Campagna per il NO al referendum di ottobre!

11) Votiamo No per dire NO alla realizzazione in Italia della società americana!

votare NO

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Orgoglio di scimmia

Orgoglio di scimmia

Orgoglio di scimmia

orgoglio di scimmia  

https://animaliena.wordpress.com/

“Proferiamo le parole ‘pienamente umano’ con un palpito di reverenza. I nostri occhi si appannano di fronte alla nostra peculiare umanità e il nostro autocompiacimento impenna. In tali momenti, dimentichiamo che la gorillità è più pacifica, la gufità più acuta visivamente, e l’apità più ecologicamente benigna. Le altre specie hanno capacità e qualità che a noi mancano, per quanto possiamo analizzare e inventare.”

(Animal equality: language and liberation, Joan Dunayer)

No, mi spiace… non ci sto alla retorica del “siamo tutte persone” proferita dalla maggior parte de* opinionist* in seguito all’assassinio di Fermo. A chi lo immagina e fa finta di nulla, a chi non lo immagina e non sa immaginare che possa esistere un’altra risposta alla violenza insensata, alla morte procurata per odio e per ignoranza, dico chiaro e tondo, una volta ancora, che alzare l’asticella che legittima la violenza non sarà mai la soluzione.

Perché agli animali si può fare tutto, e gli animali sono meno di niente, ed è per questo che Emmanuel Chidi Namdi è morto. Perché essere paragonati agli animali, che trattiamo da cose e non da individui senzienti, era per lui un’offesa che trascendeva la lampante constatazione che sì, siamo animali, e sì, siamo scimmie (o i loro più vicini parenti) e che sì, una scimmia ma anche un topo, o uno scarafaggio o un bigattino goloso di carne in putrefazione vale più del fascista che lo ha ammazzato.

Invece “scimmia” era per lui il peggiore insulto, perché se c’è un linguaggio comune ad oppressori ed oppressi è quello che mette gli animali non umani sul più basso gradino dell’esistente.

Non è appellandosi all’umanità, rinforzando il confine che ci separa dal resto del vivente, eternamente sacrificabile e sacrificato con l’indifferenza che caratterizza l’inutile ed inconsistente, che cesseranno eventi come questi. Fino a quando alcune vite varranno più di altre in nome di criteri arbitrari di merito, di simpatia o di somiglianza, nessun* potrà vedersi garantita la propria “non sacrificabilità”.

E lo affermo con convinzione e con la tristezza di chi sa che proprio ora, mentre scrivo, camion carichi di animali non umani compiono il loro ultimo infernale viaggio verso il macello, altri vengono torturati e ammazzati in ogni modo in nome della “scienza” ma anche della “noia”, dello “sport”, del “divertimento”, e che allo stesso modo, barconi carichi di migranti disperati affondano nel mare dell’indifferenza generale.

Quello che ha ammazzato Emmanuel era un fascista, punto. E L’Italia è piena di fascisti, dichiarati o meno, è un paese razzista e ignorante in un mondo in decadenza che vede ciclicamente impennarsi la violenza contro i più deboli per difendere i privilegi di pochi. Del disagio sociale di questo assassino, reale o presunto, non mi importa. Quello che mi interessa invece, è che ciò che permette alla violenza di manifestarsi è la convinzione che essa non sia intollerabile tout court.

Quello che non si dice, quando si afferma che la panacea di questi avvenimenti sia racchiusa nella convinzione che “siamo tutte persone”, è che sulle “non persone” è considerato accettabile usare violenza. Ovvero, chiunque, anche la persona all’apparenza più pacifica, ammette l’esistenza di un ambito nel quale la violenza è legittima, quella delle non persone, dei “non-umani”.

Se una cosa ci ha insegnato la storia, è che quel confine non è impermeabile, né dato una volta per tutte. E’ un confine poroso, ideato da chi ha il privilegio per escludere chi non deve averne neanche una briciola, e anzi può essere sfruttato a piacimento. In nome di questa consapevolezza, scelgo di stare dalla parte dei non bianchi, dei non etero, dei non abili e dei non umani. Quel confine lo voglio abbattere, una volta per tutte. E rivendico con orgoglio il mio essere scimmia.

 

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Eddy NO Tav, siamo tutte con te!

Lettera di Eddy NO Tav, ricercata dalla polizia

http://www.notav.info/post/lettera-di-paolo-virzi-sugli-arresti-di-eddi-e-dei-notav/

 

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Venerdì 8 luglio al tribunale di Torino

Ven 8/07, presidio al tribunale di Torino per sostenere i No Tav

no-tav-processo-beppe-grillo-660x330Venerdì mattina si svolgerà il Tribunale del Riesame per circa 20 indagati sottoposti a misure cautelari nella ormai nota inchiesta.

L’appuntamento è per le ore 9,30 di fronte al Palagiustizia per dimostrare vicinanza e solidarietà ai NO TAV che parteciperanno all’udienza (a porte chiuse).

Portiamo bandiere No Tav!

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Dopo gli arresti rilanciamo la lotta!

Dopo gli arresti rilanciamo la lotta!

LIBERINegli ultimi giorni la procura di Torino con il supporto del tribunale ha arrestato tre no tav che avevano deciso di non sottostare agli obblighi a loro imposti durante l’operazione del 21 giugno scorso. Sono tre dei/delle ventuno no tav accusati per il corteo del 28 giugno 2015 da Exilles a Chiomonte a cui parteciparono migliaia di no tav. Hanno scelto insieme a molti altri di non accettare le misure cautelari a loro imposte, hanno scelto di non far diventare la loro casa una prigione e soprattutto hanno scelto di non abbandonare la lotta. Tutto questo è stato fatto alla luce del sole durante delle assemblee, una fiaccolata e con messaggi video condivisi in rete con tutto il movimento no tav che anche da lontano li ha sostenuti. Ognuno anche in questa occasione ha donato al movimento le energie che aveva e che ha a disposizione, continuando la lotta anche in questo modo, ribellandosi ad anni di ingiustizie, processi e ingiuste sentenze.

A loro va il nostro sostegno, partendo da domattina in aula 59 alle ore 9 presso il tribunale di Torino dove Giuliano e Luca verranno processati per il reato di evasione, un’udienza a porte aperte dove potremo salutarli. La loro scelta, come quella di tutti/e i no tav è stata ed è quella di lottare per difendere la propria terra e il proprio futuro. Con questo intento non si sono fermati davanti ai divieti e con lo stesso stimolo insieme tutti li sosterremo, in tribunale, fuori dalle carceri, nei cortei e in tutte le iniziative del movimento. Con questo esempio ognuno darà come potrà il suo contributo rilanciando ancora una volta la lotta.

http://www.notav.info/post/dopo-gli-arresti-rilanciamo-la-lotta/

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Meghan Murphy: 9 choses qui font de vous une meilleure féministe

Meghan Murphy : 9 choses qui font de vous une meilleure féministe

https://delphysyllepse.wordpress.com/2016/07/03/meghan-murphy-9-choses-qui-font-de-vous-une-meilleure-feministe/

Vous vous demandez sans doute à quoi bon lire la revue Bustle ? Eh bien, simplement, pour les énumérations loufoques comme celle qu’ils ont publiée le 10 septembre, sous le titre « 9 choses qui ne font pas de vous une meilleure féministe ». Je vais vous épargner quelques minutes, que vous gaspillerez plus utilement à vous examiner les pores ou à épingler des photos de votre chat sur Instagram, en vous résumant l’essentiel de ce papier : Tout ce que vous faites est féministe et tout le monde est féministe et aussi, le féminisme est tout ce que vous dites qu’il est #amen

Vous vous sentez mieux ? Eh bien, tant mieux. Je me meurs d’envie de découvrir leur prochaine liste-bidon : « 11 choses qui ne font pas de Marx un communiste mieux que vous. » Par exemple : Vous possédez les moyens de production ? Et alors ?! Ne laissez personne censurer votre communisme #lecommunismeestpourtoutlemonde. Vous êtes né-e bourgeois-e, mais vous vous êtes toujours senti-e de classe ouvrière à l’intérieur ? Aucun problème. Assumer une identité prolétarienne est une façon branchée de subvertir l’opposition binaire de classe.

Mais je digresse. Le bon côté de l’énumération-bidon de Bustle est qu’elle m’a inspirée à en créer moi-même une. Voici les neuf critères réels qui font vraiment de vous LA meilleure :

1) Être une femme

Vous pouvez être un super-allié des féministes même si vous êtes un homme, mais vous n’allez jamais pleinement saisir le vécu féminin. Vu que les femmes sont le groupe qui est opprimé dans le patriarcat, en tant que classe, et que les hommes sont le groupe dominant dans ce système, ce sont les femmes qui doivent mener le mouvement vers leur libération. Être une femme est central au fait d’être féministe parce que le féminisme est un mouvement qui existe par et pour les femmes. Et même si les hommes sont également affectés par le patriarcat (la virilité n’est pas extra non plus), en fin de compte, ce sont les hommes qui en ont toujours bénéficié et les femmes qui en ont toujours souffert (et ce aux mains des hommes). La meilleure façon de soutenir le mouvement féministe, en tant qu’homme, est de tenir tête à d’autres hommes, aux privilèges masculins et à la violence masculine. En fait, ceci nous aide beaucoup et nous épargne de perdre notre temps en devant constamment expliquer à chaque homme rencontré pourquoi nous ne sommes pas réellement des jouets sexuels. Vous pouvez faire tout cela sans vous qualifier de féministe. Les actes comptent plus que les paroles, messieurs.

 

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Voto Spericolato

Voto Spericolato

Pubblicato il 3 luglio 2016 · in Schegge taglienti ·

di Alessandra Daniele

votoRiceviamo e pubblichiamo un’importante delibera UE:

In seguito al tragico risultato del referendum che ha sancito la dipartita della Gran Bretagna, l’Unione Europea ha deciso di dotarsi d’uno strumento del quale si discute da tempo, aggiornato apposta per prevenire il verificarsi di ulteriori disastri analoghi: la Licenza di Voto.
A partire dalla sua contemporanea introduzione in tutti i paesi dell’Unione, per accedere al voto bisognerà innanzitutto frequentare un corso triennale di Economia e Finanza, condotto in Italia dal professor Mario Monti.
Al termine del corso, l’elettorando dovrà superare un esame che consisterà in una prova teorica scritta e orale, e una prova pratica durante la quale dimostrarsi capace di riconoscere fra una serie di opzioni politiche quella più idonea a a favorire lo sviluppo economico e l’integrazione europea.
L’aspirante elettore dovrà inoltre esibire un certificato di sana e robusta costituzione fisica e mentale completo di mappatura del DNA, e dimostrare di poter disporre d’un reddito o una rendita sufficienti a garantire che non sia vulnerabile alla lusinghe del voto di scambio.
Una volta ottenuta la licenza, l’elettore sarà tenuto a votare secondo le regole comunitarie.
Fra le altre, saranno sanzionate le seguenti infrazioni:
Eccesso di velocità: voto espresso impulsivamente senza adeguata riflessione sulle implicazioni finanziarie.
Divieto di sosta: astensione non utile ad annullare un referendum dannoso per l’economia.
Senso vietato: voto contrario alle direttive europee.
In caso di voto spericolato, cioè fortemente lesivo della stabilità dei mercati, sì passerà al ritiro della licenza.
Sarà impossibile ottenerne la restituzione dopo tre infrazioni, e il rinnovo dopo i settant’anni.
In caso di esercizio abusivo di voto, cioè voto senza licenza, scatterà l’arresto immediato.
Sarebbe inutile però selezionare gli elettori senza selezionare i candidati.
Setacciare gli elettori più competenti, e farli poi scegliere fra candidati incompetenti.
Anche per essere eletti quindi occorrerà una licenza analoga. Naturalmente tutte le specifiche dei requisiti saranno più alte, in particolare il reddito o la rendita, che dovranno essere a prova di corruzione.
Oltre al diritto d’essere eletti senza limiti d’età, la Licenza di Voto Premium fornirà anche quello d’esprimere più d’un voto alla volta, e di aggiungere pareri su composizione e durata del governo.
Il numero di voti che sarà possibile esprimere dipenderà dalle fasce di reddito. Gli appartenenti alla fascia più alta potranno accedere a una Licenza di Voto Premium Gold che darà diritto a essere eletti direttamente premier, e ribaltare a proprio favore il risultato di qualunque referendum tenuto negli ultimi tre anni.

Questa democrazia a fasce, cioè fascista, sostituirà la democrazia vecchio stile, che va rottamata perché s’è dimostrata gravemente inadeguata alle esigenze del mercato e dello sviluppo economico.
Dopotutto è stata inventata dai greci, e s’è visto che fine hanno fatto.

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Poesie Sparse

Da “I Nomi delle Cose” del 29/6/2016 “Desmonautica“ la rubrica di Denys ogni ultimo mercoledì del mese.

 “Poesie Sparse”

Tutto quello che ho

Tutto quello che ho/ è il mio sguardo miope e astigmatico sul mondo/ che, comunque, vede meglio di tanti altri)

Tutto quello che ho/è il mio corpo scomodo/imponente, fragile

Tutto quello che ho/è un etto e mezzo di feroce sarcasmo/non di più, non di meno

Tutto quello che ho/è una macchina analitica/che sfreccia nella mia testa/senza assicurazione

Tutto quello che ho/è la paura che m’accompagna/di non riuscire, di non capire/essere solo, essere vivo

Tutto quello che ho/è il mio assoluto talento/nell’essere inaffidabile/e un po’ eremita

Tutto quello che ho/è una betoniera di frasi coraggiose/nella mia bocca impastata/e un esercito di fotografie nel miocardio/che come un diaframma troppo aperto/illuminato a lungo/conosce croce e delizia/della sovraesposizione

Tutto quello che ho/è il gomitolo delle braccia che mi amano,/in bilico tra nebbia e catarsi,/in questa giornata di sole.

Detesto

Detesto/il disordine gratuito/come i coupon del supermercato

Detesto/i freddi e i privi di spessore/iceberg di cartone

Detesto/i buffetti sulla guancia/il rossore della falsità verace

Detesto/le opinioni non richieste,/le opinioni sincere,/le opinioni beote/che vogliono essere vere

Detesto/la necessità di dissimulare/l’assenza di parole

Detesto/chi mi accusa/di avere coraggio

Detesto/un sacco di roba/ma in fondo c’è sempre/di peggio

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Campagna per il NO al referendum di ottobre!

10)Votiamo NO per dire NO al regime!

votare NO

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Archiviato – L’obbligatorietà dell’azione penale in Val di Susa

ARCHIVIATO. L’obbligatorietà dell’azione penale in Valsusa

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Podcast della Trasmissione del 29/6/2016

” I Nomi delle Cose”/Puntata del 29/6/2016

QUESTA E’ L’ULTIMA TRASMISSIONE PRIMA DELL’ESTATE, MA PER LOTTARE OGNI STAGIONE E’ BUONA!

riprendiamocilestate-adesivo

“ Che cos’è la <democrazia>?”

democrazia autoritaria 1

“…il capitalismo, in quanto sistema economico e sociale, è necessariamente compromesso con il razzismo e il sessismo. Il capitalismo, infatti, deve giustificare e mistificare le contraddizioni inerenti ai suoi rapporti sociali-la promessa di libertà contro una realtà di coercizione diffusa, la promessa di prosperità contro una realtà di penuria diffusa-denigrando la “natura” di coloro che sfrutta: donne, sudditi coloniali, i discendenti deli schiavi africani, gli immigrati delocalizzati dalla globalizzazione” Silvia Federici/CHE COS’E’ LA DEMOCRAZIA?/Il marketing della liberazione/POESIE SPARSE”

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La Parentesi di Elisabetta del 29/6/2016 e podcast

   pubblicità 1“Il marketing della liberazione”

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La pubblicità ha sempre promesso le stesse cose: benessere, felicità, successo. Ha venduto sogni e proposto scorciatoie simboliche per una rapida ascesa sociale. Ha fabbricato desideri raccontando un mondo di eterne vacanze, sorridente e spensierato. La pubblicità ha venduto di tutto a tutte e a tutti, indistintamente, come se la società fosse senza classi. Oggi ha mutato pelle. Oggi, ogni prodotto, dalla macchina alle scarpe, passando per le bibite e altro, tutto è presentato come un elemento distintivo per una gioventù ribelle. Ci sono pubblicità che vogliono ridare il potere al popolo, altre che vogliono sovvertire le leggi del mercato, tutte inneggiano alla rivoluzione.

Oggi, la cultura commerciale è “ribelle”.

La rivoluzione passa attraverso le scarpe che porti, la bibita che bevi. Il nuovo, solo perché tale, è “rivoluzionario” e, come tale, il comprarlo e l’usarlo, sostituisce le pratiche di lotta.

Il meccanismo è semplice.

Si identifica una convenzione sociale che non metta in discussione lo status quo, né i rapporti di classe, né la società e la si destruttura e, grazie a questa destrutturazione, le ditte vendono e la società rimane sempre la stessa. Ci si appassiona per un messaggio pubblicitario irriverente, non si racconta che serve solo a vedere moltiplicate le possibilità di essere “chiacchierati” e, quindi, di vedere accresciuto il messaggio pubblicitario stesso. La sconfitta della lotta di classe, in questo paese, e la dimensione “buonista “ e conservatrice della sinistra socialdemocratica, hanno schiuso ai pubblicitari le porte delle nicchie culturali che erano proprie della sinistra e il cui carisma e la cui forza evocativa vengono ora utilizzati per altri scopi. C’è la ditta che lotta contro il razzismo, quella che si presenta come il simbolo del non conformismo, l’altra della rivolta adolescenziale e, ancora, quella della rivoluzione sessuale. Le marche hanno, ormai, sostituito i movimenti.

Siamo al trionfo del marketing della liberazione. La ribellione, per alcune/i , è una protesi identitaria . Questa epidemia di ribellione non impressiona né il capitale né le sue articolazioni repressive. Non contenti tutte/i questi/e ribelli si autorappresentano come “scomodi” per questa società. E, buon ultimo, si definiscono “disubbidienti”. L’esibizione è diventata un meccanismo del capitalismo mediatico. Tutto si risolve nell’ “épater les bourgeois”. Dobbiamo avere chiavi di lettura per distinguere tutti costoro dai veri/e ribelli, disubbidienti e scomodi/e? Non ce n’è bisogno ,questo già lo fa per noi la borghesia. Quelli/e di cui abbiamo parlato, hanno i riflettori puntati su di loro, se ne parla, vengono intervistati/e, vengono ospitati/e di qua e di là. Gli /le altri/e, quelli/e che lo sono veramente, sono avvolti dal silenzio e dall’oblio e, quando “esagerano”, vengono stigmatizzati/e, demonizzati/e, repressi/e. L’impegno politico, le vetrine infrante “sarebbero” frutto di frustrazioni sessuali, l’impegno delle donne in politica, tanto più se antisistemico, “sarebbe” il frutto di sconfitte sentimentali. La ribellione alle ingiustizie sociali, accompagnata dalla lotta di classe, “troverebbe spiegazione”, per tutti costoro, in qualche ormone mancante o in eccesso. A chi teorizza e pratica la lotta armata, secondo questa lettura, “sarebbero” mancate le ammucchiate ed il sesso trasgressivo. Secondo questa filosofia, per liberarci da questa società, dobbiamo andare a mangiare nei ristoranti etnici, comprare nei negozi equosolidali, comprare i dischi di Lady Gaga e, magari, aderire a questa o quella lettura della sessualità e delle pratiche esistenziali, presentate come liberatorie e rivoluzionarie.

Il trionfo del capitale: rabbia, insoddisfazione, ricerca di altro, li ha saputi mettere al servizio dei propri interessi, creando un bisogno di identificazione con nuovi stereotipi culturali. Il capitale, attraverso la pubblicità, riesce a riplasmare la realtà sociale secondo una visione immaginaria della società. I giovani disoccupati delle periferie urbane impersonano una sorta di lotta tra una marca e l’altra di scarpe da ginnastica. Pubblicità, stereotipi culturali vincenti, diventano uno strumento di trasformazione della coscienza sociale. Donne e uomini che, nei messaggi pubblicitari e nelle rappresentazioni mediatiche, vediamo, senza distinzione gerarchica, al lavoro e a casa e, magari, nelle nuove inclinazioni sessuali, in realtà nascondono la fine del lavoro a tempo indeterminato, l’apologia della precarietà, il rilancio dei ruoli. Le aziende che vivono sfruttando il lavoro minorile o producono materiali bellici o distruggono l’ambiente nei paesi del terzo mondo, omettendo bellamente questi aspetti e rappresentandosi come altro, concorrono alla schizofrenia di questa società che dice di essere sensibile a questi temi, ma li disattende quotidianamente nella pratica.

Contemporaneamente, il tabù del sesso viene largamente sfruttato da quando si è scoperta la correlazione tra desiderio sessuale e pulsione all’acquisto e il legame tra pratiche sessuali non usuali e malinteso concetto di rivoluzione e liberazione. Allo stesso tempo, resta fermo lo stereotipo della donna che è oggetto di piacere o soggetto domestico che, anche quando è emancipata e lavora fuori casa, è lei stessa che sorveglia la sua abbronzatura, l’odore delle sue ascelle, i riflessi dei suoi capelli, la linea del suo reggiseno o il colore delle sue calze.

Il mondo è quello che è, pieno di ogni bruttura, ma noi ci possiamo “autoassolvere” perché beviamo un prodotto che è sinonimo di libertà, perché vestiamo casual o perché facciamo sesso fuori dal coro. Facciamo pure quello che ci pare, perché quello che ci piace , proprio perché ci piace, è buono, ma lo è, naturalmente, per noi che lo facciamo e ci piace, ma non parliamo, per favore, di libertà, di rivoluzione, di cambiamento della società.

Questa configurazione sociale si caratterizza nella preminenza progressiva della merce su ogni altro elemento e nella mercificazione di tutti i rapporti, compresi quelli sociali e affettivi, nella cultura che viene ridotta a mode che si susseguono, con l’apparire esibizionistico che prende il posto dell’autonomia individuale, nell’appiattimento della storia stessa sull’evento immediato e l’informazione istantanea, nella fuga dal conflitto sociale e nella disaffezione dalla politica, nella strumentalizzazione delle lotte di liberazione e delle diversità.

E, allora, se la borghesia è in grado di appropriarsi di parole, contenuti e sogni che ci dovrebbero appartenere, sarebbe il caso che ci chiedessimo come possiamo porvi rimedio.

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Psichiatria, se la conosci la eviti

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psichiatria

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Campagna per il NO al referendum di ottobre!

9) Votiamo No per dire NO ad Equitalia!

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Un martedì NO TAV!

Un martedì No Tav, presidio al tribunale e conferenza stampa (VIDEO)

Marisa_nLa giornata del movimento No Tav è iniziata presto stamane, con un doppio appuntamento alle ore 10: un presidio a Torino per sostenere i No Tav agli interrogatori di garanzia e una conferenza stampa in Valle in cui hanno preso parola, tra gli altri, Nicoletta e Gianluca.
Il presidio, poco gradito dalle forze di polizia che avrebbero voluto addirittura impedire il volantinaggio (!) davanti al tribunale, è continuato alcune ore, in modo da attendere l’uscita di tutti gli inquisiti.
I resoconti dei presenti restituiscono un p.m Rinaudo nervoso, teso a sottolineare le colpe da lui attribuite. La gip Ferracane Luisa, la stessa che ha firmato gli arresti e le altre misure cautelari, non ha assunto atteggiamenti degni di nota. Sapremo nel giro di pochi giorni, poiché anche il p.m ha riservato il parere, l’esito di questi interrogatori e, soprattutto, se saranno confermate oppure alleggerite le coercizioni da loro disposte più di una settimana fa.
Qui di seguito pubblichiamo la video-intervista ad Andrea e Marisa, rispettivamente di 74 e 71 anni, all’uscita dal tribunale e sottoposti all’obbligo di firma quotidiana

La conferenza stampa in Valle è iniziata ricordando Giuliano, che non ha rispettato gli arresti domiciliari, ed Edgarda, alla quale non è stata ancora notificata la misura degli arresti domiciliari.
Dopo la solidarietà espressa ai tutti i No Tav colpiti da quest’ultima offensiva giudiziaria, hanno preso parola Nicoletta e Gianluca.
Nicoletta ha letto la dichiarazione depositata dal suo avvocato questa mattina in tribunale (lei infatti si è rifiutata di presentarsi all’interrogatorio), Gianluca invece, in Credenza da giovedì scorso e al quale non sono stati ancora notificati gli arresti domiciliari, ha valorizzato la “via” aperta da Nicoletta e Giuliano, che di fatto ha delineato un nuovo campo di lotta sul terreno giudiziario-penale. Gianluca è entrato anche nel merito dell’operazione, sottolineandone gli aspetti normativi, punitivi e pretestuosi.
Dopo di loro, ha preso parola Alberto Perino che ha sottolineato le varie risposte, popolari, che il movimento ha messo in campo: l’assemblea di martedì scorso, la fiaccolata partecipata da migliaia di persone di giovedì sera e, importantissima, la solidarietà di massa espressa a tutti gli inquisiti.
Alberto ha anche sottolineato come quest’operazione, che è andata a colpire tanti valligiani over 50, è andata definitivamente a rompere quella retorica dei blackblock attivi in valle o della divisione buoni e cattivi: è caduta la maschera, la loro. Questa operazione, insomma, ha dato una rappresentazione reale della trasversalità del Movimento No Tav, che nonostante tutto è forte e continua a resistere.
La giornata continuerà con l’apericena organizzato da Mario, il barbiere di Bussoleno, il quale ha chiuso la fantomatica vicenda con la guardia di finanza delle “lamette mancanti”, ma che è ancora coinvolto nel maxi processo, di cui si attende l’inizio del secondo grado. Con questo aperitivo che si svolgerà davanti alla Credenza, Mario vuole ringraziare tutti coloro che fino ad oggi l’hanno sostenuto. Appuntamento alle ore 18 al presidio permanente di Bussoleno

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