Podcast dell’iniziativa “La norma e la legalità” del 25 maggio 2018

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Ciclo “Femminismo: paradigma della Violenza/Non Violenza”

È il sesto appuntamento del Ciclo 

Sezione Controllo/La norma e la legalità

Con Silvia De Bernardinis “Anni ’70: Infrangere la superstizione della legalità” e Martina Giusti “Io, Ulrike, grido”

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“LA NORMA E LA LEGALITA’ “.

< La legge è la sanzione formale di un rapporto di forza, è fatta da chi detiene il potere ed è destinata alle oppresse/i.E noi sappiamo quanto male e quanto dolore hanno portato e portano le leggi nella vita delle donne. 

La normalizzazione è l’esigenza di chi ha la pretesa di “governarci”, più il potere è autoritario più c’è un proliferare di leggi e di norme che soffocano ogni momento della quotidianità. In pratica è necessario smascherare quella che è l’essenza dello Stato autoritario, la richiesta di ordine e di legalità che è divenuta debordante. Si omette che lo Stato possiede il monopolio della forza che pretende legittima e la esercita in maniera tale da essere legale perché legalmente convalidata. La ri-legittimazione del dominio si presenta come una necessità prioritaria per il capitale e si dispiega attraverso il neocolonialismo nei paesi del terzo mondo e nel disciplinamento e nella colonizzazione del quotidiano e dei territori nelle società occidentali.

Ora assistiamo ad uno spostamento importante verso lo Stato etico che si arroga il diritto di decretare per noi quello che è buono e quello che non lo è e noi dovremmo adeguarci. 

L’ operazione portata avanti in questi anni soprattutto dalla socialdemocrazia riformista per conto del sistema di propagandare concetti come legalità, rispetto dell’autorità, sacralità delle istituzioni e delle figure pubbliche, non-violenza, riproposizione del concetto di patria, di nazione, di convivenza civile…ha ottenuto il risultato non solo di far dimenticare che la società è divisa in classi, ma anche di far perdere completamente il significato di parole come “legge” e “democrazia” che a differenza di quanto ci propagandano non sono altro che la veste pubblica che si dà questo sistema. 

Chi non può pagare le bollette si sente ed è percepito/a come “delinquente” rifiutarsi di pagare le tasse è addirittura foriero di una “scomunica sociale” quasi fosse un obbligo dettato da un dio al di sopra delle nostre capacità di comprensione, rifiutarsi di pagare il biglietto del treno al ritorno da una manifestazione provoca la calata degli agenti antisommossa  e scenari di “pericolosità sociale”. 

Dobbiamo porre molta attenzione a non essere compartecipi di questa visione autoritaria del sociale Dobbiamo evitare accuratamente di contribuire a creare stigma e divieti, norme e colpevolizzazione. Non ci si deve prestare ad essere strumento del neoliberismo. 

Mai come in questo momento storico in cui il neoliberismo, attraverso un legiferare continuo, invasivo e capillare si arroga il diritto di intervenire in ogni aspetto della nostra vita, l”illegalità diffusa” assume connotati di presa di coscienza.>

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