Nascondere la logica e la portata di un passaggio

La Grande Transizione (sul governo Draghi)

di Ilrovescio.info

        la porta dell’inferno

Il governo Draghi non rappresenta soltanto l’ultima pièce nel teatro del camaleontismo politico (tutti insieme: sovranisti e liberali, destra e sinistra, garantisti e forcaioli, baroni dell’alta finanza e pretesi contestatori dei “poteri forti”…). Anzi, lo spettacolo, insieme grottesco e ributtante, dell’operazione in corso, condotta in nome dell’unità nazionale e della salvezza pubblica, è lì proprio per nascondere la logica e la portata di questo passaggio. Così come è decisamente riduttivo parlare di un futuro “lacrime e sangue” progettato per conto del capitale finanziario internazionale. Non siamo di fronte soltanto a una ristrutturazione degli assetti economici e politici, ma a ciò che nel linguaggio informatico dei tecnocrati si chiama formattazione. Per capirlo vanno osservati sia i ministeri “tecnici” di punta sia il quadro europeo nel quale si colloca la ricetta Draghi.

Possiamo sorvolare assai velocemente sui quindici ministri “politici” (sui Brunetta, sulle Gelmini, sui Di Maio ecc.). Le operazioni politiche che saltano più agli occhi sono: la conferma dei ministri della Sanità e dell’Interno, da un lato, e il cambio al Lavoro e alla Giustizia, dall’altro. Le conferme indicano che il modo in cui il governo ha attuato le direttive dell’OMS è piaciuto ai piani alti; lo stesso vale per la gestione dell’ordine pubblico, cioè la repressione di strada contro chiunque abbia anche solo provato a disturbare il confinamento sociale e quella selettiva contro i sovversivi. Alla Giustizia ora ci vuole invece una professionista (una Presidentessa della Corte Costituzionale) per rifare il trucco a un ministero responsabile di una vera e propria strage nelle carceri. Al Lavoro arriva il PD Orlando, perché la formattazione deve essere cogestita assieme ai sindacati confederali (i quali hanno subito fatto l’inchino al Banchiere). Il nuovo, come si dice, è altrove. E si chiama Transizione. Continua a leggere

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Malarazza/Ginevra Di Marco

FACCIAMOLA FINITA CON LA DELEGA!

Te lamenti, ma che te lamenti? Piglia sto bastone e tira fori li denti

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L’amore romantico uccide ancora

L’AMORE ROMANTICO UCCIDE ANCORA

L’ennesimo 14 febbraio e l’ennesima ridda di indagini sociologiche su amore e sesso nelle nuove generazioni. Gli articoli, un po’ qui e un po’ lì, parlano di una rivincita dell’amore romantico. I ragazzi e le ragazze comincerebbero a fare sesso presto, prima dei diciotto anni e questo avverrebbe anche con il consenso dei genitori, ma  questo procederebbe di pari passo con l’accentuazione e la diffusione della fedeltà di coppia e i tradimenti sarebbero percepiti come tali e riprovati dalla grande maggioranza dei giovani. Dai sondaggi Selfy del 2017  sarebbe aumentata la quota di maschi che sono intolleranti al tradimento. Ma guarda!

Si evita accuratamente di dire che i rapporti sentimentali/sessuali sono rapporti sociali e come tali riflettono la società in cui si svolgono e da questa sono costruiti. La società costruita dal neoliberismo è estremamente reazionaria, moralista, colpevolizzante, oppressiva, normalizzante  seppure falsamente permissiva secondo le regole del politicamente corretto. Nulla di quello che compone la struttura dell’oppressione patriarcale è stato, non diciamo superato, ma neppure messo in discussione: possesso, dominio, gerarchia, infantilizzazione, stigma e punizione. Perché mai i giovanissimi dovrebbero recepire messaggi diversi nei rapporti affettivi? Tutto questo non è un ritorno all’amore romantico, ma una ri-normalizzazione dei rapporti patriarcali di cui il paradigma dell’amore romantico faceva e fa parte. Certo l’aggiornamento di facciata del politicamente corretto comprende anche la <liberalizzazione> delle diversità sessuali, ma la sostanza non cambia, c’è solamente un riposizionamento ad un altro livello di cui la violenza maschile sulle donne è l’espressione più eclatante. Praticamente sono gli anni’50 riveduti e corretti e tutti i tentativi degli anni ’70 di costruire rapporti umani improntati a valori diversi sono stati azzerati e se ne è mantenuta soltanto la parvenza. D’altra parte non poteva che essere così perché le ragazze e i ragazzi degli anni ’70 volevano anche una società diversa. Non ci sono riusciti ma altr* ci riproveranno.

Vi invitiamo a leggere le note <L’amore romantico uccide> che abbiamo scritto in questi anni

14 febbraio/L’amore romantico uccide!!!

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Intimidazioni in carcere a chi ha denunciato le violenze

riceviamo e pubblichiamo

INTIMIDAZIONI IN CARCERE DOPO L’ESPOSTO IN PROCURA SULLE VIOLENZE A MODENA E AD ASCOLI PICENO

     MARZO 2020: in una trentina di carceri scoppiano rivolte per chiedere rassicurazioni
sulla gestione dell’emergenza COVID dietro le sbarre, salute e tutele adeguate.
Lo Stato risponde con manganelli, spari, 14 morti.
NOVEMBRE 2020: 5 detenuti raccontano ufficialmente quanto avvenuto l’8 marzo e il 9
marzo tra le carceri di Modena e Ascoli Piceno: le botte, la noncuranza delle guardie e dei
medici, la morte di Salvatore Piscitelli.
I 5 detenuti vengono trasferiti a titolo chiaramente intimidatorio nel carcere di Modena,
vengono interrogati. Poi vengono dispersi in 5 carceri differenti.
Da quel giorno le autorità giudiziarie e penitenziarie continuano ad esercitare forti
pressioni nei loro confronti. La solidarietà che intorno a loro si è creata dà fastidio,
perché smaschera quelle che sono le vere responsabilità dell’apparato statale e
sanitario
Mattia, uno dei 5 detenuti, compagno di cella di Sasà Piscitelli è stato trasferito nel
carcere di Ancona.
Il 21 gennaio è stato sottoposto a nuovo interrogatorio da parte della Procura di
Ancona. Vogliono che ritratti la sua versione, lo minacciano di denuncia per mancato
soccorso, quando sappiamo bene che sono le guardie a non aver soccorso Sasà. Gli
dicono di non parlare di questo secondo interrogatorio, gli bloccano la posta, soldi,
pacchi, gli vietano le cure mediche di cui ha bisogno. Mattia non abbassa la testa.
A LUI E AGLI ALTRI 4 DETENUTI CHE HANNO DETTO LA VERITÀ CONTINUIAMO A
PORTARE LA NOSTRA SOLIDARIETÀ!
RINNOVIAMO L’INVITO A SCRIVERE E A SOSTENERLI!
SE LE MURA SONO ALTE, LA SOLIDARIETÀ LE SUPERA.
Mattia Palloni
C.C. Ancona Montacuto
via Montecavallo 73 A, 60129 Ancona
Claudio Cipriani
C.C. Parma
strada Burla 57, 43122 Parma
Ferruccio Bianco
C.C. Reggio Emilia
via Luigi Settembrini 9, 42123 Reggio Emilia
Belmonte Cavazza
C.C. Piacenza
strada delle Novate 65, 29122 Piacenza
Francesco D’Angelo
C.C. Ferrara
via Arginone 327, 44122 Ferrara

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La coordinamenta verso l’8 marzo

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L’alibi, le scelte, la così detta scienza

<Le mie difficoltà quotidiane e la mia salute precaria non saranno mai l’alibi delle vostre scelte.>

di AnimaAliena

RISPOSTA DI UNA MALATA CRONICA ANTISPECISTA AGLI STUDENTI DI PARMA E DI TORINO, FAVOREVOLI AL PROGETTO LIGHT UP

Car* studenti,

ho letto con interesse la vostra lettera aperta, sperando di trovare spunti di riflessione differenti da quelli triti e ritriti in cui mi sono imbattuta nel corso degli anni, ma ahimè con disappunto ho notato che la narrazione che proponete resta quella ormai a me ben nota, e ho deciso pertanto di scrivervi queste poche righe di risposta, nella speranza di arricchire la vostra riflessione con il mio punto di vista di malata e attivista antispecista.

Mi presento brevemente, sono da molti anni un’attivista femminista e antispecista e sono anche una malata cronica. Non credo sia importante specificare quali siano i miei problemi di salute, vi basti sapere che a tutt’oggi non prevedono una cura, e sicuramente impattano in molti modi sulla mia qualità di vita. Penso pertanto di avere il diritto di dirvi cosa ne penso di quanto da voi espresso nella lettera, anche perché, a dirla tutta, sono stufa di chi, student* o ricercator*, prende la parola per me e per chi, come me, soffre di patologie non curabili. Parlate per i “poveri malati” ma non siamo tutt* uguali: ci sono persone che, pur di guarire (o illudersi di guarire) farebbero di tutto, e quando dico di tutto intendo non solo che appoggerebbero la sperimentazione animale, ma probabilmente sarebbero disposte anche a sacrificare altre persone (che reputano magari meno importanti di loro) per raggiungere lo scopo. Io sono la prima a sapere che la sofferenza ci porta a sragionare e a pensare in certi momenti che “valga tutto” se ci permette di eliminarla, ma so anche che i momenti di disperazione passano, e che non ci definiscono. E, in ogni caso, so che non tutti i malati sono così. Continua a leggere

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Io sto con Maya!

IO STO CON MAYA!

Una storia di ordinaria violenza che ancora non è finita. Polizia e patriarche non si smentiscono mai. Il prossimo 16 marzo ci sarà il processo. Guardate il video qui   infoaut.org/femminismo-genders/picchiata-dalla-polizia-a-19-anni-a-processo-il-16-marzo-video

e per rinfrescarvi la memoria  sulla vicenda leggete e guardate qui

https://coordinamenta.noblogs.org/post/2017/11/17/polizia-vigliacca-stiamo-tuttei-con-maya/
https://coordinamenta.noblogs.org/post/2017/10/12/linterrogatorio-di-maya/https://coordinamenta.noblogs.org/post/2017/06/13/io-sto-con-maya/

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Ascoltate stasera Zardins Magnetics/giovedì 11 febbraio 2021

Zardins Magnetics di giovedì 11 febbraio 2021

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

FM 90.0 MHz https://radioondefurlane.eu/
https://www.facebook.com/radiazioneinfo/
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

Gli argomenti:
-solidarietà al compagno Dimitri Koufontinas con un presidio sotto il
Consolato greco di Trieste, lunedì 15 febbraio dalle ore 10.00 alle 12.00;
-la 2° battitura che le detenute al  Coroneo di Trieste sosterranno lunedì
15 febbraio alle ore 15.30 e la presenza solidale organizzata sotto le mura
del carcere.

Per contatti
Assemblea permanente contro il carcere e la repressione
liberetutti@autistiche.org

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Memoria condivisa? Con chi?

Memoria condivisa? Con chi?

Nicoletta Poidimani    http://www.nicolettapoidimani.it/?p=1579

… dietro il milite delle brigate nere più onesto, più in buona fede, più idealista, c’erano i rastrellamenti le operazioni di sterminio le camere di tortura le deportazioni l’olocausto…
… mentre dietro il partigiano più ladro, più spietato c’era la lotta per una società più pacifica più democratica e ragionevolmente più giusta. (Italo Calvino)

Per non cascare nella trappola nascosta dietro il “Giorno del ricordo”, ripropongo un lucido intervento di Claudia Cernigoi tratto dal sito dieci febbraio, che accompagno con immagini di partigiane yugoslave.

L’equivoco della memoria condivisa

Va innanzitutto detto che è necessario distinguere tra storia e memoria: la storia è una materia scientifica, una raccolta di fatti inequivocabili: le interpretazioni e le valutazioni possono poi essere diverse (e sono queste che creano “memoria), ma è un dato di fatto, ad esempio, che il 28 ottobre si compì la Marcia su Roma, evento che per i fascisti rappresenta una giornata di festa, mentre per gli antifascisti significa la fine della democrazia; così come il 25 aprile, giorno in cui si celebra la Liberazione dal nazifascismo, è per i nazifascisti giornata di lutto

Premesso questo, possiamo considerare che è ormai da più di trent’anni (dal cosiddetto “crollo del comunismo”) che stiamo assistendo alla progressiva distruzione della memoria storica di tutto quanto di positivo avevano fatto i paesi socialisti, soprattutto nella lotta contro il nazifascismo (va ribadito che in termini di perdite umane l’URSS e la Jugoslavia furono i Paesi che percentualmente ebbero più morti durante la Seconda guerra mondiale). Continua a leggere

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I Puntini sulle A/Incontro di sintesi e discussione domenica 21 febbraio a Viareggio

Incontro di sintesi e discussione domenica 21 febbraio a Viareggio

Carissime, come sapete sabato 30 gennaio a Viareggio si è tenuto l’incontro di autoformazione femminista sul multilavoro delle donne.

In quella occasione abbiamo ragionato sull’opportunità di chiudere questa prima tranche di autoformazione con un incontro di valutazione del percorso sin qui fatto, percorso che si è spalmato nell’arco di un anno per ragioni indipendenti da noi, tra lockdown, dpcm vari e altre amenità.

Auspichiamo di riuscire a realizzare, nei prossimi mesi, gli incontri che sono stati rinviati a causa delle difficoltà di spostamento delle “relatrici”. Ma nel frattempo non vorremmo si perdesse la ricchezza di stimoli emersa nei cinque incontri che, con determinazione e sana caparbietà, siamo riuscite ad organizzare finora anche grazie alla vostra partecipazione.

Proponiamo, quindi, di rivederci domenica 21 febbraio a Viareggio, dalle 11 alle 17, nella sede delle Donne in cantiere, con le compagne che hanno partecipato ad almeno uno degli incontri di autoformazione finora svolti e con le compagne che hanno generosamente condiviso e discusso con noi le loro esperienze.

Obiettivo di questo incontro rimane quello già espresso nel primo calendario, e cioè «Un momento di riflessione, sintesi e valutazione sul ciclo di autoformazione, per dare corpo agli strumenti acquisiti e rinnovare le prospettive di lotta femminista».

Saluti femministi, Nic e le Donne in cantiere

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20 febbraio 2021/presidio al CPR di Ponte galeria

https://brucerabrucera.noblogs.org/

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UN FATTO GRAVISSIMO!

UN FATTO GRAVISSIMO!

riceviamo e condividiamo

COME RETE JIN MILANO VI CHIEDIAMO DI CONDIVIDERE QUESTO MESSAGGIO SULLE
VOSTRE PAGINE, GRAZIE.

LA PAGINA DI RETE JIN MILANO è STATA OSCURATA!
La censura di Facebook colpisce ancora.
La pagina di Rete Jin Milano è stata oscurata per i suoi contenuti
politici, e così anche le pagine private di alcune delle compagne della
Rete.
In particolare, il post che sta causando il blocco è un articolo pubblicato
sul sito di Rete Jin nazionale sulle compagne martiri Sakine Cansiz, Fidan
Dogan e Leyla Seylemez, assassinate a Parigi dallo Stato turco.
In aiuto delle compagne di Rete Jin, denunciamo la vergognosa censura di
Facebook che le sta colpendo, e che troppo spesso colpisce le pagine
delle/degli attivist*.
BASTA CENSURA! #censura #retejin

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Idea di natura e rapporti sociali di sesso e di razza

«Idea di natura» e rapporti sociali di sesso e di razza: l’epistemologia della dominazione di Colette Guillaumin

di Marcella Farioli  da carmillaonline.com

Nel 1972 esce in Francia nelle edizioni Mouton il volume di Colette Guillaumin L’idéologie raciste. Genèse et langage actuel. La sociologa e militante femminista e antirazzista, ricercatrice del CNRS e dal 1977 collaboratrice della rivista teorica del femminismo materialista francese Questions féministes, opera in questo saggio una vera svolta epistemologica nell’analisi dei «rapporti sociali di razza». Guillaumin scardina infatti la concezione dominante all’epoca secondo cui il razzismo si definisce in quanto trattamento ostile di gruppi “naturali” preesistenti, rovesciando questa prospettiva e il rapporto causale di matrice idealista che essa sottende: se l’ideologia razzista si diffonde parallelamente alla diffusione su larga scala dello schiavismo e del colonialismo, soprattutto a partire dal XVII secolo, è perché essa è chiamata a giustificare una dominazione e uno sfruttamento già in atto. La legittimazione dei rapporti sociali di razza avviene attraverso «l’idea di natura», ovvero la credenza nell’esistenza di categorie naturali, chiuse e dotate di un determinismo interno e di caratteristiche particolari: tale concezione, attraverso il procedimento della naturalizzazione, permette di perennizzare e di pensare come immutabile la subordinazione da parte del gruppo dominante, la «razza bianca», del gruppo sociale minoritario e dominato, la «razza nera». Se le razze non esistono sul piano biologico, esiste tuttavia la brutale realtà delle razze socialmente costruite.

Il razzismo dunque, lungi dal configurarsi come un fenomeno culturale “curabile” attraverso strumenti educativi che dissolvano la “paura del diverso”, come oggi sovente si proclama, non costituisce la causa, ma l’effetto, l’espressione ideologica e discorsiva di un rapporto sociale materiale preesistente, che Guillaumin definisce «appropriazione»: non solo la dominazione e lo sfruttamento della forza lavoro di un individuo, ma la sua completa reificazione fisica e psicologica, la sua riduzione a «macchina-forza-lavoro» (machine-à-force-de-travail). I neri, per intendersi, non erano e non sono schiavizzati e sfruttati perché sono neri, ma il colore della pelle diviene a posteriori rilevante per marcare e legittimare la loro schiavitù e il loro sfruttamento.

Negli anni successivi, Guillaumin riflette sulle analogie che accomunano il razzismo e il sessismo in quanto espressione ideologica di rapporti sociali concreti: il concetto di razza in quanto prodotto di determinati rapporti potere e il procedimento di razzizzazione (racisation) dei gruppi oppressi attraverso l’ideologia naturalistica si prestano, secondo la sociologa, ad essere estesi anche ai rapporti sociali di sesso. Il volume Sexe, race et pratique du pouvoir. L’idée de nature, pubblicato per la prima volta nel 1992 dalle Éditions côté-femmes e ora curato e tradotto in italiano da Sara Garbagnoli, Vincenza Perilli e Valeria Ribeiro Corossacz, è il frutto di questa riflessione. Il rapporto sociale di appropriazione in quanto accaparramento fisico e psicologico dell’individuo, del suo tempo, della sua sessualità, dei prodotti del suo corpo e della sua forza lavoro si applica in maniera pertinente alla dominazione e allo sfruttamento delle donne attraverso il sexage (un neologismo di Guillaumin che le traduttrici scelgono opportunamente di tradurre con il calco «sessaggio»). Tale appropriazione è, anche nel caso delle donne, giustificata dall’«idea di natura»: alcuni tratti biologici in sé privi di una specifica pertinenza, come il colore della pelle o la morfologia dell’apparato riproduttivo, divengono “marchi naturali” utili a fondare processi di categorizzazione e gerarchizzazione.

Colette Guillaumin mostra così che il sesso e la razza sono costruzioni sociali su base economica e politica proprio come la classe, e che essi sono empiricamente imbricati. L’articolo Razza e Natura. Sistema dei marchi, idea di gruppo naturale e rapporti sociali tradotto nel volume (pp. 181-201) illustra il funzionamento del sistema dei marchi, che, mentre rende visibili i dominati in quanto alterità e naturalizza la loro oppressione, invisibilizza i rapporti di dominio e i dominanti, che vengono a coincidere con la norma, l’implicito, il neutro universale. Ciò avviene sia nel razzismo sia nel sessismo; «l’invenzione della natura» insomma «non può essere separata dalla dominazione e dall’appropriazione degli esseri umani» (p. 201). Il marchio, che facilita a causa della sua evidenza concreta i processi di naturalizzazione, non è percepito come tale, ma come fonte dei rapporti sociali di dominio.

Guillaumin mutua la categoria di «classe di sesso» da un altra sociologa materialista e fondatrice di Questions féministes, Christine Delphy, che applica all’asse del sesso la categoria marxiana di classe sociale.

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Ascoltate stasera Zardins Magnetics/giovedì 4 febbraio 2021

Zardins Magnetics di giovedì 4 febbraio 2021

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

FM 90.0 MHz https://radioondefurlane.eu/
https://www.facebook.com/radiazioneinfo/
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

Gli argomenti:
– “L’hardcore è accanto a te in ogni tua battaglia”: una riflessione a
partire da una canzone dei Kontrasto
– Le lotte nelle carceri di Vigevano, Torino e Trieste
– Il resoconto della battitura del 1° febbraio alla sezione femminile del
carcere del Coroneo di Trieste
– Le chiamate per le prossime iniziative: presidio solidale davanti al
carcere di Tolmezzo, sabato 6 febbraio; nuova battitura al carcere del
Coroneo di Trieste, lunedì 15 febbraio

Per contatti
Assemblea permanente contro il carcere e la repressione
liberetutti@autistiche.org

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La coordinamenta verso l’8 marzo 2021/ PREMESSA 3

La coordinamenta verso l’8 marzo

PREMESSA/3

“Sparare sul quartier generale”

(Mai contro sole, pp.52,55)

Il femminismo degli anni ’70 era il portato della carica liberatoria che le donne avevano accumulato come saperi, come consapevolezza, come scoperta, come assunzione su di sé della necessità di capire i propri desideri e della possibilità di prendere in carico la capacità di realizzarli. Era un impegno a sottrarsi alla società patriarcale e capitalista, nel desiderio della possibilità di una felicità collettiva. La via della liberazione non si opponeva a dei soggetti, ma alla totalità del presente inteso come totalità organizzata di un sociale, cioè l’insieme delle relazioni sociali che riproducevano continuamente una società sessista e classista. Era il tentativo cosciente di sconfiggere l’ambiente costituito dai dispositivi semantici, discorsivi, di controllo che rendono possibile il perpetuarsi del patriarcato e del capitalismo. Era un processo che circolava in tutte le situazioni in cui era in grado di vivere e ha permesso la sperimentazione e l’attuazione di pratiche di liberazione concrete e autonome che hanno conferito a chi le ha percorse una capacità di riappropriarsi della propria vita anche attraverso momenti di grande fatica e di conflittualità con la stessa coscienza illusoria che ognuna di noi si porta dentro, frutto della manipolazione con cui avviene la costruzione del femminile.

Ma è successo al femminismo quello che è successo al movimento tutto: il sistema ha fatto balenare l’idea che le lotte categoriali e corporative fossero vincenti, dividendo così il fronte di lotta, insinuando il tarlo della separazione fra soluzione immediata di esigenze materiali  e liberazione futura collocata in un fumoso avvenire, spettro di un’utopia di poche/i, irrazionali e sognatori/trici. Nello specifico femminista ha usato le femministe socialdemocratiche che hanno presentato l’emancipazionismo come la soluzione e la panacea in contrapposizione alla radicalità del femminismo liberatorio e alla sua netta opposizione alla struttura di questa società. Continua a leggere

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