Donne che si ribellano

“Tu devi scegliere tra me, Dio e lo stipendio, perché lo stipendio te lo do io e io sono il tuo Dio …”

Le facchine all’interporto di Bologna, della Mr Job cooperativa a servizio della Yoox, quasi tutte migranti, costrette a lavorare in condizioni disumane e a subire continue molestie sessuali, giovedì sono scese in sciopero, hanno picchettato il luogo di lavoro, ma ieri mattina sono state violentemente e brutalmente aggredite, trascinate sull’asfalto, fermate per ore, dai celerini e nonostante questo sono riuscite a portare avanti i picchetti fino alle cinque del pomeriggio.

Maschi che approfittano del ruolo… polizia che li difende… patriarche che ospitano i “tutori dell’ordine” nelle loro sedi pagate con i contributi pubblici, sono tre facce di un’unica oppressione quella patriarcale/neoliberista.

La nostra consapevolezza che le oppressioni di genere, razza e classe sono inscindibili, viene verificata tutti i giorni nella quotidianità della vita e delle lotte. Bisogna sconfiggere l’idea della divisione fra lotte sindacali, economiche, politiche….non esistono percorsi di liberazione che siano corporativi.

 

Le interviste alle facchine da

http://www.infoaut.org/index.php/blog/precariato-sociale/item/12044-yoox-molestie-sessuali-sulle-facchine-ora-basta-%C3%A8-sciopero

“Io Sono stata assunta tre anni fa con un contratto di apprendistato. Avevo da poco superato il periodo di prova quando iniziarono le molestie da parte di uno dei responsabili della cooperativa Mr Job. Lui si avvicinò a me stando attento a non farsi sentire dalle altre e mi sussurò all’orecchio che lui “sapeva che noi marocchine eravamo tutte porche, soprattutto quelle di 18 anni come me” e con quel suo ghigno lurido mi disse che mi conveniva essere carina e sorridergli un pò di più quando lo incrociavo nei corridoi… io restai esterefatta, lui poteva avere il doppio se non di più dei miei anni ed era un mio datore di lavoro, come poteva parlarmi in quel modo? Gli dissi di non usare quel linguaggio con me, di lasciarmi stare e farmi fare il mio lavoro. Il giorno seguente mi fece chiamare da un altro responsabile che mi disse che per qualche giorno non c’era bisogno di me al lavoro… Mi richiamarono dopo tre settimane consigliandomi di essere più educata.”

“Tu devi scegliere tra me, Dio e lo stipendio, perché lo stipendio te lo do io e io sono il tuo Dio . Qui Allah non esiste”. Frasi del genere il responsabile le rivolge spesso a me e ad altre mie colleghe in riferimento al nostro essere mussulmane. Sono capitate di frequente delle convocazioni solo per noi ragazze marocchine in cui ci veniva rimproverato di fare troppi figli. D’ora in poi se avessimo avuto l’intenzione di rimanere in cinta avremmo dovuto comunicarlo prima all’azienda che avrebbe deciso se ciò poteva essere possibile, ma in ogni caso, ci dicevano: è meglio se usate i contraccettivi!”

“Mi si diceva : “Come sei bella! Fammi veder come balli la danza del ventre”. Una volta lui si avvicinò a me e mi toccò in maniera impropria baciandomi sul collo. Io mi irrigidì e lo pregai di non farlo mai più. Di fronte ai miei espliciti rifiuti il suo atteggiamento cambiò e le sue attenzioni mutarono in atteggiamenti punitivi. Venivo spostata continuamente di reparto. Mi venivano addebitati errori che io sapevo di non aver fatto . Mi furono negate sistematicamente le ferie che in tre anni non potei mai fare, nemmeno per un solo giorno.”

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