In ricordo di Ulrike Meinhof

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Nina Simone – Four Women

https://youtu.be/Nf9Bj1CXPH8

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Maker Faire, manifestanti denunciati per interruzione di Pubblico Servizio

Maker Faire, manifestanti denunciati per interruzione di Pubblico Servizio

Maker Faire, manifestanti denunciati per interruzione di Pubblico Servizio

Interruzione di Pubblico Servizio, per chi?
La Maker Faire continua a far parlare di sé. Infatti nella mattina del 2 dicembre e nei giorni seguenti circa una trentina di studenti e studentesse sono stati raggiunti dalla notifica amministrativa di una multa per blocco del traffico e interruzione del Pubblico Servizio nella giornata di venerdì’ 16 ottobre a Piazzale Aldo Moro, per un ammontare che va dai 2000 ai 10 000 Euro a persona.

Per chi non lo ricordasse in quel giorno era stata indetta una protesta davanti all’ingresso dell’università, trasformatosi per l’occasione nella biglietteria della Maker Faire. Si manifestava contro l’uso privatistico dell’università pubblica e per l’ingresso gratuito per gli studenti, sottolineando il rifiuto assoluto di qualsivoglia dialogo da parte dell’amministrazione universitaria. La giornata, che per gli studenti che si erano riuniti voleva essere un’occasione per riappropriarsi del diritto a entrare liberamente all’università, si è conclusa con cariche e arresti da parte delle forze dell’ordine.

A fronte di queste multe risulta necessario ribadire alcuni punti riguardo quella giornata. Innanzitutto bisogna sottolineare che l’accusa di blocco del traffico in piazzale Aldo Moro è del tutto infondata: come dimostrano le foto scattate quel giorno, la Polizia, le camionette con gli idranti, i blindati e la Municipale erano presenti a bloccare le strade e il piazzale già molte ore prima dell’arrivo dei manifestanti. L’accusa di interruzione di pubblico servizio risulta ancora più assurda dal momento che la Città Universitaria è stata chiusa nei giorni di normale svolgimento dell’attività accademica (corsi, lezioni, laboratori, esami, ecc.) per allestire una fiera con tanto di mega tensostrutture, pagamento dell’ingresso e chiusura di ogni accesso. Per non parlare dell’occupazione, durata tre settimane, dei viali e dello spazio universitario per allestire una fiera gestita da privati.

Non è forse tutto ciò interruzione di un Pubblico Servizio? E’ più grave aver partecipato per poche ore ad un presidio di protesta (senza, peraltro, bloccare alcunché, come dimostrato) o l’aver bloccato totalmente per giorni un intero ateneo, facendo pagare un biglietto alle persone che lo vivono e l’attraversano quotidianamente?

Noi studenti e studentesse della Sapienza non pagheremo queste multe e le contesteremo in ogni sede, legale e politica. Lo stesso vale per gli studenti medi, gli occupanti di case e gli altri attivisti e attiviste raggiunti da queste sanzioni amministrative negli ultimi anni.

Se le forze dell’ordine hanno interesse a sanare i buchi dei bilanci di comune e ministero possono rivolgersi al Magnifico Rettore Eugenio Gaudio. E’ lui il vero responsabile politico di quel che è successo il 16 ottobre alla Maker Faire, poiché l’ha voluta e decisa, persino bypassando il parere di CDA e Senato accademico, per poi nascondersi nel momento in cui si è levata una voce critica dal basso e lavarsi le mani di arresti e teste spaccate.

Come studenti e studentesse della Sapienza non ci faremo spaventare da queste multe, che indicano come ci si sia spinti nella giusta direzione toccando dei nervi scoperti nelle contraddizioni della gestione dell’ateneo; anzi ribadiamo che ogni porta chiusa, ogni ingresso a pagamento, ogni commercializzazione dell’istruzione e dello spazio universitario saranno rifiutate e contestate. Ci infileremo in ogni fessura, e affermeremo, ogni volta che ce ne sarà bisogno, che noi vogliamo entrare e studiare liberamente nella nostra università

Maker Faire, per chi?

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Antimaterna

Antimaterna

Scomodi pensieri si annidano da tempo nella mente, giocando a nascondino tra le circonvoluzioni cerebrali. Scoppiettano come legna da ardere resinosa al minimo contatto con la sostanza infiammabile. Madre, materna, maternità. Sento il liquido amniotico dell’umanità occludere senza pietà le mie vie aeree. Retorica di un evento biologico, iniettata di anabolizzanti conformisti e resa mostruosa, un progetto Akira che si ripete all’infinito.

Necessità sociale, quella di riprodursi, più che naturale. E peggio, di riprodurre un desiderio, di creare e ricreare incessantemente un discorso che ruota senza posa intorno al pianeta unico e irripetibile che siamo, alla stregua di un invadente satellite artificiale blaterante pseudo-verità come fossero evidenze divine.

Se sei donna la maternità ti appartiene, che tu lo voglia o no. Devi pensarci, devi considerarla, non puoi esimerti dal dare un senso a quel rilascio mensile di ovuli. Come se avere le gambe implicasse per forza diventare calciatori. Come se essere calciatori fosse un destino ineluttabile, e non realizzare tale sorte fosse equiparabile ad una blasfemia. Rivendico la serenità del mio utero silenzioso, al riparo dalla retorica che lo vuole strumento di magnifiche sorti e umanità a venire.

Sarà perché umanità è un termine oscuro e ambiguo, che si esalta per schiacciare. Sarà perché in un mondo del genere, troppo umano e di conseguenza violento, cinico e crudele io un’altra creatura non ce la vorrei traghettare. Sarà perché non riconosco maggior valore al mio utero rispetto a quello di una vacca, di una cavalla o di una scrofa, eppure troppo poche ancora alzano la voce per quelle maternità inflitte e poi distrutte, quelle che stanno dietro ai cartoni del latte, alle creme agli estrogeni per l’atrofia vaginale e ai panini al prosciutto.

Sarà perché madre è un termine ancora più spaventoso, Maman: ragno enorme dalle esili zampe proterve e l’opistosoma sempre gonfio, che avvolge nella sua invisibile ma soffocante tela qualunque essere vivente che osi attraversare la sua orbita.

Rivendico il mio essere mosca, il desiderio di sfuggire da quell’abbraccio mortifero. Il voler volare oltre i confini di genere, in un cielo sgombro da test di gravidanza, forcipi ed episiotomie, ossessioni peso/altezza, medaglie di merda e rigurgiti, e l’idiota senso di trionfo per l’evento, assieme alla morte, più comune che esista su questo pianeta.

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12 dicembre a Ponte Galeria

12 dicembre a ponte galeria

È da tempo che con continuità e con cadenza mensile andiamo a portare solidarietà sotto le mura del CIE di Ponte Galeria. Le lotte contro i CIE e contro le espulsioni sono oggi più che mai importanti, perché si muovono su un terreno sensibile, quello delle frontiere. Quelle frontiere che sono teatro di lotta e di scontri ormai in tutto il mondo. Quando andiamo sotto quelle mura comunichiamo con dentro, cerchiamo di stabilire dei rapporti concreti e diretti, portiamo solidarietà a chi lotta e a chi si ribella…

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Ricordare le stragi di ieri fermare le guerre di oggi

12 dicembre a milano

Sabato 12 dicembre 15:30 Porta Venezia /Corteo cittadino antifascista e antirazzista/

Ricordare le stragi di ieri, fermare le guerre di oggi

Il 12 dicembre 1969, una bomba scoppiava in Piazza Fontana. Una bomba, che facendo 17 morti e decine di feriti unita alla morte dell’Anarchico Giuseppe Pinelli assassinato tre giorni dopo nella questura di Milano, inaugurava la “Strategia della Tensione”, ovvero la costruzione sistematica di paura volta a criminalizzare i movimenti sociali e le richieste di diritti e libertà che in quegli anni riempivano le strade. Continua a leggere

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13 dicembre Complecagna

13 dicembre cagne sciolte

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Val Susa, una giornata da ricordare

Val Susa, una giornata da ricordare 

http://www.contropiano.org/notizie/item/34203-val-susa-una-giornata-da-ricordare8-12 notav

Ventimila Notav hanno riempito oggi (ieri, ndr) la Val di Susa, marciando per le strade che portano da Susa a Venus per celebrare il decennale della “immacolata ribellione”, il giorno della liberazione di Venaus. L’8 dicembre 2005 un enorme corteo si riprese i terreni di Venaus che avrebbero dovuto essere la sede del cantiere tav (poi trasferito a Chiomonte), che erano stati sgomberati nel sangue con un blitz delle forze dell’ordine nella notte fra il 5 e il 6 dicembre.

Oggi in tanti e tante proveniente dalla Valle e dal resto d’Italia hanno ricordato quella bella giornata di lotta, passando per alcuni luoghi particolarmente significativi di allora, come il bivio dei passeggeri, dove la polizia tentò inutilmente di bloccare a suon di cariche l’avanzata del corteo verso Venaus.

A fronte di un autunno che in Italia non è stato particolarmente “caldo”, la manifestazione di oggi conferma il movimento No Tav riesca ancora, dopo 25 duri anni di lotta, a portare in piazza migliaia di persone per difendere la Val Susa da quest’opera inutile e distruttiva. Come ha ricordato la militante No Tav Nicoletta Dosio nel suo intervento al forum della Piattaforma Sociale Eurostop, in questo anche l’Unione Europea ha giocato un ruolo devastante, evidenziato dalla recente sentenza di condanna del Tav emessa del Tribunale Permanente dei Popoli (un tribunale internazionale d’opinione, fondato nel 1979 dall’ex partigiano Lelio Basso): da un lato c’è stata l’assoluta mancanza di risposte concrete alle numerose denunce presentate dalla popolazione, dall’altro il cofinanziamento dell’opera.

La composizione del corteo di oggi, che ha visto partecipare non solo attivisti sociali da tutta Italia ma anche famiglie, anziani e giovanissimi, conferma il carattere popolare e trasversale delle rivendicazioni dei No Tav e il ruolo della lotta in Val Susa, che ha saputo andare molto aldilà del rischio di chiudersi in un tipico atteggiamento di rifiuto in stile “not in my backyard” (non nel mio cortile di casa). Inutile l’ingente schieramento di forze dell’ordine al casello autostradale dell’autostrada Torino-Bardonecchia, che ha fermato moltissime macchine di compagni e provveduto a lunghi e noiosi controlli.

Durante il corteo c’è stato un momento anche per ricordare quei compagni e quelle compagne a cui non è stato possibile partecipare a questa giornata di festa a causa delle misure restrittive che li hanno colpiti per la loro partecipazione alla lotta contro il Tav. Da anni la Procura di Torino conduce una campagna di criminalizzazione del movimento, basandosi su un impianto accusatorio ai limiti della fantasia, che è sfociato nell’accusa di terrorismo ad alcuni No Tav per un compressore bruciato (accusa che in primo grado non è stata accolta) e in decine di altri processi. Da anni la Valle è pesantemente militarizzata (come hanno dimostrato anche i controlli di oggi) e vive in uno stato di occupazione. Da anni vengono spesi milioni di euro per un’opera dannosa e inutile, nonostante da anni le élite europee ci impongano misure di austerità per cui si tagliano il welfare e i diritti delle popolazioni. Opporsi a quest’opera è necessario ed è necessario mettere in rete le mobilitazioni che si stanno moltiplicando per opporsi al presente stato di cose. Questo 8 dicembre 2015 è un buon punto di partenza.

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Nel giorno di inizio del Giubileo straordinario occupati due palazzi di proprietà della chiesa

Nel giorno di inizio del Giubileo straordinario circa 150 famiglie hanno occupato insieme ai Movimenti per il diritto all’abitare due palazzi di proprietà della chiesa in Via Prenestina 1381. Mentre si apre la porta santa del Giubileo, l’ennesimo grande evento che dietro gli slogan del papa sui poveri e la misercordia inaugura un periodo dove in una Roma commissariata saranno vietati gli scioperi, in nome della sicurezza vengono rastrellate occupazioni e centri di accoglienza in cerca dei “terroristi”, vengono vietati cortei e manifeatazioni pubbliche la città di sotto ha deciso di aprire le porte del diritto all’abitare! ‪#‎stopsfratti‬ ‪#‎CasaxTuttioccupazioni 1

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Il Virgilio occupato resiste!

Il Virgilio occupato resiste!Il Virgilio occupato resiste!  la corrispondenza di una studentessa su Radio Onda rossa    

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Corteo studentesco venerdì 11 ore 9.00 dalla Piramide!!!                          

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Pacchetto di Natale

di Alessandra Daniele

Pacchetto-SicurezzaEbenezer Scrooge fu svegliato di colpo da un rumore secco e violento di legno spezzato. Aprí gli occhi, e si trovò di fronte una sinistra figura senza volto. Si chinò a raccogliere una delle scarpe accanto al letto, e gliela tirò contro, dicendo:
– Basta con questa stronzata! Tutti gli anni la notte di Natale qualcuno di voi viene a rompermi i coglioni per cercare di farmi entrare nello spirito natalizio. Per tutto il resto dell’anno non ve ne frega un cazzo che io sia uno sfruttatore, anzi mi chiamate “valido rappresentante della piccola e media impresa”, solo a Natale vi coglie questa fregola di provare a redimermi, e venite a raccontarmi che morirò triste e solo, se non mi sbrigherò a comprarmi una badante ucraina. Ma andate affanculo e lasciatemi dormire, fantasmi di merda!
La figura in nero si tolse il casco.
– Quali fantasmi? Noi siamo dell’Antiterrorismo. Ci è stato segnalato che ti rifiuti di festeggiare il Natale, baluardo della Civiltà Occidentale e pilastro dell’Identità Nazionale. Quindi siamo venuti a controllare i tuoi documenti, il tuo appartamento, e la tua cronologia Internet.
Attraverso la porta scardinata un gruppo di agenti entrò nella stanza.
– Dobbiamo perquisire tutto in cerca di armi da fuoco, chimiche, e batteriologiche.
Due degli agenti sollevarono il letto di Scrooge, ribaltandolo. Scrooge rotolò sul pavimento.
L’agente gli puntò ill manganello contro.
– Dov’è il presepe?
Scrooge si alzò da terra, sistemandosi il pigiama.
– Quale presepe?
– Non ti piace il presepe? Preferisci la Sharia?
– Non c’è una terza opzione?
– Una via di mezzo? Vuoi fare il presepe islamico? Vuoi mettere il velo alla Madonna?
– La Madonna ce l’ha già il velo.
– Vuoi fare il presepe senza maiali?
– Non ci sono i maiali nel presepe.
– Certo che ci sono, c’è il maiale, c’è la mucca, c’è il cavallo…
– Quella è la Vecchia Fattoria.
– Cerchi di fare lo spiritoso? Fai una battuta sull’ISIS se hai coraggio.
– Per far ridere lei?
– Non hai il presepe – tagliò corto l’agente – c’è l’arresto immediato per apologia di terrorismo.
– Da dove spunta questa legge?
– Stava nel Pacchetto Sicurezza del governo. Non guardi i talk show?
– È obbligatorio pure questo?
– Sì, quelli antiterrorismo, e senza cambiare canale durante la pubblicità perché sarebbe vilipendio delle vittime.
– Cosa c’entra?
– Che fai, protesti? E non ti vergogni, in questo momento così difficile per la Civiltà Occidentale, unica garanzia di Democrazia e Libertà?
Gli altri agenti continuavano a perquisire, buttando all’aria mobili e suppellettili in giro per la stanza.
– Ci sono le aggravanti per resistenza all’arresto – l’agente afferrò Scrooge, ammanettandolo.
– Non potete arrestarmi, sono un valido rappresentante della piccola e media impresa!
– Stronzate, sappiamo che la tua ditta è fallita, altrimenti non saremmo qui.
– È colpa della crisi.
– La crisi è finita – scandì imperioso l’agente – i consumi devono ripartire, a costo di prenderli a calci in culo. Per te c’è il rimpatrio in Siria.
– Ma io sono nato qui.
– Sticazzi, ti spediamo in Siria lo stesso.
Scrooge cercò di divincolarsi.
L’agente lo strattonò con violenza. Lo spinse davanti alla finestra.
– Senti, tu domani sarai in prima pagina. Come preferisci, “Sgominata cellula dormiente” o “Imprenditore suicida per debiti”?…
Scrooge chinò la testa.
– Bene – commentò l’agente, trascinandolo via – Andiamo ragazzi, qui abbiamo finito. Buon Natale a tutti quanti.

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Il Pd torna nelle piazze

Il Pd torna nelle piazze   

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NoTav! manifestazione nazionale martedì 8 dicembre

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Sopravvivere nella Turchia di Erdogan

Sopravvivere nella Turchia di Erdogan

087c3c2c8a77d5b6bd7f39dfbb7afe7ac5c1b989_1449232571 Dilan Kortak, 20 anni, è stata ammazzata ieri sera dalle forze di polizia durante l’irruzione in un appartamento di Istanbul che, secondo loro, era un ‘covo’ del PKK. Al momento non si sa ancora come sia stata ammazzata, e la polizia non ha voluto dare informazioni nemmeno ai suoi familiari. Mentre i vicini dicono di non aver sentito colpi d’arma da fuoco, il padre parla di una vera e propria esecuzione.

Altri morti e feriti ci sono stati nelle manifestazioni seguite all’omicidio di Tahir Elçi e al conseguente ennesimo coprifuoco, durante le quali la polizia ha sparato sulle persone scese in piazza – cosa che, per altro, ha fatto anche immediatamente dopo l’omicidio dell’avvocato, sparando sulla folla radunata fuori dall’ospedale.
La polizia, che ha ammazzato un ragazzino appena adolescente accusato di essere un “terrorista”, attualmente sta anche lanciando bombe contro le case di Sur.

Inoltre oggi, in 5 diverse città turche, ci sono stati arresti di giovani dell’ESP e del SGDF che erano sopravvissuti al massacro di Suruç.
In una dichiarazione, l’ESP sostiene che “Il governo dell’AKP, che cerca di coprire il massacro di Suruç e ha imposto il segreto sul caso, ora ha incarcerato quelli che non ha potuto uccidere”, e che l’operazione di oggi sia il seguito della politica che ha tolto la vita a Tahir Elçi ad Amed, a donne e bambini a Derik, Silvan e Sur, e a Dilan Kortak nella sua casa nel quartiere Sarıgazi di Istanbul.

Mentre in Turchia continuano arresti ed esecuzioni sommarie, in Germania quest’anno sono stati arrestati sei curdi impegnati politicamente in base alle “leggi antiterrorismo” promulgate all’indomani dell’11 settembre 2001. In Germania è anche stato arrestato l’australiano Ashley Dyball, accusato di “terrorismo” per aver combattuto contro ISIS nelle fila delle YPG.

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Umiliazioni e abusi polizieschi nei confronti di una giovane donna

Umiliazioni e abusi polizieschi nei confronti di una giovane donna

Dal giornale turco Today’s Zaman.

Una donna interrogata, avrebbe subito abusi alla stazione di polizia di Erzurum
Una studente universitaria di 23 anni sarebbe stata costretta a spogliarsi e sottoposta ad abusi in una stazione di polizia a Erzurum, dopo che era stata arrestata davanti al suo professore e ai compagni di classe all’università, in un’operazione contro la sezione giovanile del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), ha riferito lunedì il quotidiano Karşı.
“Mi hanno [poliziotti] fatta spogliare e hanno esaminato ogni pezzo del mio abbigliamento. È stato il momento più imbarazzante per me”, ha detto İ.Z., studente del quarto anno all’università Erzurum Ataturk, al quotidiano Karşı in un’intervista esclusiva lunedì scorso.
Ha anche detto al quotidiano che non riusciva a smettere di piangere durante il fermo e che gli agenti di polizia in uniforme hanno continuato gli abusi. “Sono letteralmente depressa. Piango da quel giorno. Sono stata seguita dalla polizia e tenuta sotto pressione per tutto il tempo”, ha aggiunto. “Loro [la polizia] avrebbero potuto prendermi a casa mia. Ma lo hanno intenzionalmente fatto nella mia scuola. Quel giorno avevo un esame e, quindi, li ho pregati di trattenermi dopo. Ma mi hanno presa davanti a tutti, senza mostrare alcun mandato di arresto”.
Torture e uccisioni extragiudiziali erano un problema grave nel sud-est a maggioranza kurda durante il culmine del conflitto tra lo Stato e il PKK nel 1990.
Nonostante le riforme giuridiche nel corso del tempo, la violenza della polizia e l’impunità per i funzionari che commettono abusi continua ancora a porre problemi.

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