Un bellissimo testo scritto dax compagnx di L38 squat prima dello sgombero.

“Come va a L38Squat?”
TUTT’APPO’

Allx compagnx
A chi ci vuole bene

l38squat.noblogs.org

A un mese dall’ultimatum di ATER per lo sgombero del sesto ponte rispondiamo pubblicamente alle domande affettuose che riceviamo ogni giorno.

Qui a L38Squat stiamo bene, la stanchezza c’è ma l’energia che si è generata con la solidarietà e la vita collettiva è una vera e propria boccata d’ossigeno. Certo, alcunx di noi hanno avuto pesanti batoste dalla vita ma la possibilità che ci stiamo dando è di affrontarle insieme.

Abbiamo trascorso un mese tra picchetti all’alba, iniziative benefit, laboratori autogestiti, assemblee partecipate e manifestazioni in strada e il mese appena iniziato sarà altrettanto bello.

L’idea che ci siamo fattx è questa: dentro o fuori da queste mura ci sono le relazioni per continuare a lottare fianco a fianco, questo tempo di resistenza le ha solo fatte crescere.

Ma ora veniamo ai pettegolezzi: l’assemblea antisgombero suppone che piccolo cavallino abbia un’amante. L’abbiamo vistx pelosonx aggirarsi nelle ore notturne e poi andare via alle prime luci dell’alba.
Si sa, le barricate accendono la passione, probabilmente l’amore per la rivoluzione ha unx nuovx gattinx.

Le pagine dei giornali sono più noiose e da ieri c’è chi invoca lo sgombero di L38Squat affermando che togliamo le case ad altrx.
Su questo andiamo per punti semplici perché i testi che scriviamo sono stati usati con un taglia e cuci ridicolo:

  • Il cantiere del quinto ponte lavora solo grazie a noi e al vecchio coordinamento occupanti. Le proteste e le denunce sono state continue, gli abusi e gli illeciti sono stati bloccati dalla pressione popolare. Se ci saranno delle case al quinto ponte è grazie a chi ha lottato.
  • La tesi che lo squat, resistendo allo sgombero, toglie case alla gente è stata rifiutata dal quartiere sin dall’inizio. Un signore seduto alla Regione, che ha venduto il Laurentino 38 ai politici seppellendolo con la speculazione, ci ha provato tanto a convincere il quartiere a rivolgersi contro di noi. Nessunx gli crede perché tuttx sanno che lui è viscido e noi siamo limpidx. Ci sforziamo per tuttx senza mai guadagnarci niente. Chiamare “cohousing” un progetto per sgomberare un posto aperto a tuttx dove si vive insieme? Chiamiamo “cohousing” le ville dei politici al mare, noi non togliamo niente a nessunx, loro sì.
  • Dentro L38Squat ci sono delle case, ci abitiamo collettivamente tra persone e animali, le abbiamo autocostruite dal nulla e non le abbiamo tolte a nessunx. Il quartiere è pieno di case Ater devastate, case vuote, case che hanno bisogno di manutenzione, case che hanno preso fuoco o sono scoppiate, persone e animali che sono mortx, perché senza termosifoni: è Ater che toglie le case e la vita perché non fa i lavori, perché non ripara i propri danni.

La “Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie” ha fatto i suoi bei giretti al Laurentino 38 con preti e giornalisti al seguito.
Se tocca essere l’amante di Piantedosi per avere voce in capitolo sul quartiere che viviamo noi alziamo le mani, non ce la sentiamo proprio.

Dopo un lungo confronto, siamo giuntx alla conclusione che siamo dispostx a lasciare il sesto ponte se vengono accettate queste 5 queste condizioni:

  • Vogliamo Israele fuori dalla Palestina
  • Vogliamo che Delmastro, Bonafede e Nordio, con mazzetta e scalpello, scavino un tunnel per ogni cella del 41 bis. Devono farlo insieme, veloci e spalla a spalla.
  • Vogliamo la morte del patriarcato e viva la vita
  • Vogliamo Giuli a montare un muro di casse al prossimo Frenchtek
  • Vogliamo la salma di Mike Bongiorno

Siamo prontx ad uscire proprio adesso, noi facciamo un passo avanti, siamo persone di buon senso.

Saluti e baci

L38Squat – sesto ponte occupato – per una vita libera insieme

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L38 Squat/ Stanno tentando lo sgombero al Laurentino 38! Chi può vada!

L38SQUAT/ SONO ARRIVATI!

Riceviamo da L38 Squat ! Per chi può da ora in poi andiamo al L38!!!

Oggi pomeriggio ore 16 concentramento in quartiere.

Questa mattina, 28 aprile 2026, alle 6 è arrivata una colonna di mezzi della celere.

Noi siamo sul tetto del sesto ponte occupato e fuori c’è già un presidio solidale.Davanti a noi il cantiere ATER del quinto ponte: case per cui abbiamo lottato con chi abita in quartiere, case che ancora restano vuote e incompiute. Da oggi vogliono vogliono distruggere anche le case dove siamo cresciutx, dove è passata gente da ogni parte del mondo, case che abbiamo costruito e curato giorno per giorno.

Chiamiamo tuttx a raggiungerci a via Domenico Giuliotti.

Non gli regaliamo nulla, non gli regaliamo il posto dove sognamo e lottiamo, non gli regaliamo una sola lacrima.

Per chi può da ora in poi venite al Laurentino 38.

Oggi pomeriggio ore 16 concentramento in quartiere.

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 23 aprile 2026

Dalla prossima puntata la trasmissione sarà taggata su Zardins Magnetics 2

Zardins Magnetics di giovedì 23 aprile 2026

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

✓ Il nemico è meno importante del labirinto in cui si nasconde. Elementi di urbanesimo spaziocida.
✓ Ognuno lavora su una parte. È così che la distanza si mantiene. I passaggi separati e isolati confluiscono alla fine in una macchina da guerra.

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

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25 aprile con il partigiano palestinese Anan Yaeesh e con tutte le partigiane e i partigiani

Riceviamo e rilanciamo questa iniziativa per il  25 aprile quanto mai importante!

25 APRILE ANTIFASCISTA E ANTISIONISTA
ore 10.30 – Carcere di Melfi (Via Lecce)
Affinché la ricorrenza del 25 aprile venga sottratta ai tentativi di retorica passerella istituzionale, sabato saremo davanti al carcere di Melfi al fianco del Partigiano Palestinese Anan Yaeesh, oggi prigioniero dello stato italiano, per restituire valore alla parola RESISTENZA proprio dove la si sta processando.
Perché la Resistenza che spezzò il giogo nazifascista è la stessa che oggi viene criminalizzata quando prova a liberare la Palestina dall’occupante sionista!

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25 aprile 2026/Antifascista, Antisionista, Antimperialista ore 8 a porta San Paolo

Questo il volantino di costruzione

 

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25 aprile 2026 a Centocelle/Dalla parte giusta della storia

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Domenica 19 aprile /Corteo ore 15 Bocca della Verità Roma/Liberarli tutti!

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Sabato 18 aprile 2026/ piazza dell’Immacolata/ quelle carceri sono prigioni di guerra

Sabato 18 aprile 2026 alle 18, manifestazione a piazza dell’Immacolata/Fuori Alfredo dal 41bis/ quelle prigioni sono prigioni di guerra

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Oggi dalle 17 al De Lollis Underground/Ancora con Alfredo, ancora contro il 41bis, ancora contro il nucleare e la società che lo produce

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/ giovedì 16 aprile 2026

Zardins Magnetics di giovedì 16 aprile 2026

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

-Resistenza nel presente. Al fianco di chi è processato per aver lottato, da Anan a Salem a noi.

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

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Ahmad Salem/il clima della condanna

Tanto per darvi un’idea del clima politico in cui si è svolto il processo ad Ahmad, riportiamo il comunicato del Movimento 4 settembre riguardo alla situazione nella città di Campobasso.

*CONTRO LA CHIUSURA DELLA CITTÀ, CONTRO LA REPRESSIONE DEL DISSENSO*
Apprendiamo con sdegno che, in vista del presidio di solidarietà ad Ahmad Salem previsto per martedì davanti al Tribunale di Campobasso, la Questura ha convocato un tavolo tecnico per la “sicurezza” disponendo la chiusura di tutte le strade del centro cittadino.
Si tratta di un comportamento gravissimo, inaccettabile e apertamente intimidatorio.
Non siamo di fronte a misure motivate da esigenze reali di ordine pubblico, ma a un’operazione politica precisa: creare un clima artificiale di tensione e paura, criminalizzare la solidarietà verso il popolo palestinese, colpire chi sceglie di manifestare pubblicamente contro l’ingiustizia e la repressione.
Davanti al Tribunale di Campobasso si sono già svolti due presidi negli scorsi mesi. Si sono svolti in maniera determinata e partecipata, senza alcuna tensione, senza incidenti, senza alcun problema per la città. I fatti parlano chiaro. Per questo il provvedimento deciso oggi non ha nulla di preventivo: ha solo il sapore della rappresaglia e della provocazione.
Chiudere il centro cittadino per un presidio di solidarietà significa voler rappresentare il dissenso come una minaccia, la partecipazione democratica come un pericolo, la libertà di manifestare come un problema di ordine pubblico.
È la logica dello Stato di polizia: non governare i conflitti sociali attraverso il confronto democratico, ma soffocarli con divieti, militarizzazione, paura e abuso del potere amministrativo.
È la stessa logica con cui si colpisce chi manifesta per la Palestina, chi denuncia il genocidio in corso, chi si schiera contro guerre, repressione e razzismo. Oggi si prova a chiudere una piazza; domani si vorrà chiudere ogni spazio di parola, di critica, di opposizione sociale.
Noi non ci faremo intimidire.
Facciamo appello alla Campobasso democratica, antifascista e solidale, alle associazioni, ai sindacati, agli studenti, ai lavoratori, a tutte e tutti coloro che hanno a cuore le libertà costituzionali, affinché diano una risposta ferma, netta e collettiva contro questa deriva autoritaria.
Campobasso non può diventare il laboratorio della repressione del dissenso.
Martedì saremo in piazza ancora più determinati, perché ogni abuso di potere rende ancora più giusta la nostra presenza.
Contro la paura, solidarietà. 
Contro la repressione, partecipazione.
Contro lo Stato di polizia, democrazia e lotta.
Movimento 4 settembre
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Ahmad Salem condannato/ reato di palestina

“In una Campobasso blindata e militarizzata ieri, martedì 14 aprile 2026, si è concluso il processo di primo grado a carico di Ahmad Salem, il giovane profugo palestinese di 24 anni finito sotto accusa con imputazioni di terrorismo dopo aver chiesto protezione internazionale in Italia. Poco prima delle 15 è arrivata la sentenza: quattro anni di reclusione. Una pena persino superiore a quella richiesta dalla pubblica accusa, che aveva domandato tre anni e sei mesi. La giudice è una donna  Federica Adele De Santi(ndr). La difesa, rappresentata dall’avvocato Flavio Rossi Albertini, aveva chiesto l’assoluzione piena…..Ed è esattamente per questo che la partita non riguarda solo la sorte processuale di Ahmad Salem. Riguarda tutti. Perché quando lo Stato si attribuisce il potere di trasformare immagini in armi, parole in terrorismo e identità in indizio, il confine che protegge la libertà di espressione e il dissenso politico è già stato violato.”

riportiamo da Osservatorio repressione        https://www.osservatoriorepressione.info/ahmad-salem-condannato-a-4-anni-a-campobasso-va-in-scena-il-processo-alla-parola-e-alla-solidarieta/

https://www.osservatoriorepressione.info/ahmad-salem-condannato-perche-palestinese/

REATO DI PALESTINA!

Con il decreto sicurezza 2025 lo Stato punisce non i fatti, ma le parole, le immagini e l’identità politica di chi guarda alla Palestina dalla parte degli oppressi

La condanna a quattro anni inflitta ad Ahmad Salem non è soltanto una sentenza severa. È qualcosa di più preciso e più grave: è la dimostrazione di un salto politico e giuridico che in Italia si sta compiendo sotto i nostri occhi. Non siamo più semplicemente nel terreno dell’espansione del diritto penale. Siamo dentro un passaggio ulteriore, in cui il potere punitivo si emancipa progressivamente dal fatto materiale e comincia a colpire la parola, il contesto, il significato attribuito a un’immagine, fino a investire direttamente la persona che si ha di fronte. Per questo il caso di Ahmad Salem non può essere letto come una vicenda individuale. È un caso paradigmatico. E il suo significato più netto è questo: Ahmad è stato condannato perché palestinese.

Questa affermazione non ha nulla di enfatico. È la conclusione razionale che si ricava dai fatti. Ahmad Salem non è stato fermato con armi, non è stato sorpreso mentre preparava un attentato, non è stato accusato sulla base di un piano operativo, di contatti clandestini, di sopralluoghi, di disponibilità logistiche, di passaggi materiali riconducibili alla preparazione di un’azione violenta. È entrato in Questura per regolarizzare la propria posizione e chiedere protezione internazionale. Ne è uscito in manette. Da quel momento è iniziata una vicenda che ha portato un giovane palestinese cresciuto nel campo di Al-Baddawi, cioè in uno dei luoghi più emblematici dell’esilio forzato palestinese, in un carcere di alta sicurezza e infine a una condanna per terrorismo fondata essenzialmente sul contenuto del suo telefono e su alcune frasi pronunciate in un video.

Questo è il punto politico decisivo. Il contenuto del telefono di Ahmad non rimanda a un progetto di attacco sul territorio italiano. Rimanda alla Palestina. Rimanda a Gaza. Rimanda a immagini di combattimento, di devastazione, di resistenza, di distruzione. Rimanda, cioè, all’universo visivo e simbolico di un popolo sottoposto a occupazione, assedio e sterminio. Chiunque abbia seguito anche superficialmente questi mesi sa che quelle immagini hanno circolato ovunque: sui social, nei canali Telegram, nelle televisioni, nei siti di informazione, nei giornali. Eppure, quando quelle stesse immagini si trovano nel telefono di un giovane palestinese, cambiano statuto. Non vengono più lette come documenti di guerra, o come frammenti di realtà storica, o persino come materiali di propaganda militare prodotti dentro un conflitto. Diventano altro: diventano la prova della sua pericolosità. Non è l’immagine in sé a essere criminalizzata. È il soggetto che la possiede.

È qui che emerge il carattere etnico e politico della sentenza. La difesa lo ha detto con chiarezza: se un identico materiale fosse stato trovato sul telefono di un cittadino ucraino, difficilmente si sarebbe aperto un processo per terrorismo. E non perché nel caso ucraino la guerra sarebbe meno dura o meno violenta, ma perché esiste una gerarchia politica delle resistenze legittime e di quelle da demonizzare. Esistono popoli cui viene riconosciuto il diritto di combattere un invasore e popoli a cui quel diritto viene negato persino sul piano simbolico. I palestinesi stanno esattamente dentro questa seconda categoria. A loro non si riconosce il diritto alla storia, ma solo il dovere della passività. Se resistono, sono terroristi. Se raccontano la resistenza, sono propagandisti. Se conservano immagini della propria terra devastata, sono sospetti. Se parlano con rabbia del genocidio, sono estremisti.

La condanna di Ahmad Salem prende forma in questo quadro. E proprio per questo non basta dire che si tratta di una sentenza ingiusta. Bisogna dire di più: è una sentenza che traduce nel diritto una precisa gerarchia politica e razziale. Ahmad non viene giudicato solo per quello che ha fatto o non ha fatto, ma per il significato che il suo essere palestinese assume agli occhi di uno Stato e di un apparato giudiziario ormai completamente permeabili alla criminalizzazione della causa palestinese. Il palestinese, in questa costruzione, non è un soggetto che porta con sé un’esperienza storica di espulsione, colonialismo e guerra; è un portatore di pericolo. È questa la vera presunzione all’opera nel processo.

Qui entra in gioco il secondo nodo, decisivo almeno quanto il primo: il decreto sicurezza del 2025. Il cosiddetto “terrorismo della parola” non è una formula polemica inventata per fare agitazione. È la descrizione, severa ma precisa, di ciò che è accaduto sul piano normativo. Con l’introduzione dell’articolo 270-quinquies.3 il governo ha spinto ancora più avanti la già pesante anticipazione della soglia penale prevista dalla legislazione antiterrorismo. Se già il reato di autoaddestramento segnava uno slittamento verso la punizione di condotte collocate prima dell’azione, la nuova norma compie un passo ulteriore: punisce la detenzione di materiali ritenuti idonei all’apprendimento di tecniche o metodi per compiere atti violenti o di sabotaggio, anche contro Stati esteri. In teoria sembra una disposizione rivolta a prevenire fatti gravissimi. In pratica, spalanca uno spazio enorme all’arbitrio interpretativo.

Il tratto più inquietante della norma è proprio questo: non richiede più, in modo sostanziale, l’accertamento di una concreta proiezione materiale verso l’atto. Non chiede di dimostrare che quel materiale sia effettivamente inserito in un percorso operativo. Non impone la prova di un nesso univoco tra possesso e preparazione di un crimine. Consente invece di dedurre la pericolosità dal significato che l’autorità attribuisce al materiale stesso e, soprattutto, al soggetto che lo detiene. È un diritto penale che non colpisce più il fatto, ma il profilo d’autore. Non guarda più a ciò che una persona fa, ma a ciò che rappresenta. E quando il diritto penale assume questa forma, il passo verso il reato d’opinione è già compiuto. Continua a leggere

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Oggi alle 16 a Roma per Alfredo e contro il 41 Bis

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Ascoltate questa sera Zardins Magnetics/giovedì 9 aprile 2026

Zardins Magnetics di giovedì 9 aprile 2026

Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.

Gli argomenti:

-Sabato solidale con la Resistenza palestinese. Crescere con questa verità desecretata: quella parte di mondo che si fregia della sua superiorità democratica e consumistica, farcita di diritti di ogni tipo, ha la responsabilità morale e materiale di un genocidio trasmesso in mondovisione

Ascolta la diretta:
FM 90.0 MHz
https://radioondefurlane.eu/

Riascolta le trasmissioni passate:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org/

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Oggi al Bilancione Occupato/Festa e Lotta

Festa e Lotta/ Pasquetta sulla costa

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