Una ragazza , il 12 febbraio di quest’anno, è stata atrocemente stuprata fuori da una discoteca a Pizzoli, vicino a L’Aquila.
E’ rimasta per giorni tra la vita e la morte per le lesioni gravissime che le segnano il corpo e la mente.
Se quella notte non fosse stata trovata per caso, sarebbe morta dissanguata e assiderata.
E’ accusato di questo efferato stupro e di tentato omicidio Francesco Tuccia, militare di stanza a L’Aquila nei contingenti di controllo della così detta “sicurezza” post-terremoto.
E GIOVEDI’ 18 OTTOBRE ci sarà a L’Aquila la prima udienza del processo.
La violenza maschile sulle donne non ha confini, non è legata alla religione, all’etnia, alla collocazione sociale, alla nazionalità ….e attraversa i tempi storici assumendo, di volta in volta, l’abito più aderente e funzionale al sistema in cui agisce. Per combattere la violenza maschile bisogna non solo contrastare le sue manifestazioni, ma anche smascherare le ragioni sociali, politiche ed economiche che la determinano e ne sono causa.
Perché può esistere il patriarcato senza capitalismo, ma non esiste il capitalismo senza patriarcato in quanto è a partire dalla struttura sociale da quest’ultimo
im-posta, che il capitale ha improntato i meccanismi per riprodurre se stesso(perchè è l’espressione del patriarcato in questo momento storico).
Le logiche che il neoliberismo usa nelle guerre neocoloniali, vengono utilizzate nei territori nazionali. E’ in questo contesto che territori, come quello dell’Aquila, ma anche la Val di Susa e la Sardegna e interi quartieri metropolitani…. diventano zone di conquista dove le unità militari/poliziesche si muovono come truppe di occupazione e come tali vengono percepite dalla popolazione.
E le donne sono bottino di guerra.
Ed è proprio in questo contesto che avviene uno stupro come quello di Pizzoli. Le logiche di guerra sdoganano l’arroganza e la sopraffazione come pratica quotidiana : le popolazioni possono solo assoggettarsi e le donne devono essere asservite e disponibili.
Il maschilismo trova così la sua massima esaltazione nella consapevolezza di un’immunità che viene dal ruolo.
La cultura è il risultato di un modello economico e non cambia per appelli alla convivenza civile, petizioni di principio o buoni propositi, ma soltanto scardinando gli assiomi su cui si incardina e che ne permettono la sopravvivenza.
Questa è l’attualità e l’importanza del movimento femminista: la consapevolezza che uscire dalla società patriarcale passa, necessariamente, attraverso la rottura dell’involucro capitalista dentro il quale, oggi, tale organizzazione sociale si perpetua.
Tutte/i quelle/i che tacciono di fronte alle guerre “umanitarie”, alla propaganda securitaria, al controllo sociale sono partecipi e responsabili di questa cultura di guerra .
Oggi, come mai in passato, è necessario autodeterminarsi, autorganizzarsi, progettare e muoversi in direzione di un’altra società.
Riteniamo importante sostenere le donne durante i processi per stupro perché sappiamo che nelle aule dei tribunali finiscono per subire violenza un’altra volta.
E, allo stesso tempo, sentiamo la necessità di non relegare quello che è successo ad un rapporto vittima/istituzioni, anche perché la giustizia di questa società, che non è altro che strumento di custodia dei rapporti di forza esistenti, non ci appartiene.
Riteniamo fondamentale, quindi, uscire con azioni di sensibilizzazione nella nostra città perché questa vicenda diventi motivo di conoscenza e riflessione e speriamo che anche in altre città si organizzino iniziative il 18 ottobre.







Perchè non venite all’Aquila?
Stiamo andando tutte li da Roma.