La Belle Saison

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Con Maya, con Stella e con gli altri compagni NoTav!

13 avvisi  orali della Questura ai No Tav! Non ci faremo intimidire!

http://www.notav.info/post/13-avvisi-orali-della-questura-ai-no-tav-non-ci-faremo-intimidire/

Sono stati notificati nei giorni scorsi a 13 attivisti No Tav altrettanti avvisi orali.
Con elementi della procura torinese, da sempre in prima fila nel perseguitare i No Tav, sotto “inchiesta” per una presunte irregolarità a servizio di una “cricca” di potere, ecco che viene mandato avanti il questore di Torino, Francesco Messina, pronto a raccogliere l’investitura pubblica e a raggiungere la ribalta delle cronache.

Si sa, perseguire i No Tav fa notizia e gratifica i poteri forti della città, infatti la notizia di queste notifiche da subito è rimbalzata sulle prime pagine dei giornali a seguito del comunicato stampa (sic!) inviato ai giornali dalla Questuradi Torino. Continue reading

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Pubblicato l’opuscolo sulla RWM”Nessuno Scrupolo”

https://nobordersard.wordpress.com/

L’antimilitarismo non è solo uno dei modi più sinceri e diretti per esprimere solidarietà con chi viene massacrato in Paesi lontani. Lottare contro il comparto bellico-industriale è lottare contro i nostri stessi nemici, contro chi ci sfrutta, chi ci controlla e tenta di decidere delle nostre vite, chi distrugge il territorio in cui viviamo, chi cerca di creare un mondo a misura dei ricchi e dei potenti. Non stiamo parlando solo di remote organizzazioni internazionali, ma di aziende, basi militari, università, reti, muri, mezzi, persone con cui spesso condividiamo lo stesso territorio.

Provare a ostacolare la fabbricazione di ordigni non è impossibile. Secondo noi l’angolo di attacco più efficace è quello del profitto, nel senso di rendere la produzione meno agevole e quindi più costosa.

Peraltro agire sull’indotto della fabbrica permette ad ognuno di scegliere il tipo di intervento che più gli è congeniale. L’azione diretta in tanti o in pochi, di giorno o di notte, costituisce sempre e comunque un piccolo passo verso la liberazione dall’industria di guerra.

I nostri nemici, siano essi una fabbrica di morte o le ditte con essa complici, hanno sedi fatte di reti e cemento, possiedono veicoli e macchinari, impiegano decine di persone e vorrebbero salvaguardare un’immagine pubblica il più possibile edulcorata dagli orrori di cui sono responsabili.

Attaccarli è possibile, in molti modi, tanti quanti la fantasia di ognuno può immaginare.

Scarica l’opuscolo Nessuno Scrupolo, a cura di compagne e compagni di Cagliari.

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E questo è quanto

E questo è quanto

 di Silvia De Bernardinis  

 

“E questo è quanto. Storie di rivoluzionarie e rivoluzionari”. Il titolo della nuova collana edita da Bordeaux e curata da Ottone Ovidi esordisce con questo primo volume dedicato a Salvatore Ricciardi. Una storia e una vita di militanza, iniziata nelle piazze, con le grandi manifestazioni contro il governo Tambroni nel 1960 e la rivolta degli edili a Piazza SS. Apostoli nel 1963, stesso carattere e stessi contenuti della più nota Piazza Statuto torinese dell’anno precedente, uno snodo importante che comincia a dare fisionomia ad una nuova soggettività operaia, quella che farà da traino e sarà il collante del movimento di classe che emergerà chiaramente durante il biennio 68-69. La crescita politica di Salvatore, come lui stesso racconta, avviene nel contesto di queste lotte operaie, prima con gli edili e poi, soprattutto, nelle ferrovie, dove svolge attività sindacale nella Cgil e successivamente, cacciato dal sindacato, nel Cub-ferrovieri, di cui è uno dei fondatori. Sono gli anni, quelli tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, che sanciscono il passaggio dalla non ostilità alla rottura con la sinistra istituzionale, ed in particolare con il Pci, che nel corso degli anni 70 diventerà sempre più profonda. Nel 1977, l’entrata nella colonna romana delle Brigate Rosse. Sarà arrestato nel 1980, e come tutti i prigionieri politici sperimenterà il circuito delle carceri speciali e l’ultima grande rivolta carceraria, quella di Trani che, legata al contemporaneo sequestro D’Urso, porterà alla chiusura dell’Asinara. Ultima battaglia unitaria delle BR, dopo la quale si consumerà la scissione dell’organizzazione, diretta dall’interno del carcere, con la formazione del Partito Guerriglia al quale, diversamente dalla maggioranza dei prigionieri politici BR, Salvatore non aderirà. È un processo, questo che porta alla scissione, che Salvatore vive in parte fuori e in parte dentro il carcere, che inizia nel 1979 con una dura critica dei prigionieri politici all’Esecutivo, espressa attraverso le 20 tesi del “documentone” elaborate nel carcere di Palmi, con le quali si accusava l’organizzazione all’esterno di incapacità di innalzare lo scontro sociale e guidare un movimento che si immaginava, astrattamente ed erroneamente, fosse all’offensiva. La realtà, come era evidente all’esterno e come ricorda Salvatore che fino al 1980 la sperimenta nella pratica, era invece quella di un movimento alle corde, che doveva fare i conti con la repressione e con la ristrutturazione produttiva che avanzava. Del resto, dice Salvatore, il carcere è fatto per tagliare fuori dalla realtà, e l’unico conflitto che si può praticare è quello carcerario. Dopo trenta anni, sarà definitivamente libero.

Nell’introduzione Ovidi espone in modo chiaro le motivazioni e gli obiettivi del suo lavoro, un lavoro militante: uno strumento per contrastare la perdita della memoria delle classi subalterne, delle loro pratiche e del loro sapere, e riannodare il filo rosso di una memoria storica di classe reciso con la sconfitta dei movimenti rivoluzionari del XX secolo, affossato sotto l’inganno della fine della storia, base ideologica del neoliberismo e della postmodernità, che ha progressivamente espunto dall’orizzonte politico contemporaneo e dalla Storia, il concetto di conflittualità, depoliticizzando e passivizzando, nel presente, i soggetti che fanno la storia, e poi espropriandoli della propria storia. Continue reading

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Pausa d’agosto!

Car*tutt*, il nostro blog si prende una pausa fino al 27 agosto!

Buona estate!

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Riflessioni femministe per l’Estate!

Anche per questa estate abbiamo cercato di raggruppare degli spunti di riflessione che sono il risultato del lavoro del nostro anno politico appena trascorso e che possano essere utili a voi, a noi, a chiunque lo voglia, per pensare e per agire.

Riflessioni femministe su Violenza/Non-Violenza

1)Sezioni/impostazione generale

2)Testo generale

SEZIONE STORIA E MEMORIA

-Storia e Memoria

Le militanti del Black Panther Party 1

-Le militanti del Black Panther Party 2

-Rote Zora

SEZIONE RUOLI-Aggressor* ed aggredit*

La violenza dell’Impero del <Bene>

-L’ho sempre saputo

SEZIONE CONTROLLO-La norma e la legalità

-Infrangere la superstizione della legalità

-<Io, Ulrike, grido>

SEZIONE EGEMONIA CULTURALE-Indifferenza, indignazione, rabbia

-Le radici della rabbia 1

-Le radici della rabbia 2

SEZIONE AUTORGANIZZAZIONE-Autonomia femminista,autodifesa, separatismo, rifiuto della delega, militanza

-Laboratori di autodifesa 1

-Laboratori di autodifesa 2

Ci rivediamo a settembre con l’iniziativa sulla Militanza!!!!!!

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28 Luglio, il Festival va in Clarea!

Sabato 28 luglio il Festival si FERMA e va in CLAREA.
Per alcune ore sospenderemo le attività e andremo a Chiomonte, in gita tutti insieme per guardare da vicino l’inutile sperpero di denaro pubblico che provoca il Tav.
L’appuntamento è all’INFO POINT per le 13.

In gita vogliamo esserci proprio tutti, grandi, piccini, musicisti, scrittori, cantanti, attori, registi, ecc. Gambe in spalla dalla cucina all’accoglienza, da chi si occupa della comunicazione a chi vi fa trovare la colazione al mattino, porteremo i nostri cuori vicino a quello scempio e chiederemo insieme l’annullamento dell’opera. Lo faremo con la stessa gioia che contraddistingue il festival, lo faremo alla moda nostra.

Lo faremo per i nostri compagni che al momento sono impossibilitati a causa delle ingiuste misure cautelari piovute il 13 luglio. Tra i colpiti dalle misure anche Andrea, il direttore artistico dell’Alta Felicità. Nello spirito del festival questo avvenimento ha scatenato una voglia ancora più grande di realizzarlo e di viverlo intensamente.
Lo faremo perché sappiamo di essere dalla parte della ragione.

http://www.altafelicita.org/news/il-festival-va-in-clarea-gita-al-cantiere-di-chiomonte/

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27 luglio in Valle!

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Marianne Faithfull-Sister morphine

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La lunga marcia del Nicaragua sandinista

La lunga marcia del Nicaragua sandinista

https://www.facebook.com/geraldina.colotti

di Geraldina Colotti
Un giorno dopo l’altro, ha preso forma sui media italiani l’ennesima versione di comodo, che questa volta riguarda gli accadimenti in Nicaragua. L’ennesimo “racconto” a senso unico, ad uso consumo e consolazione di una certa sinistra imbelle e disincarnata. Preda della “paura delle masse” che non ha saputo guidare e a cui non sa più parlare, indignata contro “tutte le guerre” senza averne impedito neanche una, ossessionata dal pericolo del “socialismo autoritario” ma incapace di arginare l’autoritarismo vero, questa “sinistra” si abbevera a una sola fonte. Segue sempre lo stesso tipo di pifferai: le veline di polizia diffuse a livello globale.

E così, il passo truce della Conferenza episcopale nicaraguense diventa quello conciliante dei mediatori imparziali, il crocefisso al collo come simbolo di libertà e democrazia. Quello del popolo che grida: “Golpisti, assassini” ai vescovi che hanno benedetto le torture, si trasforma nel passo del paramilitarismo e della tirannia. Responsabile di tutto, la “coppia mefitica” Ortega-Murillo. Uno schema semplicistico, ancora più inutile di quello che vede a tirare le fila un solo attore – l’imperialismo Usa e le sue trame -, e non il coacervo di contraddizioni sociali, interne e internazionali, che muovono il contesto attuale.

Il 19 luglio di 39 anni fa, la rivoluzione sandinista entrò vittoriosa a Managua, dopo aver chiamato a raccolta speranze e fucili da ogni parte del mondo. L’ultima rivoluzione del secolo scorso, quello del grande Novecento, che proietta ancora i suoi “fantasmi” in questa Europa di zombi feroci. Fantasmi da seppellire o risorse per un nuovo futuro?

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27 luglio a Cagliari/Contro la repressione

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29 luglio all’Orto Ins-Orto/Helena Lumbreras

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Ora e sempre NOTAV!

Il campeggio NOTAV è in corso. Azioni contro il cantiere e in ricordo di Carlo Giuliani.

ORA E SEMPRE NOTAV!!!!!

http://www.notav.info/

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Mai contro sole

E’ appena uscito per le Edizioni Bordeaux l’ultimo libro di Elisabetta Teghil

 <Il percorso di liberazione se anche è un sogno non è meno reale  di un passo, il sogno senza il passo si dissolve nel cielo delle idee, ma il passo senza il sogno arranca nel pantano. Il passo e il sogno disegnano un progetto politico […] E dovremmo partire strappando il velo a un capitalismo che si è messo una maschera buonista e “democratica” e che così si è spinto a definire e a leggere la sofferenza come una colpa personale e perciò l’io sofferente umiliato, maltrattato viene derubricato dalla sua sofferenza e reinserito nel mercato come merce. Un capitalismo per il quale ogni colpa è sempre dell’essere umano che è bacato, fallato e attanagliato da un intimo disordine da combattere ricorrendo alla medicina, al marketing, alla psicanalisi e alla polizia, per cui il conflitto sociale non può che essere un malinteso, le lotte, le ribellioni, gli scioperi, i picchetti  non possono che essere un disordine intimo da sciogliere in un modo, nell’altro o nell’altro ancora.

In questa società pervasa da inquietudini, da angosce, da sconcerto perfino un granello di umanità può essere uno zoccolo nell’ingranaggio. E’ necessario costruire un baluardo contro il dilagante e vincente neoliberismo che è la realizzazione di una società contemporaneamente feudale, ottocentesca e nazista> 

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La Parentesi di Elisabetta del 18/07/2018

“Sintesi patriarcale e neoliberista”

Pochi giorni fa, la Corte di Cassazione ha rinviato a nuovo processo per la rideterminazione della pena, un caso di violenza riguardante due uomini che hanno stuprato una donna. La rideterminazione dovrebbe secondo i giudici di Cassazione riguardare uno sconto di pena perché essendosi la donna “volontariamente “ubriacata, l’aver abusato di lei in uno stato per cui non sarebbe stata in grado di autodeterminarsi, non può essere considerata un’aggravante. Inoltre proprio per questo, la donna che era andata di sua spontanea volontà a cena con i due uomini, avrebbe raccontato al Pronto Soccorso la violenza in maniera confusionaria.

Intanto mettiamo un punto fermo. Esercitare violenza su una persona che si trova in una situazione di incapacità di difendersi qualunque sia la ragione di questa incapacità, è chiaro che è un’aggravante, prima ancora che per ragioni etiche, giuridiche, legali per semplice buon senso. Se si accettasse il principio che è necessario chiarire le ragioni di questa incapacità, si aprirebbero le porte a qualsiasi tipo di abuso.

Ma come mai dei giudici prendono decisioni di questo tipo? Perché non c’è niente di neutrale, tutto è legato ad interessi di parte, tanto più per la magistratura: l’ordine neoliberista è allo stesso tempo strumento di repressione e metabolismo sociale. Ma siccome questa verità è inconfessabile ci si trincera dietro il cavillo giuridico e l’applicazione della legge, le norme che mancano e la riga da cambiare. Mentre la sostanza è tutt’altra: qui entrano in gioco due specificità, una di genere e una di classe.

Le donne che subiscono violenza nei processi diventano le principali imputate, viene tirata in ballo la loro vita privata, il loro carattere, vengono setacciate le amicizie, vengono sviscerati gli aspetti psicologici, sociali, caratteriali, politici della loro esistenza. Oltre al tipo di abbigliamento, alla modalità di porsi, alla credibilità personale dedotta da una vita che viene giudicata più o meno “regolare”, dentro o fuori la così detta norma accettata e codificata.

Il patriarcato si muove a difesa dei propri interessi, ha la necessità di mantenere concetti quali gerarchia e possesso, sia in campo materiale che affettivo. Così le frasi più ricorrenti nei confronti di una donna che subisce violenza sono “se l’è cercata” “andava in giro da sola di notte” “frequentava luoghi poco raccomandabili” “tradiva il marito” “aveva tanti grilli per la testa” e ora ci aggiungiamo “si ubriacava <volontariamente>”.

Ma il patriarcato è legato a doppio filo con l’ordine sociale neoliberista che lo ha assunto a proprio uso e consumo e l’uno e l’altro si rimbalzano a vicenda principi e norme cosicché a vicenda si rinforzano.

Uno dei principi base dell’ordine sociale neoliberista è il principio di colpevolizzazione. Coinvolge ogni aspetto della quotidianità, della vita delle persone, ma anche interi ambiti sociali, ma anche intere popolazioni.

Se non riesci sul lavoro, se ti licenziano è colpa tua perché non sei stata abbastanza abile, non hai saputo cogliere le occasioni che ti sono state date. Non hai un rapporto familiare felice? È colpa tua perché non sai mediare, non metti in atto quella che vien chiamata capacità di rapportarsi con gli altri. Sei povera? È colpa tua, questa società ti offre tutte le possibilità di realizzazione e di autopromozione, e quindi vuol dire che sei incapace e stai bene dove stai. I migranti e le migranti sbarcano qui disperati/e? È perché a casa loro non vogliono darsi da fare, non vogliono lavorare, vogliono essere mantenuti qui da noi. Se ti buttano fuori di casa è colpa tua perché ti sei messa nelle condizioni di non poter pagare l’affitto, se ti portano via i figli è colpa tua perché fai una vita irregolare e magari ai margini della legalità e di conseguenza… se ti stuprano è colpa tua, potevi stare attenta e soprattutto potevi fare a meno di ubriacarti.

Nella sua illusione legalitaria, il femminismo riformista pensa che rapportarsi con lo Stato possa cambiare l’ordine patriarcale, che sensibilizzare giudici, poliziotti, politici, anche nella versione <rosa>, possa modificare l’organizzazione sociale e si dimentica o fa finta di dimenticarsi che i principi ideologici che informano patriarcato e neoliberismo possono essere scardinati solamente sovvertendo questo ordine sociale.

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