Pensa un po’…
«Pensa un po’, pensa un po’: avvitare due bulloni e il terzo no».
(Pensa un po’, Paolo Pietrangeli 1969)

Ci sono due problemi urgenti all’ordine del giorno: uscire dal pensiero del nemico, reiventarsi e attualizzare le forme di lotta che l’universo dei subalterni deve mettere in campo pena l’usura anche di quel poco che si sta risvegliando.
Quando gli operai negli anni sessanta e settanta del secolo scorso presero consapevolezza del loro ruolo e dei loro desideri riuscirono a mettere in atto forme di lotta autonome ed originali. Il salto di qualità della lotta operaia si è concretizzato con l’abbandono della logica lavorista. Il cambiamento importante era stato la nascita dell’operaio-massa e cardine dei primi comportamenti anti-lavoristi degli anni Sessanta era stato l’assenteismo perché era diventato chiaro che l’<abitudine al lavoro> non è altro che <disponibilità ideologica a subire lo sfruttamento>. Vennero messe in pratica operazioni che si concretizzarono nel salto della scocca, nello sciopero a singhiozzo e a gatto selvaggio, nel boicottaggio, nel sabotaggio. E i grandi impianti industriali di organizzazione tayloristica si mostrarono fragili rispetto a questo tipo di lotte.
Ora il neoliberismo ha cambiato in primis nelle società occidentali le modalità dello sfruttamento. Ora ha la pretesa di appropriarsi di ogni più piccolo aspetto della vita anche del quotidiano e del privato e di metterlo a profitto, ha affinato la capacità di estorcere plusvalore dalla nostra stessa esistenza e dalla nostra disponibilità attraverso tutta una serie di meccanismi di precarizzazione e individualizzazione dei rapporti di lavoro, attraverso la messa a profitto dei nostri desideri e delle nostre paure, dei nostri stessi rapporti sociali e perfino delle nostre lotte. Lo ha fatto con una possibilità fino a pochi anni fa impensata dovuta allo sviluppo delle nuove tecnologie e sta mettendo a punto e incrementando il coinvolgimento diretto delle persone nel proprio sfruttamento e controllo sociale attraverso la partecipazione attiva e l’assoggettamento volontario con una vera e propria colonizzazione del pensiero.
L’abitudine e l’assuefazione all’uso delle tecnologie digitali e il coinvolgimento in questo assetto della società non è altro che la disponibilità ideologica a subire lo sfruttamento di cui parlavano le lotte operaie. Continua a leggere→