non in grado di giudicare in base alle diverse capacità degli studenti, ma è solo e soltanto tua perché ti sei “meritato” ciò che ti spettava. Tutto ciò va inoltre a rimarcare le differenze socio economiche: chi ne ha la possibilità può prendere ripetizioni, comprarsi la nuova edizione del libro di testo o avere il tablet, chi non ne ha le facoltà non viene agevolato ma viene valutato allo stesso modo anche non avendo gli stessi mezzi. La valutazione meritocratica sviluppatasi negli ultimi decenni infatti non crea una differenziazione tra le competenze ma tende all’omologazione di ogni studente. Ad esempio se l’obbiettivo di due ragazzi di altezze diverse è di guardare oltre un muro, non possiamo pretendere che gli vengano date due scale di altezza uguale, che entrambi vedano allo stesso modo e vengano giudicati in base a ciò che vedono perché, ovviamente, il ragazzo più basso avrà una visione parziale.
In questo panorama non tutti possono essere competenti e meritevoli, così da alimentare la competizione e di conseguenza anche le dinamiche aziendali.
In questo panorama si attua un piano di depoliticizzazione progressiva per cui ogni spazio di confronto viene negato e la scuola non è più vivibile dagli alunni, ormai utenti di un ufficio qualsiasi.

Tutto ciò è stato messo in atto, su scala più ampia, dai test INVALSI che da anni valutano diversi istituti con diverse disponibilità economiche e didattiche allo stesso modo, premiando le più “meritevoli”. Anche qui si va a creare una dinamica per cui si costituiscono scuole di serie A, che vengono sempre più premiate e hanno sempre più possibilità, e scuole di serie B, abbandonate a loro stesse perché non possiedono gli stessi mezzi.
La soluzione è ricostruire dal basso quegli spazi che ci sono stati tolti col tempo, riprenderci la facoltà di creare dissenso e aggregazione dentro le scuole tramite i collettivi. Essere in grado di comunicare con una componente scolastica non politicizzata per ricominciare da ora verso una mobilitazione forte che vada a scardinare le logiche di un sistema scolastico basato sul profitto e sul mercato.

Una studentessa

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Janis Joplin-Summertime

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1 Aprile/ La Coordinamenta a Milano

La Coordinamenta alla Libreria Calusca

https://www.facebook.com/events/1299606396722988/

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venerdì 1 aprile 2016, ore 21
Calusca City Lights
via Conchetta 18 – Milano
presenta il libro

“I ruoli, le donne, la lotta armata / Questioni di genere
nella sinistra di classe”
a cura della Coordinamenta femminista e lesbica
[ottobre 2015]

Come femministe materialiste siamo consapevoli che tutte/i noi siamo un risultato sociale: il maschile e il femminile sono costruzioni strutturate sulle esigenze del modello socio-economico, in questo momento storico, capitalista neoliberista.
Tutto quello che noi siamo è una costruzione sociale, perfino il nostro essere fisico.
I ruoli sono parte fondante di questo modello e sono strutturati sulla gerarchia e sul comando e tanto più questo vale per i ruoli sessuati.
Insieme alle compagne che hanno attraversato l’esperienza della lotta armata e con cui ci siamo incontrate il 14 dicembre 2013 e il 13 aprile 2014 abbiamo cercato di capire se in un momento così particolare e di rottura della normalità come quello della clandestinità i ruoli sessuati si sono scomposti e/o ricomposti, se sono saltati e, una volta che le protagoniste sono state rigettate appunto nella cosiddetta “normalità”, che cosa è successo, che cosa è rimasto, come hanno vissuto tutto ciò…
Questi due incontri sono stati sorprendenti e ne sono scaturiti risultati che vanno ben oltre l’ambito femminista, riguardando la lotta politica e il movimento tutto, a conferma che l’analisi intrecciata di genere e di classe è uno strumento preziosissimo di comprensione dei meccanismi che informano la società. Tali risultati riguardano la necessità di spezzare la “normalità dell’esistente”, di ricostruire immaginari fuori da una società che viene presentata come l’unica possibile, di creare crepe… fessure… squarci… attraverso il sabotaggio delle sbarre visibili e invisibili che patriarcato e neoliberismo ci hanno costruito addosso, di praticare forme di lotta diverse dai rituali in cui il potere ci trascina e dai controrituali ch’esso stesso ci permette facendoci credere di stare lottando.
L’egemonia culturale del sistema si esprime anche in questo, nel coinvolgerci in lotte che non ci interessano, che non ci appartengono e cheb sono spesso contro di noi, nel dettare tempi, ritmi, scadenze e appuntamenti e farci credere che siano nostri…
La legalità patriarcale e neoliberista è violenza, la misura della nostra forza è la capacità di pensare e praticare un modo diverso di lottare e di vivere.

Le coordinamente

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In ricordo di Annamaria Ludmann

Annamaria Ludmann – Genova 28 marzo 1980

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Nicoletta Salvi -La Fica

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Nina Simone-Ain’t Got No. I Got Life

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Joan Baez

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Podcast della Trasmissione del 23/3/2016

” I Nomi delle Cose” /Puntata del 23/3/2016

”Quando la polizia entra nella scuola è dittatura ” e “Cose Nostre”

“Collegamento con una studentessa del Liceo Virgilio/ 24 Marzo/ COSE NOSTRE”

Qui la trasmissione  clicca qui

in collegamento con la Consultoria Autogestita di Milano/ Un ciclo di incontri sul ciclo/Un ciclo di incontri sulla vagina/ Mercoledì 23 marzo Secondo incontro su ” Vagina amica mia”

Qui il collegamento integrale con la Consultoria Autogestita

clicca qui

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sabato 26 marzo

sabato 26 marzo

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Condanna a 8 mesi per le compagne che hanno osato esporre uno striscione!!

Striscione per MartaLe compagne condannate a 8 mesi per la solidarietà a Marta!

Dalla lista femminista Sommosse

Luglio 2013. Manifestazione notturna al cantiere Tav di Chiomonte. Marta, una compagna pisana viene fermata dalla polizia dopo una violenta carica. Pestata, insultata e molestata sessualmente dalle forze dell’ordine, viene pure denunciata.

Alla prima udienza del processo il Movimento notav organizza un presidio per non lasciare Marta da sola ad affrontare quel difficile momento. Un gruppo di compagne, donne, amiche decide di portare uno striscione che oltre a solidarizzare con Marta, denuncia le violenze della polizia. “Se toccano una toccano tutte”. Un gesto di solidarietà femminista, contro la violenza maschile in divisa nei confronti di una compagna. Non fanno in tempo ad aprirlo per appenderlo fuori dal tribunale che la polizia carica,  manganella e poi denuncia. In un processo farsa in cui le molestie subite da Marta vengono completamente rimosse così come le ragioni del presidio, le compagne vengono accusate di ogni sorta di reato. La Pm punta il dito sul “clima festoso” del presidio a indicare la pretestuosità  della presenza del movimento. Per la Pm le donne presenti avrebbero dovuto vestirsi a lutto e piangere tutte le loro lacrime per dimostrare il loro dolore per la vittima? Una reazione determinata da parte di quelle donne è un fatto così inaccettabile e incomprensibile? Ancora la Pm insiste con una testimone sul fatto che non avendo subito lei stessa violenze sessuali non avrebbe potuto capire e quindi solidarizzare con una donna che invece quelle violenze dice di averle subite. Queste sono solo alcune delle perle che si sono sentite durante il processo. Oggi la sentenza e la condanna a 8 mesi per chi ha osato esporre lo striscione.

Giustizia è fatta. La loro.

La giustizia secondo il tribunale di Torino (sulla sentenza presidio per Marta)

http://www.notav.info/post/la-giustizia-secondo-il-tribunale-di-torino-sulla-sentenza-presidio-per-marta/

Si è concluso questa mattina il processo a carico di sei Notav imputati per aver tentato di appendere uno striscione all’inferriata del palazzo di Giustizia di Torino. La sentenza è stata per tutti di condanna con pene che vanno dagli 8 ai 9 mesi di reclusione, esattamente come aveva chiesto la Procura (per quattro era contestata anche il reato di resistenza da cui sono stati assolti)

Era il 26.7.2013 quando un centinaio di Notav si diedero appuntamento davanti al Tribunale per accompagnare Marta, ancora provata fisicamente e psicologicamente dalle violenze, anche di carattere sessuale, subite ad opera di alcuni agenti di polizia nel corso della passeggiata notturna del 19.7.2013 in cui furono fermati nove manifestanti, di cui sette arrestati.

Marta quel giorno doveva essere sentita dai Pubblici Ministeri (i soliti) sia come indagata (poi assolta) che come persona offesa. Fu accompagnata e sostenuta dall’affetto di donne ed uomini del Movimento ai quali fu impedito di appendere all’esterno del palazzo uno striscione con la scritta “SE TOCCANO UNA TOCCANO TUTTE, NON UN PASSO INDIETRO, SOLIDARIETA’ A MARTA – COMPAGNE NO TAV”. Proprio mentre Marta entrava per incontrare i Pubblici Ministeri la polizia caricò i presidianti, ferendone alcuni con i manganelli, di cui fecero il solito indiscriminato uso. Gli identificati furono poi indagati per violenza aggravata a pubblico ufficiale perché, così ha sostenuto la Procura, non rispettarono il divieto di appendere lo striscione.

A nulla è valso provare e documentare che tale ordine, peraltro espresso a suon di manganellate, era del tutto illegittimo posto che sui cancelli del Tribunale, di Torino come di altre città, sono sempre stati appesi striscioni, cartelloni e vessilli vari, anche da parte dello stesso Movimento No Tav (v. Operazione Hunter).

Tra 60 giorni verranno depositate le motivazioni di tale condanna e capiremo con quali argomentazioni il Tribunale di Torino riuscirà a giustificare una condanna tanto iniqua, ma due circostanza vanno da subito evidenziate.

La Procura ha portato avanti l’accusa non solo recependo, acriticamente e pedissequamente, le indicazioni della Questura di Torino, ma, mettendoci del suo, ha svillaneggiato, evento peraltro non raro, i testimoni della difesa. Il Pubblico Ministero (una donna, così come donne sono i componenti del Collegio Giudicante), oltre al tentativo incessante di screditare le dichiarazioni delle testimoni, è infatti giunta a chiedere ad una di loro, forse per cercare di comprendere le ragioni di un sentimento solidaristico che evidentemente non le appartiene, se avesse mai subito personalmente molestie sessuali. Il Pubblico Ministero deve dunque aver ritenuto che la solidarietà a Marta potesse essere legittima o comprensibile solo se espressa da donne che avessero sperimentato in prima persona la brutalità delle ff.oo. e la violenza sessuale. Ma d’altronde appare ormai sciocco, o quanto meno ingenuo, aspettarsi giustizia, o anche solo umana comprensione da coloro che hanno archiviato la stessa vicenda di Marta asserendo che i palpeggiamenti dovevano intendersi come accudenti manovre di soccorso e che dare della “puttana” ad una fermata costituisca una semplice “generica imprecazione”.

Mentre oggi la Magistratura torinese esprimeva la sua sempre meno autorevole giustizia pronunciando la condanna di chi si era già visto manganellare dalle forze dell’ordine e spingere in mezzo alle macchine che transitavano davanti al Palagiustizia per aver espresso solidarietà ad una vittima di quegli stessi agenti, contemporaneamente, fuori dal Tribunale, altri, del tutto ignorati dalle forze dell’ordine pure presenti, appendevano cartelli e cartelloni per denunciare altre e diverse ingiustizie. Ma non erano No Tav e, soprattutto, non denunciavano le brutalità della polizia.

E, sempre oggi (che bella giornata!), apprendiamo della promozione a Questore di chi, tra gli altri, proprio il 19.7.2013 dirigeva l’operazione di Ordine Pubblico che ha portato all’accerchiamento in Clarea dei manifestanti, al loro arresto, alla loro umiliazione fisica e psicologica, alle violenze da tutti subite ed alla violenza sessuale esercitata su Marta.

COMPLIMENTI E FELICITAZIONI!

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25 marzo, Viva la Commune!

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VIVA LA COMMUNE!!!!!!

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Podcast della Parentesi del 23/3/2016

La parentesi di Elisabetta del 23/3/2016

“24 Marzo”

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