“Il 18 giugno scorso un pubblico ministero di Alessandria ha chiesto l’ergastolo per Renato Curcio e Mario Moretti, nell’ambito della riapertura del processo per i fatti di Cascina Spiotta – 5 giugno 1975. Parliamo del rapimento dell’industriale Gancia e della morte, nel corso dell’irruzione dei carabinieri, dell’appuntato Giovanni D’Alfonso e della brigatista Mara Cagol. La richiesta dell’ergastolo è una notizia surreale, che rimette sulle prime pagine dei giornali una serie di fatti accaduti in un’epoca arcaica – dai cui tempi è praticamente cambiata la storia e la geografia politica del mondo. Lo stesso pm Emilio Gatti che ha promosso la richiesta – probabilmente con qualche imbarazzo –, ha ricordato alla Corte che esistono misure alternative alla galera, per un editore di 84 anni che ha già finito di scontare la sua galera negli anni Novanta, e per un ex dirigente delle Br che, arrestato nel 1981, risulta ancora oggi incredibilmente detenuto – sia pure in semilibertà – e il cui nome sarà entrato di sicuro nel Guinnes dei primati delle pene detentive europee.”
“Nadia Desdemona Lioce, esponente della cosiddetta terza generazione delle Brigate Rosse, è detenuta in regime di 41 bis praticamente dal momento del suo arresto nel 2003. Il suo 41 bis è una specie di condizione esistenziale: se ventitré anni dopo lo scioglimento della sua organizzazione è ancora ritenuta pericolosamente in grado di tessere rapporti criminali (con chi?), vuol dire che quell’afflizione è destinata a durare in eterno. Una pena metafisica, appunto, sganciata dalla storia, dal trascorrere del tempo, dal mutamento delle condizioni, persino dal diritto o dalle regole dell’ordinamento penitenziario. Un 41 bis dell’anima.”
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Alla ricerca delle galere perdute. Dopo la richiesta d’ergastolo per Curcio e Moretti

Esiste un tempo immoto, fermo come uno stagno; un tempo che non passa, che nella sua immobilità trascende tutto – i cambiamenti, la storia, le grandi vicende della geopolitica. Somiglia a certi angoli delle nostre soffitte in cui abbiamo ammucchiato roba che non viene toccata per decenni e si mantiene così, al buio, sepolta da strati e strati di polvere.
Le vicende della lotta armata in Italia hanno assunto questa dimensione a-storica; non le si considera come interne a una fase determinata della vicenda italiana; rappresentano, piuttosto, una specie di enclave metafisica, una sorta di allestimento o rappresentazione che congela quei giorni in un eterno presente; e in questa sua fissità diventa dispositivo operativo, pronto da attivare quando c’è da praticare esorcismi o operazioni ideologiche sulla memoria collettiva. Continua a leggere→