Dotti Medici e Sapienti

Dotti Medici e Sapienti

…E perciò prima che mi possiate fermare
Devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare
Di alzarsi e scappare anche se si sente male
Vai scappa, scappa!

clicca sull’immagine!

E nel nome del progresso
Il dibattito sia aperto
Parleranno tutti quanti
Dotti medici e sapienti

Tutti intorno al capezzale
Di un malato molto grave
Anzi già qualcuno ha detto
Che il malato è quasi morto

Così giovane è peccato
Che si sia così conciato
Si dia quindi la parola
Al rettore della scuola

Sono a tutti molto grato
Di esser stato consultato
Per me il caso è lampante
Costui è solo un commediante

No, non è per contraddire
Il collega professore
Ma costui è un disadattato
Che sia subito internato

Al congresso sono tanti
Dotti, medici e sapienti
Per parlare, giudicare
Valutare e provvedere
E trovare dei rimedi
Per il giovane in questione

Questo giovane è malato
So io come va curato
Ha già troppo contagiato
Deve essere isolato

Son sicuro ed ho le prove
Questo è un caso molto grave
Trattamento radicale
Quindi prima che finisca male

Mi dispiace dissentire
Per me il caso è elementare
Il ragazzo è un immaturo
Non ha fatto il militare

Al congresso sono tanti
Dotti, medici e sapienti
Per parlare, giudicare
Valutare e provvedere
E trovare dei rimedi
Per il giovane in questione

Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola
E fra gente importante, io che non valgo niente
Forse non dovrei neanche parlare

Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto
E perciò prima che mi possiate fermare
Devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare
Di alzarsi e scappare anche se si sente male
Vai scappa, scappa!

E.Bennato

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Sabato 19 davanti al carcere di Tolmezzo (Udine)

Riceviamo dalle compagne dell'”Assemblea permanente contro il carcere e la repressione”

sabato 19 dicembre alle h 14 a Tolmezzo davanti al carcere in via Paluzza 77.

Nel…” carcere di Tolmezzo, venerdì scorso è spirato un detenuto di 71 anni, condannato al 41 bis, il carcere-tomba, altri 2 detenuti tolmezzini risultano ricoverati a Verona e 3 ancora ricoverati all’ospedale di Tolmezzo. Il picco è stato di 155 positivi su 200 detenuti.
I detenuti usano le stesse docce, dormono in cella spesso sovraffollate e mantenere le distanze diventa impossibile. I colloqui sono sospesi da marzo, come tutte le attività: il virus entra in prigione attraverso i secondini, che non si fanno scrupoli a lavorare senza rispetto delle norme igieniche fondamentali della tutela propria e altrui. Una volta scoppiato il contagio, nessuna delle istituzioni implicate (direttrice del carcere, dirigenti del DAP, magistratura, distretto e azienda sanitaria, mass media…) si cura di svolgere il
proprio compito, ma al contrario ognuna si occupa di assecondare il muro di omertà a tutela del mantenimento proprio e dei propri privilegi. In altre parole la verità del contagio non filtra fuori dal carcere ma rimane isolata, murata dentro la galera. Se la verità non si racconta, muore: ma la verità vive se viene detta, ed emerge con tutta la sua forza.”

QUI IL VOLANTINO Tolmezzo 19_12

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Ridefinire le nostre relazioni

“Ridefinire la nostre relazioni”

https://anarcoqueer.wordpress.com/zines-scaricabili/

“Vorrei chiarire sin dall’inizio che questo libro non tratta dei pro e contro della monogamia rispetto alla non-monogamia. Ho scelto di scrivere di ciò che ho vissuto e sperimentato: relazioni aperte.
Credo fortemente che questo genere di rapporti riduca i rischi dovuti ad una malsana co-dipendenza. Le relazioni aperte ci sfidano ad affrontare la nostra
gelosia e la nostra possessività.”

“La società compirà ogni azione in suo potere per tracciare confini restrittivi attorno alla tua esistenza – come dovresti apparire, come dovresti sentirti, quali dovrebbero essere i tuoi obiettivi […]

LEGGERE QUI        ridefinire-relazioni_print

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ASTA LA LIBERTA’!

https://www.notav.info/

Udite udite! Dalle ore 10 di domenica 20 dicembre partirà la chiassosa, audace, dirompente e soprattutto Resistente… “ASTA LA LIBERTA’”!
Una giornata interamente dedicata a tutte e tutti noi, per avere l’opportunità di portarsi a casa bellissimi disegni originali e dare un aiuto concreto alla Cassa di Resistenza No Tav. Continua a leggere

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15 dicembre/ In ricordo di Walter Alasia, le parole della madre Ada Tibaldi

Oggi, 15 dicembre è l’anniversario della morte di Walter Alasia, compagno delle Brigate Rosse, ucciso a vent’anni dalla polizia nel 1976, nella casa della sua famiglia a Sesto San Giovanni, a Milano. Lo vogliamo ricordare attraverso le parole di Ada Tibaldi, sua madre, operaia, perché alle madri è affidato il ruolo da parte del sistema patriarcale e capitalista di essere catena di trasmissione dei valori dominanti, loro sono incaricate di inculcare nei figli la capacità di adattarsi ad una società di sfruttamento e dolore, ma quando le madri cominciano a farsi domande, quando prendono istintivamente coscienza, allora sono strumento di verità e di giustizia sociale e i figli capiscono.

Leggete qui le parole di Ada Tibaldi https://coordinamenta.noblogs.org/post/2019/12/15/15-dicembre-1976-le-parole-di-ada-tibaldi-per-ricordare-walter-alasia/

Vi consigliamo di leggere : G. Manzini, Indagine su un brigatista rosso/ la storia di Walter Alasia, Einaudi 1978 (prima edizione)

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Notizie urgenti dal carcere di Modena

Questa è la notizia che abbiamo ricevuto l’11 dicembre da alcune compagne

<È di qualche minuto fa la notizia che un pugno di detenuti di Ascoli – trasferiti a marzo dal carcere di Modena –  sono stati riportati proprio a Modena. Perché? Perché venerdì 20 novembre hanno fatto un esposto alla Procura di Ancona in cui denunciavano i fatti accaduti in quel carcere e quelli relativi alla morte di Piscitelli. All’inizio questi detenuti tramite domandina hanno chiesto il numero di protocollo e copia dell’esposto. Lunedì 23 questo esposto non era ancora partito, la motivazione era legata al fatto che doveva passare per la Direzione, cosa non necessaria per un esposto in Procura. Lo stesso giorno i detenuti hanno cercato di contattare i propri avvocati per fare pressione alla partenza dell’esposto. Questi detenuti erano ben consapevoli che avrebbero avuto problemi, anche grossi, ma per loro era più giusta la strada della verità[…]

Questo l’esposto 

Casa circondariale Ascoli

20/11/2020

N°protocollo 18072
Alla procura generale della repubblica di Ancora

Oggetto: Richiesta e verifica su eventuali ipotesi di reato di cui all’art.28 della costituzione della repubblica italiana; art. 3 convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo L. 4 agosto 1955 n°848; art. 608 c.p; art. 575 c.p ; 593 c.p ( tortura; abuso di autorità contro detenuti o arrestati; omicidio; omissione di soccorso). Perpetrati presso la casa circondariale di Modena e presso la casa circondariale di Ascoli Piceno; falso in atti.
In capo alla direzione della casa circondariale di Modena e della casa circondariale di Ascoli Piceno per “culpa in vigilando” e “culpa negligendo” ed al comandante ed al corpo della polizia penitenziaria della casa circondariale di Modena, Ascoli Piceno, Bologna, Reggio Emilia. Richiesta di essere ascoltati da codesta procura per rilasciare deposizioni collettive, individuali, specifiche e dettagliati sui fatti occorsi c/o  la casa circondariale di Modena in data 08/03/2020 e c/o la casa circondariale di Ascoli Piceno in data 09/03/2020 e nei giorni successivi al nostro arrivo. Continua a leggere

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T’es pas toute seule

Da ascoltare!

https://soundcloud.com/zerevengers

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Nella “democratica” Francia: umiliazioni e catene

In solidarietà e sostegno a Saioa Sanchez Iturregi prigioniera politica basca, imprigionata nel carcere di Nantes in Francia!

Questa la sua vicenda: Fonte Infoaut.org

<È incarcerata nel carcere femminile di Rennes come le altre donne basche, perché è uno degli unici due penitenziari femminili in cui sono previste lunghe pene. È stata trasferita a Nantes per partorire, poiché questo carcere è più adatto. Suo figlio è nato a settembre. Il 30 novembre doveva essere trasferita per una visita ginecologica.

L’accompagnatrice le ha detto che non poteva fare questo trasferimento con il suo bambino, poi le ha detto, dopo un rifiuto iniziale da parte sua, che questo trasferimento poteva essere fatto con il suo bambino se lei accettava di essere incatenata alle gambe legate in vita da una catena. La Saoia ha rifiutato questa umiliazione e l’esame non ha potuto avere luogo.

Lo status di DPS, prigioniero sotto sorveglianza speciale, sembra quindi essere mantenuto contro i prigionieri politici baschi.>

Per scriverle:  Saioa Sanchez Iturregi /  Maison d’Arrêt des Femmes de Nantes Rue de la Mainguais 44300 Naoned.

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Sabato 12 dicembre davanti al carcere del Cotroneo a Trieste

Riceviamo dalle compagne di Udine

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A nove mesi dalla strage di Stato nelle carceri

Per il 12 dicembre, anniversario della strage di piazza Fontana.

Riceviamo e pubblichiamo

A NOVE MESI DALLA STRAGE DI STATO NELLE CARCERI

Durante le rivolte di marzo nelle carceri, lo Stato italiano ha compiuto una strage: 14 detenuti vengono ritrovati morti nelle patrie galere. Tredici di loro dentro i corridoi dei penitenziari di Modena, Alessandria, Verona, Ascoli, Parma, Bologna, Rieti; uno di loro morirà successivamente dopo il ricovero nell’ospedale di Rieti. Non una parola pronunciata dallo Stato su queste morti nel corso dei mesi, nemmeno alle famiglie, avvisate – e forse ad oggi nemmeno tutte – a distanza di tempo, dagli avvocati che seguivano le vicende legali dei propri cari detenuti. Se questi morti ad oggi hanno un nome è per opera di chi individualmente si è attivato per ricercarli e renderli noti.
Quello che si è visto fino a qui, non è che un copione degno delle peggiori dittature: insabbiare l’accaduto, costruire una verità ufficiale rimescolando qualche carta, trovare qualcuno da incolpare (i morti stessi, detenuti e tossici, oppure la regia esterna dei mafiosi, o degli anarchici), far sparire i testimoni o terrorizzarli a morte. Un copione che si è già spesso ripetuto nella storia della democratica Italia: dalle stragi di Stato note, seppur mai ufficialmente riconosciute come tali, alle morti in carcere o nei CPR, da quella di Cucchi sino a quella di Vakhtang Enukidze, ucciso dalla Polizia a gennaio di quest’anno nel CPR di Gradisca d’Isonzo[…]

continua a leggere qui modena definitivo corretto

[…] Per questo motivo non possiamo tacere e ribadiamo ancor più in occasione dell’anniversario della strage di Piazza Fontana, che stragista è lo Stato.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ad Alfredo ed Anna, compagni anarchici condannati
il 24 novembre nel processo Scripta Manent a 20 e 16,6 anni di carcere, anche con l’accusa di strage, perché ritenuti responsabili di un ordigno alla scuola allievi di polizia di Fossano.

STRAGISTA È LO STATO.
LIBERTÀ DALLE GALERE PER TUTTI/E I/LE DETENUTI/E!
LIBERTA’ PER CHI, CONTRO LA VIOLENZA INDISCRIMINATA DELLO STATO, HA SEMPRE LOTTATO!
PERCHÈ MARCO, SALVATORE, SLIM, ARTUR, HAFEDH, LOFTI, ALI, ERIAL, ANTE, CARLO SAMIR, HAITEM, GHAZI E ABDELLAH E TUTTI GLI ALTRI MORTI PER MANO DELLO STATO NON SIANO DIMENTICATI

Anarchiche e anarchici

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Riflessioni femministe sul Terzo settore e sui servizi sociali

I Nomi delle Cose, lo spazio di riflessione della Coordinamenta femminista e lesbica

i-nomi-delle-cose

“Riflessioni femministe sul Terzo Settore e sui servizi sociali: il privato sociale strumento di normalizzazione, controllo, repressione/ dame di san vincenzo rosse/militanza/ Impero del Bene”

Colloquio e scambio con due compagne di Udine dell'<Assemblea permanente contro il carcere e la repressione> che fanno parte della trasmissione Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane. (FM 90.0 MHz – streaming https://radioondefurlane.eu/ – podcast https://soundcloud.com/radiaz10n3)

 “In relazione al periodo particolare della così detta emergenza da covid-19 che stiamo attraversando ma anche e soprattutto per mettere insieme delle riflessioni che, come coordinamenta, andiamo facendo da molto tempo, vorremmo parlare di quello che comunemente viene chiamato Terzo Settore o del privato sociale e parallelamente della connotazione dei servizi sociali pubblici nel contesto storico attuale.

La spinta ad affrontare direttamente l’argomento ci è venuta dall’ascolto di alcune puntate della trasmissione Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane e, per questo, abbiamo chiesto a due compagne di Udine dell'<Assemblea permanente contro il carcere e la repressione> che fanno parte appunto della trasmissione, di raccontarci le loro lotte e la loro esperienza.

Il Terzo Settore, o del privato sociale o no profit, si sviluppa soprattutto negli anni ’90 quando viene messo in discussione lo stato sociale. La collocazione temporale è molto importante perché connota politicamente l’espansione di questo ambito, espansione che si accompagna alla perdita progressiva della lettura di classe delle condizioni sociali, alla colpevolizzazione e alla demonizzazione della povertà, alla trasformazione, infatti, del disagio in colpa e all’introduzione, parallelamente, del concetto di società civile, di corretta capacità di convivenza, di cittadinanza, di cittadinanza attiva che prendono il posto dei concetti di classe sociale, di lotta di classe, di rapporto di forza tra le classi. A tutto questo si aggiunge la propaganda al volontariato, di chiara matrice cattolica in quanto lavoro di dedizione non pagato, che diventa un pilastro della trasformazione neoliberista del mondo del lavoro insieme alla patriarcalizzazione della società : gratuità, dedizione all’azienda, partecipazione affettiva ed emotiva alle sorti del capitale.

Non è un caso infatti che alla nascita ed alla crescita del Terzo Settore si accompagni una modifica sostanziale dei servizi sociali pubblici che si sono man mano trasformati da servizio di tutela a strumento di controllo e repressione attraverso l’assunzione di modalità poliziesche che ci ricordano molto quelle dell’Inghilterra Vittoriana…BUON ASCOLTO!

clicca qui

Materiali di chiarimento e approfondimento

-«Convergenze parallele»: il perimetro (ristretto) del dibattito italiano sul Terzo settore,  di Sandro Busso e Enrico Gargiulo  Convergenze_parallele_il_perimetro_rist

-<Autovalorizzazione, etica della devozione, profilazione> di Margherita Croce https://coordinamenta.noblogs.org/post/2019/10/20/autovalorizzazione-etica-della-devozione-profilazione/

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Coscienza illusoria di sé/ anche per capire il tempo del Covid-19

“Una società in corto circuito”

E.Teghil, Coscienza illusoria di sé, Bordeaux 2013,pp.78-84

Uno dei nodi del nostro impegno come femministe è lo scardinamento dei ruoli.
Lottare solo contro l’ideologia, la mentalità, la cultura patriarcale senza
mettere in discussione i meccanismi che la producono, è insufficiente se non
fuorviante. Non trasformando i rapporti di produzione capitalistici iscritti nei processi
di lavoro, questi riproducono continuamente tutti i ruoli della divisione  sociale  capitalistica, tutti i ruoli degli apparati politici e ideologici patriarcali.
Disoccupazione, inquinamento, controllo, lavoro sempre più monotono, noioso,
sempre più disumano… qualsiasi condizione, situazione, fisica, mentale,
affettiva… trasformata in occasione di profitto, è qui il carattere
propriamente tragico degli anni che viviamo. Ma, questa condizione non si realizza a partire dall’automatismo in sé, non dipende dalle nostre possibilità o capacità, ma ha le radici dentro le condizioni sociali cioè nella natura della società e può essere dissolta
soltanto dalla prassi consapevole di soggetti che intendono liberarsi. Pertanto, la liberazione di noi tutte non è un programma per il futuro ma l’inventario del presente, l’insieme delle potenzialità incorporate nel sapere sociale. Nell’inventario del presente bisogna scrivere la possibilità di una grande trasformazione nei rapporti di produzione e di scambio fra gli esseri umani e, questo, a dispetto di tutte le culture che danno per scontata ed inevitabile questa società, sia che lo facciano per interesse, sia che lo facciano per
ignoranza, perché l’uno e l’altra non comportano innocenza. Infatti, hanno ripudiato, oltre al materialismo storico e  quello dialettico, anche la lotta di classe che è diventata monopolio dell’iper-borghesia e sono approdate al “liberalismo umanitario” che è una spietata apologia del darwinismo politico-sociale e, attraverso questo, santificano lo stato delle cose presenti. Passando attraverso la criminalizzazione e la demonizzazione delle parole. Una generazione, per anni, si è riconosciuta chiamandosi compagna e la parola
suggellava un patto di appartenenza e solidarietà, qualche cosa ben oltre i gruppi politici e i loro programmi, qualcosa di difficilmente verbalizzabile proprio per la ricchezza della sua estensibilità.
Compagna e femminista, ancor ieri provocavano vibrazioni che penetravano fin dentro gli abissi del disagio e della solitudine che pure c’erano anche allora.
Ma, se sono le parole che fanno le cose, disfare quelle parole che sono, allo stesso tempo, categorie  di rappresentazione e strumenti di mobilitazione, ha contribuito alla smobilitazione di quello che, un tempo, si chiamava femminismo.
Il potere è la guerra. La guerra, continuata con altri mezzi, è iscrivere e riscrivere le disuguaglianze economiche, etniche e di genere fin nei corpi e, da qui, la gravità di quelle che si sono arruolate nelle Istituzioni che, di questa guerra fatta alle più, sono l’esercito.
Da qui lo sdoganamento della violenza che pervade tutta la società, la recrudescenza del femminicidio in una società patriarcale che ha legittimato il razzismo da parte di chi si ritiene superiore ad un altro/a. E’ la banalizzazione della morte, l’introduzione della pena di morte extra-legem, la distruzione di tutti gli equilibri di cui si facevano forti piccola e
media borghesia, lavoratrici e lavoratori cognitivi e liberi professionisti. E’ in questo contesto che si assiste alla riproduzione amico/a-nemico/a, costruita artificialmente attraverso il richiamo ad un gruppo sociale, di volta in volta criminalizzato, che permetta di veicolare il concetto che siamo in guerra. E, quando si è in guerra, si usa l’esercito e il fine giustifica i mezzi. Continua a leggere

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sabato 5 dicembre 2020/ importanti proteste a Parigi

In questo momento a Parigi la gente è in piazza e le proteste contro la <legge sicurezza> sono serrate e importanti!

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Dedicata a tutt* gli oppress*/ Che non era previsto che noi sopravvivessimo

<Perciò è meglio parlare
Ricordando
Che non era previsto che noi sopravvivessimo>

LITANIA PER LA SOPRAVVIVENZA

Per quelle di noi che vivono sul margine
Ritte sull’orlo costante della decisione
Cruciali e sole
Per quelle di noi che non possono lasciarsi andare
Al sogno passeggero della scelta
Che amano sulle soglie mentre vanno e vengono
Nelle ore fra un’alba e l’altra
Guardando dentro e fuori
E prima o poi allo stesso tempo
Cercando un adesso che dia vita
A futuri
Come pane nelle bocche dei nostri figli
Perché i loro sogni non riflettano
La fine dei nostri

Per quelle di noi
Che sono state marchiate dalla paura
Come una ruga leggera al centro delle nostre fronti
Imparando ad aver paura con il latte di nostra madre
Perché con questa arma
Questa illusione di poter essere al sicuro
Quelli dai piedi pesanti speravano di zittirci
Per noi tutte
Questo istante e questo trionfo
Non era previsto che noi sopravvivessimo

E quando il sole sorge abbiamo paura
Che forse non resterà
Quando il sole tramonta abbiamo paura
Che forse non si alzerà domattina
Quando abbiamo la pancia piena abbiamo paura
Dell’indigestione
Quando abbiamo la pancia vuota abbiamo paura
Di non poter mai più mangiare
Quando siamo amate abbiamo paura
Che l’amore svanirà
Quando siamo sole abbiamo paura
Che l’amore non tornerà
E quando parliamo abbiamo paura
Che le nostre parole non verranno udite
O ben accolte
Ma quando stiamo zitte
Anche allora abbiamo paura

Perciò è meglio parlare
Ricordando
Che non era previsto che noi sopravvivessimo

Audre Lorde da The Black Unicorn(1978)

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Per un 8 dicembre di lotta e di futuro

“Da oggi (1 dicembre n.d.r.) anche #Stella sarà privata della sua libertà. Questo pomeriggio le sono stati notificati gli arresti domiciliari per il processo “Oggi Paga Monti”, lo stesso per cui Dana è ancora in carcere, Nicoletta lo è stata prima, Fabiola è ai domiciliari e altr* 9 No Tav hanno ricevuto altre misure restrittive.”

Per un 8 dicembre di lotta e di futuro

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