No alla sorveglianza speciale!

Comunicato dell'<Assemblea Romana contro il green pass>

NO ALLA SORVEGLIANZA SPECIALE 

L’assemblea popolare di Busto Arsizio è stata tra le più attive nella lotta contro la gestione autoritaria della pandemia e contro il green pass.

Ora ad uno dei suoi partecipanti viene richiesta, per un periodo di tre anni, l’applicazione di una misura di prevenzione: la sorveglianza speciale.

Se ciò avvenisse questo compagno subirebbe pesanti limitazioni della libertà personale e gli sarebbe vietato di partecipare attivamente alle mobilitazioni.

Si tratta dell’ennesimo caso in cui, da alcuni anni a questa parte, questa misura di chiaro stampo fascista viene proposta al fine di reprimere politicamente le lotte e le persone che le portano avanti.

Anche a Roma ci sono state nel tempo diverse richieste. Alcune sono state accolte e la misura è stata applicata ad alcuni compagni del movimento di lotta per la casa.

Nonostante gli ultimi decenni non siano stati caratterizzati da conflitti in grado di mettere in crisi il sistema, lo Stato italiano ha costantemente recuperato, innovato ed implementato i propri dispositivi giuridici al fine di reprimere duramente, e preventivamente, il cosiddetto “nemico interno”.

Un ventaglio di strumenti, vere proprie armi in una guerra impari, che permettono allo Stato di intervenire su tutte le possibili forme in cui può esprimersi il conflitto sociale: dall’estensione dell’articolo 270bis (associazione con finalità di terrorismo) a contesti sempre più allargati, alle condanne per devastazione e saccheggio (un reato storicamente concepito per reprimere fenomeni di carattere insurrezionale, ora applicato come punizione esemplare per inibire la partecipazione a cortei conflittuali). Dal ricorso sempre più frequente alle misure di sicurezza (fogli di via, divieti ed obblighi di dimora, sorveglianza speciale), all’utilizzo di sanzioni pecuniarie e misure amministrative quali il DASPO urbano.

Va citato, all’apice degli strumenti repressivi, l’utilizzo sempre più estendibile dell’infame regime detentivo 41 bis, vera e propria tortura di Stato, applicato nel tempo anche ai/alle rivoluzionari/e, come recentemente avvenuto nel caso dell’anarchico Alfredo Cospito.

Identifichiamo il costante aumento della repressione come una difesa preventiva attuata dalle classi dominanti di fronte al rischio di rottura della pace sociale da parte degli esclusi, condannati da anni ad una sopravvivenza che si riduce sempre più ai minimi termini.

L’insostenibilità del sistema di produzione capitalista è palese.

Di fronte a noi abbiamo una feroce transizione industriale ed energetica che costituirà un pesante attacco alle condizioni di vita di milioni di persone anche all’interno dell’occidente, una tendenza alla guerra sempre più generalizzata, l’evoluzione tecno-autoritaria di quella democrazia borghese che si vantava di essere un modello pluralista partecipativo ed inclusivo.

Andiamo verso forme di governo che limitano in maniera crescente la libertà e considerano ogni voce critica come un nemico pubblico, il “nemico interno”, appunto, da combattere e mettere a tacere.

La sorveglianza speciale colpisce una persona non per quello che ha fatto ma per quello che è: in questo caso un attivista, un dissidente, un compagno che lotta, cioè un nemico dello Stato. L’obbiettivo è bloccare una persona per bloccare un processo collettivo, punirne uno per spaventarne molti/e.

Di fronte a questo diciamo che le idee, le iniziative, le azioni compiute dal compagno appartengono all’intero movimento di lotta contro il green pass.

Non accettiamo intimidazioni. Ci impegniamo a non lasciare nessuna e nessuno solo, a portare avanti con ancora maggiore determinazione la lotta contro il green pass e contro questo sistema nocivo e liberticida.

Ci impegniamo a promuovere e supportare iniziative a sostegno del compagno minacciato di essere sottoposto a sorveglianza speciale.

Roma, giugno 2022

Assemblea Romana contro il green pass

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