25 novembre 2018/Comunicato

Tramare percorsi di uscita

La vittoria del neoliberismo è la vittoria della borghesia transnazionale che ha portato avanti una lotta di classe senza esclusione di colpi nei confronti della borghesia tradizionale, espressione delle borghesie nazionali, e ha affossato la piccola e media borghesia escludendole dalla classe e ridisegnando il potere nella sua dimensione multinazionale. Chi si è fatto carico qui da noi di naturalizzare il neoliberismo è stato il PD in tutte le sue varie accezioni e con alleati e collaterali. Il governo attuale invece non è altro che l’espressione del malessere e della protesta dei ceti medi.

La scala di valori che caratterizzava la società borghese fino a non molti anni fa è stata radicalmente cambiata e non potrebbe essere altrimenti perché ogni modello economico si trasforma in metabolismo sociale e si irradia in ogni ambito.

I valori che definiscono la società del neoliberismo sono darwinismo sociale, individualismo sfrenato, meritocrazia, controllo sociale e controllo territoriale, chiusura di ogni spazio di mediazione e vengono diffusi attraverso strumenti e concetti che sono dei veri e propri grimaldelli per la deformazione del pensiero collettivo e la costituzione dell’egemonia culturale neoliberista: legalità, “sicurezza”, politicamente corretto, creazione di vere e proprie colonie interne, uso dell’antirazzismo, dell’antisessismo e dell’antifascismo per la costruzione di una società improntata  invece a valori fascisti, razzisti, sessisti.

Per riuscire a creare percorsi di uscita da questa società è necessario intaccare i cardini su cui si fonda: contrastare la meritocrazia, diffondere disubbidienza civile, boicottare i sistemi di controllo, rifiutare la guerra e la militarizzazione, rifiutare il collaborazionismo, riconoscere il nemico, sottrarsi alla strumentalizzazione…

E ricostruire strumenti di lotta significa ricostituire i significati a cominciare da quelli delle parole. Usare parole come autodeterminazione, autorganizzazione, solidarietà, antirazzismo…tanto per citarne alcune che vanno per la maggiore, senza definirle cioè senza dichiarare il contenuto che hanno per noi, non ha senso perché è come gridare in piazza pace…libertà…democrazia…giustizia sociale…lo dicono tutti/e tanto più quelle che sono direttamente responsabili del loro affossamento.

Stiamo attraversando un periodo storico molto difficile perché i segni, i segnali, i riferimenti, le coordinate, le stesse parole con cui veniva fino a non molto tempo fa costruita la lotta al sistema di potere sono state cambiate, stravolte, falsificate.  

E’ necessario fare un esercizio di verità, segnare i confini tra chi sta da una parte e chi dall’altra, tra chi vuol stare dentro questa società magari con qualche ritocco a suo vantaggio e tra chi vuole uscirne cercando caparbiamente vie di fuga e percorsi di sottrazione, tra chi supporta questo sistema e chi lo combatte.

Il conflitto e la rottura ci accompagneranno ma ci daranno anche la possibilità di costruire reti e legami tra simili, di riconoscerci, tenerci per mano e continuare a lottare.

Non ti consegnare al nemico!

Autodifesa militante femminista!

Illegalità diffusa!

Coordinamenta femminista e lesbica

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