Dietro il TAV, ilponte sullo stretto
Si avvicina la kermesse sitav e ricomincia il bombardamento mediatico sulle madamine. Sabato a Torino ci sarà una sfilata di partiti politici, industriali (coi soldi degli altri) e sindacati confederali in vista delle elezioni europee. Come avevamo sempre detto, la “società civile” non è stata altro se non una foglia di fico per nascondere malamente la solita oscena ammucchiata di chi vuole tornare alla carica con un modello di sviluppo, quello delle grandi opere inutili, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: devastazione ambientale e disoccupazione di massa.
Scorrendo le pagine de La Stampa, house organ dello sconclusionato fronte pro grande magiatoia, abbiamo però strabuzzato gli occhi. Per rimpolpare le file arancioni sembra che sabato ci saranno arrivi da tutta Italia e tra loro, direttamente dalla Calabria, una fantomatica Rete civica per le infrastrutture nel Mezzogiorno che, apprendiamo su La Stampa, “riunisce tra Sicilia e Calabria le persone favorevoli al ponte sullo stretto di Messina”. Niente di meno!
Di quali interessi fosse portatore il fronte sitav l’abbiamo denunciato da tempo. D’altronde sono gli stessi loschi figuri, Chiamparino in primis, che sono venuti a imporre qui in Val di Susa la seconda canna del Frejus. Treno, tir o automobile poco importa. È il trasversale partito del tondino e del cemento legato a doppio filo ai grandi costruttori e guidato dall’ideologia del SI TUTTO. E pensare che in piazza a Torino, accanto alla lobby per il ponte sullo stretto, sfileranno tanti “progressisti” che irridevano il progetto ai tempi di Berlusconi…


E’ in preparazione un articolo del disegno di legge Concretezza che prevede la sostituzione del badge per i dipendenti pubblici con sistemi di controllo biometrico, vale a dire impronte digitali, controllo dell’iride e via discorrendo. Tutto contrabbandato dal “nobile” intento di contrastare l’assenteismo nella pubblica amministrazione e invece per coinvolgere la popolazione contro un settore lavorativo e far perdere la visione del progetto globale. Ma la proposta di questo governo è solo l’ultimo atto di un lungo percorso, quello della naturalizzazione del neoliberismo attuato scientemente dalla socialdemocrazia riformista da tanti anni a questa parte. Spero nessuno e nessuna si sia dimenticato dei sindaci/sceriffi, della detenzione amministrativa di Livia Turco e Giorgio Napolitano, dei decreti Minniti, della miriade di telecamere installate in tutti gli angoli del paese, dei varchi elettronici, dei tornelli negli uffici, ma anche del libro bianco di Marco Biagi, dell’organizzazione neoliberista dell’istruzione di Luigi Berlinguer, ma anche di Urban Operation 2020 della Nato sugli scenari per il controllo del dissenso e delle rivolte negli ambiti metropolitani ma anche dell’esercito nelle strade e nelle metropolitane e della militarizzazione dei territori e si potrebbe continuare senza fine. E spero che nessuno e nessuna sia così ingenuo o buontempone o in malafede da dichiarare che tutto ciò ha un qualsivoglia intento di tutela della cittadinanza.






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