Nelle strade, oltre le mura/Note a partire dall’operazione Scintilla/Parte quarta

Nelle strade,oltre le mura/Note a partire dall’operazione Scintilla/Parte quarta

Macerie

NOTE A PARTIRE DALL’OPERAZIONE SCINTILLA

Dopo mesi concitati, nel tentativo di dare una degna risposta allo sgombero dell’Asilo e all’arresto di sei compagni e compagne, nel tentativo di mantenere viva la voglia di lottare in questa città, ci prendiamo ora il tempo di fare alcuni ragionamenti su questo teorema inquisitorio partorito dalla Questura, fatto proprio dalla Procura e avvallato da una GIP. Un teorema che per il momento non ha retto il primo impatto con il Tribunale del Riesame, dopo tre mesi sono infatti usciti dal carcere cinque compagni, ma che costringe ancora Silvia tra quelle mura e in condizioni di detenzione particolarmente afflittive.

A indagini ancora aperte vale la pena spendere sopra queste carte qualche parola, tra le altre cose perché contiene alcune indicazioni che sono il segno dei tempi su come costringere certi anarchici al silenzio, seppur non del tutto nuove. Già quindici anni fa infatti si poteva leggere in un libretto, dal titolo ‘L’anarchismo al bando’, di come le strategie repressive mirassero a “togliere agli anarchici ogni possibilità di agire in gruppi di più persone articolando anche alla luce del sole il loro intervento, proprio in quanto finalizzato all’insurrezione generalizzata”.

Questo lavoro di analisi uscirà a puntate, una alla settimana, che si concentreranno su alcune specificità dell’operazione Scintilla e della lotta contro i Centri di detenzione per immigrati. A scriverle sono alcuni compagni, alcuni imputati e indagati in quest’inchiesta, altri no, che nel corso degli anni si sono battuti contro la detenzione amministrativa.

Nelle strade, oltre le mura 

L’operazione giudiziaria del 7 febbraio si è articolata su due piani. Da un lato l’arresto di sei compagni nell’ambito dell’operazione Scintilla, dall’altro lo sgombero dell’Asilo.

Binari che non sono scorsi in parallelo. A livello mediatico, in buona parte, lo sgombero è stato giustificato dalle autorità cittadine, sindaca Appendino in testa, perché l’Asilo era un covo di sovversivi, nel tentativo di provare a far terra bruciata attorno ai compagni arrestati e a tutti quelli che frequentavano via Alessandria 12. A livello politico intrecciare i due piani è certamente stato d’aiuto nel giustificare un dispositivo militare mai visto per lo sgombero di un’occupazione: sia come numero di uomini e mezzi impiegati – parliamo di un centinaio di camionette al giorno che si sono turnate per i primi venti giorni, per poi continuare con numeri inferiori, ma comunque notevoli, per un altro mese abbondante-; sia per le modalità – il quartiere di Aurora ha subito una vera e propria occupazione militare, con strade chiuse e check point che per diverse settimane hanno stravolto la vita di tanti abitanti del quartiere, costringendoli a farsi identificare ogni volta che entravano e uscivano di casa-. Continua a leggere

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Lavoro volontario? Accoglienza,Detenzione, Istruzione.

Perché un approfondimento sul lavoro volontario?

Come assemblea di Roma contro i CPR ci siamo interessate spesso al sistema dell’accoglienza, perché crediamo che CPR e centri di accoglienza – seppur con le dovute differenze che ci fanno distinguere una prigione da un centro dove le persone hanno orari rigidi ma possono entrare ed uscire – facciano parte di un unico sistema di gestione e controllo delle persone. Queste persone – fin dall’arrivo sulle coste italiane – sono identificate ed etichettate: nel caso in cui decidono di non fare richiesta d’asilo o non hanno i requisiti “giusti” per farlo, vengono portate direttamente nei CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri), dai quali possono essere deportate nei loro Paesi di origine oppure, in assenza di accordi bilaterali, liberate dopo mesi di prigionia con un foglio di via, che le costringe ad andarsene dall’Italia con le loro gambe o ad intraprendere una vita da irregolari. Coloro che fanno richiesta d’asilo vengono invece trasferitx in centri di seconda accoglienza, dove rimangono per anni in attesa di un documento valido. Proprio qui, in nome di una presunta integrazione nella società, negli ultimi anni ha fatto la sua comparsa il lavoro volontario.

Da questo punto di partenza abbiamo cominciato ad interrogarci su come e quando il lavoro non retribuito (nuova formula per chiamare la schiavitù) si è istituzionalizzato a livello legale e si è normalizzato nel senso comune. Tenendo a mente che di fatto lo sfruttamento delle categorie marginalizzate e subalterne è radicato nella storia dell’umanità (basti pensare al lavoro domestico non retribuito) e fondamento del capitalismo.

I tre ambiti che abbiamo scelto, in quanto secondo noi trasversali e normati in tempi  recenti, sono lo sfruttamento della popolazione immigrata, di quella carceraria ed il lavoro obbligatorio nelle scuole, consapevoli che le persone che lavorano volontariamente senza percepire guadagno sono presenti in tantissimi settori e appartengono alle categorie più disparate. Il motivo di questa scelta è che ci appare interessante notare come gli individui inseriti in queste tre “categorie” abbiano in comune il fatto di dover dimostrare alla società tutta la loro abnegazione ed il loro inserimento o reinserimento nelle norme.

Abbiamo inserito queste riflessioni all’interno di un contesto più ampio di critica al lavoro <anche retribuito>  inteso come il meccanismo di sfruttamento ed incasellamento delle persone, dove il lavoro è la ragione sociale e l’unico punto di incontro con il mondo, rigidamente standardizzato e normato. Un meccanismo funzionale al modello della produzione e consumo, entrambi alienati e inconsapevoli.

Ne parliamo con compagnx e studenti che seguono le lotte in carcere e nelle scuole
Giovedì 20 Giugno
h 18 a Bam (Via dei Castani, 42 – Centocelle)

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Sul presidio del 9 giugno a Ponte Galeria

riceviamo e pubblichiamo!

SUL PRESIDIO DEL 9 GIUGNO DAVANTI AL CPR DI PONTE GALERIA

Domenica 9 giugno un gruppo di compagn* è tornato sotto le mura del CPR di Ponte Galeria per portare solidarietà alle donne recluse all’interno. Numerosi interventi al megafono e il ritmo della murga che accompagnava i cori urlati a gran voce hanno infranto il silenzio che circonda quotidianamente quel lager.

Insieme alla solidarietà portata alle recluse attraverso interventi in varie lingue, si è cercato di condividere i fatti accaduti nelle ultime settimane. Si è parlato degli scioperi della fame portati avanti da due ragazzi detenuti nei CPR di Torino e Bari a causa delle terribili condizioni di vita all’interno dei centri: cibi pessimi e freddi e scarsa assistenza medica.
E’ stato poi ricordato il suicidio di un ragazzo nel CPR di Brindisi Restinco, notizia apparsa solo sui quotidiani locali, come a nascondere quello che accade all’interno di queste prigioni. Spesso è solo attraverso le voci di chi è reclus* che vengono alla luce notizie come questa. Nel novembre dello scorso anno, durante un presidio solidale, i contatti con alcune donne recluse avevano permesso di venire a conoscenza della morte di una donna avvenuta due settimane prima, morte che altrimenti sarebbe rimasta nell’oblio.
E’ seguito un intervento sull’occupazione del Terminal 2 dell’aeroporto Roissy Charles de Gaulle da parte di centinaia di sans-papiers e solidali, contro la complicità della compagnia aerea Air France e degli aeroporti di Parigi nelle deportazioni. E’ stato letto il comunicato con le rivendicazioni della protesta.

Il presidio di domenica aveva anche l’obiettivo di solidarizzare con le compagne Anna e Silvia, detenute nel carcere de l’Aquila e in sciopero della fame dal 29 maggio, e con coloro che in altre carceri hanno deciso di supportarle. Con questo sciopero chiedono il trasferimento in un altro carcere e la chiusura della sezione AS2 femminile de l’Aquila, dove le condizioni detentive sono assimilabili a quelle del regime 41bis.
Durante tutta la durata del presidio non si sono udite risposte dall’interno del CPR.

Per un mondo senza autorità, patriarcato e capitalismo.
Per la libertà di tutte e tutti, insieme ad Anna e Silvia e a tuttx le/i compagnx in lotta nelle carceri di tutto il mondo.

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21 giugno 2019/ “REATTIVE” Laboratorio postvittimista

“REATTIVE!”Laboratorio postvittimista aperto a tutt*

Nonostante da alcuni anni il termine femminicidio sia entrato a far parte del linguaggio mediatico e quotidiano, non è cambiata la rappresentazione delle bambine, delle ragazze e delle donne di tutte le età contro le quali è indirizzata la violenza maschile.

I giornali on line, ad esempio, quando scrivono di casi di abusi/violenze domestiche/violenze sessuali, spesso accompagnano il testo con immagini oggettificanti e vittimizzanti.

Queste rappresentazioni, così come i contenuti degli articoli stessi, intrisi di morboso voyeurismo, sortiscono come effetto l’indebolimento delle donne stesse.

Il medesimo dispositivo viene spesso riproposto anche nelle campagne antiviolenza.

Se il modo in cui le donne vengono rappresentate è lo specchio della società in cui si vive, occorre distruggere queste rappresentazioni per liberare l’immaginario e mettere in atto un mutamento radicale nella relazione con noi stesse e tra i generi.

Anche cominciando a rappresentare la nostra forza di reagire possiamo sviluppare la fiducia in noi.

Proveremo, quindi, ad avventurarci in un percorso che ci fornisca strumenti critici per analizzare i processi socio-culturali di indebolimento delle donne e per affrontare la violenza contro le donne da una prospettiva post-vittimista, con particolare attenzione alle strategie che ci permettano di recuperare i saperi e desideri di cui siamo state espropriate.

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È-STREET locandina generale degli eventi

È-STREET locandina generale degli eventi

https://riprendiamocilestate.noblogs.org 

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Segugi e alchimisti/Note a partire dall’operazione Scintilla/Parte terza

Segugi e alchimisti/Note a partire dall’operazione Scintilla/Parte terza

Macerie

Dopo mesi concitati, nel tentativo di dare una degna risposta allo sgombero dell’Asilo e all’arresto di sei compagni e compagne, nel tentativo di mantenere viva la voglia di lottare in questa città, ci prendiamo ora il tempo di fare alcuni ragionamenti su questo teorema inquisitorio partorito dalla Questura, fatto proprio dalla Procura e avvallato da una GIP. Un teorema che per il momento non ha retto il primo impatto con il Tribunale del Riesame, dopo tre mesi sono infatti usciti dal carcere cinque compagni, ma che costringe ancora Silvia tra quelle mura e in condizioni di detenzione particolarmente afflittive.

A indagini ancora aperte vale la pena spendere sopra queste carte qualche parola, tra le altre cose perché contiene alcune indicazioni che sono il segno dei tempi su come costringere certi anarchici al silenzio, seppur non del tutto nuove. Già quindici anni fa infatti si poteva leggere in un libretto, dal titolo ‘L’anarchismo al bando’, di come le strategie repressive mirassero a “togliere agli anarchici ogni possibilità di agire in gruppi di più persone articolando anche alla luce del sole il loro intervento, proprio in quanto finalizzato all’insurrezione generalizzata”.

Questo lavoro di analisi uscirà a puntate, una alla settimana, che si concentreranno su alcune specificità dell’operazione Scintilla e della lotta contro i Centri di detenzione per immigrati. A scriverle sono alcuni compagni, alcuni imputati e indagati in quest’inchiesta, altri no, che nel corso degli anni si sono battuti contro la detenzione amministrativa.

Segugi e alchimisti

A voler sviscerare nel dettaglio le strategie repressive della controparte, capire cosa pensa ed entro quali confini tenta sempre più di rinchiuderci, non possiamo esimerci dall’intraprendere una prima disamina del modo in cui queste strategie vengono poste in atto. Addentriamoci dunque nel tunnel della tecnica repressiva e degli strumenti più o meno raffinati che porta con sé, dando un primo sguardo ai sessantasei gigabyte di faldoni che hanno accompagnato l’ordinanza di custodia cautelare.

A chi si è trovato a spulciare questa mole di dati è saltata subito all’occhio una prassi oramai consolidata da parte delle forze di polizia e già vista in altre vicende processuali: raccogliere migliaia e migliaia di pagine di intercettazioni. Si parla di almeno quattro anni di intercettazioni, principalmente effettuate sulle utenze telefoniche di singole compagne e compagni, sul telefono delle espulsioni, oltre a quelle ambientali dell’occupazione di c.so Giulio Cesare. Un orecchio indiscreto è stato poi introdotto nell’abitazione privata in cui ha vissuto per un periodo un compagno, e per l’occasione è stato persino scomodato un fabbro da Roma per scassinare e fare le copie delle chiavi dell’appartamento. Risultano infine registrati anche i colloqui nel C.P.R. tra un recluso e una compagna. Continua a leggere

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E’-STREET!!! Programma 2019!

E’-STREET! E’-STREET – Riprendiamoci l’estate!-Programma 2019

Che cos’è E’-STREET?

E’-Street! 2019: Programma Completo

14 giugno dalle ore 20
MONTE CIOCCI
E-State Ciocci
Aperitivo
Live painting – Accademia di Roma
Musica e free-style – Chaz e Kamy

Monte Ciocci si colora
14 giugno ore 20
In occasione di E’-Street arriva il primo evento estivo di Argo, nel luogo dove tutti noi milioni di volte ci siamo fermati per guardare il cielo sopra Roma.
Venerdì 14 giugno dalle 20.00 in poi saremo a Monte Ciocci con musica, cibo e birra, per goderci il tramonto sulla terrazza panoramica più bella della nostra zona.
A colorare la serata ci saranno gli artisti dell’Accademia di Belle Arti con pittura dal vero e bombolette, dj-set scratch a cura di Kemy e un piccolo live hip-hop, in cui si esibiranno Kemy e il Chaz.
Se uno spazio non c’è, inventalo!

https://www.facebook.com/events/2359837867569028/

21 giugno ore 18
VALLE AURELIA

Ex 51 – Via Bacciarini 12
La Coordinamenta femminista e lesbica presenta
“REATTIVE” Laboratorio postvittimista aperto a tutt*
di e con Nicoletta Poidimani 
A seguire: Cena a buffet
Musica
Cocktail

28 giugno dalle 17
VALLE AURELIA – giardini Ater – Viale di valle Aurelia 129
Cerco l’Estate sotto ai palazzi rossi
Teatro
Esibizione di capoeira
Hip hop
Jazz
Esposizioni fotografiche
Braciolata

6 luglio dalle 18:30
VALLE AURELIA – Villa Veschi – ingresso Via Gandino
Valle Aurelia in festa 3
Yoga
Inventa la tua Fornace: laboratorio sulla Fornace Veschi
Teatro
Musica

7 luglio dalle 9:30
PINETA SACCHETTI – ingresso Via della Pineta Sacchetti 78
Yoga
Street art tour
Parco artistico del Pineto
Musica classica

12 luglio
AURELIA – Mercato Irnerio – Via Aurelia
Festa del Mercato

13 luglio dalle 18:30
PRIMAVALLE – Parco Dominique Green – ingresso Via Sant’Igino Papa
Musica
Teatro
Esposizioni

Domenica 14 Luglio dalle 16 
TRIONFALE – Giardino e i S.Ub gli Spazi Sociali dell’Autorecupero S.Tommaso – Via San Tommaso d’Aquino 11a
GIORNATONA DI MEZZA E’-STREET
Spazio bimb*
Giochi da Tavolo
Musica Live & DJ Set w/Oxygen Sessions
Chiacchierate/Audio-Video/Expo/Performance su Abitare, Sport Popolare, Relazioni Etiche
Teatro-Open Mic
Merenda e Aperitivo Godereccio a offerta libera

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Les Criades/Roba Estesa

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9 giugno/ci vediamo a Ponte Galeria!

SULLA POSSIBILE RIAPERTURA DELLA SEZIONE MASCHILE DEL CPR DI PONTE GALERIA

Il 9 Aprile il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha annunciato la riconsegna della parte maschile del CPR di Ponte Galeria alla prefettura di Roma.

“L’intervento ha interessato la ristrutturazione edilizia ed impiantistica dei tre edifici, che costituiscono l’ala in questione e che, complessivamente, si sviluppano in pianta per una superficie coperta di circa 1900 mq. Il completamento dei lavori è stato reso possibile dopo una complessa serie di interventi di ristrutturazione degli ambienti che erano stati gravemente danneggiati, nel dicembre 2015, a seguito degli eventi tumultuosi, culminati in diversi incendi, appiccati dagli ospiti.”

Si parla  di 125 posti in più che, stando a quanto riportato dai giornali, dovrebbero essere utilizzati a partire da giugno, ma finora gli uomini catturati nel Lazio vengono ancora trasferiti in altri CPR.
Nuovi posti da aggiungersi agli altri sei centri già presenti sul territorio nazionale (Bari, Brindisi, Caltanissetta, Torino, Palazzo San Gervasio e Trapani) che complessivamente rinchiudono 778 persone.
Nel frattempo, sono in corso i lavori per attivarne altri quattro a Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Milano, Macomer (Nuoro) e Modena. Potranno ospitare fino a 392 persone.

A colpi di decreti e forzature il governo verde-giallo prosegue la politica colonialista e xenofoba dei governi precedenti.

Mentre gli eccidi in mare si susseguono e gli episodi di razzismo anche a pochi chilometri da noi continuano a mietere vittime; mentre la repressione continua a rastrellare rinchiudendo compagni e compagne; mentre le compagne che lottano contro i regimi speciali sono in sciopero della fame dal 29 maggio, rimane la domanda: dove ci vogliamo posizionare? Siamo disposte a continuare a lottare?

ci vediamo il 9 giugno alle ore 16:00
davanti al cpr di ponte galeria
fermata Fiera di Roma

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La residenza è un problema?

https://www.facebook.com/torpignaisstillalive/

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11 giugno/Contro la repressione sui posti di lavoro

Riceviamo da lavoratricilavoratrici

PER UNA SANITA’ PUBBLICA, GRATUITA, UNIVERSALE, UMANIZZATA

CONTRO LA REPRESSIONE NEI POSTI DI LAVORO

Martedì 11 giugno al Policlinico alle 12,00 è fissato il Consiglio di Diciplina per Peppe, infermiere del Policlinico. L’accusa è che avrebbe leso l’immagine dell’Azienda per aver condiviso sulla sua pagina Facebook un comunicato del Coordinamento Cittadino Sanità nel quale si denunciava un trattamento “di favore” nei confronti di un senatore del PD, al quale è stato assicurato un preziosissimo posto di Rianimazione, senza che ne avesse alcun bisogno, mentre decine di pazienti più bisognosi di lui aspettavano un posto letto nell’inferno della spianata di barelle nelle varie “piazzette” del Pronto Soccorso. Questo trattamento di favore è stato “garantito” dall’intera catena di comando della Sanità della Regione Lazio a partire dall’Assessore della Sanità D’Amato, dal Direttore del Policlinico Panella, dal responsabile del Pronto Soccorso Pugliese, tutti presenti ad omaggiare l’illustre paziente, senza minimamente occuparsi di tutti gli altri. Peppe rischia il licenziamento perchè “recidivo” avendo già subito, da poco, tre mesi di sospensione, senza retribuzione per aver denunciato in un intervista le condizioni di pazienti e lavoratori.

MARTEDI’ 11 GIUGNO ORE 12:00

PRESIDIO DIREZIONE POLICLINICO UMBERTO I° Continua a leggere

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Per Mara e per noi

Per Mara e per noi

“L’usura del tempo non c’entra con il fatto che una catena
di eventi venga ad essere rimossa dalla memoria collettiva.
La causa e i processi di dimenticanza e di oblio sono voluti
e perseguiti attraverso la falsificazione dell’esperienza storica, la produzione di ricordi sostitutivi, di codificazioni fuorvianti e fraudolente.
In definitiva, un far sapere diverso, la falsificazione di un
evento, la sua rimozione e /o sostituzione…” Coordinamenta femminista e lesbica/Memoria collettiva Memoria femminista

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Silenzi/Note a partire dall’operazione Scintilla/Parte seconda

Silenzi/Note a partire dall’operazione Scintilla/Parte seconda

 

Macerie

Dopo mesi concitati, nel tentativo di dare una degna risposta allo sgombero dell’Asilo e all’arresto di sei compagni e compagne, nel tentativo di mantenere viva la voglia di lottare in questa città, ci prendiamo ora il tempo di fare alcuni ragionamenti su questo teorema inquisitorio partorito dalla Questura, fatto proprio dalla Procura e avvallato da una GIP. Un teorema che per il momento non ha retto il primo impatto con il Tribunale del Riesame, dopo tre mesi sono infatti usciti dal carcere cinque compagni, ma che costringe ancora Silvia tra quelle mura e in condizioni di detenzione particolarmente afflittive.

A indagini ancora aperte vale la pena spendere sopra queste carte qualche parola, tra le altre cose perché contiene alcune indicazioni che sono il segno dei tempi su come costringere certi anarchici al silenzio, seppur non del tutto nuove. Già quindici anni fa infatti si poteva leggere in un libretto, dal titolo ‘L’anarchismo al bando’, di come le strategie repressive mirassero a “togliere agli anarchici ogni possibilità di agire in gruppi di più persone articolando anche alla luce del sole il loro intervento, proprio in quanto finalizzato all’insurrezione generalizzata”.

Questo lavoro di analisi uscirà a puntate, una alla settimana, che si concentreranno su alcune specificità dell’operazione Scintilla e della lotta contro i Centri di detenzione per immigrati. A scriverle sono alcuni compagni, alcuni imputati e indagati in quest’inchiesta, altri no, che nel corso degli anni si sono battuti contro la detenzione amministrativa.

Silenzi

L’oggetto del teorema inquisitorio Scintilla è una lotta ventennale, quella contro la detenzione amministrativa dei senza-documenti, portata avanti da un movimento reale dentro e fuori i Centri di reclusione. Una lotta composta anche da una serie lunghissima di iniziative all’esterno dei Centri: alcune indette, altre a sorpresa,  alcune anonime, altre rivendicate, alcune “a volto scoperto” e altre “a volto coperto”. Per la maggior parte di queste ultime gli inquirenti non sono finora riusciti a raccogliere né prove né indizi sufficienti per attribuire precise responsabilità individuali, nonostante anni di esegesi di scritti, intercettazioni telefoniche e ambientali, videoriprese, pedinamenti, rilievi e prelievi di impronte digitali e DNA.

Che fare, si saranno chiesti nelle Questure e nelle Procure di mezza Italia? Continuare le indagini in attesa di individuare qualche colpevole? Gettare la spugna e archiviare i fascicoli come casi irrisolti? O provare a chiudere il cerchio ipotizzando l’esistenza di una struttura associativa che consenta di attribuire tanti fatti a tutti i membri della supposta associazione. Come è noto, con l’operazione Scintilla, Questura e Procura di Torino hanno scelto la terza via, e non è la prima volta che accade. Limitando lo sguardo alle lotte contro la reclusione amministrativa dei senza documenti è già avvenuto a Lecce nel 2005 e sotto la Mole nel 2010, ai tempi dell’Assemblea Antirazzista.

Ma creare una impalcatura associativa non è cosa da poco, e da sempre nelle Questure e Tribunali ci si scalda con la legna che si ha. Come sempre, occorre partire dai fondamentali e quindi dal Codice Penale che all’art. 270 cp. stabilisce “Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette e idonee a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato è punito con la reclusione da cinque a dieci anni”. Giurisprudenza alla mano, il GIP spiega che “rientra negli ordinamenti economici e sociali tutelati dall’art. 270 c.p. ogni formazione sociale in cui si esprime l’ordine democratico statale, anche quelle di sostegno economico e sociale alle politiche di sviluppo e coesione sociale nell’ottica del rispetto dei diritti umani, pure pertanto in relazione al settore dell’immigrazione, rilevante per la presente fattispecie associativa”. Continua a leggere

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“Camarade lune” in giro per la Bretagna!

“Camarade lune” in giro per la Bretagna!

Mardi 4 juin……….Rennes 18h30 au café lectur CRIDEV
Mercredi 5 juin…..Rennes à 19H à la Maison de la Grève
Jeudi 6 juin……….. Châteaulin à 20h30 au Run ar Puns
Vendredi 7 juin…..Douarnodez à la librerie l’Ivraei à 12h
Dimanche 9 juin…La Rolandière, Notre-Dame des Landes à 18h à la librerie de la Zad, Taslu

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2 giugno/ María José Llergo/Canción de Soldados

NO TIRO CONTRA MIS HERMANOS

Dicen que la patria es un fusil y una bandera. Mi patria son mis hermanos que están labrando la tierra. Mi patria son mis hermanos que están labrando la tierra mientras aquí nos enseñan cómo se mata en la guerra. Ay, que yo no tiro, que no, ay, que yo no tiro, que no, ay, que yo no tiro contra mis hermanos. Ay, que yo tiraba, que sí,* ay, que yo tiraba, que sí, contra los que ahogan al pueblo en sus manos. Nos preparan a la lucha en contra de los obreros mal rayo me parta a mí si ataco a mis compañeros.** La guerra que tanto temen no viene del extranjero; son luchas de proletarios como los bravos mineros.*** Cuando muere un general lo llevan sobre un armón. Al que se mata en la mina lo entierra el mismo carbón. Al que se mata en la mina lo llevan dos compañeros, dolor de carbón de piedra, luto de bravos mineros. Si mi hermano se levanta estando yo en el cuartel cojo el fusil y la manta** y me echo al monte con él. Oficiales, oficiales, tenéis mucha valentía veremos si sois valientes cuando llegue nuestro día.*** Ay, que yo no tiro, que no, ay, que yo no tiro, que no, ay, que yo no tiro contra mis hermanos. Ay, que yo tiraba, que sí, ay, que yo tiraba, que sí, contra los que ahogan a España en sus manos.

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