Recita di fine anno

Recita di fine anno

di Fernanda Mazzoli

https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/23264-fernanda-mazzoli-recita-di-fine-anno.html

Giù la maschera! Il volto è condizione primaria di riconoscimento dell’Altro e dunque di sé

Il potere ha calato la maschera e mostrato il suo volto, che sia il ghigno da pescecane del Primo Ministro, o il faccione curiale e mellifluo del titolare del MIUR. Fattezze che si combinano l’un l’altra alla perfezione e che campeggiano al centro delle fotografie che li ritraggono senza mascherina in mezzo a classi ed insegnanti naturalmente plaudenti, naturalmente imbavagliati.

Immagini che ci consegnano, con irrefutabile evidenza, lo stato delle cose, l’abissale differenza fra noi e loro, il nostro statuto di sudditi contenti di esserlo. Non solo: esse sottolineano, a conclusione di un anno scolastico contrassegnato da pesanti, incostituzionali ed inedite discriminazioni nei confronti di alunni e personale non vaccinato, che la scuola è il terreno di elezione per la fabbrica dell’obbedienza, il terminale di un’articolata catena di comando, l’humus più fertile per il condizionamento delle condotte, con buona pace per chi ha pensato, come chi scrive, che essa possa e debba trasformarsi in luogo di messa in discussione dell’esistente, in virtù della centralità che vi dovrebbero occupare le sovversive arti dell’argomentare razionalmente e del conoscere criticamente.

Ad essere messa in discussione, invece, è la scuola come luogo di formazione alla libertà intellettuale e civile e all’eguaglianza, se non altro formale, dei cittadini, categoria storica, politica e giuridica della quale, d’altra parte, le misure di contrasto alla pandemia hanno accelerato il dissolvimento, a vantaggio di una cittadinanza condizionata, autorizzata e a scadenza.

Le mascherine, il cui valore simbolico è stato non a caso rimarcato da diversi esponenti governativi di fronte alle numerose perplessità espresse in merito alla loro effettiva efficacia e sicurezza da parte di tanti medici e scienziati, investono un aspetto fondamentale della nostra relazione con il mondo che è quello del nostro rapporto con l’Altro, a partire dal volto che incontrandone un altro sprigiona domande che sollecitano risposte. Continua a leggere

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No alla sorveglianza speciale!

Comunicato dell'<Assemblea Romana contro il green pass>

NO ALLA SORVEGLIANZA SPECIALE 

L’assemblea popolare di Busto Arsizio è stata tra le più attive nella lotta contro la gestione autoritaria della pandemia e contro il green pass.

Ora ad uno dei suoi partecipanti viene richiesta, per un periodo di tre anni, l’applicazione di una misura di prevenzione: la sorveglianza speciale.

Se ciò avvenisse questo compagno subirebbe pesanti limitazioni della libertà personale e gli sarebbe vietato di partecipare attivamente alle mobilitazioni.

Si tratta dell’ennesimo caso in cui, da alcuni anni a questa parte, questa misura di chiaro stampo fascista viene proposta al fine di reprimere politicamente le lotte e le persone che le portano avanti.

Anche a Roma ci sono state nel tempo diverse richieste. Alcune sono state accolte e la misura è stata applicata ad alcuni compagni del movimento di lotta per la casa.

Nonostante gli ultimi decenni non siano stati caratterizzati da conflitti in grado di mettere in crisi il sistema, lo Stato italiano ha costantemente recuperato, innovato ed implementato i propri dispositivi giuridici al fine di reprimere duramente, e preventivamente, il cosiddetto “nemico interno”.

Un ventaglio di strumenti, vere proprie armi in una guerra impari, che permettono allo Stato di intervenire su tutte le possibili forme in cui può esprimersi il conflitto sociale: dall’estensione dell’articolo 270bis (associazione con finalità di terrorismo) a contesti sempre più allargati, alle condanne per devastazione e saccheggio (un reato storicamente concepito per reprimere fenomeni di carattere insurrezionale, ora applicato come punizione esemplare per inibire la partecipazione a cortei conflittuali). Dal ricorso sempre più frequente alle misure di sicurezza (fogli di via, divieti ed obblighi di dimora, sorveglianza speciale), all’utilizzo di sanzioni pecuniarie e misure amministrative quali il DASPO urbano.

Va citato, all’apice degli strumenti repressivi, l’utilizzo sempre più estendibile dell’infame regime detentivo 41 bis, vera e propria tortura di Stato, applicato nel tempo anche ai/alle rivoluzionari/e, come recentemente avvenuto nel caso dell’anarchico Alfredo Cospito.

Identifichiamo il costante aumento della repressione come una difesa preventiva attuata dalle classi dominanti di fronte al rischio di rottura della pace sociale da parte degli esclusi, condannati da anni ad una sopravvivenza che si riduce sempre più ai minimi termini.

L’insostenibilità del sistema di produzione capitalista è palese.

Di fronte a noi abbiamo una feroce transizione industriale ed energetica che costituirà un pesante attacco alle condizioni di vita di milioni di persone anche all’interno dell’occidente, una tendenza alla guerra sempre più generalizzata, l’evoluzione tecno-autoritaria di quella democrazia borghese che si vantava di essere un modello pluralista partecipativo ed inclusivo.

Andiamo verso forme di governo che limitano in maniera crescente la libertà e considerano ogni voce critica come un nemico pubblico, il “nemico interno”, appunto, da combattere e mettere a tacere.

La sorveglianza speciale colpisce una persona non per quello che ha fatto ma per quello che è: in questo caso un attivista, un dissidente, un compagno che lotta, cioè un nemico dello Stato. L’obbiettivo è bloccare una persona per bloccare un processo collettivo, punirne uno per spaventarne molti/e.

Di fronte a questo diciamo che le idee, le iniziative, le azioni compiute dal compagno appartengono all’intero movimento di lotta contro il green pass.

Non accettiamo intimidazioni. Ci impegniamo a non lasciare nessuna e nessuno solo, a portare avanti con ancora maggiore determinazione la lotta contro il green pass e contro questo sistema nocivo e liberticida.

Ci impegniamo a promuovere e supportare iniziative a sostegno del compagno minacciato di essere sottoposto a sorveglianza speciale.

Roma, giugno 2022

Assemblea Romana contro il green pass

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Contro il 41bis e tutte le carceri/17 giugno ore 18

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 16 giugno 2022

Zardins Magnetics di giovedì 16 giugno 2022

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ “Cani perduti senza collare”. Una lettura per iniziare
✓ Lettera aperta dalla Val Susa su no tav, green pass e prospettive comuni
✓”Nessuna guerra ma guerra di classe. Contro il nazionalismo di Stato e la
guerra inter-imperialista in Ucraina”. Un contributo da anarchici di
Oakland, San Francisco, New York e Pittsburgh

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

Pensieri, musica, parole:
Assemblea permanente contro il carcere e la repressione

Contatti di posta:
Associazione Senza Sbarre
Casella Postale 129 – Trieste centro
34121 Trieste

Canale Telegram:
https://t.me/zardins

Contatti di posta elettronica:
liberetutti@autistiche.org

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CONtAGIO CULTURALE/ a Pisa 17-18-19 giugno/studenti contro il green pass

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Medea è una di noi/ le donne che non difende nessuno

Medea è una di noi

di Noemi Fuscà

La storia si ripete e qui pare che nessuno abbia voglia di imparare la lezione.
Una madre uccide un* figli* e i titoli di giornale, la televisione la infamano
perché la figura materna è l’esempio sacro di una famiglia che, invece, non è
mai esistita, una famiglia modello che assomiglia al Sacro Graal, se ne parla
ma nessuno l’ha mai vista.
Madri perfette e prostrate al lavoro di cura, multitasking, presenti e amorevoli
sulle quali puoi passare sopra con un caterpillar senza che nemmeno dicano
Ahia! Noi madri dobbiamo saper soffrire in silenzio, è una regola non scritta.
Noi siamo sempre sole, perché non è detto che chi ti circonda sia in grado di
aiutarti senza giudicarti, perché se ti tradiscono è colpa tua, se tuo figlio fa
qualcosa che non deve è colpa tua, se non ti pagano è colpa tua.
Siamo giudicate doppiamente, non solo come donne ma ovviamente come
portatrici di un valore, la maternità, che non ha materialità, è astratto ed è
santificato. Mi hanno detto che una madre non può odiare perché l’odio è
troppo, forse sarà solo insopportazione, stanchezza, desiderio di volere che
tutto finisca (non intendo solo il suicidio), malessere, dolore, fastidio, rabbia ecc
magari non si chiama odio quel sentimento ma sicuramente è profondo e
squarcia il cuore. Noi siamo spesso tutte sole e anche se abbiamo accanto
qualcun* che ci sostiene e vive in comunità con noi, siamo giudicate sempre in
maniera diversa. Nel caso di coppie eterosessuali comunque lui verrà giudicato
bene anche se mette solo un bicchiere nel lavandino dopo averlo usato, mentre
se sei tu a fare questo verrai giudicata una lavativa, lui potrà non
saper stendere i panni e anzi se lo farà sarà considerato un uomo perfetto che
tu devi ringraziare, se invece sei tu a stendere male significa che sei nata
difettosa. Meglio nascere con un difetto fisico congenito che poco brava nel
lavoro di cura! Noi siamo l’emblema del sacrificio e siamo sempre sbagliate.
Essere madri significa avere la colpa di tutto, significa essere inadeguate,
l’amore come nel resto non basta, è una bugia che i bei sentimenti siano il
motore del mondo.
Dobbiamo imparare a vedere il mondo con un occhio politico, a capire la
ragione delle cose, una modalità che cerca le cause e dove il giudizio morale
sull’atto in sé non esiste. Significa schierarsi, prendere una posizione, dire le
cose come stanno (e ovviamente non empatizzo con le patriarche anche se il
discorso maternità vale pure per loro). Ho anche letto di madri che giudicano
violentemente le loro “colleghe” accusandole, in casi come quello di cronaca
recente, di aver ucciso un innocente. Perché quando diventiamo mamme
diventiamo aguzzine delle altre? Certo i bambini non hanno nessuna
responsabilità, subiscono purtroppo, ma forse dovremmo smetterla di dire che
essere madri è bellissimo, che dà tanta gioia e che poi viene tutto facile e che
solo una madre può capire. Sono tutte bugie. Ci vogliono così solo per il welfare
e per la demografia dei nostri paesi.
Pensate che dire tutto questo sia giustificare un comportamento omicida? No, è
solo femminismo applicato.
​Io sono al fianco di Medea.
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Le donne che non difende nessuno

Le donne che non difende nessuno

Una ragazza di 23 anni, Martina, che vive in un paese del catanese, casalinga, iscritta ad un corso di infermieristica, separata dal compagno coetaneo, ha ucciso la figlia di quasi cinque anni.  Questa la notizia

...la ribellione delle donne al patriarcato si esprime spesso in forme estreme, violente e disperate in cui  è dominante la sensazione di impotenza e di non aver vie d’uscita oppure di rabbia repressa per anni.

Queste donne non le difende nessuno perché l’infanticidio tocca il sacro, il mito. Rimette in discussione lo status sacrale del bambino e il ruolo sacrale della madre che dà la vita.  Per questo è un tabù. Nessuno cercherà le ragioni strutturali di questo atto, nessuno si chiederà che cos’è il patriarcato.  Le donne sono così costrette al silenzio, non racconteranno mai le loro ragioni, non prenderanno mai parola,  allo stesso tempo per la minaccia di una pesante condanna e per la riprovazione morale di tutta la società, ivi comprese loro stesse. Saranno preda di psichiatri e psicologi, studiosi della devianza, magistrati e giudici, saranno considerate pazze.  La società patriarcale non può accettare un tale rifiuto del ruolo e della maternità.

Per approfondire cliccate il tag <Le donne che non difende nessuno> oppure andate ai nostri materiali sulla barra del blog

Ci vengono in mente dei flash di un’intervista ad una donna di qualche anno fa su un giornale maistream che ci aveva colpito perché la donna aveva dichiarato di avere un figlio ormai grandicello ma ogni volta che lo guardava sapeva che lei quel figlio lo aveva avuto ma non lo voleva. Che nessuno l’aveva costretta a portare a termine la gravidanza, ma che in effetti l’avevano costretta tutti: quelle/i che le dicevano che se avesse aspettato poi sarebbe passata l’età, quelle/i che le dicevano che se non avesse avuto figli poi si sarebbe pentita di quello che aveva perso, quelle/i che squittivano di gioia ogni volta che lei diceva di essere incinta, quelle/i che in sala parto la riempivano di sorrisi melensi e lei cercava di scacciare dalla sua mente tutto quello che avrebbe voluto fare e che non avrebbe potuto fare più, quello che avrebbe voluto essere e quello che non sarebbe stata più…I condizionamenti che le donne subiscono ogni giorno sono di una violenza inaudita e sembrano normalità.

Vi invitiamo a rileggere queste righe che abbiamo pubblicato tempo fa:

Riflessioni su un tabù, l’infanticidio-prima puntata

Seconda puntata           Terza puntata           

Quarta puntata              Quinta puntata

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15 giugno Milano/ contro sorveglianza speciale, daspo, fogli di via, multe

Assemblea popolare di Busto Arsizio

Presidio solidale sotto il tribunale di Milano

Sorveglianza speciale, DASPO Urbano, Fogli di Via e multe, sono tutte misure di polizia impiegate anche contro chiunque esprima attivamente il proprio disallineamento alle volontà di Stato.

Il tribunale di Busto Arsizio ha richiesto la Sorveglianza Speciale per un nostro amico e compagno della durata di 3 anni.
Abbiamo deciso di presenziare durante la prima udienza.
L’accusa sarebbe, non l’aver compiuto reati specifici, ma la sua presunta “pericolosità sociale” motivata dalla sua attiva partecipazione a momenti di Piazza contro le ingiustizie sociali.
Una misura che parla sa sé e che chiarisce quanto, per lo Stato, a dover essere represso è e sarà chiunque non reagisca passivamente a Stato di Polizia, impoverimento generalizzato, sfruttamento e propaganda inquinata.
È importante esprimere solidarietà a chiunque si trovi sotto attacco da parte dell’autorità.
Nessuno verrà lasciato solo!
Mercoledì 15 giugno, ore 10.
Via Carlo Ferguglia 1, Milano.

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Solidarietà alla comunità bengalese di Torpignattara!

Solidarietà alla comunità bengalese di Torpignattara ma il problema riguarda tutti e tutte!!

Lunedì, 13 giugno ore 19:00 – ASSEMBLEA CITTADINA
Presso “Ex Sala Consiliare” di Piazza della Marranella – Via dell’Acqua Bullicante 2

Questo il testo che circola in rete

“RIQUALIFICHEREMO LE PERIFERIE ROMANE”

LO DICONO AMMINISTRATORI LOCALI, PRESIDENTI DI MUNICIPIO, LE FORZE POLITICHE CHE GOVERNANO LA CITTÀ DI ROMA. LO DICONO I MAGISTRATI, LA POLIZIA E SOPRATTUTTO LE BANCHE.

“LO FAREMO ATTRAVERSO IL TURISMO!”

Il 10 maggio 2022 abbiamo iniziato ad intuire che cos’è questo programma brandito dalle forze economiche e politiche che governano, quando l’Associazione Dhuumcatu è stata sfrattata senza regolare preavviso dalla sua sede storica e degli spazi dedicati alla aggregazione ed al culto di Via Capua 4 a Torpignattara.

La Banca (BNL) per riprendere possesso della sua proprietà ha perfino versato al Tribunale di Roma che già aveva concesso l’esecuzione delle sfratto altri 40 mila Euro per ottenere una forza di polizia extra per l’esecuzione dell’ordinanza. Invece del solito ufficiale giudiziario e di un paio di volanti della polizia che usualmente intervengono a scacciare i residenti e mettere i lucchetti alle porte, 100 poliziotti (CENTO) si sono recati a Via Capua 4: un plotone militare.
Oggi la vecchia sede del Dhuumcatu ha le porte di accesso ostruite non da una catena con lucchetto, ma da un muro in mattoni e cemento tirato su nei giorni passati.

Chi è il Dhuumcatu e perché questa è una azione gravissima che va denunciata e contrastata dando il massimo della solidarietà con la lotta?

Il Dhuumcatu è una associazione della comunità Bengalese che dagli anni ’90 a Roma ed in Italia è un pezzo della lotta per i diritti delle lavoratrici e lavoratori immigrati contro il ricatto del permesso di soggiorno, ed è divenuto così anche un polo di attrazione di tante altre comunità immigrate di altre nazionalità: non solo dell’India, del Pakistan, ma anche per donne dell’Africa nord orientale, del Maghreb, del Latino America, Filippini, Albanesi, Moldavi e Rom che insieme hanno provato a rivendicare i propri diritti con le lotte. La sua sede ora sfrattata era nel cuore di Torpignattara, nella semiperiferia della metropoli, dove la vita dei cittadini immigrati si intreccia con quella di altrettante famiglie italiane, accumunate tra loro dai i problemi del lavoro a nero, legale ed extra legale.

Dall’altra parte c’è il progetto di “rivalutazione della periferia” che le Banche e la Politica intendono attuare attraverso il turismo. Che cosa significa questo programma è chiaro. Trasformare la semiperiferia, cominciando da Torpignattara e dal Prenestino Labicano, in un divertimentificio per i ricchi turisti, nuova fonte di arricchimento per chi ha in mano il credito, la proprietà immobiliare e la forza della speculazione commerciale. Significa che se Torpignattara deve,
attraverso il turismo, diventare una nuova isola attrattiva per i ricchi occidentali, le facce nere, marroni, gialle, rosse, ed anche bianche che vivono nel quartiere devono essere intimidite, disgregate ed allontanate a cominciare dagli sfratti dei luoghi di aggregazione e organizzazione sociale.

Significa trasformare uno sfratto in una azione dimostrativa di forza per demotivare sul nascere qualsiasi intenzione di resistere e di contrapporsi nel futuro a questo nuovo processo di espulsione della gente povera, italiana e straniera, verso le estreme periferie della metropoli.

La politica già svolge il suo compito assegnato: assicura alla proprietà della Banca di riprendere possesso dell’immobile, consentendo un’azione poliziesca in forze; ed essa stessa muove in questi giorni un nuovo preavviso di sfratto al Dhuumcatu, dai locali del Municipio V concessi temporaneamente alla associazione per continuare i propri lavori di supporto sociale ai cittadini immigrati.
L’amministrazione del Municipio V sollecita: “il 13 giugno dovete restituire le chiavi dei locali o ce le veniamo a prendere”.

Già nei giorni precedenti abbiamo visto i primi risultati di questa operazione. Gli immigrati del Dhuumcatu, che presso i pratoni di via Prenestina 231 domenica 5 giugno stavano preparando una iniziativa pubblica, nella mattinata hanno subito una intimidazione di stampo razzista da parte di ignoti, i quali volontariamente hanno appiccato un incendio alle loro installazioni.

La “riqualificazione” della periferia per la sua trasformazione in parco giochi turistico dei ricchi chiama interessi economici forti. L’interesse economico suscita la smania di arricchirsi e di procedere a passo spedito. Il razzismo si rinforza di questa aspettativa, che richiede prima di tutto di cacciare i cittadini stranieri dai loro quartieri: “via gli immigrati da Torpignattara”!

Ma anche il cittadino italiano di Torpignattara non vedrà la propria condizione di precariato sociale migliorata, mentre la riqualificazione razzista rafforzerà la sua condizione di disgregazione e di marginalizzazione sociale. Coloro che già oggi, lavoratori e lavoratrici, precari o disoccupati hanno difficoltà a sbarcare il lunario, verranno sospinti dalla semiperiferia agli estremi margini isolati della metropoli a causa della stessa speculazione immobiliare.
Non vogliamo lasciare attuar questo giro di vite senza creare ostacoli. Come romane e romani solidali intendiamo sostenere qualsiasi iniziativa di lotta dei cittadini delle comunità straniere di Torpignattara per rendere più lontana possibile e meno accessibile l’apertura del nuovo “parco di divertimento” per ricchi e per soli bianchi. Torpignattara ha tanti colori, lingue, sapori: difendiamo il territorio comune, insieme, con la lotta.

Riconquistiamo una sede per il Dhuumcatu nel quartiere di Torpignattara, una “nuova” casa comune per la comunità del Bangladesh aperta a tutti i cittadini immigrati e italiani.
Lunedì, 13 giugno ore 19:00 – ASSEMBLEA CITTADINA
Presso “Ex Sala Consiliare” di Piazza della Marranella – Via dell’Acqua Bullicante 2

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Via le Patriarche! Ursula vattene!

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, è a Roma, in visita ufficiale.

Fuori le patriarche dalla nostra vita! Ursula vattene!

Teatro neoliberista

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Zardins Magnetics di giovedì 9 giugno 2022

Per motivi tecnici non abbiamo potuto caricare ieri la trasmissione di Zardins Magnetics di giovedì 9 giugno 2022.

Riascoltatela  qui https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

Gli argomenti:

✓ Sulle lotte contro le novità, lo sfruttamento della terra e
l’autoritarismo, dalla Carnia al Trentino, alla Sicilia… Informazioni e
riflessioni

✓ Carrellata sulle iniziative contro la repressione di questo ultimo
periodo

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Il sistema di credito sociale e l’ID digitale in Cina e nel mondo

Il sistema di credito sociale e l’ID digitale in Cina e nel mondo

di Flavia Manetti

https://www.sinistrainrete.info/societa/23177-flavia-manetti-il-sistema-di-credito-sociale-e-l-id-digitale-in-cina-e-nel-mondo.html

Da tempo la narrazione che imperversa, anche tra molti sinistri, è che il “democratico e liberale” Occidente si stia apprestando a copiare i modelli distopici della Cina in fatto di Id digitali e sistemi di credito sociale. Eppure, sono anni che non è WeChat ma i social media che usiamo come la “democratica e libera” Wikipedia, Twitter, Facebook e You Tube a decidere cosa liberamente pubblicare o censurare: chi oscurare e chi no, cosa è giusto pensare o cosa noCi si stupisce delle telecamere di riconoscimento visivo che la Cina ha applicato, in alcune città durante i lockdown ma è sicuramente altrettanto allarmante quello che è successo a maggio a Roma: alla stazione della Metro Anagnina, dove è andata in onda l’esercitazione militare “antiterrorismo” del sistema Dexter (Detection of explosives and firearms to counter terrorism) , finanziata dalla NATO, per prevenire attacchi con armi, bottiglie molotov o esplosivi in metropolitane, stazioni ferroviarie, aeroporti ma anche piazze e spazi affollati…Un “guardian angel” hi-tech che servirà allo Stato per controllare, reprimere, arrestare tutti i coloro che riterrà disubbidienti.

Il nostro prossimo futuro distopico, sospeso tra ID e Crediti sociali, era già stato studiato a Washington e non a Pechino. R. Kurzweil, uno dei “guru” di Google scriveva, già nel 1999, in “The Age of Spiritual Machines” : la singolarità tecnologica ci permetterà di superare le limitazioni dei nostri corpi e cervelli biologici. Saremo artefici del nostro destino. La mortalità sarà nelle nostre mani. Saremo capaci di vivere quanto vogliamo”.

E ben prima della pandemia la UE aveva deciso di varare un “passaporto digitale” in grado di incrociare una serie di dati dei suoi abitanti. Il Green Pass ne è stato l’esperimento pilota. Attualmente, inoltre, si confonde e si sovrappone il sistema di credito sociale “cinese” con l’ID digitale, che sono due cose diverse.

Il sistema cinese di credito sociale non si ispira alla “patriarcale” piramide confuciana e alla teocrazia di Xi, ma piuttosto ai modelli occidentali come la FIC negli Stati Uniti (Fair Isaac Corporation, misura del rischio di credito al consumo) o alla Schufa in Germania (la solvibilità dei cittadini, monitorata e registrata da Schufa Holding AG, la più grande agenzia di credito tedesca). La “Schufa Auskunft”, ovvero le informazioni creditizie che seguiranno il cittadino per il resto della sua vita. I punteggi di affidabilità sono una misurazione della solvibilità verso le proprie obbligazioni finanziarie come le bollette delle utenze e i pagamenti della carta di credito. Attraverso questo sistema viene controllato l’individuo che vuole fare un mutuo, un prestito, un contratto telefonico o prendere una casa in affitto.

È dagli anni ’70 che l’imperialismo europeo sta studiando come applicare il NIN (il numero di identificazione nazionale) dei suoi cittadini. In Germania, nel 1973, con il database Steinmuller, in Francia, molto dopo, con il sistema Chignard. La Danimarca lo ha introdotto nel 1968, l’Estonia nel 1992, l’Austria nel 20061

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Guerra alla Russia ed emergenza permanente

Guerra alla Russia ed emergenza permanente

di Nicola da ilrovescio.info    15 maggio 2022

L’emergenza della pandemia non è finita. È tenuta in caldo, pronta per essere ripresa in autunno, con l’obiettivo di estendere a tutti, bambini compresi, l’obbligo vaccinale e il green pass (GP). Contro la sua ripresa militano alcuni fattori importanti.

Interni a ogni singolo paese: riluttanza delle popolazioni, stanche delle restrizioni e sfiduciate nei vaccini, emergere di una crisi economica che potrebbe riaprire il conflitto sociale su vasta scala, indebolendo la disponibilità della gente a mettere al primo posto la pandemia, soprattutto se dovesse continuare l’evidenza di provocare malattie non gravi e con scarso rischio di ricovero e decesso.

Internazionali: molti paesi potrebbero sottrarsi a un ulteriore allarme mondiale. In ciascuno di essi la gestione della pandemia ha fatto passi indietro grazie alle reazioni popolari. L’India è il caso più evidente: la lotta dei contadini non s’è fatta condizionare dai lockdown, con oltre un anno di mobilitazione ha vinto costringendo il governo a recedere dalla contro-riforma agraria e ha smantellato la narrazione pandemica, inducendo il governo a diffondere l’ivermectina che ha drasticamente ridotto ricoveri e decessi. In Russia non ci sono state mobilitazione di piazza, ma la popolazione ha semplicemente sabotato vaccini e GP. Rifiuti analoghi in molti paesi asiatici, africani, latinoamericani e dei Balcani (non solo i soliti serbi…).

La stessa Cina presenta caratteri diversi dalla gestione occidentale: fa lockdown rigidi, ma limitati nello spazio e nel tempo, perché avverte il pericolo di attacchi biologici (la scoperta dei laboratori in Ucraina la dice lunga sulla pratica Usa/occidentale di diffondere patogeni soprattutto verso Russia e Cina). Ciò non toglie che i lockdown siano ugualmente inutili a eradicare il virus e molto utili, invece, a operazioni di disciplinamento sociale. La Cina, comunque, non usa vaccini occidentali, non impone obbligo vaccinale e non usa il GP.

La riluttanza a obbligo e GP è molto forte anche nei due paesi occidentali decisivi: Usa e Germania.

L’Oms, non di meno, sta cercando di dotarsi di un potere mondiale accentrato in caso di pandemia al fine di disporre misure d’ogni tipo a tutti i paesi a prescindere dalle loro legislazioni. D’altronde, la definizione di pandemia è stata slegata da ogni criterio di quantità di morti e malati. È nella disponibilità dell’Oms dichiararla sulla base dei contagi (determinati con tests Pcr ampiamente manipolabili…).

Questo vuol dire che chi domina l’Oms non molla anzi rilancia. Grande finanza, Big Pharma, Big Tech, gli Stati occidentali non rinunciano a utilizzare gli allarmi sanitari per imporre a tutto il mondo il proprio dispotismo sanitario con il quale condizionare politica, economia, rapporti sociali di ogni paese. Finora solo la Russia ha avanzato qualche dubbio su questa assunzione di potere dell’Oms sugli Stati.

La pandemia, dunque, è ancora in caldo come mezzo di disciplinamento sociale interno e internazionale a vantaggio del grande capitale occidentale. Tuttavia, senza soluzione di continuità, una nuova emergenza è già iniziata. Quella bellica. Con l’intervento russo in Ucraina, provocato da una decennale aggressione alla Russia da parte di Nato e Occidente collettivo, è comparso un nuovo nemico. Governi e media lo trattano con le stesse modalità usate con il Sars-Cov-2. Un nemico oscuro, irrazionale, imprevedibile, terribile, privo d’ogni umanità, contro il quale è necessario unirsi compatti in una comunità resiliente sotto la guida dello Stato, accettare ogni sorta di sacrificio esistenziale, fare la guardia contro l’untore sedotto dal negazionismo o dal filo-putinismo (magari solo perché vuole tenere la temperatura di casa a 20° invece di 19°…).

Finora la propaganda emergenziale bellica non ha sfondato a livello popolare come quella pandemica. Innanzitutto perché è più complicato agire sulla minaccia alla propria vita, che per la pandemia è stato facile diffondere, mentre per la guerra è necessario convincere che le armate russe siano una minaccia alla vita maggiore di quella rappresentata dalla guerra Nato/Russia per la quale si invoca la necessità di intrupparsi. Questa, infatti, potrebbe divenire nucleare e ciò suscita più paura del propagandato rischio dell’arrivo dei disumani russi in casa propria. Sicuramente, poi, per le perplessità sull’utilità di farsi del male per punire Putin con le sanzioni. Ma anche perché sono cresciuti dubbi sull’affidabilità di Stato e media a proposito di pandemia, vaccini e GP. In ogni caso la maggior parte di chi ha colto la totale malafede di Stato e media su pandemia e vaccini è oggi in prima fila a contestare la versione che questi danno della guerra.

Guerra permanente contro Russia e Cina

Ciò nonostante l’emergenzialismo bellico proseguirà. Si concluda o no l’operazione russa in Ucraina, il progetto politico occidentale è del tutto chiaro: aprire uno stato di guerra permanente contro la Russia, e dopo aver sconfitto o logorato questa, contro la Cina. Una guerra con tutti i mezzi a disposizione: politici, mediatici, economici, finanziari, militari, biologici, sportivi, culturali, religiosi, ecc.

L’Occidente aveva preparato contro la Russia un blitzgrieg. Dopo averla costretta a intervenire le ha scatenato contro un nugolo di sanzioni con le quali contava di precipitarla in una severa crisi economica fino al punto di provocare una crisi sociale e politica, con la caduta di Putin e il ritorno ai gloriosi (per l’Occidente) anni di Eltsin, con popolazione immiserita, saccheggio delle risorse naturali e minerali, e la possibilità di attuare quello che non era riuscito allora, ossia il completo annientamento della sua unità statuale. La Russia ha dimostrato, finora, di saper resistere contro le manovre occidentali, aiutata anche dal fatto che la maggioranza dei paesi si sono rifiutati di aderire alle sanzioni. Il blitzgrieg è fallito. Ciò ha fatto insorgere nelle élite occidentali qualche dubbio sulle modalità di prosecuzione. Da un lato si schierano coloro che premono per elevare il livello a scontro militare tra Nato e Russia, non perché convinti di vincerlo nell’immediato, ma perché contano sul fatto che la Russia arretrerebbe piuttosto che accettare la guerra totale, e, ancor più, sul fatto che una lunga guerra logorerebbe la Russia più dell’Occidente, che ha capacità produttiva di armi molto superiori alla prima. Dall’altro iniziano a farsi vivi settori economici e politici che temono i danni subiti da una guerra totale contro la Russia e mirano a un compromesso momentaneo sull’Ucraina con una prosecuzione della guerra tramite, per ora, i soli metodi finanziari, economici, ecc.

I primi sono dislocati soprattutto nell’anglosfera, ma hanno una presenza significativa altrove, a partire dall’Italia. I secondi, osteggiati pesantemente dai media che rivelano (come per la pandemia) la loro completa sottomissione agli ordini di scuderia Usa e delle grandi multinazionali, si manifestano, sempre meno timidamente, in alcuni paesi europei (e anche in Usa). Continua a leggere

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Per Margherita Cagol/ 5 giugno 1975

Per Margherita Cagol, militante delle Brigate Rosse, assassinata dai carabinieri il 5 giugno 1975.

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L’assemblea popolare di Busto Arsizio sotto attacco!

L’ASSEMBLEA POPOLARE DI BUSTO ARSIZIO NUOVAMENTE SOTTO ATTACCO DA PARTE DELLE AUTORITÀ

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La Procura richiede la “Sorveglianza speciale” per uno di noi!

Ieri, ad un ragazzo dell’Assemblea Popolare di Busto Arsizio è stata notificata la richiesta di “Sorveglianza Speciale” della durata di 3 anni. A proporla è la Procura di Busto Arsizio. La stessa Procura che aveva emesso il foglio di via, sempre alla stessa persona, poi cestinato grazie alla vittoria del ricorso al Tar.

La Sorveglianza Speciale è una “misura di prevenzione” volta a tutelare la cosiddetta “pubblica sicurezza”, ed è solitamente richiesta sulla base di sospetti, e non di reati specifici. Consiste essenzialmente nell’isolamento sociale dell’individuo colpito, e può prevedere restrizioni come il rientro notturno, presentarsi in caserma ogni tot giorni e anche il sequestro della patente. Un aspetto davvero pesante è il divieto di partecipare a qualsiasi evento pubblico come manifestazioni, assemblee ecc.. Un sorvegliato speciale può vedere un numero limitato di persone e non può frequentare bar, locali, piazze e altri luoghi, non è permesso avere alcun tipo di contatto con pregiudicati.
Se si viola una di queste disposizioni è previsto l’arresto.

Le motivazioni della richiesta si basano sulla costruzione di una presunta pericolosità sociale dell’imputato, la cui “colpa” sarebbe quella di aver partecipato attivamente, da tempo, a diversi momenti di piazza ma soprattutto, secondo chi scrive, aver avuto “il ruolo di leader durante le manifestazioni non autorizzate” dello scorso autunno. Ricordiamo, invece, che chiunque partecipi alla nostra assemblea popolare ha come caposaldo quello dell’orizzontalità non solo come metodo organizzativo ma anche come orizzonte e di questo non possiamo aver dubbio.
Inoltre, è proprio la stessa orizzontalità ad aver caratterizzato e reso incontrollabili e forti (e forse per questo così duramente punite) le mobilitazioni che in quel periodo raggiungevano il loro apice.

Non possiamo in alcun modo tollerare un’azione di questo tipo, ovvero un evidente sdoganamento della repressione d’ideali politici e sociali.
Come se non bastasse, la prima udienza è stata fissata per Mercoledì 15 giugno, rendendo praticamente impossibile organizzare una difesa seria e strutturata.
Vogliamo far sapere alle forze dell’oppressione che noi non ci fermeremo mai e non ci arrenderemo di fronte ai loro vili attacchi.

A tutti coloro che ci seguono e partecipano attivamente vogliamo ricordare l’importanza della solidarietà e della continuità della lotta, non possiamo fermarci, dobbiamo continuare la lotta e supportare chi subisce, come in questo caso, la repressione.

Seguiranno aggiornamenti!

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