Venezuela/ La arana feminista

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Hoy las mujeres de Anzoátegui reivindicamos mas que nunca nuestra vocación socialista, libertaria y democrática! Venceremos!

Oggi noi donne di Anzoátegui rivendichiamo più che mai la nostra vocazione socialista, libertaria e democratica! Vinceremo!

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10 febbraio 2019/Presidio a Ponte Galeria

È una mattanza.

Il colonialismo miete una quantità di morti che non siamo mai stax capaci di calcolare.

Se il massacro è stato per anni silenzioso (o sussurrato) alle nostre orecchie privilegiate ed europee, adesso i cadaveri arrivano fino alle nostre placide spiagge e si moltiplicano di anno in anno.

I morti di quest’anno appena iniziato sono già centinaia solo in mare. Il capitalismo colonialista stermina e avvelena una quantità di persone incalcolabile in ogni istante e in ogni parte del mondo. Da sempre gli individux e la terra pagano il prezzo di una crescita sfrenata dei consumi. In sostanza ci avveleniamo e avveleniamo il resto del mondo per possedere cose che a loro volta continuano ad avvelenarci.

Il prezzo più alto, in Europa, lo paga chi non ha il privilegio della bianchezza o di un documento valido in tasca. Infatti queste persone continuano a morire in frontiera, nei centri, nei ghetti e nelle strade.

Essere neutrali in situazioni di oppressione significa aver scelto la parte dell’oppressore

Se mai lo fosse stato, non è più tempo di stare calmx; rimanere sedutx di fronte ai nostri schermi significa essere complici di questa mattanza.

Abbiamo bisogno di nuove forme ed energie per lottare insieme, contrattaccare.

La lotta contro le frontiere nella città di Roma ha un appuntamento mensile per non lasciare sola chi è rinchiusa nelle gabbie per persone senza documenti. Parteciparvi ci può dare la possibilità di incontrarsi in un momento di lotta e scoprire insieme nuovi modi e possibilità.

Il 10 FEBBRAIO ALLE 15:30 SAREMO SOTTO LE MURA DEL CPR DI PONTE GALERIA  PER CONTINUARE A LOTTARE CONTRO CARCERI E CARCERIERX E PER  NON LASCIARE CHE BASTI UN MURO E POCHI KM PER FARCI DIMENTICARE LE DONNE RECLUSE.

 Nemiche e nemici delle frontiere

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Memoria e Storia

“Ciò che il borghese del XX secolo, tanto distino, tanto umanista e tanto cristiano non riesce a perdonare a Hitler, non è il crimine in sé, l’umiliazione dell’uomo in sé, ma il crimine contro l’uomo bianco, il fatto di aver applicato all’Europa procedimenti colonialisti, riservati, fino a quel momento, agli arabi d’Algeria, ai coolies dell’India e ai neri africani”

Aimé Césaire <Discours sur le colonialisme> 1955

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30 gennaio alla Sapienza/Rosa Luxemburg

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Debito di gratitudine?

“Debito di gratitudine?”

di Nicoletta Poidimani

http://www.nicolettapoidimani.it/

Non c’è nessun su o giù nello spazio esteriore della terra, dunque il nord come ‘su’ e il sud come ‘giù’ sono definizioni puramente arbitrarie. La rappresentazione dell’Europa e dell’America che stanno in alto sulle carte geografiche e sui mappamondi, e che è universalmente familiare, è solo un espediente visuale per rafforzare l’idea che è giusto e appropriato che la gente bianca stia sopra, domini il mondo. Per ri-orientarvi, ruotate le carte geografiche e i mappamondi di 180 gradi. (Amoja Three Rivers )

Il “debito di gratitudine” è la formula magica che giustifica e dissimula i dispositivi che deumanizzano donne e uomini migranti autorizzandone, al contempo, lo sfruttamento in molteplici forme. In nome di quel “debito” essi diventano, infatti, proprietà dello Stato che li “accoglie”.

Alcuni giorni fa un compagno mi spiegava come tale “debito” scatti nel momento in cui le/i migranti vengono “salvati” in mare. Molto significativo è che a questo “salvataggio” segua, come primo atto, la perquisizione: un atto che sancisce l’espropriazione dei loro corpi come prezzo della possibilità – per altro sempre più remota – di restare nella fortezza Europa.

Pensando ai trascorsi coloniali europei, dalla conquista dell’America in poi, mi è stato immediatamente chiaro come il primo scopo del “debito di gratitudine” sia quello di mistificare la realtà attraverso un rovesciamento.

Secoli di schiavitù coloniale e neocoloniale, di rapina delle risorse, di “colonialismo tossico”, di sfruttamento e devastazione dei territori colonizzati nonché delle vite, dei saperi e delle culture di chi li abita sono infatti lì a testimoniare l’opposto: il vero, incommensurabile, “debito” ce l’hanno i Paesi europei che hanno costruito la propria ricchezza sul saccheggio coloniale e che oggi continuano ad ingrassare sulla pelle altrui. Vogliamo ribaltare questo mondo alla rovescia – con le sue false rappresentazioni propagandistiche – e rimettere sui suoi piedi la storia?

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Con il popolo venezuelano e con il presidente Maduro

Con il popolo venezuelano e con il presidente Maduro

In Venezuela è in atto un tentativo di colpo di Stato come al solito e come sempre appoggiato e foraggiato dagli Stati Uniti e da relativi alleati e sodali. Non prendere posizione, non compiere una scelta, significa in realtà accettare la logica del più forte, la logica dell’arroganza, della prevaricazione e dell’aggressione. E noi donne sappiamo fin troppo bene come funziona questo meccanismo.

Sappiamo bene cosa significa confondere aggredita ed aggressore quando veniamo messe sullo stesso piano di chi ci avvilisce, ci umilia e ci opprime perché, ci dicono, anche lei avrà avuto le sue colpe, perché, tutto sommato, se l’è cercata…Noi crediamo che sia fondamentale prendere posizione e che sia necessario farlo collettivamente.

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Podcast dell’iniziativa “Difendere la razza” del 19/01/2019

Ciclo “La de-umanizzazione del soggetto”

Parte seconda

STORIA E MEMORIA/ abbiamo incontrato Nicoletta Poidimani  e il suo libro”DIFENDERE LA “RAZZA”Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini –Sensibili alle foglie, Roma, 2009-2018.

L’autrice attraverso un percorso di immagini, documenti, pubblicazioni dell’epoca coloniale ci ha raccontato la storia del razzismo italiano e non solo.

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Roma 26/01 assemblea verso la manifestazione del 23 marzo

http://www.notav.info/post/roma-26-01-assemblea-verso-manifestazione-23-marzo/

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Se la solidarietà è un ‘arma, come abbiamo sempre sostenuto, usiamola!!!!

FACCIAMO GIRARE

SERVE UNA MANO A 5 COMPAGNE IN CARCERE

Riceviamo e facciamo girare questa comunicazione:

https://www.facebook.com/Parenti-e-amici-dei-detenuti-a-Poggioreale-Pozzuoli-e-Secondigliano-733513150077469/?__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARDwaY9U-S_YU9NGwN6PF4bzl-aL9VguyDdr9JqS6Gb4AwNkFkMX0DmI5GUaQ_QrTS3k0IOsrq20lr7c

Facciamo girare.
Serve una mano a queste 5 compagne in carcere.

Susanna Berardi arrestata nel 1982
Barbara Fabrizi arrestata nel 1983
Maria Cappello, Vincenza Vaccaro, Rossella Lupo, arrestate nel 1988

Queste cinque compagne sono detenute nel carcere romano di Rebibbia, in regime di alta sorveglianza.
Di fatto, come in passato, sono isolate, cioè non fanno mai socialità con le detenute comuni.
Tutte e cinque hanno fatto parte di organizzazioni armate e sono state condannate all’ergastolo.
Hanno necessità di cure odontoiatriche ed hanno trovato un medico di fiducia disponibile a curarle. La cifra è ragionevole, dato i prezzi di mercato (1300 euro) ma proibitiva per le compagne, anche perché da anni non possono accedere ad alcun lavoro che fornisca loro un minimo reddito.
Chiedo ai compagni/e di contribuire ad una raccolta fondi in segno di solidarietà con queste compagne.
Sono la tutrice di una delle compagne e mi sono impegnata come punto di riferimento per questa iniziativa. I soldi si possono versare sulla mia postepay n. 4023600910190067 intestata a Severina Berselli.
Specificare solidarietà alle prigioniere politiche.
Se la solidarietà è un ‘arma, come abbiamo sempre sostenuto, usiamola!!!!

 

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25 gennaio a L’Aquila!

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15 gennaio 1919/Rosa Luxemburg

15 gennaio 1919                                           

Cento anni fa la socialdemocrazia tedesca assassinava Rosa Luxemburg ma il suo pensiero è quanto mai attuale.

“Con quanta maggior potenza il capitale, grazie al militarismo, fa piazza pulita, in patria e all’estero, degli strati non capitalistici e deprime il livello di vita di tutti i ceti che lavorano, tanto più la storia quotidiana dell’accumulazione del capitale sulla scena del mondo si tramuta in una catena continua di catastrofi e convulsioni politiche e sociali che, insieme con le periodiche catastrofi economiche rappresentate dalle crisi, rendono impossibile la continuazione dell’accumulazione e necessaria la rivolta della classe operaia internazionale al dominio del capitale prima ancora che, sul terreno economico, esso sia andato ad urtare  contro  le barriere naturali elevate dal suo stesso sviluppo”

Rosa Luxemburg, L’accumulazione del capitale,  Einaudi, Torino 1972,pp. 469-470

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Podcast dell’iniziativa “Tortura/Una pratica indicibile” del 12/01/2019

Ciclo “La de-umanizzazione del soggetto”

Parte prima

I MECCANISMI DE-UMANIZZANTI SUL FRONTE INTERNOLe “democrazie” occidentali, la tortura, il 41bis… ne abbiamo parlato con Maria Rita Prette e il suo libro “TORTURA/Una pratica indicibile”Sensibili alle foglie 2017-Collana Indicibili sociali.

clicca qui

Riportiamo qualche stralcio dal libro:

“Parlare di tortura significa parlare del processo di de-umanizzazione messo in atto per renderla possibile. Affinché una persona possa praticare sul corpo di un’altra una sequenza di azioni violente volte a procurarle il massimo del dolore possibile senza provocarne la morte (e spesso anche senza lasciare su quel corpo delle tracce visibili) è necessario che la persona venga addestrata a guardare a chi subisce la sua violenza come a un oggetto, come se non appartenesse alla specie umana.[…] p. 7

[…] Parliamo di tortura come di un’istituzione totale, poiché il dominio del torturatore sulla completa impotenza del torturato è assoluto e perché l’esercizio del potere, attraverso la sofferenza inflitta al corpo del torturato, è totale.

Due sono i concetti che servono a questa istituzione: l’attribuzione del carattere di eccezione o di emergenza agli eventi all’interno dei quali la si pratica come tecnica e l’attribuzione del carattere di pericolosità sociale alle persone sui corpi delle quali è praticata.[…] p.9

[…] Queste pratiche, e quelle che non possiamo escludere su soggetti sociali diversi dai militanti qui considerati, mantengono un carattere di occasionalità territoriale, vale a dire che riguardano l’ambito di una qualche inchiesta, gestita da qualche magistrato, un qualche commissariato o una qualche caserma.

Tuttavia esse già alludono a quel complesso apparato, che vede interconnesse diverse istituzioni (ministeri, magistratura, medici, e diverse figure delle principali forze dell’ordine, dalla polizia alla guardia di finanza) e che avrà un ruolo fondamentale nel ciclo di torture dei primi tre mesi del 1982.[…] p.23

[…] La tortura non ha lo scopo di ottenere delle informazioni, in quanto, notoriamente, esse non sarebbero credibili. La tortura ha lo scopo di distruggere l’identità della persona torturata per sostituirla con un’altra, consona alle esigenze dei torturatori. Serve a umiliare e a degradare e perciò incute terrore. Per questo sin dall’antichità essa viene usata dai potenti per garantire l’acquiescenza e l’innocuità dei sudditi.

In un momento storico nel quale la crisi della forma Stato sta trasformando sempre più i cittadini in sudditi, la tortura torna, non a caso, a essere strumento utile a rappresentare e a conservare il potere.[…] p.83

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Il valore degli anni ’70

“Il valore degli anni ’70”

Il valore e la portata di quello che sono stati gli anni ’70 in questo paese si misurano dalla pervicacia con cui lo Stato porta avanti la sua vendetta. Lo spessore della lotta di classe che è stata messa in campo in quegli anni è evidente nello sgangherato entusiasmo di tutte le componenti politiche istituzionali e paraistituzionali per l’arresto di Cesare Battisti. Noi femministe materialiste facciamo parte di quella storia, la difendiamo e la rivendichiamo.  

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19 gennaio 2019/ Difendere la “razza”

Ciclo/La de-umanizzazione del soggetto 

Programma generale

19 gennaio 2019/Parte seconda

Nicoletta Poidimani attraverso un percorso di immagini, documenti, pubblicazioni dell’epoca coloniale ci parlerà della storia del razzismo italiano.

“L’originalità di questa ricerca consiste nell’evidenziare, anche da una prospettiva di genere, il convergere di diversi piani, codici comunicativi, discipline e saperi, nella costruzione della ‘razza italiana’. 

Conoscere questa parte della nostra storia è urgente soprattutto oggi, col riattivarsi, sulla pelle di donne e uomini migranti, in nome della sicurezza,  di  vecchi  e  sperimentati  dispositivi  razzisti  e  deumanizzanti che si formarono proprio nei cinquant’anni dell’esperienza coloniale  in  Africa. 

Molte  parole  “fascistissime”  dell’epoca  si  ripresentano  oggi  nel  linguaggio  quotidiano  così  come  torna  a  riaffacciarsi  sempre  più  prepotentemente  una  concezione  della  donna  e della famiglia di stampo clerico-fascista.”

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si tav/solo campagna elettorale niente di spontaneo

“Manifestazione nazionale di Roma del 23 marzo per mettere la parola fine alle grandi opere inutili e imposte.”

http://www.notav.info/post/manifestazione-sitav-solo-campagna-elettorale-niente-di-spontaneo/

Una piazza da campagna elettorale

Una piazza riempita per campagna elettorale, disinformata e utile solo a legittimare un ennesimo spreco di denaro pubblico. La presenza di così tanti politici in piazza, tutti allegramente sottobraccio da Chiamparino alla Lega, passando da Forza Italia, dimostra come il tema Tav sia solo un volano per proseguire con le politiche assurde portate avanti fin qui che ci hanno dimostrato come basti un temporale per rischiare di morire nelle nostre regioni.

Referendum non è vera espressione popolare

L’ipotesi di referendum è solo travestita espressione popolare perchè serve solo a legittimare il sistema delle grandi opere che ha già fatto troppi danni fin qui, ma rimane l’ultimo grande bancomat pubblico per partiti e amici costruttori.

Se l’analisi costi benefici fosse stata positiva non si sarebbero stracciati le vesti chiedendo un referendum ma avrebbero accettato tranquillamente uno studio che come l’unico esistente e datato, si fonda su previsioni trasportistiche e di spesa palesemente taroccate per giustificare un’ opera inutile e giustificare la costruzione di una nuova linea quando non ce ne sarebbe bisogno.

Lo diranno ai cittadini che la ripartizione dei costi dell’opera è iniqua e favorisce la Francia regalandole 2, 2 miliardi di € perchè non basata sui km di proprietà del tunnel (Italia 12,5 km, Francia 45 km), tanto che il costo al km del tunnel di base è 4 volte superiore per l’Italia. E questo solo perchè pur di farla si è disposti a prosciugare le casse pubbliche?

Chiamparino perchè non indice un referendum sulla sanità?

Chiamparino ha capito che questo è l’unico tema su cui guadagnare qualche punto alle prossime elezioni perchè almeno distrae i cittadini da quanto fatto nella gestione della Regione, che usa a piacimento per provare a farsi rieleggere, come se fosse una sua proprietà. A proposito perché non indice un referendum sulla sanità in Piemonte, così ci potremmo esprimere veramente tutti su qualcosa che ci riguarda?

 Le madamin lavorano per il sistema Tav?

Le madamin altro che spontanee ma parte del sistema delle grandi opere: visto che sono state tanto decantate come professioniste in carriera, sarebbe bene vedere anche con chi lavorano. Visto che una di loro lavora come ufficio stampa per Telt, la società che dovrebbe costruire l’opera,  permetteteci di dubitare dello spirito “spontaneo” nel volere il Tav.

Telt nel 2017 TELT ha speso 1 milione di euro tondi tondi in “comunicazione” (senza contare i dipendenti che si occupano specificamente del tema). Nel bilancio spiegano come hanno speso questi soldi, una frase in particolare è indicativa: “Qualche mese dopo, il cantiere italiano della Torino- Lione è stato affetto da una crisi della comunicazione conseguente alla dichiarazione di sciopero degli operai. Questa fase è stata gestita instaurando un piano di gestione della crisi che prevedeva dei resoconti sporadici e l’aumento delle comunicazioni dirette con i giornalisti.” (da p. 39 della Relazione finanziaria di Telt 2017)

Sono entusiaste di scendere in piazza con chi fa campagna elettorale sulla pelle di povera gente lasciandola in mezzo al mare per qualche punto percentuale in più, del resto è il Tav secondo loro che dovrebbe far ripartire Torino, costi quel che costi ci sembra di capire.

Prossima manifestazione nazionale notav Roma

Da parte nostra, non ci spaventano certo un paio di manifestazioni di qualche ora, e siamo concentrati alla prossima manifestazione nazionale di Roma del 23 marzo per mettere la parola fine alle grandi opere inutili e imposte.

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