8 marzo 2021/ Ponte Garibaldi

Questa mattina a Roma a Ponte Garibaldi

NE’ DRAGHI NE’ PATRIARCHE, VOGLIAMO LE STREGHE!!!!!

L’appuntamento dell’8 marzo deve necessariamente essere momento di riflessione e di sintesi e costituirsi in forme di lotta diverse dai rituali in cui ci trascina il potere e dai controrituali, diventati anch’essi rituali, che il potere ci permette facendoci credere che stiamo lottando. L’egemonia culturale del sistema si esprime anche in questo, nel coinvolgerci in obiettivi e modalità che non ci interessano, che non ci appartengono e sono spesso contro di noi, nel dettare tempi, ritmi, scadenze e appuntamenti e farci credere che siano nostri.

Per questo è necessario spezzare il percorso vizioso e viziato che il patriarcato e il neoliberismo ci propongono con sistematicità, sabotare le forme di finta alterità in cui vogliono inglobare e che ci vogliono costruire addosso.

Dobbiamo affrontare questi nodi e condurre la nostra lotta attraverso l’autodeterminazione, l’autorganizzazione, l’autodifesa militante femminista, ma perché queste non rimangano parole vuote, di cui lo stesso sistema si appropria, occorre riempirle di significati precisi che costituiscano momento costruttivo rispetto al percorso della nostra liberazione e, con noi degli oppressi tutti, e allo stesso tempo momento discriminante rispetto a tutte le organizzazioni falsamente alternative, comprese quelle che si dichiarano femministe, ma che in effetti supportano neoliberismo e patriarcato e tracciare un solco invalicabile con le donne che si sono vendute al potere, le patriarche, che in cambio della promozione personale hanno venduto e continuano a vendere le donne tutte.

I concetti di legalità, di collaborazionismo, di convivenza civile, di non violenza, di delega, di meritocrazia, di “sicurezza” sono fondanti per il riconoscimento del nemico.

In questo momento così detto emergenziale vorrebbero farci credere che<siamo tutti nella stessa barca> che dobbiamo fare quadrato per salvaguardare la società.

Il potere vorrebbe trasformarci in dame di san vincenzo che si occupano del cibo caldo e delle coperte per i poveri, in samaritani/e che si occupano dei moribondi, in ragazzini/e volenterosi/e che raccolgono bottiglie di plastica, in sante donne che non si lamentano per il troppo lavoro di cura ma che chiedono solo un po’ di attenzione economica e morale, in servi obbedienti e affezionati che salvano il padrone.

Noi invece non siamo affatto buone, rifiutiamo il <lavoro di cura> e abbiamo <cura> solo di chi decidiamo noi. La cura è necessariamente odio di classe perché significa essere coscienti del male che ci viene fatto e che viene fatto a chi ci è caro/a  e prendere adeguati provvedimenti.

Vogliamo e dobbiamo recuperare la capacità di ribellarci, di rifiutare le regole imposte perché se non sono liberi tutt* non è libera nessuna!

Coordinamenta femminista e lesbica

Coordinamenta.noblogs.org/coordinamenta fb/ coordinamenta@autistiche.org

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