Il confine

di Alessandra Daniele

scusate_seLa polizia di Ferguson ha celebrato l’anniversario dell’assassinio di Michael Brown ammazzando un altro ragazzo nero disarmato. E poi un altro. E poi un altro ancora.
Sono centinaia le vittime afroamericane della polizia in tutti gli USA che hanno scandito con la loro morte violenta gli ultimi dodici mesi a un ritmo quotidiano, come martiri d’un calendario.
Esistono blog interamente dedicati alla lista aggiornata dei loro nomi.
E la strage continua.
Forse anche questo mio post di oggi dovrebbe consistere soltanto in una lista di nomi: quelli di tutti coloro che sono morti annegati, soffocati, e in altri modi altrettanto orrendi, al confine di un’Europa troppo egoista e vigliacca per concedergli una via d’accesso che non costi la vita a chi è così disperato da percorrerla comunque, un’Europa abbastanza paranoica e razzista da definirli invasori per questo.
Un’Europa nella quale intere carriere politiche, interi partiti sono costruiti soltanto sulla paranoia razzista, che i media ogni giorno fomentano a caccia di capri espiatori per la crisi.
Dov’è il confine fra egoismo vigliacco e complicità in strage?
Di certo noi non potremo dire che non sapevamo.
Ciò che le vittime della polizia USA e della xenofobia europea hanno in comune sono il colore scuro della pelle e la classe sociale, e non è certo una coincidenza.
Se c’è una Terza Guerra Mondiale in atto, è quella contro di loro.
Questo mio post non potrà essere una lista di nomi, perché la maggior parte delle vittime del confine non è ancora stata identificata, né lo sarà mai.
Nei nostri cimiteri insieme ai loro corpi senza nome stiamo seppellendo la nostra umanità.
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Domande, riflessioni e spunti su etica, pratiche e orizzonti di liberazione

Domande, riflessioni e spunti su etica, pratiche e orizzonti di liberazione

https://dakobaneanoi.noblogs.org/post/2015/08/29/domande-riflessioni-e-spunti-su-etica-pratiche-e-orizzonti-di-liberazione/

Ad alcuni mesi dalla nascita del percorso dakobaneanoi, abbiamo pensato di incontrarci sia per fare un bilancio di questi mesi di attività sia, soprattutto, per discutere tra di noi la continuazione del progetto, con la prospettiva di creare anche pratiche e percorsi di formazione e confronto sullo stile delle accademie kurde.

Prima di incontrarci avevamo stabilito alcune domande a cui avremmo voluto dare risposta nonché una lista – che riportiamo qui in fondo – di alcuni dei testi di riferimento del progetto rivoluzionario del Rojava che ci avrebbero potuto fornire un metodo per la messa a fuoco delle questioni.

In due giorni di intense discussioni le questioni poste hanno preso la forma di domande, più che di risposte.

L’utilizzo, infatti, del metodo di critica/autocritica ampiamente utilizzato in Kurdistan ci ha sollecitate ad interrogarci tanto sull’orizzonte ampio quanto sull’etica che accompagnano il nostro agire politico, sul rapporto tra l’unicità di ciascuna di noi e la dimensione collettiva e sociale in cui ci muoviamo, e su come andare verso quell’orizzonte ampio con “passi sicuri”, senza lasciarci alle spalle nulla di vago o non affrontato ed avendo chiaro cosa conservare e cosa buttare delle metodologie che hanno accompagnato, negli anni, il nostro agire femminista. Così come ci siamo anche interrogate sulle cause che hanno portato gran parte del movimento delle donne su posizionamenti vittimistici facendo perdere quello slancio e quella radicalità che aveva negli anni ’70 e smantellando, al contempo, pezzo per pezzo le conquiste ottenute e/o alimentando un approccio “consumistico” della politica, del tipo usa-e-getta, che rende difficoltosa la continuità di un percorso politico collettivo – una impasse per uscire dalla quale urge una pratica di onesta autocritica da parte di chi, come noi, ha fatto propria la prospettiva postvittimistica

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Ci togliete dalle case, ci troverete nelle strade!!!!

Ci togliete dalle case, ci troverete nelle strade!!

VENERDÌ 28 AGOSTO
dalle 18-Piazza dell’Immacolata (S.Lorenzo)
APERITIVO, BRACIOLATA e INFOPOINT Degage
a seguire proiezione doc “Degage si Barrica!”

LUNEDÌ 31 AGOSTO
ore 17-TreSerrandeOccupato (Città Universitaria)
ASSEMBLEA PUBBLICA verso il corteo del 4 Settembre

MARTEDÌ 1 SETTEMBRE
La Palestra Antifascita di Degage nelle strade…

VENERDÌ 4 SETTEMBRE
ore 18-Piazzale Tiburtino (S.Lorenzo)
Corteo Cittadino
Questa non è la fine ma solo un nuovo inizio…

Degage resiste!

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Dall’ India, una bella lezione di postvittimismo

Dall’India, una bella lezione di postvittimismo

Dall’India, una bella lezione di postvittimismo

https://www.youtube.com/watch?v=2Qoqf0k-Tc4&feature=player_embedded

Le giovani donne delle Red Brigades Lucknow – gruppo nato nel 2010 nel Lucknow, in Uttar Pradesh (India), che si allena all’autodifesa e si organizza contro la violenza sulle donne – hanno sostenuto una loro coetanea nel dare una bella lezione, davanti all’intero quartiere, al vicino che ha cercato di stuprarla mentre dormiva.

Quanto avrebbero da imparare da queste fantastiche adolescenti certe nostrane sedicenti femministe che invadono la rete di blablabla, ma poi denigrano le donne che si autorganizzano contro la violenza maschile…

E quanto sarebbe didattica una simile reazione anche rispetto a certi medici che si arrogano il diritto di dire ad una donna aggredita “Eh, ma voi donne, pure… e poi, signora, siamo ad agosto. Sa…”.

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Donne curde formano un gruppo di autodifesa a Cizre

Donne curde formano gruppo di autodifesa a Cizre

ekinwanhttp://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/15285-donne-curde-formano-gruppo-di-autodifesa-a-cizre

Dopo l’escalation di attacchi polizieschi nella città curda di Cizre, in Turchia, molte donne, per lo più giovani, hanno formato un gruppo autonomo di autodifesa.

La città di Cizre, nella provincia di Sirnak, Curdistan del Nord, non è estranea alle violenze della polizia. Da quando l’ AKP ha dichiarato guerra a tutta la regione, la polizia ha lanciato raid e attacchi in molte provincie.

Le vittime costanti di questi attacchi sono state in particolare le donne e i loro corpi, così come per il caso tristemente noto di Ekin Wan. E’ ispirandosi al suo nome ed in sua memoria che le lottatrici hanno chiamato la loro formazione, e ora a Cizre numerosi poster e bandiere recano il suo volto, così come quello di una delle fondatrici storiche del PKK, Sakine Cansız e di tante altre guerrigliere dell’ YPG che negli ultimi mesi hanno dato la vita per la libertà di Kobane e di tutto il loro popolo.

Al contempo, il gruppo di autodifesa che si é formato ha affermato di non avere legami strutturali con altre organizzazioni, e di essersi costituito autonomamente per difendersi “dalla barbarie femminicida. [..]; ci siamo armate per difendere i nostri villaggi e i nostri quartieri.

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Consuntivo dell’anno politico- Agosto 2014/luglio 2015

Consuntivo dell’anno politico della Coordinamenta femminista e lesbica- Agosto 2014 / Luglio 2015

 

-6 agosto 2014- Festa femminista a Viareggio organizzata da DONNE IN CANTIERE “Riflessioni e pratiche femministe contro il dominio neoliberista”Interventi di Elisabetta Teghil e Nicoletta Poidimani

viareggio

-17 agosto 2014- Documento “Che cos’è per noi una radio militante”

-22 agosto 2014- Documento “I sogni muoiono nel pomeriggio” Chi vota i crediti di guerra?

-29 agosto 2014- Documento “LA PAROLA E’ UN CAMPO DI BATTAGLIA”

-2 settembre 2014- Solidarietà alle detenute del carcere delle Vallette a Torino “Punizione collettiva”

-4 settembre 2014-Elefanti nella stanza: la discussione politica su suicidio e disagio psichico che non c’è –

-7 settembre 2014- Partecipazione al  Presidio al CIE di Ponte Galeria “Ricordare il passato e riconoscerlo nel presente”

 ravensbruck

8 settembre 2014-

8 settembre 1974/8 settembre 2014

8 settembre 2014 alle ore 17.00 presidio in via Fiuminata, alla lapide per Fabrizio Ceruso

“Il significato femminista di una memoria”

 

 -14 settembre 2014

La Coordinamenta con Chiara, sempre! e con tutti/e quelle/i che si oppongono alla devastazione del territorio e delle vite.

-18 settembre 2014 NoTav ovunque, NoTav in città

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Per Elvia

Per Elvia

agosto 19th, 2015 by dumbles

antifasisters55E’ morta Elvia Bergamasco; se ne è andata il giorno del suo compleanno, di quegli ottantotto anni trapassati, una volta, e poi chissà quante altre volte dall’orrore di Auschwitz, dei campi di concentramento e di sterminio, del fascismo e del nazismo che li resero incubi reali.
A quelle lacerazioni Elvia ha dato parola e con essa ha creato quella cosa preziosa che è la memoria.
Lei è stata una testimone; ha visto e vissuto; ha raccontato.
Una storia che è la nostra, che anche se è venuta prima di noi, non possiamo né ignorare né tacere, né falsare.
Perchè chi testimonia rivive un dolore che non si può sterilizzare perchè è cosa viva che passa, come testimone appunto, nelle coscienze e nella memoria di chi ascolta, perchè chi ascolta sappia, e sapendo, non ripeta.
Elvia ci ha donato la parte più dura della sua vita e noi ne faremo tesoro, sempre, contro ogni fascismo, neo-fascismo, neo-nazismo e contro ogni negazionismo.
La sua memoria sarà la nostra.
Mandi Elvia.

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Le pene “accessorie” per le donne

Le pene “accessorie” per le donne

di Elisabetta Teghil

le pene nel medioevo

Martina Levato è una donna condannata a quattordici anni di reclusione per l’aggressione con l’acido al suo ex.
La notte di sabato 15 agosto, nella clinica Mangiagalli di Milano, dove era stata portata dal carcere di San Vittore, ha partorito un bambino, figlio del suo nuovo compagno, anch’egli in carcere per lo stesso reato. Una volta dimessa avrebbe dovuto essere portata all’ICAM, la struttura per madri detenute con figli piccoli di Milano, come aveva disposto il pm incaricato delle indagini, decisione approvata dal gip e dal tribunale del riesame.
Ma subito dopo il parto il piccolo è stato immediatamente sottratto alla madre su istanza della pm Annamaria Fiorillo della Procura dei Minori di Milano che ha avviato l’iter per l’adottabilità del neonato.
Annamaria Fiorillo ha fatto esplicito riferimento nel suo ricorso alla perizia psichiatrica depositata alla nona sezione penale che ha condannato Martina Levato per l’aggressione. Gli psichiatri avevano escluso qualsiasi forma di incapacità di intendere e di volere, anche parziale e descrivevano Martina come una donna con una personalità a tratti “borderline”, sarebbe stata lei ad accollarsi il compito di agire e a lanciare l’acido. Inoltre, sempre il pm Fiorillo, dichiara che la separazione del bambino è stata necessaria affinché i giudici prendano decisioni in assenza di condizionamenti derivanti da aspettative da parte delle persone coinvolte e nell’unico interesse del minore. E, infatti, i giudici hanno deciso che Martina Levato può vedere il figlio una volta al giorno, per un’ora soltanto, sotto sorveglianza, non lo può allattare al seno e hanno aperto la procedura per l’adottabilità.
Giuseppe Magno, già direttore del Dipartimento sulla Giustizia minorile del ministero della Giustizia rincara la dose dichiarando che i due imputati, vale a dire la donna e l’attuale compagno, avrebbero dimostrato “mancanza di rispetto per il prossimo” e “non denotano un particolare equilibrio psico-affettivo” e che quindi “la prima cosa da fare è un’operazione chirurgica di distacco per limitare i danni al bambino”.
Questa è la vicenda scarna, ma gli scenari che apre sono estremamente inquietanti.
I principi di base del diritto borghese ci dicono che qualsiasi persona commetta un reato deve essere giudicata ed eventualmente condannata solo e soltanto per il reato che ha commesso. Invece, da diversi anni ormai, le donne in carcere subiscono troppo spesso la pena suppletiva di vedersi togliere i figli.
Il distacco della donna dal bambino è chiaramente una pena accessoria, del tutto gratuita che ricorda i supplizi medioevali quando un condannato o una condannata al carcere o alla pena di morte, era previsto che subissero torture e atroci tormenti perché dovevano soffrire e questo doveva essere di monito a tutti e tutte le altre/i.
Sulla stampa mainstream che si dichiara, bontà sua, di “sinistra”, sono apparse interviste a eminenti psichiatri che hanno dichiarato tra l’altro che una donna che ha sfregiato con l’acido il suo ex e covato la vendetta ed è stata condannata non può essere una buona madre e che non può allevare suo figlio…”di certo l’aggressività del suo gesto è un elemento di rischio verso il figlio. Un delitto pianificato. Una coppia diabolica. Con risvolti psichiatrici tutti da valutare. Difficile ritenere questa donna idonea a fare la madre”.
Il reato commesso da Martina Levato, che ci ricorda che, di solito, sono gli uomini ad usare questa violenza nei confronti delle donne, è di forte impatto sociale e, come succede spesso, viene utilizzato per veicolare principi di controllo e repressione e, comunque, aberranti.
Chi decide come e quando una madre detenuta è “degna” di prendersi cura del proprio figlio?
Ci vengono in mente subito le così dette “terroriste” o le donne di mafia o semplicemente le detenute in carcere per droga o le Rom che “portano i figli a mendicare”…..che cosa significa essere una personalità “borderline” o non avere un “equilibrio psico-affettivo”? e chi lo decide questo? Gli esperti del comportamento che la socialdemocrazia ha elevato ad ipse dixit o i servizi sociali che ormai hanno una connotazione poliziesca? E chi controlla i controllori?
E tutto questo non riguarda solo le madri detenute, ma tutte quelle che vengono giudicate fuori dalle righe, ai margini della legalità, non ligie alla scala di valori dominante. “Se non vi allontanate da quella casa io la bambina ve la allontano” ..”Trovati un lavoro se non vuoi stare da tuo suocero, altrimenti io la bambina la metto in affidamento” queste sono le parole con cui una funzionaria dei servizi sociali a Benevento si rivolge ad una madre che ha occupato una casa e così continua senza mezzi termini “Sei una mamma irresponsabile tu, se ti metti in mezzo a quella gentaglia “…” se arriva uno sgombero i bambini vi saranno tolti e affidati a una casa famiglia”.
Una madre NoTav ha scritto tempo fa una lettera aperta “Ciao a tutti, segnalo che stanno arrivando a casa convocazioni presso gli uffici di assistenza sociale, richiesti dalla Procura di Torino-Tribunale dei minorenni-per i ragazzi, minorenni appunto, che prendono parte a presidi, sit-in, volantinaggi, manifestazioni, attività NoTav, senza che ci sia una configurazione di un reato. Si tratta di ragazzini identificati dalle forze dell’ordine, mentre, pacificamente, manifestavano in Valle di Susa, a fine settembre. Non essendoci presenza di reato, perché la Procura “segnala” i ragazzini ai servizi sociali? Per vedere se il loro sano attivismo è sintomo di patologie o disagi familiari? Se hanno genitori violenti, oppressivi che li costringono a manifestare per i diritti civili e politici? Manifestare diviene sintomo di disagio per i rappresentanti della legge?…”
Questa è una società di stampo nazista perché lo Stato si arroga il diritto di giudicare e intervenire nei comportamenti personali assumendosi un ruolo etico ed è una società medioevale per il disprezzo totale che ha della vita dei “sudditi” al di là del buonismo di facciata e dell’attenzione pelosa, compulsiva e falsa ai diritti compresi quelli dei minori che avviene attraverso il “politicamente corretto” della socialdemocrazia e che maschera soltanto la pretesa di un serrato controllo sociale.
Speriamo che il figlio di Martina Levato, che si chiama Achille e mai nome fu più adatto per un bambino che si porterà sempre dietro il tallone scoperto di questa nascita, riescano ad adottarlo i genitori della madre o del padre, ma questo nulla toglie all’aberrazione del principio introdotto, alla violenza senza confini delle pene suppletive che vengono inflitte alle donne.

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L’appello delle donne curde

 

Firmiamo l’ appello delle donne curde


La mentalità patriarcale e la complicità fra AKP e daesh è il segno più atroce del femminicidio.

Il movimento delle donne curde in Europa TJKE e la rappresentanza internazionale del movimento delle donne curde, l’ ufficio delle donne curde per la pace CENI, la fondazione internazionale delle donne libere, la casa delle donne Utamara, la fondazione Roj women, la fondazione Helin, e tutte le assemblee popolari delle donne curde in Europa conadanniamo fermamente l’ esecuzione di Kevser Elturk (Ekin Van), combattente delle YJA STAR torturata e uccisa dai militari turchi ed esposta nuda in modo disumano nel centro della città di Varto nel Kurdistan turco. L’onta e il disonore di questo gesto resterà scritto nella storia.

Nel nome del regno del sultanato la mentalità dell’AKP rigetta l’umanità sulla via della morte, continuando a percorrere la via della guerra, con il solo scopo di demoralizzare la resistenza delle donne curde.  Keveser Elturkè il simbolo della resistenza delle donne curde. Come donne curde e del mondo chiediamo giustizia per questo gesto orribile. In tutte le guerre conosciute nella storia del mondo, le donne sono state utilizzate come bottino di guerra. Oggi in Irak le donne continuano ad essere vendute nei mercati della schiavitù sessuale. L’ immagine delle donne curde trainate a terra dai carri armati turchi e i loro corpi esposti nudi nei media sono ancora attuali.

La mentalità conservatrice e patriarcale non sopporta l’ ideologia della liberazione delle donne, che appartiene ai valori dell’ umanità. Le atrocità inflitte a Keveser Elturk sono la rappresentazione della mentalità maschile degli anni ’90 che si ripropone oggi. L’ etica del disonore si concretizza con la complicità fra AKP e daesh. La  cultura dello stupro che ha messo in atto il femminicidio  di Ekin Van è la conseguenza  della continua guerra nei confronti del diritto alla legittima difesa delle donne curde,  oggi simbolo della resistenza delle donne di tutto il mondo. Come movimento delle donne curde e associazioni di donne curde ci uniamo e sosteniamo questo appello del KJA,  e denunciamo questa politica incosciente e disumana portata avanti dalla polizia dell’ AKP contro le donne. Di conseguenza resistiamo contro la mentalità dell’ AKP, come i combattenti YPG hanno sconfitto il califfato di daesh.

Lanciamo un appello all’ opinione pubblica, alle organizzazioni dei diritti umani, alle femministe a tutte le associazioni sensibili a questa situazione ad essere solidali alla nostra causa e ad unirsi nella lotta contro questa guerra e femminicidio messo in atto dall’ AKP.

Riscriviamo la storia, costruiamo insieme il  confederalismo democratico, rafforziamo la nostra autodifesa contro la mentalità patriarcale.

Parigi 19/08/2015

ORGANIZAZIONE FIRMATARI

TJK-E- Europa; Le Assemblee Popolari delle Donne Curde in Europa; IRKWM-Europa; CENI- Germania; IFWF-Olanda; UTAMARA-Germania; Fondazione Roj Women- UK; Fondazione Helin; …
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“Ekin Wan è la nostra resistenza nuda”

“Ekin Wan è la nostra resistenza nuda”

Avevamo accennato nel post precedente alle torture inflitte ad una combattente kurda da parte delle forze turche.
Malgrado l’immagine del suo corpo straziato sia ormai di pubblico dominio, noi ci rifiutiamo di pubblicarla e preferiamo ricordarla tra le sue montagne e attraverso la voce delle migliaia di donne che, nel Kurdistan turco, stanno insorgendo di fronte all’orrenda doppia profanazione del suo corpo – prima da parte della Turchia e, poi, dal voyeurismo della rete.

ekin-van

“Ekin Wan è la nostra resistenza nuda”. Questo uno degli sologan con cui le donne di Nusaybin (provincia di Mardin) sono scese in strada per esprimere la rabbia contro l’esposizione del corpo nudo e martoriato della guerrigliera Kevser Eltürk (nome di battaglia Ekin Wan) delle YJA Star, uccisa in uno scontro dalle forze di sicurezza turche nel distretto di Varto (provincia di Muş). Dopo averla uccisa, l’hanno completamente spogliata e trascinata per strada legata ad una corda, per poi abbandonarla nella piazza del paese.
Una fotografia del suo corpo nudo e martoriato ha iniziato a circolare sui social media durante il fine settimana, in origine condivisa probabilmente dalla polizia di Varto.

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Continua l’estate di lotta NoTav!

Continua l’estate di lotta No tav! Dal 13 agosto al 12 settembre

manifesto-webL’avevamo detto, l’estate di lotta non finisce qui…ed infatti un agosto e settembre ricchi di iniziative e di momenti di lotta sono oramai dietro l’angolo!

A partire dei giorni intorno a Ferragosto, passando dal campeggio di lotta a fine mese, per poi concludere con le iniziative di inizio ottobre a Venaus e a seguire il campeggio dei Giovani No Tav.

Per tutto il tempo sarà possibile campeggiare a Venaus!

Organizziamoci, invitiamo e stiamo pronti…

A sarà dura, soprattutto per loro!

Programma:

FERRAGOSTO NO TAV!
Giov 13 agosto h19 cena a Venaus a cura dei cusiné d’la valsusa, h21 incontro con le realtà che hanno ospitato la carovana ciclistica No Tav
Ven 14 agosto h10 raccolta legna per la notte dei fuochi alla centrale di Chiomonte, h14 passeggiata in Clarea, h18 apericena alla centrale, a seguire cena in clarea a cura dei NPA, h21 NOTTE DEI FUOCHI
Sab 15 agosto FERRAGOSTO IN CLAREA, h12 pranzo condiviso in Clarea…
CAMPEGGIO DI LOTTA NO TAV!
Ven 28 agosto h18,30 apericena ai cancelli della centrale
Sab 29 agosto h17.30 assemblea No Tav sulle prospettive di lotta, h20,30 cena a cura del CLP a seguito dj set musica elettronica
Dom 30 agosto iniziative varie a breve ulteriori dettagli

“SEMINIAMO LA RESISTENZA”
Ven 4 settembre h18.00 Aperitivo davanti al cancello + balli popolari sino a notte
Sab 5 settembre h14.00 Giaglione, Gita verso il cantiere portando con se semi ecc. Pranzo al sacco. Cena a Venaus, spettacolo teatrale con i Mondeggi Bene Comune + serata Reggae
Dom 6 settembre In mattinata a Venaus torneo di calcio antirazzista, Pranzo a Venaus a cura del comitato di Torino e Cintura,
h14.00 Mercatino Genuino Valsusino di autoproduzioni, LABORATORIO DADO VEGETALE  a cura di Pat, presentazione libro Genuino Clandestino e libro su Expo

CAMPEGGIO NAZIONALE STUDENTESCO NOTAV Presidio No Tav di Venaus
Mart 8 settembre h15 assemblea di apertura campeggio, h17 INIZIATIVA DI LOTTA, h20 cena resistente, h21 presentazione e film
Merc 9 settembre h11 INIZIATIVA DI LOTTA, h18 incontro, h20 cena resistente
Gio 10 settembre h10 assemblea StudAut, h13 pranzo studentesco, h15 assemblea StudAut, h19.30 cena in Clarea con l’Npa
Ven 11 settembre h10 INIZIATIVA DI LOTTA, h.20 cena resistente
Sab 12 settembre h10 assemblea di chiusura, h14 chiusura campeggio

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Muos & media

Muos & media: la replica dell’associazione Rita Atria

http://www.nomuos.info/muosmedia/

ALLA CORTESE ATTENZIONE DE

Il Direttore de IL CORRIERE della SERA
Il Direttore de IL FATTO QUOTIDIANO

Oggetto: Considerazioni su articoli apparsi sul Corriere della Sera a firma Angelo Panebianco e Maurizio Caprara sul tema del MUOS e sul pronunciamento del Generale Arpino sullo stesso tema e tenore alla emittente Formiche.net

Egregio Direttore,
Siamo la Associazione Antimafie ed Antifascista Rita Atria, assolutamente schierati contro l’installazione della base statunitense a Niscemi per la attivazione del Muos e speriamo che vorrete concederci un breve spazio di replica alle argomentazioni sostenute dagli articoli ed interventi citati in oggetto.
Sappiamo bene che la lunghezza dell’intervento ridurrà le possibilità di vederci pubblicati, ma non potevamo lasciare senza replica gli interventi in oggetto e non è facile essere sintetici quando si tratta di dover smentire affermazioni superficiali ed apodittiche su argomenti complessi che vengono trattati con sciatta superficialità.

Si fa ampiamente riferimento in quegli articoli e i quell’intervento alla lealtà presuntamente dovuta alla fedeltà Atlantica ed agli impegni assunti dal nostro Governo con quello Statunitense. Due piani (La NATO e gli USA) che dovrebbero essere mantenuti assolutamente distinti così come sono diverse le attribuzioni dei soggetti in causa. Si parla di “un gravissimo danno d’immagine e un crollo verticale di credibilità per il nostro Paese”.
Il Generale Arpino in particolare ricorda che “Dopo molti casi in cui l’intelligence americana e quella italiana si sono trovate ai ferri corti, dal caso Abu Omar a quello di Nicola Calipari, sottolinea l’ex militare, questo potrebbe screditare ancora di più la Penisola e costituire il colpo finale.” ed ancora che “tradire nuovamente la fiducia alleata nel caso di un’infrastruttura come questa, a servizio della Nato, potrebbe costarci caro”, anche sul piano della sicurezza.”
Ma perché avremmo tradito gli USA nei casi Calipari e Abu Omar e non piuttosto la nostra Costituzione consentendo che si consumasse il rapimento dell’imam, agevolandolo con la complicità diretta di nostri funzionari, e non insistendo eccessivamente – alla stessa maniera del Cermis – sulla opposizione diretta di responsabilità statunitensi nel caso Calipari. Continua a leggere

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Turchia

Turchia. Erdogan cerca coalizione con l’ultradestra

http://contropiano.org/internazionale/item/32392-turchia-erdogan-cerca-coalizione-con-l-ultradestra

di Sara Collot

E’ andato in porto l’incontro per una possibile coalizione di governo tra Akp e Mhp, rispettivamente il partito di Erdogan e quello fascista nazionalista di Bahceli. Il risultato di questo incontro sarà determinante per l’inasprirsi della repressione e l’innalzamento del conflitto a livello totale. E’ da notare inoltre che pochi giorni fa la Germania prima e gli Stati Uniti dopo hanno revocato il loro supporto missilistico ai confini dello Stato Turco stabilito dagli accordi del 2013, non rinnovando più l’accordo che aveva scadenza nel 2015 ma che è stato finora determinante al fine della repressione delle forze curde al di fuori dei confini dello stato Turco.

Lo aveva detto a fine giugno l’ esponente del comitato esecutivo del PKK, non c ‘è differenza tra Kobane e Amed (il nome curdo di Diyarbakir), se la Turchia deciderà per un intervento in Rojava, il livello di scontro si innalzerà a guerra civile.

Abbiamo assistito alla potenza delle proteste di questo Ottobre per l’apertura del canale umanitario tra Siria e Turchia che avrebbe dovuto sostenere la resistenza, alla palese convivenza dello stato turco con le milizie dell ‘ Isis denunciata ad un certo punto addirittura dal quotidiano nazionale Hurriyet, all’ inutile operato della fantoccia coalizione internazionale, agli attacchi e alle intimidazioni durante le elezioni di Giugno.
Assistiamo ora dopo l’attacco a Suruc, all’inizio della campagna del governo mirata a distruggere definitivamente la minaccia del PKK mascherata attraverso un intervento militare in Siria affianco alla Nato contro le milizie dello stato islamico. Governo che, forte dell’ accordo missilistico stipulato nel 2013, ha trovato piena legittimità per il massacro di Zergele, zona di Kandil, Kurdistan iracheno considerato roccaforte del PKK dove il 1 Agosto forze aeree turche hanno bombardato civili.

Dopo il palese sostegno militare al confine, il supporto medico ai miliziani negli ospedali turchi di kilis, Urfa e Gaziantep (e l’opposta schedatura per i militanti in visita ad un guerrigliero curdo ricoverato sempre all’ ospedale della stessa città), da poco una fonte anonima ha denunciato all’ agenzia di informazioni Hawar News anche l’invio via camion da parte dello stato turco di fertilizzanti prodotti ad Hatay fino ad Aleppo nelle mani dell ‘Isis.

L’ex ministro dell ‘ interno Sahinoglu, dismesso da Erdogan dopo il conflitto con Cemaat ha dichiarato che in tre anni sono stati inviati 400 camion di armi dalla turchia alle milizie dello stato Islamico.

La strategia della tensione attuata dal partito AKP è funzionale alla propaganda dei media nazionali: non riuscendo a formare una coalizione di governo, con possibili elezioni a Novembre, e alla non ripresa del governo da parte dell ’ Akp, la minaccia di una guerra civile ad immagine della vicina Siria è il messaggio più rapido recepito dagli elettori di Akp, Mhp e per l’occasione anche una parte di Chp.

L’aumento dei prezzi causato dall’ aumento del valore del dollaro si inserisce perfettamente in questa dinamica che può sfruttare il malcontento nella popolazione dato dalla crisi economica.

E’ dal mese di Aprile inoltre che non è stata più permessa ufficialmente la comunicazione con Ocalan, fattore più che esplicativo delle intenzioni dello Stato.

Ma questi ultimi anni di guerra a bassa intensità nel Kurdistan turco e di accordi di cessate il fuoco sempre unilaterali, contornati dal processo di pace tatticamente amministrato da Ocalan, sempre sul filo del rasoio, hanno permesso alla forza curda di organizzarsi e di strutturarsi, riuscendo alle ultime elezioni nel clima dettato dall’urgenza a raggiungere più del 13% dei voti, riuscendo per la prima volta a superare la soglia di sbarramento e ad entrare in parlamento. Non senza azioni intimidatorie di esplosioni alle sedi del partito (Adana e Mersin) culminate con la bomba all’ ultimo comizio elettorale dell’ HDP a Diyarbakir che ha ucciso 4 persone.

A 50 giorni dall’inizio del conflitto fonti curde testimoniano 250 morti tra polizia e militari dell’ esercito turco; 22 guerriglieri e 15 civili. La repressione è attuata indiscriminatamente per vie legali, portando il numero degli arresti a 1500. Siti internet come Firat news, ozgur gundem, rojaciwan sono stati bloccati a livello nazionali.

Il Kurdistan turco, da sempre zona iper militarizzata , si sta palesando ancora una volta come zona militarmente occupata, con le pattuglie di polizia immediatamente sostituite da corpi e mezzi militari, la settimana scorsa la popolazione civile è stata attaccata a Silopi e Cizre attraverso bombardamenti e attacchi armati via terra, incendi di case che ricordano molto le deportazioni forzate degli anni 90.

Il confine iracheno è quello più colpito dai bombardamenti dell’esercito turco, area considerata roccaforte del PKK, ma attacchi armati a guerriglieri e civili sono state registrate anche a Van e Hakkari e un esplosione è avvenuta alla sede del partito Hhp nella città di Erzurum.

Il partito HDP svolge il suo ruolo parlamentare dichiarando le azioni di guerriglia come uniche pratiche di resistenza alla repressione, chiamando manifestazioni per la pace nella città di Van e Istanbul.

Le forze civili e di guerriglia stanno ripondendo all’ occupazione organizzandosi attraverso squadre di autodifesa con barricate nei quartieri cittadini, è di ieri la notizia che nella zona di Silvan (diyarbakir) l’esercito turco è stato costretto ad indietreggiare, lasciando l’area sotto il controllo dei guerriglieri.

Villaggi di Bulanik e Varto nella regione di Mus, Ipekyolu nella regione di Van, Hakkari e Sur a Diyarbakir hanno dichiarato l’autogoverno grazie all’organizzazione di squadre di autodifesa.

Si segnala infine l’uccisione a Mus di due persone da parte dell’esercito turco, con l’esposizione del corpo di una donna – Ekin Van – seviziato dai militari nel centro della città.

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Perù: caricate le donne che manifestano per l’aborto

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Perù. Caricate le donne che manifestano per l’aborto

  • Perù. Caricate le donne che manifestano per l'aborto

Nei giorni scorsi centinaia di donne hanno marciato per le strade della capitale peruviana Lima, fino al Palazzo del Congresso, per chiedere che venga presa in esame la legge che depenalizzi l’interruzione volontaria di gravidanza, ma sono state respinte dalla polizia con idranti e gas lacrimogeni.
Il corteo organizzato da alcune associazioni per la difesa delle donne puntava a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione femminile ancora assai arretrata nel paese in tema di diritti.
“Oggi stiamo chiedendo il diritto di tutte le donne a decidere del nostro corpo. Noi chiediamo che si depenalizzi l’aborto, purtroppo solo in caso di violenza sessuale. E’ un primo passo, perchè il Perù è un paese arretrato” ha spiegato l’attivista Maria del Carmen Gutierrez.
Le associazioni per i diritti umani hanno raccolto 80.000 firme in favore della legge che prevede appunto la depenalizzazione dell’aborto almeno in seguito di una gravidanza prodottasi in conseguenza di uno stupro e la creazione di istituti per la protezione delle donne maltrattate e violentate.
Attualmente una donna che abortisce in Perù rischia fino a tre mesi di carcere.

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21 e 22 settembre 2015

Convegno a Verona il 21 e 22 settembre

http://www.nicolettapoidimani.it/?p=937

Convegno Verona 1

Per una storia dellʼomosessualità, della bisessualità e delle trasgressioni di genere in Italia

 

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