Un comunicato importante da Udine/ Respingere le intimidazioni al mittente!

Sulla sentenza del 6 novembre 2023 a Udine ovvero mentre torturiamo vi
“invitiamo” a tacere…

Lo scorso 6 novembre si è tenuta, al tribunale di Udine, l’ultima
udienza del processo per istigazione a delinquere e diffamazione,
relativo alla trasmissione radiofonica Zardins Magnetics.
Si trattava di un procedimento per affermazioni svolte nel febbraio
2021, in occasione di due puntate della trasmissione autogestita
dall’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione del Friuli
e di Trieste, diffusa settimanalmente sulle frequenze di Radio Onde
Furlane di Udine. L’accusa di istigazione a delinquere, per la compagna,
riguardava la ricostruzione dell’uccisione dei compagni Barbara Azzaroni
e Matteo Caggegi ad opera della polizia, a Torino, il 28 febbraio 1979.
Per il compagno, invece, riguardava l’aver incitato alla violenza contro
la direttrice del carcere di Tolmezzo, Irene Iannucci, e contro la
dottoressa Bravo, resposabile dell’area sanitaria del carcere di Udine.
Il compagno e la compagna sono stati assolti dall’accusa di istigazione
in quanto il fatto non sussiste, mentre è stato condannato il compagno
per la diffamazione nei confronti della direttrice del carcere di
Tolmezzo.

Queste righe solo per chiarire due punti per noi essenziali. Continua a leggere

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Venerdì 10 novembre 2023/ Appello ai colibrì a 100celleAPERTE

Venerdì 10 novembre 2023/ “Appello ai colibrì” a 100celleAPERTE

scaricare l’opuscolo qui Colibri

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L’ultima parte di cielo, l’ultima goccia di acqua…

L’ultima parte di cielo, l’ultima goccia di acqua…

Noi, palestinesi, insegniamo la vita dopo che loro hanno occupato l’ultima parte di cielo…
Vi invito ad ascoltare le potenti parole di Rafeef Ziadah in questo video…

…e a seguire Al Jazeera per ascoltare altre voci e testimonianze che l’italico mainstream mai e poi mai trasmetterà.
Se non conoscete l’inglese non c’è problema: le immagini parlano – anzi, urlano! – da sole.

Vi invito anche a leggere l’opuscolo Meraviglia delle meraviglie, per capire come Israele – “focolare nazionale”, secondo Balfour – fiorisca col sangue palestinese.

In ultimo, vi invito a segnare sull’agenda gli appuntamenti con Samah Jabr.

Con la Palestina nel cuore!

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4 novembre 2023/ La militarizzazione è cultura dello stupro

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedi 2 novembre 2023

Zardins Magnetics di giovedì 2 novembre 2023

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Iniziative antimilitariste e aggiornamenti vari

✓ Considerazioni a partire dalle “Riflessioni sulla guerra” di Simone Weil

✓ Letture da Jean Weir “Parole domate di un cuore selvaggio”

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

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Per la Palestina ieri sera a piazza dei Mirti a Centocelle!

Per la Palestina ieri sera, 1 novembre, a piazza dei Mirti a Centocelle!

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Fuori l’Italia dalle guerre! 4 novembre 2023 a Roma

Manifestazione ore 14 a piazza Vittorio

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4 Novembre a Venezia! Disertare!

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Oggi 28 ottobre 2023 a Roma per la Palestina!

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”IL GRIDO DELLE PERIFERIE PRENDE FORZA IN STRADA”

Ieri al Laurentino!

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedi 26 ottobre 2023

Zardins Magnetics di giovedì 26 ottobre 2023

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Ogni giorno nuove trovate della società carceraria

✓ Una duplice disumanizzazione o sulle conseguenze del “Sistema Israele”

✓ Contro il partito dell’insurrezione: uno sguardo all’appellismo negli Stati Uniti

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

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Una corrispondenza dalla Striscia di Gaza

riceviamo e pubblichiamo

Una corrispondenza dalla Striscia di Gaza/da ascoltare!

clicca qui

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Sabato 28 ottobre a Roma/ manifestazione nazionale per la Palestina!!!

Manifestazione nazionale per il popolo palestinese.
ROMA 28 ottobre, da piazza Porta San Paolo a Piazza San Giovanni (concentramento ore 15).

PER LA LOTTA DI LIBERAZIONE ANTICOLONIALE
PER SPEZZARE L’ASSEDIO A GAZA
PER FERMARE IL GENOCIDIO
Il 7 ottobre, il popolo palestinese, ha ricordato al mondo di esistere, ha dimostrato che sono ancora i popoli a scrivere la storia.
In Italia e in tutto il mondo abbiamo assistito a mobilitazioni senza precedenti a supporto della causa palestinese, ridando forza a una lotta che dura da più di un secolo e che non si è mai spenta anche quando è venuta meno l’attenzione dei media internazionali.
Da quel giorno i bombardamenti su Gaza non si sono mai interrotti e sotto gli occhi di un mondo ipocrita il mandante sionista si è guadagnato la scusante per perpetrare il suo progetto di genocidio.
La sera del 17 ottobre, Isr4ele ha colpito l’ospedale Al Ahli, dove oltre al personale medico e ai pazienti erano presenti tantissime persone sfollate, lì riunitesi nella speranza di trovare un posto sicuro.
Un massacro: in questo momento i martiri sono circa 4741 e i feriti migliaia.
Per anni il colonialismo israeliano ha cercato di tenere bassa l’attenzione sulla Palestina per poter continuare indisturbato la propria opera di pulizia etnica.
Arresti tra palestinesi del ‘48, pogrom a Huwara e ora il massacro a Gaza sono azioni criminose che vanno avanti dal 1948 ad oggi.
Ma il popolo palestinese ha rialzato la testa, rivendicando il suo diritto a resistere per esistere.
Il nostro popolo si tiene stretto e unito sotto la propria bandiera, quella della resistenza, quella della lotta di liberazione con ogni mezzo necessario.
La popolazione palestinese e soprattutto quella di Gaza, anche a costo della vita, pur così disumanamente massacrata, vuole la libertà: vuole vivere e non sopravvivere.
L’oppressione coloniale israeliana, ha gettato la maschera mostrandosi per quello che è: un’ideologia dello sterminio totale e il suo necessario prodotto, con cui non ci può essere conciliazione o pace.
Il massacro non si fermerà finché in Palestina esisterà uno Stato coloniale animato da un’ideologia razzista.
Non può esserci pace senza giustizia.
La comunità internazionale e l’Italia, supportando Israele, non sono solo responsabili morali ma anche materiali dei crimini di guerra che il sionismo compie da 75 anni.
Come palestinesi in Italia non avremo pace finché la Palestina sarà gravata dal giogo coloniale israeliano, finché continuerà il genocidio del popolo palestinese, finché non verranno istituiti corridoi umanitari per far entrare aiuti a Gaza, finché l’Italia sosterrà militarmente Israele.
Perciò esigiamo dal Governo italiano:
L’interruzione degli accordi militari con Isr4ele
La fine del genocidio a Gaza
Che si adoperi per lo smantellamento delle colonie, dell’occupazione e del regime di apartheid
Aiuti umanitari
il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinesel Rispetto del diritto internazionale in Palestina
Chiamiamo a raccolta tutti coloro che vogliono schierarsi al fianco della giustizia, per fermare il massacro, e per la liberazione: il 28 ottobre a Roma, da piazza Porta San Paolo a Piazza San Giovanni (concentramento ore 15).
SOSTEGNO AL POPOLO E ALLA RESISTENZA PALESTINESE!
INTIFADA FINO ALLA VITTORIA!
——
Unione Democratica Arabo Palestinese
Associazione Palestinesi in Italia
Comunità Palestinese
Giovani Palestinesi d’Italia
Movimento Studenti Palestinesi in Italia

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Fuori Alfredo dal 41bis!

Riceviamo e diffondiamo con rabbia. Fuori Alfredo dal 41bis!

ilrovescio.info

Il tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto l’istanza per la revoca del 41 bis ad Alfredo Cospito (23 ottobre 2023)

Informiamo che il 23 ottobre è stato reso noto l’esito dell’udienza del 19 ottobre scorso presso il tribunale di sorveglianza di Roma: l’istanza di revoca anticipata della detenzione in regime di 41 bis per il compagno anarchico Alfredo Cospito è stata respinta. Ricordiamo che Alfredo si trova attualmente recluso nel carcere di Bancali, a Sassari (indirizzo: Alfredo Cospito, C. C. “G. Bacchiddu”, strada provinciale 56 n. 4, Località Bancali, 07100 Sassari).

In quest’occasione, sebbene alcune strutture dell’antiterrorismo (specificatamente, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione) avessero espresso dei pareri favorevoli alla revoca del provvedimento di detenzione in 41 bis, ha prevalso la volontà politica di mantenere il compagno in questo regime detentivo.

Nei giorni scorsi i pareri di tali strutture hanno avuto un certo rilievo tra i mass-media di lingua italiana. A gennaio l’antiterrorismo fornì una prima volta i propri pareri in occasione di un’altra istanza di revoca anticipata, a quel tempo inviata al ministro della giustizia Nordio (oltre alla DNAA, all’epoca si espresse anche il comando del ROS dei carabinieri). Se mesi fa, durante lo sciopero della fame a oltranza, questi pareri favorevoli alla revoca del 41 bis manifestarono la dinamica contradditoria interna alle istituzioni e all’apparato repressivo innescata dal movimento di solidarietà internazionale, attualmente esprimono ancora una volta come la mobilitazione abbia reso evidenti e consolidato delle contraddizioni nell’organismo statale. Questa è la strada su cui continuare, rendendo il costo politico di tali contraddizioni sempre più alto.

Nel respingere le schifose calunnie dei tribunali sul fatto che gli anarchici possano avere dei “capi” o ricevere degli ordini, non ci nascondiamo che sulla pelle del compagno si sta giocando un monito di deterrenza per tutti noi. Quel monito, oggi come ieri, va rispedito al mittente con la massima fermezza. Gli anarchici non hanno bisogno di farsi istigare o orientare da alcun leader prigioniero, ci riuscite benissimo voi.

Solidarietà rivoluzionaria con Alfredo Cospito e con tutti gli anarchici e i rivoluzionari prigionieri

Rovesciamo la guerra dei padroni in guerra contro i padroni

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In uno stato di guerra si va a scuola di guerra

Riceviamo da Docenti contro la guerra e la militarizzazione delle scuole per contatti: docenticontrolaguerra@inventati.org

In uno stato di guerra si va a scuola di guerra

La guerra non viene più dichiarata, ma proseguita. L’inaudito è divenuto quotidiano.

Ingeborg Bachmann

Sono passati quasi due anni dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina e questo ennesimo conflitto non sembra dare segno di arrivare ad una tregua, ad una fine. Anzi. Siamo nel pieno di una contesa globale tra superpotenze che hanno tutto l’interesse a proseguire, mettendo in conto persino il rischio di una terza guerra mondiale e di una catastrofe nucleare. L’indifferenza a questo scenario bellico è ben radicata, a mala pena scossa dalla tragicità dei recenti eventi in Medio Oriente, con l’acuirsi dello storico conflitto israelo-palestinese.

La situazione è grave.

Lo vediamo – indirettamente – in quello che accade sul fronte esterno con bollettini quotidiani di morte e orrore, spartizione dei territori e saccheggio delle risorse e lo sperimentiamo sulla nostra pelle – sul fronte interno – con un forte peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, con l’aumento del controllo sociale e della repressione e con la crescente militarizzazione delle città.

Sempre più repressione e sempre più controllo per poter mantenere la pace sociale e soffocare ogni potenziale conflitto. La macchina da guerra è ben oliata e i suoi costi ricadono, pesantemente, sugli strati sociali già abbondantemente sfruttati.

Lo Stato italiano sostiene apertamente Israele nell’ennesima operazione di attacco al popolo palestinese e partecipa alla guerra in Ucraina con l’invio di armi e mezzi e con l’utilizzo di basi militari per la partenza di droni – con interessi nella futura ricostruzione dei territori devastati.

Lo Stato italiano continua a essere presente con più di 6000 soldati in diversi Paesi del mondo e investe mediamente circa 74 milioni di euro al giorno in spese militari. La produzione di armamenti è un grande business per aziende come Leonardo, Rwm, Oto Melara, Beretta e Fincantieri e per le banche – come Unicredit – che gestiscono enormi flussi di denaro derivanti dal mercato delle armi.

In questa vera e propria economia di guerra non stupisce che anche la Scuola sia terreno aperto di arruolamento. Già luogo collaudato di disciplinamento e di formazione della nuova forza-lavoro, in cui vengono spacciati come valori l’obbedienza ed il rispetto delle gerarchie – necessari per essere meglio sfruttati e rispondere adeguatamente alle richieste di manodopera del capitale – ora è diventato anche luogo in cui inizia il primo reclutamento. Il processo di militarizzazione delle scuole è attuato su più piani ed è subdolamente pervasivo: studentesse e studenti di varie età possono trovarsi di fronte, alla cattedra, un agente della polizia postale che parla di un tema come il cyberbullismo oppure un agente di questura che disserta di sicurezza e legalità. Intere scolaresche sin dalla scuola primaria vengono portate a visitare caserme, ad assistere in riga all’alzabandiera e a familiarizzare con mezzi militari come fosse un gioco; in tal modo, bambine e bambini vengono allenati alla dimestichezza e alla fiducia verso la presenza di uomini in divisa. Nella scuola secondaria di secondo grado l’esercito viene presentato negli incontri di orientamento come un possibile sbocco professionale ricco di opportunità e realizzazione. Maggiori, generali, paracadutisti e avieri hanno, così, l’occasione di invitare all’arruolamento come se entrare nelle forze armate, per generazioni non più costrette alla leva obbligatoria, possa rappresentare un futuro desiderabile ed eticamente accettabile. Oltre alla propaganda, i signori della guerra hanno anche la possibilità di coinvolgere studentesse e studenti in progetti all’interno delle attività previste dal PCTO (ossia, il percorso di alternanza scuola-lavoro) stipulando accordi e convenzioni con gli Istituti scolastici sparsi sul territorio. Per esempio, lavori di riparazione veicoli e apparati di telecomunicazione, gestione magazzini e depositi, manutenzione del verde, distribuzione del vitto e orientamento topografico sono alcune delle attività svolte a seconda dell’indirizzo delle scuole e delle necessità dei comandi militari coinvolti. Tra questi, ricordiamo l’aeronautica e la marina militare, i reggimenti dell’esercito e loro caserme e, finanche, la base aerea Nato di Sigonella.

Come docenti vogliamo ostacolare questo meccanismo di arruolamento e di pervasività del mondo militare nelle scuole opponendoci, in primis, al nostro stesso arruolamento e rifiutando la funzione di collaborazione che ci viene richiesta. Vogliamo creare occasioni di confronto e dialogo – soprattutto con chi vive la scuola, perché ci lavora o studia – per ragionare insieme e lottare contro questo modello che vuole formare future lavoratrici e futuri lavoratori sfruttati e soldati.

Vogliamo mobilitarci con azioni concrete e radicali contro la guerra e il suo mondo.

Docenti contro la guerra e la militarizzazione delle scuole

per contatti: docenticontrolaguerra@inventati.org

qui il volantino Scuola_guerra

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