“Una lunga storia”

Durante la seconda repubblica spagnola (1931-1939) l’approvazione degli statuti autonomi della Catalogna e del Paese Basco aveva rappresentato il primo passo verso la costruzione di uno Stato di tipo federale, ma la vittoria del franchismo aveva portato alla repressione della cultura catalana e basca.
La Spagna nata dopo la morte di Franco ha scartato qualsiasi ipotesi di messa sotto accusa di coloro che avevano partecipato alla dittatura e alla sua violenza, tanto da promulgare nel 1977 un’amnistia di tutti i crimini del franchismo conosciuta come “patto dell’oblio” nome che rende in maniera impressionante quale ne sia stata la volontà politica. Dopo quasi quarant’anni di oppressione nel corso dei quali migliaia di persone sono state torturate, incarcerate e decine di migliaia di prigionieri politici sono stati uccisi, nessuno ha dovuto rispondere di tanta violenza, dolore e morte.
Le forze più reazionarie operanti sotto il franchismo hanno poi continuato a far parte dell’esercito, della polizia e della magistratura. La transizione dal ’75 all’82 si è tradotta in una rinuncia della speranza di vedere un giorno i responsabili dei loro crimini renderne conto. E’ qui, in questo diniego della realtà storica, l’origine dell’attuale crisi politica della Spagna.
Questo insieme di passaggi, di responsabili della dittatura non chiamati in giudizio, della loro permanenza nei ranghi della polizia, dell’esercito e della magistratura, della creazione di statuti autonomi al ribasso e spesso mai realizzati, fa dell’attuale democrazia spagnola una sorta di prolungamento con altri abiti della dittatura. Esempio più eclatante è stata la “guerra sporca” fatta di arresti, torture, omicidi, condotta dal ’76 all’87 da agenti dello Stato che però non usavano sigle ufficiali ma si camuffavano dietro sigle di comodo di cui la più famosa è il GAL Ma tutti conoscevano la matrice di questa violenza.
Il GAL si è coperto dei più feroci delitti mostrando una linea di continuità con i metodi della repressione franchista a tal punto che due ventenni Josean Lasa e Joxu Zabala, vennero rapiti nella città basca francese di Baiona, torturati per giorni nei sotterranei di quella che è poi diventata la residenza del governatore Jauregui e infine uccisi con una pallottola in testa e sotterrati sotto uno strato di calce viva a Busot, una sperduta località nella zona di Valencia. I poliziotti coinvolti furono pagati ed intascarono i fondi riservati alle operazioni sporche e/o coperte. Naturalmente voi penserete che la Francia abbia fatto fuoco e fiamme per questa flagrante violazione del suo territorio e, invece, Laurent Fabius in un’intervista televisiva dell’aprile del 1986 affermava che l’idea di eliminare fisicamente i militanti baschi in territorio francese “non mi sorprende e, non spettando a me questa decisione, non l’ho presa, ma se avessi dovuto farlo, lo avrei fatto”. Voi vi chiederete, ma chi è questo ineffabile personaggio? Un alto dirigente del partito socialista francese e primo ministro dal 1984 al 1986. Continua a leggere






“Si rivela qui non soltanto la generale insufficienza del primo immaturo stadio della rivoluzione, ma anche la difficoltà propria di questa rivoluzione proletaria, la peculiarità di questa situazione storica. In tutte le rivoluzioni precedenti i contendenti entravano in lizza con la visiera alzata: classe contro classe, programma contro programma, stendardo contro stendardo. Nell’attuale rivoluzione i difensori del vecchio ordinamento non entrano in lizza sotto lo stendardo caratteristico delle classi dominanti, ma sotto lo stendardo di un ‘partito socialdemocratico’. Se la questione fondamentale suonasse apertamente e onestamente: capitalismo o socialismo, oggi non sarebbe possibile nessuna esitazione, nessun dubbio, nella grande massa del proletariato.” Rosa Luxemburg/Rote Fahne, 21 dicembre 1918











