Libertà di obbedire, obbligo di essere gradit*.
[…] La gerarchia, che si basava sul dare ordini, diventa ora una gerarchia di responsabilità […] La delega di responsabilità non comporta quindi una dissoluzione della gerarchia, ma un cambiamento della sua funzione e del suo significato.
J.Chapoutot, Nazismo e management

Il fratello di mia nonna costruiva case. Non ha voluto prendere la tessera del fascio e non ha più potuto lavorare fino alla fine della guerra. I miei zii erano partigiani sulle montagne della Carnia e siccome i tedeschi non li trovavano sono andati a casa e hanno trascinato via mio nonno e mia zia. Nessuno ha saputo dove fossero finiti fino a quando i tedeschi sono scappati e i partigiani li hanno liberati. Erano nel carcere di Palmanova e sono stati fortunati perché la guarnigione tedesca se n’è andata lasciando tutti i prigionieri chiusi dentro. In altre prigioni li hanno tutti ammazzati prima di scappare. Mia madre si alterava sempre quando mi raccontava che alla liberazione tutto il paese era in piazza con il fazzoletto rosso al collo mentre i partigiani e chi si era opposto al fascismo si contavano sulle dita di una mano e mi diceva che alle sue rimostranze le rispondevano <non sapevo, non credevo, non pensavo>. E invece sapevano tutto. Erano stati indifferenti, avevano coltivato i loro orticelli, i loro interessi o erano stati pavidi o erano convinti che tutto sommato il fascismo era ordine e legalità e andava bene e chi si opponeva era un mestatore, un sobillatore o, peggio, un comunista.
La storia non si ripresenta mai allo stesso modo, ma ci sono dei campanelli d’allarme che dovrebbero risuonare nella testa delle persone quando si percepiscono dei segnali riguardanti la possibilità stessa di vivere degnamente. Come diceva Sartre a proposito della guerra d’Algeria <anche noi sappiamo tutto…Oseremo ancora assolverci?>
L’ideologia neoliberista ha tirato fuori ed esaltato i lati peggiori degli esseri umani. Il nuovo assetto ideologico del lavoro impostato sulla meritocrazia ha scatenato una concorrenzialità spietata in cui tutto è lecito, dalle pugnalate alle spalle alle lettere anonime, dalla maldicenza alla vera e propria menzogna, dall’esaltazione della capacità di servire all’acquiescenza rispettosa della gerarchia. La lode della delazione contrabbandata come essenza del buon cittadino/a e quindi come componente quotidiana del vivere ha creato individui pronti a denunciare chiunque a qualunque titolo e per qualunque cosa possa essere percepita come fuori dalla norma. Almeno un tempo la spia era malvista anche da chi se ne serviva ed era un comportamento stigmatizzato in tutti le classi sociali e in tutti gli ambiti. Ora no, fare la spia, chiamare le forze di polizia a ogni piè sospinto è un< lodevole> comportamento. L’esaltazione della legalità, questo feticcio creato ad arte per rinchiudere in reti dalle maglie sempre più fitte qualsiasi comportamento anche solamente critico nei confronti del potere, ha condotto le persone a chiedere continuamente leggi contro questo o quello in un delirio di affidamento e di richiesta continua di controllo sociale. Il darwinismo sociale ha insegnato che si salvano solo i <migliori> e i migliori sono quelli che obbediscono e spingono gli altri ad obbedire in un riconoscimento del proprio ruolo di suddito che si dà da fare per il signore e ne ottiene il riconoscimento e la benevolenza. La costruzione del paradigma securitario ha inculcato nei cittadini la paura di tutto ciò che è nuovo (a meno che non sia <scientifico>), diverso, altro da noi, o meglio, da quello che di noi ha fatto il potere e quindi la gente si scatena contro i poveri, contro chi la pensa diversamente, contro i non vaccinati, contro i migranti, contro i giovani della movida…aleggia una cattiveria in questa società che è una filiazione diretta della cattiveria del potere. La cattiveria non costituisce una categoria politica ma una caratteristica in più e non necessaria anzi addirittura gratuita dell’esercizio del potere, una sorta di sadismo che esula dagli interessi concreti della stessa classe dominante che non avrebbe bisogno di metterlo in atto per perseguire gli obiettivi che si propone e che ha praticamente raggiunto data la larga percentuale dei cittadini che nello specifico dell’emergenza pandemica hanno aderito alle imposizioni più svariate. Non ci sarebbe infatti nessuna necessità di punire e perseguitare un’esigua minoranza di non vaccinati, non ci sarebbe nessuna necessità effettiva, né sanitaria, né economica, né di sicurezza di allontanare dal lavoro quelli che non si sono allineati privandoli dei mezzi di sussistenza, non ci sarebbe nessuna necessità di infierire impedendo di riscuotere la pensione alle poste, o di entrare nei negozi a chi non si è adeguato alle imposizioni previste.
In una recente pubblicazione intitolata <Nazismo e management/ Liberi di obbedire> Johann Chapoutot mette in luce interessanti correlazioni tra il nazismo e le concezioni manageriali della nostra società. Ci dice analizzando un testo di Herbert Backe, ministro, generale delle SS, responsabile degli approvvigionamenti nell’Est, Continua a leggere






















