25 novembre a Roma

25 novembre 2014

 Contro la violenza maschile sulle donne

Crepe…fessure…squarci…

Rompere la “normalità” dell’esistente

invitiamo tutte e tutti ad un incontro/dibattito

sui risultati dei due Incontri Nazionali Separati “Questioni di genere nella sinistra di classe”, del 14 dicembre 2013 e 13 aprile 2014,

nel nuovo spazio occupato “TRE SERRANDE”  Università la Sapienza  Roma

martedì 25 novembre 2014 alle ore 18.00

“normalità”

immaginario

sabotaggio

ritualità e controritualità

egemonia culturale

pratiche di lotta

 Come femministe materialiste siamo consapevoli che tutte/i noi siamo un risultato sociale: il maschile e il femminile sono costruzioni strutturate sulle esigenze del modello socio-economico, in questo momento storico, capitalista neoliberista.

Tutto quello che noi siamo è una costruzione sociale, perfino il nostro essere fisico.

I ruoli sono parte fondante di questo modello e sono strutturati sulla gerarchia e sul comando e tanto più questo vale per i ruoli sessuati. Abbiamo, quindi, cercato di indagare il funzionamento dei ruoli sessuati e come e in che modo fosse possibile destrutturarli.

Ci sono stati dei momenti storici in cui i ruoli sessuati sono saltati, momenti che potremmo definire emergenziali, come durante la prima guerra mondiale quando la stragrande maggioranza degli uomini era al fronte e le donne li hanno sostituiti a tutti i livelli del sociale o come durante la Resistenza quando le donne in armi hanno partecipato attivamente alla guerra partigiana anche in ruoli di comando.

Ci siamo chieste in che modo possano saltare i ruoli precostituiti, che cos’è che permette una modificazione e lo spezzarsi di modelli che sembrano “naturali” tanto sono introiettati e che consapevolezza ne nasca. E quando la situazione emergenziale è finita, quando le donne ripiombano nella così detta normalità, i ruoli si ricostituiscono e come?

Avremmo potuto indagare questi momenti storici, ma ci siamo dette che non aveva senso relegare in un ambito lontano nel tempo e nello spazio questo tipo di indagine e abbiano ritenuto più coerente e costruttivo scegliere un momento emergenziale che ha fatto parte della nostra vita e le cui protagoniste sono qui tra noi e ci possono raccontare la loro esperienza. Così abbiamo deciso di indagare il momento emergenziale della lotta armata negli anni ’70, quando tantissime donne sono state protagoniste.

Insieme alle compagne che hanno attraversato questa esperienza e che hanno accettato di incontrarci abbiamo fatto due Incontri Nazionali Separati, il 14 dicembre 2013 e il 13 aprile 2014 per cercare di capire se in un momento così particolare e di rottura della normalità come quello della clandestinità i ruoli sessuati si sono scomposti, ricomposti, se sono saltati e una volta che le protagoniste sono state rigettate appunto nella così detta “normalità” che cosa è successo, cosa è rimasto, come hanno vissuto tutto questo…..

Questi due incontri sono stati sorprendenti e ne sono scaturiti risultati che vanno assolutamente oltre l’ambito femminista, ma riguardano la lotta politica e il movimento tutto.

Risultati che riguardano la necessità di spezzare la “normalità dell’esistente”, di ricostruire immaginari fuori da una società che viene presentata come l’unica società possibile, di creare crepe…fessure…squarci… attraverso il sabotaggio di quelle che sono le sbarre visibili e invisibili che patriarcato e neoliberismo ci hanno costruito addosso, di praticare forme di lotta diverse dai rituali in cui ci trascina il potere e dai controrituali, diventati anch’essi rituali, che il potere ci permette facendoci credere che stiamo lottando.

L’egemonia culturale del sistema si esprime anche in questo, nel coinvolgerci in lotte che non ci interessano e sono spesso contro di noi, nel dettare tempi, ritmi, scadenze e appuntamenti e farci credere che siano nostri…….

Siamo rinchiuse in una gabbia a cielo aperto, fatta di parole corrotte e segnali stravolti, fatta di quotidiane espropriazioni di pezzi della nostra vita e della nostra immaginazione , una gabbia che hanno costruito per noi e che hanno chiamato “normalità”.

La nostra “normalità” è così l’esecuzione automatica, inconscia, di gesti quotidiani che sono programmati da qualcun altro. Le nostre giornate sono piegate alle esigenze di un sistema produttivo che succhia costantemente le nostre risorse e non dà indietro nulla, ad eccezione delle macerie.

Siamo costrette/i in doveri e divieti sempre più capillari che aspirano a regolare ogni nostro comportamento, dal più privato al più pubblico.  Vorrebbero farci correre sulla ruota come i criceti, con l’illusione di arrivare da qualche parte e, se non ci adeguiamo a questo circo di sfruttamento ci pensa l’apparato repressivo a metterci in regola.

Questo presente fatto di galere con le sue quotidiane violenze, assordanti anche quando sono silenziose, viene spacciato come il migliore, oppure come il meno peggio, in ogni caso come unico esistente, costruendo in questo modo l’ultima delle gabbie: la rassegnazione.

In questa operazione programmata svolgono un ruolo importante la socialdemocrazia e il riformismo, comprese le componenti femminili, che nelle reti della comunicazione quotidiana fanno la guerra alla memoria e all’identità del movimento femminista, manipolandone la storia, strumentalizzando l’oppressione di genere, di razza, i diritti umani….falsificando la lettura della società e tentando di farne dimenticare la struttura e la divisione in classi. Creano, così, una società che fa dell’antirazzismo-razzista, dell’antisessismo-sessista e della strumentalizzazione dei diritti umani il grimaldello per addomesticare le coscienze.

Vorrebbero addomesticare anche le nostre lotte, e se il tentativo fallisce arrestarle attraverso il braccio della legge. Vorrebbero poi farci fare processioni per chiedere qualche grazia che una volta elargita sarebbe comunque un atto di potere e come tale, con lo stesso atto, potrebbe essere tolta.

Contro questo misero presente lottiamo fino all’ultimo respiro,  opponiamo pratiche di conflitto su tutti i terreni dello scontro: riappropriandoci di ciò che ci spetta, ma anche di una visione del mondo diversa e incompatibile con quella attuale, ci riappropriamo anche delle parole e dell’immaginario.

La misura della nostra forza è la capacità di pensare e praticare un modo diverso di vivere e di lottare, percorrere strade di liberazione che passano anche dai legami solidali che intrecciamo.

La nostra legittimità nasce dal basso, mentre la loro legalità è violenza!

Per questo vi invitiamo ad un incontro aperto a tutte e a tutti martedì 25 novembre, per potervi fare partecipi di questi risultati e per poterli condividere e discutere con voi.

Coordinamenta femminista e lesbica-Roma

coordinamenta.noblogs.org/coordinamenta@autistiche.org

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