Il politicamente corretto

Il politicamente corretto/ “un’arma di distruzione di massa”

politicamente corretto 2

o politically correct?

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(giugno 2016)

[…] la storia è sempre la stessa e anche il copione. Come in ogni film c’è chi scrive la sceneggiatura, chi fa la regia e ci sono gli attori principali ed i comprimari.

C’è spazio, quindi, anche per gli aiuti umanitari, maniera elegante con cui le potenze occidentali forniscono dei prestiti che dovranno essere utilizzati dai paesi “aiutati” per acquistare armi, sempre dalle potenze occidentali.

Ma le buone ed i buoni , Ong e Onlus, vanno e andranno in quei paesi a fare del bene. Proprio brave/i!

E, con l’inizio dell’anno scolastico, ci saranno sicuramente associazioni della così detta sinistra che nelle scuole porteranno i banchetti per raccogliere soldi per i poveri bambini libici, per fare scuole, ospedali e pozzi ( bè, cent’anni fa facevamo le strade, ora siamo migliori) e insegneranno così agli studenti ad essere razzisti proprio perché noi siamo  democratici/che, superiori e altruisti/e. L’ipocrisia è il miglior insegnamento, dicevano i gesuiti.

E qualcuna/o adotterà qualche orfanello/a la cui famiglia è stata distrutta nel conflitto. Si sa, noi bianche/i siamo buonissimi, generosi e politicamente corretti. Naturalmente, come prima cosa, lo/a porteranno dallo psicologo per fargli superare il trauma della guerra!

Il papa predicherà contro la fame e la violenza nel mondo ( ma il cardinal Bagnasco non è quello che ha detto che i punti cardine da cui la finanziaria non deve prescindere sono la tutela della famiglia e le missioni all’estero?) e i cattolici contenti potranno raccogliere vestiti e giocattoli usati.

E nei supermercati, alla cassa, ti diranno di lasciare un centesimo per gli aiuti all’ Africa e, nei centri commerciali, gli sfruttati/e del nostro mondo, in cerca di un’impossibile gratificazione con l’acquisto di un capo scontato, si sentiranno dire nel banchetto di turno, da questa o quella associazione, che possono contribuire a salvare, vaccinare, scolarizzare bambini di paesi poveri e sottosviluppati e si sentiranno buoni/e, ricchi/e, bianchi/e e occidentali.

Mazziati/e e contenti/e.

E i docenti faranno tavole rotonde e i comuni e le province mostre di solidarietà, e le donne “impegnate” dibattiti sui diritti negati, nei paesi non allineati all’occidente, alle donne, alle lesbiche, ai gay.

Ma la vogliamo piantare, guardarci in faccia e dire le cose come stanno? […]

(settembre 2011)

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