Ciclo “Femminismo: paradigma della Violenza/Non Violenza”

Prende il via un ciclo di iniziative, incontri e riflessioni imperniate su

“Femminismo: paradigma della Violenza/Non-Violenza”

perché riteniamo necessario recuperare concetti come indignazione, ribellione, disubbidienza civile, rabbia, autodifesa, rifiuto della norma, rifiuto della legalità, differenza tra oppressor* ed oppress*, sfruttator* e sfruttat*… tutti ricompresi nell’indistinto magma del concetto di violenza che la società neoliberista, fase attuale del capitalismo e del patriarcato, demonizza, togliendo a questo paradigma ogni valenza sociale e collocando la così detta violenza politica in una imprecisata sfera delinquenziale.

Il ciclo si articolerà in cinque sezioni e all’interno di ognuna ci saranno delle iniziative sul tema:

Sezione storia e memoria-Gruppi femministi che negli anni ’70 hanno agito violenza politica e gruppi di donne che hanno scelto azioni armate;

Sezione ruoli-Aggressor* ed aggredit*

Sezione controllo-La norma e la legalità

Sezione egemonia culturale-Indifferenza, indignazione, rabbia

Sezione autorganizzazione- Autonomia femminista, autodifesa, separatismo, rifiuto della delega, militanza.

La prima iniziativa sarà il 10 novembre per la Sezione storia e memoria “Le Militanti del Black Panther Party” con Silvia Baraldini al Nido di Vespe , via dei Ciceri 131-Roma

La sfida per il movimento femminista è di realizzare un progetto antagonista che si misuri con la globalità dell’oppressione di genere e con la critica del vivere quotidiano perché il patriarcato è un rapporto sociale assunto oggi nel metabolismo sociale neoliberista. Il neoliberismo ha chiuso in maniera unilaterale ogni spazio di contrattazione per precisa scelta ideologica e ha lasciato aperto solo lo spazio del collaborazionismo. La socialdemocrazia è stata ed è la principale naturalizzatrice di questi principi. Quindi non si tratta tanto di sconfiggere dei soggetti quanto l’ambiente costruito dai dispositivi semantici, discorsivi, di controllo che rendono possibile il perpetuarsi del patriarcato e del capitalismo

E’ necessario costruire, trovare, inventare nuove forme di lotta. Finché saremo subalterne alla logica della legalità, della norma, del politicamente corretto, del realistico non si riuscirà ad intravvedere la fine della società patriarcale. Ogniqualvolta, invece, saremo in grado di deporre questi assunti quella fine sarà più prossima.

Le coordinamente

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