La Parentesi di Elisabetta del 3/7/2019

Il <giallo >del 5G

La tecnologia non è neutrale, la scienza nemmeno. Non solo l’uso che viene fatto delle innovazioni e delle scoperte tecnologiche risponde alle esigenze e ai desiderata di chi detiene il potere, ma anche gli input alla ricerca e il tipo di ricerca e le sue modalità sono il frutto dei voleri e dell’impostazione del modello socio economico. Allo stesso tempo è impossibile fermare questo tipo di percorso. E’ sempre stato impossibile. Dall’aratro al cavallo di ferro, come chiamavano il treno i nativi d’America, dall’arco con le frecce alla polvere da sparo. Certo da un po’ di decenni a questa parte lo sviluppo tecnologico si sta dimostrando così vertiginoso che lo stesso essere umano che lo produce ha difficoltà a tenerne il passo. Il modello economico capitalista incentrato sul profitto ha fatto sì che il binomio ricerca/profitto desse degli esiti disastrosamente superiori ad ogni aspettativa.

E adesso è la volta del 5G, il nuovo sistema di comunicazione ultra veloce, di quinta generazione appunto.

Che cos’è il 5G?

Il 5G non è solo una rete per la telefonia mobile, dove transitano voce e dati. Il 5G sarà fino a 20 volte più veloce della attuale rete 4G. Tutta questa potenza, permetterà di trasformare l’infrastruttura in un «hub», ossia un «centro», tramite il quale si potranno comandare moltissimi oggetti «smart».

L’intelligenza artificiale, la realtà virtuale e quella aumentata, la robotica, l’Internet of Things e la sensoristica sono quindi solo alcuni dei settori interessati dall’avvento del 5G. Il 5G, per esempio, fornirà la tecnologia necessaria per permettere a bus, taxi e automobili in genere di arrivare alla destinazione prefissata senza avere nessuno alla guida, L’attività di chirurghi e medici potrà essere supportata da robot. Sarà possibile comandare una intera catena di montaggio robotizzata.

Lo sviluppo di sensori, telecamere e dispositivi connessi tra loro (in gergo «Iot») sta cambiando anche impianti di produzione, porti e magazzini, comunicando in modo integrato su un’unica infrastruttura di rete <intelligente>. Gli ambiti di applicazione della tecnologia 5G sono dunque i più disparati, ma c’è un denominatore comune: far viaggiare e scambiare in tempi velocissimi enormi quantità di informazioni in formato digitale a distanza.

Ma la tecnologia 5G è cinese. E gli Stati Uniti, molto preoccupati dell’erosione del loro primato tecnologico e del relativo controllo sulla rete mondiale, hanno cominciato una campagna demonizzante nei confronti della tecnologia 5G. Esemplare è l’arresto in Canada a dicembre dello scorso anno, su richiesta degli USA, della direttrice finanziaria di Huawei e la richiesta da parte degli Stati Uniti della sua estradizione per violazione dell’embargo commerciale imposto all’Iran (?).

E’ chiaro che la tecnologia 5G comporta un salto di qualità nel controllo e nell’asservimento di ogni momento della nostra vita, ma se fosse stato un prodotto statunitense in questo momento non ci sarebbero stati altro che peana di celebrazione e di osanna in ogni parte del globo sul presunto miglioramento stratosferico della nostra esistenza.

L’unica arma che noi, che vorremmo uscire da questa società, abbiamo in questo momento non è la lotta contro i mulini a vento, né disquisire su dotte elucubrazioni bensì dire le cose come stanno e evitare di farci irretire in discussioni oziose, peregrine, nella migliore delle ipotesi inutili, nella più verosimile al servizio del sistema di potere, di questa nuova aristocrazia borghese, l’iper borghesia trans nazionale che ha deciso che la storia è finita se non, appunto, per nuove mirabolanti tecnologie e che non c’è altra società possibile. E’ da questo posizionamento che dobbiamo partire, dal politicizzare quello che succede.

Non è che il 5G non sia uno strumento tremendo di controllo ma lo era anche il 4G. Siamo stati in grado di fare delle cose estremamente semplici come dire alle persone di non accettare di dare le impronte digitali per la carta d’identità? Siamo in grado di rifiutare l’identificazione biometrica, vale a dire impronte, iride, voce, per il cartellino dei dipendenti pubblici? Siamo in grado di togliere di mezzo dai nostri territori le telecamere che controllano ogni luogo della nostra vita? Vogliamo rifiutare il prelievo del DNA coatto o estorto con motivazioni ipocritamente buoniste? Fare questo significa politicizzare il quotidiano.

E dobbiamo saper leggere la situazione internazionale altrimenti succede quello che è accaduto per la Libia, tanto per fare un esempio di attualità, quando molta parte della sinistra che si dichiarava antagonista ha fatto il gioco delle potenze occidentali manifestando contro Gheddafi, gridando al dittatore. La fine della Libia, chi l’ha voluta e a chi è servita, è sotto gli occhi di tutti.

Gli equilibri geopolitici mondiali sono in continua evoluzione. Gli Stati Uniti stanno perdendo terreno dal punto di vista economico e commerciale in maniera evidente. Non sono riusciti a spezzare il triangolo Russia, Cina, Siria, ma hanno ancora saldamente in mano il primato militare ed una capillare presenza in ogni angolo del pianeta. L’unica remora rispetto alla guerra come soluzione è che per la prima volta nella loro storia pagherebbero un alto prezzo proprio a casa loro. Ma sappiamo bene che gli Stati Uniti sono quelli che hanno sperimentato l’atomica sulla loro stessa popolazione e conosciamo il loro modo di valutare i pro e i contro.   

Siamo in grado di coniugare l’intelligenza dell’analisi e la capacità di non farci strumentalizzare? Siamo in grado di gettare gli zoccoli nell’ingranaggio?

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