Venezuela

La Costituente venezuelana, il Movimento Sem Terra, Via Campesina e il nuovo modello post-petrolifero

di Marinella Correggia (*)

Fra gli obiettivi che sono stati dati all’Assemblea costituente votata il 30 luglio figurano il cammino verso «un nuovo modello di economia post-petrolifera, mista, produttiva, diversificata, che soddisfi le necessità di approvvigionamento della popolazione», «il consolidamento delle nuove forme della democrazia partecipativa, con la costituzionalizzazione dei consigli comunali e delle comunas» (unità organizzative di base che spesso sono anche unità produttive), e poi «la preservazione della vita sul pianeta, proteggendo la biodiversità e sviluppando una cultura ecologica».

Nei primi anni Duemila, proponendosi di investire nel settore agroalimentare i proventi petroliferi del Venezuela così da progredire verso l’indipendenza economica, l’allora presidente Hugo Chavez aveva creato a Barinas – suo Stato natale – l’Istituto di formazione in agroecologia Paulo Freire. Chiamò come consulente per lo sviluppo rurale il Movimento Sem terra (Mst) del Brasile, nel quadro della cooperazione Sud-Sud e di quello che ben presto sarà lo scambio paritario fra i paesi dell’alleanza Alba: Cuba Venezuela Bolivia Nicaragua Ecuador.

Questa solidarietà internazionalista costruttiva, concreta non retorica, non si è mai interrotta. Dal 2005, la brigata internazionalista Apolônio de Carvalho (il Mst ha brigate di lavoro in tanti contesti di crisi, Palestina, Haiti, paesi africani) fa un lavoro di formazione e produzione insieme a contadini e organizzazioni popolari venezuelane. Nel 2013, la brigata fu incaricata dal ministero dell’agricoltura di sviluppare un progetto nell’Unità di produzione sociale agricola (Upsa) Caquetíos, nello Stato di Lara, 220 ettari. Quattro anni dopo, oggi, si legge sul sito del Mst: «Abbiamo coinvolto collettivi, consigli delle comunas, movimenti rurali nella formazione tecnica e politica, nell’ottica di sviluppare anche una cultura dell’agricoltura».

Vista la congiuntura di guerra economica che il paese sta vivendo, «ci si dedica a due fronti di lavoro: produzione per il consumo, una richiesta urgente, e produzione di sementi autoctone – dal settore orticolo ai cereali e alla soia-, una prospettiva di strategia per la sovranità e l’indipendenza alimentare alla quale puntiamo», spiega Simón Uzcátegui, contadino che lavora nell’unità; «la difficoltà di accedere a fertilizzanti e insetticidi ci aiuta a sviluppare le loro alternative agroecologiche. Abbiamo preparato seimila litri di insetticidi naturali

«E’ un lavoro lento e nascosto, ma va avanti. E più si punta sull’agricoltura ecologica, più i giovani stessi se ne interessano»: secondo Verena Vásquez, 27 anni, collaboratrice del progetto, con la congiuntura avversa la popolazione coglie meglio la necessità di lavorare sul serio nel settore agricolo. Anche a livello urbano: la creazione pochi anni fa del Ministero dell’agricoltura urbana ha portato alla nascita di migliaia di piccolissimi orti; sono nati mercati comunali, circuiti di filiera corta, sistemi di acquisti collettivi come la Alpargata solidaria ecc.

Pochi giorni fa, in occasione della sua VII conferenza mondiale, il movimento agricolo La Vía Campesina (Lvc) – al quale aderiscono in Venezuela il Frente Nacional Campesino Ezequiel Zamora (Fncez)  e la Corriente Revolucionaria Bolívar y Zamora (Crbz) – ha puntualizzato in un documento: «La dinamica e le tendenze sembrerebbero far prevedere una situazione di crisi prolungata la cui evoluzione è difficile da prevedere. Certo è in atto un piano violento, con componenti di odio fascista. Dopo mesi di sforzi, la destra ha capito di non avere forza sufficiente a vincere, malgrado la guerra di quarta generazione messa in atto. La sua debolezza di fondo, sempre la stessa, è la mancanza dell’appoggio popolare nelle strade, di forza sul campo. E proprio questo fa temere una escalation dell’aggressione da parte di forze esterne

Il movimento agricolo denuncia il piano di destabilizzazione capeggiato dagli Usa, il quale «comprende da una parte l’azione sull’economia, con l’accaparramento di prodotti e la distruzione di centri di immagazzinamento e trasporto, così da creare scarsità, far crescere i prezzi e aumentare la fatica di vivere delle persone dal reddito più modesto; dall’altra le azioni nelle strade, con assedi di aree, terrorismo, uccisioni, saccheggi, roghi. Il movimento di opposizione è attualmente nelle mani dei settori più di destra, come Voluntad Popular e Primero Justicia».

Il documento segnala all’interno del paese gli sforzi di mobilitazione del mondo agricolo, organizzato nella difesa del territorio e delle comunas.

(*) Autrice de El presidente de la paz, edizioni Sankara 2015 (Premio Trisol del Alba), coautrice de L’Alba dell’avvenire, Punto rosso 2007 e de La lunga marcia dei senza terra, Emi 2014

 

 

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