Il neoliberismo espropriativo della morte e della vita
Lì si era rivelato un sistema di classe così perfettamente a punto che era restato per lungo tempo invisibile. Colette Guillaumin

Si fa un gran parlare della GPA, la così detta gravidanza per altri, come se fosse un problema a sé stante e viene affrontato dal punto di vista morale, etico, religioso, politicamente corretto, o dal punto di vista dello sfruttamento di classe e di quello neocoloniale…c’è chi si batte in maniera agguerrita per la famiglia tradizionale e chi per le famiglie arcobaleno, chi tira in ballo la sacralità della maternità, chi lo vuole affrontare dal punto di vista giuridico e creare una legislazione ad hoc per tutelare la donna che porta avanti la gravidanza e/o i diritti del nascituro e/o per definire contratti che tutelino quelle che vengono chiamate parti in causa…
Ma ci si dimentica sempre che la questione è politica e come tale va affrontata e quindi bisogna andare qualche anno indietro.
Il sistema di potere si è appropriato ormai da tempo della morte con la così detta morte cerebrale, una morte dichiarata a tavolino, dallo Stato, per Legge.
Il concetto di morte cerebrale è stato introdotto nel mondo scientifico in contemporanea ai primi espianti-trapianti di organi nella storia della medicina. Chiaramente travestito come da copione da eccellenti motivazioni, per salvare vite umane, per il bene comune. Gli organi non possono essere prelevati da cadavere, per cui i criteri di accertamento della morte non consentivano questo tipo di interventi. L’introduzione del concetto di morte cerebrale forniva una legittimazione scientifica per poter effettuare i trapianti.
Nella legislazione italiana la materia è regolata dalla Legge 29 dicembre 1993, n.578 (norme per l’accertamento e la certificazione di morte), dal Decreto 22 agosto 1994, n.582 del Ministero della Sanità (regolamento recante le modalità per l’accertamento e la certificazione di morte) e dal Decreto11 aprile 2008 (G.U. n.136 del 12/06/2008, ‘Aggiornamento del decreto 22 agosto 1994, n. 582).
Di fronte a questo colpo di mano del potere quasi tutti sono stati zitti/e se non addirittura compartecipi, sinistra di classe compresa, lasciando lo spazio dell’opposizione alla destra reazionaria, bigotta, integralista che si è messa a pontificare se l’essere umano nella così detta morte cerebrale sia mezzo morto o mezzo vivo, più morto che vivo o più vivo che morto. Gli psicologi/ghe si sono messi a studiare se trasferire il cuore di una persona in un’altra possa avere risvolti negativi sull’equilibrio psichico e gli attivisti della sinistra si sono messi a denunciare il commercio degli organi che proveniva/proviene guarda caso dai paesi poveri. Ora lo Stato sta pensando di introdurre anche la dichiarazione di morte precoce in arresto cardiaco. Sempre per Legge.
Da questa impostazione deriva poi il disprezzo, la pretesa di delega, l’arroganza dello Stato verso la morte degli esseri umani per cui si arriva alla condizione di totale appropriazione che si è manifestata nel periodo della così detta pandemia.
Perché il problema era ed è strettamente politico. La morte si osserva, non si decreta. Non si può mettere nelle mani dello Stato il potere di decretare la morte a tavolino dato che questo è un sistema basato sul profitto, sull’oppressione e sullo sfruttamento.
La società civile sta ora discutendo in materia di suicidio assistito (che peraltro mi troverebbe anche d’accordo) ma penso sia il caso di riflettere attentamente prima di aprire questa ulteriore possibilità per lo Stato di mettere le mani sulla morte. Quanto pensate che ci metterebbe il sistema di potere a convincere vecchietti e vecchiette che è meglio il suicidio in condizioni sicure e tutelate piuttosto di una vita piena di malanni e incognite? o a convincere i familiari che i loro cari ad un certo punto hanno fatto il loro tempo? Meno pensioni, meno cure sanitarie…non è forse stata Christine Lagarde a dire che siamo troppi? Noi siamo troppi, loro no…
E ora passiamo alla vita. Parliamo del lavoro riproduttivo. Il femminismo ormai da tempo ha portato allo scoperto che il lavoro riproduttivo è un vero e proprio lavoro, estorto gratuitamente dal patriarcato, strutturazione socio-economica che il capitalismo ha sempre usato a mani basse e con cui ha avuto un feeling particolare. D’altra parte il patriarcato non è altro che un modello economico basato sulla divisione e specializzazione gerarchizzata dei ruoli sessuati per un’ottimale resa degli individui messi al lavoro. Continua a leggere→