Ci stanno apparecchiando un mondo nuovo, rovesciamo la tavola!
Assemblea popolare – Busto Arsizio/il rovescio.info

Il vaccino
Quelli che vengono propagandati come vaccini in realtà sono profilassi. La differenza è sostanziale: un vaccino garantisce immunità sterilizzante, mentre una profilassi previene soltanto dai sintomi più gravi di un virus. Quindi l’iniezione non offre garanzie: è comunque possibile contrarre il virus in qualunque variante e contagiare altre persone.
Inoltre, essendo stata compressa la fase di sperimentazione, non sarebbe possibile la rivalsa legale nei confronti dell’azienda farmaceutica, nel caso in cui malauguratamente si dovessero subire danni, come sta succedendo a migliaia di persone. La campagna militar-vaccinale ha un approccio concorde con il futuro scellerato che qualcuno auspica e si
adopera per realizzare: adattare progressivamente l’umanità e tutto il vivente alle nocività ormai diffuse ovunque, invece che intervenire radicalmente sulle cause. Viene imposto dall’alto con propaganda di massa e presentato come un obbligo morale imprescindibile a difesa della salute collettiva mentre se l’obiettivo, realmente fosse limitare la
circolazione del virus in ambienti affollati, sarebbe stato logico perlomeno provare a fornire tamponi rapidi gratuiti per tutti, ad accesso libero, promuovendo un atteggiamento responsabile e non passivo.
2. La scienza
L’idea della neutralità della scienza è un concetto ingenuo che non tiene conto del fatto che essa si sviluppi all’interno di precise condizioni economiche, sociali e culturali. Chi finanzia le ricerche? Tutti hanno preso e continuano a prendere soldi da multinazionali legate ai vaccini, all’ingegneria genetica, digitale e robotica: Bassetti (Pfizer), Cingolani (Ansaldo), Crisanti (Fondzione Gates, DARPA, Ricerca militare americana), Colao (Verizon), Burioni (tutto il farmaceutico). I conflitti d’interesse sono diventati ormai una barzelletta. La scienza, a ragion del vero, non è mai statica ma in continua evoluzione, quindi va approcciata con senso critico, non come un dogma che violenta le differenze soggettive, la nostra storia, il nostro vissuto, le nostre specificità di individui imperfetti ed unici. Lo scientismo annichilisce gli approcci alternativi alla conoscenza etichettandoli come non altrettanto attendibili, la scienza, vissuta come un dogma, ci farebbe assomigliare a delle macchine, tutte uguali, prive di emozioni e bisogni. La libertà dell’individuo andrebbe messa al centro e non ridotta a strumento di ricatto o merce di scambio: per noi quest’ultimo è un concetto dal valore imprescindibile.
3. Il libero arbitrio
Un vero e proprio ricatto morale, oltretutto basato su di un falso altruismo. Non esiste nessuna effettiva ragione sanitaria che giustifichi limitazioni di libertà personali perché la salute non si mantiene o ottiene isolando forzatamente gli individui dal mondo come successo durante lockdown e coprifuoco o ora limitando l’accesso a determinati luoghi con il ricatto del passaporto sanitario. Abituati sin da piccoli all’obbedienza, potremmo pensare che chiudersi (in casa ed in sé stessi) per paura possa essere il male minore. Un pensiero comprensibile che attraversa ognuno di noi in molte situazioni di difficoltà. Tutti proviamo paura ma una ragionevole prudenza è cosa ben diversa dall’adeguarsi a misure imposte pretestuosamente. In questo la politica ha gioco facile perché il campo è stato di certo ben preparato: una società composta da individui soli, diffidenti, confusi e manipolabili è una società infelice, violenta, e propensa alla sottomissione come esemplificato dai continui casi di violenza tra le mura domestiche. I singoli individui sono disposti ad accettare qualunque condizione purché possano tornare a vivere la maledizione quotidiana che ci hanno insegnato a chiamare “normalità”: è ora di interrompere questa spirale autodistruttiva.
4. La normalità
La normalità è ormai l’unico orizzonte al quale anelano i più. Il concetto di normalità è già di per sé fuorviante ed in questo contesto parrebbe significare il desiderio di tutti di ritornare alla vita che facevamo prima dell’avvento dell’”epidemia” di Covid. Se è così, forse dovremmo provare ad uscire dalla pigra abitudine di credere che gli eventi, soprattutto quelli di questa portata siano casuali sfighe da aggiustare in qualche modo o meglio, costi quel che costi. Una vita serena, libera, degna di essere vissuta: questo sistema non ha i requisiti per garantirla, serve un cambio di rotta netto. Un atteggiamento
passivo, di sopportazione o collaborazione non ci renderebbe solo passivi spettatori ma anche utili collaboratori: non fare niente e fare qualcosa hanno entrambi conseguenze, prima o poi. È utile ricordare che è proprio la normalità che molti rimpiangono ad averci portato nella situazione attuale. Continua a leggere


















