Visca la terra lliure-Gora Herri Askeak

Visca la terra lliure/Gora Herri Askeak!

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Fermiamo la Joint Stars!!!!

Fermiamo la Joint Stars. Fermiamo la Guerra. 
Cagliari #14ottobre

Nei prossimi giorni il porto di Cagliari sarà invaso da navi e sommergibili militari. Uomini e blindati sbarcheranno sulle nostre coste con l’obiettivo di addestrarsi a un’imminente azione offensiva di guerra. Il nostro porto diventerà un approdo per navi e sommergibili a propulsione nucleare, che sosteranno vicino alle navi passeggeri. Questa massiva presenza militare a Cagliari è dovuta all’inizio della Joint Stars.

Cosa è la JOINT STARS
Comprende quattro esercitazioni che dal 14 al 29 ottobre occuperanno il sud della Sardegna. In particolare il poligono di Teulada vedrà i soldati della NATO e della Forza Marittima Europea esercitarsi per dieci giorni nelle principali forme di combattimento sul mare e dal mare. Esercitazioni di questo tenore non sono, né potranno mai essere, difensive ma bensì palesemente offensive, finalizzate insomma alla guerra.

Per questo A Foras lancia l’appello per una grossa mobilitazione che avverrà il 14 ottobre e si terrà presso il Porto di Cagliari con un concentramento alle ore 15 in Piazza Darsena.

A FORAS

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La Parentesi di Elisabetta del 4/10/2017

“La proprietà e la dominazione” 

Il patriarcato è una vera e propria struttura sociale, di cui l’aspetto culturale è solo la macroscopica evidenza, ed è basato su due principi fondanti, la proprietà e la dominazione, con il corollario dell’arroganza, caratteristica dell’assuefazione al potere.

I modelli sessuati, ancora e sempre, sono ben definiti fin dall’infanzia anche se si sono spostati leggermente di binario, perché rispondono alle esigenze di questa società.

I tentativi di rivolta e di sottrazione a questi modelli o anche solo gli auspici di un cambiamento culturale fatti a parole, si scontrano in maniera evidente con l’impostazione di una società che è basata sul concetto di proprietà… materiale, intellettuale, affettiva…sulla mercificazione di ogni rapporto, sulla prevaricazione dell’essere umano sull’essere umano, sulla legge del più forte che viene messa in atto strutturalmente dal sistema nei confronti delle oppresse/i.

Nel momento storico che stiamo attraversando informato dall’ideologia neoliberista il concetto di proprietà si è rinsaldato e rinforzato enormemente attraverso la spinta all’individualismo nel privato, sul posto di lavoro, con la privatizzazione delle strutture sociali, con la vendita/svendita dei beni demaniali e pubblici, con l’esaltazione della meritocrazia, con la legge del più forte che lo Stato mette in atto nei confronti dei subalterni sul fronte interno e con le guerre neocoloniali sul fronte esterno, con l’uso generalizzato della repressione e della violenza istituzionale nei riguardi di ogni istanza diversa rispetto al pensiero unico e dominante. Perché mai questa violenza, questa legge del più forte, questo ribadire proprietà, autorità, gerarchia, soluzione violenta e repressiva nei rapporti in tutti i campi non dovrebbe investire anche i rapporti di genere? Perché mai pensiamo di essere un orticello privilegiato in cui improvvisamente, per una serie di buone intenzioni e di migliori fini, tutti questi valori che informano la società dovrebbero sparire?  

Può mai il rapporto tra generi, costruito come subordinato in partenza fin dalla più tenera infanzia, sperare di modificarsi in una società che è basata  di per sé sul possesso e sul dominio?

Inoltre, oggi una nuova griglia  ricostruisce la dimensione simbolica, politica, sociale del patriarcato nascosta dietro l’attenzione alle donne. Così si instaura una nuova pace sociale propizia al patriarcato e per far questo si deve fare leva su un’informazione e una comunicazione manipolata e le vecchie e le nuove oppressioni vogliono farle passare attraverso la retorica di una libertà di scelta che ricorda la libertà di scelta del consumatore. Il piatto è unico, ma si può scegliere il condimento..

Il femminismo  viene ridotto alla stregua del marketing e dovrebbe investire tanto i simboli quanto i beni materiali. Vorrebbero le donne consumatrici del loro stesso fardello di oppressione di genere.

Nulla della struttura patriarcale viene intaccato e la donna viene ridotta dal politicamente corretto ad una condizione conformista.

Lo scardinamento della struttura della dominazione patriarcale passa necessariamente, in un rapporto dialettico, attraverso lo scardinamento dei ruoli, delle gerarchie, dei concetti di dominazione e proprietà nell’insieme sociale ed è quindi destrutturazione del metabolismo sociale in questo momento neoliberista. Nessuna lotta corporativa può essere vincente, anzi rafforza il potere ma nessuna trasformazione reale può avvenire senza la consapevolezza che il patriarcato è una struttura economico-sociale organica alla società.

Questo è tanto più importante in un momento che vede le donne partecipi direttamente della struttura di potere in tutte le sue articolazioni. Se la piramide gerarchica è ancora saldamente in mano ai maschi, le donne che fanno le politiche, le giudici, le magistrate, le giornaliste, le direttore di carceri…sono tantissime, anzi, in alcuni di questi ambiti come quello della magistratura o delle carceri c’è una stragrande  presenza femminile. Il percorso emancipatorio attuale persegue il fine che alcune donne entrino a far parte della piramide gerarchica del dominio e questo è contro le donne tutte perché ribadire la filiera del comando significa ribadire oppressi ed oppressori e sancirne l’esistenza come “naturale”. Certamente questo non significa che le donne non debbano ricoprire ruoli di qualsivoglia tipo all’interno della società ma proprio il bagaglio e l’esperienza dell’oppressione subita e  riproposta sistematicamente dovrebbe portarle a lavorare contro i valori neoliberisti e a cercare di scardinarli invece di farli propri, ribadirli e rinsaldarli. Ma coscienza di genere e coscienza di classe non sono innate.

E’ sempre dalla lettura materialista della nostra storia che dobbiamo cominciare. Le resistenze  si costruiscono  nel percorso della nostra vita, attraverso le letture, le esperienze, le lotte. Non c’è niente nella coscienza degli esseri umani che nasca con loro. E’ sempre il loro essere sociale, il divenire della materia che determina la loro coscienza e tutte quelle forme che, impropriamente, vengono chiamate innate.

Quando si parla di donne che ribadiscono e rinsaldano i valori neoliberisti si è sempre portati a identificarle con quelle che hanno un ruolo esplicito e importante nelle strutture di potere, ma non è così, il potere viene supportato da una miriade di strutture in cui le donne sono tantissime, una per tutte i servizi sociali che hanno assunto ormai connotati di stampo poliziesco.

Questo non ha niente a che fare con il femminismo, bensì è una delle modalità di promozione personale che il potere offre, e in particolare il neoliberismo ne ha fatto un’arma di controllo sociale, ai subalterni/e che si prestano a vendersi. Il piatto, però, è sempre di lenticchie, la libertà è sempre condizionale, il danno è devastante.

Per questo, destrutturare il patriarcato significa necessariamente cercare di destrutturare il concetto di proprietà e la filiera della dominazione perché proprietà materiale e proprietà affettiva non sono disgiunte, programma difficilissimo in questo momento storico in cui il neoliberismo ha costruito in maniera profonda nuovi rapporti politici, economici e di conseguenza sociali all’interno delle società occidentali e nei confronti dei popoli del terzo mondo.

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Aggiornamenti dal CPR di Ponte Galeria

Aggiornamenti dal CPR di Ponte Galeria

Dopo mesi in cui nessuna voce ha superato le mura del lager di Ponte Galeria, il presidio del 23 settembre ha finalmente riaperto i canali di comunicazione con le recluse nel CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio), facendoci giungere alcune notizie.

Al momento ci sono all’interno circa 90 donne provenienti per la maggior parte da Nigeria, Marocco, Sudamerica, Cina e Ucraina. Circa 15 donne marocchine sono arrivate direttamente dal mare passando per la questura di Palermo.

Le situazioni che portano alla cattura delle donne sono spesso le retate in strada che avvengono in tutta Italia, ma ogni situazione è buona: ci raccontano per esempio che un controllo dei documenti della macchina a un posto di blocco diventa controllo del permesso di soggiorno dell’unica persona non bianca a bordo.

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Venerdì 6 ottobre all’Alberone/ Codice Rosso!

 da lavoratricilavoratrici

REPORT DELL’ ASSEMBLEA CITTADINA A CASALE ALBA 2/ del 24 SETTEMBRE 2017

Il 24 Settembre al Casale Alba 2 si è svolta un’assemblea cittadina, organizzata dal Coordinamento lavoratori e lavoratrici dello Spallanzani ed alcun*compagn* del collettivo “Codice Rosso”, che ha visto la partecipazione di molte lavoratrici, lavoratori della sanità, altre realtà di lotta (S.Giovanni, Policlinico Umberto Primo, S.Filippo Neri, S. Camillo, Policlinico Tor Vergata, Aurelia Hospital, Asl Rm1, Poste Italiane, Alitalia, Min. Beni Culturali, Aci Informatica, Ipo’ Marino, precari e disoccupati) e alcun* rappresentant*del sindacalismo di base (Cobas, Cub, Usb) che hanno discusso e si sono confrontati sulle diverse problematiche che affliggono oggigiorno la Sanità pubblica  che vanno dalle condizioni di lavoro per gli operatori e lo sfruttamento degli stessi, al difficile accesso alle cure da parte dei e delle  cittadin*che non hanno più la possibilità economica per curarsi.

L’idea cardine è quella di riuscire a creare una RETE CITTADINA DI REALTA’ DI LOTTA di lavoratrici, lavoratori ed utenti della Sanità per rivendicare i diritti di coloro che vi lavorano e dei malati e per una SANITA’ PUBBLICA, GRATUITA ED UNIVERSALE. Continue reading

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L’Estaca/ Euskal Herria amb Catalunya

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Fascisti spagnoli a Barcellona

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1 ottobre 2017

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Sabato 30 settembre al Centro di Documentazione Palestinese

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La Parentesi di Elisabetta del 27/9/2017

“Una lunga storia”

Durante la seconda repubblica spagnola (1931-1939) l’approvazione degli statuti autonomi della Catalogna e del Paese Basco aveva rappresentato il primo passo verso la costruzione di uno Stato di tipo federale, ma la vittoria del franchismo aveva portato alla repressione della cultura catalana e basca.

La Spagna nata dopo la morte di Franco ha scartato qualsiasi ipotesi di messa sotto accusa di coloro che avevano partecipato alla dittatura e alla sua violenza, tanto da promulgare nel 1977 un’amnistia di tutti i crimini del franchismo conosciuta come “patto dell’oblio” nome che rende in maniera impressionante quale ne sia stata la volontà politica. Dopo quasi quarant’anni di oppressione nel corso dei quali migliaia di persone sono state torturate, incarcerate e decine di migliaia di prigionieri politici sono stati uccisi, nessuno ha dovuto rispondere di tanta violenza, dolore e morte.

Le forze più reazionarie operanti sotto il franchismo hanno poi continuato a far parte dell’esercito, della polizia e della magistratura. La transizione dal ’75 all’82 si è tradotta in una rinuncia della speranza di vedere un giorno i responsabili dei loro crimini renderne conto. E’ qui, in questo diniego della realtà storica, l’origine dell’attuale crisi politica della Spagna.

Questo insieme di passaggi, di responsabili della dittatura non chiamati in giudizio, della loro permanenza nei ranghi della polizia, dell’esercito e della magistratura, della creazione di statuti autonomi al ribasso e spesso mai realizzati, fa dell’attuale democrazia spagnola una sorta di prolungamento con altri abiti della dittatura. Esempio più eclatante è stata la “guerra sporca” fatta di arresti, torture, omicidi, condotta dal ’76 all’87 da agenti dello Stato che però non usavano sigle ufficiali ma si camuffavano dietro sigle di comodo di cui la più famosa è il GAL Ma tutti conoscevano la matrice di questa violenza.

Il GAL si è coperto dei più feroci delitti mostrando una linea di continuità con i metodi della repressione franchista a tal punto che due ventenni Josean Lasa e Joxu Zabala, vennero rapiti nella città basca francese di Baiona, torturati per giorni nei sotterranei di quella che è poi diventata la residenza del governatore Jauregui e infine uccisi con una pallottola in testa e sotterrati sotto uno strato di calce viva a Busot, una sperduta località nella zona di Valencia. I poliziotti coinvolti furono pagati ed intascarono i fondi riservati alle operazioni sporche e/o coperte. Naturalmente voi penserete che la Francia abbia fatto fuoco e fiamme per questa flagrante violazione del suo territorio e, invece, Laurent Fabius in un’intervista televisiva dell’aprile del 1986 affermava che l’idea di eliminare fisicamente i militanti baschi in territorio francese “non mi sorprende e, non spettando a me questa decisione, non l’ho presa, ma se avessi dovuto farlo, lo avrei fatto”. Voi vi chiederete, ma chi è questo ineffabile personaggio? Un alto dirigente del partito socialista francese e primo ministro dal 1984 al 1986. Continue reading

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“Di riffa o di raffa se ne devono andare!”

“Di riffa o di raffa se ne devono andare!”

http://www.notav.info/post/ancora-a-chiomonte-centinaia-di-no-tav-in-corteo/

Ora e sempre NoTav!

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No Grandi Navi!

No Grandi Navi nella laguna di Venezia!

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Le donne che non difende nessuno

Le donne che non difende nessuno

Ieri sera in provincia di Arezzo una donna ha ucciso il marito, al culmine di una lite, colpendolo con un mattarello. Questa la notizia. Vi proponiamo le riflessioni che abbiamo recentemente fatto proprio a questo proposito. 

Nomi delle Cose, lo spazio di riflessione della Coordinamenta femminista e lesbica/

i-nomi-delle-cose

 ..la ribellione delle donne al patriarcato si esprime spesso in forme estreme, violente e disperate in cui  è dominante la sensazione di impotenza e di non aver vie d’uscita oppure di rabbia repressa per anni. 

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Violenza maschile sulle donne/Stereotipi

Violenza maschile sulle donne/Stereotipi

 

SI CREDE CHE…

Si crede che la violenza verso le donne sia un fenomeno eccezionale. Invece è un fenomeno esteso anche se ancora sommerso e per questo sottostimato. Ci sono molte donne che hanno alle spalle storie di maltrattamenti ripetuti nel corso della loro vita.

Si crede che la violenza verso le donne riguardi solo le fasce sociali emarginate o che sia maggiormente presente nei contesti familiari meno acculturati e/o economicamente più poveri. Invece è un fenomeno trasversale che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza differenze di età, religione, etnia…

Si crede che le donne siano più a rischio di violenza da parte di uomini a loro estranei. Invece i luoghi più pericolosi per le donne sono la casa e gli ambienti familiari, gli aggressori più probabili sono i loro partner, ex partner, o altri uomini conosciuti: familiari, amici, colleghi, insegnanti, padri spirituali, vicini di casa…

Si crede che solo alcuni tipi di uomini maltrattino la loro compagna. Invece come molti studi documentano non è stato possibile individuare il tipo del maltrattatore. Né età, né condizioni economiche o socio culturali, né classe sociale, né etnia sono determinanti. I maltrattatori non rientrano in nessun tipo specifico di personalità o di categoria.

Si crede che la violenza non incida sulla salute delle donne. Invece la violenza di genere è stata definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un problema di salute pubblica che incide gravemente sul benessere fisico e psicologico delle donne e di tutti coloro che ne sono vittime.

Si crede che la violenza contro le donne sia causata da una momentanea perdita di controllo, da un raptus, che i partner violenti siano persone con problemi psichiatrici o tossicodipendenti, che gli uomini violenti siano stati vittime di violenza nell’infanzia. La violenza è una scelta dell’uomo che la esercita, una strategia di controllo per ottenere ciò che vuole. Il fatto di aver subito violenza da bambini non comporta automaticamente diventare violenti in età adulta. Credere inoltre che il maltrattatore abbia problemi o patologie mentali è una giustificazione che la società trova per non prendere atto della realtà ed ampiezza del fenomeno della violenza contro le donne. La diffusione della violenza degli uomini contro le donne esclude la possibilità dell’eccezionalità. E’ quasi sempre un comportamento ripetuto, una abitudine. La maggior parte degli episodi di violenza sono premeditati: basti solo pensare al fatto che le donne sono picchiate in parti del corpo in cui le ferite sono meno visibili.

Si crede che alle donne che subiscono violenza “piaccia” essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero da casa. Invece, paura, dipendenza economica, isolamento, mancanza di alloggio, riprovazione sociale, spesso da parte della stessa famiglia di origine, sono alcuni dei numerosi fattori che rendono difficile per le donne interrompere la situazione di violenza.

Si crede che la donna venga picchiata perché se lo merita. Invece nessun comportamento messo in atto dalle donne giustifica la violenza da loro subita e, inoltre, gli episodi di violenza iniziano abitualmente per futili motivi.

Si crede che i figli e le figlie abbiano bisogno del padre anche se violento. Invece gli studi a questo riguardo dimostrano che le bambine e i bambini crescono in modo più sereno con un genitore solo piuttosto che in una famiglia in cui il padre picchia la madre.

Si crede che anche le donne siano violente nei confronti del loro partner. Invece una significativa percentuale di aggressioni e di omicidi compiuti dalle donne nei confronti del partner, si verifica a scopo di autodifesa e in risposta a gravi situazioni di minaccia per la propria sopravvivenza.

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Fuori le forze di occupazione!

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