Voyeurismo

“Voyeurismo: istruzioni per il controllo sociale fai da te.”

di Noemi Fuscà

voyeurismo 1

Programmi come quello di “Storie Maledette” fomentano la passione dell’italiano medio per il gossip, per la spettacolarizzazione degli avvenimenti, come se per conoscere la verità bastasse intervistare qualcuno. L’operazione che Franca Leosini fa è voyeurismo. L’introspezione dell’animo umano è altro.

In questi programmi, come in tutti i Talk Show o similia, si mette in scena uno spettacolo che serve a vendere un prodotto, in questo caso la vita degli altri, dividendoci in fazioni sul perché e il per come uno abbia massacrato qualcuno/a o tradito qualcun altro/a. Ci spingono a vivere pontificando su ciò che succede agli altri, facendoci dimenticare che dovremmo invece lottare per cambiare lo stato di cose presenti. E così succede che al lavoro stiamo sempre seduti/e sulla sedia tutti zitti/e   perché se no poi se la prendono con noi e, a casa, in poltrona, a indignarci partecipando a quello che la TV ci propina.

Il giornalismo è frutto e parte integrante del sistema, in particolare in questa stagione in cui i media sono completamente asserviti all’ideologia dominante, e il fatto che una persona venga accreditata come giornalista solo perché dice “pisello birichino” mi fa ridere e incazzare allo stesso tempo.

Il giornalismo avrebbe un senso se comunicasse informazione, ma noi sappiamo che nulla è neutrale e quindi anche il giornalismo maintream d’inchiesta che ha la pretesa di assurgere a verità assoluta alla Saviano & company è la massima espressione dell’ideologia dominante.

La cultura patriarcale, individualista e neoliberista è colpevole e responsabile, insieme a tutti quelli/e che la propagandano e magari si dicono pure di sinistra, di tutta questa violenza contro le donne di cui i giornalisti e le giornaliste si nutrono per poter fare programmi su programmi indagando pure sul colore delle mutande che la vittima portava.

Ma, in verità, questi programmi non vogliono conoscere la motivazione e le cause vere ma solo raccontare morbosamente i fatti e dare in fin dei conti giudizi morali.

La lotta contro questi eventi non si fa certo con le inchieste televisive né con la così detta” tv verità”, ma facendo delle scelte politiche di lotta contro questa società.

Io non sostengo che non bisogna vedere la televisione, ognuno/a faccia ciò che vuole, ma consapevoli che quell’informazione e quella comunicazione sono tutte interne al sistema, anzi sono fatte apposta per abbindolarci. Vorrei avere la soluzione in mano, ma ovviamente non ce l’ho, so solo che dovremmo recuperare le relazioni, costruire un’identità, creare di nuovo solidarietà di genere e di classe. Dovremmo imparare a guardare il mondo nella sua complessità considerando il problema di genere uno dei problemi più grandi che coinvolge il possesso, il dominio, l’autoritarismo, la prevaricazione, il razzismo e, in fin dei conti, la gerarchia tra le classi e tra i popoli. Senza scardinare l’oppressione di genere la rivoluzione non si fa.

Tutto cambierebbe se l’approccio che adottiamo fosse politico in ogni minuto della nostra giornata. La nostra oppressione non è una categoria astratta o peggio buonista o umanitaria. Non dovremmo lasciare all’associazionismo il problema della questione di genere, né alle giornaliste, e nemmeno ad alcuni/e che pensano che basti scrivere su una locandina che i propri film sono di donne.

Il femminismo in sostanza fa paura perché, nonostante le sue mille sfumature, una cosa la dice chiara bisogna partire da se stesse/i, decostruirsi, mettersi in gioco perché il personale è politico e come compagne e compagni dovremmo smetterla di comportarci come si diceva una volta per il vecchio PCI, “rivoluzionari fuori e reazionari a casa”. E non dovremmo mai aver paura di cedere l’integrità politica perché non esiste la possibilità di un prima e un dopo o la rivoluzione è anche femminista o non è.

La memoria e l’esperienza politica dovrebbero servire per imparare a costruire il proprio futuro nel migliore dei modi, per me comunista e femminista.

Questa voce è stata pubblicata in Storie e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.