Riflessioni femministe per l’Estate 2020/ Paola Tabet

Trasformazioni in corso nei rapporti di riproduzione

Paola Tabet da <Non si nasce donna/percorsi, testi e contesti del femminismo materialista in Francia> Quaderni Viola, Alegre 2013 pp. 137-141

” Da poco assistiamo in Occidente a una trasformazione di rapporti di riproduzione plurisecolari, nei quali, non solo la capacità riproduttiva,  ma l’intera persona della riproduttrice, era oggetto di appropriazione privata. Ormai questo legame di appropriazione privata è messo in discussione. Esaminerò questa trasformazione sotto due aspetti, uno particolare, l’altro generale.

1-Uteri in affitto

La capacità, la forza procreativa può, di per se stessa, divenire oggetto di scambio. Negli Stati Uniti si moltiplicano le associazioni per <l’affitto di uteri>: in cambio di una certa somma di denaro delle donne accettano di farsi fecondare artificialmente e di produrre bambini per altri, coppie in cui la donna è sterile o preferisce non procreare. L’uomo<locatario di utero> è allora esplicitamente e direttamente il datore di lavoro della riproduttrice: la fecondazione artificiale elimina la relazione personale tra i partner e rende in qualche maniera asettica la relazione di lavoro salariato.

Abbiamo qui una vendita in cui la forza di procreazione è scambiata nello stesso modo che la forza lavoro.

Nella <locazione di utero>, se la produzione di bambini è direttamente assimilabile alla produzione di merci (anche se non appare come tale al locatario) ciò è in virtù del fatto che la forza di procreazione è, per riprendere i termini marxiani, <offerta e venduta dal suo possessore>. La donna che accetta di fare un bambino è libera proprietaria della propria forza lavoro, della propria persona. L’acquirente di utero e lei stessa sono <entrambi possessori di merci, di pari diritti, distinti solo per essere l’uno compratore, l’altro venditore, persone dunque giuridicamente uguali> . E, punto essenziale, la compravendita della capacità di gestazione è limitata a un tempo definito-quello di una gravidanza-essendo la misura del tempo ciò che distingue la cessione temporanea di una capacità, di cui il proprietario resta proprietario, dalla cessione totale di questa capacità, <poichè se la vende in blocco, una volta per tutte, vende se stesso, si trasforma da libero in schiavo, da possessore di merce in merce>(Marx[1867] 1973, pp.184-185).

La <locazione di utero> si distingue così sia dallo schiavismo delle piantagioni( dove la riproduzione era imposta alle donne per ottenere manodopera e/o schiavi per il mercato) che dalle numerose forme di matrimonio in cui questa cessione della capacità riproduttiva non è limitata né nel tempo né nella quantità di produzione.

2-Verso la dissoluzione del legame di appropriazione privata?

L’affitto di utero non è che la parte emergente di un iceberg, la parte visibile di un processo di sgretolamento delle solide strutture che da secoli hanno controllato la riproduzione. Prenderò adesso in esame un fenomeno molto più generale della gestazione a pagamento: <le famiglie monoparentali>. I sociologi designano così- con un termine che occulta insieme la realtà e il senso di questo fenomeno- la situazione in cui delle donne assumono da sole il carico della riproduzione e la responsabilità dei bambini, o perché hanno divorziato o rotto un legame di convivenza, o perché hanno scelto di avere dei bambini da sole. Il significato di questo fenomeno è lo stesso, che le donne abbiano scelto o meno questa situazione e quale che sia il loro grado di impegno o di coscienza politica: si dissolve il legame di dipendenza personale delle donne nel matrimonio, l’appropriazione privata delle riproduttrici non è più la condizione necessaria della riproduzione (49).

Siamo dunque di fronte ad una trasformazione strutturale dei rapporti di riproduzione, comparabile per certi aspetti alla dissoluzione del rapporto di servitù in Europa. Dissoluzione che permise  l’apparizione dei lavoratori <liberi>, i moderni operai salariati (50).

Il rapido aumento del numero di <famiglie monoparentali> mostra che è iniziata una trasformazione dei rapporti di riproduzione, anche se il suo andamento possa apparire talvolta irregolare e contraddittorio. La disgregazione dei legami matrimoniali, a lungo considerata una particolarità delle periferie metropolitane e delle bidonville dei paesi sottosviluppati, colpisce in pieno i paesi industrializzati. Questa disgregazione sempbra non contraddire la tendenzaa svuotare la famiglia di alcune delle sue antiche funzioni (sia per quanto riguarda le attività produttive che l’allevamento dei bambini) né la tendenza all’abbassamento del tasso di natalità. La dissoluzione dei legami matrimoniali sembra anzi resa possibile ofacilitata dagli elementi sopra indicati. Forse è troppo presto per capire il senso e la portata concreta di questa trasformazione, per decidere se essa è suscettibile di rimettere in causa la dominazione maschile o se piuttosto si tratta di una nuova configurazione di questa dominazione. Possiamo tuttavia chiederci: chi porta il peso di questa trasformazione e chi ne trae profitto?

1)La storia del capitalismo potrebbe ricordarci come la sua costituzione è stata pagata essenzialmente dalla classe operaia con la miseria, l’insicurezza materiale ecc. Nella stessa maniera, mentre i vecchi rapporti di riproduzione si stanno modificando senza però che niente cambi nei rapporti socio-economici  tra i sessi-i salari delle donne continuano ad essere inferiori, l’accesso al lavoro ineguale ecc.- possiamo chiederci se non sono le donne a pagare da sole l’intero costo di questa trasformazione. Le statistiche dei paesi mostrano chiaramente che per le donne il rischio di povertà cresce regolarmente con il loro grado di <autonomia>.

L’indebolimento dell’istituzione matrimoniale provoca dunque un deterioramento della situazione delle donne: ormai gli uomini possono non farsi più carico dei costi materiali e psichici di un lavoro riproduttivo di cui continuano a profittare collettivamentee, spesso, individualmente: le separazioni o i divorzi. La<monogamia seriale> (dove le mogli restano sole con i<loro> bambinida nutrire, allevare, curare ecc.) e la frequente noncuranza dei padri nei riguardi della prole, mostrano chiaramente che il peso economico e materiale della riproduzione è lasciato sulle spalle delle donne. Questo lavoro riproduttivo (che comprende anche, è chiaro, la cura e l’allevamento dei bambini) è indispensabile alla perpetuazione del gruppo umano; ma il suo peso non è assunto né individualmente dai padri né collettivamente dalla società. Potremmo quindi trovarci di fronte ad una forma inedita di sfruttamento delle donne, più schiacciante della precedente. In ogni caso la dissoluzione dei legami privati di riproduzione non sembra comportare la fine dei rapporti di dominio maschile più di quanto la dissoluzione dei rapporti di servitù alla fine del Medioevo europeo non abbia comportato la fine dei rapporti di classe, ma piuttosto la sostituzione di una forma di sfruttamento con un’altra.

2)Tuttavia questo processo ha anche un altro aspetto: la contraddizione <tra l’appropriazione (sociale) delle donne e la loro riappropriazione di se stesse, la loro esistenza obiettiva di soggetto sociale> (Guillaumin 1978). In questa riappropriazione si situa anche la scelta fatta da molte donne di avere dei bambini da sole, di non vivere in relazioni di servitù, e si situano obiettivamente tutte le donne che si trovano nella posizione di madri sole con bambini a carico. Prodotto delle contraddizioni interne al sistema patriarcale, prodotto delle scelte e delle lotte delle donne e della loro coscienza di classe, queste situazioni sono, sembra, la cresta dell’onda di una trasformazione che si avvicina; e nonostante i conflitti, i prezzi da pagare e le contraddizioni, esse fanno parte di una possibilità di libertà, di uscita da una lunga preistoria.

Le evoluzioni possibili sono tuttavia difficilmente prevedibili e incerte. Nulla ci sarà regalato.

Note

(49) L’appropriazione privata delle donne potrebbe non essere altro che una delle possibili modalità storiche del rapporto generale di dominazione degli uomini sulle donne. Comincia a non essere più<conveniente> né individualmente  né sul piano dell’organizzazione collettiva? In questo caso la dominazione maschile potrebbe ancora rinforzarsi grazie alla scomparsa della contraddizione <all’interno dell’appropriazione sociale stessa> tra appropriazione collettiva delle donne e appropriazione individuale di ciascuna donna nel matrionio.( Guillaumin 1978, Pratique du pouvoir et idée de Nature, in Questions Féministes n°2 pp.5-30). Giacché, occorre sottolinearlo, ad essere colpito dalla dissoluzione dei legami di dipendenza personali non è direttamente il rapporto generalizzato di<appropriazione materiale della classe delle donne da parte della classe degli uomini> ma <l’espressione restrittiva>, <individualizzata> di questo rapporto, la sua <superficie istituzionale (contrattuale): il matrimonio>.

(50) O, per riprendere la formulazione marxiana, questa sarebbe una trasformazione analoga al passaggio dai rapporti di servitù in cui< il lavoratore stesso,la forza di lavoro vivo contano ancora tra le condizioni obiettive della riproduzione e in quanto tali sono appropriati>, ai rapporti di produzione propri al capitalismo in cui il lavoratore è libero della sua persona e dove<Per il capitale, condizione della produzione non è il lavoratore, ma soltanto il lavoro. Se può farlo svolgere dalle macchine, o addirittura dall’acqua, dall’aria, tant mieux. E il capitale non si approria del lavoratore, ma del suo lavoro (Marx[1953]1986 Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, Opere, XXIX-XXX-Editori Riuniti, Roma, p.431

This entry was posted in Le Riflessioni dell'Estate, Maternità Sovversiva and tagged , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *