Zardins Magnetics di giovedì 21 maggio 2026
Questa sera ascolta Zardins Magnetics su Radio Onde Furlane, dalle ore 20 alle 21 e 30 circa.
Gli argomenti:
-Pensieri a partire da Transe e dépense – 2^ parte
-Pensieri a partire da Transe e dépense – 2^ parte
Sabato 16 maggio 2026 a Milano e a Roma e anche in altre città in vista dello sciopero generale del 29 maggio del sindacalismo di base ci sono state manifestazioni veramente importanti. Ascoltate la presentazione e la cronaca su RADIO ONDA D’URTO https://www.radiondadurto.org/2026/05/16/milano-ricorda-la-nakba-combatti-il-sionismo-sabato-16-maggio-manifestazione-nazionale-per-la-palestina/

Milano

Roma

✓ Israele: l’esercito genocida trasformato in suicida. Potere della psichiatria!
✓ Qualche pensiero a partire da Transe e dépense di Luciano Parinetto


Le compagne femministe a Ponte Garibaldi 1977
Riportiamo dal blog https://sabotiamolaguerra.noblogs.org/post/2026/05/08/guerra-e-repressione/questo testo estremamente utile e importante e vi preghiamo di leggerlo fino alla fine…
Questo testo è il contributo di un compagno dell’assemblea Sabotiamo la Guerra al convegno «Sabotiamo la guerra e la repressione» che si è tenuto l’8 febbraio 2026 a Viterbo. Il testo è stato in parte rielaborato per la pubblicazione.
Con questo testo cerchiamo di fare una panoramica, a grandi linee, del tema guerra e repressione e degli argomenti proposti dagli interventi del convegno. Partiamo da i rapporti internazionali nel periodo in cui ci troviamo, per poi delineare quelle che sono le caratteristiche attuali della guerra e arrivare così a definire il legame tra guerra e repressione, per finire con alcuni spunti su come rapportarsi con queste fondamentali questioni. Lo scopo è quello di definire dei temi che meritano di essere approfonditi, sia per arrivare a comprendere la realtà nella quale siamo immersi sia per affilare le nostre capacità di intervento.
La fine del mondo unipolare
Partiamo quindi affrontando la questione che sta all’origine della costituzione della nostra assemblea: la guerra.
Dal nostro punto di vista esiste un unico principale conflitto in corso, da cui tutti i singoli episodi di guerra derivano come diversi terremoti lungo una linea di faglia e dai quali si sfoga la tensione esistente. Il conflitto principale consiste in «un ampio scontro tra blocchi di Paesi capitalisti per la spartizione del mondo, in cui sono in gioco la supremazia economica, militare, tecnologica e la ridefinizione degli equilibri internazionali.»¹
Si tratta di un importante passaggio storico che segna la fine del mondo unipolare, cioè di un assetto degli equilibri mondiali durato per quarant’anni, dove una potenza, gli Stati Uniti (e attorno ad essi un ampio numero di Paesi vassalli occidentali, portatori di loro specifici interessi, ma sempre in un quadro di compatibilità con i disegni di Washington) pretendeva di dominare il mondo e determinare le politiche globali. Questo periodo è giunto al termine, nuove realtà sono emerse e sono in grado di mettere in discussione la supremazia statunitense.
L’avvento del mondo unipolare si era imposto a partire della dissoluzione dell’Unione Sovietica, avvenuta tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, e quindi alla fine di un periodo in cui il mondo era spartito in aree di influenza egemonizzate da due potenze nucleari.
Il mondo unipolare si è auto-rappresentato attraverso il concetto di “fine della storia”², uno snodo epocale a partire dal quale si sarebbe aperta una fase finale di conclusione della storia in quanto tale, un punto di arrivo in cui la democrazia liberale si proponeva come “il migliore dei mondi possibili”.
Si è fondato sul trionfo del modello economico della globalizzazione, sul predominio dell’ideologia neoliberista, su una concezione estrattivista e neo-coloniale del pianeta. Questo assetto è stato garantito dalle armi di un autoproclamato gendarme globale, gli Stati Uniti, che dispongono, ancora oggi, del più grande apparato industriale-militare, di centinaia di basi militari all’estero, e sono gli unici in grado di proiettare forza in ogni area del pianeta.
Oggi questo ordine è giunto alla sua fase conclusiva, dimostra tutti i suoi limiti, e i paesi che lo rappresentano attraversano una profonda crisi che si manifesta a tutti livelli, da quello finanziario a quello tecnologico, da quello militare a quello etico.
Non siamo certamente appassionati di guerra né utilizziamo lo strumento della geopolitica per orientarci, in quanto non riteniamo che il mondo sia un Risiko in cui le dinamiche sono determinate unicamente da forze statali. Quello che ci interessa analizzare è l’influsso di grandi temi sulle vite di tutti, il nostro punto di vista è quello della lotta di classe, con l’intento di capire come noi sfruttati possiamo cambiare il corso della storia. Pace agli oppressi, guerra agli oppressori.
Negli ultimi anni, attorno al gruppo dei BRICS, si sono aggregate le principali economie emergenti ed alternative al precedente polo dominante. Si tratta di un insieme di paesi in grado di competere per la supremazia a livello mondiale su diversi piani, a partire da quello della demografia passando per quello del possesso delle risorse energetiche e delle materie prime, per quello della competizione tecnologica e della capacità produttiva industriale, per quello della finanza (tramite l’importante progetto di creare un sistema finanziario alternativo a quello a guida statunitense, riducendo la dipendenza dal dollaro), per arrivare fino a quello della forza militare.
Il centro del mondo capitalista si sta quindi spostando dall’Occidente, inteso come Stati Uniti e i loro alleati, all’Asia o meglio Eurasia, in quanto Cina e Russia sono i principali attori attorno ai quali si sta aggregando la nuova potenza globale. Possiamo simbolicamente ritenere che il punto di passaggio tra questi due assetti globali sia la guerra tra Russia in Ucraina, questo in conseguenza della dimostrata incapacità delle forze atlantiche di sottomettere con la forza la federazione Russa.
La tendenza alla guerra è quindi originata dalla scontro tra vecchi e nuovi protagonisti, con questi ultimi che mirano ad emanciparsi dall’egemonia statunitense e conquistare un loro spazio nel mondo, ed i primi, con al seguito i loro alleati – o meglio sottoposti – che cercano di mantenere tramite l’uso della forza militare l’egemonia globale e l’ordine mondiale da loro stabilito, o perlomeno, in seconda battuta, un’egemonia su quella grande parte del globo che ancora riescono a dominare e che dichiarano di loro esclusiva pertinenza (America, Europa, Giappone e Corea del Sud, Asia occidentale).

La guerra, come prodotto della crisi e tentativo di uscirne arrivando alle estreme conseguenze, è destinata a perdurare, espandersi e aumentare di intensità fino al punto in cui non verranno stabiliti e sanciti nuovi equilibri internazionali. Lo scontro per la supremazia globale in atto è un fatto politico totale, cioè che a cascata determina tutti gli eventi politici di diversa scala di importanza ed ed estensione geografica. Singoli episodi di rilevanza locale, in campo militare politico e sociale vanno quindi ricondotti alla medesima origine. Quanto accade, in fatto di conflitti, non è assolutamente transitorio od episodico, ma si tratta di processi di medio e lungo periodo. Non è neppure espressione di tale o talaltra corrente politica al potere, ma di una strategia più profonda che mantiene una sostanziale continuità, di cui l’una o l’altra fornisce al massimo un’interpretazione.
Questi processi incidono pesantemente sull’andamento delle società che ne sono investite, e possono giungere a trasformarle fortemente. La repressione rientra tra i fenomeni sociali connessi e prodotti da questa dinamica più generale, quindi anche la tendenza all’aumento della repressione non è legata a fenomeni transitori e contingenti, quali appunto la presenza al governo di una determinata forza politica, che al massimo può darne una coloritura ideologica, ma bensì alle necessità da parte del potere di governare gli effetti di processi strutturali e profondi.
Alcune caratteristiche della guerra contemporanea
Se dopo il crollo dell’Unione Sovietica il rischio di una guerra nucleare e della fine dell’umanità sembrava sospeso, questo non vuol dire che gli anni seguenti siano stati un periodo di pace.
A partire dall’affermazione del nuovo ordine mondiale, che ha cominciato a mostrarsi con le guerre in Jugoslavia ed è stato in seguito dichiarato esplicitamente dopo l’11 settembre 2001, inizia una serie ininterrotta di conflitti che sono stati definiti «la guerra infinita». Si è trattato di interventi militari, giustificati dal paravento di dichiarazioni propagandistiche quali «esportare la democrazia» e «sconfiggere il terrorismo», che avevano lo scopo reale di realizzare l’egemonia occidentale sul mondo, impossessarsi di risorse, conquistare mercati ed aumentare i profitti dell’industria e della classe militare. Continua a leggere
Già dalla mattina decine di padiglioni ed esposizioni della Biennale di Venezia sono rimasti chiusi per lo sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura contro la presenza del padiglione israeliano e il genocidio ancora in corso in Palestina, per denunciare la militarizzazione dell’economia e le condizioni di lavoro precarie all’interno del settore culturale. Biennale nella mattinata ha diffuso un comunicato in cui si dissociava dallo sciopero, affermando che nessun lavoratore di Biennale stesse aderendo, dichiarazione poi smentita da lavoratrici e lavoratori.
Secondo ANGA, l’adesione allo sciopero è stata senza precedenti nella storia della Biennale. 27 padiglioni nazionali, tra cui Austria, Belgio, Catalogna, Cipro, Corea, Ceco e Slovacco, Ecuador, Egitto, Estonia, Finlandia, Francia, Giappone, Irlanda, Islanda, Italia (solo performers), Libano, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna, e Turchia, hanno scioperato attraverso chiusure totali o parziali, decise dagli artisti stessi e/o dalle lavoratrici e dai lavoratori impiegati nei padiglioni. Sono state organizzate anche azioni di protesta da artisti coinvolti nella mostra In Minor Keys, e chiusure di spazi artistici indipendenti a Venezia, tra cui Ocean Space.

La giornata di ieri (8 maggio 2026) è stata storica, per la città di Venezia e per la Biennale. Nell’ultimo giorno di pre-opening della 61esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia, dopo un’intera giornata di sciopero che ha coinvolto padiglioni nazionali, performer, lavoratrici e lavoratori dell’arte, tremila persone sono confluite in Via Garibaldi, e si sono dirette in corteo per contestare il padiglione israeliano, ospitato all’Arsenale, in solidarietà con il popolo palestinese, il cui genicidio da parte di Israele non si è fermato.
Durante durante tutto il corteo i moltissimi interventi delle realtà che hanno organizzato la giornata, dall’Art Not Genocide Alliance, ai centri sociali, ai sindacati e associazioni, hanno ricordato il nesso tra l’economia della guerra e del genocidio con le condizioni di lavoro nel settore culturale, sempre più precarie e ricattabili. Mentre vengono sottratte risorse pubbliche a welfare, istruzione e cultura, la spesa militare aumenta e governi sempre più autoritari adottano retoriche securitarie.
Massacri e violazioni sistematiche dei diritti umani continuano perciò a essere normalizzati, anche attraverso il lavoro di migliaia di persone impiegate nel settore culturale.
Il corteo ha espresso inoltre solidarietà ai due attivisti Thiago Avila e Saif Abukeshek della Global Sumud Flotilla, arrestati dalla Marina Israeliana in acque internazionali e ora in stato di arresto in Israele, come ricordato durante l’intervento di Luca Cuzzato, attivista dei Centri Sociali del Nordest e di Ya Basta! Êdî Bese! che ha partecipato all’ultima missione bloccata in acque internazionali e ha assistito all’arresto dei due compagni.
L’animato corteo si è poi diretto verso l’esposizione all’Arsenale, con l’obiettivo di assediare il padiglione del genocidio. Ci sono stati scontri tra manifestanti e polizia in assetto antisommossa, che ha bloccato il corteo con scudi e manganelli. Il corteo, rimasto compatto, si è poi diretto nel vicino Campo dell’Arsenale, dove la manifestazione si è conclusa con musica e interventi.
Da qualche mese è impossibile entrare o uscire da Corviale senza essere videosoregliati. Le telecamere che hanno invaso il quartiere sono arrivate, senza troppe spiegazioni, qualificandosi come un elemento di progresso, volto a rendere il quartiere più “Smart”, all’interno di un più ampio progetto centrato sull’installazione di una rete 5g (senza la quale non potrebbero funzionare queste telecamere).
Sappiamo che sono prodotte dalla Leonardo spa (nota azienda di guerra e morte, che produce anche le armi usate per il genocidio in Palestina) e che sono potenziate dall’intelligenza artificiale.
Le poche notizie ufficiali ci dicono che serviranno a osservare comportamenti “sospetti”, ma sospetti per chi? per cosa? non ci è dato sapere.
Pensiamo davvero che il controllo dei nostri movimenti, di chi esce e di chi entra, la messa a profitto della nostra quotidianità, sia da considerarsi sicurezza?
I progetti che finanziano le telecamere a Corviale sono costati 97milioni di euro e nascondono l’obiettivo di un controllo esteso su tutto il territorio romano: dal centro, per difendere i turisti, ai mezzi pubblici, alle periferie che abitiamo, nuovamente rappresentate soltanto come uno spaccato di degrado e criminalità
Chiamiamo un’assemblea pubblica per parlare di Corviale ma non solo: riteniamo che oggi Corviale, e la periferia in generale, sia una zona di sacrificio dove sperimentare nuove tecniche per estendere sempre di più questo nuovo modello di “sicurezza” e controllo dei territori e delle persone che li abitano. Non accetteremo passivamente che questo accada, e ci rifiutiamo di far sembrare il controllo totale di un territorio un qualcosa di neutrale e di routine.
Ci incontriamo il 10 maggio alle 16:00 all’arena di Corviale (dietro il terzo lotto) per incontrarci, discutere e condividere azioni di controllo su territori simili al nostro, per immaginare una risposta concreta e per condividere pratiche affini e comuni
Collettivo Suburbe

CENA E KARAOKE BENEFIT SPESE LEGALI per chi colpevole di Antisionismo e di solidarietà.
Per chi ha voglia di stare insieme cantare e brindare alla rivoluzione!

-Contro gli azzardi teocratici del dominio seguire le linee di fuga, attraversare le trincee trapassando la militarizzazione

Streaming:
https://radioondefurlane.eu
https://ascoltare radio.com/onde-udine
Podcast:
https://zardinsmagneticsradio.noblogs.org
Canale Telegram:
t.me/zardins
Le repliche del venerdì:
alle 11.00 su Radio Eustachio
https://eustachio.indivia.net
alle 17.00 su RadiAzione, emittente web di Padova
https://diretta.radiazione.org
Zardins Magnetics va in onda con parole, amore e impeto dell’Assemblea permanente contro il carcere e la repressione del Friuli e Trieste.Contatto email:
liberetutti@autistiche.org
Contatto carta e penna:
Associazione Senza Sbarre
casella postale 129
33121 Trieste

Vele al vento, strumenti pronti e rabbia che sale al Bilancione occupato: torna PUNK ALL’ARREMBAGGIO – Dal fiume fino al mare, quinta edizione.
Due giorni autogestiti tra concerti, momenti assembleari e pratiche di resistenza.
Il 1° maggio concerti punk, con Tonino nel cuore e contro tutte le morti sul lavoro: nessuna festa finché si continua a morire per profitto.
Il 2 maggio assemblea pubblica, poesia, laboratori e circo per scoprire insieme quella parte di Fiumicino, minacciata da una grande opera inutile, che va..DAL FIUME FINO AL MARE!
NO MACHINO FASCINO GRANDI NAVI¡Rispetta il posto e chi ti sta intorno!
Bilancione Occupato – Viale Claudio Caligari (Fiumicino)

– L’immaginario sociale militarizzato, l’intruppamento e/o la criminalizzazione delle nuove generazioni da Israele a noi