Le Masche in Clarea

31 ottobre/Le Masche in Clarea

Le Masche antenate guideranno ancora una volta il popolo No Tav contro l’arroganza,la prepotenza, l’occupazione della terra.

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La Parentesi di Elisabetta del 25/10/2017

“Delinquenti”

  La scelta di eliminare, mentre si smantella lo Stato sociale, di cancellare dallo spazio pubblico i perdenti della società del mercato, quelli che non sono sopravvissuti alle trasformazioni volute dal neoliberismo, disoccupati, senza casa, precari, quelli senza pensione o con la minima, tossicodipendenti, handicappati, malati mentali, ma anche dettaglianti, piccoli professionisti… per non parlare di chi sopravvive arrangiandosi, rubacchiando, facendo lavori di minima, è una vera e propria, questa sì, scelta criminale. Continua a leggere

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Sabato 28 e domenica 29

Roma – 29 ottobre asta benefit per arrestatx per l’opposizione alle retate

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Strange Fruit

di Alessandra Daniele

PD.jpgDurante le funeree celebrazioni per il decennale del PD, Renzi ha respinto con tono indignato l’accusa di fascismo, protestando ancora una volta la natura democratica e addirittura progressista del suo partito, che è sempre stato il principale rappresentante italiano dell’oligarchia politico-finanziaria che sta trascinando il pianeta alla rovina.
Come dice anche la Bibbia, l’albero si riconosce dai frutti.
E il sedicente centrosinistra italiano è un albero che produce strani frutti da sempre. Dalla prima Repubblica, col consociativismo spartitorio DC-PCI e la cosiddetta solidarietà nazionale antiterrorismo che produsse le leggi speciali, alla seconda Repubblica della definitiva fusione fra i resti di PCI e DC.
Il primo governo Prodi fruttò la precarizzazione del lavoro con la legge Treu.
Il successivo governo D’Alema (colui che adesso si proclama l’ultimo strenuo difensore della sinistra) fruttò la criminale partecipazione dell’Italia alla guerra nella ex Jugoslavia, col bombardamento di Belgrado.
Negli ultimi sei anni nei quali il PD è stato al governo in coalizione con la destra berlusconiana, il PD ha proseguito l’operazione di sistematica cancellazione dei diritti dei lavoratori, tentando ripetutamente di smantellare la Costituzione antifascista, continuando a partecipare a tutte le guerre neocoloniali disponibili, e finanziando campi di concentramento per la Soluzione Finale del problema immigrazione.
Strani frutti. Gli stessi del pezzo blues di Billie Holiday Strange Fruit sulle vittime impiccate dei linciaggi razzisti.

Blood on the leaves and blood at the root
Black bodies swinging in the southern breeze

È questo il partito per il quale gli scissionisti da riporto dell’MDP si offrono di provare a recuperare una manciata di voti, in cambio d’una scodella sotto al tavolo dei vincitori.
Riverito ospite dalla Gruber, questa settimana Matteo Renzi ha insistito a definire il PD un partito di sinistra. Di tutte le cazzate che ha raccontato nella sua carriera, questa è la più grottesca.
Il Cazzaro ha fallito il compito che gli era stato affidato di liquidare la Costituzione, e ora lo stesso establishment che aveva orchestrato la sua ascesa sta cercando di sostituirlo col più efficiente duo Gentiloni-Minniti. La rissa in Viscoteca Bankitalia che imbarazza il governo è quindi uno scontro tutto interno al sistema di potere rappresentato dal PD, e chiunque lo vincerà a perdere saremo noi.
E continueremo a perdere, finché l’albero degli impiccati non sarà finalmente abbattuto.

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Acidità di Stomaco N°0

Acidità di stomaco
 
La rubrica settimanale di Nella ogni domenica!
L’ironia è una grande arma che vi  aiuterà a far passare quell’acidità che prende allo stomaco quando vi sentite sommerse da notizie stupide, pericolose, irritanti, strumentali, false, tendenziose…

 

Numero zero del 22/10/2017

Controllo controllo controllo

Tranquilli che se morirà qualcuno tra i 14 e i 18 diminuiranno ancora l’ autonomia! Bravi tutti e tutte che avete chiesto telecamere, dispositivi di controllo di ogni risma ora eccoci qui: I BRAVI GENITORI CONTROLLANO SEMPRE I FIGLI, SEMPRE!

Siate creative 

Dicono che se siete creative abbatterete la crisi anche se vecchie, licenziate, umiliate, disoccupate. Basta lamentarvi la creatività vi salverà e ricordatevi di sorridere alla vita così tanto tra cose dette a buffo una vale l’altra.

Somalia

E insomma ci era tanto mancata!

Rom

Li abbiamo messi in dei campi/lager, li abbiamo resi vittime così noi siamo più buoni e ora ci lamentiamo che invocano Salvini perché chiedono la legalità e l’integrazione? Ma perché nelle periferie che succede di diverso?

Politicamente corretto

Imbufaliti sul web perché Trump dice alla madre di un soldato che sapeva di rischiare la vita oppure perché online per halloween si trova il costume di Anne Frank! Mi stupisco sempre che voi vi stupiate!

Social

Tante notizie esistono solo perché condividete ogni istante della vostra vita. Cos’è, laddove mancano le telecamere ci pensate da soli?

Villari

Con i suoi testi formati migliaia di studenti, infatti il fascismo non è male per tanti.

Non aprite quella finestra!

Torino come Pechino nemmeno fosse una hit dell’estate,Milano e Roma già si sapeva che si muore di inquinamento, ma l’Ilva rimane aperta e va salvata per salvare il lavoro, alla salute ci pensa la raccolta differenziata e i prodotti cruelty free.

Monarchy

Noto con piacere che dopo la questione dell’indipendenza catalana i quotidiani non fanno altro che parlare della regina Letizia e quanto è bella. Per salvare una monarchia la Grace Kelly di turno fa sempre comodo. 

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L’Estaca en català i basc

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Non collaborare!

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La Parentesi di Elisabetta del 18/10/2017

“Antinomia mistificatrice”

La liberalizzazione commerciale, quella finanziaria, la supremazia del mercato hanno creato un’estensione senza limiti al gioco delle diseguaglianze. La polarizzazione delle ricchezze tra regioni del mondo ha raggiunto limiti inimmaginabili.

E tutti si affannano a voler aiutare i paesi del terzo mondo. Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori. Sviluppi endogeni, partecipativi, integrati, autentici, equi, un bricolage concettuale che non ha cambiato le cose. Ed oggi si è arrivati ad una mostruosità verbale che si esplica attraverso un’antinomia mistificatrice: “aiutiamoli a casa loro”. Aggiungono una specificazione e non mettono in discussione il processo di accumulazione capitalistica. Non ci si concentra sulle disparità sociali, sulla povertà, sul livello di vita, sui bisogni essenziali o sui danni all’ambiente ma ci si basa su un’impietosa rimozione dai nostri occhi della disperazione in cui vivono quei popoli.

Si dimentica, si omette volutamente che sono le potenze occidentali che finanziano le guerre religiose ed interetniche, che depredano quelle popolazioni delle loro ricchezze. C’è tutto un immaginario che rimane immutato, immaginario che non è altro che colonizzazione con altri mezzi. I conflitti armati che attraversano l’Africa e il Medio Oriente hanno i loro prodromi nella gestione occidentale di quei paesi nella stagione della loro indipendenza e nel tentativo, per tanti versi riuscito, di conservarne il controllo dopo la dichiarazione della loro indipendenza.

Naturalmente i paesi africani e mediorientali ne sono le prime vittime e il prodotto legittimo è il terrorismo. Non causato dalla povertà o dalle aspirazioni etnico-religiose, ma promosso e coltivato attraverso l’addestramento e l’approvvigionamento da pare delle potenze occidentali, ognuna con un occhio di riguardo particolare alle sue ex colonie. Naturalmente per i paesi a maggioranza mussulmana con l’aiuto economico degli Emirati Arabi.

Un ingranaggio che ha innescato violenza, miseria estrema, marginalizzazione e ha mandato in soffitta ogni prospettiva economica creando zone inaccessibili, incoltivabili e/o abbandonate. Il terrorismo occidentale praticato attraverso gli ascari locali instilla paura, porta al ripiegamento su di sé, distrugge il tessuto economico esistente, crea zone abbandonate dal turismo e dagli investitori che non siano le ONG di regime. I conflitti artificialmente innescati non fanno che aumentare il numero di sfollati, rifugiati e migranti

La soluzione di “aiutarli a casa loro” è, per essere cauti, falsa e inconsistente perché si tratta di far vivere loro esperienze traumatizzanti e disumane che, per quanta fantasia possiamo avere, sono inimmaginabili. I governanti italiani queste cose le sanno eppure sono indifferenti di fronte ad uno scenario che è stato raccontato più di una volta, in tante occasioni, con il conforto della testimonianza dei sopravvissuti e con la prova dei continui attentati che mietono vittime innocenti.

Oggi, in un contesto di scomparsa delle grandi narrazioni, socialismo, panarabismo, panafricanismo, si assiste ad una radicalizzazione dell’Islam e della collocazione etnica. La seduzione esercitata dai movimenti jihadisti e tribali si basa sull’uccisione delle speranze nate nella stagione dell’indipendenza. E qui tanta responsabilità hanno avuto i movimenti di sinistra nei paesi occidentali che hanno demonizzato nel terzo mondo i governi di ispirazione marxista e qui da noi emarginato, umiliato i giovani delle banlieues, comunque queste si chiamino perché le abbiamo anche noi in Italia, giovani che si affacciavano alla vita sociale e politica.

I conflitti armati che attraversano il Medio Oriente e l’Africa rinviano d’altronde ad un lungo percorso: in Medio Oriente frontiere costruite artificialmente dalle potenze coloniali nel momento della divisione territoriale dopo la caduta dell’Impero Ottomano, in Africa la pretesa delle potenze occidentali di esercitare comunque e sempre il controllo sulle ex colonie.

Ci sono concetti avvelenati che oscurano la capacità di giudizio: “aiutiamoli a casa loro” è uno di questi concetti devastanti perché omette la ragione dello sradicamento di quelle popolazioni e il perché della fuga di massa. E’ fondamentale rendere esplicita la rottura che è stata perpetrata nei confronti di quei popoli in nome dello sviluppo e della globalizzazione che non è altro che l’appropriazione delle loro risorse. Ma d’altra parte cosa aspettarsi da chi ha dato il via alla polarizzazione estrema delle ricchezze anche a casa propria, nei paesi a capitalismo avanzato? la socialdemocrazia, principale artefice di questi principi, non ha neppure più l’alibi di dire che il saccheggio del terzo mondo porta qualche vantaggio alle popolazioni occidentali.

Le guerre e i colpi di Stato condotti a distanza contro governi laici, nazionalisti, di sinistra, un esempio per tutti il Burkina Faso di Thomas Sankara, hanno sconvolto e completamente destabilizzato quei paesi. Le effettive motivazioni di queste guerre sono chiare anche se i paesi occidentali hanno imparato a cambiare vocabolario senza modificare pratica e obiettivi.

Il progetto coloniale nella stagione neoliberista si è tramutato in un progetto neocoloniale, la guerra è a tutto campo a partire da quella economica, dal dumping praticato dall’occidente a vantaggio dei propri prodotti, dai cereali alla carne fino all’industria tessile. Rubiamo loro tutto anche medici, infermieri, ingegneri e informatici che importiamo come una merce.

Anche in quei paesi a tappe forzate si realizza l’ideologia neoliberista: crescita debole, esclusione sociale, smantellamento dei servizi pubblici, privatizzazioni, deterioramento dei servizi di base come scuola e sanità. In questo contesto è nata una classe di nuovi ricchi legati agli interessi occidentali. Da noi, con la nascita dell’iper borghesia, le popolazioni sono scivolate in una disaffezione per la politica, da loro in una forma di cinismo generalizzato.

A tirare le fila ci sono le Agenzie occidentali, ma i loro intermediari sono i “Chicago boys” in America latina, la “Berkeley mafia” in Indonesia, gli “Africaboys” che si fanno promotori dei principi neoliberisti grazie alle posizioni che occupano all’interno dei Ministeri e delle Banche Centrali e, quando tutto questo non basta, c’è una pletora di organizzazioni a cui è delegato il lavoro sporco, strutture che spesso cambiano nome ma non datore di lavoro.

Come durante il periodo coloniale, non siamo noi che aiutiamo loro ma sono loro ad arricchire l’occidente. Così come del resto a casa nostra, sono i poveri che fanno ricchi i ricchi.

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Prigioniere politiche basche

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Art.155

Art.155

Elisabetta Teghil

Se non arriverà la riposta di Puigdemont entro giovedì alla domanda se abbia proclamato o no l’indipendenza catalana, Rajoy ha dichiarato che applicherà l’art.155 della Costituzione: ripresa del potere da parte del governo centrale.

Si commetterebbe un errore se si cedesse al formalismo e si guardasse alla Costituzione come a un insieme di regole avulse da qualunque presa di posizione sostanziale.

Non c’è Costituzione che non nasconda fra le sue pieghe un’idea molto definita della società che organizza. L’attuale Costituzione spagnola ha una sua idea precisa, di fatto la stessa di quella che l’ha preceduta, quella franchista. In politica spesso i morti viventi aleggiano grazie all’inerzia tipica delle Istituzioni consolidate, ma nel regime spagnolo la Costituzione è l’ossificazione di interessi materiali e la loro continuazione sostanziale. Anche la più elementare riflessione ci fa constatare che il regime spagnolo sta imputridendo insieme ad un’epoca morente che viene tenuta artificialmente in vita come fu fatto a suo tempo con il dittatore Franco.

E’ una perdita di analisi e di lucidità rimanere sospesi, come il regime spagnolo fa, nell’illusione di poter perpetuare il metodo franchista di repressione delle nazionalità della Penisola Iberica. Vogliono continuare ad opprimere la Catalogna, le Asturie, i Paesi Baschi in un revival fatto di nostalgie autoritarie e di pulsioni repressive con una continuità fuori tempo e fuori posto dei valori franchisti.

L’aspirazione all’indipendenza della Catalogna non è altro che l ‘esplosione di contraddizioni radicate nel paese passate attraverso snodi quali la negazione della storia stessa della Penisola Iberica e l’imposizione della monarchia obbligatoria per tutti perché voluta nel suo testamento dal dittatore Franco.

La Catalogna vuole proclamarsi repubblica e questo aspetto viene passato sotto silenzio come se non fosse importante. E’ invece elemento fondante della rottura con il regime passato e presente.

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Apprendisti stregoni

Apprendisti stregoni

Supera i duecento morti il bilancio dell’attentato ieri a Mogadiscio dove sono esplosi due camion bomba davanti al Safari Hotel. La deflagrazione ha fatto crollare l’edificio intrappolando decine di persone.

“Sapevo che il mio Dio era più grande del loro: sapevo che il mio era un Dio vero e il loro un idolo.” Dichiarazione nel 2004 a proposito delle operazioni militari USA in Somalia del generale  William G.”Jerry” Boykin, veterano delle forze Delta <Unità di intervento dell’esercito americano>, sottosegretario alla Difesa nel 2003 e preposto all’Intelligence negli Stati Uniti.

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Femminismo: paradigma della Violenza/Non Violenza/Locandina Ciclo

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Il sogno di una cosa

Il sogno di una cosa

https://nobordersard.wordpress.com/

Alle compagne e ai compagni del Movimento Rivoluzionario Sardo: Colonialismo e Liberazione Nazionale, appunti per una critica costruttiva.  

– Il principio della nazionalità, deve uccidere uno dopo l’altro, ovunque, i sistemi centralizzatori della burocrazia, i corpi privilegiati, gli eserciti permanenti, gli stati. (Bakunin)

– Nulla è più prezioso dell’indipendenza e della libertà.  (Ho Chi Minh)

– La rivoluzione sociale non è possibile senza la conquista dell’indipendenza.  (Simon Mossa)

Con questo scritto vorremmo confrontarci su alcune tematiche secondo noi imprescindibili, che ultimamente risultano carenti nelle analisi e nell’agire rivoluzionario in Sardegna, infatti pur constatando che alcune realtà abbiano svolto un buon lavoro soprattutto per quanto riguarda l’informazione sulla tematica antimilitarista, contribuendo a rilanciare la lotta, l’azione diretta e la partecipazione attiva contro l’occupazione militare; notiamo un passo indietro per quanto riguarda le istanze anticolonialiste, di indipendenza nazionale e di autodeterminazione della Sardegna. Tematiche che spesso vengono relegate come delle chimere o delle mere espressioni intellettuali, o accantonate in nome di un generico internazionalismo, dimenticando la nostra storia e di quanto queste siano, e lo siano sempre state, vive, attive e significative. Da sempre i Sardi hanno resistito agli invasori e ai colonizzatori di turno: romani, castigliani, piemontesi o italiani; solo per citare alcuni esempi della storia contemporanea novecentesca, ricordiamo come i fermenti politici che seguirono la carneficina del primo conflitto mondiale, in cui morirono circa 14000 proletari Sardi, diedero vita al P.S.d’Az. e a una forte “corrente” nazionalitaria, bloccata dall’avvento del fascismo. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, venne fondato il Partito Comunista di Sardegna d’ispirazione sovietista e gramsciana, sbaragliato da Togliatti e da altri dirigenti del P.C.I. tra cui Velio Spano. In seguito il pensiero indipendentista si amplia con le analisi/tesi di Antonio Simon Mossa, e dagli anni ’70  buona parte dei rivoluzionari sardi si collocano sul piano anticolonialista, per l’indipendenza e l’autodeterminazione. Dal “Circolo città-campagna” a “Su populu sardu”, “Sardegna libertaria”, “Iskra”, “Sardennia contra s’istadu”, “Antagonismu”, il “Comitato del proletariato prigioniero sardo deportato”, l”‘U.A.S.”, “Nihil”, “Confedertzione de sos comunistas sardos”,  “Fraria”, compresi  “MAS” e “Sos Istentales” e tante altre sigle e situazioni hanno posto la discriminante anticolonialista nel loro agire, finanche un partitino della nuova sinistra come “Democrazia Proletaria Sarda” incluse nel suo statuto la finalità dell’autodeterminazione. Certo ben altra cosa dal pessimo esempio che hanno dato e stanno dando i vari partitini indipendentisti e sovranisti, che succubi dei loro leaders, spesso in lite fra loro per una leadership da due soldi, che impastoiati alle istituzioni e incrostati di derive opportuniste sono più che altro interessati ad inseguire le tornate elettorali; un indipendentismo, il loro, interclassista e istituzionalizzato, lontano da qualsiasi carica conflittuale e spesso pronto a dissociarsi alla prima occasione dalle azioni dirette di strada o clandestine. Ma le derive legalitarie e talvolta controrivoluzionarie di questi non devono impedirci di affrontare la questione nazionale da un punto di vista rivoluzionario, anzi dovrebbe spronarci a recuperare una credibilità agli occhi del popolo sardo  – usiamo il termine popolo nella prospettiva della sua esistenza storica negata dalla dominazione coloniale – portando un po’ d’aria nuova e vivacità in quel sentimento “sardista” e ribelle diffuso nel corpo sociale dell’isola. Continua a leggere

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Manifestazione 14 ottobre contro la Joint Stars

Rilanciare la chiamata!

Manifestazione 14 ottobre contro la Joint Stars

A Forascontra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna- rilancia la chiamata per la manifestazione di sabato 14 ottobre 2017 al porto di Cagliari contro la Joint Stars, la più grande esercitazione dell’anno, promossa dal Ministero della Difesa in collaborazione con gli eserciti della Nato.

L’appuntamento del 14 ottobre è stato anticipato da una serie di azioni volte a sensibilizzare ed informare i cittadini sulla crescente militarizzazione del territorio e sulla “normalizzazione” del sistema militare-civile. Martedì 10 ottobre A Foras ha manifestato presso il Palazzo Civico di Cagliari anche con una lettera aperta al Sindaco della città, ancora senza risposta; mercoledì 11 gli attivisti erano ai cancelli della Fratelli Rubino Trasporti per contestare gli accordi commerciali delle aziende private con l’industria bellica; il 12 ottobre compagni e compagne del Culletivu S’IdeaLìbera hanno contestato all’Università di Sassari il corso di laurea in cooperazione e sicurezza internazionale che ospitava come docente un militare della Brigata Sassari. Continua a leggere

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